lunedì 15 febbraio 2021

Il Vangelo del Martedì 16 Febbraio 2021

 

Della 6° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Giuliana di Nicomedia, vergine e martire.

Prima lettura dal libro della Gènesi (6,5-8;7,1-5.10)

Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni

intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre.

E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo.

Il Signore disse: «Cancellerò dalla faccia della terra l'uomo che ho creato e,

con l'uomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono

pentito di averli fatti».

Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore.

Il Signore disse a Noè: «Entra nell'arca tu con tutta la tua famiglia, perché ti

ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione.

Di ogni animale puro prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina;

degli animali che non sono puri un paio, il maschio e la sua femmina.

Anche degli uccelli del cielo, sette paia, maschio e femmina, per conservarne

in vita la razza su tutta la terra.

Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta

notti; cancellerò dalla terra ogni essere che ho fatto».

Noè fece quanto il Signore gli aveva comandato.

Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (8,14-21) anno dispari.

In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non

avevano con sé sulla barca che un solo pane.

Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei

farisei e dal lievito di Erode!».

Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.

Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane?

Non capite ancora e non comprendete?

Avete il cuore indurito?

Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite?

E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante

ceste colme di pezzi avete portato via?».

Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila,

quante sporte piene di pezzi avete portato via?».

Gli dissero: «Sette».

E disse loro: «Non comprendete ancora?».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non capiscono, i discepoli, faticano a stare dietro a Gesù, non riescono

a sollevare lo sguardo, ad innalzare la fronte, a entrare più in profondità.

Tentennano, restano ancorati alle loro prospettive solo umane.

Hanno seguito il Signore, certo, ne sono stati affascinati, lo hanno ascoltato

e hanno visto i prodigi che compie.

Ma il loro cuore è ancora piccino, stretto nella morsa della loro prospettiva.

Gesù li ammonisce, li invita a non farsi prendere dal lievito di Erode.

L’Erode di cui parla è uno dei figli di Erode il grande; anch’egli, come il padre,

usa le religione per i propri fini politici.

Ancora oggi, purtroppo, molte persone pensano alla fede solo nella loro

dimensione culturale e sociale, come se fosse una simpatica concessione

all’ingenuità delle persone.

Ragionando in termini umani, pensano al proprio tornaconto infilandoci

dentro anche la religione.

Non solo i politici lo fanno ma anche noi, quando pensiamo a Dio come a

qualcosa che ci porta un vantaggio.

Non è questa la fede che propone Gesù, non è questo il volto del Dio che è venuto

ad annunciare.

Il Signore va amato per tutto quello che ci dona ogni giorno della nostra vita,

ed in particolar per il suo amore, attraverso la nostra preghiera quotidiana.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 14 febbraio 2021

Il Vangelo del Lunedì 15 Febbraio 2021

 

Della 6° settimana del Tempo Ordinario.

Santi Faustino e Giovita, martiri.

Prima lettura dal libro della Gènesi (4,1-15.25)

Adamo conobbe Eva sua moglie, che concepì e partorì Caino e disse: «Ho

acquistato un uomo grazie al Signore».

Poi partorì ancora Abele, suo fratello.

Ora Abele era pastore di greggi, mentre Caino era lavoratore del suolo.

Trascorso del tempo, Caino presentò frutti del suolo come offerta al Signore,

mentre Abele presentò a sua volta primogeniti del suo gregge e il loro grasso.

Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta.

Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto.

Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto?

Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto?

Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te

è il suo istinto, e tu lo dominerai».

Caino parlò al fratello Abele.

Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.

Allora il Signore disse a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?».

Egli rispose: «Non lo so.

Sono forse io il custode di mio fratello?».

Riprese: «Che hai fatto?

La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!

Ora sii maledetto, lontano dal suolo che ha aperto la bocca per ricevere il

sangue di tuo fratello dalla tua mano.

Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo

e fuggiasco sarai sulla terra».

Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono.

Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e dovrò nascondermi lontano da te; io

sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi ucciderà».

Ma il Signore gli disse: «Ebbene, chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta

sette volte!».

Il Signore impose a Caino un segno, perché nessuno, incontrandolo, lo colpisse.

Adamo di nuovo conobbe sua moglie, che partorì un figlio e lo chiamò

Set. “Perché-disse-Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele,

poiché Caino l’ha ucciso”

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (8,11-13) anno dispari.

In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli

un segno dal cielo, per metterlo alla prova.

Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno?

In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».

Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Di quanti segni abbiamo bisogno per credere?

Gesù ha appena sfamato 4000 capifamiglia partendo da una manciata

di pani e di pesci.

Muti e sordi, ciechi e storpi, lebbrosi e paralitici, contravvenendo all’ordine

del Maestro, urlano al mondo di essere stati guariti.

Molti di più hanno trovato nelle sue Parole lo specchio di una vita diversa,

altra, e il volto di un Dio inatteso e tanto desiderato.

E altri cantano le sue gesta, non eroiche, non eclatanti.

Il sorriso fatto ai bambini, e la pazienza nell’ascoltare il dolore, e la compassione,

vera, adulta, virile, che emerge da ogni suo gesto.

Di quanti altri segni abbiamo bisogno per credere?

Come se Dio fosse una marionetta al nostro servizio.

Come se, per esistere, Dio dovesse continuamente esaudire i nostri desideri,

a volte seri, molto più spesso futili ed inutili.

Di quanti altri segni abbiamo bisogno per credere che Dio è ed è presente

nella nostra quotidianità?

Prima di iniziare la settimana, allora, proviamo a fare memoria, in questo piccolo

momento di preghiera che scalda il nostro cuore, dei tanti segni con cui Dio ci

manifesta la sua infinita e inattesa misericordia, attraverso l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 13 febbraio 2021

Il Vangelo di Domenica 14 Febbraio 2021

 

Della 6° Domenica del Tempo Ordinario.

San Valentino, martire.

Prima lettura dal libro del Levìtico (13,1-2.45-46)

Il Signore parlò a Mosè e ad Aronne e disse: «Se qualcuno ha sulla pelle del

corpo un tumore o una pustola o macchia bianca che faccia sospettare una

piaga di lebbra, quel tale sarà condotto dal sacerdote Aronne o da qualcuno

dei sacerdoti, suoi figli.

Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto;

velato fino al labbro superiore, andrà gridando: "Impuro! Impuro!".

Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà

fuori dell'accampamento».

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (10,31-11,1)

Fratelli, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa,

fate tutto per la gloria di Dio.

Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio;

così come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse

ma quello di molti, perché giungano alla salvezza.

Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (1,40-45) anno B.

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli

diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!».

Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!».

E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.

E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire

niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione

quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».

Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che

Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori,

in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Ci sono delle esperienze o delle situazioni che ci isolano dagli altri, che ci fanno

piombare in un non richiesto gruppo speciale, condannato ad essere marginalizzato.

Come quando perdiamo una persona cara, come quando il dolore fisico irrompe

nella nostra vita, come quando un fallimento affettivo resetta la nostra vita.

Allora ci sentiamo estranei alla vita e la gente ci sfugge.

Di cosa parlare? Con chi?

Chi vuole accanto a sé qualcuno che è stato azzannato dal demone della sofferenza?

In quel caso, a volte, ci si avvicina a Dio.

Solo a volte; più spesso nel dolore e nella solitudine la fede la si perde, altro che storie.

Il lebbroso di oggi ne sa qualcosa.

È una malattia della povertà, la lebbra.

Devastante, inarrestabile, immonda, che ti consuma facendoti marcire.

Anche Israele, come tutte le civiltà del passato, aveva capito bene la gravità della

malattia e del contagio e imposto ai lebbrosi di stare alla larga dai centri abitati,

di gridare la propria condizione in caso di incontro con un’altra persona.

“Come succede ai giorni nostri, a causa del coronavirus, chi lo prende, viene

emarginato, rinchiuso, nessuno può venirti a trovare, per paura di essere

contagiati, perciò, non è cambiato nulla da più di duemila anni”.

Una malattia appesantita dal senso di colpa che tutti riversavano sull’ammalato.

La lebbra era la più terribile delle punizioni di Dio.

Nessuna pietà per i lebbrosi, nessuna pena, solo fastidio e paura nei loro confronti.

Una malattia che isola, un cancro dell’anima.

Il breve racconto di oggi è un gioiello di sfumature.

Il lebbroso ha fiducia in Gesù, si avvicina a Lui con confidenza, con cautela, con umiltà.

È l’unico caso, nel Vangelo di Marco in cui un ammalato si presenta da solo.

E non chiede la guarigione, ma la purificazione.

In lui è più forte il desiderio del riscatto sociale che del tornare sano.

Così per noi; ciò che uccide è la solitudine, non il male fisico.

Gesù ha compassione, diversamente da tutti gli altri.

Sente il patire del lebbroso. E lo tocca.

I devoti del tempo (e di oggi) dividevano la realtà in due categorie; nella luce

e nella purezza c’era Dio e tutti i bravi ragazzi, fra cui loro, ovviamente.

Dall’altra parte la tenebra, l’impurità e tutti gli altri.

Che Dio tocchi un lebbroso è fuori da ogni immaginazione.

Una provocazione infinita.

Eppure è questa la grande novità, la conversione da accogliere, la follia già

espressa nel battesimo, quando il Figlio si è messo in fila con i peccatori.

Dio si sporca le mani.

E non è mai il buio che entra in una stanza, ma la luce che esce dalla finestra

a rischiarare la notte.

E così accade; il puro contagia l’impuro e lo guarisce.

Da ogni male, da ogni solitudine, da ogni peccato, da ogni impurità siamo guariti.

Ma. Il tono cambia improvvisamente.

Gesù sembra essere un’altra persona; si scalda, ammonisce e intima,

è evidentemente infastidito.

Deve tacere, il lebbroso, star zitto, andarsene, farsi visitare dai sacerdoti per essere

riammesso nella comunità, come previsto dalla Legge che Gesù non ignora né snobba.

Ma il lebbroso disubbidisce, esagera, sbraca.

Al punto che Gesù non può più entrare in una città.

Dalla compassione alla rabbia, che cosa è successo?

Gesù chiede al lebbroso guarito il silenzio.

Non vuole passare come un guaritore, come un santone, come un guru.

Come può invitare la gente ad ascoltare la sua Parola e la novità del Regno

se la folla lo cerca solo per risolvere i proprio problemi?

Come potrà gestire la folla che chiede a Dio guarigione e non certo conversione?

Come potrà far capire alle persone il senso profondo della vita se questi pensano

già di conoscerlo e chiedono a Dio, eventualmente, di adeguarsi?

Allora come oggi è questo il dilemma che attanaglia Dio; provare compassione,

certo, e intervenire, ma senza diventare il Dio fantoccio che portiamo nel cuore,

il Dio a nostro servizio.

Ed ecco il nostro problema, amici, noi ci interessiamo di Dio, solo quando ci serve

e, magari, ci arrabbiamo pure se ci sembra che Lui non ci ascolti, poi ce ne

dimentichiamo in fretta appena ricevuto il dono, che cristiani da strapazzo che

siamo, quasi mi viene voglia di dire; Signore, lasciaci perdere, siamo solo dei miserabili.

Per fortuna che Lui è diverso da me e ci ama ugualmente, anche se ci dimentichiamo

è sempre la ad attenderci, buona Domenica dell’Amore, Fausto.

 

venerdì 12 febbraio 2021

Il Vangelo del Sabato 13 Febbraio 2021

 

Della 5° settimana del Tempo Ordinario.

Sante Fosca e Maura, martiri.

Prima lettura dal libro della Gènesi (3,9-24)

Il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?».

Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono

nudo, e mi sono nascosto».

Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo?

Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».

Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero

e io ne ho mangiato».

Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?».

Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».

Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto

tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici!

Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita.

Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa

ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».

Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze,

con dolore partorirai figli.

Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ed egli ti dominerà».

All'uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato

dell'albero di cui ti avevo comandato: "Non devi mangiarne", maledetto

il suolo per causa tua!

Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita.

Spine e cardi produrrà per te e mangerai l'erba dei campi.

Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra,

perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!».

L'uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

Il Signore Dio fece all'uomo e a sua moglie tuniche di pelli e li vestì.

Poi il Signore Dio disse: «Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi quanto

alla conoscenza del bene e del male.

Che ora egli non stenda la mano e non prenda anche dell'albero della vita,

ne mangi e viva per sempre!».

Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da

cui era stato tratto.

Scacciò l'uomo e pose a oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma

della spada guizzante, per custodire la via all'albero della vita.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (8,1-10) anno dispari.

In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare,

Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione per la folla;

ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare.

Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni

di loro sono venuti da lontano».

Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?».

Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette».

Ordinò alla folla di sedersi per terra.

Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li

distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla.

Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire

anche quelli.

Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte.

Erano circa quattromila. E li congedò.

Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Davanti alla fame della folla anche noi ci sentiamo impotenti.

Davanti alle notizie catastrofiche corriamo il rischio di scivolare nel

pessimismo più cupo, più catastrofico, come sta succedendo ora, a causa

di questa pandemia e dell’inefficienza del nostro governo.

Come possiamo sfamare nel deserto della Storia tutta questa gente?

Il Signore ci chiede, ancora una volta, di mettere a disposizione ciò che siamo,

di condividere la nostra pochezza.

Il particolare che caratterizza Marco è il numero dei pani da condividere; sette.

Sette, in Israele, è il numero della perfezione.

E sette saranno le ceste avanzate colme di cibo.

Anche se i nostri mezzi sono piccoli, siamo chiamati a metterli totalmente

a disposizione, al meglio delle nostre forze.

E non solo sfameremo chi ci sta attorno, ma ancora avanzeremo per noi e per

gli altri l’amore che siamo disposti a mettere in circolo.

Ed è vero, amici, io non sono intelligente, ho fatto solo la 5° elementare tanti

anni fa, ma ho voluto mettere a disposizione del Signore la mia persona ed il

mio tempo e, il risultato è stato per me sorprendente, perciò, lo potete fare

anche voi, basta solo farsi aiutare dalla preghiera, tutto qui.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 11 febbraio 2021

Il Vangelo del Venerdì 12 Febbraio 2021

 

Della 5° settimana del Tempo Ordinario.

Santi Martiri di Abitina cristiani.

Prima lettura dal libro della Gènesi (3,1-8)

Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto

e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: "Non dovete mangiare di alcun

albero del giardino"?».

Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo

mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: "Non

dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete"».

Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto!

Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi

e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male».

Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi

e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi

ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò.

Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi;

intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino

alla brezza del giorno, e l'uomo, con sua moglie, si nascose dalla presenza del

Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (7,31-37) anno dispari.

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne,

venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.

Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano.

Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con

la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro

e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!».

E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua

e parlava correttamente.

E comandò loro di non dirlo a nessuno.

Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore,

dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Fa bene ogni cosa, il Signore Gesù, allora come oggi.

Fa parlare i muti e udire i sordi.

Noi, sordi ai richiami di Dio, storditi dalle troppe informazioni che abbiamo,

travolti dagli impegni, dalle chiacchiere televisive, dai comizi, dagli opinionisti.

E resi muti in un mondo che non sa ascoltare e che ci fa diventare delle

fotocopie, che ci obbliga a schierarci da una parte o da un’altra, sempre in

conflitto, sempre in affanno.

Ci libera le orecchie, il Signore Gesù, ci permette di ascoltare la Parola come

mai l’abbiamo ascoltata, senza cantilene, senza insopportabili prediche, senza

paroloni incomprensibili.

E ci permette di parlare, di dire, di raccontare le grandi opere che Egli compie

in ciascuno di noi.

Incontrarlo ci apre ad una dimensione nuova, conoscerlo ci spalanca la

mente e gli orizzonti.

Sì; fa bene ogni cosa il Signore, ci cambia prospettiva.

Senza clamore, senza sbandierare ai quattro venti la nostra fede, senza fare gli ossessi.

Fa bene ogni cosa, il Signore; ci spalanca ad una visione di fede, tutto acquista

senso, tutto assume una coloritura diversa.

Fa bene ogni cosa, il Signore, ancora oggi, se lo lasciamo fare; lasciamolo

fare, allora, aiutandoci con la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.