martedì 10 novembre 2020

Il Vangelo del Mercoledì 11 Novembre 2020

 

Della 32° settimana del Tempo Ordinario.

San Martino di Tours, vescovo.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito (3,1-7).

Carissimo, ricorda [a tutti] di essere sottomessi alle autorità che governano,

di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona; di non parlare male di nessuno,

di evitare le liti, di essere mansueti, mostrando ogni mitezza verso tutti gli uomini.

Anche noi un tempo eravamo insensati, disobbedienti, corrotti, schiavi di ogni sorta di

passioni e di piaceri, vivendo nella malvagità e nell'invidia, odiosi e odiandoci a vicenda.

Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini,

egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia,

con un'acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi

in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, affinché, giustificati per

la sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (17,11-19) anno pari.

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.

Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono

a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!».

Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti».

E mentre essi andavano, furono purificati.

Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si

prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo.

Era un Samaritano.

Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci?

E gli altri nove dove sono?

Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio,

all'infuori di questo straniero?».

E gli disse: «Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Sono solo lebbrosi, non samaritani o ebrei.

Il dolore ci rende uguali, elimina le differenze, la disperazione cuce rapporti impensabili.

Gesù li ascolta ma chiede di andare dai sacerdoti del tempio; la guarigione è in

un percorso, è progressiva, non è mai tutta di colpo.

Ci vogliono degli anni per convertirsi, degli anni per diventare veramente discepoli.

E si mettono in strada.

Trovatisi guariti ecco che le differenze ritornano; i nove ebrei vanno al tempio

ma il samaritano non ha un tempio, il suo è stato raso al suolo un secolo

prima, proprio dagli ebrei.

Allora si rivolge al Tempio.

E il Tempio, Gesù, lo accoglie e commenta amareggiato; dieci sono stati sanati,

uno solo è stato salvato.

Non è vero che basta la salute, non è vero che la salute è tutto.

C'è di più; la salvezza.

La salvezza di sapersi amati, di essere nel cuore di Dio, di essere donati al mondo.

L’ingratitudine è più difficile da guarire della lebbra, perciò, preghiamo.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 9 novembre 2020

Il Vangelo del Martedì 10 Novembre 2020

 

Della 32° settimana del Tempo Ordinario.

San Leone Magno, Papa e dottore della Chiesa.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito (2,1-8.11-14)

Carissimo, insegna quello che è conforme alla sana dottrina.

Gli uomini anziani siano sobri, dignitosi, saggi, saldi nella fede, nella

carità e nella pazienza.

Anche le donne anziane abbiano un comportamento santo: non siano maldicenti

né schiave del vino; sappiano piuttosto insegnare il bene, per formare le giovani

all’amore del marito e dei figli, a essere prudenti, caste, dedite alla famiglia, buone,

sottomesse ai propri mariti, perché la parola di Dio non venga screditata.

Esorta ancora i più giovani a essere prudenti, offrendo te stesso come esempio di

opere buone: integrità nella dottrina, dignità, linguaggio sano e irreprensibile, perché

il nostro avversario resti svergognato, non avendo nulla di male da dire contro di noi.

È apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna

a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà,

con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione

della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo.

Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé

un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (17,7-10) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare

il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”?

Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi,

finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”?

Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?

Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato,

dite: “Siamo servi inutili.

Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Abbiamo scoperto la bellezza del Dio di Gesù, abbiamo aderito alla sua proposta,

abbiamo accolto la Parola e l'abbiamo lasciata fiorire in noi stessi, cambiando

la nostra vita, illuminandola.

Gioiamo nel lavorare nella vigna del Signore, siamo colmi di stupore nell’incontrare

altri uomini e donne che come noi si sono fidati del Nazareno.

Sì, noi crediamo, con forza, con determinazione, con fatica.

E cerchiamo di leggere il mondo da una prospettiva altra. Alta.

Forse siamo anche impegnati in qualche servizio ecclesiale, dal più modesto al più

impegnativo, forse abbiamo anche delle responsabilità nelle comunità.

Proprio a noi, proprio a chi ha maggiori incarichi il Signore ricorda una verità

disarmante; è Lui che agisce, non noi.

Il mondo è già salvo, non dobbiamo salvarlo noi.

Perciò siamo gioiosamente servi inutili.

Perciò veri. Perciò liberi.

Non dobbiamo dimostrare niente a nessuno, dobbiamo solo diventare trasparenza

affinché, attraverso i nostri gesti, la gente veda il volto di Dio, con la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 8 novembre 2020

Il Vangelo del Lunedì 9 Novembre 2020

 

Della 32° settimana del Tempo Ordinario.

Dedicazione della Basilica Lateranense, Cattedrale della Città di Roma.

Prima lettura dal libro del profeta Ezechièle (47,1-2.8-9.12)

In quei giorni, [un uomo, il cui aspetto era come di bronzo,] mi condusse

all'ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso

oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente.

Quell'acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell'altare.

Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all'esterno, fino alla

porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l'acqua scaturiva dal lato destro.

Mi disse: «Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell'Àraba

ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque.

Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà

il torrente tutto rivivrà.

Lungo il torrente, su una riva e sull'altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto,

le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese

matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario.

I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (2,13-22) anno pari.

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.

Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore

e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai

venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa

del Padre mio un mercato!».

I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».

Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare

queste cose?».

Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».

Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni

e tu in tre giorni lo farai risorgere?».

Ma egli parlava del tempio del suo corpo.

Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva

detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non è san Pietro la Cattedrale di Roma, come molti pensano, ma san Giovanni in Laterano.

E oggi la Chiesa celebra la dedicazione della Basilica che è riconosciuta

come “madre” di tutte le basiliche del mondo, la prima fra le Cattedrali.

Ricordare la data della dedicazione, cioè della consacrazione della Basilica

ricorda a tutte le Chiese il primato della Chiesa di Roma.

Roma è prima fra i pari perché ha avuto l’onore di avere come primo responsabile Pietro.

Ma, come ricorda san Gregorio Magno, uno dei grandi papi della storia, è prima

nel servizio ai poveri e nel custodire la verità.

Oggi guardiamo alla Chiesa di Roma con la certezza che a Pietro e ai suoi successori

è garantita l’assistenza dello Spirito affinché custodiscano intatto il tesoro della fede.

Pietro ci garantisce che la fede che professiamo è quella custodita dagli apostoli.

E nel contempo, ci ricorda che la chiesa, per noi credenti, è il luogo che raduna

la Chiesa, e la Cattedrale è la madre di tutte le chiese (edificio) e di una Chiesa (popolo)

perché custodisce la cattedra, cioè il luogo da cui il vescovo annuncia il Vangelo.

Sono due richiami forti alla comunione fra le Chiese, solo locali, radunate

intorno al Maestro ed alla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 7 novembre 2020

Il Vangelo di Domenica 8 Novembre 2020

 

Della 32° Domenica del Tempo Ordinario.

Prima lettura dal libro della Sapienza (6,12-16)

La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama

e trovata da chiunque la ricerca.

Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.

Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.

Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.

Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta

per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi (4,13-18)

Fratelli, non vogliamo lasciarvi nell'ignoranza circa quelli che sono morti, perché

non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza.

Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che

sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui.

Questo vi diciamo sulla parola del Signore: noi che viviamo e saremo ancora in

vita per la venuta del Signore, non avremo alcun vantaggio su quelli che sono morti.

Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della

tromba di Dio, discenderà dal cielo.

E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo

rapiti insieme con loro tra le nubi, per andare incontro al Signore nell'aria,

e così saremo sempre con il Signore.

Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (25,1-13) anno A.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: "Il regno dei cieli

è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo.

Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma

non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche

dell'olio in piccoli vasi.

Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono.

A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro!

Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade.

E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre

lampade si spengono.

Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate

piuttosto dai venditori e compratevene.

Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini

che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.

Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire:

Signore, signore, aprici!

Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco.

Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora".

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Ho letto la notizia sui giornali on-line, e mi ha subito incuriosito.

Pare che un reverendo americano di una qualche chiesa evangelica avesse

predetto con assoluta certezza a partire dalla Bibbia che la fine del mondo

sarebbe avvenuta il 21 Ottobre dello scorso anno.

La notizia ha suscitato qualche scetticismo, ovviamente, visto che i Maia

avevano detto che la fine doveva essere, invece, il 21 Dicembre 2012.

Io, per scaramanzia, avevo aspettato a pagare una multa di Equitalia

fino al 22, non si sa mai!

È uno scherzo, il mio, ovviamente, ma è impressionante come continuamente

qualcuno senta l’esigenza di stabilire una fine, e magari lo fa invocando

rivelazioni private e segreti consegnati per la fine dei tempi.

Poco importa che il Signore abbia ripetuto molte volte che nessuno conosce

il giorno e l’ora della sua venuta finale.

In queste ultime settimane dell’anno liturgico, in cui stiamo per salutare Matteo per

incontrare il giovane Giovanni Marco, la Parola si concentra sul dopo, sull’altrove.

La festa dei santi e la memoria dei defunti ci ha aiutato, in questo percorso,

ad imparare a non vivere alla giornata, ma a saper osare la speranza.

Dopo il forte richiamo all’essenziale, l’amore, di due Domeniche fa e l’amara

riflessione sulla religiosità di facciata, oggi ancora parliamo di nozze.

La parabola dello sposo ritardatario ha a che fare con la venuta finale del Messia.

Almeno secondo la versione di Matteo.

Nella sua versione la bella parabola nuziale ha un non so che di lugubre.

Il matrimonio in Israele avveniva per tappe e la prima fase prevedeva che lo

sposo si dirigesse nella casa del futuro suocero per prendere in sposa la figlia.

Ad accoglierlo vi erano tutte le ragazze del villaggio, le amiche della sposa, che

lo conducevano ridendo verso la sua futura moglie e, nel caso l’evento si fosse

svolto all’imbrunire, giungevano ad accompagnarlo munite di lampade ad olio.

Fin qui nulla di strano; la parabola descrive questa usanza, ma probabilmente

Matteo ha preso le parole dette da Gesù aggiungendone altre dette dal Maestro

in altre occasioni, per forzarne il significato.

Visto che Israele nella Bibbia è chiamata la sposa, il significato della parabola

udita dalle labbra di Gesù è evidente; nell’uditorio che si trova dinanzi, alcuni

sono come le vergini sagge ed altri come quelle stolte; alcuni, cioè, accolgono

Gesù come sposo e Messia, altri no.

Niente di originale, insomma.

Perché, allora, la versione di Matteo è così strana?

Le vergini sagge sono delle gran egoiste, lo sposo è perlomeno strano ad arrivare

di notte e pretendere di essere accolto, le vergini stolte sono piuttosto confuse

andando a cercare dell’olio nel cuore della notte!

Ma la cosa paradossale è la conclusione; Gesù invita a vegliare.

Peccato che anche le vergine sagge si siano addormentate! Allora?

Matteo fa per la sua comunità quello che io sto facendo per voi; attualizza la Parola.

Come emerge in filigrana nella lettera di Paolo, le comunità cristiane, euforiche,

attendevano l’arrivo del Messia da un momento all’altro.

Alcuni, addirittura, avevano smesso di lavorare!

Ma, visto che il Signore tardava, una parte dei discepoli tirava i remi in barca,

lasciandosi andare.

A loro, non più ad Israele, è rivolta questa dura parabola.

Noi cristiani, visto che il Signore è in ritardo, e lo è sempre di più, corriamo

il rischio di farci delle solenni dormite.

Il mondo va allo sfascio e noi, invece di insistere e di restare fedeli, cediamo

alle lusinghe del mondo e diventiamo dei cristiani sonnecchianti.

Il rischio resta, lo vediamo bene.

Comunità paralizzate dall’abitudine, che non solo non aspettano la venuta

del Messia, ma che nemmeno si ricordano che deve arrivare!, vivono nel

mondo completamente omologate alla logica mondana.

La fede è ridotta a blanda appartenenza culturale e nessuno trasforma la

propria vita in una profezia di un mondo nuovo.

Così dovrebbe/potrebbe essere la nostra comunità, la nostra Chiesa, fatta

da persone semplici e modeste che sanno ancora tenere la lampada della

speranza accesa in questo gran buio che ha avvolto il mondo. Speriamo.

Si amici, speriamo veramente che in noi ci sia tanta speranza,

Buona Domenica Fausto.

 

 

venerdì 6 novembre 2020

Il Vangelo del Sabato 7 Novembre 2020

 

Della 31° settimana del Tempo Ordinario.

San Vincenzo Grossi, sacerdote.

Prima lettura dal lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (4,10-19)

Fratelli, ho provato grande gioia nel Signore perché finalmente avete fatto

rifiorire la vostra premura nei miei riguardi: l'avevate anche prima, ma

non ne avete avuto l'occasione.

Non dico questo per bisogno, perché ho imparato a bastare a me stesso in ogni occasione.

So vivere nella povertà come so vivere nell'abbondanza; sono allenato a tutto

e per tutto, alla sazietà e alla fame, all'abbondanza e all'indigenza.

Tutto posso in colui che mi dà la forza.

Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni.

Lo sapete anche voi, Filippési, che all'inizio della predicazione del Vangelo,

quando partii dalla Macedònia, nessuna Chiesa mi aprì un conto di dare e avere,

se non voi soli; e anche a Tessalònica mi avete inviato per due volte il necessario.

Non è però il vostro dono che io cerco, ma il frutto che va in abbondanza sul vostro conto.

Ho il necessario e anche il superfluo; sono ricolmo dei vostri doni ricevuti da

Epafrodìto, che sono un piacevole profumo, un sacrificio gradito, che piace a Dio.

Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza

con magnificenza, in Cristo Gesù.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (16,9-15) anno pari.

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza

disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle

dimore eterne.

Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è

disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti.

Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?

E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?

Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro,

oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro.

Non potete servire Dio e la ricchezza».

I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si

facevano beffe di lui.

Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini,

ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti

a Dio è cosa abominevole».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non ho mai incontrato nessuno nella mia vita che mi confidasse di vivere per far soldi!

A parole siamo tutti belli distaccati!

La ricchezza non è una questione di spessore di portafoglio ma di atteggiamento di cuore.

Gesù non è mai stato un classista, fra i suoi discepoli troviamo povera gente e ricchi,

come Giuseppe di Arimatea.

Ma, lo sa bene il giovane ricco, il denaro può diventare un pessimo padrone,

può ingannarci, perché promette ciò che non può mantenere.

Chiediamo al Signore di essere liberi davanti al denaro, di condividerlo, se abbonda,

di non disperarci se piombiamo nella miseria, di poterlo guadagnare con onestà,

come frutto del sudore della nostra fronte.

E che la Chiesa sia sempre attenta nel gestire il denaro che deve sempre essere usato

per i poveri, anzitutto, e solo dopo per l’evangelizzazione e l’organizzazione ecclesiale!

Questa è la nostra speranza, con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 5 novembre 2020

Il Vangelo del Venerdì 6 Novembre 2020

 

Della 31° settimana del Tempo Ordinario.

Beata Cristina di Stommeln, mistica.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (3,17-4,1)

Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano

secondo l'esempio che avete in noi.

Perché molti-ve l'ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo

ripeto-si comportano da nemici della croce di Cristo.

La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio.

Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra.

La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il

Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo

al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.

Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona,

rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (16,1-8) anno pari.

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore,

e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi.

Lo chiamò e gli disse: "Che cosa sento dire di te?

Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare".

L'amministratore disse tra sé: "Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie

l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno.

So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione,

ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua".

Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: "Tu quanto

devi al mio padrone?".

Quello rispose: "Cento barili d'olio".

Gli disse: "Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta".

Poi disse a un altro: "Tu quanto devi?".

Rispose: "Cento misure di grano".

Gli disse: "Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta".

Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza.

I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È furbo l’amministratore della parabola.

Disonesto e ladro ma furbo.

Scoperto ad intrallazzare, ha saputo farsi dei buoni amici con la disonestà

a scapito del povero padrone.

E Gesù chiosa l’episodio; quanta poca astuzia mettiamo, invece, nelle cose di Dio!

Quanta poca attenzione poniamo nelle cose che riguardano l'anima e il suo destino!

Tutti presi dai mille affanni della quotidianità, specialmente in un’epoca così

fragile, in un momento così difficile, scordiamo l’essenziale, fatichiamo ad

investire in ciò che davvero conta.

Ma se l’amministratore prepara, pianifica e si preoccupa del suo futuro, perché noi

non facciamo altrettanto riguardo alle uniche cose che restano e durano per sempre?

Certo; occupiamoci del futuro, del mutuo e del piano pensionistico, fidiamoci della

Provvidenza ma non obblighiamola ad occuparsi delle cose che non abbiamo

saputo prevedere!

E nel contempo, dedichiamo tempo ed energie nella scoperta del bellissimo Dio di Gesù.

Ogni minuto speso per il “dentro”, attraverso la nostra preghiera nella nostra vita,

fruttifica cento volte tanto.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.