giovedì 23 luglio 2020

Il Vangelo del Venerdì 24 Luglio 2020


Della 16° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal libro del profeta Geremìa (3,14-17)
Ritornate, figli traviati-dice il Signore-perché io sono il vostro padrone.
Io vi prenderò uno da ogni città e due da ciascuno famiglia e vi condurrò a Sion.
Vi darò pastori secondo il mio cuore, i quali vi guideranno con scienza e intelligenza.
Quando poi vi sarete moltiplicati e sarete stati fecondi nel paese, in quei giorni-dice
il Signore-non si parlerà più dell’arca dell’alleanza del Signore; nessuno ci penserà
né se ne ricorderà; essa non sarà rimpianta né rifatta.
In quel tempo chiameranno Gerusalemme trono del Signore; tutti i popoli vi
si raduneranno nel nome del Signore e non seguiranno più la caparbietà del
loro cuore malvagio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (13,18-23) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi dunque ascoltate la
parabola del seminatore.
Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno
e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada.
Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e
l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena
giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno.
Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del
mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto.
Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende;
questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù osserva la realtà quotidiana e poi, attraverso dei semplici racconti,
trasmette una grande verità; il cuore dell'uomo è uno spazio misterioso,
nel quale si decidono tante cose; una delle più importanti è quale peso ed
importanza dare alla Parola di Dio.
È lì, infatti, che ci decidiamo per Dio facendo spazio alla sua Parola, oppure lo
soffochiamo in mezzo a tante altre cose che prendono, man mano, il suo posto.
Un cuore disponibile, un animo attento ed una persona semplice che le si pone
dinanzi con l’intenzione di lasciarsi guidare da essa; ecco le condizioni ideali
che permettono alla Parola di Dio di portare frutto.
Solo così essa, miracolosamente, germoglia ponendo radici forti nella vita
di chi l'accoglie.
E noi, siamo pronti ad accogliere veramente la Parola del Signore, perché
possa portare buoni frutti?
Spero proprio di si, se fatichiamo, facciamoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 22 luglio 2020

Il Vangelo del Giovedì 23 Luglio 2020


Della 16° settimana del Tempo Ordinario.
Santa Brigida, di Svezia Compatrona d'Europa
Prima lettura dalla lettera di san Paolo Apostolo ai Galati (2,19-20)
Fratelli, mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio.
Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me.
E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio,
che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre
mio è l'agricoltore.
Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto,
lo pota perché porti più frutto.
Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi.
Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così
neanche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci.
Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono,
lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete
e vi sarà fatto.
In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
È davvero singolare il gruppo di santi che la Chiesa ha scelto come patroni d’Europa.
Dal fondatore del monachesimo occidentale, Benedetto, italiano, che ha posto la
ricerca di Dio nel silenzio come pilastro della sua intuizione, ai fratelli Cirillo e Metodio,
vissuti alla fine del primo millennio, che inventarono una lingua nuova, il cirilliaco,
per annunciare il Vangelo ai popoli dell’Est e ci richiamano all’urgenza
dell’evangelizzazione, alla docente universitaria Edith Stein, uccisa in campo
di concentramento per la sua origine ebraica, che ci richiama i rischi di un
nazionalismo impazzito.
Santa Brigida, oggi, ci ricorda il fatto che possiamo essere nel mondo pur
appartenendo a Dio.
Questa donna esemplare, svedese, sposa e madre di otto figli (una di loro, Caterina,
fu canonizzata), seppe occuparsi attivamente della carità cristiana, compì numerosi
pellegrinaggi e concluse la sua vita fondando una congregazione religiosa che negli
intenti avrebbe dovuto essere composta da uomini e donne; guidati da una badessa,
cosa mai realizzata, e ne intuiamo le ragioni.
Purtroppo erano anni bui, non lasciamo che quegli anni possano ritornare per
destabilizzare il mondo e, per questo preghiamo il Signore.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 20 luglio 2020

Il Vangelo del Mercoledì 22 Luglio 2020


Della 16° settimana del Tempo Ordinario.
Santa Maria Maddalena, Apostola
Prima lettura dal dal Cantico dei Cantici (3,1-4a)
Così dice la sposa: «Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l'amore dell'anima
mia; l'ho cercato, ma non l'ho trovato.
Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare
l'amore dell'anima mia.
L'ho cercato, ma non l'ho trovato.
Mi hanno incontrata le guardie che fanno la ronda in città: "Avete visto l'amore
dell'anima mia?".
Da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l'amore dell'anima mia».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1.11-18) anno pari.
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino,
quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù
amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo
dove l'hanno posto!».
Maria stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva.
Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti
l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.
Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?».
Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù.
Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?».
Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai
portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo».
Gesù le disse: «Maria!».
Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!»-che significa: «Maestro!».
Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va'
dai miei fratelli e di' loro: "Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro"».
Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!»
e ciò che le aveva detto.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Quanto è amata la piccola Maria di Magdala?
Simbolo della misericordia e del perdono ricevuto, la santa unisce in sé tre
figure storiche; la peccatrice perdonata, la sorella di Lazzaro e una discepola
proveniente da Magdala.
A Vèzelay, in Borgogna, una straordinaria cattedrale romanica custodisce,
secondo la tradizione, le spoglie mortali di santa Maria Maddalena.
Appena prima di uscire da una delle tre porte della facciata, un capitello
posto in alto, inaccessibile alla vista, rivela il paradosso dei paradossi.
Lo scultore raffigura l’impiccagione di Giuda, ma sull’altro lato un pastore,
il buon pastore, porta sulle spalle il povero Giuda.
Il volto del pastore è diviso a metà, mischiando gioia e sofferenza.
È Cristo che porta sulle sue spalle l’anima di Giuda.
Mettetevi l’animo in pace accusatori di Giuda, lui ha sbagliato, certo, ma
a fin di bene secondo la sua idea, ma noi siamo sicuri di non sbagliare mai?
Solo in quel luogo si poteva osare tanto.
Maria di Magdala continua a ricordarci la misura senza misura
dell’amore infinito di Dio.
Lei che ha sperimentato il perdono senza condizioni, ancora ci invita a
diventare discepoli della compassione, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 19 luglio 2020

Il Vangelo del Lunedì 20 Luglio 2020


Della 16° settimana del Tempo Ordinario.
Sant’Apollinare, Vescovo e Martire
Prima lettura dal libro del profeta Michea (6,1-4.6-8)
Ascoltate dunque ciò che dice il Signore: «Su, illustra la tua causa ai monti
e i colli ascoltino la tua voce!».
Ascoltate, o monti, il processo del Signore, o perenni fondamenta della terra,
perché il Signore è in causa con il suo popolo, accusa Israele.
«Popolo mio, che cosa ti ho fatto?
In che cosa ti ho stancato? Rispondimi.
Forse perché ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto, ti ho riscattato dalla
condizione servile e ho mandato davanti a te Mosè, Aronne e Maria?».
«Con che cosa mi presenterò al Signore, mi prostrerò al Dio altissimo?
Mi presenterò a lui con olocausti, con vitelli di un anno?
Gradirà il Signore migliaia di montoni e torrenti di olio a miriadi?
Gli offrirò forse il mio primogenito per la mia colpa, il frutto delle mie viscere
per il mio peccato?».
Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te:
praticare la giustizia, amare la bontà, camminare umilmente con il tuo Dio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (12,38-42) anno pari.
In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo
vedere un segno».
Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno!
Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta.
Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio
dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione
e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono.
Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona!
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione
e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare
la sapienza di Salomone.
Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Hanno appena decretato la morte di Gesù, i farisei, e ora chiedono un segno.
Chiedono delle prove quando, invece, nulla farà loro cambiare idea.
Hanno deciso che deve morire, intervengono solo per confermare la loro decisione.
E Gesù non ci sta, non porge l’altra guancia, non accetta la provocazione,
non dona le perle ai porci.
E indica un solo segno; quello di Giona.
Giona, il pavido profeta, il vigliacco, che fugge, invece di accogliere l’invito
di Dio a predicare a Ninive.
Ma che, alla fine, accetta con rassegnazione il compito e cammina fra le strade
della grande città per invitare a conversione.
Ci sono già stati i profeti, non abbiamo bisogno di ulteriori stimoli, di nuove prospettive.
Abbiamo tutte le risorse per credere, per non scoraggiarci, per restare discepoli.
Se la regina di Saba ha fatto tanta strada per vedere Salomone e la sua sapienza,
molto più di Salomone c’è quì, è che non la vogliamo vedere, non vogliamo
scomodarci per scoprire qualche cosa di più bello.
Diventiamo curiosi del Vangelo, amici, come ho fatto io; sicuramente ci stupirà,
se lo leggiamo con il cuore e con l’aiuto della preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 18 luglio 2020

Il Vangelo di Domenica 19 Luglio 2020


Della 16° Domenica del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal libro della Sapienza (12,13.16-19)
Non c'è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti
dall'accusa di giudice ingiusto.
La tua forza infatti è il principio della giustizia, e il fatto che sei padrone di tutti,
ti rende indulgente con tutti.
Mostri la tua forza quando non si crede nella pienezza del tuo potere, e rigetti
l'insolenza di coloro che pur la conoscono.
Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza,
perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.
Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli
uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati,
tu concedi il pentimento.
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,26-27)
Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti
come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti
inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché
egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (13,24-43) anno pari.
In quel tempo, Gesù espose alla folla un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei
cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo.
Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo
al grano e se ne andò.
Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania.
Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: "Signore, non hai
seminato del buon seme nel tuo campo?
Da dove viene la zizzania?".
Ed egli rispose loro: "Un nemico ha fatto questo!".
E i servi gli dissero: "Vuoi che andiamo a raccoglierla?". "No, rispose, perché
non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.
Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento
della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in
fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio"».
Espose loro un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello
di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo.
Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle
altre piante dell'orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono
a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un'altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna
prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se
non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del
profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin
dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per
dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo.
Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno.
La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l'ha seminata è il diavolo.
La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli.
Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà
alla fine del mondo.
Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno
tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella
fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro.
Chi ha orecchi, ascolti!».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Dio getta il seme della Parola a piene mani, con abbondanza, con l’intima
convinzione di riuscire sempre a fare breccia nel nostro cuore.
Ed è così; se, dopo più di duemila anni, siamo ancora qui ad ascoltare questa
Parola, è perché ha scavato nei nostri cuori, ha fecondato le nostre scelte,
ha cambiato la nostra vita.
Ma, allora, se la Parola si è diffusa e radicata nel cuore di milioni di persone,
perché assistiamo ancora al prevalere delle tenebre?
Perché abbiamo nel cuore la sgradevole sensazione che, nonostante più di
duemila anni di presenza cristiana, il mondo sia ancora immerso nelle tenebre?
Cosa è cambiato, di concreto, in questi duemila anni di storia?
Il seme è gettato con abbondanza, certo, e chi lo accoglie con onestà sa bene
quanto sia difficile farlo crescere.
Ma, a complicare le cose è il fatto che abbiamo l’impressione che Dio non
sia l’unico a seminare.
E abbiamo ragione.
Il maligno semina con tenacia la zizzania.
Vale la pena di ricordare che è seminato a buon grano, il mondo.
La meditazione del libro della Sapienza ce lo ricorda; se guardiamo con onestà
al creato concludiamo che Dio è l’artefice di tanta armonia e che, quindi,
Egli è giusto e mite.
Il mondo è bello, l’uomo è buono.
Difficile crederlo, in certi momenti.
Eppure Gesù lo dice con serenità e forza, forse abbiamo disimparato a guardare
bene, a leggere dietro le apparenze, a cogliere l’essenziale.
Un nemico semina la zizzania, di nascosto, di notte.
Il bene e il male crescono insieme, ce ne accorgiamo quando la realtà si gonfia,
cammina, si allarga. Quando cresciamo.
La saggezza del padrone ci stupisce; rimanda a casa propria gli zelanti servi che
volevano un bel prato all’inglese, devotamente motivati a strappare la zizzania.
«Usate pazienza», dice il padrone, per non correre il rischio di strappare il
grano buono nella foga risanatrice.
La Parola seminata domenica scorsa, il Regno di Dio cresce spartendo il campo
con la tenebra, l’oscurità, la zizzania.
È l’esperienza che tutti i figli della luce fanno prima o dopo; dopo più di duemila
anni di Vangelo l’erba malvagia sembra soffocare l’annuncio di salvezza.
A parole tutto funziona, ma nei fatti dobbiamo arrenderci all’evidenza; nonostante
Cristo ci abbia salvato, l’uomo stenta ad imparare.
La salvezza è cosa seria e il Maestro Gesù sa che luce e tenebra si affrontano
e che le tenebre fanno più rumore.
Non c’è che una cosa peggiore del male; abituarsi ad esso, renderlo quotidianità
ineluttabile, fingere di ignorarlo, pensare che fra luce e tenebre, in fondo,
sia meglio vivere in un bel nebbione.
Oppure fare i talebani, sostituirsi a Dio, essere più devoti di Dio, diventare
dei fustigatori volendo a tutti i costi fare pulizia, rimettere ordine, togliere
la zizzania costi quel che costi.
Anch’io, come i servi della parabola, vorrei chiarezza, soluzioni, immediatezza.
Vorrei far vincere il bene, vorrei credere in un Dio interventista che premi
i buoni e punisca i malvagi.
Il fatto che mi metta dalla parte dei buoni, ovviamente, è un particolare.
E invece no.
La zizzania e il grano crescono dentro di me, assieme.
In me, non nel mio antipatico capoufficio o il mio caposquadra. In me.
E il Signore anche a me chiede pazienza.
La pazienza richiama il dolore (il patire da cui deriva la parola) e l’attesa.
Pazientare è attendere con dolore, sapendo che il male avrà fine.
Viviamo sulla nostra pelle la contraddizione del male che coabita col bene,
anche nei nostri cuori, e il Signore ci chiede di lasciar fare a Lui.
Gesù insiste; l’importante è che il Regno, in me, in te, in tutti noi, sia un
granello di senape o una misura di lievito.
L’importante è che nel parlamento del nostro cuore la maggioranza ce l’abbia il Vangelo.
Pazienza figli del regno, pazienza, lasciate fare a Dio il suo mestiere.
Pazienza, discepoli del Maestro, viviamo tempi bui, in cui la ragione e la fede
devono farsi strada con fatica in mezzo all’indifferenza e all’insignificanza.
Pazienza, discepoli del Nazareno, la guerra è già vinta, il giorno è avanzato,
la verità-immensa-come torrente sotterraneo sta raggiungendo il mare.
E il Regno avanza.
Io credo che il Regno avanzi.
E mi stupisco nel crederlo, mi commuovo davanti al silenzioso grano che cresce
nello sguardo di chi ama, nel gioco puro del bambino, nel gesto generoso di
chi-in nome e per conto del Rabbì Figlio di Dio-pone gesti di luce nelle tenebre
fitte, mi commuovo e mi inginocchio di fronte alle orchidee selvatiche che
crescono solo per cantare la bellezza, senza che nessuno le veda o le colga.
Pazienza, discepoli di colui che è venuto a portare il fuoco, pazienza nelle nostre
povere e poco credibili comunità parrocchiali, pazienza quando scopriamo le
fragilità dei nostri compagni di viaggio, pazienza quando un connaturale istinto
di superiorità ci fa giudicare, con piglio tutto devoto, i fratelli più deboli e peccatori.
Dobbiamo avere pazienza con noi stessi, amici.
Sappiamo bene che la voglia di dividere il mondo in buoni (noi) e cattivi (loro)
ha portato, nel passato, i discepoli su orribili sentieri di violenza.
Per i cristiani il nemico non è mai l’altro, è dentro ciascuno di noi.
Guardiamo con serenità e disincanto dentro noi stessi la zizzania (per una volta
chiamiamola per nome!) e guardiamo al grano buono seminato dal Signore.
La contraddizione abita in ciascuno di noi, compreso in me che scrivo.
È pericoloso pensare di strappare definitivamente la zizzania prima che il
grano sia giunto alla sua piena maturazione.
Pazienza, amici che leggete, se vi sembra che troppe tenebre ancora rovinino
la vostra vita; abbiamo tutta la vita per imparare a vivere, per convertirci.
Pazienza, se pensavi di essere un uomo o una donna migliore, un catechista
migliore, un marito migliore; talvolta la bruciante esperienza del limite
(Pietro insegna) ci spalanca la diga della misericordia.
E ci rende simile a questo saggio padrone del campo.
Pazienza amici, ci dice il Signore, ogni cosa a suo tempo maturerà, anche noi
matureremo masticando la sua illuminante Parola, Buona Domenica Fausto.