mercoledì 15 luglio 2020

Il Vangelo del Giovedì 16 Luglio 2020


Della 15° settimana del Tempo Ordinario.
Maria SS.ma del Monte Carmelo.
Prima lettura dal libro del profeta Isaia (26,7-9.12.16-19)
Il sentiero del giusto è diritto, il cammino del giusto tu rendi piano.
Sì, sul sentiero dei tuoi giudizi, Signore, noi speriamo in te; al tuo nome e al
tuo ricordo si volge tutto il nostro desiderio.
Di notte anela a te l'anima mia, al mattino dentro di me il mio spirito ti cerca, perché
quando eserciti i tuoi giudizi sulla terra, imparano la giustizia gli abitanti del mondo.
Signore, ci concederai la pace, perché tutte le nostre imprese tu compi per noi.
Signore, nella tribolazione ti hanno cercato; a te hanno gridato nella prova,
che è la tua correzione per loro.
Come una donna incinta che sta per partorire si contorce e grida nei dolori, così
siamo stati noi di fronte a te, Signore.
Abbiamo concepito, abbiamo sentito i dolori quasi dovessimo partorire: era solo
vento; non abbiamo portato salvezza alla terra e non sono nati abitanti nel mondo.
Ma di nuovo vivranno i tuoi morti.
I miei cadaveri risorgeranno!
Svegliatevi ed esultate voi che giacete nella polvere.
Sì, la tua rugiada è rugiada luminosa, la terra darà alla luce le ombre.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (11,28-30) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi,
e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile
di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Andiamo a Lui, cercatori di Dio.
Andiamo a Lui, noi che desideriamo davvero vivere il suo Vangelo nonostante
il nostro limite.
Andiamo a Lui per riformare la Chiesa a partire da noi stessi.
Andiamo a Lui per ridare speranza al mondo, per incendiarlo d’amore.
Andiamo a Lui perché il mondo occidentale sta morendo, strangolato dalle regole
che ci siamo imposti, soffocato d’egoismo e di benessere.
Andiamo a Lui come hanno saputo fare i pastori, i poveri del tempo, e i magi
curiosi per natura.
Andiamo a Lui proprio perché sentiamo la fatica e l’oppressione di un mondo
irrigidito e polemico, giudicante e feroce.
Andiamo al Signore con leggerezza e verità, con passione e speranza,
con fiducia e gioia interiore.
Andiamo a Lui perché Lui solo può colmare la nostra sete di bene, il nostro
grido di luce intima ed assoluta.
Andiamo a Lui in questo percorso di ricerca della verità smarrita attraverso
il Vangelo, solo lui può aiutarci a ridefinire quale Dio vogliamo far nascere
nella nostra vita.
Andiamo a Lui proprio perché sappiamo che Lui solo può darci sollievo e ristoro.
La fede è cammino, dinamismo, cambiamento.
Se restiamo dove siamo non incontreremo Dio.
Andiamo con Lui a pregare!
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 14 luglio 2020

Il Vangelo del Mercoledì 15 Luglio 2020


Della 15° settimana del Tempo Ordinario.
San Bonaventura, Vescovo e Dottore della Chiesa.
Prima lettura dal libro del profeta Isaia (10,5-7.13-16)
Così dice il Signore: Oh! Assiria, verga del mio furore, bastone del mio sdegno!
Contro una nazione empia io la mando e la dirigo contro un popolo con cui sono
in collera, perché lo saccheggi, lo depredi e lo calpesti come fango di strada.
Essa però non pensa così e così non giudica il suo cuore, ma vuole distruggere
e annientare non poche nazioni.
Poiché ha detto: «Con la forza della mia mano ho agito e con la mia sapienza,
perché sono intelligente; ho rimosso i confini dei popoli e ho saccheggiato i loro
tesori, ho abbattuto come un eroe coloro che sedevano sul trono.
La mia mano ha scovato, come in un nido, la ricchezza dei popoli.
Come si raccolgono le uova abbandonate, così ho raccolto tutta la terra.
Non vi fu battito d'ala, e neppure becco aperto o pigolìo».
Può forse vantarsi la scure contro chi se ne serve per tagliare o la sega
insuperbirsi contro chi la maneggia?
Come se un bastone volesse brandire chi lo impugna e una verga sollevare
ciò che non è di legno!
Perciò il Signore, Dio degli eserciti, manderà una peste contro le sue più valide
milizie; sotto ciò che è sua gloria arderà un incendio come incendio di fuoco.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-27) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,
perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre,
e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Esulta Gesù.
Esulta nello Spirito, la gioia dilaga, parte dal cuore ed esce dalle sue labbra.
Esulta perché si stupisce.
Che bello vedere Dio che si meraviglia della strategia del Padre, della sua logica
inattesa; non sono i sapienti, i dotti che scoprono le cose del Regno, ma gli ultimi.
Gesù non esalta certo la povertà, e nemmeno l’ignoranza ma mette in luce il fatto
che chi vive momenti di fatica può, paradossalmente, non avere nulla da perdere
e spalancare il proprio cuore alla speranza.
I dotti dell’epoca giocano a fare i teologi, controbattono senza lasciarsi scalfire
dalla Parola del Signore che scuote.
Così anche oggi; fa fine professarsi agnostici, giocare a fare gli intellettuali che
citano l’ultimo articolo scandalistico che riguarda la Chiesa.
No, non è questo l’atteggiamento che ci prepara all’incontro; solo un cuore che sceglie
di arrendersi, che valuta il limite della ragione sa spalancarsi all’Inaudito di Dio.
È solo questione di cuore amici, solo aprendolo incontriamo Dio nella nostra vita,
ma per riuscirci dobbiamo farci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 13 luglio 2020

Il Vangelo del Martedì 14 Luglio 2020


Della 15° settimana del Tempo Ordinario.
San Camillo de Lellis, Sacerdote.
Prima lettura dal libro del profeta Isaia (7, 1-9)
Nei giorni di Acaz, figlio di Iotam, figlio di Ozìa, re di Giuda, Resin, re di Aram,
e Pekach, figlio di Romelìa, re d'Israele, salirono contro Gerusalemme per muoverle
guerra, ma non riuscirono a espugnarla.
Fu dunque annunciato alla casa di Davide: «Gli Aramei si sono accampati in Èfraim».
Allora il suo cuore e il cuore del suo popolo si agitarono, come si agitano gli
alberi della foresta per il vento.
Il Signore disse a Isaìa: «Va' incontro ad Acaz, tu e tuo figlio Seariasùb, fino al
termine del canale della piscina superiore, sulla strada del campo del lavandaio.
Tu gli dirai: "Fa' attenzione e sta' tranquillo, non temere e il tuo cuore non si
abbatta per quei due avanzi di tizzoni fumanti, per la collera di Resin, degli
Aramei, e del figlio di Romelìa.
Poiché gli Aramei, Èfraim e il figlio di Romelìa hanno tramato il male contro
di te, dicendo: Saliamo contro Giuda, devastiamolo e occupiamolo, e vi metteremo
come re il figlio di Tabeèl.
Così dice il Signore Dio: Ciò non avverrà e non sarà!
Perché capitale di Aram è Damasco e capo di Damasco è Resin.
Capitale di Èfraim è Samarìa e capo di Samarìa il figlio di Romelìa.
Ancora sessantacinque anni ed Èfraim cesserà di essere un popolo.
Ma se non crederete, non resterete saldi"».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (11, 20-24) anno pari.
In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta
la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a
te, Corazìn! Guai a te, Betsàida!
Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a
voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite.
Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno
duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo?
Fino agli inferi precipiterai!
Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te,
oggi essa esisterebbe ancora!
Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata
meno duramente di te!».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Ci si può abituare, adattare a tutto, ed è una delle peculiarità dell’essere umano.
Al dolore, alle condizioni estreme, alla menomazione.
Ed è un bene.
Ma ci si può abituare anche alle cose positive, e questo è terribile.
Ci si abitua anche a Dio, purtroppo.
Lo sa Gesù, quando vede il suo popolo ridurre la fede alla scrupolosa ed inutile
osservanza di mille precetti creati dagli uomini devoti.
Lo sappiamo noi, che di quel Gesù siamo discepoli e che, pure, abbiamo fatto
lo stesso errore, abituandoci alla fede.
Siamo cattolici senza gloria, senza convinzione, tali perché nati in Italia.
Fossimo nati in Marocco saremmo musulmani ed induisti.
Gesù cerca di scuotere le placide cittadine ebraiche che non accolgono
la novità del Regno.
Invece di giudicare coloro che sono peggio di noi, che non credono, che vivono
dissolutamente, sentendoci tutto sommato non peggiori, convertiamoci
e accogliamo la novità di Dio.
Certo amici, sono parole scomode, lo so, anch’io avevo fatto lo stesso errore.
Poi ho incontrato una persona che mi ha aiutato a scoprire il Dio di Gesù e, ho capito
che del Vangelo, non avevo capito assolutamente niente, ed ancora adesso, dopo tanto
tempo sono sempre alla ricerca della vera fede, facendomi aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 12 luglio 2020

Il Vangelo del Lunedì 13 Luglio 2020


Della 15° settimana del Tempo Ordinario.
Sant’Enrico II, Imperatore
Prima lettura dal libro del profeta Isaia (1,10-17)
Ascoltate la parola del Signore, capi di Sòdoma; prestate orecchio all'insegnamento
del nostro Dio, popolo di Gomorra!
«Perché mi offrite i vostri sacrifici senza numero? Dice il Signore.
Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di pingui vitelli.
Il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco.
Quando venite a presentarvi a me, chi richiede a voi questo: che veniate
a calpestare i miei atri?
Smettete di presentare offerte inutili; l'incenso per me è un abominio, i noviluni,
i sabati e le assemblee sacre: non posso sopportare delitto e solennità.
Io detesto i vostri noviluni e le vostre feste; per me sono un peso,
sono stanco di sopportarli.
Quando stendete le mani, io distolgo gli occhi da voi.
Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani
grondano sangue.
Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni.
Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete
l'oppresso, rendete giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (10,34-11,1) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non crediate che io sia venuto a portare
pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada.
Sono infatti venuto a separare l'uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la
nuora da sua suocera; e nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia
più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue,
non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria
vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi
accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli
perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli,
partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
È una spada la presenza del Signore, una lama che ti squarcia l’anima,
che ti inquieta, che ti impedisce di stare tranquillo.
È una spada, non un calmante, non una tisana alla camomilla, non un inutile soprammobile.
Cosa ne abbiamo fatto della nostra fede?
Cosa è diventata l’abitudine di essere cristiani?
Vediamo ogni giorno la contraddizione di una fede che langue, che ancora
frequenta le chiese ma che non contagia la vita, che cerca Dio ma adattandolo
alle proprie piccine visioni.
È una spada, richiede una battaglia continua contro il nostro uomo vecchio.
È una spada perché Gesù pretende di essere più della più grande gioia che
possiamo vedere.
Perché è Lui la sorgente di ogni amore e di ogni paternità.
È fuoco l’incontro con Dio, che divora e illumina, che consuma e spaventa,
che riscalda e distrugge le nostre resistenze.
Abbandoniamo i bassi profili, smettiamola di rincorrere i compromessi
e osiamo diventare santi come Cristo ci vede e ci chiama ad essere,
facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 11 luglio 2020

Il Vangelo di Domenica 12 Luglio 2020


Della 15° Domenica del Tempo Ordinario.
San Giovanni Gualberto, Abate.
Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (55,10-11)
Così dice il Signore: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non
vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta
germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così
sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata».
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,18-23)
Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili
alla gloria futura che sarà rivelata in noi.
L'ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione
dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità-non per sua volontà,
ma per volontà di colui che l'ha sottoposta-nella speranza che anche la stessa
creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella
libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie
del parto fino ad oggi.
Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo
interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (13,1-23) anno A
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare.
Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere,
mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole.
E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare.
Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono.
Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò
subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata
e, non avendo radici, seccò.
Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono.
Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno.
Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?».
Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli,
ma a loro non è dato.
Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha,
sarà tolto anche quello che ha.
Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo
non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: "Udrete, sì, ma non
comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati
duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non
comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!".
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano.
In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi
guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore.
Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene
il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme
seminato lungo la strada.
Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola
e l'accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché,
appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola,
egli subito viene meno.
Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione
del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto.
Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende;
questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Nel cuore dell’estate parliamo della Parola.
Parola che riempie, che scuote, che converte, che rianima, che scrolla, che consola.
Parola che penetra come una spada a doppio taglio fino nelle profondità di noi
stessi, fino negli abissi dei cuori, per giudicare e illuminare, per svelarci il vero
volto di Dio, per svelarci a noi stessi.
Parola che ascoltiamo tutte le domeniche, che ho fatto diventare mia luce, mio
modello di vita, che spezzo da questo mio profilo a molti curiosi e discepoli.
Parola solennemente riconsegnata al popolo di Dio dopo il Concilio ma che,
purtroppo, ancora resta sconosciuta ai più, anche ai credenti, anche ai cristiani.
Sconforta vedere così tante persone ignorare i Vangeli e seguire la profezia
dell’ultimo veggente di turno, rattrista ascoltare tante prediche che parlano di
tutto, fuorché commentare la Parola solennemente proclamata, inquieta vedere
la Chiesa citata per le sue impopolari posizioni etiche e non leggerla mai quando,
fedele al mandato ricevuto dal Signore, proclama la Buona notizia.
All’inizio dell’estate la Parola riflette sulla Parola, per ricordarci che Dio non
si stanca di noi, che l’efficacia delle sue parole non sono determinate dalla
nostra capacità di ripeterle, ma di accoglierle.
Isaia, il terzo Isaia, parla allo scoraggiato popolo di Israele profugo in Babilonia.
Sono passati molti decenni dalle promesse di ritorno fatte dal profeta Ezechiele,
nessuno pensa seriamente che si possa tornare a Gerusalemme, ormai.
La profezia, allora, si alza con fermezza; la pioggia e la neve fecondano la terra
e tornano in cielo solo dopo avere compiuto la propria missione.
Così sarà della Parola di Dio.
Certo; i tempi di Dio non sono i nostri, ma l’efficacia delle sue promesse è indiscutibile.
Isaia invita anche noi, esiliati dal Regno di Dio, a non scoraggiarci in questi tempi
difficili, frustrati dalla pandemia, ma a perseverare nella lettura e nella meditazione
quotidiana del Vangelo.
Forse la Parola che studiamo e ascoltiamo, che approfondiamo e preghiamo,
al momento, non ci dice nulla.
Ma, credetemi, l’ho sperimentato cento volte, una Parola accolta nel cuore
torna alla mente quando meno ce lo aspettiamo.
È efficace la Parola di Dio, ma se non la conosciamo, se la ignoriamo,
se la lasciamo accanto alle tante, troppe parole umane, non può fecondare
il nostro cuore e portare frutto.
La parabola del seminatore è una delle pochissime ad essere spiegata
direttamente dal Signore.
Che ne parla in un momento non semplice della sua missione, in cui davvero
ha la triste impressione che le sue parole siano travisate o scordate.
È una parabola dai tratti cupi, problematici, davvero sembra che l’efficacia
della sua predicazione sia sconfitta dalle distrazioni, dalle preoccupazioni,
dall’opera dell’avversario.
Ma la cosa che stupisce è che, nonostante questo, il padrone getti il seme
con abbondanza.
Anche sulle pietre, anche fra i cespugli.
È la memoria della tecnica di semina dell’epoca in cui prima si gettava il seme
e dopo si mischiava alla zolla con l’aratro.
Ma quello che resta di questa immagine è l’ottimismo di Dio che continua a
seminare la sua Parola in questo mondo che ci soffoca di parole, tante, troppe,
che la relega a testimonianza di una religiosità arcaica e popolare, come se
fossero parole inutili, che fanno sorridere per la loro disarmante ingenuità.
No, la Parola non è affatto ingenua e continua a illuminare, anche se cade sulla pietra.
Non ditelo a me!
Quante volte ho visto crescere degli imponenti larici in cima ad un masso di
granito, quante volte ho assistito allo spettacolo emozionante delle radici che
letteralmente spaccano in due la pietra più compatta d’Europa!
Ha ragione il Maestro quando dice che spesso la Parola è portata via dal nemico.
Un esempio?
Quale vangelo abbiamo letto domenica scorsa?
Ci vuole ostinazione e costanza per ricordarci della Parola e qualche trucco da
discepoli navigati (io tengo il Vangelo del giorno sotto il cuscino!).
Ha ragione quando dice che, spesso, la Parola deve fare i conti con le
preoccupazioni e le ansie della vita.
Quante persone cadono dalle nuvole quando cerco di illuminare le loro scelte con
le parole del Signore e mi rispondono, candidamente, che la vita è un’altra cosa!
Ma, grazie al cielo, la Parola porta anche frutto, e in abbondanza.
Porta frutto in chi, leggendo la parabola, si è riconosciuto nei terreni duri e sassosi.
Porta frutto in chi, con sofferenza, deve ammettere che troppo spesso la Parola
ascoltata è rubata o soffocata dalla vita.
Perché il suo dolore manifesta il desiderio di custodirla, quella Parola, di farla
crescere.
E quel desiderio è il terreno giusto.
Anch’io amici, mi lamento a volte quando vengo apostrofato sul mio profilo per
quello che scrivo, pazienza, intanto, anche se da fastidio, comunque lo hai letto;
poi non si sa mai che possa succedere qualche conversione.
Buona Domenica con la mia semina, amici, a voi raccoglierla Fausto.