domenica 14 giugno 2020

Il Vangelo del Lunedì 15 Giugno 2020


Della 11° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal primo libro dei Re (21,1b-16)
In quel tempo, Nabot di Izreèl possedeva una vigna che era a Izreèl, vicino al
palazzo di Acab, re di Samarìa.
Acab disse a Nabot: «Cedimi la tua vigna; ne farò un orto, perché è confinante
con la mia casa.
Al suo posto ti darò una vigna migliore di quella, oppure, se preferisci, te la
pagherò in denaro al prezzo che vale».
Nabot rispose ad Acab: «Mi guardi il Signore dal cederti l'eredità dei miei padri».
Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot
di Izreèl, che aveva affermato: «Non ti cederò l'eredità dei miei padri!».
Si coricò sul letto, voltò la faccia da un lato e non mangiò niente.
Entrò da lui la moglie Gezabèle e gli domandò: «Perché mai il tuo animo è tanto
amareggiato e perché non vuoi mangiare?».
Le rispose: «Perché ho detto a Nabot di Izreèl: "Cedimi la tua vigna per denaro, o, se
preferisci, ti darò un'altra vigna" ed egli mi ha risposto: "Non cederò la mia vigna!"».
Allora sua moglie Gezabèle gli disse: «Tu eserciti così la potestà regale su Israele?
Àlzati, mangia e il tuo cuore gioisca.
Te la farò avere io la vigna di Nabot di Izreèl!».
Ella scrisse lettere con il nome di Acab, le sigillò con il suo sigillo, quindi le spedì
agli anziani e ai notabili della città, che abitavano vicino a Nabot.
Nelle lettere scrisse: «Bandite un digiuno e fate sedere Nabot alla testa del popolo.
Di fronte a lui fate sedere due uomini perversi, i quali l'accusino: "Hai maledetto
Dio e il re!".
Quindi conducetelo fuori e lapidatelo ed egli muoia».
Gli uomini della città di Nabot, gli anziani e i notabili che abitavano nella sua
città, fecero come aveva ordinato loro Gezabèle, ossia come era scritto nelle
lettere che aveva loro spedito.
Bandirono un digiuno e fecero sedere Nabot alla testa del popolo.
Giunsero i due uomini perversi, che si sedettero di fronte a lui.
Costoro accusarono Nabot davanti al popolo affermando: «Nabot ha maledetto
Dio e il re». Lo condussero fuori della città e lo lapidarono ed egli morì.
Quindi mandarono a dire a Gezabèle: «Nabot è stato lapidato ed è morto».
Appena Gezabèle sentì che Nabot era stato lapidato ed era morto, disse ad
Acab: «Su, prendi possesso della vigna di Nabot di Izreèl, il quale ha rifiutato
di dartela in cambio di denaro, perché Nabot non vive più, è morto».
Quando sentì che Nabot era morto, Acab si alzò per scendere nella vigna
di Nabot di Izreèl a prenderne possesso.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (5,38-42) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: "Occhio
per occhio" e "dente per dente".
Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla
guancia destra, tu pòrgigli anche l'altra, e a chi vuole portarti in tribunale e
toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Da' a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
La norma biblica dell’occhio per occhio e dente per dente era già un grosso
passo avanti rispetto alla reazione di chi annegava nel sangue un torto subito.
Gesù propone un’atteggiamento di disarmante paradosso; offrire la guancia
a chi ti schiaffeggia.
Cosa che va capita bene, visto che spesso è utilizzata proprio per
ridicolizzare i cristiani e per perseguitarli.
Gesù stesso non porgerà l’altra guancia alla guardia che lo schiaffeggia
davanti al sommo sacerdote!
Porgere la guancia significa avere un atteggiamento leale, convincente,
che desidera portare alla comprensione chi sta mortificando.
L’equilibrio che siamo tenuti ad avere nella nostra società è difficile; non adeguarci
alla crescente violenza che contagia ogni luogo, il linguaggio, le abitudini quotidiane
e, nello stesso tempo, non essere remissivi, non diventare lo zerbino su cui tutti si
puliscono i piedi in nome di una malintesa remissività cristiana.
Imitiamo il Signore, nel suo virile pacifismo, anche se non è sempre facile,
per riuscirci meglio, facciamoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

CORPUS DOMINI

CORPUS DOMINI

sabato 13 giugno 2020

Il Vangelo di Domenica 14 Giugno 2020


Della 11° Domenica del Tempo Ordinario.
Santissimo Corpo e Sangue di Cristo.
Prima lettura dal libro del Deuteronòmio (8,2-3.14b-16a)
Mosè parlò al popolo dicendo: «Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore,
tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto, per umiliarti
e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti
osservato o no i suoi comandi.
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna,
che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti
capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto
esce dalla bocca del Signore.
Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto,
dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e
spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz'acqua;
che ha fatto sgorgare per te l'acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti
ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (10,16-17)
Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse
comunione con il sangue di Cristo?
E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti
partecipiamo all'unico pane.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (6,51-58) anno A.
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.
Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia
carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui
darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del
Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò
nell'ultimo giorno.
Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così
anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono
i padri e morirono.
Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Una domenica per riflettere su chi è Dio.
Parliamone, allora.
Parliamo di quello che è successo anche se ora, con qualche titubanza,
con prudenza, distanziati e mascherati, il peggio sembra essere passato.
Per due mesi non abbiamo celebrato l’eucarestia.
È stata una sorta di lunga quaresima che è continuata nel tempo pasquale.
Non abbiamo celebrato il cuore dell’anno liturgico che è il Triduo pasquale.
Abbiamo assistito a messe in streaming, magari mentre facevamo le pulizie di casa.
Poi il dibattito acceso, a tratti eccessivamente acceso, sulla ripartenza, sul poter
celebrare nuovamente quell’Eucarestia senza cui, come dicevano i martiri di
Abitene, non possiamo vivere.
E riflessioni di liturgisti, teologi, pastoralisti, sulle condizioni minime affinché
quel gesto fosse davvero la cena del Signore.
Ma, soprattutto, quel lungo digiuno ha messo a fuoco inequivocabilmente due
aspetti dello stato di salute della nostra Chiesa italiana.
Uno positivo; l’eucarestia rimane il centro della nostra azione pastorale e ne
abbiamo sentito la mancanza con inattesa nostalgia, almeno si spera.
Niente a che vedere con le cerimonie come sono state definite dal nostro
Presidente del Consiglio (che tristezza).
Uno negativo; l’Eucarestia, nella realtà dei fatti di molte comunità, rimane
l’unica presenza del cristianesimo e i nostri bravi cristiani, tolta, quella,
sono affogati nella paura e nella solitudine della quarantena.
Parliamone, allora. Riflettiamo su quanto accaduto.
Una domenica per riflettere su cosa facciamo ogni Domenica.
Abbiamo bisogno di molto Spirito Santo per capire, per non banalizzare,
per lasciarci convertire. Molto.
Perché il cuore della presenza di Cristo, quella doppia mensa della Parola e
dell’Eucarestia, l’incontro gioioso col Risorto che faceva dire ai primi martiri
di Abitene; non possiamo non celebrare il giorno del Signore, l’inizio della
settimana, il pane del cammino, la cena del Signore ripetuta con fedeltà in
obbedienza dai primi secoli, oggi è diventata, quando va bene, stanca abitudine,
reiterata cerimonia, perdendo il senso dell’incontro con Dio, la consapevolezza
dell’immensa fortuna che abbiamo nell’avere in mezzo a noi la presenza stessa
del Signore che si fa pane spezzato e che si dona.
Cosa ci è successo?
Perché è così difficile partecipare ad una celebrazione in cui si respiri la fede?
Perché i nostri preti, invece di parlare della Parola, ci inondano di inutili parole
e di astratti concetti teologici, o giocano a fare gli intrattenitori simpaticoni?
Perché le persone che abbiamo intorno, troppo spesso, sono solo degli anonimi
spettatori con i quali non abbiamo nulla da spartire?
Oggi è giorno per tornare all’essenziale, per ridire la fede della Chiesa; noi
crediamo nella presenza di Cristo in mezzo alla sua comunità, nel segno
efficace dell’Eucarestia, nella Parola che riecheggia nei nostri cuori.
Un altro cibo è stato dato al popolo in fuga dall’Egitto.
Un cibo che non aveva più nulla a che vedere con le cipolle degli egiziani.
Un cibo inatteso e misterioso che il popolo riconosce come donato direttamente da Dio.
Abbiamo bisogno di nutrirci.
Di cibo, ovvio, ma anche di affetto, di luce, di senso, di felicità e di libertà.
E questo cibo manca; quante persone muoiono per inedia spirituale!
Si spengono interiormente!
Manca il cibo che ci permette di camminare, di capire il grande mistero che
resta l’esistenza di ognuno di noi!
È Dio che ci dona il pane del cammino verso la pienezza, verso l’eternità, verso la luce.
E noi ci hanno costretti in questo periodo a rimanerne senza e, rimanere senza Dio.
Perché è Dio che si fa pane.
Un pane capace di renderci uniti.
È una comunità vivace, quella di Corinto, ma anche molto rissosa.
Persone di carattere diverso, di condizione sociale diversa faticano, dopo avere
incontrato il Signore, a trovare sufficienti ragioni per costruire comunione.
Proprio come accade oggi, quando la Chiesa Italiana, troppo spesso, dà
l’impressione di un’appartenenza esteriore, di una crescente rissosità (politica,
anzitutto), di una contrapposizione fra esperienze diverse, fra entusiasti e
prudenti, fra conservatori ed innovatori.
Fatevi un giro su Internet o partecipate a un pranzo fra preti per accorgervi,
purtroppo, che anche fra cristiani si alzano i toni, si assegnano patentini di
ortodossia, si difendono papi o Concili, riti o leader carismatici.
E Paolo ha una felice intuizione; se ci frammentiamo così tanto, prendiamo
il frammento che ci unisce. Bravo Paolo.
Il pane spezzato riporta all’unità, all’essenziale, al centro.
Siamo cristiani perché Cristo ci ha chiamato, ci ha scelto.
La Chiesa non è il club dei bravi ragazzi che pregano Dio, ma la comunità
dei diversi radunati nell’unico.
L’Eucarestia, allora, diventa il catalizzatore dell’unità.
Nell’impegnativo discorso fatto da Gesù dopo la moltiplicazione dei pani in
Giovanni, Gesù parla esplicitamente della sua carne da mangiare e del
suo sangue da bere.
Discorso scandaloso, incomprensibile, che pure preannuncia il gesto che, da lì
a qualche tempo, compirà come ultimo dono fatto alla comunità.
In Israele la carne è segno della debolezza e della fragilità umana; non dobbiamo
scandalizzarci per la povertà delle nostre comunità, per la pochezza del Vangelo
così come viene vissuto dai cristiani.
Il Verbo si fa carne, si consegna alle mani di un povero prete.
In Israele il sangue porta la vita, è impensabile cibarsi di animali soffocati nel
proprio sangue.
Gesù chiede ai discepoli di condividere la sua stessa vita.
Ecco cos’è l’Eucarestia.
Non è un problema di lingua o di rito, ma di fede.
Certo; sarebbe cento volte meglio se le nostre assemblee fossero più accoglienti,
cantassero canti più belli e intonati, e se le nostre Chiese fossero davvero luoghi
ospitali che invitano ad alzare lo sguardo.
Ma è inutile illudersi; quello che ancora manca alle nostre liturgie è la certezza
che il Signore si rende presente.
Manca la fede purtroppo, quella vera.
Se solo sapessimo capire che alla Domenica, quando andiamo a Messa,
non è una cosa da fare per abitudine, ma un invito che il Signore ci fa per
far parte del suo convitto, siamo invitati alla sua mensa di nozze, le sue
nozze che fa con noi suoi figli.
Buona Domenica del Corpus Domini e buon Matrimonio con il Signore amici, Fausto.


venerdì 12 giugno 2020

Il Vangelo del Sabato 13 Giugno 2020


Della 10° settimana del Tempo Ordinario.
S. Antonio di Padova, sacerdote e dottore della Chiesa.
Prima lettura dal primo libro dei Re (19,19-21)
In quei giorni, Elìa, [disceso dal monte di Dio, l’Oreb] trovò Elisèo, figlio di Safat.
Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo.
Elìa, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello.
Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elìa, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre
e mia madre, poi ti seguirò».
Elìa disse: «Va’ e torna, perché sai che cosa ho fatto per te».
Allontanatosi da lui, Elisèo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo
dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse.
Quindi si alzò e seguì Elìa, entrando al suo servizio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (5,33-37) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete anche inteso che fu detto agli
antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”.
Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per
la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città
del grande Re.
Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco
o nero un solo capello.
Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”; “No, no”; il di più viene dal Maligno».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Quanto è difficile essere sinceri!
E quanto è impegnativo essere autentici nella nostra vita!
Il nostro mondo ci spinge sempre all’esterno, a dare un’immagine di noi
stessi modellata sui desideri delle persone e sulle convenzioni sociali.
Siamo così poco liberi di essere veramente noi stessi.
E poche persone vogliono veramente esserlo davvero.
Gesù chiede ai discepoli un atteggiamento di trasparenza, di assoluta verità,
un linguaggio che non sia arrogante ma che non ceda a compromessi, che
non sia opportunista.
Un linguaggio diretto e schietto, un linguaggio che affondi le sue radici nell’anima.
No, non abbiamo bisogno di giurare, siamo sufficientemente adulti per dire la
verità anche quando è scomoda, anche quando ci giudica.
Parlare chiaro non significa dare le perle ai porci, non significa che tutti devono
sapere tutto di noi.
Siamo sinceri sempre, ma non sempre diamo fiducia a chi non se lo merita.
Perché la fiducia è una cosa seria, a volte possiamo avere dei dubbi che solo
la preghiera ci può dissolvere.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 11 giugno 2020

Il Vangelo del Venerdì 12 Giugno 2020


Della 10° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal primo libro dei Re (19,9a.11-16)
In quei giorni, [Elìa, giunto al monte di Dio, l’Oreb,] entrò in una caverna per
passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore: « Esci e férmati
sul monte alla presenza del Signore».
Ed ecco che il Signore passò.
Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce
davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento.
Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.
Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco.
Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera.
Come l’udì, Elìa si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò
All’ingresso della caverna.
Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: «Che cosa fai qui, Elìa?».
Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché
gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari,
hanno ucciso di spada i tuoi profeti.
Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita».
Il Signore gli disse: «Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco;
giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram.
Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Elisèo, figlio
di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (5,27-32) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Non
commetterai adulterio”.
Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso
adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te:
ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo
corpo venga gettato nella Geènna.
E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te:
ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo
corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”.
Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione
illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata,
commette adulterio».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
È esigente Gesù, forse.
Quante volte ci avviciniamo alla fede come se Dio fosse l’Agenzia delle Entrate;
le tasse bisogna pur pagarle, ma meno se ne pagano e meglio è.
Negli affetti, ad esempio; qualche pensiero osceno non fa certo male, qualche
fantasia non procura danni, tanto poi resto fedele al mio coniuge.
Gesù propone un atteggiamento diverso; Dio ha voluto sin dall’inizio la coppia,
un uomo e una donna (per buona pace dei pro gay), che si amassero per tutta la
vita, compagni di viaggio verso la pienezza.
L’interpretazione riduttiva e maschilista del rapporto di coppia non è il sogno
di Dio, non è il progetto che Egli ha voluto.
Gesù ce lo ricorda, dicendo che vale la pena di sacrificare ogni cosa per perseguire
questo sogno, per realizzare questo progetto, ricordando all’uomo che, la donna,
non è un suo oggetto da trattare a suo piacimento, ma da amare di un amore vero.
Prendiamo sul serio le parole del Maestro; la fede può davvero illuminare e cambiare
radicalmente la nostra vita, anche quando si tratta della vita affettiva e di coppia.
Che bello poterlo dire in questi fragili tempi in cui si ha paura di amare!
Amiamo amici, fino all’inverosimile, perché, quando si arriva ad una certo età,
come sono arrivato io, se hai amato veramente, la tua anima sarà veramente
in pace, con te stesso e soprattutto con il Signore, se vi è difficile, fatevi
aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 10 giugno 2020

Il Vangelo del Giovedì 11 Giugno 2020


Della 10° settimana del Tempo Ordinario.
S. Bàrnaba, apostolo.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (11,21b-26;13,1-3)
In quei giorni, [in Antiòchia], un gran numero credette e si convertì al Signore.
Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono
Bàrnaba ad Antiòchia.
Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare,
con cuore risoluto, fedeli al Signore, da uomo virtuoso qual era e pieno di
Spirito Santo e di fede.
E una folla considerevole fu aggiunta al Signore.
Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo: lo trovò e lo condusse 
ad Antiòchia. Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente.
Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani.
C'erano nella Chiesa di Antiòchia profeti e maestri: Bàrnaba, Simeone detto Niger,
Lucio di Cirene, Manaèn, compagno d'infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo.
Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo
disse: «Riservate per me Bàrnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho chiamati».
Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (10,7-13) anno pari.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo
che il regno dei cieli è vicino.
Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio,
né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi
finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto.
Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne
è degna, la vostra pace ritorni a voi».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Barnaba, che celebriamo oggi, è una delle figure di riferimento della primitiva
comunità cristiana.
La sua storia coinvolge e commuove ancora; Barnaba è diventato discepolo,
ha venduto un campo per aiutare la comunità, è l’unico ad avere avuto il
coraggio di andare a cercare Saulo e a garantire per lui.
Lo ha accompagnato durante i suoi primi viaggi missionari e, soprattutto,
è passato alla storia per essere un grande incoraggiatore.
Figlio dell’esortazione, Barnaba ha saputo sostenere le neonate comunità cristiane
pagane guardate con parecchia diffidenza da Gerusalemme.
Di quanti “Barnaba” abbiamo bisogno, oggi.
Nella Chiesa, anzitutto, dove è frequente incontrare persone severe, censori
implacabili, spara sentenze che, in nome dell’ortodossia e della presunta tradizione
rilasciano patentini di cattolicità.
Perciò, imitiamo Barnaba, facciamo vedere al mondo che non abbiamo bisogno
di patentini per essere dei discepoli del Maestro, ma solo il fuoco nel nostro cuore,
innamorati del Risorto, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.