sabato 18 aprile 2020

Il Vangelo di Domenica 19 Aprile 2020


Della 2° Domenica del Tempo di Pasqua.
Della Divina Misericordia.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (2,42-47)
[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell'insegnamento degli
apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.
Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le
loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case,
prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il
favore di tutto il popolo.
Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla prima lettera di san Pietro apostolo (1,3-9)
Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande
misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti,
per una speranza viva, per un'eredità che non si corrompe, non si macchia e
non marcisce.
Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante
la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell'ultimo tempo.
Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po' di tempo,
afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa
dell'oro-destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco-torni a vostra lode,
gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà.
Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui.
Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta
della vostra fede: la salvezza delle anime.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31) anno A.
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte
del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù,
stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».
Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco.
E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi!
Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».
Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo.
A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non
perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù.
Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!».
Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il
mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso.
Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!».
Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua
mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».
Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».
Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non
hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati
scritti in questo libro.
Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio
di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
È risorto.
Abbiamo lungamente atteso la notizia passata da bocca a orecchio, ci siamo
preparati in questi quaranta giorni.
Non abbiamo potuto cantare durante la notte Pasquale e non potremo ripeterlo
purtroppo, durante gli otto giorni che seguono, a causa di questa pandemia che
non ci permette di assistere alle celebrazioni.
È risorto!
Lo credo, lo credo con ogni mia fibra.
Credo che Gesù sia vivo, accessibile, incontrabile.
Credo che Egli sia raggiungibile e che abiti nei mille segni che ci ha lascito.
Non come sbiadito ricordo ma come misteriosa (misterica) presenza.
Eppure; come vorrei poterlo vedere! E conoscere! E abbracciare!
Così le prime comunità cristiane, morti gli apostoli, desideravano in cuor loro.
È allora che Giovanni l’evangelista ha deciso di raccontare la storia di uno
degli apostoli, Tommaso.
Beato non perché ha visto ciò che noi non vediamo.
Ma perché ha creduto senza vedere.
Esattamente come accade a noi.
Gesù, la sera di Pasqua, appare ai suoi.
Manca Tommaso.
Quando torna, i suoi amici gli danno la notizia, confusi e stupiti, raggianti
e pieni di entusiasmo.
È gelida la risposta di Tommaso.
No, non crede. Non crede a loro.
Loro che dicono che Gesù è risorto, dopo essere fuggiti come conigli, senza pudore.
Non crede, Tommaso, alla Chiesa fatta da insopportabili uomini fragili che, spesso,
nemmeno sanno riconoscere la propria fragilità.
Non crede ma resta, e fa bene.
Non fugge la compagnia della Chiesa, non si sente migliore.
Rassegnato, masticato dal dolore, segnato dal sogno infranto, ancora resta. Tenace.
Torna Gesù, apposta per lui.
So che hai molto sofferto, Tommaso. Anch’io, guarda qui.
Gli mostra le mani, il Risorto, trafitte dai chiodi.
Ora cede, Tommaso, il grande credente.
Si getta in ginocchio, piange, come un bambino che ritrova i propri genitori.
Piange e ride e, primo, professa la fede che sarà di tutti; Gesù è Signore e Dio.
Può il dolore avvicinarci a Dio?
Sì, se scopriamo che Dio lo condivide senza riserva.
Il Risorto, ormai, lo riconosciamo solo attraverso dei segni; le bende, la voce,
il pane spezzato, il segno della pesca.
Ma anche le ferite del Risorto, la partecipazione al dolore di Dio diventano segno.
Gioca con noi l’evangelista.
È un crescendo di titoli rivolti a Gesù, il suo vangelo.
Come una piccola traccia fatta di briciole che ci conducono alla pienezza della verità.
I primi due discepoli lo hanno chiamato Rabbì (Gv 1,38), poco dopo Andrea dice
a Simone di avere trovato il Messia (Gv 1,41), Natanaele osa chiamarlo Figlio
di Dio (Gv 1,49), i samaritani lo proclamano salvatore del mondo (Gv 4,43)
e la gente lo acclama come un profeta (Gv 6,14).
Per il cieco guarito egli è il Signore (Gv 9,38) e Pilato gli attribuisce il titolo
di re dei giudei (Gv 19,19).
Ma è Tommaso ad avere l’ultima parola proclamandolo mio Signore e mio Dio,
un’espressione che la Bibbia attribuisce solo a Jahwé (Sal 35,23).
L’incredulo, in realtà, si dimostra il più credente di tutti perché crede anche
senza avere visto.
Nessun vantaggio per chi c’era, dice Giovanni, anche noi, come gli apostoli,
possiamo fare esperienza totale di Dio.
Giovanni conclude il suo scritto dicendo che l’esperienza di fede nel risorto
è comune a molti.
Molti segni sono successi e molti ne succederanno, e i Vangeli possono essere
scritti da ognuno di noi, ogni volta che facciamo esperienza del risorto nei
segni della sua presenza, l’eucarestia anzitutto.
E la misericordia, la compassione di Cristo diventano il grande segno dell’amore
di Dio verso di noi.
E la misericordia che noi abbiamo verso gli altri diventano segno dell’amore
di Dio per gli uomini.
E ogni vita diventa sacramento.
Come quella di Papa Giovanni e di Papa Giovanni Paolo.
Due giganti nella fede, diversi, vissuti in epoche diverse, ma entrambi travolti
dalla compassione e testimoni fedeli del vangelo.
Giovanni con la sua bontà, sacramento di vicinanza rimasto impresso nel cuore di molti.
Giovanni Paolo con la sua energia e con la sua impressionante tenacia durante la malattia.
Vite divenute segni.
No, non abbiamo bisogno di vedere e di toccare per credere.
Cristo risorto ci raggiunge e ci tocca attraverso la delicatezza dei fratelli
che ci pone accanto.
Animo, fratelli scoraggiati, la misericordia ci salva e, ci aiuta ad
amare veramente, Santa Domenica amanti del Signore Fausto.

venerdì 17 aprile 2020

Il Vangelo del Sabato 18 Aprile 2020


Ottava di Pasqua.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (4,13-21)
In quei giorni, i capi, gli anziani e gli scribi, vedendo la franchezza di Pietro e
di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione,
rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù.
Vedendo poi in piedi, vicino a loro, l'uomo che era stato guarito, non sapevano
che cosa replicare.
Li fecero uscire dal sinedrio e si misero a consultarsi fra loro dicendo: «Che
cosa dobbiamo fare a questi uomini?
Un segno evidente è avvenuto per opera loro; esso è diventato talmente noto
a tutti gli abitanti di Gerusalemme che non possiamo negarlo.
Ma perché non si divulghi maggiormente tra il popolo, proibiamo loro con
minacce di parlare ancora ad alcuno in quel nome».
Li richiamarono e ordinarono loro di non parlare in alcun modo né di
insegnare nel nome di Gesù.
Ma Pietro e Giovanni replicarono: «Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire
a voi invece che a Dio, giudicatelo voi.
Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato».
Quelli allora, dopo averli ulteriormente minacciati, non trovando in che modo
poterli punire, li lasciarono andare a causa del popolo, perché tutti glorificavano
Dio per l'accaduto.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (16,9-15) anno pari.
Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima
a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni.
Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto.
Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino
verso la campagna.
Anch'essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per
la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che
lo avevano visto risorto.
E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Il Signore è Risorto!
Le donne cercano un crocefisso per imbalsamarlo ma Lui è vivo e presente
in mezzo a noi.
Il Vangelo di Marco si chiude con le donne intimorite che non dicono nulla,
i versetti successivi sono un’aggiunta posteriore; qualcuno si è reso conto
che la chiusura del Vangelo era troppo brusca.
Eppure Marco aveva le sue ragioni; non è evidente la risurrezione,
non è scontata la fede.
Ci vuole tutta la vita per prendere coscienza che Gesù è vivo.
Io sinceramente amici, faccio ancora tanta fatica.
Luca stesso, nel racconto di Emmaus, ci dice che il racconto delle donne era
parso agli apostoli come un vaneggiamento di donne emotivamente instabili.
Non basta che qualcuno ci annunci la resurrezione di Cristo per convertire
il nostro cuore!
La fede è e resta una proposta, una testimonianza.
Poi sta a noi fare il salto successivo.
Qualche discepolo della seconda generazione, allora, ha pensato bene di
aggiungere un finale che riassumesse le apparizioni del Risorto raccontate
dagli altri evangelisti, un riassunto da mandare a memoria.
Ma ancora non è stato facile per me, che per riuscirci ho dovuto pregare tanto.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 16 aprile 2020

Il Vangelo del Venerdì 17 Aprile 2020


Ottava di Pasqua.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (4,1-12)
In quei giorni, Pietro e Giovanni stavano parlando al popolo, [dopo la guarigione
dello storpio,] quando sopraggiunsero i sacerdoti, il comandante delle guardie del
tempio e i sadducèi, irritati per il fatto che essi insegnavano al popolo e annunciavano
in Gesù la risurrezione dai morti.
Li arrestarono e li misero in prigione fino al giorno dopo, dato che ormai era sera.
Molti però di quelli che avevano ascoltato la Parola credettero e il numero degli
uomini raggiunse circa i cinquemila.
Il giorno dopo si radunarono in Gerusalemme i loro capi, gli anziani e gli scribi,
il sommo sacerdote Anna, Càifa, Giovanni, Alessandro e quanti appartenevano
a famiglie di sommi sacerdoti.
Li fecero comparire davanti a loro e si misero a interrogarli: «Con quale potere
o in quale nome voi avete fatto questo?».
Allora Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani,
visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè
per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d'Israele:
nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato
dai morti, costui vi sta innanzi risanato.
Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata
la pietra d'angolo.
In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato
agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (21,1-14) anno pari.
In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade.
E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo,
Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli.
Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare».
Gli dissero: «Veniamo anche noi con te».
Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano
accorti che era Gesù.
Gesù disse loro: «Figlioli, non avete a da mangiare?».
Gli risposero: «No».
Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete».
La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci.
Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!».
Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi,
perché era svestito, e si gettò in mare.
Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci:
non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.
Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso ora».
Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di
centocinquantatrè grossi pesci.
E benché fossero tanti, la rete non si spezzò.
Gesù disse loro: «Venite a mangiare».
E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano
bene che era il Signore.
Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.
Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Pietro torna indietro, ricomincia da capo.
Quella pesca a Cafarnao è segno di un ritorno al passato, come se Gesù fosse
una parentesi ormai da chiudere.
Ma non resta solo, i suoi amici lo raggiungono, gli sono vicini.
La pesca è un disastro, non c’è mai limite al peggio.
Ma alla fine della notte più fallimentare, il Signore ci aspetta, (sembra proprio
la mia storia), con pazienza, con affetto.
Un viandante attacca bottone e osa; riprendete il largo, come, scusa?
E i discepoli che si guardano in silenzio, a lungo.
Cosa ha detto?
Di prendere il largo?
Tre anni prima era accaduta una cosa simile, lo stesso lago, le stesse parole.
Lo fanno, senza fiatare, senza parlare, un tumulto nel petto.
E accade.
Pesci come se piovesse.
Un segno, il segno.
È di nuovo Lui, il Risorto, è venuto apposta per salvare Pietro e noi dal
suo e nostro dolore.
Immancabilmente avremo delle perplessità, ma la preghiera ci aiuterà.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 15 aprile 2020

Il Vangelo del Giovedì 16 Aprile 2020


Ottava di Pasqua.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (3,11-26)
In quei giorni, mentre lo storpio guarito tratteneva Pietro e Giovanni, tutto il popolo,
fuori di sé per lo stupore, accorse verso di loro al portico detto di Salomone.
Vedendo ciò, Pietro disse al popolo: «Uomini d'Israele, perché vi meravigliate
di questo e perchè continuate a fissarci come se per nostro potere o per la nostra
religiosità avessimo fatto camminare quest'uomo?
Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha
glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a
Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo
e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino.
Avete ucciso l'autore della vita, ma Dio l'ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni.
E per la fede riposta in lui, il nome di Gesù ha dato vigore a quest'uomo che voi
vedete e conoscete; la fede che viene da lui ha dato a quest'uomo la perfetta
guarigione alla presenza di tutti voi.
Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi.
Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti,
che cioè il suo Cristo doveva soffrire.
Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati
e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed
egli mandi colui che vi aveva destinato come Cristo, cioè Gesù. Bisogna che
il cielo lo accolga fino ai tempi della ricostituzione di tutte le cose, delle quali
Dio ha parlato per bocca dei suoi santi profeti fin dall'antichità.
Mosè infatti disse: "Il Signore vostro Dio farà sorgere per voi, dai vostri fratelli,
un profeta come me; voi lo ascolterete in tutto quello che egli vi dirà.
E avverrà: chiunque non ascolterà quel profeta, sarà estirpato di mezzo al popolo".
E tutti i profeti, a cominciare da Samuèle e da quanti parlarono in seguito,
annunciarono anch'essi questi giorni.
Voi siete i figli dei profeti e dell'alleanza che Dio stabilì con i vostri padri,
quando disse ad Abramo: "Nella tua discendenza saranno benedette tutte
le nazioni della terra".
Dio, dopo aver risuscitato il suo servo, l'ha mandato prima di tutto a voi per
portarvi la benedizione, perché ciascuno di voi si allontani dalle sue iniquità».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (24,35-48) anno pari.
In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò
che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e
disse: «Pace a voi!».
Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma.
Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?
Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!
Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho».
Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore,
disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?».
Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi:
bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè,
nei Profeti e nei Salmi».
Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta
scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome
saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati,
cominciando da Gerusalemme.
Di questo voi siete testimoni».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
La nostra testimonianza rende presente il Signore che annunciamo.
Ascoltare la testimonianza di chi si è convertito ci spinge a credere,
a cercare anche noi il Signore Gesù.
E il Risorto porta la pace e il perdono; pace che sperimentiamo nell’essere amati,
perdono che riceviamo e che diventiamo capaci di donare con abbondanza.
Da Gerusalemme i discepoli devono cominciare a rendere testimonianza
al Risorto; la loro città, il luogo che si è rivelato ostile.
Siamo chiamati a rendere testimonianza al Signore là dove viviamo, anche in
un contesto poco accogliente, come lo è il mio profilo, che dà fastidio a qualcuno,
ma non per questo mi fermo, anzi, continuo a rendere testimonianza della
grazia che ho ricevuto.
Il Signore Risorto ci apre (almeno si spera), la mente all’intelligenza delle Scritture,
riusciamo a capire in profondità la Parola, come rivolta a ciascuno di noi.
Se apriamo il nostro (e questo è molto difficile da fare purtroppo), cuore al
soffio dello Spirito il Signore Risorto ci permette di accogliere la Scrittura come
una Parola nuova, capace di rendere presente e vivo il Signore in mezzo a noi.
È bellissimo amici, io l’ho provato ed è fantastico e, per riuscirci meglio,
solo la preghiera ci può aiutare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 14 aprile 2020

Il Vangelo del Mercoledì 15 Aprile 2020


Ottava di Pasqua.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (3,1-10)
In quei giorni, Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle
tre del pomeriggio.
Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano
ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l'elemosina
a coloro che entravano nel tempio.
Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio,
li pregava per avere un'elemosina.
Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda
verso di noi».
Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa.
Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do:
nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!».
Lo prese per la mano destra e lo sollevò.
Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise
a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.
Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e riconoscevano che era colui
che sedeva a chiedere l'elemosina alla porta Bella del tempio, e furono ricolmi
di meraviglia e stupore per quello che gli era accaduto.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (24,13-35) anno pari.
Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana,] due [dei discepoli]
erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri
da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e
camminava con loro.
Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra
voi lungo il cammino?».
Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo
tu sei forestiero a Gerusalemme!
Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?».
Domandò loro: «Che cosa?».
Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere
e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre
autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso.
Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò,
sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.
Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla
tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche
una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo.
Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto
le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti!
Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?».
E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò
che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse
andare più lontano.
Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto».
Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò
e lo diede loro.
Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero.
Ma egli sparì dalla loro vista.
Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre
egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono
riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero
il Signore è risorto ed è apparso a Simone!».
Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano
riconosciuto nello spezzare il pane.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Meditiamo ora, anzi sfogliamo la stupenda pagine di Emmaus.
Vorrei qui invogliarvi a contemplare un poeta, questo poeta è Gesù.
Gesù che tutto annota, di tutto si commuove, di tutto fa tesoro: “Un giglio
nel campo, un tralcio nuovo sul tronco della vite, i pulcini sotto le ali della
chioccia, una pecora che si smarrisce, un agnello appena nato, il fico che
non fa frutto, le campagne ricoperte di messi e di spighe bionde,
l’acqua viva dei torrenti.
Gesù conserva tutto nel cuore, per restituircelo in parabole, in paragoni,
con un’efficacia e una attrattiva misteriosa.
Perciò sarebbe giusto che tutti noi spalancassimo l’animo alla sensibilità
di Gesù, alla sua capacità di amare tutti noi, alla sua capacità di istruirci
attraverso le sua Parola.
Dobbiamo far sì che il nostro ascolto delle sue parole non sia mai banale,
superficiale, ma intenso, sempre fervido, che la lettura delle pagine Sacre
ci convertisse ogni volta, e ogni volta ci faccia ardere il cuore come
ai pellegrini di Emmaus.
Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio
distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano
di tutto quello che era accaduto.
Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e
camminava con loro.
Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.
Ed Egli disse loro: “Che sono questi discorsi che state facendo fra voi
durante il cammino?”.
Si fermarono col volto triste; uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: “Tu solo
sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto
in questi giorni?”. Domandò: “Che cosa?”.
Gli risposero: “Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente
in opere e parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti
e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi
lo hanno crocifisso”. (Luca 24,13-20)
Penso che la pagina di Emmaus tocchi in profondità ciascuno di noi.
È una delle pagine più belle di San Luca.
Da tutto il racconto traspare che il personaggio senza nome è l’autore
stesso del Vangelo, Gesù.
Lui e Cleopa sono i protagonisti di questo episodio che ha sconvolto non soltanto
la mentalità dei due discepoli, ma anche la mentalità degli apostoli, ma credo
che riesca a sconvolgere tutti coloro che si fermano davanti a questa pagine.
Il Vangelo ci presenta una strada, ci presenta due uomini che camminano
su questa strada, tristi, avviliti, sfiduciati.
La strada di Emmaus parte da un punto, quello delle speranze morte,
le speranze infrante.
Quella strada, la strada che va verso Emmaus, è un pò la strada di ciascuno
di noi, è un pò la strada della nostra civiltà, è un pò la strada della nostra
mentalità, la strada del mondo di oggi che cammina all’insegna del
pessimismo, dell’amarezza, dello scoraggiamento.
Noi speravamo che fosse Lui a liberare Israele, dicono i due pellegrini.
Quanta amarezza in questa espressione dei due che camminano!
E camminano tristi al tramonto del giorno in cui è esplosa la Resurrezione.
È l’assurdità dei cristiani spenti, che camminano sulle strade del mondo
portando la tristezza, mentre Cristo è risorto, mentre Cristo è vivente.
Alcune donne ci hanno sconvolti; sono venute a dirci di avere avuto anche
una visione di angeli, i quali affermano che Egli è vivo.
Mentre Cristo è vivo due uomini lo fuggono, si allontanano dal centro della
città per restare soli con la loro delusione.
Ma Cristo cammina dietro a loro.
Loro, quasi non se ne accorgono.
Forse un’ombra si intreccia fra le loro ombre, forse c’è un rumore di sassi
dietro i loro passi, ma loro non se ne accorgono Finche Cristo prende
l’iniziativa: “Che discorsi sono questi che vi scambiate?”.
I due si fermano, tristi: “Tu solo vieni da Gerusalemme e non sai che cosa è successo?
Un uomo nel quale si ponevano tutte le speranze e che anche noi
speravamo; è stato crocifisso”.
Allora Gesù li riprende con dolcezza.
E credo che questo sia un profondo insegnamento per ciascuno di noi; li riprende
e con loro sfoglia, se vogliamo, le pagine della Sacra Scrittura.
Cominciando da Mosè e dai profeti, spiega tutto quello che riguarda il Messia
e la sua sofferenza: “Non bisognava che il cristo sopportasse queste sofferenze
per entrare nella sua Gloria?”.
Il Rabbì di Nazareth è risorto anche come Maestro.
Sulla strada che porta al villaggio di Emmaus, i due disorientati pellegrini
ne sentono poco a poco l’ineffabile calore e l’efficacia.
Qualcosa comincia lentamente a disegnarsi nella mente dei due; e arrivano a Emmaus.
È il tramonto e la notte arriva in fretta, è necessario fermarsi in questo piccolo
villaggio; ma lo straniero fa come se dovesse proseguire.
Allora sgorga dal cuore di questi discepoli una preghiera: “Resta con noi
Signore, perché si fa sera!”.
E la sera si fa per tutti noi, c’è su tutte le giornate umane una sera; c’è sulle
civiltà che muoiono, c’è sulla storia che passa, c’è sulla vecchiaia che avanza,
sui capelli che imbiancano, sulle sofferenze che incombono, come in questo
momento triste e doloroso.
Su ogni strada si fa sera, per tutti.
Non esiste vita umana che non abbia una sera; se non altro, la sera della
delusione, la sera dell’amarezza, la sera dei limiti, la sera nella quale ci si
accorge che le creature non sono che creature.
Non è un pò la strada di tutti, la strada di Emmaus?
Nessuno di voi ha fatto l’esperienza della tristezza, dell’amarezza, della speranza morta?
Nessuno di voi ha conosciuto l’umidità delle lacrime nella notte che scendono?
Io si amici, tante e tante volte!
E nessuno di voi vorrebbe scoprire in questo momento l’urgenza di dire: “Resta
con noi”, a questo “Qualcuno” che ci fa toccare i nostri limiti, che ci fa incrociare
le nostre solitudini?
E allora, diciamoglielo ora, insieme, diciamolo qui a Lui, l’Unico, il
Necessario: “Rimani con noi, Signore!”.
Non perché oggi si è fatta sera, ma perché si fa sempre sera in noi,
intorno a noi, nel nostro cuore e nel cuore degli altri.
È una preghiera se vogliamo, dolcemente interessata, d’altra parte è la
preghiera genuina che fiorisce sulle labbra umane toccate dalla sera.
Ma Cristo ascolta anche questa preghiera e rimane con noi.
Ce lo dice San Luca, il pellegrino di Emmaus.
Cristo rimane e ci porta ad un appuntamento; ci dà appuntamento ad una mensa.
La sua proposta, dopo averci fatto comprendere il senso delle Scritture,
è il traguardo finale verso cui le Scritture portano; la Cena dove si spezza
il Pane; l’Eucaristia.
Dice il Vangelo: “Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero.
Ma Lui scomparve alla loro vista.
A questo punto c’è un gesto, ed è l’ultimo gesto che questi due discepoli compiono.
Hanno imboccato questa strada all’insegna della delusione, tornano indietro
su questa stessa strada all’insegna dell’entusiasmo.
Ritornano a Gerusalemme per dire a tutti che Cristo è veramente risuscitato,
che Cristo è vivo, che lo hanno veduto e gli hanno parlato!
È questo che bisogna ripetere tutti.
Quando uno ha scoperto Cristo non può non correre, anche se è lontano come
era lontano il villaggio di Emmaus; anche se è notte, deve correre, deve andare
dagli altri per dire: “Il nostro cuore ardeva mentre ci spiegava le Scritture e
lo abbiamo riconosciuto allo spezzare del Pane”.
Corriamo anche noi verso gli altri!
Quanti hanno bisogno di sentire che c’è Gesù!
Molti sono ancora all’imbocco della strada, molti sono ancora lontani da quella mensa.
E allora torniamo indietro a dir loro: “C’è Gesù che cammina sulla strada,
c’è Gesù con te, con me e con tutti noi”.
Non dare testimonianza agli altri che Cristo è risorto; sarebbe un tradimento
a Cristo, sarebbe mettere ancora una volta una pietra fredda sul sepolcro della
sua Risurrezione, sarebbe soffocare la Risurrezione.
Se avete visto Gesù, se lo avete scoperto, se Lui ha camminato con voi, se avete
sentito il vostro cuore ardere, palpitare mentre Lui vi parlava, allora dovete
sentire il bisogno di dirlo agli altri.
È questa la consegna di Emmaus: “Noi speravamo che fosse Lui a liberare
Israele; con tutto ciò sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.
Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevano
detto le donne, ma Lui non l’hanno visto”. (Luca 24,21-24)
Abbiamo letto che i due pellegrini di Emmaus sono fuggiti da Gerusalemme,
sono fuggiti dal prodigio della Risurrezione senza volersi rendere conto
che la storia è trasformata.
Se ne tirano fuori perché sono soli.
Abbiamo parlato più volte della solitudine.
Esiste una solitudine che è la più terribile, ed è la solitudine con noi stessi.
Questi uomini sono soli non perché non abbiano nessuno vicino; sono soli
soprattutto perché sono vuoti dentro, i loro orizzonti sono estremamente limitati.
Questa è la solitudine dei discepoli sulla strada di Emmaus.
Aspettavano la restaurazione del Regno di Israele e hanno avuto una disfatta.
Aspettavano forse posti di privilegio, magari nella reggia di questo Rabbì,
e invece sono stati testimoni della croce.
Allora fuggono amareggiati, quasi scandalizzati, e prendono la strada della
campagna, la strada dell’evasione.
Perché quando c’è solitudine dentro di noi, si evade.
Ci sono tante forme di evasione.
Ci sono le evasioni dal frastuono, ci sono le evasioni dalle amicizie indesiderate;
ci sono le evasioni dalle unioni difficile, ci sono le evasioni dalle unioni dove
il marito o il compagno, che l’unica cosa che riesce a fare è alzare le mani sua
mogli o sulla sua compagna, ma non per coccolarla, ma per picchiarla, ci sono
le evasioni dalle telenovele; ci sono le evasioni dalla TV spazzatura,
ci sono tante evasioni.
Non c’è pienezza dentro di noi; e allora si va questuando fuori, questo
qualcosa che ci manca dentro, si cerca qualcosa, “per uso esterno”.
Noi andiamo sempre alla ricerca di una medicina per uso esterno; non vogliamo
penare, far fatica dentro di noi, e cerchiamo qualcosa che non ci faccia soffrire.
Non vorremmo far fatica a stare svegli e chiediamo ad una compressa che ci
faccia dormire.
Non vorremmo fare il sacrificio di essere genitori e chiediamo di diventare
assassini dei figli concepiti.
Non vorremmo sacrificarci per i nostri figli, perché c’è di mezzo la carriera,
perché si vuole essere indipendenti e allora bisogna per forza di cose lavorare
in due altrimenti i soldi non bastano per i divertimenti, allora si chiede aiuto
agli asili nido, alle tate per i figli che tante volte diventano le tate anche dei
papà dei bambini, per poi dividere la famiglia, tutto per colpa dei figli,
quante colpe hanno questi figli!
Mi domando; ma non è che questa epidemia ci serva per riscoprire l’amore;
l’amore per la nostra famiglia, nostra moglie o marito, i nostri figli, i nostri
genitori, il prossimo ed alla fine, per il Signore?
Sarebbe fantastico.
Sempre dall’esterno le nostre evasioni, sempre all’esterno andiamo a elemosinare.
E così si cammina sulla strada che è la strada del vuoto, della solitudine.
Credo che ognuno di noi abbia sperimentato la solitudine delle evasioni da Dio.
Abbiamo puntato tutto sulla felicità umana, sull’onestà umana, sulla legge
umana, sull’amore umano.
E invece quante cose sono scomparse, o si sono infrante, o ci hanno lasciato!
Abbiamo creduto alle parole e le parole sono morte, ci siamo attaccati
a qualcosa che non reggeva, e ci siamo sentiti soli; mentre se vogliamo
c’è una presenza tutta per noi.
C’è una presenza continua che si offre, che bussa ai cuori degli uomini,
specialmente quando i cuori degli uomini avvertono le delusioni, i crolli.
Cristo però è sulla nostra strada per risollevarci a sé e farci ardere il cuore.
Non dobbiamo perciò andare ad elemosinare fuori, all’esterno, la medicina
che attende di riversarsi in noi, di cambiare la nostra storia, di riscaldare
il nostro cammino, ce l’abbiamo a portata di mano è lì assieme con noi
che cammina con noi è Cristo Risorto.
Ed Egli disse loro: “Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!
Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare
nella sua gloria?”.
E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture
ciò che si riferiva a Lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, Egli fece come se
dovesse andare più lontano.
Ma essi insistettero: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno già volge al declino”.
Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, o spezzò
e lo diede loro.
Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero.
Ma Lui sparì dalla loro vista. (Luca 24,25-31)
La sera della Pasqua, Gesù Risorto apparve ai discepoli che erano rinchiusi
nel Cenacolo per paura dei giudei.
Questa apparizione è molto importante per tutto ciò che il Signore dice
e promette alla sua piccola Chiesa.
Ma è estremamente commovente anche il fatto che a Gesù non sia bastato
incoraggiare gli Apostoli nel Cenacolo, ma che alla stessa ora Egli abbia
voluto ricercare anche due pecorelle smarrite, abbia voluto raccattare due
dracme cadute, due anime disperse sui ciotoli di una strada.
Gesù fa tesoro di ogni anima.
E per due sole anime Egli prende la strada di Emmaus e sfoglia le Scritture.
Quì vorrei sottolineare una cosa significativa.
Cristo spiega le Scritture, è vero, ma i discepoli hanno soltanto bisogno di capirne
il senso, di saperle interpretare; non sembra che i due ignorino i testi Sacri.
Vuol dire che non sono come i cristiani di oggi, che hanno fermato la loro
educazione religiosa alla prima Comunione, crescendo nel corpo e
rimanendo piccoli nell’anima.
Esiste una specie di squilibrio di cui noi tutti siamo vittime e protagonisti.
È lo squilibrio tra il nostro sviluppo fisico e il nostro sviluppo religioso.
Dal punto di vista religioso siamo purtroppo dei neonati immaturi.
Crediamo di sapere qualche cosa e non sappiamo nulla.
Quanta ignoranza!
Come sarebbe importante anche per noi ricominciare da Mosè e approfondire la Scrittura!
Ricordiamoci che la fede non è un sentimento.
Ricordiamoci che la fede non è una tradizione.
Ricordiamoci che la fede è una conquista.
Quando dico che non è un sentimento, dico che non è un palpito del cuore.
Quando dico che non è una tradizione, dico che non è un’abitudine.
E quando dico che è una conquista, dico che si tratta di far sì che la nostra
intelligenza sia partecipe della nostra fede.
Si tratta di nutrire la fede non solo con il cuore, ma anche con la mente.
Quando ci tocchiamo la fronte facendo il segno di croce, quasi carichiamo
questo legno della croce sul nostro corpo, come per dire; la mia fede nasce
qui, dalla mia fronte, dalla mia intelligenza; poi diventerà fede che pulsa e
che riscalda il cuore; e poi diventerà luce operativa attraverso le mie braccia.
Soltanto dopo aver scoperto il Signore come Maestro, noi sentiremo che Lui
diventa per noi l’insostituibile, diventa per noi il rapporto irrinunciabile;
e questo rapporto avrà bisogno di sfogarsi in preghiera.
E non mi dite che non sapete pregare!
La preghiera non è una formula.
Ognuno prega come ama; e nella misura in cui uno ama, uno prega.
Perché la preghiera è un rapporto personale con questo “Tu”, che è Dio;
un rapporto irripetibile.
Non serve una scuola di preghiera, come non serve una scuola di amore;
ognuno ha un rapporto diverso con l’altro.
La meravigliosa sinfonia del paradiso, sarà ascoltare questo linguaggio
diverso di ogni cuore con il suo Dio, di ogni anima con Cristo.
Resta con noi, perché si fa sera!, pregarono i due pellegrini di Emmaus.
Ognuno ha la sua preghiera, come ognuno ha la propria anima, come
ognuno ha la sua ora di Emmaus.
Ed essi si dissero l’un l’altro: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre
conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?”.
E partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono
riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: “Davvero
il Signore è Risorto ed è apparso a Simone”.
Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come lo avevano
riconosciuto nello spezzare il pane. (Luca 24,32-35)
I due pellegrini di Emmaus tornarono a Gerusalemme per raccontare ogni
cosa agli Undici e a quelli che stavano riuniti con loro.
Il Vangelo di Luca si chiude qui.
Però vorrei invece, concludere con uno spunto particolare: “Allora ritornarono
a Gerusalemme dal monte degli Ulivi.
Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano.
C’erano Pietro, Giovanni, Giacomo e Andrea.
Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune
donne e con Maria, la Madre di Gesù”. (Dagli estratti degli Atti degli Apostoli)
Dunque, si può dedurre che la presenza di Maria fra gli Undici non si è mai
interrotta in Gerusalemme, dal Golgota in poi.
La comunione con Maria è stata certamente il dolce grembo della Chiesa nascente.
Maria ha portato nel suo grembo la Chiesa come portò in sé Gesù concepito.
Maria è Madre di Dio e Madre della Chiesa.
Allora perché non pensare che Lei fosse nel Cenacolo anche quella sera di
Pasqua, quando i due viandanti trafelati e commossi arrivarono da Emmaus?
Sì, Maria era là, mentre i due riferirono ogni cosa, la loro tristezza iniziale
e poi l’esplosione della loro gioia per aver incontrato e riconosciuto Gesù.
Mi pare particolarmente toccante immaginare Maria che ascolta il racconto
dei due pellegrini e partecipa al loro entusiasmo, alla loro gioia, al loro stupore.
Si è detto che la strada di Emmaus è la strada di tutti gli uomini, è la strada
di tutti noi, la strada dove Gesù si accompagna a noi.
Ora vorrei aggiungere che sulla nostra strada, sul percorso dei nostri dolori
e delle nostre gioie, c’è sempre la presenza dolcissima di Maria.
Non pensate che Maria partecipi soltanto al nostro pianto, alle tristezze che
tutti incontriamo, Maria partecipa anche alle nostre gioie.
Allora, la maternità di Maria è una maternità capace di godere dolcemente
con coloro che godono.
Maria non attende le occasioni della sofferenza per avanzare verso di noi,
non attende i momenti dolorosi per farsi vicina.
Essa ci offre la sua materna partecipazione, la sua celeste tenerezza, anche
nei momenti della nostra gioia.
Essa implora l’intervento del suo Divino Figliolo non solo quando spera di
evitarci la croce, ma anche quando spera di ottenerci una gioia.
Essa è non solo la; “Consolatrice degli afflitti”, ma è anche la; “Causa
della nostra gioia”, è Colei che chiede al Signore di trasformare l’acqua
in vino affinché la nostra festa sia piena.
Maria è la Madre di tutti i miracoli di Gesù sulla nostra strada.
E come là, nel Cenacolo, Essa brilla sulle tristezze e sulle gioie della Chiesa
nascente, possa Essa altrettanto brillare sul nostro cammino di fedeli!
Concludendo, si è detto che viene per tutti l’ora del buio interiore,
del dubbio e della delusione amara.
È questa l’ora di Emmaus ed è l’ora in cui Cristo, con dolcezza e tenerezza,
ci accompagna suscitando in noi il desiderio e la nostalgia di comprenderlo,
il bisogno di sentirci ardere il cuore.
Anche noi abbiamo bisogno che la nostra mente si apra, perché anche noi
siamo stolti e tardi di cuore.
Anche noi stentiamo ad accogliere pienamente la parola di Dio e a farla nostra.
Facciamo un esempio, quanti di noi possono dire di essere riusciti a leggere
e a capire tutto il Vangelo, e sentirsi in armonia con quello che si è letto.
Spesso invece non è così.
Anche nel Vangelo ci sono pagine che non siamo riusciti a fare nostre del tutto.
Perché? Perché siamo tardi di cuore!
Tardi a capire Gesù che ci rivela il Padre.
Ogni pagina del Vangelo trabocca di amore, ma noi non ce ne accorgiamo,
non ne facciamo tesoro.
Per fare un esempio; prendiamo la parabola della vigna.
A voler essere sinceri, un pò di ragione gliela diamo a quei poveri operai
della prima ora, scontenti di vedersi retribuire come quelli dell’ultima ora;
“Stolti e tardi di cuore, potrebbe dire anche a noi Gesù”.
E siamo davvero duri di cuore, altrimenti ci sarebbe facile comprendere il
cuore del padrone della vigna; ai tempi della parabola, la paga giornaliera
di un operaio dei campi bastava appena a sfamare le necessità di una famiglia;
il padrone della vigna volle promettere il giusto agli operai della prima ora,
ma volle andare incontro anche a quei poveri disgraziati che non avevano
trovato nessun lavoro per quel giorno.
Ecco, quella parabola la dovrebbero leggerla per bene i nostri governanti,
ora che siamo nella stessa situazione di quei disgraziati che il padrone della
vigna gli diede il salario anche se avevano lavorato una sola ora!
Chi avrebbe sfamato quelle bocche se il padrone, invece di averne pietà,
li avesse pagati solo con una miseria?
Egli fu benevolo con tutti coloro che aveva trovato sulla sua strada,
sia i fortunati della prima ora che gli sfortunati dell’ultima ora.
Fu ugualmente buono con tutti, perché essi avevano tutti uguale dignità
e uguale diritto ad essere sfamati.
E noi, stolti di cuore, siamo così cattivi da giudicare ingiusto che gli
sfortunati vengano sfamati come noi?
Siamo così cattivi da giudicare giusto che mentre noi ci sfamiamo,
gli altri restino affamati?
No, noi non sappiamo cos’è amare ne cos’è essere giusti.
Un altro esempio.
Pensiamo al fratello maggiore del figliol prodigo, pensiamo ai rimproveri
che lui rivolge al padre: “Non c’erano stati vitelli grassi e feste per lui”.
Per la verità, credo che questi rimproveri sarebbero usciti anche dalla nostra
bocca se fossimo stati al posto di quel figlio maggiore.
Duri di cuore davvero anche noi.
Perché noi non soffriamo nel vedere un’anima perdersi e abbruttirsi nel peccato,
non soffriamo per un’anima che si rovina nella corruzione e nel vizio; non ci
sentiamo feriti quando un fratello ferisce Dio, quando pecca contro Dio.
Se avessimo sofferto quanto soffrì il padre per quel figlio traviato, per quella
coscienza distrutta, per quella purezza infangata, avremmo fatto festa con
il padre, con la stessa gioia di lui!
Avremmo gioito anche noi per il ritorno del fratello prodigo, avremmo esultato
anche noi ad ascoltare quella confessione, quel pentimento: “Padre, ho
peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno”.
Ma noi siamo tanto cattivi da pensare ai vitelli grassi quando c’è un’anima
che si salva!
Noi non sappiamo amare, amiamo di più quelle cose che si devono amare di
meno e amiamo di meno le anime, che invece a Dio premono più di tutto.
E gli esempi potrebbero continuare.
Preghiamo allora, che Gesù non scompaia in noi, come scomparve alla vista
dei due discepoli di Emmaus, che Gesù resti con noi oltre il declino; che resti
con noi perché non si faccia sera nella nostra anima, che resti con noi per
educarci alla sapienza del cuore; che resti con noi, Lui, che ha preso un volto
per mostrarci il volto del Padre, Lui che ci ha parlato per farci intendere la
Parola del Padre, Lui che si è squarciato il cuore per farci intravedere il cuore
del Padre, Lui che ha avuto un solo desiderio, sempre presente, riportare tutto
e tutti al Padre, nel seno del Padre suo e nostro.
Rimani con noi, Signore! Non tramontare!
E sarà la nostra conversione alla gioia!
Amiamo amici, prendiamo esempio dal Signore e da Maria, magari anche
noi possiamo aiutare chi soffre con la nostra vicinanza, Fausto.
E visto il successo che hanno avuto queste mie meditazioni, pensavo di mettere
anche le mie riflessioni, che a causa delle nostre sofferenze, mi hanno portato
ad amare quella bellissima Parabola di Gesù: “Il figliol prodigo”, perciò,
datemi qualche giorno di tempo e poi le metterò sulla mia pagina, intanto preghiamo.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.