giovedì 2 aprile 2020

Il Vangelo del Venerdì 3 Aprile 2020


Della 5° settimana di Quaresima.
Prima lettura dal libro de profeta Geremìa (20,10-13)
Sentivo la calunnia di molti: «Terrore all'intorno!
Denunciàtelo! Sì, lo denunceremo».
Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta: «Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei
persecutori vacilleranno e non potranno prevalere; arrossiranno perché non
avranno successo, sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto, che vedi il cuore e la mente, possa
io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del
povero dalle mani dei malfattori.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (10,31-42) anno pari.
In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù.
Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del
Padre; per quale di esse volete lapidarmi?».
Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per una
bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: "Io ho detto: voi siete dèi"?
Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio-e la Scrittura
non può essere annullata-, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo
voi dite: "Tu bestemmi", perché ho detto: "Sono Figlio di Dio"?
Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche
se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre
è in me, e io nel Padre».
Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni
battezzava, e qui rimase.
Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno,
ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero».
E in quel luogo molti credettero in lui.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù deve essere lapidato per bestemmia; si è attribuito il nome di Dio.
Gesù chiede ragione con dignità di tanta ostilità nei suoi confronti.
I suoi avversari non sentono ragioni e non danno spiegazioni; è un
bestemmiatore perché si rivolge a Dio come se lo conoscesse da vicino.
E Gesù ancora argomenta (ma quanta pazienza ha?) citando un salmo in cui
Dio afferma; siete tutti dèi.
Niente da fare, Gesù è costretto a scappare, a ritirarsi nel deserto, non ha
alcuna possibilità di essere ascoltato e creduto.
Troppo innovativa la sua idea di Dio, troppo audace, troppo destabilizzante
perché venga accolta.
Anche noi, oggi, impegnati in un percorso di conversione a Dio, siamo
chiamati ad accogliere la novità del Vangelo (e non è sempre facile), che ci
presenta il volto di un Dio che si è raccontato in Gesù e che desidera che
ogni uomo diventi figlio luminosissimo del Padre, perciò, se fatichiamo,
facciamoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 1 aprile 2020

Il Vangelo del Giovedì 2 Aprile 2020


Della 5° settimana di Quaresima.
S. Francesco de Paola, eremita.
Prima lettura dal libro della Gènesi (17,3-9)
In quei giorni Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui: «Quanto
a me, ecco la mia alleanza è con te: diventerai padre di una moltitudine di nazioni.
Non ti chiamerai più Abram, ma ti chiamerai Abramo,
perché padre di una moltitudine di nazioni ti renderò.
E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te usciranno dei re.
Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione
in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua
discendenza dopo di te.
La terra dove sei forestiero, tutta la terra di Canaan, la darò in possesso per sempre
a te e alla tua discendenza dopo di te; sarò il loro Dio».
Disse Dio ad Abramo: «Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua
discendenza dopo di te, di generazione in generazione».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (8,51-59) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: se uno
osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno».
Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato.
Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: "Se uno osserva la mia parola,
non sperimenterà la morte in eterno''.
Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto?
Anche i profeti sono morti.
Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla.
Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ''È nostro Dio!'', e non lo conoscete.
Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore.
Ma io lo conosco e osservo la sua parola.
Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide
e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si
nascose e uscì dal tempio.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Chi ti credi di essere?
L’accusa, rivolta a Gesù, è la stessa, di ieri e di oggi.
E, stranamente, non aspettiamo la risposta, non la ascoltiamo veramente,
preferiamo darla noi in sua vece.
È un grande uomo del passato, un profeta incompreso, un pacifista illetterato,
ma niente dipiù.
Uno dei tanti eroi della storia finiti male, forse il migliore.
Gesù, provocato alla spasimo dai farisei sospettosi che mal digeriscono la sua
visione di Dio, quel nome che nessuno poteva nominare, che veniva sostituito
(come hanno fatto in qualche asilo nella recita Natalizia), durante la lettura della
Scrittura, che se scritto su una pergamena, questa non poteva essere distrutta.
Quel nome che nemmeno si poteva dire, Gesù se lo attribuisce; si prende per Dio.
La reazione del suo uditorio è più che comprensibile, lo sconcerto e la rabbia
sono proporzionali all’enormità dell’affermazione di Gesù.
Chi pretendi di essere?
Davanti a questa domanda anche noi dobbiamo interrogarci.
Anch’io amici, mi sono interrogato dopo ulteriori attacchi, da chi dà fastidio
quello che scrivo.
Gesù è un grande uomo della storia che si prende per Dio?
Allora è un pazzo e non vale la pena ascoltarlo.
Oppure è veramente chi Egli dice di essere?
Si amici, è veramente chi dice di essere e, io ne parlo (con buona pace a chi
do fastidio), perché Lui mi dice chi è veramente Dio, il Dio di Gesù.
Ma se anche a voi dà fastidio conoscere il Dio di Gesù di cui parlo, cancellatemi
dal vostro profilo, ma io pregherò sempre per voi.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

Eccovi amici, come promesso, una prima meditazione è sicuramente un assaggio e ne arriveranno delle altre, ho pensato di partire dalle Beatitudini, perchè, ognuno di noi deve sentirsi Beato e amato dal Signore.


Col cuore alle Beatitudini.
Da quando il Signore ha parlato dalla montagna delle Beatitudini, (era una
collina sulle sponde del lago di Tiberiade), si può dire che  ciascun uomo
è chiamato per nome, è chiamato a rispondere all’appello.
Beati i poveri di spirito! (Chiediamoci se possiamo dire: “Eccomi Signore, ci sono”.
Beati i miti! (Eccomi Signore, sono presente).
Beati i puri di cuore! (Eccoci Signore, ci siamo).
Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia! (Eccoci Signore, ci siamo).
Beati gli afflitti, perché saranno consolati! (Eccoci Signore, ci siamo).
Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia! (Eccoci Signore).
Chiediamoci se al martellare della Beatitudini, ad ogni annuncio, noi potremmo
dire al Signore: “Eccoci, siamo presenti, siamo qui”.
In verità Dio ha creato l’uomo per la bontà, quella bontà che si chiama santità.
Quando qualcuno ci incoraggia ad essere generosi, buoni, pazienti e noi
rispondiamo: “Non sono mica un santo”, diciamoci che non è vero; perché
siamo fatti per essere santi, siamo dotati di cuore per riconoscere nel sacrificio
il vertice della grandezza, siamo dotati di volontà per educarci alla mansuetudine
dei forti, siamo dotati di lumi per vedere nella purezza il bagliore avvincente
della luce autentica.
Siamo destinati alla santità, le Beatitudini sono il destino che non dobbiamo sfuggire.
C’è bisogno di meditarle però le Beatitudini, affinché entrino e restino nella nostra
coscienza; e poi c’è da far si che passino dalla nostra coscienza al nostro progetto di vita.
Ma io credo che si possa aggiungere un’altra Beatitudine che le unisce e le assimila
ed è questa: “Beati coloro che sanno scegliere”.
Perché in definitiva si tratta di fare una “scelta”, la scelta del Vangelo, la scelta
di essere poveri di spirito e umili di cuore, la scelta di essere puri, miti, limpidi,
onesti, generosi, in una parola; la scelta di essere santi.
Il cristiano vero è colui che sceglie di essere santo, è colui che sceglie di perdere
valori non essenziali, è colui che sa scegliere tutto ciò che garantisce la Beatitudine
autentica per l’oggi e per l’eternità.
Ma questa scelta non deve essere una scelta puramente intellettiva, deve essere
una scelta religiosa, una scelta innamorata.
Come l’ago della bussola punta a un polo, a un riferimento, così il cristiano nelle
sue scelte deve puntare a una Persona; a Cristo.
Non deve staccarsi da lì.
Le frecce del suo amore non devono puntare tanto ai valori, quanto al Dio dei valori.
Soltanto così li potrà centrare tutti ed evitare errori e deviazioni.
Cerchiamo Cristo, noi poveri della terra.
Mettiamolo al primo posto in ogni istante; nei nostri pensieri e desideri, nei nostri
atti, nelle nostre decisioni, nelle nostre rassegnazioni, nei nostri programmi,
ma soprattutto nella nostra vita quotidiana.
Cerchiamolo dovunque, sempre, nella nostra vita.
E forse, nell’ultimo momento della nostra esistenza, quando ormai le ombre
veleranno i nostri occhi, sentiremo ancora un ultimo brivido, un ultimo guizzo,
un ultimo desiderio di trovare Dio.
Finchè i nostri occhi si apriranno alla visione piena di Lui; e sarà l’ultima,
la perenne Beatitudine.
Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: “Beati voi poveri, perché
vostro è il regno di Dio.
Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi che ora piangete, perché riderete.                                                      
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando
e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del
figlio dell’uomo.
Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa
è grande nei cieli.
Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.
Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. (Luca 6.20-25).
Buona meditazione amici, ma non fermatevi al solo leggere; meditate ogni frase,
ogni singola parola che forse vi aiuterà a superare questo tremendo momento,
buona meditazione, aspettando la prossima che sto preparando Fausto.

martedì 31 marzo 2020

Il Vangelo del Mercoledì 1 Aprile 2020


Della 5° settimana di Quaresima.
Prima lettura dal libro del profeta Daniele (3,14-20.46-50.91-92.95)
In quei giorni il re Nabucodònosor disse: «È vero, Sadrac, Mesac e Abdènego,
che voi non servite i miei dèi e non adorate la statua d'oro che io ho fatto erigere?
Ora se voi, quando udrete il suono del corno, del flauto, della cetra, dell'arpa,
del salterio, della zampogna e di ogni specie di strumenti musicali, sarete pronti
a prostrarvi e adorare la statua che io ho fatto, bene; altrimenti, in quel medesimo
istante, sarete gettati in mezzo a una fornace di fuoco ardente.
Quale dio vi potrà liberare dalla mia mano?».
Ma Sadrac, Mesac e Abdènego risposero al re Nabucodònosor: «Noi non abbiamo
bisogno di darti alcuna risposta in proposito; sappi però che il nostro Dio, che
serviamo, può liberarci dalla fornace di fuoco ardente e dalla tua mano, o re.
Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi dèi
e non adoreremo la statua d'oro che tu hai eretto».
Allora Nabucodònosor fu pieno d'ira e il suo aspetto si alterò nei confronti di
Sadrac, Mesac e Abdènego, e ordinò che si aumentasse il fuoco della fornace
sette volte più del solito.
Poi, ad alcuni uomini fra i più forti del suo esercito, comandò di legare Sadrac,
Mesac e Abdènego e gettarli nella fornace di fuoco ardente.
I servi del re, che li avevano gettati dentro, non cessarono di aumentare il fuoco
nella fornace, con bitume, stoppa, pece e sarmenti.
La fiamma si alzava quarantanove cùbiti sopra la fornace e uscendo bruciò quei
Caldèi che si trovavano vicino alla fornace.
Ma l'angelo del Signore, che era sceso con Azarìa e con i suoi compagni nella
fornace, allontanò da loro la fiamma del fuoco della fornace e rese l'interno della
fornace come se vi soffiasse dentro un vento pieno di rugiada.
Così il fuoco non li toccò affatto, non fece loro alcun male, non diede loro alcuna molestia.
Allora il re Nabucodònosor rimase stupito e alzatosi in fretta si rivolse ai suoi
ministri: «Non abbiamo noi gettato tre uomini legati in mezzo al fuoco?».
«Certo, o re», risposero.
Egli soggiunse: «Ecco, io vedo quattro uomini sciolti, i quali camminano in mezzo
al fuoco, senza subirne alcun danno; anzi il quarto è simile nell'aspetto a un figlio di dèi».
Nabucodònosor prese a dire: «Benedetto il Dio di Sadrac, Mesac e Abdènego,
il quale ha mandato il suo angelo e ha liberato i servi che hanno confidato in lui;
hanno trasgredito il comando del re e hanno esposto i loro corpi per non servire
e per non adorare alcun altro dio all'infuori del loro Dio».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (8,31-42) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella
mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno.
Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato
è schiavo del peccato.
Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre.
Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.
So che siete discendenti di Abramo.
Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi.
Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che
avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo».
Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo.
Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio.
Questo, Abramo non l’ha fatto.
Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!».
Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito
e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
So già tutto, conosco tutto, sono un bravo credente o, perlomeno, non sono
delinquente come molti altri, che vuole ancora Dio da me?
Il ragionamento è quello che fanno i giudei che ascoltano Gesù i quali
pensano di salvarsi per il fatto di essere figli di Abramo.
No, replica Gesù, non si diventa credenti per abitudine, per nascita.
Si diventa discepoli per scelta, dopo un percorso che parte dalla Scrittura per
arrivare alla verità.
Una verità che si scopre, che riecheggia dentro di noi, nel profondo, più forte
di ogni dubbio.
Non c’è bisogno di convincersi della verità, si tratta di accoglierla, di scoprirla
in noi stessi.
Deposte tutte le obiezioni, riusciamo, nella retta interpretazione della Parola,
a sentire riecheggiare in noi la verità che ci ha creato.
Per noi la verità è il Signore Gesù.
E la verità ci rende liberi, dice Gesù.
Liberi, senza condizionamenti di nessun genere, liberi per vivere da figli,
liberi per essere discepoli del Dio che ama la libertà, liberi per amare.
Certo, a volte la parola amore ci fa paura, no amici, se vi fate aiutare dalla
preghiera, scoprirete che l’amore è immensa gioia. 
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 30 marzo 2020

Il Vangelo del Martedì 31 Marzo 2020


Della 5° settimana di Quaresima.
Prima lettura dal libro dei Numeri (21,4-9)
In quei giorni, gli Israeliti si mossero dal monte Or per la via del Mar Rosso,
per aggirare il territorio di Edom.
Ma il popolo non sopportò il viaggio.
Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall'Egitto
per farci morire in questo deserto?
Perché qui non c'è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero».
Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente,
e un gran numero d'Israeliti morì.
Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro
il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti».
Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo
sopra un'asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita».
Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l'asta; quando un serpente
aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (8,21-30) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete
nel vostro peccato.
Dove vado io, voi non potete venire».
Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: "Dove
vado io, voi non potete venire"?».
E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo,
io non sono di questo mondo.
Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono,
morirete nei vostri peccati».
Gli dissero allora: «Tu, chi sei?».
Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico.
Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato
è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo».
Non capirono che egli parlava loro del Padre.
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete
che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre
mi ha insegnato.
Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio
sempre le cose che gli sono gradite».
A queste sue parole, molti credettero in lui.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù ricorda a tutti, noi compresi, la sua missione; Egli è venuto per annunciare
il vero volto di Dio, l’uomo da sempre cerca Dio, ma con fatica lo raggiunge.
Dio, allora, ha deciso di manifestarsi nell’esperienza di un popolo, Israele.
Ma anche l’alleanza con questo popolo è stata altalenante e insoddisfacente
e così, nella pienezza dei tempi, Dio si è donato in Cristo Gesù.
Non abbiamo più bisogno di cercare Dio altrove, eccolo.
Ora Gesù si fa pensieroso. Osa.
Quando sarò innalzato, appeso, crocefisso, verrete tutti a me.
È vero, ma Gesù, in quel momento, non lo sa.
Si gioca la sfida finale fra luce e tenebra.
Gesù già sceglie di andare fino in fondo, di non lasciare la partita.
La posta in gioco è altissima; Gesù rischia di essere uno dei tanti crocefissi
dimenticati dalla storia.
Dio farà la stessa fine?
La croce segnerà la definitiva fine della comprensione di Dio?
No amici, la croce è solo l’inizio della mia, della nostra conversione e, Lui ne è
il grande artefice, per questo, dobbiamo sempre ringraziarlo con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 29 marzo 2020

Il Vangelo del Lunedì 30 Marzo 2020


Della 5° settimana di Quaresima.
Prima lettura dal libro del profeta Daniele (1,1-9.15-17.19-30.33-62)
In quei giorni, abitava a Babilonia un uomo chiamato Ioakìm, il quale aveva sposato
una donna chiamata Susanna, figlia di Chelkìa, di rara bellezza e timorata di Dio.
I suoi genitori, che erano giusti, avevano educato la figlia secondo la legge di Mosè.
Ioakìm era molto ricco e possedeva un giardino vicino a casa, ed essendo
stimato più di ogni altro, i Giudei andavano da lui.
In quell'anno erano stati eletti giudici del popolo due anziani; erano di quelli di
cui il Signore ha detto: «L'iniquità è uscita da Babilonia per opera di anziani e
di giudici, che solo in apparenza sono guide del popolo».
Questi frequentavano la casa di Ioakìm, e tutti quelli che avevano qualche
lite da risolvere si recavano da loro.
Quando il popolo, verso il mezzogiorno, se ne andava, Susanna era solita
recarsi a passeggiare nel giardino del marito.
I due anziani, che ogni giorno la vedevano andare a passeggiare, furono presi
da un'ardente passione per lei: persero il lume della ragione, distolsero gli occhi
per non vedere il Cielo e non ricordare i giusti giudizi.
Mentre aspettavano l'occasione favorevole, Susanna entrò, come al solito, con
due sole ancelle, nel giardino per fare il bagno, poiché faceva caldo.
Non c'era nessun altro al di fuori dei due anziani, nascosti a spiarla.
Susanna disse alle ancelle: «Portatemi l'unguento e i profumi, poi chiudete la
porta, perché voglio fare il bagno».
Appena partite le ancelle, i due anziani uscirono dal nascondiglio, corsero da lei
e le dissero: «Ecco, le porte del giardino sono chiuse, nessuno ci vede e noi
bruciamo di passione per te; acconsenti e concediti a noi.
In caso contrario ti accuseremo; diremo che un giovane era con te e perciò
hai fatto uscire le ancelle».
Susanna, piangendo, esclamò: «Sono in difficoltà da ogni parte.
Se cedo, è la morte per me; se rifiuto, non potrò scampare dalle vostre mani.
Meglio però per me cadere innocente nelle vostre mani che peccare davanti al Signore!».
Susanna gridò a gran voce.
Anche i due anziani gridarono contro di lei e uno di loro corse alle porte del giardino e le aprì.
I servi di casa, all'udire tale rumore in giardino, si precipitarono dalla porta
laterale per vedere che cosa le stava accadendo.
Quando gli anziani ebbero fatto il loro racconto, i servi si sentirono molto
confusi, perché mai era stata detta una simile cosa di Susanna.
Il giorno dopo, quando il popolo si radunò nella casa di Ioakìm, suo marito, andarono
là anche i due anziani, pieni di perverse intenzioni, per condannare a morte Susanna.
Rivolti al popolo dissero: «Si faccia venire Susanna, figlia di Chelkìa, moglie di Ioakìm».
Mandarono a chiamarla ed ella venne con i genitori, i figli e tutti i suoi parenti.
Tutti i suoi familiari e amici piangevano.
I due anziani si alzarono in mezzo al popolo e posero le mani sulla sua testa.
Ella piangendo alzò gli occhi al cielo, con il cuore pieno di fiducia nel Signore.
Gli anziani dissero: «Mentre noi stavamo passeggiando soli nel giardino, è venuta
con due ancelle, ha chiuso le porte del giardino e poi ha licenziato le ancelle.
Quindi è entrato da lei un giovane, che era nascosto, e si è unito a lei.
Noi, che eravamo in un angolo del giardino, vedendo quella iniquità ci siamo
precipitati su di loro.
Li abbiamo sorpresi insieme, ma non abbiamo potuto prendere il giovane perché,
più forte di noi, ha aperto la porta ed è fuggito.
Abbiamo preso lei e le abbiamo domandato chi era quel giovane, ma lei non
ce l'ha voluto dire.
Di questo noi siamo testimoni».
La moltitudine prestò loro fede, poiché erano anziani e giudici del popolo, e la
condannò a morte.
Allora Susanna ad alta voce esclamò: «Dio eterno, che conosci i segreti, che conosci
le cose prima che accadano, tu lo sai che hanno deposto il falso contro di me!
Io muoio innocente di quanto essi iniquamente hanno tramato contro di me».
E il Signore ascoltò la sua voce.
Mentre Susanna era condotta a morte, il Signore suscitò il santo spirito di un giovanetto,
chiamato Daniele, il quale si mise a gridare: «Io sono innocente del sangue di lei!».
Tutti si voltarono verso di lui dicendo: «Che cosa vuoi dire con queste parole?».
Allora Daniele, stando in mezzo a loro, disse: «Siete così stolti, o figli d'Israele?
Avete condannato a morte una figlia d'Israele senza indagare né appurare la verità!
Tornate al tribunale, perché costoro hanno deposto il falso contro di lei».
Il popolo tornò subito indietro e gli anziani dissero a Daniele: «Vieni, siedi in mezzo
a noi e facci da maestro, poiché Dio ti ha concesso le prerogative dell'anzianità».
Daniele esclamò: «Separàteli bene l'uno dall'altro e io li giudicherò».
Separàti che furono, Daniele disse al primo: «O uomo invecchiato nel male!
Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze
ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi, mentre il Signore
ha detto: Non ucciderai il giusto e l'innocente.
Ora, dunque, se tu hai visto costei, di': sotto quale albero tu li hai visti stare insieme?».
Rispose: «Sotto un lentisco».
Disse Daniele: «In verità, la tua menzogna ti ricadrà sulla testa.
Già l'angelo di Dio ha ricevuto da Dio la sentenza e ti squarcerà in due».
Allontanato questi, fece venire l'altro e gli disse: «Stirpe di Canaan e non di Giuda,
la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore!
Così facevate con le donne d'Israele ed esse per paura si univano a voi.
Ma una figlia di Giuda non ha potuto sopportare la vostra iniquità.
Dimmi dunque, sotto quale albero li hai sorpresi insieme?».
Rispose: «Sotto un léccio».
Disse Daniele: «In verità anche la tua menzogna ti ricadrà sulla testa.
Ecco, l'angelo di Dio ti aspetta con la spada in mano, per tagliarti in due
e così farti morire».
Allora tutta l'assemblea proruppe in grida di gioia e benedisse Dio, che salva
coloro che sperano in lui.
Poi, insorgendo contro i due anziani, ai quali Daniele aveva fatto confessare con
la loro bocca di avere deposto il falso, fece loro subire la medesima pena che
avevano tramato contro il prossimo e, applicando la legge di Mosè, li fece morire.
In quel giorno fu salvato il sangue innocente.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (8,1-11) anno pari.
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi.
Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui.
Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero
in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio.
Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa.
Tu che ne dici?».
Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra.
Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di
voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei».
E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra.
Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo.
Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono?
Nessuno ti ha condannata?».
Ed ella rispose: «Nessuno, Signore».
E Gesù disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Si fronteggiano due modi di vedere Dio e la vita; da una parte le regole,
la legge, l’odio sottile verso una donna (non ha nome!) colta in adulterio.
Dall’altra il volto di un Dio misericordioso.
Un Gesù pensieroso, triste, che rifiuta di incrociare lo sguardo carico d’odio
di chi gli sta accanto e scrive sul selciato del tempio.
Tace, il Signore, riflette, smorza la tensione.
Certo, questa donna ha peccato.
Ha tradito la fiducia di suo marito.
È colpevole, forse merita la morte.
Ma chi non ha mai peccato?
Se il metro di giudizio è la severità e l’intransigenza, chi potrà mai sopravvivere?
Dio ha dato una legge e va rispettata, ma se la trasgrediamo, Dio non ci
aspetta forse per perdonarci?
Ora tutti tacciono.
Già, messa così è tutta un’altra faccenda.
Ora se ne vanno, la donna resta sola con Dio. Grande Dio.
Pensiamo, se Dio condannasse a morte tutti quelli che hanno peccato, quanti
di noi rimarremmo su questa terra?
Io sarei il primo amici, che va all’inferno, perciò, amiamo, perdoniamo e preghiamo
per non cadere in tentazione.  
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.