mercoledì 26 febbraio 2020

Il Vangelo del Giovedì 27 Febbraio 2020


Giovedì dopo le Ceneri.
1° Lettura dal libro del Deuteronòmio (30,15-20)
Mosè parlò al popolo e disse: «Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e
il bene, la morte e il male.
Oggi, perciò, io ti comando di amare il Signore, tuo Dio, di camminare per
le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu
viva e ti moltiplichi e il Signore, tuo Dio, ti benedica nella terra in cui tu stai
per entrare per prenderne possesso.
Ma se il tuo cuore si volge indietro e se tu non ascolti e ti lasci trascinare a
prostrarti davanti ad altri dèi e a servirli, oggi io vi dichiaro che certo perirete,
che non avrete vita lunga nel paese in cui state per entrare per prenderne
possesso, attraversando il Giordano.
Prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra: io ti ho posto davanti
la vita e la morte, la benedizione e la maledizione.
Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore,
tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua
vita e la tua longevità, per poter così abitare nel paese che il Signore ha giurato
di dare ai tuoi padri, Abramo, Isacco e Giacobbe».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (9,22-25) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell'uomo deve soffrire
molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi,
venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se
stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita
per causa mia, la salverà.
Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde
o rovina se stesso?».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Investire bene, farsi i conti in tasca, capire per cosa vivere e darsi da fare.
Così ha saputo fare Gesù, spendendo la propria vita.
La croce che sarà al centro della nostra riflessione quaresimale non è un
orrendo supplizio da cui fuggire, ma la suprema testimonianza di un amore
donato con pienezza.
Il Signore ci chiede di prendere la croce, cioè di assumere uno stile di vita
che si fa dono anche quando fa male donarsi, provoca dolore.
La croce non è mai una prova che Dio ci invia, spesso le croci che portiamo
ce le siamo create, e le levighiamo ogni mattina.
Il dolore è da fuggire, specie quello inutile.
Da abbracciare, invece, è la logica con cui Gesù ha trasformato la croce da
strumento di morte a testimonianza di dono e di vita.
Quello di cui abbiamo anzitutto bisogno è della conversione principale.
Dalla visione solitaria ed egoistica della nostra vita ad una vita come dono di
noi stessi; facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 25 febbraio 2020

Il Vangelo del Mercoledì 26 Febbraio 2020


Mercoledì delle Ceneri.
1° Lettura dal libro del profeta Gioèle (2,12-18)
Così dice il Signore: «Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni,
con pianti e lamenti.
Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché
egli è misericordioso e pietoso, lento all'ira, di grande amore, pronto a
ravvedersi riguardo al male».
Chi sa che non cambi e si ravveda e lasci dietro a sé una benedizione?
Offerta e libazione per il Signore, vostro Dio.
Suonate il corno in Sion, proclamate un solenne digiuno, convocate
una riunione sacra.
Radunate il popolo, indite un'assemblea solenne, chiamate i vecchi,
riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera
e la sposa dal suo talamo.
Tra il vestibolo e l'altare piangano i sacerdoti, ministri del Signore,
e dicano: «Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità
al ludibrio e alla derisione delle genti».
Perché si dovrebbe dire fra i popoli: «Dov'è il loro Dio?».
Il Signore si mostra geloso per la sua terra e si muove a compassione del suo popolo.
Parola di Dio.
2° Lettura dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (5,20-6,2)
Fratelli, noi, in nome di Cristo, siamo ambasciatori: per mezzo nostro
è Dio stesso che esorta.
Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore,
perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.
Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio.
Egli dice infatti: «Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza
ti ho soccorso».
 Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (6,1-6.16-18) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la
vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non
c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come
fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente.
In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché
la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli
delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente.
In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre
tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono
un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano.
In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente
non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo,
che vede nel segreto, ti ricompenserà».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Inizia la Quaresima con una giornata che doveva essere intensa, caratterizzata
dal digiuno, pratica da riscoprire e valorizzare in questo mondo bulimico,
e con un segno inquietante e liberante; l’imposizione delle ceneri, ma che
purtroppo quest’anno con il problema del coronavirus, non possiamo celebrare
per paura del contagio, poi magari il contagio, lo andiamo a prendere al centro
commerciale, o magari al bar durante il giorno, visto che possono rimanere
aperti fino alle 18.00, molto probabilmente questo virus è notturno, ma allora,
perché anche noi cristiani non potevamo fare le celebrazioni delle Ceneri alle 17.00?
Credo che le tentazioni del demonio siano già cominciate e, proprio nel primo
giorno di Quaresima, comunque io questa imposizione non la accetto, è una
costrizione infondata, un ordine politico.
Comunque, siamo polvere, polvere che Dio illumina e trasfigura, in cui soffia
il vento dello Spirito, ma sempre polvere.
Ce ne ricordassimo quando ci rodiamo il fegato nella gelosia, quando ci
scanniamo durante le riunioni condominiali, quando ci snerviamo per la perdita
della squadra del cuore.
Non siamo che polvere, pulviscolo che abita un minuscolo pianeta che ruota
intorno ad un sole, in una galassia che ha cento miliardi di soli, in un universo
che ha cento miliardi di galassie.
Polvere. Solo polvere.
Iniziamo bene, allora, questo percorso di liberazione da tutte le stupidaggini che
ci impediscono di vivere; comprese quelle politiche e, preghiamo soltanto.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona Quaresima, Fausto.

lunedì 24 febbraio 2020

Il Vangelo del Martedì 25 Febbraio 2020


Della 7° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla lettera di san Giacomo apostolo (4,1-10)
Fratelli miei, da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi?
Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra?
Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non
riuscite a ottenere; combattete e fate guerra!
Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male,
per soddisfare cioè le vostre passioni.
Gente infedele!
Non sapete che l’amore per il mondo è nemico di Dio?
Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio.
O forse pensate che invano la Scrittura dichiari: «Fino alla gelosia ci ama
lo Spirito, che egli ha fatto abitare in noi»?
Anzi, ci concede la grazia più grande; per questo dice: «Dio resiste ai superbi,
agli umili invece dà la sua grazia».
Sottomettetevi dunque a Dio; resistete al diavolo, ed egli fuggirà lontano da voi.
Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi.
Peccatori, purificate le vostre mani; uomini dall’animo indeciso, santificate i vostri cuori.
Riconoscete la vostra miseria, fate lutto e piangete; le vostre risa si cambino
in lutto e la vostra allegria in tristezza.
Umiliatevi davanti al Signore ed egli vi esalterà.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (9,30-37) anno pari.
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non
voleva che alcuno lo sapesse.
Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene
consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso,
dopo tre giorni risorgerà».
Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao.
Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?».
Ed essi tacevano.
Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande.
Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia
l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi
accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie
me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Ne parlano tutti i sinottici, quindi non solo è accaduto, ma è stato un momento
importante per il percorso dei discepoli.
Ne parlano senza vergogna, senza badare alla figuraccia che hanno fatto.
Non hanno paura di ammettere, candidamente, di non avere capito nulla del
discorso che ha fatto loro Gesù.
I suoi discepoli, gli amici fidati, quelli che ha scelto con cura, sono su un altro pianeta.
Discutono di gloria, di posti di comando, di potere.
Non sanno davvero di cosa parlano, non hanno ancora capito cosa Gesù vuole fare.
E il Maestro, ancora una volta, si mette da parte, non guarda al suo dolore,
non elemosina consolazione, ma insegna, cerca di far capire.
Anche a noi, a volte, succede di avere bisogno di consolazione e di dover consolare,
mettendo fra parentesi il dolore che ci divora il cuore (e a me capita spesso).
Non siamo soli in questo, anche Gesù ha sperimentato questa fatica e l’ha trasfigurata.
Perciò, quando ci capita la stessa cosa, abbiamo la preghiera che ci può aiutare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 23 febbraio 2020

Il Vangelo del Lunedì 24 Febbraio 2020


Della 7° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla lettera di san Giacomo apostolo (3,13-18)
Fratelli miei, chi tra voi è saggio e intelligente?
Con la buona condotta mostri che le sue opere sono ispirate a mitezza e sapienza.
Ma se avete nel vostro cuore gelosia amara e spirito di contesa, non vantatevi
e non dite menzogne contro la verità.
Non è questa la sapienza che viene dall’alto: è terrestre, materiale, diabolica; perché
dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni.
Invece la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite,
arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera.
Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (9,14-29) anno pari.
In quel tempo, [Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, scesero dal monte] e
arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi
che discutevano con loro.
E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo.
Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?».
E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha
uno spirito muto.
Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce.
Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti».
Egli allora disse loro: «O generazione incredula!
Fino a quando sarò con voi?
Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me».
E glielo portarono.
Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli,
caduto a terra, si rotolava schiumando.
Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?».
Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco
e nell’acqua per ucciderlo.
Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci».
Gesù gli disse: «Se tu puoi!
Tutto è possibile per chi crede».
Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!».
Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli:
«Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più».
Gridando, e scuotendolo fortemente, uscì.
E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto».
Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi.
Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non
siamo riusciti a scacciarlo?».
Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo,
se non con la preghiera».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Intenerisce questo padre che chiede a Gesù un miracolo per il figlio ma che,
prima, deve passare attraverso la goffa prova di miracolo degli apostoli.
Intenerisce e stupisce, perché in lui prevale l’amore di un padre, non la fede.
Non disdegna la fede dei semplici, il Signore, non ha la puzza sotto il naso.
È urtato, invece, dalla stupidità dei suoi che pensano ormai di essere diventati
capaci di miracoli, come se fosse una tecnica, come se ci fosse un trucco.
Davanti alla forza di Gesù il padre abbassa lo sguardo. È fede?
La sua è piccina e fragile, se è la fede l’unico modo per salvare il suo ragazzo, non guarirà.
Preghiera immensa, invocazione che piega la volontà di Dio!
Gesù è ammirato per tanta sincerità; sì, la fede di quel padre provato è sufficiente,
perché autentica, perché sincera.
Perciò amici, preghiamo con sincerità.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 22 febbraio 2020

Il Vangelo di Domenica 23 Febbraio 2020


Della 7° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del Levìtico (19,1-2.17-18)
Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla a tutta la comunità degli Israeliti
dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo.
Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente
il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui.
Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma
amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”».
Parola di Dio.
2° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (3,16-23)
Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?
Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui.
Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.
Nessuno si illuda.
Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per
diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio.
Sta scritto infatti: «Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia».
E ancora: «Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani».
Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo,
Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro!
Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (5,38-48) anno A.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu
detto: “Occhio per occhio e dente per dente”.
Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla
guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e
toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Dà a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”.
Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano,
affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole
sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete?
Non fanno così anche i pubblicani?
E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?
Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù ama i paradossi.
Punta in alto, osa, sposta in alto l’assicella perché sa bene che noi uomini
tendiamo sempre ad attenuare, ad annacquare, ad essere molto esigenti con
gli altri e troppo condiscendenti con noi stessi.
No, non è venuto a cambiare la strada che conduce al Dio di Israele, ma a
portarla a compimento.
Le beatitudini sono la pienezza della Torah.
Stolto chi cambia anche solo un tratto di quanto Egli dice.
Non vivere la radicalità del Vangelo è come usare un sale insipido, come mettere
la lucerna sotto allo sgabello; un’idiozia.
Nell’impegnativo discorso della montagna Gesù, con coraggio e autorevolezza
inaudite, mette in discussione alcuni capisaldi della fede.
Tradizioni umane spacciate per divine, temi molto sensibili che andavano a
coinvolgere la sensibilità spirituale ma, ancora di più la vita concreta.
L’orizzonte è quello descritto dalla prima lettura; siamo chiamati a condividere
la santità del Dio di Israele che non è una divinità separata dal mondo ma un
amico che desidera la felicità degli uomini e si adopera perché essi la raggiungano.
Domenica scorsa abbiamo preso quattro questioni fondamentali; l’omicidio che non
è solo quello fisico, il perdono che vale più del culto, l’adulterio come tradimento al
sogno di Dio e il giuramento come visione pagana di Dio e del fratello.
A chiudere il cerchio, oggi, due questioni delicate; la giustizia e l’uso della violenza.
Il proverbio “occhio per occhio e dente per dente”, che a noi sembra barbaro
e primitivo, in realtà era una forma di moderazione, di misura; la reazione doveva
essere proporzionata al danno, all’offesa.
Se ci guardiamo attorno, già solo questo sano principio fisico aiuterebbe non
poco l’umanità a orientarsi verso la giustizia; quante volte la reazione è
sproporzionata, abnorme.
E senza andare a cercare le grandi relazioni internazionali, pensiamo ai rapporti
in famiglia, in ufficio, in auto; un piccolo gesto, una parola di troppo, scatena
una reazione eccessiva, uno scatto d’ira.
Eppure Gesù propone al discepolo di osare di più, di andare oltre, di non
opporsi al malvagio.
Intendiamoci; se un pazzo sta accoltellando mio figlio lo difendo ad ogni
costo ed è bene che lo faccia.
Ma, in determinate occasioni, lo Spirito può infiammare i nostri cuori
rendendoci capaci, come Cristo, di donare la vita.
Certo, nel quotidiano non ci succede di rischiare la pelle (e meno male!), ma
di dover scegliere se reagire ad una provocazione, sì.
E penso alle tante volte in cui mi sono trovato nella condizione di reagire in
malo modo, di assecondare la stanchezza o l’irritazione e di prendermela con
qualcuno e mi sono sentito la parola del Vangelo salirmi dal cuore.
La storia, da Santo Stefano e Francesco, da Gandhi ai tanti testimoni dell’oggi, ci
dice che la pace vissuta con profondità può scardinare le logiche violente del mondo.
Era normale, al tempo di Gesù amare e perdonare, era previsto e predicato dai rabbini.
Ma l’amore e il perdono erano ristretti al popolo di Israele.
Il nemico andava odiato.
Allora capiamo la follia della predicazione di Gesù, che sovverte l’ordine;
amare chi ti ama non è opera meritoria, pregare per chi ti è nemico, augurargli
la conversione, non la morte, significa imitare il Padre.
È il Figlio, che sulla croce perdona i suoi assassini.
È normale trovare antipatico chi ci contrasta.
È evangelico scegliere di passare sopra alle antipatie per trovare ciò che unisce.
È normale difendere le proprie cose, il proprio territorio, la propria famiglia.
È evangelico scegliere il dialogo, il confronto, la conoscenza reciproca per farlo.
È normale che d’ogni tanto la parte oscura che c’è in noi emerga.
È evangelico lasciare che la parte luminosa sconfigga la parte peggiore di noi.
Se essere cristiani non cambia le nostre scelte, se non cambia la nostra vita,
le nostre reazioni, significa che il Vangelo non ha davvero arato il nostro cuore.
Gesù è asciutto e diretto, chiede tanto perché dona tanto.
Non vuole che i suoi discepoli siano all’acqua di rose, bravi ragazzi insipidi
e anonimi, ma uomini e donne capaci di dire chi è veramente Dio, di chi può
essere davvero l’uomo.
E Matteo conclude; imitate il Padre, imitate Dio, siate perfetti come Lui.
Non in uno sforzo impossibile, ma nell’accoglienza dell’opera di Dio in noi.
Ma la cosa che mi ha sempre incuriosito è il fatto che Luca, riprendendo questo
testo, decide di apportare una correzione; siate misericordiosi, dice, come è
misericordioso il Padre vostro.
Aveva paura, Luca, dei cristiani che pensano di essere migliori, che diventano
professionisti della fede, neo-farisei, giusti ed ipocriti.
La perfezione di Dio consiste nella sua misericordia, nel guardare col cuore
alla nostra miseria.
Imitiamo il Padre quando vediamo nel violento una scintilla di bontà da far crescere.
Imitiamo il Padre quando guardiamo al lato luminoso della realtà e delle persone.
E di noi stessi.
Imitiamo il Padre quando è la compassione a prevalere.
Imitiamo il Signore, amiamo amici, perché di odio nel mondo ce né anche troppo.
Santa Domenica Fausto.