giovedì 14 novembre 2019

Il Vangelo del Venerdì 15 Novembre 2019


Della 32° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro della Sapienza (13,1-9)
Davvero vani per natura tutti gli uomini che vivevano nell’ignoranza di Dio,
e dai beni visibili non furono capaci di riconoscere colui che è, né, esaminandone
le opere, riconobbero l’artefice.
Ma o il fuoco o il vento o l’aria veloce, la volta stellata o l’acqua impetuosa
o le luci del cielo essi considerarono come dèi, reggitori del mondo.
Se, affascinati dalla loro bellezza, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore
il loro sovrano, perché li ha creati colui che è principio e autore della bellezza.
Se sono colpiti da stupore per la loro potenza ed energia, pensino da ciò quanto
è più potente colui che li ha formati.
Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore.
Tuttavia per costoro leggero è il rimprovero, perché essi facilmente s’ingannano
cercando Dio e volendolo trovare.
Vivendo in mezzo alle sue opere, ricercano con cura e si lasciano prendere
dall’apparenza perché le cose viste sono belle.
Neppure costoro però sono scusabili, perché, se sono riusciti a conoscere tanto da
poter esplorare il mondo, come mai non ne hanno trovato più facilmente il sovrano?
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (17,26-37) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè,
così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano
moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne
il diluvio e li fece morire tutti.
Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano,
vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma,
piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti.
Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.
In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa,
non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro.
Ricordatevi della moglie di Lot.
Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.
Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato
via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una
verrà portata via e l’altra lasciata».
Allora gli chiesero: «Dove, Signore?».
Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Verrai, Signore.
Verrai alla fine dei tempi, quando nessuno ci penserà più.
Quando penseremo che il tuo ritorno è ormai impossibile, verrai e allora saremo
spiazzati, non capiremo, non saremo pronti, come non siamo mai pronti agli
eventi improvvisi, alle sorprese inattese, alle cose grandi e piene di luce.
Vieni, Signore, nel cuore di ognuno, chiedi ospitalità, chiedi di essere accolto,
chiedi di osare, di credere.
Vieni, ma siamo troppo occupati, troppo presi, troppo tutto.
Vediamo passare Noè accanto a noi senza riconoscerlo e Lot, chiamato
dall’angelo ad uscire dalle tante Sodoma e Gomorra in cui abitiamo.
Li vediamo, ma non sappiamo più riconoscerli, non sappiamo più leggere
i sorrisi accennati dei profeti, non sappiamo più interpretare le immense
solitudini che essi riempiono.
Prendici, Signore.
Prendici, non lasciarci a vagare nella pochezza delle nostre vite.
Prendici con Te, rendici discepoli da ora e per sempre.
Che dite, amici, proviamo?
Perciò, lasciamoci prendere, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 13 novembre 2019

Il Vangelo del Giovedì 14 Novembre 2019


Della 32° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libre della Sapienza (7,22-8,1)
Nella sapienza c’è uno spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile,
agile, penetrante, senza macchia, schietto, inoffensivo, amante del bene,
pronto, libero, benefico, amico dell’uomo, stabile, sicuro, tranquillo, che può
tutto e tutto controlla, che penetra attraverso tutti gli spiriti intelligenti, puri,
anche i più sottili.
La sapienza è più veloce di qualsiasi movimento, per la sua purezza si
diffonde e penetra in ogni cosa.
È effluvio della potenza di Dio, emanazione genuina della gloria
dell’Onnipotente; per questo nulla di contaminato penetra in essa.
È riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di
Dio e immagine della sua bontà.
Sebbene unica, può tutto; pur rimanendo in se stessa, tutto rinnova e attraverso
i secoli, passando nelle anime sante, prepara amici di Dio e profeti.
Dio infatti non ama se non chi vive con la sapienza.
Ella in realtà è più radiosa del sole e supera ogni costellazione, paragonata
alla luce risulta più luminosa; a questa, infatti, succede la notte, ma la
malvagità non prevale sulla sapienza.
La sapienza si estende vigorosa da un’estremità all’altra e governa
a meraviglia l’universo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (17,20-25) anno dispari.
In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?».
Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione,
e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”.
Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno
solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete.
Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli.
Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così
sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno.
Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il Regno di Dio è in mezzo a noi dice il Signore, è impastato col nostro mondo,
ne fa parte integrante, ne è intimamente connesso.
Ne fa parte, non è altro, non è qualcosa di diverso.
Molti, ci ammonisce il Signore, pensano di incontrarlo altrove, negli eventi
eclatanti, correndo dietro a miracoli e alle apparizioni.
Non è così.
È il nostro sguardo che lo deve riconoscere, è il nostro cuore che è chiamato
ad accorgersene.
Quante volte pensiamo che la presenza di Dio coincida con qualcosa di fantastico,
con qualche evento che scuota e stupisca.
Povera la fede che ha bisogno di miracoli per poter crescere!
Povera la fede che ha bisogno di conferme per poter andare avanti!
Siamo chiamati a cambiare il nostro sguardo per riconoscere il Regno che si
realizza in mezzo a noi.
Nelle nostre parrocchie, nelle nostre liturgie, nelle nostre iniziative di carità,
nella nostra preghiera, nella nostra profezia realizziamo il Regno, e non altrove.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 12 novembre 2019

Il Vangelo del Mercoledì 13 Novembre 2019


Della 32° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro della Sapienza (6,1-11)
Ascoltate, o re, e cercate di comprendere; imparate, o governanti di tutta la terra.
Porgete l’orecchio, voi dominatori di popoli, che siete orgogliosi di comandare
su molte nazioni.
Dal Signore vi fu dato il potere e l’autorità dall’Altissimo; egli esaminerà le
vostre opere e scruterà i vostri propositi: pur essendo ministri del suo regno,
non avete governato rettamente né avete osservato la legge né vi siete comportati
secondo il volere di Dio.
Terribile e veloce egli piomberà su di voi, poiché il giudizio è severo contro
coloro che stanno in alto.
Gli ultimi infatti meritano misericordia, ma i potenti saranno vagliati con rigore.
Il Signore dell’universo non guarderà in faccia a nessuno, non avrà riguardi per la
grandezza, perché egli ha creato il piccolo e il grande e a tutti provvede in egual modo.
Ma sui dominatori incombe un’indagine inflessibile.
Pertanto a voi, o sovrani, sono dirette le mie parole, perché impariate la sapienza
e non cadiate in errore.
Chi custodisce santamente le cose sante sarà riconosciuto santo, e quanti le
avranno apprese vi troveranno una difesa.
Bramate, pertanto, le mie parole, desideratele e ne sarete istruiti.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (17,11-19) anno dispari.
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono
a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!».
Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti».
E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce,
e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo.
Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci?
E gli altri nove dove sono?
Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio,
all’infuori di questo straniero?».
E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Sono solo lebbrosi, non samaritani o ebrei.
Il dolore ci rende uguali, elimina le differenze, la disperazione cuce
rapporti impensabili.
Gesù li ascolta ma chiede di andare dai sacerdoti del tempio; la guarigione
è in un percorso, è progressiva, non è mai tutta di un colpo.
Ci vogliono degli anni per convertirsi (e tanti al sottoscritto), degli anni per
diventare veramente discepoli.
E si mettono in strada.
Trovatisi guariti ecco che le differenze ritornano; i nove ebrei vanno al tempio
ma il samaritano non ha un tempio, il suo è stato raso al suolo un secolo prima,
proprio dagli ebrei.
Allora si rivolge al Tempio.
E il Tempio, Gesù, lo accoglie e commenta amareggiato; dieci sono stati sanati,
uno solo è stato salvato.
Non è vero che basta la salute, non è vero che la salute è tutto.
C’è di più; c’è la salvezza.
La salvezza di sapersi amati, di essere nel cuore di Dio, di essere donati al mondo.
L’ingratitudine è più difficile da guarire della lebbra, purtroppo, ma se ci accorgiamo
di essere ingrati, non prendiamo paura, la preghiera ci aiuterà a guarire.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 11 novembre 2019

Il Vangelo del Martedì 12 Novembre 2019


Della 32° settimana del Tempo Ordinario.
S. Giosafat, vescovo e martire.
1° Lettura dal libro della Sapienza (2,23-3,9)
Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità, lo ha fatto immagine della
propria natura.
Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno
esperienza coloro che le appartengono.
Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio, nessun tormento li toccherà.
Agli occhi degli stolti parve che morissero, la loro fine fu ritenuta una
sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza resta
piena d’immortalità.
In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha
provati e li ha trovati degni di sé; li ha saggiati come oro nel crogiuolo e
li ha graditi come l’offerta di un olocausto.
Nel giorno del loro giudizio risplenderanno, come scintille nella stoppia
correranno qua e là.
Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà
per sempre su di loro.
Coloro che confidano in lui comprenderanno la verità, i fedeli nell’amore
rimarranno presso di lui, perché grazia e misericordia sono per i suoi eletti.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (17,7-10) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare
il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”?
Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi,
finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”?
Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato,
dite: “Siamo servi inutili.
Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Abbiamo scoperto la bellezza dei Dio di Gesù, abbiamo aderito alla sua proposta,
abbiamo accolto la Parola e l’abbiamo lasciata fiorire in noi stessi, cambiando la
nostra vita, illuminandola.
Gioiamo nel lavorare nella vigna del Signore, siamo colmi di stupore nell’incontrare
altri uomini e donne che come noi si sono fidati del Nazareno.
Sì, noi crediamo, con forza, con determinazione, con fatica.
E cerchiamo di leggere il mondo da una prospettiva altra. Alta.
Forse siamo anche impegnati in qualche servizio ecclesiale, dal più modesto al più
impegnativo, forse abbiamo anche delle responsabilità nelle comunità.
Proprio a noi, proprio a chi ha maggiori incarichi il Signore ricorda una verità
disarmante; è Lui che agisce, non noi.
Il mondo è già salvo, non dobbiamo salvarlo noi.
Perciò siamo gioiosamente servi inutili.
Perciò veri. Perciò liberi.
Non dobbiamo dimostrare niente a nessuno, dobbiamo solo diventare trasparenti
affinchè, attraverso i nostri gesti, la gente veda il volto di Dio.
Semplice no, a parole, ma di fatto è difficile, perciò, facciamoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 10 novembre 2019

Il Vangelo del Lunedì 11 Novembre 2019


Oggi amici, il Vangelo vi arriva direttamente dal Santuario 
dell'Amore Misericordioso a Collevalenza [PG].
Naturalmente abbiamo pregato per tutti voi, in particolare per le 
persone in difficoltà e soprattutto per gli ammalati.
Della 32° settimana del Tempo Ordinario.
S. Martino di Tours, vescovo.
1° Lettura dal libro della Sapienza (1,1-7)
Amate la giustizia, voi giudici della terra, pensate al Signore con bontà
d'animo e cercatelo con cuore semplice.
Egli infatti si fa trovare da quelli che non lo mettono alla prova, e si manifesta
a quelli che non diffidano di lui.
I ragionamenti distorti separano da Dio; ma la potenza, messa alla prova,
spiazza gli stolti.
La sapienza non entra in un'anima che compie il male né abita in un corpo
oppresso dal peccato.
Il santo spirito, che ammaestra, fugge ogni inganno, si tiene lontano dai
discorsi insensati e viene scacciato al sopraggiungere dell'ingiustizia.
La sapienza è uno spirito che ama l'uomo, e tuttavia non lascia impunito
il bestemmiatore per i suoi discorsi, perché Dio è testimone dei suoi
sentimenti, conosce bene i suoi pensieri e ascolta ogni sua parola.
Lo spirito del Signore riempie la terra e, tenendo insieme ogni cosa,
ne conosce la voce.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (17,1-6) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano
scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono.
È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato
nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!
Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli.
E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte
ritornerà a te dicendo: "Sono pentito", tu gli perdonerai».
Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire
a questo gelso: "Sràdicati e vai a piantarti nel mare", ed esso vi obbedirebbe».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Hai ragione, Signore; ci vuole un sacco di fede, molto più di quanta
crediamo di avere.
Una fede che vede quanto ci è stato perdonato e che, perciò, sa perdonare.
Il discepolo perdona perché ha scoperto la misura del perdono del Signore, sa
capire perché si sente capito, sa superare ed andare oltre perché ha scoperto che
il perdono mette le ali.
Il perdono è segno di forza, non di debolezza e il perdono serve a chi lo dà, non
a chi lo riceve.
Anzi; a volte chi lo riceve non sa neppure di essere stato perdonato; ma il perdono
è una cosa seria, non un’emozione fugace, fa leva sulla volontà, non sul sentimento.
È scandaloso che un discepolo provi risentimento, che non sappia offrire un’altra
possibilità, che confonda la fermezza con l’intransigenza, che non sia comprensivo
verso chi sbaglia.
Pensate amici, se con tutti i nostri errori che compiamo verso il Signore, Lui si
risentisse nei nostri confronti; chi si salverebbe?
Perciò, perdoniamo e saremo perdonati, se fatichiamo, facciamoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 9 novembre 2019

Il Vangelo di Domenica 10 Novembre 2019


Quando leggerete questa pagina, io sarò già in viaggio, destinazione 
Santuario dell'Amore Misericordioso a Collevalenza (PG).
Faremo due giornate immersi nell'Amore, nella pace e nella Misericordia 
del Signore, il Santuario è il luogo ideale per riordinare il nostro 
cuore e la nostra mente, per prepararci al meglio al prossimo Natale.
Sicuramente, pregheremo, mediteremo, ci confronteremo, ma sopratutto 
faremo l'immersione in quell'acqua benedetta che il Signore ha voluto
 regalarci attraverso la Beata Madre Speranza, 
a martedì amici, quando ritorneremo. 

Della 32° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal secondo libro dei Maccabèi (7,1-2.9-14)
In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre,
furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite.
Uno di loro, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi?
Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri».
[E il secondo,] giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini
dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue
leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna».
Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente
la lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho
queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo».
Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane,
che non teneva in nessun conto le torture.
Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti.
Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È preferibile morire per mano degli uomini,
quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te
non ci sarà davvero risurrezione per la vita».
Parola di Dio.
2° Lettura dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicèsi (2,16-3,5)
Fratelli, lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati
e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti
i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene.
Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia
glorificata, come lo è anche tra voi, e veniamo liberati dagli uomini corrotti e malvagi.
La fede infatti non è di tutti.
Ma il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno.
Riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore: che quanto noi vi ordiniamo
già lo facciate e continuerete a farlo.
Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (20,27-38) anno C.
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi–i quali dicono che non
c’è risurrezione– e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto:
"Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello
prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello".
C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli.
Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli.
Da ultimo morì anche la donna.
La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie?
Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito;
ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti,
non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono
uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio.
Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto,
quando dice: "Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe".
Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il Levirato è una norma mosaica difficile da capire nella nostra sensibilità contemporanea.
Talmente forte era il senso di appartenenza al clan famigliare, in Israele, che un
cognato era tenuto a dare un figlio alla vedova del proprio fratello, se questi era
morto senza lasciare discendenza.
Il figlio nato dall’unione avrebbe preso il nome del defunto, garantendo una
discendenza alla famiglia.
Questa norma, ancora praticata in ambienti ultraortodossi in Israele, dà
l’occasione ai sadducei di mettere in difficoltà Gesù.
L’occasione-che novità-nasce da una discussione (benedette discussioni!
Sciacquarsi la bocca per ascoltare il proprio ego mentre si parla e fare sfoggio
di cultura, senza veramente mettersi in gioco, oggi come allora!) tra Gesù e
i sadducei che, a differenza dei farisei, rappresentavano l’ala aristocratica e
conservatrice d’Israele e che consideravano la dottrina della resurrezione dei
morti, cresciuta lentamente nella riflessione del popolo e definitivamente
formulata solo al tempo della rivolta Maccabaica, di cui si parla nella prima
lettura, un’inutile aggiunta alla dottrina di Mosé.
Così, incrociando la non condivisa teoria della resurrezione con la consuetudine
del Levirato pongono a Gesù un caso paradossale, la famosa storia della vedova
“ammazzamariti”.
Il caso è ridicolo; una donna resta vedova sette volte, viene data in moglie a
sette fratelli (sembra un musical!) ma non ottiene discendenza; una volta risorta,
di chi sarà moglie?
Gesù sposta la questione su di un altro piano, invita gli uditori ad alzare lo
sguardo da una visione che proietta nell’oltre morte, di fatto, le ansie e le attese
della vita terrena.
È una nuova dimensione quella che Gesù propone; la resurrezione, in cui Gesù
crede, non è la continuazione dei rapporti terreni, ma una nuova dimensione,
una pienezza iniziata e mai conclusa, che non annienta gli affetti (nel regno ci
riconosceremo, ma saremo tutti nel Tutto!), che contraddice la visione attuale
della reincarnazione (siamo unici davanti a Dio, non riciclabili, e la vita non è
una punizione da cui fuggire, ma un’opportunità in cui riconoscerci!), e ci spinge
ad avere fiducia in un Dio dinamico e vivo, non imbalsamato!
La scorsa settimana abbiamo celebrato la memoria dei nostri cari defunti, ahimé
sovrapposta e confusa con la splendida e gioiosa Solennità dei Santi.
Il nostro tempo tende a dimenticare e a banalizzare la morte, ogni giorno ci
vengono proposte decine di morti, vere o finte, dagli schermi televisivi ma,
in realtà, riflettiamo sulla morte solo quando ci tocca sulla pelle.
La tradizione di Hallowen, prepotentemente sbarcata in Europa e
diventata-ovviamente-fonte di business, è una tradizione antecedente alla
cristianità e che la cristianità ha “battezzato”, facendo coincidere la festa
celtica della fine dell’estate, con la riflessione sulla fine della vita.
La demonizzazione di tale festa non va esasperata, anche se il suo successo
rivela che la nostra catechesi e predicazione sulla morte e sulla resurrezione
risulta inadeguata e povera di linguaggi significativi e comprensibili.
Gesù crede fermamente nella resurrezione dai morti.
La Scrittura ha lungamente riflettuto sulla morte, giungendo alla dottrina
dell’immortalità.
Siamo stati creati immortali, il nostro corpo, da custodire e preservare, conserva
una parte più spirituale, interiore, che i cristiani chiamano “anima”.
L’anima è la sorgente del pensiero, la custode dei sentimenti, la dimora della
mia e nostra identità e diversità.
L’anima sopravvive alla morte e raggiunge Dio, per presentarsi al suo cospetto.
Dio non ha che un desiderio; la nostra felicità, la nostra pienezza.
Ma ci lascia liberi di scegliere.
Questa vita, che ci è data per scoprire la nostra chiamata, per scovare il tesoro
nascosto nel campo, può essere giocata nella consapevolezza e nell’amore di
Dio, o nella dimenticanza.
Di fronte a Dio, se vorremo, ci verrà dato un tempo per imparare ad amare,
il purgatorio, o verremo abbracciati e ricolmati dalla totalità di Dio, il paradiso,
o-Dio non voglia-saremo liberi di rifiutare la luce, quello che noi chiamiamo
“inferno”, il luogo dove si tiene lontano Dio.
Al ritorno del Messia, nella pienezza dei tempi, ritroveremo i nostri corpi
trasfigurati, che ora conserviamo con dignità in luoghi chiamati “dormitorio”,
in greco “cimiteri”.
L’eternità è già iniziata, posso vivere e gioire di questa dignità, riconoscerla
e svilupparla, o mortificarla sotto una coltre di polvere e preoccupazioni .
Siamo immortali, non aspettiamo di tirare le cuoia per pensare all’eternità
che è già qui e ora!
Il Dio di Gesù è il Dio dei viventi, non dei morti.
Io credo nel Dio dei vivi? E io, sono vivo?
Credo nel Dio dei vivi solo se la fede è ricerca, non stanca abitudine, doloroso
e irrequieto desiderio, non noioso dovere, slancio e preghiera, non rito e superstizione.
È vivo-Dio-se mi lascio incontrare come Zaccheo, convertire come Paolo, che,
dopo il suo incontro con Cristo, ci dice che nulla è più come prima.
Credo in un Dio vivo se accolgo la Parola che mi sconquassa, m’interroga,
mi dona risposte.
Credo nel Dio dei vivi se ascolto quanti mi parlano (bene) di Lui, quanti-per Lui-amano.
Un sacco di gente crede al Dio dei vivi e lavora e soffre perché tutti abbiano vita,
ovunque siano, chiunque siano.
Schiere di testimoni stanno dietro e avanti a noi.
Come la madre della prima lettura che incoraggia i figli al martirio piuttosto
che abiurare la propria fede, come i tanti (troppi) martiri cristiani di oggi vittime
di false ideologie religiose (vediamo le stragi di cristiani nei paesi islamici!),
come chi opera per la pace nel quotidiano e nella fatica.
Sono vivo (lo sono?) se ho imparato ad andare dentro, se non mi lascio ingannare
dalle sirene che mi promettono ogni felicità se possiedo, appaio, recito, produco,
guadagno, seduco eccetera, se so perdonare, se so cercare, se ho capito che questa
vita ha un trucco da scoprire, un “di più” nascosto nelle pieghe della storia,
della mia storia, della nostra storia.
Vogliamo anche noi diventare discepoli di un Dio vivo?
Vogliamo-finalmente-vivere da vivi?
Certamente amici, vivere da vivi non è difficile, basta fidarci del Dio di Gesù,
santa Domenica, Fausto.