giovedì 26 settembre 2019

Il Vangelo del Venerdì 27 Settembre 2019


Della 25° settimana del Tempo Ordinario.
S. Vincenzo de Paoli, sacerdote.
1° Lettura dal libro del profeta Aggèo (1,15b-2,9)
L'anno secondo del re Dario, il ventuno del settimo mese, per mezzo del
profeta Aggèo fu rivolta questa parola del Signore: «Su, parla a Zorobabele,
figlio di Sealtièl, governatore della Giudea, a Giosuè, figlio di Iosadàk,
sommo sacerdote, e a tutto il resto del popolo, e chiedi: Chi rimane ancora
tra voi che abbia visto questa casa nel suo primitivo splendore?
Ma ora in quali condizioni voi la vedete?
In confronto a quella, non è forse ridotta a un nulla ai vostri occhi?
Ora, coraggio, Zorobabele–oracolo del Signore–, coraggio, Giosuè, figlio
di Iosadàk, sommo sacerdote; coraggio, popolo tutto del paese–oracolo del
Signore–e al lavoro, perché io sono con voi–oracolo del Signore degli eserciti–,
secondo la parola dell’alleanza che ho stipulato con voi quando siete usciti
dall’Egitto; il mio spirito sarà con voi, non temete.
Dice infatti il Signore degli eserciti: Ancora un po’ di tempo e io scuoterò
il cielo e la terra, il mare e la terraferma.
Scuoterò tutte le genti e affluiranno le ricchezze di tutte le genti e io riempirò
questa casa della mia gloria, dice il Signore degli eserciti.
L’argento è mio e mio è l’oro, oracolo del Signore degli eserciti.
La gloria futura di questa casa sarà più grande di quella di una volta, dice il
Signore degli eserciti; in questo luogo porrò la pace».
Oracolo del Signore degli eserciti.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (9,18-22) anno dispari.
Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare.
I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi
dicono che io sia?».
Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi
profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».
Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno.
«Il Figlio dell’uomo–disse–deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani,
dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
La gente aspettava un Messia ma un Messia trionfante, poderoso, possente
condottiero, un nuovo re Davide che avrebbe ridato lustro alla decaduta
monarchia di Israele.
Non certo un marginale falegname di Nazareth improvvisatosi rabbino!
Nulla faceva pensare che davvero Gesù potesse assomigliare alla figura del
Messia; solo i più attenti avevano letto fra le righe di Isaia l’annuncio di un
Servo sofferente disposto a morire per proclamare l’anno di liberazione di Dio.
Pietro giunge ad intuire questa verità assoluta che Gesù conferma, ribadendo
che il messianismo che Egli incarna non ha nulla a che vedere col trionfalismo.
Spiazza i discepoli questa affermazione e anche noi.
Non preferiremmo un Messia forte e muscoloso che ci risolvesse i problemi?
Lo vogliamo davvero un Dio che mantiene un basso profilo, che cammina con
gli uomini, che ne condivide sogni e speranze, dolori e aspettative?
Sicuramente, nessuno di noi lo vorrebbe, anzi.
Invece è proprio così amici, solo Lui rimane accanto a noi nei nostri momenti
di difficoltà, io ne ho fatto esperienza personale, ed è per questo che mi piace
questo Dio, sicuramente non è facile accettarlo, solo la preghiera ci può aiutare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 25 settembre 2019

Il Vangelo del Giovedì 26 Settembre 2019


Della 25° settimana del Tempo Ordinario.
Santi Damiano e Cosma, martiri.
1° Lettura dal libro del profeta Aggèo (1,1-8)
L’anno secondo del re Dario, il primo giorno del sesto mese, questa parola del
Signore fu rivolta per mezzo del profeta Aggèo a Zorobabele, figlio di Sealtièl,
governatore della Giudea, e a Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote.
«Così parla il Signore degli eserciti: Questo popolo dice: “Non è ancora venuto
il tempo di ricostruire la casa del Signore!”».
Allora fu rivolta per mezzo del profeta Aggèo questa parola del Signore: «Vi
sembra questo il tempo di abitare tranquilli nelle vostre case ben coperte,
mentre questa casa è ancora in rovina?
Ora, così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento!
Avete seminato molto, ma avete raccolto poco; avete mangiato, ma non da
togliervi la fame; avete bevuto, ma non fino a inebriarvi; vi siete vestiti, ma non
vi siete riscaldati; l’operaio ha avuto il salario, ma per metterlo in un sacchetto forato.
Così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento!
Salite sul monte, portate legname, ricostruite la mia casa.
In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria, dice il Signore».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (9,7-9) anno dispari.
In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non
sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti»,
altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui,
del quale sento dire queste cose?».
E cercava di vederlo.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gli incubi ritornano.
Erode aveva ascoltato volentieri il Battista.
Fino a quando questi non era entrato nella sfera personale e lo aveva messo
davanti alle sue responsabilità; aveva ripudiato la propria moglie legittima.
A Quel punto il simpatico profeta era diventato scomodo e tutti sappiamo
come finì.
Fine del profeta, fine del disturbo, fine del grillo parlante.
Fino a quando a Erode giunge notizia del Nazareno.
Un altro profeta?
E chi sarà mai?
Sciocco Erode, quando capirà che i profeti saranno per sempre presenti e che
Dio sempre manderà qualcuno a pungolarci per spingerci verso la conversione?
È inutile zittire la coscienza, annegarla in mezzo ad un diluvio di parole stordenti,
inutile appellarsi al pensiero della maggioranza; l’uomo porta dentro di sé la
chiave per aprire la porta della verità e della giustizia.
Si illude Erode, ancora pensa di divertirsi e di solleticare la propria anima
piccina e sbiadita ascoltando il predicatore di moda.
Ben altro serve per convertirsi.
Questo è anche il nostro errore, se vogliamo cambiare radicalmente, non
dobbiamo andare alla ricerca spasmodica di personaggi, abbiamo il Vangelo
e la preghiera che ci possono aiutare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 24 settembre 2019

Il Vangelo del Mercoledì 25 Settembre 2019


Della 25° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro di Esdra (9,5-9)
Io, Esdra, all’offerta della sera mi alzai dal mio stato di prostrazione e, con il
vestito e il mantello laceri, caddi in ginocchio e stesi le mani al Signore, mio Dio,
e dissi: «Mio Dio, sono confuso, ho vergogna di alzare la faccia verso di te,
mio Dio, poiché le nostre iniquità si sono moltiplicate fin sopra la nostra testa;
la nostra colpa è grande fino al cielo.
Dai giorni dei nostri padri fino ad oggi noi siamo stati molto colpevoli, e per
le nostre colpe noi, i nostri re, i nostri sacerdoti siamo stati messi in potere di
re stranieri, in preda alla spada, alla prigionia, alla rapina, al disonore,
come avviene oggi.
Ma ora, per un po’ di tempo, il Signore, nostro Dio, ci ha fatto una grazia: di
lasciarci un resto e darci un asilo nel suo luogo santo, e così il nostro Dio ha
fatto brillare i nostri occhi e ci ha dato un po’ di sollievo nella nostra schiavitù.
Infatti noi siamo schiavi; ma nella nostra schiavitù il nostro Dio non ci ha
abbandonati: ci ha resi graditi ai re di Persia, per conservarci la vita ed erigere
il tempio del nostro Dio e restaurare le sue rovine, e darci un riparo in
Giuda e a Gerusalemme».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (9,1-6) anno dispari.
In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni
e di guarire le malattie.
E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane,
né denaro, e non portatevi due tuniche.
In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite.
Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere
dai vostri piedi come testimonianza contro di loro».
Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando
la buona notizia e operando guarigioni.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Ci dà forza, il Signore. E potere.
Il potere di cacciare la parte oscura dentro di noi, la parte malvagia che abita
in ciascuno di noi.
E siamo inviati ad annunciare il Vangelo e a guarire le malattie, le profonde
ferite che portiamo in noi stessi.
A questo “serve” la Chiesa; ad annunciare il Cristo, a guarire, a liberare
dalla parte oscura.
Tutto il resto è coreografia e va sopportato solo e quando realizza il mandato
del Signore.
Il grande peso che la storia ci consegna, organizzazioni, strutture, nate per
servire meglio il Vangelo, oggi rischiano di far affondare drammaticamente
il cristianesimo, almeno in Europa.
Occorre avere il coraggio di compiere delle scelte audaci e traumatiche per
tornare a vivere alla lettera ciò che il Signore chiede.
Tornare ad annunciare davvero a due a due, senza altri mezzi, ma con la sola
forza del Vangelo che rende credibili le nostre parole, eco della Parola.
Torniamo a dare buone notizie all’uomo di oggi, smarrito e rabbioso, incapace
di voltarsi verso Dio.
Tutto questo, perché, vediamo Dio come un antagonista, invece Lui ci ama e basta,
il problema invece è che abbiamo smarrito il senso del pregare, amici.  
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 23 settembre 2019

Il Vangelo del Martedì 24 Settembre 2019


Della 25° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro di Esdra (6,7-8.12b.14-20)
In quei giorni, [il re Dario scrisse al governatore e ai funzionari della regione
dell'Oltrefiume dicendo:] «Lasciate che lavorino a quel tempio di Dio.
Il governatore dei Giudei e i loro anziani costruiscano quel tempio di Dio
al suo posto.
Ed ecco il mio ordine circa quello che dovrete fare con quegli anziani dei
Giudei per la costruzione di quel tempio di Dio: con il denaro del re, quello
delle tasse dell’Oltrefiume, siano integralmente sostenute le spese di quegli
uomini, perché non vi siano interruzioni.
Io, Dario, ho emanato quest’ordine: sia eseguito integralmente».
Gli anziani dei Giudei continuarono a costruire e fecero progressi, grazie alla
profezia del profeta Aggèo e di Zaccarìa, figlio di Iddo.
Portarono a compimento la costruzione per ordine del Dio d’Israele e per ordine
di Ciro, di Dario e di Artaserse, re di Persia.
Si terminò questo tempio per il giorno tre del mese di Adar, nell’anno sesto
del regno del re Dario.
Gli Israeliti, i sacerdoti, i leviti e gli altri rimpatriati celebrarono con gioia la
dedicazione di questo tempio di Dio; offrirono per la dedicazione di questo
tempio di Dio cento tori, duecento arieti, quattrocento agnelli e dodici capri
come sacrifici espiatori per tutto Israele, secondo il numero delle tribù d’Israele.
Stabilirono i sacerdoti secondo le loro classi e i leviti secondo i loro turni per
il servizio di Dio a Gerusalemme, come è scritto nel libro di Mosè.
I rimpatriati celebrarono la Pasqua il quattordici del primo mese.
Infatti i sacerdoti e i leviti si erano purificati tutti insieme, come un sol uomo:
tutti erano puri.
Così immolarono la Pasqua per tutti i rimpatriati, per i loro fratelli sacerdoti
e per se stessi.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (8,19-21) anno dispari.
In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano
avvicinarlo a causa della folla.
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano
la parola di Dio e la mettono in pratica».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù propone un modello famigliare e di relazione che supera ampiamente
l’idea sociale e culturale che ci siamo fatti della famiglia e delle relazioni
umane (anche noi cattolici).
Gesù supera questa impostazione; l’unione fra le persone non è più determinante
da legami di sangue ma dalla consapevolezza di essere figli dello stesso Dio, di
fare la stessa esperienza di fede, di appartenere alla stessa comunità di vita.
Chi ascolta la Parola e la accoglie stabilisce con gli altri fratelli legami più
autentici e profondi di quelli, spesso di facciata, determinati dall’appartenenza
allo stello clan.
È l’esperienza che fanno molti di noi che vivono un’intensità di relazione molto
forte con chi ha fatto la nostra stessa scoperta; siamo figli amati dal Padre.
È una consolazione immensa, e non solo per chi ha vissuto una sconfortante
esperienza famigliare e che ritrova nel sogno di Dio che è la Chiesa la possibilità
di essere accolto e di accogliere, ma per tutti.
Ricordatevi sempre che non è assolutamente facile, e solo la preghiera ci può aiutare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 22 settembre 2019

Il Vangelo del Lunedì 23 Settembre 2019


Della 25° settimana del Tempo Ordinario.
S. Pio da Pietrelcina, sacerdote.
1° Lettura dal libro di Esdra (1,1-6)
Nell'anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola che il
Signore aveva detto per bocca di Geremìa, il Signore suscitò lo spirito di
Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per
iscritto: «Così dice Ciro, re di Persia: "Il Signore, Dio del cielo, mi ha
concesso tutti i regni della terra.
Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda.
Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il suo Dio sia con lui e salga a
Gerusalemme, che è in Giuda, e costruisca il tempio del Signore, Dio d'Israele:
egli è il Dio che è a Gerusalemme.
E a ogni superstite da tutti i luoghi dove aveva dimorato come straniero,
gli abitanti del luogo forniranno argento e oro, beni e bestiame, con offerte
spontanee per il tempio di Dio che è a Gerusalemme"».
Allora si levarono i capi di casato di Giuda e di Beniamino e i sacerdoti e i leviti.
A tutti Dio aveva destato lo spirito, affinché salissero a costruire il tempio del
Signore che è a Gerusalemme.
Tutti i loro vicini li sostennero con oggetti d'argento, oro, beni, bestiame
e oggetti preziosi, oltre a quello che ciascuno offrì spontaneamente.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (8,16-18) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Nessuno accende una lampada e la
copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro,
perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non
sia conosciuto e venga in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a
chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù parla dell’ascolto; la luce si accende grazie all’ascolto o alla lettura
della Parola che ci cambia nel profondo e che, una volta accolta, porta frutto.
Spesso, invece, ascoltiamo o leggiamo superficialmente, crediamo di credere,
sappiamo già a sufficienza le cose di Dio, cosa c’è ancora da imparare?
La Parola, invece, vive di una vita propria, letta e riletta cento volte illumina
le nostre profondità se abbiamo il coraggio di spalancare il nostro cuore.
In questi tempi di fatica siamo chiamati come Chiesa ad interrogarci sulla
Parola e a lasciarci interrogare dalla Parola e pure a riflettere sul fatto che
spesso la confondiamo con mille altre parole (belle e sante ma umane).
No, molte volte non è evidente che stiamo parlando del Vangelo e di Dio,
non è immediatamente accessibile ciò che vogliamo dire, incrostati da
linguaggi incomprensibili e lontani dalla concretezza delle persone.
Perciò, quando parliamo del Vangelo, dobbiamo essere semplici e concreti,
non è facile, ma la preghiera ci può aiutare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 21 settembre 2019

Il Vangelo di Domenica 22 Settembre 2019


Della 25° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del profeta Amos (8,4-7)
Il Signore mi disse: «Ascoltate questo, voi che calpestate il povero e
sterminate gli umili del paese, voi che dite: “Quando sarà passato
il novilunio e si potrà vendere il grano?
E il sabato, perché si possa smerciare il frumento, diminuendo l’efa e
aumentando il siclo e usando bilance false, per comprare con denaro gli
indigenti e il povero per un paio di sandali?
Venderemo anche lo scarto del grano”».
Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe: «Certo, non dimenticherò
mai tutte le loro opere».
Parola di Dio.
2° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (2,1-8)
Figlio mio, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche,
preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che
stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla,
dignitosa e dedicata a Dio.
Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale
vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.
Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini,
l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti.
Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato
fatto messaggero e apostolo–dico la verità, non mentisco–, maestro dei
pagani nella fede e nella verità.
Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani
pure, senza collera e senza contese.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (16,1-13) anno C.
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un
amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi.
Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te?
Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie
l’amministrazione?
Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno.
So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione,
ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto
devi al mio padrone?”.
Quello rispose: “Cento barili d’olio”.
Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”.
Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”.
Rispose: “Cento misure di grano”.
Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza.
I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando
questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è
disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti.
Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?
E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro,
oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro.
Non potete servire Dio e la ricchezza».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
A me il Dio di Gesù ha cambiato la vita.
O rovinata, secondo i punti di vista, fate voi.
È che, frequentandolo, uno impara chi è Lui “dentro”, quale immenso progetto
di amore Dio ha sull’umanità.
E allora tutte le cose, o quasi, cambiano, acquistano una coloritura diversa.
Incontrare Dio, il Dio di Gesù, significa cambiare ordine alle cose, priorità
alla vita, energia alle scelte.
In questo senso i discepoli, in qualche modo, incidono nella storia.
Incidono (o potrebbero) nella storia reale del nostro paese inquieto e alla deriva,
che abbandona la profondità del messaggio evangelico per lasciarsi sedurre
dal gossip di turno, che scorda l’essenziale trasmesso dai padri, per cedere
ad una logica piccola e opportunista, superficiale ed inquietante.
E purtroppo, si sta sbriciolando quel senso di appartenenza e di solidarietà
che il popolo italiano aveva ereditato dal cristianesimo.
E uno dei problemi concreti che dobbiamo affrontare è quello di un’economia
che, indifferente ad ogni etica, assetata solo di guadagno, sta mandando al
macero milioni di sogni, di valori, di persone.
Tutti, se seriamente avvinti dal Maestro, se affascinati dal suo Vangelo, dovrebbero
farsi una domanda e conficcarla nel cuore; come cambiare il destino del mondo?
Come arginare la deriva dell’economia che spazza la dignità degli uomini,
come evitare questa spietata e indolore dittatura del capitalismo?
In altri tempi ci sono state altre risposte, da parte dei discepoli del Risorto;
comunità solidali, la carità come dimensione necessaria alla vita interiore,
opere di carità, allargare gli ospedali, invece di demolirli.
Altri tempi, ambigui, forse, ma evidenti, leggibili, rintracciabili; un padrone
cristiano era tenuto a comportarsi prima da cristiano e poi da padrone.
Ma ora tutto è complesso, contorto; la new economy, la globalizzazione,
il mercato che impera e divora, un sistema basato sul guadagno, costi quel
che costi, e di lì organizza la politica, le guerre, pianifica il futuro.
Come fare, noi cittadini del mondo?
Il Vangelo di oggi una traccia ce la lascia, debole, come quella lasciata dalle lumache.
Prima considerazione da fare; la ricchezza, il potere, non sono questioni di
portafoglio ma di cuore, non di quantità, ma di atteggiamento.
Nessuno di noi risulta fra i “grandi” del mondo, e questo potrebbe
falsamente rassicurarci.
Anche con poco possiamo avere un atteggiamento di attaccamento ai beni che
ci distoglie dall’obiettivo della nostra vita che è la pienezza del Regno.
Amos, nella prima lettura, guarda alla situazione del suo tempo con amarezza;
un potere corrotto e un’ipocrisia diffusa osservano le pratiche religiose
permettendo l’oppressione del povero.
Quanto tristemente attuale è questa pagina; davanti alla perfida logica del
capitalismo in cui vince il più forte, la nostra coscienza cristiana deve reagire;
non certo ricorrendo a pie elemosine ma affrontando con onestà la realtà
per proporre nella concretezza un’economia in cui prevalga l'uomo e la persona
sul capitale, una economia meno capitalista e più personalista, che metta al
centro la persona, non il profitto.
Studi economia e commercio?
Perché non discuti una tesi sulla realizzazione dei principi cristiani nell’economia?
Hai un’attività commerciale?
Che relazione hai con l’equità e la giustizia?
Sei chiuso nei tuoi interessi?
Perché non sfogli qualche pagina di stampa alternativa (Oggi la stampa che si
allontana dall’ombelico Italia è diventata “alternativa”!) per sapere che un
Nigeriano guadagna in un anno 100 Euro e che in Pakistan il 50% dei bambini
è sfruttato con lavori pesanti e logoranti perché costano meno?
La conoscenza è il primo passo verso la condivisione!
Occasioni di condivisione, poi esistono continuamente.
Paolo ammonisce a non pensare che la fede si occupi solo del sacro.
Fino a che la fede non diventa contagiosa, illuminante, strumento per costruire
un mondo nuovo, non abbiamo realizzato il Regno.
L’amministratore delegato della parabola è lodato da Gesù per la sua sagacia
(non per la sua disonestà!) e Gesù sospira tristemente: “Se mettessimo la stessa
energia nel cercare le cose di Dio!”; se mettessimo almeno la stessa intelligenza,
lo stesso tempo, lo stesso entusiasmo che mettiamo nell’investire i nostri
risparmi anche per le cose di Dio!
La scaltrezza dell’amministratore è l’atteggiamento che manca alle nostre stanche
comunità cristiane; pensiero debole che si adagia su quattro devozioni e un pò
di moralismo senza l’audacia della conversione, del dialogo, della riflessione.
Io, discepolo, posso vivere nella pace, ma anche nella giustizia; libero dall’ansia
del denaro, libero da mammona, per essere discepolo.
Ecco, la sostanza è questa, se sono discepolo di Cristo so quanto valgo, so quanto
valgono gli altri e vado all’essenziale nei miei rapporti, dall’onestà nello svolgere
il mio lavoro, alla solidarietà, ad uno stile di vita retta e consona al Vangelo.
Chi è il padrone dell’umanità? Dio? O la ricchezza?
Ricchezza che oggi ha mille seducenti nuovi volti, mercato, profitto, auto-realizzazione.
Gesù non è moralista, il denaro non è sporco, è solo rischioso perché promette
ciò che non riesce a mantenere e il discepolo, il figlio della luce, ne usa senza
diventarne schiavo.
Concludo unendomi a Paolo, mio patrono e fratello nella fede.
Rileggete l’invito fatto a Timoteo, preghiamo con fede, alziamo al cielo mani
senza contese, invochiamo il dono della pace per la nostra terra, impegniamoci
a trascorrere una vita tranquilla, con tanta pietà e dignità.
Amministriamo bene la nostra vita e la nostra fede, amici, Santa Domenica Fausto.