venerdì 6 settembre 2019

Il Vangelo del Sabato 7 Settembre 2019


Della 22° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossèsi (1,21-23)
Fratelli, un tempo anche voi eravate stranieri e nemici, con la mente intenta
alle opere cattive; ora egli vi ha riconciliati nel corpo della sua carne mediante
la morte, per presentarvi santi, immacolati e irreprensibili dinanzi a lui; purché
restiate fondati e fermi nella fede, irremovibili nella speranza del Vangelo che
avete ascoltato, il quale è stato annunciato in tutta la creazione che è sotto
il cielo, e del quale io, Paolo, sono diventato ministro.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (6,1-5) anno dispari.
Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano
e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.
Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i
suoi compagni ebbero fame?
Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede
ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».
E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Ci sono persone appiccicate alle regole, che vivono alla luce della propria
autostima, che confondono la fede con un regolamento condominiale.
I farisei sono molto attenti al fatto che i discepoli di Gesù, oltre ad essere poco
mistici (non digiunano) passeggiando fra i campi colgono alcune spighe di sabato,
quindi lavorando trasgrediscono il precetto del riposo!
Hanno fatto delle regole la loro religione e Gesù cerca di convincerli (inutilmente)
citando la Scrittura; l’episodio in cui Davide, fuggendo da Saul, giunge con i suoi
compagni a Nord e chiede ed ottiene di cibarsi del pane delle offerte.
Gesù, così facendo, oltre a dimostrare una sconfinata pazienza manifesta una
grande conoscenza della Parola e della sua interpretazione e, soprattutto, ci insegna
che ogni norma va inserita nel suo contesto; Dio vuole dei figli liberi, non dei
sudditi ossessionati dalle regole.
È vero che troppe regole fanno solo del male, anche nella Chiesa e, noi si
insegnamento di Gesù, dobbiamo solo essere semplici ed avere fiducia nel Signore,
facendoci aiutare dalla preghiera. 
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 5 settembre 2019

Il Vangelo del Venerdì 6 Settembre 2019.


Della 22° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossèsi (1,15-20)
Cristo Gesù è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione,
perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili
e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze.
Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono.
Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.
Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui
ad avere il primato su tutte le cose.
È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui
e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue
della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (5,33-39) anno dispari.
In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni
digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi
invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo
sposo è con loro?
Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito
nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al
vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo.
E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà
gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti.
Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi.
Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio
è gradevole!”».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
A volte appellandoci ai principi assoluti e alla Tradizione reiteriamo le
tradizioni che sono le nostre piccole abitudini portate avanti con pigrizia,
invece di convertirci sul serio.
Così anche fanno i contemporanei di Gesù, i superdevoti, che fanno le pulci
ai discepoli accusati di essere poco devoti e poco religiosi.
Capita amici, lo hanno fatto anche con me.
Buffo; hanno pesantemente criticato il Battista e ora rimpiangono il suo
insegnamento e la sua severità.
Gesù non prende molto sul serio queste critiche e invita tutti a guardare oltre,
in alto; è una festa di nozze la sua presenza, chi mai potrebbe pensare di
mettersi a dieta in quel giorno?
Ciò che Gesù chiede ai farisei e a noi è un radicale cambiamento di mentalità;
l’esperienza di fede come esperienza gioiosa totalizzante dell’incontro con
lo Sposo che è Dio!
Tutto il resto ruota intorno a questa scoperta, inutile mettere dei tacconi,
delle toppe, alla vecchia idea di Dio, meglio prepararci ad indossare
l’abito della festa, attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


mercoledì 4 settembre 2019

Il Vangelo del Giovedì 5 Settembre 2019


Della 22° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Collosèsi (1,9-14)
Fratelli, dal giorno in cui ne fummo informati, non cessiamo di pregare per
voi e di chiedere che abbiate piena conoscenza della sua volontà, con ogni
sapienza e intelligenza spirituale, perché possiate comportarvi in maniera
degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona
e crescendo nella conoscenza di Dio.
Resi forti di ogni fortezza secondo la potenza della sua gloria, per essere
perseveranti e magnanimi in tutto, ringraziate con gioia il Padre che vi ha
resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce.
È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno
del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione,
il perdono dei peccati.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (5,1-11) anno dispari.
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola
di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate
alla sponda.
I pescatori erano scesi e lavavano le reti.
Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra.
Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le
vostre reti per la pesca».
Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo
preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».
Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano.
Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli.
Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore,
allontànati da me, perché sono un peccatore».
Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca
che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano
soci di Simone.
Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Ci raggiunge sempre alla fine delle nostre notti, il Signore.
Ci raggiunge alla fine delle nostre notti e dei nostri incubi, ci raggiunge
quando siamo stanchi e depressi.
Ci chiede un gesto di fiducia, all’apparenza inutile, ci chiede di gettare le
reti dalla parte debole della nostra vita, di non contare sulle nostre forze,
sulle nostre capacità, ma di avere fiducia in Lui.
Pietro lo fa e accade l’inaudito.
Il miracolo consiste nel fatto che Pietro vede in quella pesca un segno straordinario.
Il miracolo è sempre nel nostro sguardo, Dio continua a riempire di
miracoli la nostra vita.
E noi non li vediamo.
È turbato, ora, il pescatore.
Che sta succedendo?
Si butta in ginocchio, prima di arrendersi: “Non sono capace, non sono degno”.
È la scusa principale tirata fuori da tutti quelli (noi compresi) che, per un
istante, sfiorano Dio; non sono all’altezza, sono peccatore.
Siamo sempre lì, inchiodati al nostro oscuro e rancido moralismo.
Perciò, amici, lasciamo fare a Dio, a noi solo il compito di pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


martedì 3 settembre 2019

Il Vangelo del Mercoledì 4 Settembre 2019


Della 22° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla lettera di san Paolo ai Colossèsi (1,1-8)
Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Timòteo, ai santi e
credenti fratelli in Cristo che sono a Colosse: grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro.
Noi rendiamo grazie a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, continuamente
pregando per voi, avendo avuto notizie della vostra fede in Cristo Gesù e della carità
che avete verso tutti i santi a causa della speranza che vi attende nei cieli.
Ne avete già udito l’annuncio dalla parola di verità del Vangelo che è giunto a voi.
E come in tutto il mondo esso porta frutto e si sviluppa, così avviene anche fra voi,
dal giorno in cui avete ascoltato e conosciuto la grazia di Dio nella verità, che avete
appreso da Èpafra, nostro caro compagno nel ministero: egli è presso di voi un fedele
ministro di Cristo e ci ha pure manifestato il vostro amore nello Spirito.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (4,38-44) anno dispari.
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone.
La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei.
Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò.
E subito si alzò in piedi e li serviva.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie
li condussero a lui.
Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva.
Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!».
Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto.
Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non
se ne andasse via.
Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno
di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Non è più la sinagoga il luogo dell’incontro con Dio, ma la casa dove
la suocera di Pietro è guarita per servire.
La comunità dei cristiani è guarita per servire i fratelli che premono alla soglia.
È la soglia il luogo dell’evangelizzazione, il luogo dell’annuncio.
La Chiesa è chiamata a diventare la soglia fra il mondo e Dio.
Gesù, rubando tempo al sonno, si ritira in preghiera per trovare forza nel Padre;
più siamo travolti dalle cose da fare e più dobbiamo avere il coraggio di trovare
del tempo per stare con Dio e vivere di Lui.
La preghiera lo porta ad una decisione; non resterà a Cafarnao dove, pure,
ora è famoso e la sua opera efficace, ma andrà per altri villaggi della Giudea.
Anche noi siamo chiamati a diventare soglia di accesso a Dio, ad attingere la
forza del nostro annuncio da una prolungata preghiera quotidiana, ad annunciare
il Signore ovunque.
Aria, gente, imitiamo il Signore e facciamo uscire il Vangelo dalle sacrestie impolverate.
Se ci sono riuscito io che sono ignorante, potete farlo anche voi, facendovi
aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


lunedì 2 settembre 2019

Il Vangelo del Martedì 3 Settembre 2019


Della 22° settimana del Tempo Ordinario.
S. Gregorio Magno, papa e dottore della Chiesa.
1° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicèsi (5,1-6.9-11)
Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva;
infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte.
E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina
li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire.
Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi
come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non
apparteniamo alla notte, né alle tenebre.
Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri.
Dio infatti non ci ha destinati alla sua ira, ma ad ottenere la salvezza per mezzo
del Signore nostro Gesù Cristo. Egli è morto per noi perché, sia che vegliamo
sia che dormiamo, viviamo insieme con lui.
Perciò confortatevi a vicenda e siate di aiuto gli uni agli altri, come già fate.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (4,31-37) anno dispari.
In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato
insegnava alla gente.
Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.
Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro;
cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno?
Sei venuto a rovinarci?
Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!».
E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male.
Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa,
che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?».
E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
È nella sinagoga a pregare, l’indemoniato; veste come tutti, si comporta
come tutti, è un buon fedele, all’apparenza.
Ma la visione di Gesù lo scatena e manifesta tutta la sua rabbia che porta nel
cuore; è demoniaca una fede che si ferma al sapere senza contaminare la vita,
demoniaca una fede che non fa entrare Dio nella quotidianità, demoniaca una
fede che vede Dio come un avversario venuto per rovinare la  bella vita
peccaminosa che vorremmo fare.
Non basta frequentare una Chiesa per essere credenti e la prima conversione che
siamo chiamati ad operare è all’interno delle nostre comunità, nella nostra Chiesa.
Il rischio di vivere una fede sbagliata è sempre presente in noi ma l’autorevolezza
di Gesù ci guarisce, ci sana, ci converte, ci cambia nel profondo.
Lasciamo che la sua Parola autorevole, oggi, evidenzi i modi sbagliati che abbiamo
di vivere la fede e diventiamo finalmente discepoli come Egli vuole.
La prima conversione (che non è assolutamente facile), da operare è in noi stessi,
solo la preghiera ci può aiutare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 1 settembre 2019

Il Vangelo del Lunedì 2 Settembre 2019


Della 22° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicèsi (4,13-18)
Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono
morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza.
Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo
di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti.
Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo: noi, che viviamo e che
saremo ancora in vita alla venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza
su quelli che sono morti.
Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della
tromba di Dio, discenderà dal cielo.
E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, che viviamo e che saremo
ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro
al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore.
Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (4,16-30) anno dispari.
In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo
solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere.
Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era
scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato
con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare
ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi
a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette.
Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui.
Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi
avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che
uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?».
Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico,
cura te stesso.
Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”».
Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria.
Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando
il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese;
ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne.
C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro
fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno.
Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del
monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù.
Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Agli esperti di Scrittura non sfugge che Gesù tronca la frase di Isaia a metà.
Il periodo conclude così: “E a predicare un giorno di vendetta per il
nostro Dio” (Isaia 61,2).
Gesù non lo legge, lo tronca.
Si ferma all’anno di grazia.
Nessun riscatto del nazionalismo ebraico.
Perdono e conversione.
Queste le due cifre dell’annuncio.
La Parola si è chiusa, il libro viene arrotolato.
Gesù si è permesso di correggere la Parola.
Questo è troppo.
Gesù interagisce, cita la Scrittura, spiega come sia difficile fare i profeti in casa
propria, e che solo degli stranieri, come la vedova di Zerepta e Naaman il Siro,
hanno saputo riconoscere profeti grandi  come Elia ed Eliseo.
E si scatena il putiferio.
All’iniziale sconcerto subentra l’offesa e la permalosità.
Ma come si permette?
Ma chi si crede di essere questo presuntuoso?
È proprio vero amici, quelli che dovrebbero essere i primi a credere a quello
che dici, sono proprio quelli che non ci credono affatto, ma non preoccupiamoci,
ci sono gli altri e questo ci basta, se ne siete delusi come è successo a me,
attraverso la preghiera può passare la delusione.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 31 agosto 2019

Il Vangelo di Domenica 1 Settembre 2019


Della 22° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del Siracide (3,19-21.30-31)
Figlio, compi le tue opere con mitezza, e sarai amato più di un uomo generoso.
Quanto più sei grande, tanto più fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore.
Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi, ma ai miti Dio rivela i suoi segreti.
Perché grande è la potenza del Signore, e dagli umili egli è glorificato.
Per la misera condizione del superbo non c'è rimedio, perché in lui è radicata
la pianta del male.
Il cuore sapiente medita le parabole, un orecchio attento è quanto desidera il saggio.
Parola di Dio.
2° Lettura dalla lettera agli Ebrei (12,18-19.22-24a)
Fratelli, non vi siete avvicinati a qualcosa di tangibile né a un fuoco ardente né
a oscurità, tenebra e tempesta, né a squillo di tromba e a suono di parole, mentre
quelli che lo udivano scongiuravano Dio di non rivolgere più a loro la parola.
Voi invece vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla
Gerusalemme celeste e a migliaia di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea
dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti
dei giusti resi perfetti, a Gesù, mediatore dell’alleanza nuova.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (14,1.7-14) anno C.
Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per
pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti:
«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto,
perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato
te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”.
Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto.
Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando
viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”.
Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali.
Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena,
non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini,
perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio.
Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi;
e sarai beato perché non hanno da ricambiarti.
Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
La porta stretta di cui parlava Gesù domenica scorsa viene oggi descritta con
una serie di esempi ironici ed esigenti, nati dall’osservazione dei vizi di sempre.
Non è facile mettere in sintonia la propria fede col proprio comportamento e se
è vero, come dico spesso, che la fede non si riduce all’osservanza di un codice
di comportamento, è altresì vero che se incontro davvero il Cristo la mia vita
si orienta, cambia, evolve.
Tutti si accorgono se il proprio collega si è innamorato, i suoi gesti cambiano!
Siamo chiamati, ancora una volta, a vivere da salvati, senza mettere il comportamento
come metro di giudizio, ma attingendo continuamente alla verità del vangelo per
purificare il nostro cuore e i nostri atteggiamenti.
Gesù annota il vizio diffuso tra alcuni suoi contemporanei, personaggi influenti
della politica e della classe sacerdotale, di mettersi in mostra, di amare una visibilità
eccessiva, di ambire al protagonismo a tutti i costi.
Certo, la visibilità, per le persone che rivestono un determinato ruolo, è inevitabile;
ciò che Gesù ridicolizza è l’atteggiamento vanitoso di chi pensa di essere importante,
di chi usa come metro di giudizio l’apparire senza l’essere.
La mente, ahimè, corre alla crisi di astinenza di visibilità che travolge la nostra
società massificata.
Veline e grandi fratelli sono il termometro dell’inquietante fenomeno dell’assenza
di visibilità delle persone, del bisogno morboso di esserci, di mostrarsi,
di contare qualcosa in questo mondo di superuomini e superdonne.
Lo vedo, negli occhi degli adolescenti, il terrore di non essere riconosciuti,
di non esistere, in questo strampalato mondo di adulti in cui conta solo ciò
che si vede, ciò che appare.
Allora, davanti alle telecamere, finiamo con l’essere tutti identici, tutti simili
a ciò che pensiamo possa piacere, e il delirio dei “reality show” fa diventare
gigantesca e dannosa psicanalisi collettiva, sottoposta al giudizio del pubblico,
la dimensione della fragilità che abita ciascuno di noi.
Sei quel che appari, vali se ti si nota, sopravvivi se finisci in qualche metro
di pellicola come comparsa di uno dei talk show di successo.
Il dramma è che qualcuno ci crede, che pensa che sia quella la strada, che
l’origine della propria insoddisfazione consiste nell’invisibilità.
Peggio; il mondo senza Dio si scopre esigente, moralista, spietato nei giudizi,
intransigente (con gli altri).
Ma, grazie a Dio, Gesù ci dona un messaggio opposto; non hai bisogno di
mostrarti, di apparire, tu vali per me così come sei semplicemente.
L’autostima che nasce nel tuo cuore non è misurata dalle tue abilità,
no, ma dal fatto che sei pensato, voluto e amato dal tuo Dio.
Tu vali, questo è il messaggio della Scrittura, sei prezioso agli occhi di Dio.
Non importa il tuo limite, né la misura della tua paura.
Non importa cosa gli altri pensano di te; tu vali, sei prezioso agli occhi di Dio.
Perciò non hai necessità di ostentare, di cercare ossessivamente una visibilità
che il mondo ti nega o riserva a pochissimi eletti.
Tu vali, anche se non vincerai mai nessuna medaglia d’oro e la tua piccola vita
si perderà nei ricordi di una generazione.
Tu vali, non svendere la tua dignità, coltiva il dentro e se coltivi il fuori,
coltivalo, che sia sempre e solo trasparenza del dentro.
I tuoi limiti?
Un recinto che delimita lo spazio in cui realizzarti.
I tuo i peccati?
Esperienza della finitudine e della libertà ancora da purificare, da accogliere
da adulto e da mettere nelle mani di Dio.
Non hai bisogno di metterti ai primi posti; solo Dio conosce il tuo cuore, lo conosce
più di quanto tu lo conosca, non lasciarti travolgere dai falsi profeti del nostro tempo.
Umiltà, dunque.
Coltiviamo la virtù della modestia e dell’umiltà, virtù preziosa agli occhi degli uomini,
che ci spiana la strada per incontrare Dio.
Umiltà; difficile equilibrio fra la conoscenza del proprio limite e la grandezza
delle cose che Dio opera in noi.
La persona che sostiene di non valere niente, di essere ignobile e disprezzabile,
commette un grave peccato di fronte a Dio, non è umile, ma depresso!
La persona che nasconde le proprie fragilità dietro l’ipocrisia di un’immagine di
sé eccessiva e distorta, costruisce la sua autostima su fragilissime basi.
Il discepolo che ha conosciuto la misura dell’amore di Dio, invece, accoglie
con gioia le proprie capacità, le mette a servizio del Regno, loda il Signore
per i tanti doni che gratificano la sua vita e che ha imparato a riconoscere.
Conosce anche la misura della propria fragilità, e non se ne preoccupa, ma la
affida al Signore con immensa tenerezza, sapendo che nella propria fragilità
si manifesta pienamente la gloria di Dio.
Uomini e donne luminosi.
Così facendo, credetemi, la nostra vita si trasfigura.
Anche le inevitabili difficoltà della vita finiscono col diventare occasione di
crescita, se affrontate con senso della misura e del relativo.
Solo Dio conta, solo la presenza del Maestro resta il centro della nostra vita.
A questo punto, vi interessa davvero prendere i primi posti?
Certo amici, non servono i primi posti, per Dio, siamo già da amare così
come siamo, buona Domenica amici Fausto