mercoledì 10 luglio 2019

Il Vangelo del Giovedì 11 Luglio 2019


Della 14° settimana del Tempo Ordinario.
San Benedetto abate, patrono d’Europa.
1° Lettura dal libro dei Proverbi (2,1-9)
Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole e custodirai in te i miei precetti,
tendendo il tuo orecchio alla sapienza, inclinando il tuo cuore alla prudenza,
se appunto invocherai l'intelligenza e rivolgerai la tua voce alla prudenza,
se la ricercherai come l'argento e per averla scaverai come per i tesori,
allora comprenderai il timore del Signore e troverai la conoscenza di Dio,
perché il Signore dà la sapienza, dalla sua bocca escono scienza e prudenza.
Egli riserva ai giusti il successo, è scudo a coloro che agiscono con rettitudine,
vegliando sui sentieri della giustizia e proteggendo le vie dei suoi fedeli.
Allora comprenderai l'equità e la giustizia, la rettitudine e tutte le vie del bene.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (19,27-29) anno dispari.
In quel tempo, Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo
seguito; che cosa dunque ne avremo?».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il
Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del
mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele.
Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli,
o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Benedetto, benedetto!
Di nome e di fatto!
Il suo desiderio di rifugiarsi nel Signore, lontano dal mondo, quel bisogno
assoluto di galleggiare sulle macerie di un mondo in disfacimento attingendo
e rielaborando precedenti esperienze di vita comunitaria fatte da altri,
hanno “inventato” il monachesimo occidentale.
La sua regola, a distanza di un millennio, risplende per il suo equilibrio
e il suo buon senso e ancora attira migliaia di uomini e donne a lasciare
tutto per vivere sotto la guida di un abate sulle strade che conducono a Cristo.
Benedetto ricorda alla nostra società e alla nostra Chiesa, troppo spesso
ridotta ad agenzia di servizi religiosi, la priorità dell’interiorità, della
meditazione e della preghiera, ecco appunto.
I monaci, ancora oggi, sono lì a dimostrare all’umanità che vale la pena
vivere dedicando ogni energia alla ricerca di Dio e all’ascolto della Parola,
che è la sola che ci può aiutare.
Perciò, imitiamone il cammino nella condizione in cui viviamo, io lo sto
già facendo, e ne sono soddisfatto amici.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 9 luglio 2019

Il Vangelo del Mercoledì 10 Luglio 2019


Della 14° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro della Gènesi (41,55-57.5a.17-24a)
In quei giorni, tutta la terra d’Egitto cominciò a sentire la fame e il popolo
gridò al faraone per avere il pane.
Il faraone disse a tutti gli Egiziani: «Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà».
La carestia imperversava su tutta la terra.
Allora Giuseppe aprì tutti i depositi in cui vi era grano e lo vendette agli Egiziani.
La carestia si aggravava in Egitto, ma da ogni paese venivano in Egitto per
acquistare grano da Giuseppe, perché la carestia infieriva su tutta la terra.
Arrivarono i figli d’Israele per acquistare il grano, in mezzo ad altri che pure
erano venuti, perché nella terra di Canaan c’era la carestia.
Giuseppe aveva autorità su quella terra e vendeva il grano a tutta la sua popolazione.
Perciò i fratelli di Giuseppe vennero da lui e gli si prostrarono davanti con la faccia a terra. Giuseppe vide i suoi fratelli e li riconobbe, ma fece l’estraneo verso di loro
e li tenne in carcere per tre giorni.
Il terzo giorno Giuseppe disse loro: «Fate questo e avrete salva la vita; io temo Dio!
Se voi siete sinceri, uno di voi fratelli resti prigioniero nel vostro carcere e voi
andate a portare il grano per la fame delle vostre case.
Poi mi condurrete qui il vostro fratello più giovane.
Così le vostre parole si dimostreranno vere e non morirete».
Essi annuirono.
Si dissero allora l’un l’altro: «Certo su di noi grava la colpa nei riguardi di
nostro fratello, perché abbiamo visto con quale angoscia ci supplicava e non
lo abbiamo ascoltato. Per questo ci ha colpiti quest’angoscia».
Ruben prese a dir loro: «Non vi avevo detto io: “Non peccate contro il ragazzo”?
Ma non mi avete dato ascolto.
Ecco, ora ci viene domandato conto del suo sangue».
Non si accorgevano che Giuseppe li capiva, dato che tra lui e loro vi era l’interprete.
Allora egli andò in disparte e pianse.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (10,1-7) anno dispari.
In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli
spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo
fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e
Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo,
e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e
non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute
della casa d’Israele.
Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
È l’evangelista Marco a redigere per primo quell’elenco.
Gesù che chiama a sé quelli che Egli volle per stare con Lui.
È l’iniziativa libera del Maestro che contraddice la prassi dei rabbini della
sua epoca; è Lui che chiama, non i discepoli che lo seguono.
Ma a questa libera chiamata, iniziativa di Dio, corrisponde una libera risposta,
certo amici, anch’io ho ricevuto una chiamata, ed ho accettato, senza costrizione.
Questa è la Chiesa; l’insieme di coloro che hanno accolto l’invito del Signore
a far parte del suo gruppo.
Non ci siamo scelti, è Cristo che ci ha scelti e che ci ha chiesto e ci chiede
di restare con Lui, di dimorare nella sua Parola, di portare il Vangelo e di
guarire gli indemoniati.
La Chiesa non è il club di coloro che si appassionano alle cose religiose,
ma l’esperienza spesso faticosa, della compagnia di Dio agli uomini.
E certamente, molte volte anche derisi e insultati per quello che facciamo,
ma si va avanti con l’aiuto della preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 8 luglio 2019

Il Vangelo del Martedì 9 Luglio 2019


Della 14° settimana del Tempo Ordinario.
Santi Agostino Zhao Rong e compagni, testimoni del Vangelo.
1° Lettura dal libro della Gènesi (32,23-33)
In quei giorni, di notte Giacobbe si alzò, prese le due mogli, le due schiave,
i suoi undici bambini e passò il guado dello Iabbok.
Li prese, fece loro passare il torrente e portò di là anche tutti i suoi averi.
Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora.
Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e
l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui.
Quello disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora».
Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!».
Gli domandò: «Come ti chiami?».
Rispose: «Giacobbe».
Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto
con Dio e con gli uomini e hai vinto!».
Giacobbe allora gli chiese: «Svelami il tuo nome».
Gli rispose: «Perché mi chiedi il nome?».
E qui lo benedisse.
Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuèl: «Davvero–disse–ho visto Dio
faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva».
Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuèl e zoppicava all’anca.
Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo sciatico, che è
sopra l’articolazione del femore, perché quell’uomo aveva colpito
l’articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (9,32-38) anno dispari.
In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato.
E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare.
E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!».
Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe,
annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come
pecore che non hanno pastore.
Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!
Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Non abbiamo mai visto nulla di simile; non abbiamo mai visto persone
ammutolite dalla vita imparare a confidarsi a raccontare le proprie emozioni,
a parlare di sé, a trovare le parole, illuminati dalla Parola.
Non abbiamo mai visto nulla di simile; persone guarite nel profondo,
rese libere dal Vangelo.
Non abbiamo mai visto nulla di simile; un Dio compassionevole, attento al
nostro dolore, alle nostre paure, che vede quanto siamo sbandati, che sa quanto
dolore portiamo nel cuore.
Non abbiamo mai visto nulla di simile; che Dio decida di guarire la nostra
solitudine inventando la Chiesa che è la compagnia di Dio agli uomini.
Questo siamo chiamati a diventare; non struttura, non organizzazione,
ma profezia di un mondo altro e alto, di un mondo diverso di vivere insieme,
di crescere e costruire il sogno di Dio.
Dio non toglie il dolore del mondo, ma abita il mondo attraverso uomini e donne
che, pur davanti al dolore, hanno accolto, raccontano e vivono giorno per giorno,
questo nostro Dio.
E sicuramente amici, solo chi ha vissuto, o sta vivendo il doloro sono in grado di
capire chi è nel dolore e confortarlo, ma solo se ci facciamo aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 7 luglio 2019

Il Vangelo del Lunedì 8 Luglio 2019


Della 14° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro della Gènesi (28,10-22a)
In quei giorni, Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran.
Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato;
prese là una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo.
Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva
il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.
Ecco, il Signore gli stava davanti e disse: «Io sono il Signore, il Dio di Abramo,
tuo padre, e il Dio di Isacco.
A te e alla tua discendenza darò la terra sulla quale sei coricato.
La tua discendenza sarà innumerevole come la polvere della terra; perciò ti
espanderai a occidente e a oriente, a settentrione e a mezzogiorno.
E si diranno benedette, in te e nella tua discendenza, tutte le famiglie della terra.
Ecco, io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in
questa terra, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che ti ho detto».
Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: «Certo, il Signore è in questo luogo e
io non lo sapevo».
Ebbe timore e disse: «Quanto è terribile questo luogo!
Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo».
La mattina Giacobbe si alzò, prese la pietra che si era posta come guanciale,
la eresse come una stele e versò olio sulla sua sommità.
E chiamò quel luogo Betel, mentre prima di allora la città si chiamava Luz.
Giacobbe fece questo voto: «Se Dio sarà con me e mi proteggerà in questo
viaggio che sto facendo e mi darà pane da mangiare e vesti per coprirmi,
se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà il mio Dio.
Questa pietra, che io ho eretto come stele, sarà una casa di Dio».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (9,18-26) anno dispari.
In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi
e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su
di lei ed ella vivrà».
Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.
Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò
alle spalle e toccò il lembo del suo mantello.
Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata».
Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata».
E da quell’istante la donna fu salvata.
Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù
disse: «Andate via!
La fanciulla infatti non è morta, ma dorme».
E lo deridevano.
Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò.
E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Vuole solo toccare il lembo del mantello, l’emorroissa.
Una vita di malattia e di isolamento; se già il flusso mestruale rendeva impura
una donna, figuriamoci un problema come quello descritto!
Impura e condannata a non avere relazioni; il solo contatto fisico poteva
trasmettere l’impurità rituale.
Una norma frutto dell’approssimativa conoscenza scientifica dell’epoca.
E lei trasgredisce una legge, toccando il Maestro, eppure lo fa.
A volte è necessario trasgredire per incontrare Dio e così avviene, non è lei
a contaminare il Signore, ma Gesù che contamina lei con la sua purezza.
Ora è guarita, ora è nuovamente donna.
Così come la ragazza data per morta che Gesù riporta in vita nonostante
lo scetticismo insormontabile degli amici del padre.
Il Signore, oggi, sana ogni nostra malattia interiore e riporta in vita il fanciullo
che abita in ciascuno di noi e che troppo spesso è mortificato dal mondo degli adulti.
Bello essere fanciulli nel cuore, solo così il Signore riesce ad entrarvi e guarirci
dalla malattia che ci contagia, per questo dobbiamo sempre pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 6 luglio 2019

Il Vangelo di Domenica 7 Luglio 2019


Della 14° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (66,10-14c)
Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa tutti voi che l’amate.
Sfavillate con essa di gioia tutti voi che per essa eravate in lutto.
Così sarete allattati e vi sazierete al seno delle sue consolazioni; succhierete
e vi delizierete al petto della sua gloria.
Perché così dice il Signore: «Ecco, io farò scorrere verso di essa, come un
fiume, la pace; come un torrente in piena, la gloria delle genti.
Voi sarete allattati e portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati.
Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò; a Gerusalemme
sarete consolati.
Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore, le vostre ossa saranno rigogliose come l’erba.
La mano del Signore si farà conoscere ai suoi servi».
Parola di Dio
2° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (6,14-18)
Fratelli, quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore
nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso,
come io per il mondo.
Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere
nuova creatura.
E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto
l’Israele di Dio.
D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo.
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (10,1-12.17-20) anno C.
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti
a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!
Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!
Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca,
né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”.
Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti
ritornerà su di voi.
Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi
lavora ha diritto alla sua ricompensa.
Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà
offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”.
Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze
e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi,
noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”.
Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si
sottomettono a noi nel tuo nome».
Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore.
Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta
la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi.
Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi
piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Dio ha un sogno; svelare ad ogni uomo il tesoro nascosto nel campo, far
scoprire ad ogni persona la propria dignità, il proprio carisma da mettere
a servizio del Regno, manifestarsi ad ognuno come il Dio della misericordia
e della consolazione.
Ma Dio non vuole salvare il mondo senza di noi, non ci tratta come burattini,
vuole, desidera, chiede al nuovo Israele, ai settantadue discepoli protagonisti
del Vangelo di oggi, e a noi, di diventare discepoli, narratori di Dio.
Senza fanatismi, senza scorciatoie o nostalgie, ricercando una piena e matura
umanità, il Signore ci chiede di costruire la Chiesa.
Pensavo fosse chiaro a tutti, ma così non è.
Quando uso l’usurato termine “Chiesa”, spontaneamente la stragrande maggioranza
di noi pensa al proprio parroco, o al Papa, o ai Vescovi o a chissà che.
Questa distinzione in cristiani di prima e seconda classe è durissima a morire
e non è bastato un Concilio per farci entrare nella corretta prospettiva biblica.
Ogni discepolo fa parte della Chiesa, ad ognuno è affidato il Vangelo da vivere
e da annunciare, secondo il proprio carisma e il proprio ministero.
Si amici, ognuno di noi può fare l’annuncio della Parola, come sto facendo io
da tempo, non l’ho inventato io, ma me lo ha detto Gesù, tutto qui.
Nell’unica Chiesa ci sono fratelli chiamati a costruire comunità, altri a conservare
il deposito della fede, altri a manifestare in coppia l’amore che Cristo ha per la
Chiesa, altri a vivere la continenza per il Regno.
Ma ad ognuno, lo ripeto, è affidato l’annuncio.
I nostri paesi di tradizione cristiana rischiano di sedersi sugli allori, di confondere
la cultura cristiana con l’appartenenza a Cristo.
È bello che il nostro paese senta ancora una forte appartenenza ai valori
cristiani (almeno a certi valori), ma questo non significa incontrare Dio.
Quant’è difficile annunciare Cristo ai cristiani! Sanno già tutto!
Chi annuncia la speranza del Vangelo all’ottanta per cento dei battezzati che
non celebra la presenza del Risorto ogni settimana?
Chi consola, scuote, incoraggia, ascolta i tantissimi che credono di credere?
Tu, io, voi amici, tutti siamo chiamati, nessuno escluso.
Questa è la sfida; far uscire Dio dalle chiese, riportarlo là dove aveva deciso
di vivere, tra la gente.
Strapparlo dagli angusti abiti del sacro in cui l’abbiamo relegato per farlo
infine tornare in quella umanità che aveva deciso di assumere.
Gesù ci indica con precisione lo stile e la modalità di questo annuncio, lo
stile da assumere.
I discepoli sono mandati a due a due, precedendo il Signore.
Non dobbiamo convertire nessuno; è Dio che converte, è Lui che abita i cuori.
A noi, solo, il compito di preparargli la strada.
L’annuncio è fecondato dalla preghiera; perché non diventare silenziosi
terroristi di bene, seminando benedizioni e preghiere segrete là dove lavoriamo?
Affidando al Signore, invece di giudicare?
Il Signore ci chiede di andare senza troppi mezzi, usando gli strumenti sempre
e solo come strumenti, andando all’essenziale.
Lo so, amici catechisti; il corso di nuoto o la settimana bianca sono mille volte
più attraenti della vostra stentata ora di catechismo.
Ma voi avete una cosa che a nessun allenatore è chiesta; l’amore verso i vostri ragazzi.
Il Signore ci chiede di portare la pace, di essere persone tolleranti, pacificate.
Nessuno può portare Dio con la congettura o la forza, l’arroganza
dell’annuncio ci allontana da Dio in maniera definitiva.
Infine il Signore ci chiede di restare, di dimorare, di condividere con autenticità.
Noi non siamo diversi, non siamo a parte; la fatica, l’ansia, i dubbi, le gioie e
le speranze dei nostri fratelli uomini sono proprio le nostre, esattamente le nostre.
È faticoso e crocifiggente, lo so.
Lo sa anche Paolo che, pur convertendo il bacino del Mediterraneo, sente
tutto il limite del suo carattere.
Ma, come Isaia, siamo chiamati a incoraggiare gli esiliati di ritorno da Babilonia,
a volare alto, a sognare in grande, a costruire il sogno di Dio che è la Chiesa.
E pazienza per i risultati che mancano; è un’epoca di profezia, la nostra.
Smettiamola di restare impantanati nella routine, superiamo le paure del
mondo, non valutiamo i risultati come un’azienda del sacro; gioiamo amici,
i nostri nomi sono scritti nei cieli, Dio già colma i nostri cuori e ci affida il Regno.
Proviamoci almeno, tanto non costa niente, buona Domenica amici, Fausto.



venerdì 5 luglio 2019

Il Vangelo del Sabato 6 Luglio 2019


Della 13° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro della Gènesi (27,1-5.15-29)
Isacco era vecchio e gli occhi gli si erano così indeboliti che non ci vedeva più.
Chiamò il figlio maggiore, Esaù, e gli disse: «Figlio mio».
Gli rispose: «Eccomi».
Riprese: «Vedi, io sono vecchio e ignoro il giorno della mia morte.
Ebbene, prendi le tue armi, la tua farètra e il tuo arco, va’ in campagna e caccia
per me della selvaggina.
Poi preparami un piatto di mio gusto e portamelo; io lo mangerò affinché possa
benedirti prima di morire».
Ora Rebecca ascoltava, mentre Isacco parlava al figlio Esaù.
Andò dunque Esaù in campagna a caccia di selvaggina da portare a casa.
Rebecca prese i vestiti più belli del figlio maggiore, Esaù, che erano in casa
presso di lei, e li fece indossare al figlio minore, Giacobbe; con le pelli dei
capretti rivestì le sue braccia e la parte liscia del collo.
Poi mise in mano a suo figlio Giacobbe il piatto e il pane che aveva preparato.
Così egli venne dal padre e disse: «Padre mio».
Rispose: «Eccomi; chi sei tu, figlio mio?».
Giacobbe rispose al padre: «Io sono Esaù, il tuo primogenito.
Ho fatto come tu mi hai ordinato.
Àlzati dunque, siediti e mangia la mia selvaggina, perché tu mi benedica».
Isacco disse al figlio: «Come hai fatto presto a trovarla, figlio mio!».
Rispose: «Il Signore tuo Dio me l’ha fatta capitare davanti».
Ma Isacco gli disse: «Avvicìnati e lascia che ti tocchi, figlio mio, per sapere
se tu sei proprio il mio figlio Esaù o no».
Giacobbe si avvicinò a Isacco suo padre, il quale lo toccò e disse: «La voce
è la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia di Esaù».
Così non lo riconobbe, perché le sue braccia erano pelose come le braccia
di suo fratello Esaù, e lo benedisse.
Gli disse ancora: «Tu sei proprio il mio figlio Esaù?».
Rispose: «Lo sono».
Allora disse: «Servimi, perché possa mangiare della selvaggina di mio figlio,
e ti benedica».
Gliene servì ed egli mangiò, gli portò il vino ed egli bevve.
Poi suo padre Isacco gli disse: «Avvicìnati e baciami, figlio mio!».
Gli si avvicinò e lo baciò.
Isacco aspirò l’odore degli abiti di lui e lo benedisse: «Ecco, l’odore del mio
figlio come l’odore di un campo che il Signore ha benedetto.
Dio ti conceda rugiada dal cielo, terre grasse, frumento e mosto in abbondanza.
Popoli ti servano e genti si prostrino davanti a te.
Sii il signore dei tuoi fratelli e si prostrino davanti a te i figli di tua madre.
Chi ti maledice sia maledetto e chi ti benedice sia benedetto!».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (9,14-17) anno dispari.
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché
noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo
sposo è con loro?
Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno.
Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il
rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore.
Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino
si spande e gli otri vanno perduti.
Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il vino nuovo del Vangelo rompe tutto, dilaga e allaga.
È talmente innovativo che nessuna riforma religiosa è in grado di contenerlo.
Il digiuno è nato per ricordarci la priorità dello spirito, per permetterci di
entrare in comunione con i fratelli e le sorelle che non mangiano tutti i giorni,
per domare le passioni.
Però spesso, nel passato, questa pratica ha finito per diventare un segno di
distinzione, un esercizio difficile per i super devoti, per i mistici da vetrina,
per sottolineare le differenze.
Gesù ribalta anche questa prospettiva; se il digiuno è segno di penitenza,
come possono fare penitenza gli invitati ad una festa di nozze!
Lo sposo è con noi, amici, sia la festa a dominare la nostra fede, non una
piccola visione e approssimativa della fede.
Togliamo dai nostri volti le espressioni cupe e macerate, per lasciare spazio
al sorriso che nasce dall’incontro con lo sposo, e lasciamo che lo Spirito faccia
nuove tutte le cose, in particolare, quelle del cuore, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.