giovedì 27 giugno 2019

Il Vangelo del Venerdì 28 Giugno 2019


Della 12° settimana del Tempo Ordinario.
Sacratissimo Cuore di Gesù.
1° Lettura dal libro del profeta Ezechièle (34,11-16)
Così dice il Signore Dio: «Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò
in rassegna.
Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle
sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e
le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine.
Le farò uscire dai popoli e le radunerò da tutte le regioni.
Le ricondurrò nella loro terra e le farò pascolare sui monti d’Israele, nelle valli
e in tutti i luoghi abitati della regione.
Le condurrò in ottime pasture e il loro pascolo sarà sui monti alti d’Israele;
là si adageranno su fertili pascoli e pasceranno in abbondanza sui monti d’Israele.
Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo
del Signore Dio.
Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita,
fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della
forte; le pascerò con giustizia».
Parola di Dio.
2° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (5,5b-11)
Fratelli, l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello
Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi.
Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe
morire per una persona buona.
Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo
ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira
per mezzo di lui.
Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo
della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati
mediante la sua vita.
Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo,
grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (15,3-7) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai farisei e agli scribi questa parabola: «Chi di voi,
se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va
in cerca di quella perduta, finché non la trova?
Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama
gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia
pecora, quella che si era perduta”.
Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte,
più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Molta folla seguiva Gesù.
Erano per lo più malati, gente sbandata e abbandonata in cerca di protezione,
di guarigione e di conforto.
Ovviamente per i responsabili religiosi di Israele, tutto ciò era scandaloso,
perché, perché, il Signore si metteva a tavola con i peccatori e i pubblicani,
che secondo loro, erano persone ambigue e impure.
Ma per Gesù, la familiarità con i pubblicani e i peccatori non era casuale,
bensì, una scelta ben precisa.
Voleva donare a loro la grande misericordia che Dio ha per tutti.
Perciò, il Vangelo oggi ci narra le prime due parabole della misericordia.
Nella prima, Dio è presentato come un pastore che ha perso una delle sue
cento pecore.
Bene, ma il pastore lascia le novantanove rimaste all’ovile e si mette alla
ricerca di quella smarrita.
Nella seconda, Dio è immaginato come una donna di casa che ha perso
una moneta e si mette a cercarla finchè non la trova.
Ambedue, il pastore e la donna, dopo aver trovato la pecora e la moneta
smarrite, chiamano i loro vicini per fare festa.
Dio non vuole la morte ma la nostra conversione, ossia, ci chiede di
cambiare vita e tornare a Lui.
È la festa più sentita da Dio.
Per questo Dio si mette a cercarci, anzi, viene a mendicare amore.
Ed in particolare lo fa con noi, perciò, lasciamoci trovare da Lui,
facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 26 giugno 2019

Il Vangelo del Giovedì 27 Giugno 2019


Della 12° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro della Gènesi (16,1-12.15-16)
Sarài, moglie di Abram, non gli aveva dato figli.
Avendo però una schiava egiziana chiamata Agar, Sarài disse ad Abram:
«Ecco, il Signore mi ha impedito di aver prole; unisciti alla mia schiava:
forse da lei potrò avere figli».
Abram ascoltò l’invito di Sarài. Così, al termine di dieci anni da quando
Abram abitava nella terra di Canaan, Sarài, moglie di Abram, prese Agar
l’Egiziana, sua schiava, e la diede in moglie ad Abram, suo marito.
Egli si unì ad Agar, che restò incinta.
Ma, quando essa si accorse di essere incinta, la sua padrona non contò
più nulla per lei.
Allora Sarài disse ad Abram: «L’offesa a me fatta ricada su di te!
Io ti ho messo in grembo la mia schiava, ma da quando si è accorta d’essere
incinta, io non conto più niente per lei.
Il Signore sia giudice tra me e te!».
Abram disse a Sarài: «Ecco, la tua schiava è in mano tua: trattala come ti piace».
Sarài allora la maltrattò, tanto che quella fuggì dalla sua presenza.
La trovò l’angelo del Signore presso una sorgente d’acqua nel deserto,
la sorgente sulla strada di Sur, e le disse: «Agar, schiava di Sarài, da dove
vieni e dove vai?».
Rispose: «Fuggo dalla presenza della mia padrona Sarài».
Le disse l’angelo del Signore: «Ritorna dalla tua padrona e restale sottomessa».
Le disse ancora l’angelo del Signore: «Moltiplicherò la tua discendenza e non
si potrà contarla, tanto sarà numerosa».
Soggiunse poi l’angelo del Signore: «Ecco, sei incinta: partorirai un figlio
e lo chiamerai Ismaele, perché il Signore ha udito il tuo lamento.
Egli sarà come un asino selvatico; la sua mano sarà contro tutti e la mano
di tutti contro di lui, e abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli».
Agar partorì ad Abram un figlio e Abram chiamò Ismaele il figlio che Agar
gli aveva partorito.
Abram aveva ottantasei anni quando Agar gli partorì Ismaele.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (7,21-29) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore,
Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio
che è nei cieli.
In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse
profetato nel tuo nome?
E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni?
E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”.
Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti.
Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile
a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su
quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile
a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono
su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo
insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità,
e non come i loro scribi.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù non si appella ad un ruolo, non fa valere la sua autorità; vuole
convincere, non costringere.
E ciò che dice, pur essendo tagliente, è liberante.
Non basta dirsi discepoli, non basta dedicare la vita al Vangelo, non basta
avere continuamente il nome di Dio sulle labbra.
Non basta.
Misuriamo la nostra fede quando siamo messi alla prova, quando le vicende
della vita ci scuotono dalle radici, quando sentiamo che il mare ingrossa
e rischiamo di affondare.
Succede a tutti, me compreso, anche ai discepoli.
Anche ai buoni discepoli.
Periodi in cui la sorte sembra accanirsi contro di noi; salute, affetti, lavoro,
affari, tutto in salita, tutto in negativo.
È allora che verifichiamo se la nostra vita è costruita sulla sabbia.
O sulla roccia della Parola.
Non possiamo saperlo, finchè le cose vanno discretamente bene.
Conserviamo la speranza, allora, accogliamo quotidianamente la Parola con
fede e preghiera, perché, rinsaldi le nostre piccole vite.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


martedì 25 giugno 2019

Il Vangelo del Mercoledì 26 Giugno 2019


Della 12° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro della Gènesi (15,1-12.17-18)
In quei giorni, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del
Signore: «Non temere, Abram.
Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande».
Rispose Abram: «Signore Dio, che cosa mi darai?
Io me ne vado senza figli e l'erede della mia casa è Elièzer di Damasco».
Soggiunse Abram: «Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio
domestico sarà mio erede».
Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non sarà costui il tuo
erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede».
Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci
a contarle»; e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza».
Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
E gli disse: «Io sono il Signore, che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per
darti in possesso questa terra».
Rispose: «Signore Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?».
Gli disse: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete
di tre anni, una tortora e un colombo».
Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di
fronte all'altra; non divise però gli uccelli.
Gli uccelli rapaci calarono su quei cadaveri, ma Abram li scacciò.
Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco
terrore e grande oscurità lo assalirono.
Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante
e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi.
In quel giorno il Signore concluse quest'alleanza con Abram: «Alla tua discendenza
io do questa terra, dal fiume d'Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (7,15-20) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dai falsi profeti,
che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci!
Dai loro frutti li riconoscerete.
Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi?
Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce
frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero
cattivo produrre frutti buoni.
Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco.
Dai loro frutti dunque li riconoscerete».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il detto di Gesù, talmente importante da essere ripreso due volte da Matteo
in poche righe, diventa uno strumento molto importante per il discernimento
delle persone di fede che incontriamo.
Oggi, grazie alla capillare diffusione dei media, il mondo è davvero diventato
piccolo e possiamo conoscere molte proposte interessanti, molti accattivanti
progetti, molti predicatori affascinanti.
Negli ultimi decenni abbiamo visto crescere nuove forme di aggregazione
ecclesiali; movimenti, rivelazioni private e presunti carismi.
Come giudicare tutte queste novità?
Il criterio è sempre lo stesso; dai frutti.
Nessun rovo produce succosa uva da tavola.
Così possiamo vedere se la fede proposta porta a frutti di conversione,
di pace interiore, di operosa carità e di perdono.
Ma se questo è vero possiamo anche dire il contrario; ci sono persone che
producono abbondanti frutti di bene e di luce pur non dichiarandosi
apertamente credenti.
Per capire chi è nel giusto, invochiamo lo Spirito, il quale attraverso la
preghiera ci può aiutare a fare chiarezza.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 24 giugno 2019

Il Vangelo del Martedì 25 Giugno 2019


Della 12° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro della Gènesi (13,2.5-18)
Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro.
Ma anche Lot, che accompagnava Abram, aveva greggi e armenti
e tende, e il territorio non consentiva che abitassero insieme, perché
avevano beni troppo grandi e non potevano abitare insieme.
Per questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e i mandriani di Lot.
I Cananei e i Perizziti abitavano allora nella terra.
Abram disse a Lot: «Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei mandriani
e i tuoi, perché noi siamo fratelli.
Non sta forse davanti a te tutto il territorio?
Sepàrati da me.
Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra».
Allora Lot alzò gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano era un luogo
irrigato da ogni parte-prima che il Signore distruggesse Sòdoma e
Gomorra-come il giardino del Signore, come la terra d'Egitto fino a Soar.
Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano e trasportò le tende verso oriente.
Così si separarono l'uno dall'altro: Abram si stabilì nella terra di Canaan
e Lot si stabilì nelle città della valle e piantò le tende vicino a Sòdoma.
Ora gli uomini di Sòdoma erano malvagi e peccavano molto contro il Signore.
Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si era separato da lui: «Alza
gli occhi, e dal luogo dove tu stai, spingi lo sguardo verso il settentrione
e il mezzogiorno, verso l'oriente e l'occidente.
Tutta la terra che tu vedi, io la darò a te e alla tua discendenza per sempre.
Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può contare
la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti.
Àlzati, percorri la terra in lungo e in largo, perché io la darò a te».
Poi Abram si spostò con le sue tende e andò a stabilirsi alle Querce di Mamre,
che sono ad Ebron, e vi costruì un altare al Signore.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (7,6.12-14) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani
e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con
le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro:
questa infatti è la Legge e i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che
conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano.
Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi
sono quelli che la trovano!».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù dice, in un altro contesto, di essere Lui stesso la porta attraverso cui
entrano le sue pecore.
Ma ci ricorda che per entrare attraverso di Lui nel regno dei cieli, è necessario
grande impegno e volontà decisa.
Le buone intenzioni, si sa, purtroppo non bastano per accedere a questa
gloria che ci è riservata.
Per questo, tutta la nostra vita deve diventare una ricerca di Dio e del suo
Regno; tutto deve essere subordinato a questo, e se ciò non avviene, anche
se abbiamo fatto tante cose, non abbiamo scelto di fare l’essenziale.
Dunque, le buone intenzioni sono già un inizio; ma a queste devono seguire
decisioni concrete che ci permettono di cambiare vita e di entrare, attraverso
la porta stretta, nella felicità senza fine che Dio ci ha preparato.
Non dobbiamo dimagrire per entrare nella porta stretta, dobbiamo solo
cambiare il nostro modo di vivere la nostra vita, cioè, vivere la nostra vita in
unione con il Signore con umiltà e gioia, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 23 giugno 2019

Il Vangelo del Lunedì 24 Giugno 2019


Della 12° settimana del Tempo Ordinario.
Natività di S. Giovanni Battista.
1° Lettura dal libro del profeta Geremìa (1,4-10)
Nei giorni del re Giosìa mi fu rivolta questa parola del Signore: «Prima di
formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce,
ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni».
Risposi: «Ahimè, Signore Dio!
Ecco, io non so parlare, perché sono giovane».
Ma il Signore mi disse: «Non dire: “Sono giovane”.
Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò e dirai tutto quello che io ti ordinerò.
Non aver paura di fronte a loro, perché io sono con te per proteggerti».
Oracolo del Signore.
Il Signore stese la mano e mi toccò la bocca, e il Signore mi disse: «Ecco,
io metto le mie parole sulla tua bocca.
Vedi, oggi ti do autorità sopra le nazioni e sopra i regni per sradicare e
demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare».
Parola di Dio.
2° Lettura dalla prima lettera di san Pietro apostolo (1,8-12)
Carissimi, voi amate Gesù Cristo, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo,
credete in lui.
Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta
della vostra fede: la salvezza delle anime.
Su questa salvezza indagarono e scrutarono i profeti, che preannunciavano
la grazia a voi destinata; essi cercavano di sapere quale momento o quali
circostanze indicasse lo Spirito di Cristo che era in loro, quando prediceva
le sofferenze destinate a Cristo e le glorie che le avrebbero seguite.
A loro fu rivelato che, non per se stessi, ma per voi erano servitori di quelle
cose che ora vi sono annunciate per mezzo di coloro che vi hanno portato
il Vangelo mediante lo Spirito Santo, mandato dal cielo: cose nelle quali
gli angeli desiderano fissare lo sguardo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (1,5-17) anno dispari.
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa,
della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne,
di nome Elisabetta.
Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi
e le prescrizioni del Signore.
Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al
Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del
servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso.
Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso.
Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore.
Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita
e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni.
Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché
egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti,
sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti
figli d’Israele al Signore loro Dio.
Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre
i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare
al Signore un popolo ben disposto».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Giovanni il rude che viene dal deserto, Giovanni il tagliente predicatore,
Giovanni che è disposto a morire per mantenere fede alla sua missione di
verità, Giovanni che prepara e dispone il popolo all’accoglienza del Messia
ma che, teneramente, resta lui per primo spazzato all’originalità di questo Messia.
D’altronde, come biasimare Giovanni?
È il più grande dei profeti ma anche il più sfortunato; invita a conversione,
grida e minaccia, indica il Messia vendicativo, con l’ascia pronta a tagliare
l’albero che non produce frutto, e poi arriva Gesù, che invece di abbattere
accarezza e pota l’albero per fargli portare più frutto.
Ci impressiona il fatto che Giovanni sia spiazzato dall’inattesa tenerezza
di dio; anche lui deve arrendersi alla contrologica del Dio d’Isarele.
I profeti esistono ancora, sono presenti in mezzo a noi.
Uomini e donne che vivono il Vangelo con tale coinvolgente semplicità e
convinzione da diventare un segno di conversione per tutti noi e, riusciremo
a conoscerli, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.