lunedì 4 febbraio 2019

Il Vangelo del Martedì 5 Febbraio 2019


Della 4° settimana del Tempo Ordinario.
S. Agata vergine e martire.
1° Lettura dalla lettera agli Ebrei (12,1-4)
Dal Vangelo secondo Marco (5,21-43) anno dispari.
In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all'altra riva, gli si
radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare.
E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide,
gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo:
vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva».
Andò con lui.
Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto
sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun
vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla
e da dietro toccò il suo mantello.
Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata».
E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era
guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò
alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?».
I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e
dici: "Chi mi ha toccato?"».
Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo.
E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne,
gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità.
Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata.
Va' in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero
a dire: «Tua figlia è morta.
Perché disturbi ancora il Maestro?».
Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere,
soltanto abbi fede!».
E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni,
fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente
che piangeva e urlava forte.
Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete?
La bambina non è morta, ma dorme».
E lo deridevano.
Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina
e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina.
Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla,
io ti dico: àlzati!».
E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni.
Essi furono presi da grande stupore.
E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse
di darle da mangiare.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
In entrambi i miracoli notiamo l’importanza della fede come elemento
necessario perché il Maestro possa operare; la donna affetta da emorragia
era posta in uno stato di esclusione dal contesto religioso e sociale, perché
il suo male la rendeva impura.
Gesù le dona non soltanto la guarigione del corpo, ma anche una ritrovata
dignità umana.
La risurrezione della piccola figlia di Giairo ci rimanda inequivocabilmente
alla risurrezione di Gesù; come per Gesù, anche per la bambina la morte è
soltanto un sonno passeggero, che la tiene prigioniera solo per poco tempo.
Ma la gente non comprende questo miracolo.
Dal pianto per la piccola passa alla derisione per Gesù; Egli solo esprime
la vera compassione per il dolore umano.
Anche noi purtroppo siamo tante volte siamo così, impariamo perciò da
questa lezione, aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 3 febbraio 2019

Il Vangelo del Lunedì 4 Febbraio 2019


Della 4° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla lettera agli Ebrei (11,32-40)
Dal Vangelo secondo Marco (5,1-20) anno dispari.
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare,
nel paese dei Gerasèni.
Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto
da uno spirito impuro.
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato,
neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma
aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo.
Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva
con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce,
disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo?
Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!».
Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!».
E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione-gli
rispose-perché siamo in molti».
E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.
C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo.
E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi».
Glielo permise.
E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si
precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle
campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto.
Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui
che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura.
Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato
e il fatto dei porci.
Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di
poter restare con lui.
Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro
ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te».
Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva
fatto per lui e tutti erano meravigliati.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Vi è in questo brano evangelico qualcosa di paradossale; Gesù riesce a farsi
ascoltare dai demòni, dimostrando il suo potere di origine divina, ma non
riesce a trovare posto nel cuore degli abitanti di quella regione.
Tutto il creato gli obbedisce, mentre l’uomo è in grado di rifiutare persino
la liberazione dal male; la meschinità degli abitanti li porta, infatti,
a considerare più grave la perdita delle mandrie dei porci, piuttosto che
la riconquista di un loro simile.
Anche noi diciamo di no a Dio e gli chiediamo di andarsene quando Egli
viene a scomodarci con le sue richieste che a volte ci sembrano inopportune;
il risultato è che anche noi gli chiediamo di andare via lasciandoci in pace.
Vigiliamo per non allontanarlo dalla nostra vita con il suo atteggiamento,
facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


sabato 2 febbraio 2019

Il Vangelo di Domenica 3 Febbraio 2019


Della 4° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del profeta Geremìa (1,4-5.17-19)
2° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo Corìnzi (13,4-13)
Dal Vangelo secondo Luca (4,21-30) anno C.
In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta
questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia
che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?».
Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico,
cura te stesso.
Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”».
Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria.
Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa,
quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in
tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova
a Sarèpta di Sidòne.
C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno
di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno.
Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio
del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù.
Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù inizia il ministero a casa sua, nella sinagoga di Nazareth.
Domenica scorsa abbiamo ascoltato nel racconto di Luca della lettura durante il
culto dello shabbat, da parte di Gesù, del profeta Isaia, lettura dei tempi messianici.
Isaia profetizza speranza, consolazione, ritorno dall’esilio, conversione, pace,
luce, una benedizione infinita sul popolo di Israele.
Gesù conclude dicendo: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura”.
È lui a portare quella buona notizia.
È lui la buona notizia. Fantastico, no?
A questo punto una buona sceneggiatura prevede musica intensa, il primissimo
piano su Gesù che si allarga sulla folla esterrefatta che gioisce e piange
e abbraccia Gesù.
Ma la vita non è (quasi) mai un film.
Gesù richiude il rotolo del profeta Isaia e la gente inizia a mormorare
a voce sempre più alta.
«Ma non è il figlio di Giuseppe? Il falegname? Sì, è lui!
Ho anche un bel comò che mi ha fatto suo padre!
Ma che gli prende? Si è montato la testa?»
Gesù interagisce, cita la Scrittura, spiega come sia difficile fare i profeti in
casa propria, che solo degli stranieri, come la vedova di Zarepta e Naaman
il Siro, hanno saputo riconoscere profeti grandi come Elia ed Eliseo.
E si scatena il putiferio.
All’iniziale sconcerto subentra l’offesa e la permalosità.
Ma come si permette?
Ma chi si crede di essere questo giovane presuntuoso?
Noi sapremmo riconoscere Elia o Eliseo!
Sapremmo accogliere il Messia, se Adonai lo inviasse!
Scomode verità.
Oggi parliamo di profeti inascoltati.
Oggi parliamo di come Dio sia venuto a parlare di sé e di come noi ci
rifiutiamo di ascoltarlo.
Le ragioni del rifiuto sono evidenti; Gesù è un Messia banale, poco spettacolare,
non corrisponde ai criteri minimi di serietà del profeta standard.
Accade così anche al nostro mondo disincantato e cinico; siamo talmente
impregnati di ciò che pensiamo essere il cristianesimo da non riconoscere
il vero volto di Dio.
Cosa c’entra la Chiesa con Dio?
E le tante questioni aperte in ambito etico col vangelo?
E la mia parrocchia con Gesù?
Molti fratelli e sorelle sono scandalizzati dal fatto che la parola grande di Dio
è consegnata alle fragili mani di discepoli spesso incoerenti.
Ci fermiamo al messaggero ignorando il messaggio.
Come vorrei gridare forte ai fratelli che non credono; andate al Gesù del vangelo!
Non al Gesù dell’abitudine o degli stereotipi simil-cattolici!
Andate alla sorgente, non lasciatevi fermare dalla incoerenza!
Il tesoro è custodito in fragili vasi di creta, la fontana è arrugginita ma l’acqua
che vi sgorga è pura e fresca.
Dio accetta il rischio di affidare alle nostre balbettanti parole la sua Parola.
Attenti, però, discepoli del Nazareno.
Questa pagina non è rivolta anzitutto a chi non crede, ai lontani, ai sedicenti atei.
È anzitutto rivolta a noi discepoli del Risorto, a noi che frequentiamo la
sinagoga, che ci sentiamo figli di Abramo.
Il mondo non è diviso in chi crede e in chi no, ma in chi ha il coraggio di accogliere
e chi è sclerotizzato sulle proprie convinzioni, anche su quelle belle e sante.
Se perdiamo il senso della Profezia, se non ci lasciamo scuotere dal Geremia
di turno, se non abbiamo il coraggio di ricordarci che, pur discepoli, siamo in
continua conversione, rischiamo di allontanare Gesù dalla nostra vita e dalla
Chiesa o, peggio, di buttarlo giù dal precipizio perché non la pensa come noi.
La Chiesa necessita di profezia e di profeti, di posizioni scomode e all’apparenza
irriguardose per mantenere vivo il carisma fecondo del vangelo.
È bello che ancora oggi ci siano dei cristiani che, sentendo di appartenere alla
Chiesa, compiono scelte di pace e di giustizia a volte estreme che richiamano
tutti, cristiani in primis, alla coerenza.
Guai a spegnere lo spirito della profezia!
A volte è la Chiesa intera a dover essere segno profetico nel mondo, come
Quando, finalmente, assume un netto rifiuto di ogni forma di violenza e di guerra,
fosse anche motivata da nobili ragioni (che quasi mai si rivelano del tutto nobili).
Nello stesso tempo bisogna distinguere i profeti dai rompiscatole.
In ogni comunità c’è il polemico che si sente un pochettino profeta, in ogni
presbiterio il prete che assume posizioni forti.
Gesù invita a mitigare la severità e la polemica mettendo al centro di ogni
relazione, sempre, il bene maggiore dell’amore.
Anche i profeti, insomma, devono stare attenti a non porsi fuori dalla norma
assoluta del vangelo come ci ricorda con forza san Paolo.
Amore che esige franchezza e richiamo, certo, ma pur sempre amore.
Santa Domenica, amici, Fausto.

venerdì 1 febbraio 2019

Il Vangelo del Sabato 2 Febbraio 2019


Della 3° settimana del Tempo Ordinario.
Presentazione del Signore.
1° Lettura dal libro del profeta Malachìa (3,1-4)
Dal Vangelo secondo Luca (2,22-32) anno dispari.
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la
legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per
presentarlo al Signore-come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio
primogenito sarà sacro al Signore»-e per offrire in sacrificio una coppia di
tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio,
che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui.
Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte
senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano
il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo,
anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi
lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti
a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la
caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione-e
anche a te una spada trafiggerà l'anima-, affinché siano svelati i pensieri
di molti cuori».
C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser.
Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo
matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni.
Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni
e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio
e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero
ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret.
Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di
Dio era su di lui
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Simeone e Anna sono due giusti d’Israele; essi, pur se avanti negli anni, hanno
avuto il coraggio e la pazienza di aspettare che la promessa di Dio si realizzasse.
Proprio per questo motivo hanno avuto il privilegio di riconoscere, in un
bambino di una giovane coppia di sposi, il Signore.
Quello che spesso manca alla nostra fede è proprio la perseveranza che si
misura nei tempi lunghi.
Quando le promesse di Dio non si realizzano, siamo sempre tentati di pensare
che si sia dimenticato di noi; invece, se lasciassimo vivere e operare lo Spirito
dentro di noi, ci renderemmo conto che Dio vuole coinvolgerci in un dinamismo
di grazia nel quale il tempo ha un ruolo diverso da quello che noi gli attribuiamo.
Purtroppo, noi siamo abituati a volere tutto e subito, invece ci vuole pazienza,
ed invece di arrabbiarci, preghiamo.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 31 gennaio 2019

Il Vangelo del Venerdì 1 Febbraio 2019


Della 3° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla lettera agli Ebrei (10,32-39)
Dal Vangelo secondo Marco (4,26-34) anno dispari.
In quel tempo, Gesù diceva alla folla: «Il regno di Dio è come un uomo
che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme
germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa.
Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi
il chicco pieno nella spiga.
Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è
venuta la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale
parabola possiamo descriverlo?
Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra,
è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; ma appena seminato
cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che
gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra».
Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo
quello che potevano intendere.
Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli,
spiegava ogni cosa.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
La parabola del seminatore paziente è propria del Vangelo di Marco; in essa
Gesù, pur non dicendo chiaramente cosa sia il Regno di Dio, fa comprendere
quali siano le sue caratteristiche.
Ci siamo mai domandati perché Gesù parla alla folla in parabole, mentre
spiega poi ai discepoli più stretti il significato delle sue parole?
Egli comprende che l’insegnamento sul Regno è talmente importante che
non può essere frainteso; per questo motivo affida il suo insegnamento a delle
storie, delle parabole prese dalla quotidianità, secondo un’usanza tipica del
suo tempo e della sua cultura.
Dunque, Gesù si dimostra rispettoso della capacità di comprensione della folla,
ma comunica anche che il Regno è una realtà presente nella storia.
Possiamo farlo anche noi, basta abbinare le parabole del Vangelo alla nostra
vita quotidiana, per scoprire quanto è attuale ancora oggi, sicuramente non
sarà facile, ma abbiamo la preghiera che ci può aiutare,
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 30 gennaio 2019

Il Vangelo del Giovedì 31 Gennaio 2019


Della 3° settimana del Tempo Ordinario.
San Giovanni Bosco, sacerdote.
1° Lettura dalla lettera agli Ebrei (10,19-25)
Dal Vangelo secondo Marco (4,21-25) anno dispari.
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Viene forse la lampada per essere
messa sotto il moggio o sotto il letto?
O non invece per essere messa sul candelabro?
Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di
nascosto che non debba essere messo in luce.
Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate.
Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più.
Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
La comprensione di questa brevissima parabola della lampada è senz’altro immediata.
Certamente a nessuno viene in mente di nasconderla sotto il letto.
Per questo Gesù non fa commenti.
Tutti i suoi interlocutori capiscono perfettamente la lezione.
Quello che importa, però, è capire che la Parola di Dio ha la stessa funzione
della lampada per i nostri passi.
L’insegnamento di Gesù non può venire nascosto nei fiumi di parole che
invadono le nostre giornate.
E tanto meno può stare nascosto tra le tante faccende della vita.
Il Vangelo del Signore ha bisogno di essere posto sopra il candelabro dell’esistenza,
reso visibile a tutti, perché tutti possano trovare speranza e forza nel cammino.
Di fronte a questo insegnamento di Gesù, possiamo riflettere e porci alcune
domande; che posto ha la Parola di Dio nella mia vita?
Quale luce ne ricevo?
E se questa luce mi illumina, la tengo nascosta dentro di me o la metto sul mio
piedistallo, affinchè, chi mi sta attorno ne possa essere illuminato?
Lo so che non è facile, anch’io all’inizio di questo cammino ho ricevuto tante
critiche, ma attraverso la preghiera sono riuscito, spero, ad illuminare
anche te che stai leggendo.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.