lunedì 10 dicembre 2018

Il Vangelo del Martedì 11 Dicembre 2018


Della 2° settimana di Avvento.
S. Damaso 1°, papa.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (40,1-11)
Dal Vangelo secondo Matteo (18,12-14) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Che cosa vi pare?
Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le
novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che
per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di
questi piccoli si perda».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
L’Avvento non è solo il tempo nel quale celebriamo la gioia del popolo santo
che attende la venuta del Signore; è anche il tempo nel quale abbiamo la
possibilità di contemplare la sua stessa gioia.
Egli ama i suoi figli e per primo gioisce nel manifestarsi al suo popolo.
Quale migliore manifestazione se non quella della misericordia?
Dio è colui che non fa questione di numeri o di risultati; quello che gli interessa
davvero è che non rimanga escluso nessuno dalla festa della sua casa.
Persino coloro che ormai sono persi e che nessuno andrebbe più a cercare,
per Lui hanno valore; la sua gioia è quella di caricarsi sulle spalle coloro che
hanno perduto la via della salvezza per riportarli alla loro dignità di figli di Dio.
Se abbiamo perso la strada, tranquilli, Gesù viene a prenderci sulle sue spalle
e ci riporta all’ovile, a noi solo il compito di pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 9 dicembre 2018

Il Vangelo del Lunedì 10 Dicembre 2018


Della 2° settimana di Avvento.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (35,1-10)
Dal Vangelo secondo Luca (5,17-26) anno dispari.
Un giorno Gesù stava insegnando.
Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni
villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme.
E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato,
cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui.
Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul
tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù
nel mezzo della stanza.
Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati».
Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che
dice bestemmie?
Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».
Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così
nel vostro cuore?
Che cosa è più facile: dire "Ti sono perdonati i tuoi peccati", oppure
dire "Àlzati e cammina"?
Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di
perdonare i peccati, dico a te-disse al paralitico-: àlzati, prendi il tuo
lettuccio e torna a casa tua».
Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso
e andò a casa sua, glorificando Dio.
Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore
dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
I miracoli che Gesù compiva erano strabilianti.
Eppure, vi è un miracolo molto più grande e meno appariscente, che le persone
facevano fatica a comprendere; il perdono dei peccati.
Del resto, il Signore era venuto proprio per quel motivo e la guarigione del
povero storpio gli dà l’occasione per ribadire il senso della sua missione.
Ogni anno celebriamo la venuta di Gesù nella nostra carne; ma il mistero
dell’incarnazione è connesso con quello della nostra liberazione.
Senza di Lui saremmo ancora schiavi del peccato e in una condizione ben più
miserevole di quella dell’uomo paralitico.
Se vogliamo vivere davvero i frutti di questo Avvento, decidiamo di riconciliarci
con Dio attraverso la Confessione; il sacerdote ci ripeterà la frase detta da
Gesù: “Ti sono perdonati i tuoi peccati”.
Sarà il modo più bello per vivere l’attesa gioiosa.
Ma nell’attesa, cerchiamo di prepararci accoglienti, attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 8 dicembre 2018

Il Vangelo di Domenica 9 Dicembre 2018



Della 2° settimana di Avvento.                                                                                                               1° Lettura dal libro del profeta Baruc (5,1-9)                                                                                         2° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (1,4-6.8-11)                                                Dal Vangelo secondo Luca (3,1-6) anno C.                                                                                Nell'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato                                      era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello,                              tetràrca dell'Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell'Abilène, sotto 
i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio                                         di Zaccarìa, nel deserto.                                                                                                                      Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di                                      conversione per il perdono dei peccati, com'è scritto nel libro degli oracoli                                      del profeta Isaìa: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore,                      raddrizzate i suoi sentieri!                                                                                                                 Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie                                tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate                                                                    Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».                                                                                          Parola del Signore.                                                                                                                 Riflessione personale sul Vangelo di oggi.                                                                                 Possiamo celebrare cento natali, senza che mai Dio nasca nei nostri cuori.
Perciò abbiamo bisogno di un tempo di interiorità, perché possiamo, infine
accogliere la luce del Signore.
Affinché il giorno della venuta del Signore non ci piombi addosso
all’improvviso e ci trovi impreparati.
Sarebbe tragicomico passare la vita ad invocare la venuta del Signore,
e non esserci nel momento della sua venuta interiore!
Certo, non è facile e tutto ci rema contro; la crisi economica, il clima
dolciastro, lo scippo natalizio perpetrato dal mercato che fa leva sui buoni
sentimenti, le difficoltà della vita di tutti i giorni.
Non è facile, ma è possibile; Cristo ci chiede di alzare lo sguardo, invece
di lamentarci, di guardare oltre, altrove, al di là.
L’importante è arrivare al Natale, a quello vero, con il cuore, leggero,
senza lasciarlo appesantire dalla dissipazione, dallo stordimento, dalle
preoccupazioni della vita.
Dio viene, Lui prende l’iniziativa, è suo il primo passo.
La Scrittura ci rivela il volto di un Dio che intesse relazioni, che cerca
l’uomo, che lo corteggia.
La storia, splendida e drammatica, fra Israele e il suo Dio non è sempre
stata fortunata e feconda.
Ora Dio viene per spiegarsi, per raccontarsi, per dirsi.
Dio viene a rivelarsi.
La solenne predicazione sul Battista conferma l’intento di Luca di raccontare
eventi storici, non edificanti racconti da pie devote.
Luca, discepolo di Paolo, non ha mai visto Gesù in vita sua.
Come noi è stato affascinato e sedotto dalla predicazione di Paolo e dal
fuoco della sua parola.
Luca, antiocheno, greco, colto e raffinato, ha scritto il suo vangelo dopo
Marco, in contemporanea con Matteo.
Ci tiene, Luca, a dimostrare (già allora!) che non è corso dietro a delle favole
ma che l’annuncio si fonda su solide basi.
La descrizione della situazione geo-politica del tempo della predicazione
del Battista ci lascia stupiti, e ci dice ancora e ancora che non corriamo
dietro a delle favole (anche se certi cristiani si comportano come personaggi
da operetta!) ma che la nostra fede appoggia su solide basi.
C’è la storia dietro queste parole, non il mito.
Volesse Dio che Luca ci facesse almeno un poco vergognare della nostra
impressionante ignoranza evangelica!
Luca, però, vuole dire anche altre cose.
Tutti i personaggi elencati, chi più, chi meno, detengono in mano il potere
assoluto, sanno di potere decidere i destini dei popoli, si sentono e sono grandi.
La Parola di Dio dribbla elegantemente tutti i signori dell’epoca e si posa su
un macerato trentenne consumato dal vento del deserto e dal digiuno, un folle
di Dio scontroso e rabbioso che si consuma sulle rive del Giordano,
Giovanni il battezzatore.
Già Baruc, segretario di Geremia, nella prima lettura si rivolge al popolo disperso
in Babilonia e vede un ritorno in grande stile nella Gerusalemme dei padri.
Parla a degli straccioni senza speranza, a dei deportati che si trascinano come
schiavi in attesa di morire. E sogna.
Così è, amici, la Storia di Dio si sovrappone alla piccola e violenta storia
degli uomini e la trasfigura.
Nessuno di noi conoscerebbe Erode se non avesse ucciso il Battista.
Il procuratore Pilato viene nominato ogni domenica nella professione di
fede non per la sua audacia politica e militare, ma per aver ucciso un
falegname esaltato che si prese per Dio.
E che lo era.
E noi, a che storia vogliamo appartenere?
Le energie, i sogni, l’audacia che mettiamo per chi o cosa la mettiamo?
Per la fragile storia degli uomini?
O per quella di Dio?
Entrare nella storia altra significa, anzitutto, aprirsi allo stupore di Dio,
attenderlo ed accoglierlo per ciò che egli è, non per ciò che vorremmo
che fosse.
L’avvento non aggiunge degli impegni alla nostra scarsa fede e alla nostra
poca disponibilità alla preghiera, ma un tempo in cui ci è chiesto di
accorgerci, di preparare la strada, di spalancare il cuore.
Citando Isaia, Giovanni è molto preciso sulle cose da fare; raddrizzare
i sentieri, riempire i burroni, spianare le montagne.
Raddrizzare i sentieri, cioè avere un pensiero semplice, lineare, senza
troppi giri di testa.
La fede è esperienza personale che nasce nella fiducia, che diventa abbandono.
La fede va interrogata, nutrita, è intelleggibile e ragionevole.
Ma ad un certo punto diventa salto, ragionevole salto tra le braccia di questo Dio.
Abbiamo bisogno di pensieri veri nella nostra vita, di pensieri positivi e buoni
per poter accogliere la luce.
Riempire i burroni delle nostre fragilità.
Tutti noi portiamo nel cuore dei crateri più o meno grandi, più o meno insidiosi,
delle fatiche più o meno superate.
Ebbene; occorre stare attenti a non lasciarci travolgere dalle nostre fragilità
o, peggio, mascherarle.
Ognuno di noi porta delle tenebre nel cuore; l’importante è che non ci parlino,
l’importante è non dar loro retta.
Spianare le montagne.
In un mondo basato sull’immagine conta più l’apparenza della sostanza.
Bene il fitnses, ottimo il body-building per stare in forma.
È bene curare il proprio modo di vestire.
Ma occorre aprire qualche palestra di spirit-building, qualche estetista
del cuore e dell’anima!
Essenzialità, verità, desiderio; questi gli strumenti per trovare un
sentiero verso Dio.
E questo già ci procura gioia, l’attesa già ci scuote dentro, ci apre lo stupore.
Gioia come quella che san Paolo prova per la sua comunità greca di Filippi,
come quella che il salmista descrive per il ritorno dei prigionieri da
Babilonia a Gerusalemme.
Allora, amici resistenti, carbonari dello spirito, discepoli del Rabbì, su di
noi piccoli e fragili e dispersi Dio fa scendere la sua Parola.
Alziamo lo sguardo, per carità.
Animo, mano ai badili spirituali e ai picconi interiori, aiutandoci con la
preghiera; c’è da fare in settimana.
Buona seconda Domenica di Avvento, amici, da Fausto.



venerdì 7 dicembre 2018

Il Vangelo del Sabato 8 Dicembre 2018


Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.
1° Lettura dal libro della Gènesi (3,9-15.20)
2° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (1,3-6.11-12)
Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38) anno C.
In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea,
chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa
di Davide, chiamato Giuseppe.
La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te».
A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.
L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide
suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».
Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra
la potenza dell'Altissimo.
Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.
Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e
questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore,
avvenga di me quello che hai detto».
E l'angelo partì da lei.
Parola del Signore.
Per preparare sul serio il nostro cammino di Natale, per fare in modo che
Dio nasca ancora nei nostri cuori, per sopravvivere al natale tarocco, la
liturgia ci presenta alcune figure importanti nel nostro cammino di Avvento;
il Battista, Giuseppe e, oggi, Maria di Nazareth.
Maria emerge dai racconti di Luca e degli altri evangelisti come una ragazza
di grande equilibrio, con un’esperienza di vita che assomiglia alla nostra.
Adolescente cresciuta in un piccolo paese di una nazione occupata,
Maria orienta il suo percorso all’interiorità, alla spiritualità, come molte
donne in Israele, in attesa spasmodica della venuta del Messia.
Dicevamo, domenica scorsa, della necessità di svegliarci, dal grosso rischio
che corriamo di vivere un pò “addormentati”, fuori dalla vera vita;
tutti indaffarati a trovare degli spazi per riposarci, travolti dalla vita,
dimentichiamo l’essenziale.
Anche Maria, giovane credente, si ritrova nel tran tran familiare;
lavoro (che per l’epoca era casalingo), amicizie, tempo libero…!
Ed è in questo contesto che avviene l’inaudito; a Maria viene
chiesto di diventare la porta d’ingresso di Dio nel mondo.
È accaduto, amici, anche se rischiamo di leggere il racconto di Luca
come se si trattasse di una bella favoletta edificante.
Davvero Dio ha deciso di venire a raccontarsi, a dirsi, a manifestarsi,
e ha avuto bisogno di un corpo e di una madre.
Sul serio un angelo è apparso a una ragazza quattordicenne di Nazareth e le
ha chiesto la disponibilità a ospitare nel suo acerbo seno l’Assoluto di Dio.
Facile, no? 
E se fosse successo a noi, se Dio ci avesse detto: “Senti, ho bisogno di
una mano per salvare il mondo”, cosa avremmo risposto?
Non so voi; io avrei chiesto tempo, mi sarei consultato con il mio confessore,
avrei anche fatto una visita dal medico (e se si trattasse di un’allucinazione?!), o
non ne avrei parlato con nessuno, per non essere scambiato per un pazzo furioso!
Anche Maria tentenna, fatica; come è possibile tutto questo?
Guardiamo, amici, quest’adolescente che discute con gli angeli,
che s’informa, che chiede spiegazioni.
Guardiamo la sua fermezza, la sua grandezza interiore, la sua maturità.
Maria chiede, vuole sapere di più.
Sa che la sua vita, nel caso accettasse, cambierebbe definitivamente.
L’immagine è di un grandissimo silenzio, calato dopo l’invito dell’angelo.
Un silenzio pesante in cui tutto il creato, tutta la storia, l’intera umanità
del passato e quella del futuro guarda col fiato sospeso la piccola Maria.
E se Maria avesse detto: “Fammi riflettere”, “Ne riparliamo”, “Ripassa domani?”.
Non saremmo qui a parlare del Maestro, saremmo ancora in attesa di un Salvatore.
Maria invece, accetta, Maria crede, Maria accoglie la follia di Dio.
(Ci voleva la follia gioiosa di un’adolescente per contenere la follia di Dio).
Si resta increduli, stupiti dalla complicità della risposta: “Eccomi”.
Quante conseguenze avrà questa disponibilità!
Che razza di radicale cambiamento porterà questo “sì” a Maria!
Accettare il disegno di Dio le porterà problemi con la sua situazione familiare,
con un fidanzato che vedrà Dio come concorrente in amore, problemi a causa
di questo bambino che dovrà essere continuamente guardato come un Mistero,
problemi col Rabbì tutto preso nell’annuncio che si dimenticherà della
propria famiglia per aprirsi a una famiglia più ampia, sofferenza nel
vedere un figlio innocente condannato a morte.
Non importa; Maria si fida, crede nel Dio dell’impossibile.
E noi siamo salvi.
Maria ci insegna a credere nel Dio dell’impossibile, a gettare il cuore oltre
l’ostacolo, a prestare la nostra vita, anche se la pensiamo piccola e inutile,
all’ingegno di Dio.
Dio è così; non fa da solo, allaccia relazione con noi uomini,
vuole condividere sogni e progetti.
Dio verrà, diventerà volto, sguardo, sorriso e sarà incontrabile e donato.
E chiede a Maria ospitalità; Maria che diventerà, come la venera il popolo
cristiano: “Regina dei cieli”, porta d’ingresso di Dio nel mondo.
Anche noi possiamo diventare questa porta, anche noi possiamo farci attraversare
dalla grazia immensa del Dio che viene; ad aiutare Dio a salvare il mondo.
Diamo anche noi, come ha fatto Maria, ospitalità nel nostro cuore a Dio,
perché si realizzi la salvezza del mondo.
Santa festa dell’Immacolata a tutti voi amici, da Fausto.   


giovedì 6 dicembre 2018

Il Vangelo del Venerdì 7 Dicembre 2018


Della 1° settimana di Avvento.
Sant’Ambrogio, vescovo e dottore della Chiesa.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (29,17-24)
Dal Vangelo secondo Matteo (9,27-31) anno dispari.
In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono
gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete
che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede».
E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!».
Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Dobbiamo notare che il miracolo ricevuto dai ciechi è proporzionato alla loro fede.
Gesù, infatti, domanda loro se credono che Egli sia in grado di compiere quanto
gli chiedono e, al loro “sì” fiducioso, Egli opera il miracolo che, quindi viene
concesso come risposta alla preghiera fatta con fede.
Noi chiediamo tante cose, ma spesso riceviamo molto poco da Lui per il semplice
fatto che non crediamo davvero che Dio ci voglia felici.
Tutt’al più siamo convinti del fatto che Egli ci aiuterà a portare la croce che Lui
stesso ci ha caricato; non riusciamo a renderci conto che il Signore gioisce nel
vederci felici, così come ogni vero padre fa con i figli.
Ciascuno ottiene da Dio nella misura in cui chiede con fiducia.
Se chiediamo cose piccole e di poco conto, vuol dire che non crediamo davvero
nella sua potenza.
È sicuramente un grave errore, perciò, per chiedere bene facciamoci illuminare
dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 5 dicembre 2018

Il Vangelo del Giovedì 6 Dicembre 2018


Della 1° settimana di Avvento.
S. Nicola vescovo.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (26,1-6)
Dal Vangelo secondo Matteo (7,21.24-27) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: "Signore,
Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio
che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a
un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su
quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un
uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su
quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Spesso anche noi portiamo continuamente il nome del Signore sulle nostre labbra.
Un pò meno, invece, lo portiamo nelle nostre scelte, improntate più al nostro
personale tornaconto che alla reale volontà di fare il volere di Dio.
Dunque, se facciamo così, costruiamo la nostra casa sulla sabbia.
Come sappiamo, prima o poi la tempesta arriva; per qualcuno è una malattia,
per qualcun altro è un dolore profondo, per qualcun altro ancora è un momento
di profonda verità inaspettata.
È allora che prendiamo davvero coscienza di come abbiamo costruito il nostro
edificio; cioè, fuori metafora, è quello il momento in cui ci rendiamo conto se
davvero abbiamo confidato in Dio, oppure ci siamo soltanto illusi, e abbiamo
soltanto costruito sulla sabbia.
Perciò, pensiamoci bene e costruiamo la nostra vita sulla roccia, che è l’amore
del Signore, facendoci aiutare dalla preghiera. 
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.