domenica 11 settembre 2016

Il Vangelo del Lunedì 12 Settembre 2016

1° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (11,17-26.33)
Dal Vangelo secondo Luca (7,1-10) anno C.
In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte
le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.
Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire.
Il centurione l’aveva molto caro.
Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani
dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo.
Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli
merita che tu gli conceda quello che chiede–dicevano–, perché
ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».
Gesù si incamminò con loro.
Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione
mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti!
Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo
io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma dì una
parola e il mio servo sarà guarito.
Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati
sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”,
ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo
seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una
fede così grande!».
E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il centurione è abituato ad una vita essenzialmente pratica;
egli non è capace di darsi a speculazioni astratte e teoriche.
Perciò, anche l’atto di fede che egli fa nella persona di Gesù
è molto concreto.
Non c’è bisogno che Egli faccia chissà quali gesti o dica chissà
quali parole misteriose, il centurione si fida di lui a tal punto
che una sua parola basterà a comandare alla malattia del suo
servo di farlo guarire.
Come sarebbe bello che anche noi avessimo una fede come
questa; significa credere senza troppi fronzoli, semplicemente,
ma con tanta fiducia nella potenza di Dio.
Una fede come questa riesce a strappare da Dio le più grandi
grazie, poiché Egli non sa resistere a coloro che si fidano
ciecamente di Lui, senza porgli condizione alcuna, serve
solamente la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata Fausto.

sabato 10 settembre 2016

Il Vangelo di Domenica 11 Settembre 2016

Il Vangelo della 24° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro dell’Èsodo (32,7-11.13-14)
2° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (1,12-17)
Dal Vangelo secondo Luca (15,1-32) anno C.
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i
peccatori per ascoltarlo.
I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie
i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento
pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto
e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?
Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a
casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me,
perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”.
Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che
si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno
bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non
accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente
finché non la trova?
E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice:
“Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”.
Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo
peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse
al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”.
Ed egli divise tra loro le sue sostanze.
Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose,
partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo
in modo dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande
carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.
Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella
regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci.
Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci;
ma nessuno gli dava nulla.
Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno
pane in abbondanza e io qui muoio di fame!
Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il
Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio.
Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione,
gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te;
non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”.
Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello
e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi.
Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa,
perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto
ed è stato ritrovato”.
E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi.
Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò
uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo.
Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto
ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”.
Egli si indignò, e non voleva entrare.
Suo padre allora uscì a supplicarlo.
Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non
ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato
un capretto per far festa con i miei amici.
Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue
sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”.
Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che
è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo
fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
I due figli del Vangelo di oggi, indubbiamente, non sono certo
esempio di un bel rapporto con il loro padre.
Il primo torna indietro soltanto per fame e perché ormai, avendo
finito il denaro, preferisce riconoscersi in uno dei servi del padre.
Ma anche il secondo figlio, quello maggiore, non è certo migliore;
gli si autoesclude volontariamente da una relazione familiare,
paragonandosi anch’egli ai servi salariati che sono presenti in casa.
Proprio in questo contesto brilla ancora di più la personalità del
padre; egli è buono, misericordioso ed ama i figli al di là dei loro
meriti, dei loro sbagli e delle loro colpe.
Quando abbiamo paura di Dio o del suo giudizio, rileggiamo questa
pagina del Vangelo.
Troveremo in essa ispirazione per capire chi è veramente Dio per noi.
Prima però, predisponiamoci ad accoglierlo attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata Fausto.

venerdì 9 settembre 2016

Il Vangelo del Sabato 10 Settembre 2016

1° Lettura dalla prima lettera di san Paolo
apostolo ai Corìnzi (10,14-22)
Dal Vangelo secondo Luca (6,43-49) anno C.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non vi è albero
buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde
albero cattivo che produca un frutto buono.
Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono
fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo.
L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene;
l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua
bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?
Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica,
vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo
una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta
sulla roccia.
Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a
smuoverla perché era costruita bene.
Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che
ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta.
Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella
casa fu grande».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Tanti di noi dicono e non fanno.
C’è, in altri termini, una frattura nella nostra vita, per cui conosciamo
perfettamente tutto ciò che Dio vuole da noi, sappiamo a memoria
le preghiere ed i nostri atti di culto e di pietà farebbero invidia
agli stessi farisei.
Eppure, quando poi si tratta di mettere in pratica il Vangelo
attraverso dei comportamenti corrispondenti a quanto diciamo
di credere, diventiamo improvvisamente incapaci e lenti.
Come mai?
Forse dovremmo imparare a dare più importanza per far sì che
questa brutta frattura possa essere guarita dallo Spirito di Dio.
È proprio grazie a Lui che possiamo vivere finalmente una unificazione
interiore; solo in tal modo possiamo dirci ed essere realmente discepoli,
di fatto e non solo di nome.
Ci riusciremo meglio, aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata Fausto.

giovedì 8 settembre 2016

Il Vangelo del Venerdì 9 Settembre 2016

1° Letura dalla prima lettera di san Paolo
apostolo ai Corìnzi (9,16-19.22-27)
Dal Vangelo secondo Luca (6,39-42) anno C.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può
forse un cieco guidare un altro cieco?
Non cadranno tutti e due in un fosso?
Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben
preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello
e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?
Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la
pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi
la trave che è nel tuo occhio?
Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai
bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Uno degli atteggiamenti più sgradevoli del nostro comportamento
è quello di porci, nei confronti degli altri, come maestri e guide,
come se avessimo chissà quali verità da insegnare loro.
Che tutti siamo ciechi dovrebbe essere un dato di fatto.
In realtà siamo convinti non solo di vedere, ma di vedere meglio
e prima degli altri.
Se questo vale per ogni ambito della vita, tanto più ciò è vero
quando si parla della vita di fede.
Sentirsi santi, capaci di mostrare agli altri le vie di Dio e indicare
loro il cammino è indice di una malattia spirituale davvero grave;
è la presunzione di conoscere Dio che, invece, si rivela soltanto
a coloro che sono umili e svuotati di sé.
Ci sembra di assumere questo atteggiamento nei confronti degli altri?
Corriamo subito ai ripari.
Quale terapia al riguardo?
Gesù la indica; è Lui il Maestro, l’unico Maestro, il Maestro per eccellenza.
Solo da Lui abbiamo ogni giorno da imparare, aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata Fausto.

mercoledì 7 settembre 2016

Il Vangelo del Giovedì 8 Settembre 2016

Natività della Beata Vergine Maria.
1° Lettura dal libro del profeta Michèa (5,1-4)
Dal Vangelo secondo Matteo (1,1-16.18-23) anno C.
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe
generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da
Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram
generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn
generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò
Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie
di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa,
Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram,
Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz,
Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò
Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli,
al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl,
Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd
generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc,
Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar,
Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe
generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù,
chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo
promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere
insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.
Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva
accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve
in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di
Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa.
Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo;
ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti
salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato
detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine
concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome
di Emmanuele», che significa Dio con noi.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Notiamo come, nella lunga genealogia con cui Matteo apre
solennemente il suo Vangelo, Maria riveste un ruolo del
tutto particolare.
Infatti, di ogni personaggio ci viene comunicato il nome del
padre da cui è stato generato, mentre di Gesù viene detto
il nome della madre.
La festa della nascita della Madre abbraccia l’attenzione che
tutta la Chiesa dà a questo grande mistero; la Vergine Maria
è l’aurora che prepara la luce piena del giorno, che è suo Figlio.
Oggi, impegnamoci a vivere nella gioia e nella riconoscenza,
poiché grazie a Lei abbiamo potuto anche noi vivere la gioia
della redenzione.
Ricorriamo a Lei in questo particolare giorno di grazia, perché
Lei ci riempia di tutte le grazie che ci servono per essere
davvero come suo Figlio Gesù, attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata Fausto.

martedì 6 settembre 2016

Il Vangelo del Mercoledì 7 Settembre 2016

1° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (7,25-31)
Dal Vangelo secondo Luca (6,20-26) anno C.
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli,
diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete, Beati voi, quando gli uomini vi
odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno
e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa
del Figlio dell’uomo.
Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra
ricompensa è grande nel cielo.
Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Oggi anche noi, come molti altri, viviamo in una ricerca spasmodica
di approvazione e di applauso da parte degli altri; sembra che
quanto gli altri possano dire di noi, del nostro modo di vivere e di
relazionarci sia diventato il vero criterio che permette di valutare
il valore di una persona.
Gesù, ancora una volta, capovolge questa mentalità, tanto da dire
che chi aspetta le lodi e l’approvazione degli altri è
completamente fuori strada.
I falsi profeti erano coloro di cui il popolo parlava sempre bene,
ma per un motivo molto pratico; essi non dicevano la verità,
ma solo quello che la gente voleva sentirsi dire.
Quando inizieremo davvero ad interessarci solo del giudizio
di Dio, e non di quello delle persone?
Solo allora saremo davvero persone libere.
Non sarà facile, ci riusciremo attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata Fausto.

lunedì 5 settembre 2016

Il Vangelo del Martedì 6 Settembre 2016

Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (6,1-11)
Dal Vangelo secondo Luca (6,12-19) anno C.
In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò
tutta la notte pregando Dio.
Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici,
ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede
anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni,
Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo;
Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota,
che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante.
C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da
tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne,
che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie;
anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti.
Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza
che guariva tutti.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il comportamento di Gesù, in un certo senso, era considerato
strano ed anche incomprensibile dai suoi contemporanei.
Notiamo, infatti, che tra i suoi uditori c’erano anche persone
che venivano da Tiro e Sidòne.
In altri termini, essi sono pagani; eppure il Signore non si fa nessun
problema ad annunciare loro la parola di salvezza e a fare per loro
gli stessi miracoli che fa anche per gli altri.
Quando uno è consapevole di avere un grande dono di condividere con
gli altri, non sta a fare discriminazioni su chi ne sia degno oppure no.
Crediamo che il Signore voglia aiutarci ad allargare le nostre prospettive?
Sicuramente Egli non vuole che possiamo limitare la sua grazia decidendo
chi è degno e chi no di ricevere il suo amore e la sua salvezza.
La grazia del Signore non sta a noi decidere a chi va, ma ringraziamolo
per quella che dona a noi con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata Fausto.