domenica 25 gennaio 2015

Il Vangelo del Lunedì 26 Gennaio 2015

1° Lettura dalla seconda lettera di San Paolo
apostolo a Timòteo (1,1-8).
Dal Vangelo secondo Luca (10,1-9) anno B.
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue
e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e
luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono
pochi gli operai!
Pregate dunque il signore della messe, perché
mandi operai nella sua messe!
Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo
a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e
non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a
questa casa!".
Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace
scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.
Restate in quella casa, mangiando e bevendo di
quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla
sua ricompensa.
Non passate da una casa all'altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno,
mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i
malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino
a voi il regno di Dio"».
Parola del Signore.
Al giorno d’oggi non è raro trovare cristiani
che si vergognino di manifestare apertamente
la loro fede; qualche segno di croce senza essere
visti, qualche preghiera biascicata senza troppa
convinzione, o qualche monetina lasciata cadere
nella cassetta delle offerte ai piedi di qualche
santo in chiese buie e nascoste; questa è la
massima espressione pubblica di un culto che
sa più di superstizione che di fede vera e propria.
Ma Dio non ci ha donato uno spirito di timidezza
o di vergogna, ma di forza.
Ricordiamoci, non siamo noi che dobbiamo
vergognarci davanti al mondo, ma è il mondo che
deve vergognarsi davanti alla nostra fede, tutte
le volte che manifesta la sua incoerenza e la sua
peccaminosità nei confronti della legge di Dio.
Perciò, dobbiamo fare come gli Apostoli, perché
anche noi siamo mandati a manifestare la
nostra fede, ci dice Gesù.
Anche gli Apostoli non hanno la possibilità di
apprendere in pieno le parole di Gesù, e non sanno
cosa significhi perseverare nelle prove con Lui.
Per adesso, essi vedranno quanto il Figlio dell’uomo
debba soffrire per i peccati dell’umanità; un giorno
essi stessi, dopo la Pentecoste, verranno inviati
a tutto il mondo, e testimonieranno con il dono
della vita la loro appartenenza a Cristo Gesù.
Vediamo come le persone possono cambiare in meglio?
Quel gruppo sparuto di persone che litigavano tra
di loro per decidere chi fosse il più importante sarà
lo stesso attraverso il quale Dio chiamerà le genti
a conversione, per mezzo dell’annuncio del Vangelo.
Non guardiamo alla nostra povertà;
Dio può servirsi anche di quella.
Intanto ora, ci viene chiesto solo di pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.



sabato 24 gennaio 2015

Il Vangelo di Domenica 25 Gennaio 2015

Il Vangelo della 3° Domenica del Tempo Ordinario
1° lettura dal libro del profeta Giona (3,1-5.10)
2° lettura dalla prima lettera di san Paolo
apostolo ai Corinzi (7,29-31).
Dal Vangelo secondo Marco (1,14-20) anno B.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella
Galilea, proclamando il vangelo di Dio,
e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio
è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone
e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano
le reti in mare; erano infatti pescatori.
Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò
diventare pescatori di uomini».
E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo,
e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca
riparavano le reti.
E subito li chiamò.
Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca
con i garzoni e andarono dietro a lui.
Parola del Signore.
Dio sicuramente più dell’uomo, è molto veloce a
cambiare opinione sugli uomini, soprattutto quando
essi dimostrano di voler tornare a Lui e a rientrare
nella comunione con Lui.
Sembrerebbe quasi che Egli non aspetti altro per
cancellare tutto il male che promette di riversare su
chi si trova sulla via del male; basta un atto di pentimento,
una preghiera detta con il cuore, un gesto concreto che
dimostri la nostra volontà di cambiare vita.
Come è successo a Saulo sulla via di Damasco.
È caduto, ma quella caduta gli ha fatto cambiare tutto
il programma della sua vita.
E dopo essere diventato Paolo, ci dice che il mondo in
cui viviamo passa, svelto come un lampo, e presto ci
ritroveremo di fronte all’eternità senza neanche esserci
reso conto di quanto veloce sia trascorsa la nostra vita,
senza aver fatto nulla di buono.
La soluzione, allora, sta nel vivere la quotidianità con il
cuore già fisso nell’eternità, perché solo così possiamo
dare giusto valore alle cose, alle persone, ed alla vita stessa.
Non fondiamo la nostra esistenza sul volere tutto a tutti
i costi; resteremo delusi.
Come ci chiede Gesù.
Ciò che colpisce delle parole di Gesù è l’urgenza da cui
è accompagnato il suo invito alla conversione; sembra
quasi che il Signore voglia metterci fretta.
In realtà, il motivo di ciò è dovuto al fatto che nessun
mortale conosce quanto tempo ancora gli resta del
suo pellegrinaggio terreno.
Dunque, ogni istante deve essere quello buono per
convertirsi e cambiare vita, altrimenti si possono fare
tante cose nella vita, ma tutto è stato inutile,
e forse persino dannoso.
Il tempo è dono di Dio, e come tale va gestito e custodito;
è lo spazio regalatoci, nel quale vivere la nostra opera
di conversione continua e duratura.
Come utilizziamo il nostro tempo?
Anche se siamo molto impegnati, siamo sicuri che
ciò che facciamo ci serva davvero?
Speriamo proprio di si, ma intanto aiutiamoci
con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

  

venerdì 23 gennaio 2015

Il Vangelo del Sabato 24 Gennaio 2015

1° Lettura dalla lettera agli Ebrei (9,2-3.11-14)
Dal Vangelo secondo Marco (3,20-21) anno B.
In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo
si radunò una folla, tanto che non potevano
neppure mangiare.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per
andare a prenderlo; dicevano
infatti: "È fuori di sé".
Parola del Signore.
Israele era un popolo nomade, per cui il primo luogo
di culto che era stato concepito era proprio una
tenda che sorgeva all’interno di un recinto sacro,
all’interno del quale si poteva adorare Dio.
Questa tenda veniva smontata e rimontata man
mano che il popolo si spostava nelle sue
peregrinazioni nel deserto.
In questa tenda vi era un luogo segreto ed interno
nel quale soltanto i sacerdoti potevano entrare,
dopo aver offerto diversi sacrifici.
Gesù è il vero sacerdote entrato nella tenda del
cielo attraverso il suo sangue.
Egli ha offerto se stesso come sacrificio, per cui
Egli ha il potere di purificare e rendere mondi e
giusti tutti coloro che si accostano a Lui.
Se il sangue di animali poteva dare redenzione,
quale potere avrà il sangue di Cristo?
Un potere enorme, ma non sempre compreso.
È difficile essere compresi davvero in ciò che si fa,
soprattutto quando si svolge un compito a favore
degli altri che ci porta a dimenticarci di noi stessi.
Ma la cosa più dolorosa è che tante volte i contrasti
più forti ci vengono proprio dai nostri cari, cioè
da coloro da cui vorremmo maggior appoggio
e comprensione.
La vita dei santi, a questo proposito, è ricca di
esempi in merito; i nostri parenti sono di
ostacolo alla nostra fede?
Tante volte, si!
Allora, dimostriamo sempre pazienza ed amabilità,
anche se ciò dovesse costarci umiliazione e derisione.
Dio riesce ad aprire i cuori più chiusi ed ostinati,
ma ha bisogno anche del nostro contributo di
sofferenza ed umiliazione, che diventano preziosi nel
momento in cui sono fecondati dall’amore e dal silenzio.
Perciò, per raccogliere i frutti, pazienza e preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


giovedì 22 gennaio 2015

Il Vangelo del Venerdì 23 Gennaio 2015

1° Lettura dalla lettera agli Ebrei (8,6-13) 
Dal Vangelo secondo Marco (3,13-19) anno B.
In quel tempo, Gesù salì poi sul monte, chiamò a
sé quelli che voleva ed essi andarono da lui.
Ne costituì Dodici-che chiamò apostoli-, perché
stessero con lui e per mandarli a predicare
con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose
il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedeo,
e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome
di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; e Andrea, Filippo,
Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo,
Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota,
il quale poi lo tradì.
Parola del Signore.
La vicenda del popolo di Israele è veramente emblematica;
di fronte alle esigenze della legge e dell’alleanza stipulata
sul Sinai, essi tutti assieme giurarono: “Noi la osserveremo!”.
Ma quante volte poi i fatti hanno smentito queste
parole; quante infedeltà, quante menzogne idolatre.
Eppure Dio non ha abbandonato il suo popolo, ma ha
promesso un’alleanza eterna ed irrevocabile non
più incisa su tavole di pietra, ma impressa nel cuore
di tutti coloro che, in spirito e verità, si riconosceranno
adoratori del Padre.
Di questa nuova alleanza il mediatore è Gesù Cristo,
colui che ha manifestato nella sua vita la fedeltà
piena al Padre a costo della sua vita.
Quindi, anche noi possiamo beneficiare di questa
nuova alleanza in Lui.
Come fecero i Dodici Apostoli.
La scelta di Gesù non è dettata da occasioni fortunose;
Egli chiamò a sé proprio quelli che aveva scelto e che
volle; su ciascuno di essi vi era una scelta che si
perdeva nelle misteriose profondità del cuore di Dio.
Perché proprio loro e non altri, magari anche
più preparati?
I Dodici  si distinguono soprattutto perché essi sono
diversissimi tra loro, per coltura, estrazione sociale,
preparazione e carattere.
Eppure, Gesù volle proprio quelli; allo stesso modo
Gesù ha voluto anche noi e ci ha chiamato per
mezzo del Battesimo ad essere suoi.
Come rispondiamo a questa chiamata?
Egli merita tutto il nostro amore e la nostra
dedizione, considerando che un così grande
Signore si è chinato proprio su di noi e sulle
nostre miserie.
Non perdiamo l’occasione, rispondiamo sì
attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


mercoledì 21 gennaio 2015

Il Vangelo del Giovedì 22 Gennaio 2015

1° lettura dalla lettera agli Ebrei (7,25-8,6). 
Dal Vangelo secondo Marco (3,7-12) anno B.
In quel tempo, Gesù con i suoi discepoli si ritirò
presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea.
Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall'Idumea
e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidone,
una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta
una barca, a causa della folla, perché non lo
schiacciassero.
Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano
qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano
ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!».
Ma egli imponeva loro severamente di non
svelare chi egli fosse.
Parola del Signore.
In Gesù Cristo il sacerdozio raggiunge la sua perfezione.
Infatti, tutti i sacerdoti prima di Lui dovevano
offrire sacrifici anzitutto per i propri peccati,
e poi per quelli degli altri.
Invece Gesù non ha peccato, per cui non ha
bisogno di offrire sacrifici per sé.
Inoltre Egli non ha offerto soltanto qualcosa,
ma tutto se stesso, per cui il suo è l’unico vero
sacrificio perfetto gradito a Dio.
Non dobbiamo più temere; di fronte al dono di sé
che il Cristo ha fatto di sé, Egli non può più negarci
nulla, in quanto grazie alla sofferenza redentrice
di Gesù il Padre non negherà più nulla a Lui e
né tantomeno ai suoi fratelli nella carne.
Per questo Gesù ci dice di chiedere sempre nel
suo nome; in Lui le nostre preghiere trovano
sempre ascolto davanti a Dio.
Come ci insegna Gesù.
Persino i demòni individuano la vera identità
di Gesù, e a modo loro ne riconoscono la superiorità
gettandosi ai suoi piedi.
Purtroppo gli uomini non faranno altrettanto,
al di là di una grande curiosità e fame di prodigi
miracolosi ed eclatanti, pochi capiranno veramente
il significato della missione di Gesù.
Quando Egli comincerà a parlare di croce e di
sofferenza, nemmeno i suoi apostoli capiranno
la sua missione.
È necessario, dunque, chiedere continuamente
luce da parte dello Spirito Santo per essere in
grado di riconoscere la presenza del Figlio di
Dio nella nostra vita, soprattutto quando si manifesta
 in modi differenti da quelli che noi ci aspettiamo.
In questa maniera, potremo evitare di fare lo
stesso errore dei contemporanei di Gesù.
Ma attenzione, per riuscirci ci vuole una
grande dose di umiltà e preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


martedì 20 gennaio 2015

Il Vangelo del Mercoledì 21 Gennaio 2015

1° lettura dalla lettera agli Ebrei (7,1-3.15-17). 
Dal Vangelo secondo Marco (3,1-6) anno B.
In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga.
Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata,
e stavano a vedere se lo guariva in giorno di
sabato, per accusarlo.
Egli disse all'uomo che aveva la mano
paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!».
Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato
fare del bene o fare del male, salvare una
vita o ucciderla?». Ma essi tacevano.
E guardandoli tutt'intorno con indignazione,
rattristato per la durezza dei loro cuori, disse
all'uomo: «Tendi la mano!».
Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e
tennero consiglio contro di lui per farlo morire.
Parola del Signore.
Gesù Cristo è Re, in quanto viene ad istaurare
sulla terra il regno di Dio, di cui Egli possiede
la chiave di ingresso.
La porta di questo regno è piccola e bassa, e solo colui
che si fa piccolo può entrare nel regno di Gesù Cristo.
Ma Egli è anche sacerdote, in quanto offre se
stesso perché tutti,  purificati dal peccato possano
prendere parte alla gioia del Messia instaurata
dalla sua persona.
Egli ci invita a partecipare alla gioia di questo
regno di cui è il capo grazie al dono d’amore offertoci
per mezzo del dono della sua stessa vita.
Il suo sacerdozio eterno è a nostro vantaggio
per cui approfittiamone lasciandoci unire giorno
per giorno al suo sacrificio.
Perciò, allunghiamo la nostra mano per essere
curati dall’amore di Cristo.
Non c’è nulla di peggio di colui che vuole negare
persino l’evidenza di qualcosa che davanti ai suoi
occhi è palese e chiaro.
Eppure, coloro che erano presenti con Gesù quel
giorno nella sinagoga si comportarono proprio così;
essi sono maggiormente colpevoli in quanto si
chiudono completamente alla grazia di Dio che
in Gesù bussa ai loro cuori e cerca di rinnovare
i loro pensieri, così piccoli ed incapaci di
accogliere l’azione di Dio.
Forse anche noi, spesso ci comportiamo
allo stesso modo?
A volte costringiamo Dio a darci talmente tante
prove del suo amore, che alla fine induriamo
il nostro cuore; in quel caso nulla può scuoterci
più, e restiamo indifferenti persino ai miracoli
più grandi.
È un pericolo dal quale dobbiamo guardarci
con tutto noi stessi.
E la prima cosa da fare di fronte al pericolo, è pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


lunedì 19 gennaio 2015

Il Vangelo del Martedì 20 Gennaio 2015

1° lettura, dalla lettera agli Ebrei (6,10-20) 
Dal Vangelo secondo Marco (2,23-28) anno B.
In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi
di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano,
si misero a cogliere le spighe.
I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in
giorno di sabato quello che non è lecito?».
Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello
che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui
e i suoi compagni ebbero fame?
Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa
di Dio e mangiò i pani dell'offerta, che non è lecito
mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche
ai suoi compagni!».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo
e non l'uomo per il sabato!
Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato».
Parola del Signore.
Una delle cose più difficili da trovare nella vita
di un cristiano, anche di quelli che sono più
impegnati, è la perseveranza.
Significa essere capaci di essere fedeli a Dio per
tutta la vita, costi quello che costi, sia nella gioia
e nella pienezza che nel dolore e nel buio più
profondo della sofferenza fisica e morale.
Del resto, essere fedeli a Dio quando tutto va bene
è una cosa che tutti sanno fare senza nessuno sforzo.
Invece, quello che Dio chiede anche a noi è lo stesso
atteggiamento di Abramo; egli, pur non avendo
capito fino in fondo il significato delle promesse di
Dio si fida di Lui, anche se queste promesse si
realizzeranno a suo tempo.
Perseveriamo con fede e pazienza e vedremo la
manifestazione della gloria di Dio nella nostra vita.
Come ci fa comprendere Gesù.
Il sabato è per l’ebreo il giorno di festa per eccellenza,
momento sacro della settimana nel quale ricordare
le grandi meraviglie compiute da Dio per il suo popolo.
Quindi quando Gesù si attribuisce il sabato, fa
qualcosa di molto profondo; Egli si attribuisce in
qualche modo le prerogative di Dio, l’unico vero
padrone del tempo e dell’armonia incastonata
nell’alternarsi delle stagioni e dei giorni.
Ma questo discorso è troppo lontano dalla mentalità
dei farisei, i quali hanno reso questo giorno oggetto
di dibattito sui lavori che si potevano fare o meno,
perdendone il vero significato teologico.
Il Figlio dell’uomo è padrone anche del nostro tempo,
quindi cerchiamo di utilizzare bene quello che ci
viene concesso, crescendo nella sua lode e riconoscenza.
Aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.