mercoledì 21 gennaio 2015

Il Vangelo del Giovedì 22 Gennaio 2015

1° lettura dalla lettera agli Ebrei (7,25-8,6). 
Dal Vangelo secondo Marco (3,7-12) anno B.
In quel tempo, Gesù con i suoi discepoli si ritirò
presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea.
Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall'Idumea
e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidone,
una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta
una barca, a causa della folla, perché non lo
schiacciassero.
Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano
qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano
ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!».
Ma egli imponeva loro severamente di non
svelare chi egli fosse.
Parola del Signore.
In Gesù Cristo il sacerdozio raggiunge la sua perfezione.
Infatti, tutti i sacerdoti prima di Lui dovevano
offrire sacrifici anzitutto per i propri peccati,
e poi per quelli degli altri.
Invece Gesù non ha peccato, per cui non ha
bisogno di offrire sacrifici per sé.
Inoltre Egli non ha offerto soltanto qualcosa,
ma tutto se stesso, per cui il suo è l’unico vero
sacrificio perfetto gradito a Dio.
Non dobbiamo più temere; di fronte al dono di sé
che il Cristo ha fatto di sé, Egli non può più negarci
nulla, in quanto grazie alla sofferenza redentrice
di Gesù il Padre non negherà più nulla a Lui e
né tantomeno ai suoi fratelli nella carne.
Per questo Gesù ci dice di chiedere sempre nel
suo nome; in Lui le nostre preghiere trovano
sempre ascolto davanti a Dio.
Come ci insegna Gesù.
Persino i demòni individuano la vera identità
di Gesù, e a modo loro ne riconoscono la superiorità
gettandosi ai suoi piedi.
Purtroppo gli uomini non faranno altrettanto,
al di là di una grande curiosità e fame di prodigi
miracolosi ed eclatanti, pochi capiranno veramente
il significato della missione di Gesù.
Quando Egli comincerà a parlare di croce e di
sofferenza, nemmeno i suoi apostoli capiranno
la sua missione.
È necessario, dunque, chiedere continuamente
luce da parte dello Spirito Santo per essere in
grado di riconoscere la presenza del Figlio di
Dio nella nostra vita, soprattutto quando si manifesta
 in modi differenti da quelli che noi ci aspettiamo.
In questa maniera, potremo evitare di fare lo
stesso errore dei contemporanei di Gesù.
Ma attenzione, per riuscirci ci vuole una
grande dose di umiltà e preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


martedì 20 gennaio 2015

Il Vangelo del Mercoledì 21 Gennaio 2015

1° lettura dalla lettera agli Ebrei (7,1-3.15-17). 
Dal Vangelo secondo Marco (3,1-6) anno B.
In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga.
Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata,
e stavano a vedere se lo guariva in giorno di
sabato, per accusarlo.
Egli disse all'uomo che aveva la mano
paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!».
Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato
fare del bene o fare del male, salvare una
vita o ucciderla?». Ma essi tacevano.
E guardandoli tutt'intorno con indignazione,
rattristato per la durezza dei loro cuori, disse
all'uomo: «Tendi la mano!».
Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e
tennero consiglio contro di lui per farlo morire.
Parola del Signore.
Gesù Cristo è Re, in quanto viene ad istaurare
sulla terra il regno di Dio, di cui Egli possiede
la chiave di ingresso.
La porta di questo regno è piccola e bassa, e solo colui
che si fa piccolo può entrare nel regno di Gesù Cristo.
Ma Egli è anche sacerdote, in quanto offre se
stesso perché tutti,  purificati dal peccato possano
prendere parte alla gioia del Messia instaurata
dalla sua persona.
Egli ci invita a partecipare alla gioia di questo
regno di cui è il capo grazie al dono d’amore offertoci
per mezzo del dono della sua stessa vita.
Il suo sacerdozio eterno è a nostro vantaggio
per cui approfittiamone lasciandoci unire giorno
per giorno al suo sacrificio.
Perciò, allunghiamo la nostra mano per essere
curati dall’amore di Cristo.
Non c’è nulla di peggio di colui che vuole negare
persino l’evidenza di qualcosa che davanti ai suoi
occhi è palese e chiaro.
Eppure, coloro che erano presenti con Gesù quel
giorno nella sinagoga si comportarono proprio così;
essi sono maggiormente colpevoli in quanto si
chiudono completamente alla grazia di Dio che
in Gesù bussa ai loro cuori e cerca di rinnovare
i loro pensieri, così piccoli ed incapaci di
accogliere l’azione di Dio.
Forse anche noi, spesso ci comportiamo
allo stesso modo?
A volte costringiamo Dio a darci talmente tante
prove del suo amore, che alla fine induriamo
il nostro cuore; in quel caso nulla può scuoterci
più, e restiamo indifferenti persino ai miracoli
più grandi.
È un pericolo dal quale dobbiamo guardarci
con tutto noi stessi.
E la prima cosa da fare di fronte al pericolo, è pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


lunedì 19 gennaio 2015

Il Vangelo del Martedì 20 Gennaio 2015

1° lettura, dalla lettera agli Ebrei (6,10-20) 
Dal Vangelo secondo Marco (2,23-28) anno B.
In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi
di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano,
si misero a cogliere le spighe.
I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in
giorno di sabato quello che non è lecito?».
Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello
che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui
e i suoi compagni ebbero fame?
Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa
di Dio e mangiò i pani dell'offerta, che non è lecito
mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche
ai suoi compagni!».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo
e non l'uomo per il sabato!
Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato».
Parola del Signore.
Una delle cose più difficili da trovare nella vita
di un cristiano, anche di quelli che sono più
impegnati, è la perseveranza.
Significa essere capaci di essere fedeli a Dio per
tutta la vita, costi quello che costi, sia nella gioia
e nella pienezza che nel dolore e nel buio più
profondo della sofferenza fisica e morale.
Del resto, essere fedeli a Dio quando tutto va bene
è una cosa che tutti sanno fare senza nessuno sforzo.
Invece, quello che Dio chiede anche a noi è lo stesso
atteggiamento di Abramo; egli, pur non avendo
capito fino in fondo il significato delle promesse di
Dio si fida di Lui, anche se queste promesse si
realizzeranno a suo tempo.
Perseveriamo con fede e pazienza e vedremo la
manifestazione della gloria di Dio nella nostra vita.
Come ci fa comprendere Gesù.
Il sabato è per l’ebreo il giorno di festa per eccellenza,
momento sacro della settimana nel quale ricordare
le grandi meraviglie compiute da Dio per il suo popolo.
Quindi quando Gesù si attribuisce il sabato, fa
qualcosa di molto profondo; Egli si attribuisce in
qualche modo le prerogative di Dio, l’unico vero
padrone del tempo e dell’armonia incastonata
nell’alternarsi delle stagioni e dei giorni.
Ma questo discorso è troppo lontano dalla mentalità
dei farisei, i quali hanno reso questo giorno oggetto
di dibattito sui lavori che si potevano fare o meno,
perdendone il vero significato teologico.
Il Figlio dell’uomo è padrone anche del nostro tempo,
quindi cerchiamo di utilizzare bene quello che ci
viene concesso, crescendo nella sua lode e riconoscenza.
Aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

  

domenica 18 gennaio 2015

Il Vangelo del Lunedì 19 Gennaio 2015

1° lettura dalla lettera agli Ebrei (5,1-10)
Dal Vangelo secondo Marco (2,18-22) anno B.
In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei
stavano facendo un digiuno.
Vennero da Gesù e gli dissero: "Perché i discepoli
di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano,
mentre i tuoi discepoli non digiunano?".
Gesù disse loro: "Possono forse digiunare gli
invitati a nozze quando lo sposo è con loro?
Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare.
Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto:
allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce una pezzo di stoffa grezza su un
vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta
via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo
diventa peggiore.
E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti
il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri.
Ma vino nuovo in otri nuovi!".
Parola del Signore.
Il sacerdote è un rappresentante di Cristo Gesù.
È vero; ma ci siamo mai chiesti; perché?
Perché, egli partecipa alla missione di Cristo,
di essere pontefice, cioè tramite tra Dio e gli
uomini, per portare a questi le grazie e la pace
che proviene direttamente dal cuore di Dio.
Per questo importantissimo compito non
basta sentirsi portati o essere spinti da
motivazioni umane; è Dio che chiama e sceglie
i suoi ministri, perché essi possano rendere
visibile agli uomini la presenza del Figlio
suo in mezzo a loro.
Quindi il nostro dovere è quello di sostenere
con l’affetto e la preghiera i sacerdoti, così
fragili eppure così potenti.
Anche se qualche volta purtroppo sbagliano,
anche loro sono persone umane.
Però, è grazie a loro che anche noi possiamo
sperimentare la grazia che ci tocca in
profondità e ci salva.
Perciò, non guardiamo agli errori che compiono,
ma a quello che ci donano.
Non dobbiamo essere farisei.
Il digiuno che facevano i discepoli di Giovanni ed
i farisei, aveva un significato penitenziale.
Essi però, non hanno capito che Gesù è colui
che viene ad inaugurare i tempi nei quali Dio viene
a celebrare il suo matrimonio definitivo con l’umanità.
Come si può digiunare ad una festa di nozze?
Ma questo può comprenderlo solo colui che si lascia
guidare da una logica completamente nuova, che è
quella indicata da Gesù.
Quindi, è inutile voler tentare di mettere la novità
rappresentata da Gesù negli stretti e miseri schemi
degli uomini; si deve invece accogliere il dono
dall’alto che ci fa il Padre per poter accogliere il
Signore con tutta la sua carica di gioiosa novità e di
vitalità evangelica, per poter godere della presenza.
Perciò, non guardiamo solo agli errori, ma alla
grazia che ne deriva, magari proprio dagli errori,
per questo preghiamo.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.



sabato 17 gennaio 2015

Il Vangelo di Domenica 18 Gennaio 2015

Il Vangelo della 2° Domenica del Tempo Ordinario 
1° Lettura dal 1° libro di Samuele (3,3b-10,19). 
2° Lettura dalla 1° lettera di S. Paolo
apostoli ai Corinzi (6,13c-15a.17-20). 
Dal Vangelo secondo Giovanni (1,35-42) anno B.
In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi
discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che
passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”.
E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così,
seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo
seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?”.
Gli risposero: “Rabbì-che, tradotto, significa
maestro-, dove dimori?”.
Disse loro: “Venite e vedrete”.
Andarono dunque e videro dove egli dimorava
e quel giorno rimasero con lui; erano circa le
quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano seguito, era Andrea,
fratello di Simon Pietro.
Egli incontrò per primo suo fratello Simone
e gli disse: “Abbiamo trovato il Messia”-che si
traduce Cristo- e lo condusse da Gesù.
Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: “Tu sei
Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato
Cefa”-che significa Pietro. 
Parola del Signore.
Tante volte molti cristiani parlano di salvezza
della propria anima, dimenticando che Dio ci
ha donato, oltre che un’anima, anche un corpo.
Per questo motivo, esso va custodito e tenuto
lontano da ogni fermento di peccato, in quanto
un giorno godrà della stessa beatitudine dell’anima.
Il peccato che bisogna assolutamente evitare è
proprio l’impudicizia e la formicazione.
Con questi termini, vengono indicati tutti quegli
atteggiamenti che fanno del corpo un oggetto
di piacere; quanti sono questi peccati?
La cultura in cui viviamo ce lo ha insegnato fin
troppo bene; per questo motivo, dobbiamo vivere
un atteggiamento di rottura nei confronti della
mentalità comune, si tratta infatti di coltivare
la purezza interiore, oltre che quella esteriore.
Per non creare dei malintesi.
Un incontro apparentemente normale e senza
niente di straordinario, in realtà, cambia la vita
di alcuni uomini in maniera così radicale, che
essi, da quel giorno non saranno più gli stessi,
sia in positivo che in negativo.
Ma se incontriamo Gesù, ad alcuni di noi può
cambiare persino il nome.
Questo gesto, apparentemente privo di
importanza, ha, invece, un significato
profondissimo; nel nome di una persona, infatti,
vi era racchiuso il suo destino e il significato
della sua stessa vita.
Simone, dunque, non è più tale, ma diventa
Pietro; Gesù gli dona una missione nuova ed
una funzione di capitale importanza.
Noi ci ricordiamo i momenti più belli ed
importanti della nostra esperienza con Gesù?
Sappiamo dire persino il giorno e l’ora in cui
abbiamo sperimentato il suo amore?
Spero proprio di si, perché vuol dire che veramente
lo abbiamo incontrato, altrimenti, andiamo subito
alla ricerca di questi momenti intimi con Lui,
attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.



venerdì 16 gennaio 2015

Il Vangelo del Sabato 17 Gennaio 2015

1° Lettura dalla lettera agli Ebrei (4,12-16).
Dal Vangelo secondo Marco (2,13-17) anno B.
In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare;
tutta la folla veniva a Lui ed egli li ammaestrava.
Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfèo, seduto
al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi”.
Egli, alzatosi, lo seguì.
Mentre Gesù stava a mensa in casa di lui,
molti pubblicani e peccatori si misero a mensa
insieme con Gesù e i suoi discepoli; erano molti
infatti quelli che lo seguivano.
Allora gli scribi della setta dei farisei, vedendolo
mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano
ai suoi discepoli: “Come mai egli mangia e beve
in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?”.
Avendo udito questo, Gesù disse loro: “Non
sono i sani che hanno bisogno del medico,
ma i malati; non sono venuto per chiamare
i giusti, ma i peccatori”.
Parola del Signore.
Quando andiamo in Chiesa, nella migliore
delle ipotesi, la parola di Dio che ascoltiamo,
ci solletica le orecchie, forse.
L’omelia invece ci annoia e le parole del sacerdote
ci riempiono la testa di tante distrazioni.
Eppure, se sapessimo qual è il potere di
quella parola!
Essa ha la forza di uccidere in noi il male e
di far risorgere il bene.
Se solo la ascoltassimo con amore ed attenzione;
essa avrebbe il potere di trasformarci interiormente
facendo emergere in noi delle potenzialità di bene
e di santità che mai immagineremmo.
Dunque, è come se noi avessimo la medicina per
tutti i nostri mali, e non la prendessimo, lasciandoci
 languire ed indebolire sempre di più.
Accogliamo con più attenzione la parola di Dio;
sarà lo Spirito a mostrarci il suo vero significato
che ci porterà alla pienezza della fede.
Come ci fa capire Gesù, con questa Parabola.
Gli uomini non sono mai disposti a dare un’altra
possibilità a chi ha sbagliato.
Uno è bollato, marchiato a fuoco dal giudizio
della gente e dal rifiuto dei benpensanti,
per cui è come se fosse morto.
Ma per Dio non è così; Egli è l’unico che vede
nel cuore delle persone e sa scoprire nell’intimo
del più pericoloso criminale un barlume
di speranza e di luce.
Per questo Gesù sa che nel cuore di Levi c’è ben
altro che soldi e tasse estorte con il ricatto.
Solo Dio può prenderci e fare di noi apostoli
del suo amore nonostante i nostri peccati
ed i nostri trascorsi.
Egli ci dà un’altra possibilità, e vorrebbe che
anche noi imparassimo a darla agli altri, forse
proprio attraverso questo nostro atteggiamento
molti troveranno la luce.
Però, prima la luce dobbiamo trovarla noi,
aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.



giovedì 15 gennaio 2015

Il Vangelo del Venerdì 16 Gennaio 2015

1° Lettura dalla lettera agli Ebrei (4,1-5,11).
Dal Vangelo secondo Marco (2,1-12) anno B.
Dopo alcuni giorni, Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao.
Si seppe che era in casa e si radunarono tante
persone, da non esserci più posto neanche davanti
alla porta, ed egli annunziava loro la parola.
Si recarono da lui con un paralitico portato
da quattro persone.
Non potendo però portarglielo innanzi, a causa
della folla, scoperchiarono il tetto nel punto
dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono
il lettuccio su cui giaceva il paralitico.
Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: “Figliolo,
ti sono rimessi i tuoi peccati”.
Erano là seduti alcuni scribi che pensavano in cuor
loro: “Perché costui parla così? Bestemmia!
Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?”.
Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito
che così pensavano tra sé, disse loro: “Perché
pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile;
dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire:
Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché
sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla
terra di rimettere i peccati, ti ordino-disse al
paralitico-alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua”.
Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò
in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano
Dio dicendo: “Non abbiamo mai visto nulla di simile!”.
Parola del Signore.
Anche se Dio ha promesso a ciascuno di noi la terra
promessa, non può obbligare nessuno ad entrarci
contro la propria volontà.
Ciò significa che Egli è talmente rispettoso della
nostra libertà da non imporci niente, nemmeno
la felicità che noi stessi cerchiamo.
Non approfittare delle grazie e dei doni di Dio è
veramente drammatico; ciò significa tagliarci fuori
dalla vita e dalla gioia piena, per andare a cercare
chissà quali surrogati di felicità e di soddisfazione.
Come possiamo evitare questo errore?
Obbedendo sempre alla parola do Dio, qualsiasi
cosa essa ci chieda; anche se il prezzo da pagare
possa sembrarci alto, è sempre meno rispetto a
quanto riceviamo in cambio.
Ci vuole soltanto una buona dose di fiducia in Lui.
Come ci fa capire Gesù in questa parabola.
Il racconto mette in parallelo i due ordini di cose,
il fisico e lo spirituale, e la paralisi diventa la
rappresentazione fisica del peccato, la guarigione
l’immagine del perdono.
Il peccato non è forse una paralisi?
Limita gravemente la persona, che rimane sì in vita,
ma una vita estremamente impoverita,
frustrata, bloccata.
Vorrebbe muoversi, ma non può.
Il peccato ci impedisce di camminare verso Dio,
di avvicinarci a Lui, di affidarci a Lui.
Vorremmo andare, ma restiamo fermi.
Vorremmo alzarci, ma ricadiamo di fatto negli
stessi meccanismi di morte.
Vediamo il bene e facciamo il male.
Vorremmo amare di amore più vero, migliore,
ma non ci riusciamo.
La remissione dei peccati è l’uscita dalla paralisi.
Questa è infatti la buona notizia del Regno di Dio
annunziata da Gesù; Dio non ce l’ha con noi, ci
si avvicina per riconciliarsi con noi.
Perciò, lasciamoci riconciliare,
aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.