sabato 30 dicembre 2023

Il Vangelo di Domenica 31 Dicembre 2023


Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.

San Silvestro I, Papa.

Prima lettura.

Uno nato da te sarà tuo erede.

Dal libro della Gènesi (15,1-6; 21,1-13)

In quei giorni, fu rivolta ad Abram, in

visione, questa parola del Signore: «Non

temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la

tua ricompensa sarà molto grande».

Rispose Abram: «Signore Dio, che

cosa mi darai?

Io me ne vado senza figli e l'erede della

mia casa è Elièzer di Damasco».

Soggiunse Abram: «Ecco, a me non hai

dato discendenza e un mio domestico

sarà mio erede».

Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal

Signore: «Non sarà costui il tuo erede,

ma uno nato da te sarà il tuo erede».

Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda

in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle»

e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza».

Egli credette al Signore, che glielo accreditò

come giustizia.

Il Signore visitò Sara, come aveva detto,

e fece a Sara come aveva promesso.

Sara concepì e partorì ad Abramo un

figlio nella vecchiaia, nel tempo che

Dio aveva fissato.

Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era

nato, che Sara gli aveva partorito.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 104 (105)

Ripetiamo. Il Signore è fedele al suo patto.

 

Rendete grazie al Signore e invocate il

suo nome, proclamate fra i popoli

le sue opere.

A lui cantate, a lui inneggiate,

meditate tutte le sue meraviglie. R.

 

Gloriatevi del suo santo nome:

gioisca il cuore di chi cerca il Signore.

Cercate il Signore e la sua potenza,

ricercate sempre il suo volto. R.

 

Ricordate le meraviglie che ha compiuto,

i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca,

voi, stirpe di Abramo, suo servo,

figli di Giacobbe, suo eletto. R.

 

Si è sempre ricordato della sua alleanza,

parola data per mille generazioni,

dell'alleanza stabilita con Abramo

e del suo giuramento a Isacco. R.

 

Seconda Lettura

La fede di Abrano, di Sara e di Isacco.

Dalla lettera agli Ebrei (11,8.11-12.17-19)

Fratelli, per fede, Abramo, chiamato da

Dio, obbedì partendo per un luogo che

doveva ricevere in eredità, e partì senza

sapere dove andava.

Per fede, anche Sara, sebbene fuori

dell'età, ricevette la possibilità di

diventare madre, perché ritenne degno

di fede colui che glielo aveva promesso.

Per questo da un uomo solo, e inoltre già

segnato dalla morte, nacque una

discendenza numerosa come le stelle

del cielo e come la sabbia che si trova

lungo la spiaggia del mare e non si

può contare.

Per fede, Abramo, messo alla prova,

offrì Isacco, e proprio lui, che aveva

ricevuto le promesse, offrì il suo

unigenito figlio, del quale era stato

detto: «Mediante Isacco avrai una

tua discendenza».

Egli pensava infatti che Dio è capace di

far risorgere anche dai morti: per questo

lo riebbe anche come simbolo.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

 

Molte volte e in diversi modi nei tempi

Antichi Dio ha parlato ai padri per mezzo

dei profeti, ultimamente, in questi giorni,

ha parlato a noi per mezzo del Figlio. (Eb 1,1-2)

 

Alleluia, alleluia.

 

Vangelo

Il bambino cresceva pieno di sapienza.

Dal Vangelo secondo Luca (2,22-40) anno B.

Quando furono compiuti i giorni della loro

purificazione rituale, secondo la legge di

Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il

bambino [Gesù] a Gerusalemme per

presentarlo al Signore-come è scritto nella

legge del Signore: «Ogni maschio primogenito

sarà sacro al Signore»-e per offrire in

sacrificio una coppia di tortore o due

giovani colombi, come prescrive la

legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome

Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava

la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo

era su di lui.

Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato

che non avrebbe visto la morte senza prima

aver veduto il Cristo del Signore.

Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e,

mentre i genitori vi portavano il bambino

Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva

a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le

braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora

puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo

vada in pace, secondo la tua parola,

perché i miei occhi hanno visto la tua

salvezza, preparata da te davanti a tutti

i popoli: luce per rivelarti alle genti e

gloria del tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano

delle cose che si dicevano di lui.

Simeone li benedisse e a Maria, sua madre,

disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la

risurrezione di molti in Israele e come

segno di contraddizione-e anche a te una

spada trafiggerà l'anima-, affinché siano

svelati i pensieri di molti cuori».

C'era anche una profetessa, Anna, figlia

di Fanuèle, della tribù di Aser.

Era molto avanzata in età, aveva vissuto

con il marito sette anni dopo il suo

matrimonio, era poi rimasta vedova e ora

aveva ottantaquattro anni.

Non si allontanava mai dal tempio,

servendo Dio notte e giorno con

digiuni e preghiere.

Sopraggiunta in quel momento, si mise

anche lei a lodare Dio e parlava del

bambino a quanti aspettavano la

redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa

secondo la legge del Signore, fecero

ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret.

Il bambino cresceva e si fortificava, pieno

di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

I giorni di Natale scorrono in fretta.

Forse, me lo auguro, ve lo auguro, siamo

riusciti (almeno un poco!) a fidarci di Dio,

a dirgli che ci teniamo a Lui, che in

questo Natale può contare su di noi.

E oggi, nella Domenica che incontriamo

tra il Natale e Capodanno, siamo invitati

a fermare il nostro sguardo su questa

strana famiglia che ci viene proposta a

modello per la nostra famiglia concreta.

Resto sempre un pò in imbarazzo a

parlare di ‘modello’ quando parlo

della Santa Famiglia; ben poco

rassomiglia alle nostre famiglie;

un bambino che è la presenza di Dio,

un padre e una madre coinvolti in un

Mistero inaudito, senza confini.

Possono davvero dirci qualcosa?

Credo proprio di sì.

Non solo; credo che in questi tempi

dobbiamo avere il coraggio di parlare

di più e meglio della famiglia, delle

nostre famiglie.

La famiglia è in crisi, ci dicono i sociologi.

Ma senza scomodarli, ci rendiamo conto

che qualcosa non funziona nella nostra

società; sempre di più sono le coppie che

si sfasciano, che non credono più nella

possibilità di un rapporto duraturo.

La nostra società è piena zeppa di

separazioni e divorzi.

Attenti, però.

Normalmente, a questo punto, gli

uditori si irrigidiscono.

“Ecco-si penserà-adesso inizia la solita

predica moralistica”.

No, per favore.

Lasciate perdere un attimo la morale

e parliamo da uomini, con sincerità.

Il fatto che la famiglia sia in crisi, o,

meglio, che la coppia lo sia, è anzitutto

un problema umano.

Quanta sofferenza e disillusione vedo negli

occhi di chi cerca una certezza affettiva!

Dobbiamo concludere anche noi che è

impossibile amarsi?

Che è finito il tempo dell’illusione?

Non è un problema da poco; se veramente

è impossibile parlare di progetto, di

fedeltà, di continuità, allora la

famiglia è morta.

Allora dobbiamo parlare di famiglia in

maniera allargata, diversa.

Eppure questa festa, amici, ci ricorda il

sogno che Dio ha sulla coppia.

Amarsi è possibile; restare fedeli è

possibile; crescere in un progetto

è possibile.

Di più; Dio ci ha piantato nel cuore,

quando ci ha creati, questa nostalgia

per la comunione.

Non siamo stati creati a immagine e somiglianza

del Dio che è Comunione Trinitaria?

Giuseppe e Maria, allora, nel loro amore

pieno di tenerezza e di fatica, ci dicono

che Dio ha scelto di nascere in una famiglia,

di soggiacere alle dinamiche famigliari,

di vivere le fatiche del rapporto di coppia.

Che bello questo!

E l’annotazione di Matteo ci ricorda

che tutto ciò non è retorica.

Questi sposi che, clandestini, devono

fuggire in un paese straniero sono

l’immagine delle tante difficoltà di

lavoro, di bilancio, di casa che le nostre

famiglie spesso devono affrontare.

Vorrei allora sottolineare due caratteristiche

di questa famiglia che assomiglia alle

nostre famiglie.

Anzitutto; Nazareth ci ricorda come sia

indispensabile mettere al centro il

progetto di Dio.

Una famiglia che non si interroga sulla

presenza di Dio, che non attinge da Lui

l’amore di cui ha bisogno, che non sa

alzarsi al di sopra dell’emozione per vedersi

ed accettarsi con un altro sguardo, corre

il rischio di scivolare nel sentimentalismo.

Altro è l’innamoramento, altro il

desiderio che si costruisce di crescere

insieme nel Progetto di Dio.

La seconda annotazione riguarda proprio

questo Dio-Bambino che sgambetta per casa.

Ci accorgiamo che Dio chiede ospitalità

nella nostra quotidianità?

Che è presente nei nostri luoghi di lavoro?

Che siamo chiamati a riconoscerlo nello

sguardo del nostro fratello?

Un’ultima parola a chi, tra noi, vive

un’esperienza dolorosa di famiglia;

a chi è separato, a chi è figlio di persone

divise, a chi ha accanto l’uomo o la

donna sbagliati.

Nella sofferenza che purifica, possiamo

crescere nella tenerezza e nell’accoglienza

dei fratelli, possiamo trovare il Progetto

a cui continuamente Dio ci chiama.

Egli è fedele!

Non c’è sofferenza o fragilità che possano

ostacolare la grazia di Dio e fare della

morte interiore un’apertura alla vita vera.

Guardiamo a Nazareth, allora.

Dobbiamo oggi, con l’aiuto di Dio e della

preghiera, riscoprire un nuovo modo di essere

famiglia, nell’autenticità, nella fede, nel

cammino reciproco.

Io e mia moglie, amici, da 53 anni, siamo

ancora qui assieme a condividere la nostra

vita, anche se ora mia moglie, a causa

della malattia ha bisogno di tutto il mio

aiuto e il mio amore, non mi sono ancora

stancato di lei, e ogni giorno la curo e la

sostengo come fosse il primo giorno,

e non mi sento uno fuori dal mondo.

Qualche tempo fa una persona che conosce

le nostre problematiche mi ha detto: “Ma

non hai pensato a farti una nuova vita?

No, la mia vita è questa, anche se problematica”.    

Maria, Giuseppe e la preghiera, ci aiutino

veramente ad avere il coraggio di

riscoprirci famiglia!

Buona ultima Domenica dell’Anno, Fausto.

venerdì 29 dicembre 2023

Il Vangelo del Sabato 30 Dicembre 2023

 

Ottava di Natale.

Sant' Eugenio di Milano, Vescovo. 

Prima lettura.

Chi fa la volontà di Dio rimane in eterno.

Dalla prima lettera di san

Giovanni apostolo (2,12-17)

Scrivo a voi, figlioli, perché vi sono stati

perdonati i peccati in virtù del suo nome.

Scrivo a voi, padri, perché avete conosciuto

colui che è da principio.

Scrivo a voi, giovani, perché avete

vinto il Maligno.

Ho scritto a voi, figlioli, perché avete

conosciuto il Padre.

Ho scritto a voi, padri, perché avete

conosciuto colui che è da principio.

Ho scritto a voi, giovani, perché siete forti

e la parola di Dio rimane in voi e avete

vinto il Maligno.

Non amate il mondo, né le cose del mondo!

Se uno ama il mondo, l'amore del Padre

non è in lui; perché tutto quello che è nel

mondo-la concupiscenza della carne, la

concupiscenza degli occhi e la superbia

della vita-non viene dal Padre, ma viene

dal mondo.

E il mondo passa con la sua concupiscenza;

ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!

Parola di Dio.

Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca (2,36-40) anno pari.

[Maria e Giuseppe portarono il bambino

a Gerusalemme per presentarlo al Signore].

C'era una profetessa, Anna, figlia di

Fanuèle, della tribù di Aser.

Era molto avanzata in età, aveva vissuto

con il marito sette anni dopo il suo

matrimonio, era poi rimasta vedova

e ora aveva ottantaquattro anni.

Non si allontanava mai dal tempio,

servendo Dio notte e giorno con

digiuni e preghiere.

Sopraggiunta in quel momento, si mise

anche lei a lodare Dio e parlava del

bambino a quanti aspettavano la

redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa

secondo la legge del Signore, fecero

ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret.

Il bambino cresceva e si fortificava, pieno

di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Dopo Simeone, Anna.

Potenza della par condicio biblica.

Anche Anna aspetta, è una delle preziose

signore che aprono la Chiesa e dicono

il rosario prima della Messa, una vedova

con molto zelo, una persona semplice.

Anche lei vede, vedendo Simeone,

e benedice.

La nostra fede è sempre contagiosa,

sempre feconda, fidatevi.

Simeone benedice, e Anna si accoda.

Se noi benediciamo questo Natale,

se lasciamo nascere ancora Dio in noi,

altri vedranno e benediranno per ciò

che vedono accadere in noi.

Secondo Luca i genitori salgono in Galilea.

Più probabilmente, secondo Matteo,

dovranno prima fare la tragica esperienza

dell’esilio in Egitto.

Gesù, annota Luca, cresceva.

Che Gesù cresca dentro di noi, che non

resti un ricordo infantile, un’emozione

del passato, un felice ricordo dei Natali

passati aspettando i doni del barbuto

Babbo Natale.

Adulti abbisognano di incontrare un Dio

adulto, non infante.

A noi di crescere nella preghiera, nella

conoscenza della Parola, nella saggezza

della vita interiore.

Intanto consumiamo gli ultimi giorni

dell’anno, in attesa di un nuovo anno,

dono della misericordia di Dio.

Affidiamolo sin d’ora al Signore ed alla

preghiera, ritagliamoci qualche minuto

per fare il punto della situazione di quello

che è successo nell’anno appena trascorso.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 28 dicembre 2023

Il Vangelo del Venerdì 29 Dicembre 2023

 

Della 1° settimana del Tempo di Natale.

San Davide, Re.

Prima lettura.

Chi ama suo fratello, rimane nella luce.

Dalla prima lettera di san

Giovanni apostolo (2,3-11)

Figlioli miei, da questo sappiamo di avere

conosciuto Gesù: se osserviamo i suoi

comandamenti.

Chi dice: «Lo conosco», e non osserva

i suoi comandamenti, è bugiardo e in

lui non c'è la verità.

Chi invece osserva la sua parola, in lui

l'amore di Dio è veramente perfetto.

Da questo conosciamo di essere in lui.

Chi dice di rimanere in lui, deve anch'egli

comportarsi come lui si è comportato.

Carissimi, non vi scrivo un nuovo

comandamento, ma un comandamento

antico, che avete ricevuto da principio.

Il comandamento antico è la Parola che

avete udito.

Eppure vi scrivo un comandamento nuovo,

e ciò è vero in lui e in voi, perché le tenebre

stanno diradandosi e già appare la luce vera.

Chi dice di essere nella luce e odia suo

fratello, è ancora nelle tenebre.

Chi ama suo fratello, rimane nella luce

e non vi è in lui occasione di inciampo.

Ma chi odia suo fratello, è nelle tenebre,

cammina nelle tenebre e non sa dove va,

perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi.

Parola di Dio.

Vangelo.

Luce per rivelarti alle genti.

Dal Vangelo secondo Luca (2,22-35) anno pari.

Quando furono compiuti i giorni della

loro purificazione rituale, secondo la

legge di Mosè, [Maria e Giuseppe]

portarono il bambino [Gesù] a

Gerusalemme per presentarlo al Signore

come è scritto nella legge del Signore:

«Ogni maschio primogenito sarà sacro

al Signore» e per offrire in sacrificio

una coppia di tortore o due giovani

colombi, come prescrive la legge

del Signore.

Ora a Gerusalemme c'era un uomo di

nome Simeone, uomo giusto e pio, che

aspettava la consolazione d'Israele, e lo

Spirito Santo era su di lui.

Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato

che non avrebbe visto la morte senza

prima aver veduto il Cristo del Signore.

Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e,

mentre i genitori vi portavano il bambino

Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva

a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra

le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora

puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo

vada in pace, secondo la tua parola,

perché i miei occhi hanno visto la tua

salvezza, preparata da te davanti a tutti

i popoli: luce per rivelarti alle genti e

gloria del tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano

delle cose che si dicevano di lui.

Simeone li benedisse e a Maria, sua madre,

disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la

risurrezione di molti in Israele e come

segno di contraddizione e anche a te

una spada trafiggerà l'anima, affinché

siano svelati i pensieri di molti cuori».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Simeone aspetta da troppo tempo.

Come alcuni anziani che conosco, la vita

gli ha riservato troppe delusioni per

trovare in sé ancora l’entusiasmo.

O anche solo la speranza.

Attende la salvezza, ma ormai sa che

non la vedrà.

Glielo dicono i folti capelli bianchi e i

dolori alle ossa che ogni mattino si

alzano prima di lui.

Ha visto costruire il tempio, ha dato tutto

il suo tempo per organizzare, per lustrare,

per pregare con fedeltà e cantare le

meraviglie del Dio di Israele.

Ha visto gli splendori dei riti, la solennità

della liturgia.

Ma la salvezza non l’ha vista.

Finché una mattina, salito al tempio più

per abitudine che per convinzione, vede

una giovane coppia spaesata che chiede

informazioni per fare circoncidere il

proprio figlio primogenito.

E vede.

Altri guardano, lui solo vede.

Vede una ragazzina inesperta che stringe

a sé un neonato di otto giorni.

Vede un giovane del Nord spaesato che

cerca di rassicurarla.

E vede.

Si avvicina e prende il bambino, lo

innalza al cielo, nello stupore

imbarazzato dei genitori.

Restituisce il bimbo alla mamma,

le stringe il polso con tenerezza, dice

parole taglienti come una spada, ma

sorride e la benedice.

Ecco, ha visto.

Sono passati tre minuti, la sua vita

si è compiuta.

Tre minuti per illuminare ottant’anni di vita.

Tre soli minuti.

Che il Signore ce li conceda.

Tre minuti per vedere la luce, pregando.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 27 dicembre 2023

Il Vangelo del Giovedì 28 Dicembre 2023

 

Ottava di Natale.

Santi Innocenti, Martiri.

Prima lettura.

Il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato.

Dalla prima lettera di san

Giovanni apostolo (1,5-2,2)

Figlioli miei, questo è il messaggio che

abbiamo udito da lui e che noi vi

annunciamo: Dio è luce e in lui non

c'è tenebra alcuna.

Se diciamo di essere in comunione con

lui e camminiamo nelle tenebre, siamo

bugiardi e non mettiamo in pratica

la verità.

Ma se camminiamo nella luce, come egli

è nella luce, siamo in comunione gli uni

con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio

suo, ci purifica da ogni peccato.

Se diciamo di essere senza peccato,

inganniamo noi stessi e la verità

non è in noi.

Se confessiamo i nostri peccati, egli

è fedele e giusto tanto da perdonarci

i peccati e purificarci da ogni iniquità.

Se diciamo di non avere peccato,

facciamo di lui un bugiardo e la sua

parola non è in noi.

Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché

non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato,

abbiamo un Paràclito presso il Padre:

Gesù Cristo, il giusto.

È lui la vittima di espiazione per i nostri

peccati; non soltanto per i nostri, ma

anche per quelli di tutto il mondo.

Parola di Dio.

Vangelo.

Erode mandò a uccidere tutti

i bambini che stavano a Betlemme.

Dal Vangelo secondo Matteo (2,13-18) anno pari.

I Magi erano appena partiti, quando un

angelo del Signore apparve in sogno a

Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con

te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto

e resta là finché non ti avvertirò: Erode

infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».

Egli si alzò, nella notte, prese il bambino

e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove

rimase fino alla morte di Erode, perché si

compisse ciò che era stato detto dal Signore

per mezzo del profeta: «Dall'Egitto ho

chiamato mio figlio».

Quando Erode si accorse che i Magi si

erano presi gioco di lui, si infuriò e

mandò a uccidere tutti i bambini che

stavano a Betlemme e in tutto il suo

territorio e che avevano da due anni

in giù, secondo il tempo che aveva

appreso con esattezza dai Magi.

Allora si compì ciò che era stato detto

per mezzo del profeta Geremìa: «Un grido

è stato udito in Rama, un pianto e un

lamento grande: Rachele piange i suoi

figli e non vuole essere consolata,

perché non sono più».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Di male in peggio!

Sembra proprio che la liturgia voglia

rovinarci i nostri buoni sentimenti e quel

nonsocche che c’è nell’aria quando

viene il Natale!

Ma oggi questa storia dei bambini

massacrati proprio ci strazia!

Vero, ma così è successo, anche se nei

nostri presepi quei 30/40 bambini di

Betlemme non figurano.

Eppure proprio loro sono stati uccisi dal

nevrotico despota Erode che vede in Dio

un pericoloso avversario da eliminare.

Proprio loro, inconsapevoli, hanno protetto

la fuga del bambino Gesù, esule in Egitto.

E la Chiesa, inaspettatamente, li venera

come martiri, anche se non hanno mai

professato la fede in Cristo.

I bambini di Betlemme, un altro tragico

richiamo alla realtà, al dramma che si

disegna nel Dio bambino

che-silenzioso-scomoda e inquieta.

Nei nostri presepi figurano i bambini così

simili al Signore Gesù che guardiamo con

dolcezza ma non quelli-uccisi-richiamati

dalla lugubre memoria di oggi.

In questo Natale di luminarie pochi si

ricorderanno delle migliaia di bambini

uccisi o mutilati, vittime innocenti delle

varie guerre frutto dell’egoismo degli

uomini, né nessuno vi parlerà dei

bambini che ogni giorno muoiono di

fame a causa della  più totale

indifferenza e mancanza d’amore.

No, ma questi innocenti di sempre, che

pagano con la loro vita l’arroganza di

tutti gli Erodi del mondo, senza saperlo

salvano il Signore Gesù, diventano

testimoni silenziosi dell’amore di Dio. 

Silenzio, silenzio e preghiera per favore,

onore ai piccoli martiri di tutti i tempi,

compresi quelli che sono stati uccisi in

questi ultimi mesi dell’anno nel grembo

delle loro madri, anch’esse uccise dalla

mano dell’uomo malvagio.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.