sabato 11 novembre 2023

Il Vangelo di Domenica 12 Novembre 2023

 

Della 32° Domenica del Tempo Ordinario.

San Giosafat Kuncewycz, vescovo e martire.

Prima Lettura

La sapienza si lascia trovare da quelli che la cercano.

Dal libro della Sapienza (6,12-16)

La sapienza è splendida e non sfiorisce,

facilmente si lascia vedere da coloro che

la amano e si lascia trovare da quelli

che la cercano.

Nel farsi conoscere previene coloro

che la desiderano.

Chi si alza di buon mattino per cercarla

non si affaticherà, la troverà seduta

alla sua porta.

Riflettere su di lei, infatti,è intelligenza

perfetta, chi veglia a causa sua sarà presto

senza affanni; poiché lei stessa va in cerca

di quelli che sono degni di lei, appare loro

benevola per le strade e in ogni progetto

va loro incontro.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 62 (63)

Ripetiamo. Ha sete di te, Signore, l'anima mia.

 

O Dio, tu sei il mio Dio,

dall’aurora io ti cerco,

ha sete di te l’anima mia,

desidera te la mia carne in terra

arida, assetata, senz’acqua. R.

 

Così nel santuario ti ho contemplato,

guardando la tua potenza e la tua gloria.

Poiché il tuo amore vale più della vita,

le mie labbra canteranno la tua lode. R.

 

Così ti benedirò per tutta la vita:

nel tuo nome alzerò le mie mani.

Come saziato dai cibi migliori, con labbra

gioiose ti loderà la mia bocca. R.

 

Quando nel mio letto di te mi ricordo

e penso a te nelle veglie notturne,

a te che sei stato il mio aiuto,

esulto di gioia all’ombra delle tue ali. R.

 

Seconda Lettura

Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con

lui coloro che sono morti.

Dalla prima lettera di san Paolo

apostolo ai Tessalonicési (4,13-18)

Non vogliamo, fratelli, lasciarvi

nell’ignoranza a proposito di quelli che

sono morti, perché non siate tristi come

gli altri che non hanno speranza.

Se infatti crediamo che Gesù è morto

e risorto, così anche Dio, per mezzo di

Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti.

Sulla parola del Signore infatti vi diciamo

questo: noi, che viviamo e che saremo

ancora in vita alla venuta del Signore,

non avremo alcuna precedenza su quelli

che sono morti.

Perché il Signore stesso, a un ordine, alla

voce dell’arcangelo e al suono della tromba

di Dio, discenderà dal cielo.

E prima risorgeranno i morti in Cristo;

quindi noi, che viviamo e che saremo

ancora in vita, verremo rapiti insieme con

loro nelle nubi, per andare incontro al

Signore in alto, e così per sempre saremo

con il Signore.

Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

 

Vegliate e tenetevi pronti, perché,

nell’ora che non immaginate, viene

il Figlio dell’uomo. (Mt 24,42a.44)

 

Alleluia, alleluia.

 

Vangelo

Ecco lo sposo! Andategli incontro!

Dal Vangelo secondo Matteo (25,1-13) anno A.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli

questa parabola: «Il regno dei cieli sarà

simile a dieci vergini che presero le loro

lampade e uscirono incontro allo sposo.

Cinque di esse erano stolte e cinque sagge;

le stolte presero le loro lampade, ma non

presero con sé l’olio; le sagge invece,

insieme alle loro lampade, presero anche

l’olio in piccoli vasi.

Poiché lo sposo tardava, si assopirono

tutte e si addormentarono.

A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo

sposo! Andategli incontro!”.

Allora tutte quelle vergini si destarono

e prepararono le loro lampade.

Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’

del vostro olio, perché le nostre lampade

si spengono”.

Le sagge risposero: “No, perché non venga

a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai

venditori e compratevene”.

Ora, mentre quelle andavano a comprare

l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che

erano pronte entrarono con lui alle nozze,

e la porta fu chiusa.

Più tardi arrivarono anche le altre vergini

e incominciarono a dire: “Signore,

signore, aprici!”.

Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non

vi conosco”.

Vegliate dunque, perché non sapete né

il giorno né l’ora».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Lampade accese per lo sposo.

Siamo ormai alla fine del nostro cammino

in compagnia del pubblicano Levi.

Da buono scriba che sa tirar fuori cose

nuove e cose antiche dal suo scrigno,

ci ha svelato il volto del Signore Gesù

Maestro, nuovo Mosé, in questo anno

che volge al termine.

Sempre, alla fine del tempo liturgico,

siamo chiamati a volgere lo sguardo sulla

fine dei tempi, su quel finale della Storia

che poco ci interessa e che pure è al cuore

della fede cristiana.

Tre sono le venute del Signore Gesù;

nella storia-e lo riviviamo continuamente-nel

nostro cuore-ed è l’esperienza di fede cui

ognuno è chiamato-e nella gloria, alla

fine dei tempi, quando il Signore verrà

per completare il Regno.

Oggi Matteo ci propone la parabola con

le dieci vergini che aspettano; ce

l’immaginiamo l’attesa di queste ragazze,

intuiamo la scena, le fiaccole accese,

l’eccitazione dell’evento, lo sposo che tarda.

Così è la nostra vita di fede, non fatta

soltanto di momenti ‘su’ ma, anche,

appesantita dal sonno, dal Signore che

tarda a manifestarsi.

Una vita di fede fatta di alti e bassi è

ciò che tutti ci caratterizza.

E ci inquieta.

Il rischio è quello di addormentarsi in

attesa del ritorno del Maestro.

Qualcuno mi dirà: “Addormentarsi?

Lavoro come un pazzo, non riesco a

trovare un minuto per me, altro

che addormentarsi!”.

Appunto; l’anestesia generale di questo

nostro tempo è proprio l’ingombro

mentale che subiamo e a cui bisogna

reagire per conservare la fede.

Eppure, pare dire il Signore in questa

parabola, è tutto nella norma, non

dobbiamo spaventarci; può succedere

di assopirsi mentre si aspetta lo sposo,

l’importante è che la lampada sia accesa.

Difficile a interpretare questa lampada e

quest’olio che viene a mancare.

Diverse le interpretazioni che troverete;

la lampada-in genere-viene legata alla

fede, anche nel sonno la lampada brucia.

Così ci ricordiamo della candela che è

stata consegnata ai nostri genitori, dopo

essere stata accesa al cero pasquale.

Che bella immagine!

Una piccola fiammella in una grande

stanza buia, l’avrete notato, rompe le

tenebre più fitte.

Che ne è della fiamma del nostro cuore?

Non importa che sia un enorme cero

artistico o un falò possente oppure una

piccola tremula fiammella.

L’essenziale è che siamo accesi.

E per restare accesi, ci dice il Signore,

occorre l’olio che alimenta la fiamma.

Avrete tutti notato la durezza della

risposte delle ragazze sagge che

rifiutano di condividere il proprio

olio con le altre.

È uno stridore enorme nel Vangelo

questa durezza!

Addirittura lo sposo si rifiuta di accogliere

queste ultime ragazze ‘sciocche’.

Cos’è quest’olio?

Credo sia l’amore.

L’amore che è personale, indivisibile,

non comunicabile.

Posso avere il cuore traboccante d’amore

senza riuscire a travasarlo nel cuore

freddo e indurito di un amico.

Sì, amici, ciò che alimenta la fede,

la fiaccola della fede, è l’amore

per il Signore Gesù.

A questo amore, alla memoria di quanto

siamo amati e di quanto amiamo il Signore,

dobbiamo continuamente attingere la

nostra fede, nei momenti ‘giù’, di attesa,

di notte, di assopimento, siamo invitati

a lasciarci amare, come si diceva

qualche Domenica fa.

Ormai tutte le iniziative pastorali delle

parrocchie e della Diocesi sono iniziate.

Che bello sarebbe attingere a queste pagine

di Vangelo lo stile di inizio delle nostre

attività pastorali, dai catechismi agli

incontri Diocesani.

Ridare a chi partecipa alle nostre

assemblee, alle nostre comunità, la

percezione della festa, dello sposo che

viene, dell’attesa simpatica del Signore.

Come potranno i bambini della nostra

comunità percepire che la fede è festa

se non facciamo festa con loro?

Se non investiamo tempo e risorse nel gioco?

Come potremo comunicare agli adulti

della nostra comunità la trepidazione

dell’attesa se incontrano negli operatori

pastorali tensioni, scoraggiamento, ripetitività?

Spazio alla gioia, amici!

Che le nostre comunità diventino sempre

di più il luogo della lampada accesa, delle

nozze celebrate, dell’attesa dello sposo che viene.

Buona Domenica dell’attesa, Fausto.

venerdì 10 novembre 2023

Il Vangelo del Sabato 11 Novembre 2023

 

Della 31° settimana del Tempo Ordinario.

San Martino di Tours, Vescovo.

Prima Lettura

Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo

ai Romani (16, 3-9.16.22-27)

Fratelli, salutate Prisca e Aquila, miei

collaboratori in Cristo Gesù.

Essi per salvarmi la vita hanno rischiato

la loro testa, e a loro non io soltanto sono

grato, ma tutte le Chiese del mondo pagano.

Salutate anche la comunità che si riunisce

nella loro casa.

Salutate il mio amatissimo Epèneto, che

è stato il primo a credere in Cristo nella

provincia dell'Asia.

Salutate Maria, che ha faticato molto per voi.

Salutate Andrònico e Giunia, miei parenti

e compagni di prigionia: sono insigni tra gli

apostoli ed erano in Cristo già prima di me.

Salutate Ampliato, che mi è molto caro

nel Signore.

Salutate Urbano, nostro collaboratore in

Cristo, e il mio carissimo Stachi.

Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo.

Vi salutano tutte le Chiese di Cristo.

Anch'io, Terzo, che ho scritto la lettera,

vi saluto nel Signore.

Vi saluta Gaio, che ospita me e tutta

la comunità.

Vi salutano Erasto, tesoriere della città,

e il fratello Quarto.

A colui che ha il potere di confermarvi nel

mio Vangelo, che annuncia Gesù Cristo,

secondo la rivelazione del mistero, avvolto

nel silenzio per secoli eterni, ma ora

manifestato mediante le scritture dei

Profeti, per ordine dell'eterno Dio,

annunciato a tutte le genti perché

giungano all'obbedienza della fede,

a Dio, che solo è sapiente, per mezzo

di Gesù Cristo, la gloria nei secoli. Amen.

Parola di Dio.

Vangelo

Se non siete stati fedeli nella ricchezza

disonesta, chi vi affiderà quella vera?

Dal Vangelo secondo Luca (16,9-15) anno dispari.

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:

«Fatevi degli amici con la ricchezza

disonesta, perché, quando questa verrà a

mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.

Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele

anche in cose importanti; e chi è disonesto

in cose di poco conto, è disonesto anche in

cose importanti.

Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza

disonesta, chi vi affiderà quella vera?

E se non siete stati fedeli nella ricchezza

altrui, chi vi darà la vostra?

Nessun servitore può servire due padroni,

perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure

si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro.

Non potete servire Dio e la ricchezza».

I farisei, che erano attaccati al denaro,

ascoltavano tutte queste cose e si

facevano beffe di lui.

Egli disse loro: «Voi siete quelli che si

ritengono giusti davanti agli uomini, ma

Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli

uomini viene esaltato, davanti a Dio è

cosa abominevole».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non possiamo servire a Dio e a mammona,

non possiamo vivere liberi per amare Dio

se il nostro cuore è inchiodato alle

preoccupazioni di questo mondo, non

possiamo guardare oltre, se il nostro

sguardo è inchiodato all’oggi.

Gesù ha perfettamente ragione, ma

occorre capirsi.

Nella Chiesa il rapporto fra fede e denaro

è sempre stato ambiguo, e ha oscillato

tra la simonia e il pauperismo.

Gesù non loda la povertà, né condanna

la ricchezza.

Chiede una povertà che sia una

condivisione delle proprie risorse con

i fratelli più sfortunati e ammonisce a

non lasciarsi ingannare dalla ricchezza

che promette ciò che non può mantenere.

Gesù è libero dalla ricchezza, ma anche

da una povertà ostentata e presuntuosa.

Gesù chiede di essere orientati

all’essenziale, facendo continuamente

discernimento sul nostro modo di essere

legati alle cose della terra.

Anche come comunità cristiane siamo

chiamati a vivere con serietà e serenità

il rapporto con il denaro, senza

nasconderci dietro luoghi comuni

(i famosi soldi del Vaticano che magari

esistono, ma cosa c’entrano con la mia

concreta comunità?) e senza fuggire dal

nostro impegno; se la fede non tocca il

portafoglio devo ancora capire delle

cose dell’incontro con Dio.

Ciò fatto, viviamo con semplicità e onore

il nostro tempo, il nostro lavoro,

integerrimi e onesti nelle regole del

mondo perché se non siamo fedeli nel

poco, come potrà il Maestro affidarci il

molto, per questo abbiamo bisogno

della preghiera?

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 9 novembre 2023

Il Vangelo del Venerdì 10 Novembre 2023

 

Della 31° settimana del Tempo Ordinario.

San Leone Magno, Papa e dottore della Chiesa.

Prima Lettura

Sono ministro di Cristo Gesù tra le genti,

perché esse divengano un'offerta gradita.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (15,14-21)

Fratelli miei, sono anch'io convinto, per

quel che vi riguarda, che voi pure siete

pieni di bontà, colmi di ogni conoscenza

e capaci di correggervi l'un l'altro.

Tuttavia, su alcuni punti, vi ho scritto con

un po' di audacia, come per ricordarvi

quello che già sapete, a motivo della

grazia che mi è stata data da Dio per

essere ministro di Cristo Gesù tra le genti,

adempiendo il sacro ministero di annunciare

il vangelo di Dio perché le genti divengano

un'offerta gradita, santificata dallo Spirito Santo.

Questo dunque è il mio vanto in Gesù Cristo

nelle cose che riguardano Dio.

Non oserei infatti dire nulla se non di quello

che Cristo ha operato per mezzo mio per

condurre le genti all'obbedienza, con parole

e opere, con la potenza di segni e di prodigi,

con la forza dello Spirito.

Così da Gerusalemme e in tutte le direzioni

fino all'Illiria, ho portato a termine la

predicazione del vangelo di Cristo.

Ma mi sono fatto un punto di onore di

non annunciare il Vangelo dove era già

conosciuto il nome di Cristo, per non

costruire su un fondamento altrui, ma,

come sta scritto: «Coloro ai quali non

era stato annunciato, lo vedranno, e coloro

che non ne avevano udito parlare,

comprenderanno».

Parola di Dio.

Vangelo

I figli di questo mondo verso i loro pari

sono più scaltri dei figli della luce.

Dal Vangelo secondo Luca (16,1-8) anno dispari.

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:

«Un uomo ricco aveva un amministratore,

e questi fu accusato dinanzi a lui di

sperperare i suoi averi.

Lo chiamò e gli disse: "Che cosa sento

dire di te?

Rendi conto della tua amministrazione,

perché non potrai più amministrare".

L'amministratore disse tra sé: "Che cosa

farò, ora che il mio padrone mi toglie

l'amministrazione?

Zappare, non ne ho la forza; mendicare,

mi vergogno.

So io che cosa farò perché, quando sarò

stato allontanato dall'amministrazione,

ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua".

Chiamò uno per uno i debitori del suo

padrone e disse al primo: "Tu quanto

devi al mio padrone?".

Quello rispose: "Cento barili d'olio".

Gli disse: "Prendi la tua ricevuta, siediti

subito e scrivi cinquanta".

Poi disse a un altro: "Tu quanto devi?".

Rispose: "Cento misure di grano".

Gli disse: "Prendi la tua ricevuta e

scrivi ottanta".

Il padrone lodò quell'amministratore

disonesto, perché aveva agito con scaltrezza.

I figli di questo mondo, infatti, verso i loro

pari sono più scaltri dei figli della luce».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Tranquilli, amici, oggi Gesù non giustifica

il nostro essere furbastri, né autorizza

all’illegalità o all’evasione fiscale.

Con la strana parabola dell’amministratore

disonesto, Gesù fa un’amara constatazione;

mettiamo molta più grinta nelle cose della

terra che in quelle del cielo.

Gesù non ci invita a diventare dei ladroni,

ma a mettere impegno nelle cose dello

Spirito almeno quanto ne mettiamo

nelle cose della terra.

Non siamo forse tutti inquieti per il

nostro futuro? Per l’inflazione?

Non temiamo forse di perdere i nostri

risparmi e chiediamo consiglio, ci

informiamo, leggiamo?

Non abbiamo forse passato qualche ora

insonne a riflettere su come uscire da

una fragile situazione economica?

Bene, facciamo bene, è normale.

Ma, almeno, mettiamo la stessa intensità

nel pensare alle cose più autentiche e

luminose della nostra vita!

È difficile restare cristiani, amici, lo so.

È inutile e dannoso sentirsi in colpa

perché non riusciamo a condurre una

vita spirituale, inutile deprimerci se

sentiamo di non avere più l’energia e

la lucidità necessaria alla preghiera alla

fine di un’estenuante giornata di lavoro.

Questo è il nostro tempo, amici, il tempo

in cui il Rabbì ci ha posti a vivere,

vediamo se riusciamo, almeno nel

desiderio, ad investire con scaltrezza,

cioè facendoci furbi, un pò di tempo e di

cuore nell’essenziale con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 8 novembre 2023

Il Vangelo del Giovedì 9 Novembre 2023

 

Della 31° settimana del Tempo Ordinario.

Dedicazione della Basilica Lateranense,

dedicazione a San Giovanni Battista.

Prima Lettura

Vidi l’acqua che usciva dal tempio, e a

quanti giungeva quest’acqua portò salvezza.

Dal libro del profeta Ezechièle (47,1-2.8-9.12)

In quei giorni, [un uomo, il cui aspetto era

come di bronzo,] mi condusse all’ingresso

del tempio e vidi che sotto la soglia del

tempio usciva acqua verso oriente, poiché

la facciata del tempio era verso oriente.

Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del

tempio, dalla parte meridionale dell’altare.

Mi condusse fuori dalla porta settentrionale

e mi fece girare all’esterno, fino alla porta

esterna rivolta a oriente, e vidi che l’acqua

scaturiva dal lato destro.

Mi disse: «Queste acque scorrono verso la

regione orientale, scendono nell’Aràba ed

entrano nel mare: sfociate nel mare, ne

risanano le acque.

Ogni essere vivente che si muove dovunque

arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà

abbondantissimo, perché dove giungono

quelle acque, risanano, e là dove giungerà

il torrente tutto rivivrà.

Lungo il torrente, su una riva e sull’altra,

crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui

foglie non appassiranno: i loro frutti non

cesseranno e ogni mese matureranno,

perché le loro acque sgorgano dal santuario.

I loro frutti serviranno come cibo e le

foglie come medicina».

Parola di Dio.

Vangelo

Parlava del tempio del suo corpo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (2,13-22) anno dispari.

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei

e Gesù salì a Gerusalemme.

Trovò nel tempio gente che vendeva buoi,

pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.

Allora fece una frusta di cordicelle e

scacciò tutti fuori del tempio, con le

pecore e i buoi; gettò a terra il denaro

dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi,

e ai venditori di colombe disse: «Portate

via di qui queste cose e non fate della casa

del Padre mio un mercato!».

I suoi discepoli si ricordarono che sta

scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».

Allora i Giudei presero la parola e gli dissero:

«Quale segno ci mostri per fare queste cose?».

Rispose loro Gesù: «Distruggete questo

tempio e in tre giorni lo farò risorgere».

Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio

è stato costruito in quarantasei anni e tu in

tre giorni lo farai risorgere?».

Ma egli parlava del tempio del suo corpo.

Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi

discepoli si ricordarono che aveva detto

questo, e credettero alla Scrittura e alla

parola detta da Gesù.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La Cattedrale, luogo in cui si custodisce

la cattedra, il luogo da cui il Vescovo

annuncia la Parola, è segno di unità per

tutte le parrocchie di una Chiesa locale.

Nell’esperienza della Chiesa cattolica

Roma, sede dell’apostolo Pietro e luogo

di martirio suo e di Paolo, riveste una

centralità spirituale e una vocazione

particolare, la vocazione alla custodia

del deposito della fede.

Di cosa si tratta?

È il compito difficile affidato a Pietro

e alla sua comunità; custodire la fede.

In parole semplici, amici, chi vi garantisce

che l’interpretazione della Parola sia

quella vissuta da più di duemila anni

di cristianesimo?

Che il sacerdote, non sia uno dei tanti

guru con una sua carismatica e personale

interpretazione del Vangelo?

Chi garantisce a loro di essere nel solco

scavato dall’esperienza delle comunità

illuminate dallo Spirito dono del Risorto?

Semplice; la comunione con Pietro

e la sua Chiesa.

Guardare a quella cattedra, a

quell’insegnamento, diventa tutela

e custodia della Parola, non la Parola

influenzata dalle correnti di pensiero,

interpretata a proprio comodo

dall’ultima moda di turno, ma la Parola

vera, quella pronunciata da Gesù e

riecheggiata dai testimoni.

Oggi è la festa della cattolicità della Chiesa

e della sua unità, della bellezza della

diversità e della ricchezza dell’unione

intorno al carisma di Pietro, rude

pescatore chiamato ad essere roccia

irremovibile nella custodia delle Parole

del Maestro e per questo preghiamo.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.