sabato 18 giugno 2022

Il Vangelo di Domenica 19 Giugno 2022

 
Sacratissimo Corpo e Sangue di Cristo.

Ovvero; Corpus Domini.

Prima lettura.

Offrì pane e vino.

Dal libro della Genesi (14,18-20)

In quei giorni, Melchìsedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio

altissimo e benedisse Abram con queste parole: «Sia benedetto Abram dal Dio

altissimo, creatore del cielo e della terra, e benedetto sia il Dio altissimo, che

ti ha messo in mano i tuoi nemici».

E [Abramo] diede a lui la decima di tutto.

Parola di Dio.

Seconda lettura.

Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice,

voi annunciate la morte del Signore.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi(11,23-26)

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso:

il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver

reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate

questo in memoria di me».

Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo

calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne

bevete, in memoria di me».

Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate

la morte del Signore, finché egli venga.

Parola di Dio.

Sequenza.

[Sion, loda il Salvatore,

la tua guida, il tuo pastore,

con inni e cantici.

 

Impegna tutto il tuo fervore:

egli supera ogni lode,

non vi è canto che sia degno.

 

Pane vivo, che dà vita:

questo è tema del tuo canto,

oggetto della lode.

 

Veramente fu donato

agli apostoli riuniti

in fraterna e sacra cena.

 

Lode piena e risonante,

gioia nobile e serena

sgorghi oggi dallo spirito.

 

Questa è la festa solenne

nella quale celebriamo

la prima sacra cena.

 

È il banchetto del nuovo Re,

nuova Pasqua, nuova legge;

e l'antico è giunto a termine.

 

Cede al nuovo il rito antico,

la realtà disperde l'ombra:

luce, non più tenebra.

 

Cristo lascia in sua memoria

ciò che ha fatto nella cena:

noi lo rinnoviamo.

 

Obbedienti al suo comando,

consacriamo il pane e il vino,

ostia di salvezza.

 

È certezza a noi cristiani:

si trasforma il pane in carne,

si fa sangue il vino.

 

Tu non vedi, non comprendi,

ma la fede ti conferma,

oltre la natura.

 

È un segno ciò che appare:

nasconde nel mistero

realtà sublimi.

 

Mangi carne, bevi sangue:

ma rimane Cristo intero

in ciascuna specie.

 

Chi ne mangia non lo spezza,

né separa, né divide:

intatto lo riceve.

 

Siano uno, siano mille,

ugualmente lo ricevono:

mai è consumato.

 

Vanno i buoni, vanno gli empi;

ma diversa ne è la sorte:

vita o morte provoca.

 

Vita ai buoni, morte agli empi:

nella stessa comunione

ben diverso è l'esito!

 

Quando spezzi il sacramento,

non temere, ma ricorda:

Cristo è tanto in ogni parte,

quanto nell'intero.

 

È diviso solo il segno

non si tocca la sostanza;

nulla è diminuito

della sua persona].

 

Ecco il pane degli angeli,

pane dei pellegrini,

vero pane dei figli:

non dev'essere gettato.

 

Con i simboli è annunziato,

in Isacco dato a morte,

nell'agnello della Pasqua,

nella manna data ai padri.

 

Buon pastore, vero pane,

o Gesù, pietà di noi:

nùtrici e difendici,

portaci ai beni eterni

nella terra dei viventi.

 

Tu che tutto sai e puoi,

che ci nutri sulla terra,

conduci i tuoi fratelli

alla tavola del cielo,

nella gioia dei tuoi santi.

Vangelo.

Tutti mangiarono a sazietà.

Dal Vangelo secondo Luca (9,11b-17) anno C.

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire

quanti avevano bisogno di cure.

Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo:

«Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni,

per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».

Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare».

Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che

non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente».

C'erano infatti circa cinquemila uomini.

Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa».

Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.

Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la

benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.

Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Lo Spirito ci sostiene per fortuna.

Per diventare discepoli che annunciano, per capire chi è veramente Dio,

per capire chi è la Chiesa.

In questa opera di ri-comprensione di ciò che siamo e facciamo oggi celebriamo

la solennità del Corpus Domini; è l’Eucarestia che mettiamo al centro della

nostra riflessione.

Se ciò accade è per cercare di arginare l’abitudine, per smuovere e risvegliare

le nostre stanche e assonnate comunità, per chiederci-infine-cosa ne abbiamo

fatto del dono del Risorto ai credenti.

Ancora oggi la partecipazione alla Messa domenicale segna l’argine fra “praticanti”

e no, fra chi crede e chi, credendo, si raduna in obbedienza al Signore.

Ma la Messa domenicale rischia, ahimè, di restare l’unico, fragile segno di

appartenenza, un obbligo da assolvere, una appartenenza senza sapore che

non converte il nostro cuore.

Quando i preti si incontrano in giro per l’Italia le tre domande d’obbligo sono;

quante parrocchie hai?

Quanti abitanti ci sono?

Che percentuale di partecipazione alla Messa festiva?

E se anche avessimo il 100% della popolazione che partecipa alla Messa?

Ciò significa che il Regno di Dio avanza?

Non mi importa quanta gente partecipa alla Messa.

Mi importa di più quanti escono convertiti e consolati, discepoli capaci di

calare nella quotidianità il mistero che hanno appena celebrato.

Abramo è uscito da Ur dei Caldei.

Lo ha fatto per ascoltare un’intuizione, una voce interiore che gli ha detto

leck leckà, sbrigativamente tradotto con “esci dalla tua terra” ma che, in realtà,

significa “vai a te stesso” o “và; ti conviene”.

Tutti lo prendono per pazzo; suo padre Terach, secondo la tradizione

rabbinica costruttore di idoli, i suoi concittadini.

Abramo è nel pieno della vita, nell’età in cui si raccolgono i frutti, perché

inoltrarsi verso l’ignoto?

E invece parte, esce, se ne va, lascia tutto per cercare Tutto.

Non lo sa ancora, ma questo gesto gli farà incontrare Dio.

Questo gesto lo farà diventare padre di una moltitudine; i cercatori di Dio.

Nel suo difficile percorso Abramo ha lasciato a suo nipote Lot le terre migliori,

ha affrontato l’ostilità dei re del luogo e, infine, incrocia Melchisedek che offre

per lui un sacrificio e lo benedice.

Melchisedek è re di Salem, re della futura Gerusalemme, re di shalom, di pace,

come interpreta la lettera agli Ebrei (Eb 6, 20).

I Padri cristiani hanno visto in lui una prefigurazione di Cristo, in quel pane

offerto l’immagine dell’Eucarestia, il pane del cammino.

Nel percorso interiore anche noi, come Abramo, come Elia (1 Re 19, 5-6),

incontriamo un pane del cammino che ci accompagna alla scoperta del vero

volto di Dio alla cui luce scopriamo il nostro vero volto.

L’Eucarestia è come la manna donata da Dio al popolo in fuga; un cibo che

ci permette di camminare verso la pienezza, verso l’altrove.

Paolo scrive una delle sue lettere alla comunità di Corinto, città cosmopolita

in cui ha annunciato il Vangelo.

Non sono ancora passati vent’anni dalla resurrezione di Gesù e Paolo raccomanda

alla comunità di andare all’essenziale, di distinguere bene le cose importanti dalle

cose accessorie per superare le tante incomprensioni e gli sbandamenti morali

che stanno straziando la nascente Chiesa.

Paolo ripete ai Corinzi, con precisione, le parole del Maestro, il gesto che egli

ha compiuto durante quell’ultima, tragica Pasqua.

Paolo ha ricevuto il dono dell’Eucarestia e chiede alle sue comunità di ripetere

la Cena del Signore, in obbedienza, in attesa che il Signore Gesù venga per

ritrovare il senso di ciò che sono.

Il fatto che ogni Domenica milioni di comunità cristiane, dal caos delle grandi

città europee alle sperdute missioni africane o asiatiche, si radunino per ascoltare

la Parola e per ripetere la Cena è, in fondo, una questione di obbedienza.

Noi facciamo la Cena in sua memoria, perché Egli sia presente, perché riviviamo

la sua passione, morte e resurrezione e, da quell’incontro, possiamo camminare

durante la settimana.

Gesù, nel momento più difficile della sua vita, nel momento dell’abbandono e

dell’incomprensione, compie un gesto definitivo; si dona, si consegna, non offre

pane e vino, come Melchisedek, ma la sua stessa vita sull’altare della croce.

Non è il pane che diventa Cristo, ma Cristo che si fa pane, per potere essere

assimilato, per nutrire, per indicare un nuovo percorso, una nuova logica,

quella del totale dono di sé.

La Cena pasquale che egli celebra nell’indifferenza e nella distonia totale con

gli apostoli ci dona la misura della solitudine e dell’amore di Dio.

Quel gesto, gesto d’amore assoluto, è celebrato e ripetuto ogni volta che una

comunità di credenti si raduna insieme ad un prete.

Ma non può essere un gesto auto-celebrativo, un gesto isolato, un gesto neutro.

O l’Eucarestia contagia la nostra vita, la riempie, la modella, la plasma,

la informa o resta sterile, morta, inutile.

La Messa inizia proprio nel momento in cui usciamo dalla porta della Chiesa.

E dura un’intera settimana.

Quel pane ricevuto ci aiuta a sfamare la folla, ad accorgerci della fame insaziata

di chi incontreremo durante la settimana e a mettere a disposizione quel poco

che siamo per sfamare ogni uomo, nel corpo e nell’anima.

L’Eucarestia, il pane di Dio, il pane del cammino, è il dono prezioso che ci fa

diventare credenti, che ci sostiene e costruisce comunità.

Questo è l’essenziale.

Il resto; chi celebra, come, quando, chi anima, chi legge, chi canta e cosa,

è tutto dopo, per cortesia.

I preti sono chiamati a diventare trasparenza, a lasciare che sia la Parola a fluire

nelle (brevi) omelie (Quanta poca Parola nelle nostre parole!), che siano eucarestie,

cioè ringraziamenti, non luoghi da cui bacchettare le persone o occasioni per far

sfoggio della pirotecnica cultura teologica.

Ai discepoli, a coloro che amano il Signore, auguro che l’eucarestia torni ad

essere ciò che è; incontro col Risorto, pane del cammino, farmaco e consolazione,

luogo di accoglienza e di conversione, di fraternità e di perdono.

Certo amici, il Signore alla Domenica ci invita al banchetto nuziale, nell’Eucaristia

che celebriamo, Lui si fa nostro cibo e bevande per riempirci d’Amore.

Santa Domenica del Corpus Domini, Fausto.

 

venerdì 17 giugno 2022

Il Vangelo del Sabato 18 Giugno 2022

 

Della 11° settimana del Tempo Ordinario.

San Gregorio Giovanni Barbarigo, vescovo.

Prima lettura.

Avete ucciso Zaccarìa tra il santuario e l'altare.

Dal secondo libro delle Cronache (24,17-25).

Dopo la morte di Ioiadà, i comandanti di Giuda andarono a prostrarsi davanti

al re, che allora diede loro ascolto.

Costoro trascurarono il tempio del Signore, Dio dei loro padri, per venerare

i pali sacri e gli idoli.

Per questa loro colpa l'ira di Dio fu su Giuda e su Gerusalemme.

Il Signore mandò loro profeti perché li facessero ritornare a lui.

Questi testimoniavano contro di loro, ma non furono ascoltati.

Allora lo spirito di Dio investì Zaccarìa, figlio del sacerdote Ioiadà, che si alzò in

mezzo al popolo e disse: «Dice Dio: "Perché trasgredite i comandi del Signore?

Per questo non avete successo; poiché avete abbandonato il Signore, anch'egli

vi abbandona"».

Ma congiurarono contro di lui e per ordine del re lo lapidarono nel cortile del

tempio del Signore.

Il re Ioas non si ricordò del favore fattogli da Ioiadà, padre di Zaccarìa, ma ne

uccise il figlio, che morendo disse: «Il Signore veda e ne chieda conto!».

All'inizio dell'anno successivo salì contro Ioas l'esercito degli Aramei.

Essi vennero in Giuda e a Gerusalemme, sterminarono fra il popolo tutti i

comandanti e inviarono l'intero bottino al re di Damasco.

L'esercito degli Aramei era venuto con pochi uomini, ma il Signore mise nelle

loro mani un grande esercito, perché essi avevano abbandonato il Signore,

Dio dei loro padri.

Essi fecero giustizia di Ioas.

Quando furono partiti, lasciandolo gravemente malato, i suoi ministri

ordirono una congiura contro di lui, perché aveva versato il sangue del

figlio del sacerdote Ioiadà, e lo uccisero nel suo letto.

Così egli morì e lo seppellirono nella Città di Davide, ma non nei sepolcri dei re.

Parola di Dio.

Vangelo.

Non preoccupatevi del domani.

Vangelo secondo Matteo (6,24-34) anno pari.

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Nessuno può servire due padroni,

perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro.

Non potete servire Dio e la ricchezza.

Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete

o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse

più del cibo e il corpo più del vestito?

Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei

granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro?

E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?

E per il vestito, perché vi preoccupate?

Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano.

Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come

uno di loro.

Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel

forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?

Non preoccupatevi dunque dicendo: "Che cosa mangeremo?

Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?".

Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani.

Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.

Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste

cose vi saranno date in aggiunta.

Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà

di se stesso.

A ciascun giorno basta la sua pena».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Se leggessimo più spesso questo brano, probabilmente avremmo meno bisogno

di ricorrere ad ansiolitici e tranquillanti.

Quello che Gesù ci comunica qui, è una grande serenità e pace.

Esse, paradossalmente, derivano dalla comprensione del fatto che nelle nostre mani

non c’è nessun potere, tanto meno quello di allungare la nostra vita di un solo istante.

Proprio questa consapevolezza d’impotenza ci fa alzare gli occhi al cielo e ci fa

prendere coscienza del fatto che Dio si prende cura di noi persino nelle cose più

pratiche e quotidiane.

Allora, il nostro unico impegno, deve essere quello di ricercare il regno di Dio

e la sua giustizia; per il resto, c’è chi pensa a noi.

Se abbiamo ancora paura del futuro e di quanto potrebbe accaderci, significa

che dobbiamo ancora crescere nella fiducia provvidente di Dio, ma per questo

possiamo farci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 16 giugno 2022

Il Vangelo del Venerdì 17 Giugno 2022

 

Della 11° settimana del Tempo Ordinario.

San Ranieri di Pisa, Eremita.

Prima lettura.

Unsero Ioas e acclamarono: «Viva il re!».

Dal secondo libro dei Re (11,1-4.9-18.20).

In quei giorni, Atalìa, madre di Acazìa, visto che era morto suo figlio, si accinse

a sterminare tutta la discendenza regale.

Ma Ioseba, figlia del re Ioram e sorella di Acazìa, prese Ioas, figlio di Acazìa,

sottraendolo ai figli del re destinati alla morte, e lo portò assieme alla sua nutrice

nella camera dei letti; lo nascose così ad Atalìa ed egli non fu messo a morte.

Rimase nascosto presso di lei nel tempio del Signore per sei anni; intanto

Atalìa regnava sul paese.

Il settimo anno Ioiadà mandò a chiamare i comandanti delle centinaia dei Carii

e delle guardie e li fece venire presso di sé nel tempio del Signore.

Egli concluse con loro un'alleanza, facendoli giurare nel tempio del Signore;

quindi mostrò loro il figlio del re.

I comandanti delle centinaia fecero quanto aveva disposto il sacerdote Ioiadà.

Ognuno prese i suoi uomini, quelli che entravano in servizio il sabato e quelli

che smontavano il sabato, e andarono dal sacerdote Ioiadà.

Il sacerdote consegnò ai comandanti di centinaia lance e scudi, già appartenenti

al re Davide, che erano nel tempio del Signore.

Le guardie, ognuno con l'arma in pugno, si disposero dall'angolo destro del tempio

fino all'angolo sinistro, lungo l'altare e l'edificio, in modo da circondare il re.

Allora Ioiadà fece uscire il figlio del re e gli consegnò il diadema e il mandato;

lo proclamarono re e lo unsero.

Gli astanti batterono le mani e acclamarono: «Viva il re!».

Quando sentì il clamore delle guardie e del popolo, Atalìa si presentò al

popolo nel tempio del Signore.

Guardò, ed ecco che il re stava presso la colonna secondo l'usanza, i comandanti

e i trombettieri erano presso il re, mentre tutto il popolo della terra era in festa

e suonava le trombe.

Atalìa si stracciò le vesti e gridò: «Congiura, congiura!».

Il sacerdote Ioiadà ordinò ai comandanti delle centinaia, preposti all'esercito:

«Conducetela fuori in mezzo alle file e chiunque la segue venga ucciso di spada».

Il sacerdote infatti aveva detto: «Non sia uccisa nel tempio del Signore».

Le misero addosso le mani ed essa raggiunse la reggia attraverso l'ingresso dei

Cavalli e là fu uccisa.

Ioiadà concluse un'alleanza fra il Signore, il re e il popolo, affinché fosse il

popolo del Signore, e così pure fra il re e il popolo.

Tutto il popolo della terra entrò nel tempio di Baal e lo demolì, ne fece a pezzi

completamente gli altari e le immagini e ammazzò Mattàn, sacerdote di Baal,

davanti agli altari.

Il sacerdote Ioiadà mise sorveglianti al tempio del Signore.

Tutto il popolo della terra era in festa e la città rimase tranquilla: Atalìa era stata

uccisa con la spada nella reggia.

Parola di Dio.

Vangelo.

Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

Dal Vangelo secondo Matteo (6,19-23) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori

sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano;

accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano

e dove ladri non scassìnano e non rubano.

Perché, dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

La lampada del corpo è l'occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto

il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo

sarà tenebroso.

Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

L’uomo per sua natura è sempre portato a pensare al proprio futuro e cerca di

organizzarsi in modo tale da non ridursi alla povertà o alla mancanza di tutto.

Gesù, che conosce bene il cuore dell’uomo, ci ricorda che questa tendenza

deve essere utilizzata soprattutto per accumulare i veri tesori, quelli che

durano per sempre e che sono i soli a poter assicurare un futuro felice davvero.

Questi beni preziosi non hanno bisogno di banche per essere custoditi, ma solo

di coscienze rette, capaci di produrli e di conservarli; sono le buone opere.

Ogni istante di vita che ci viene donato ha un valore enorme, perché può essere

riempito dall’amore.

Non perdiamo tempo ad accumulare tesori che non possiamo avere per sempre

con noi, ma sfruttiamo ogni situazione per mettere da parte, con gesti d’amore,

una ricchezza che ci seguirà per sempre.

Sicuramente è difficile capire tutto ciò, perciò, se vogliamo riuscirci, solo la

preghiera può aiutarci.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 15 giugno 2022

Il Vangelo del Giovedì 16 Giugno 2022

 

Della 11° settimana del Tempo Ordinario.

Santi Quirico e Giulitta, Martiri.

Prima lettura.

Elìa fu assunto in un turbine di fuoco ed Elisèo fu ripieno del suo spirito.

Dal libro dei Siracide (48,1-15).

Sorse Elìa profeta, come un fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola.

Egli fece venire su di loro la carestia e con zelo li ridusse a pochi.

Per la parola del Signore chiuse il cielo e così fece scendere per tre volte il fuoco.

Come ti rendesti glorioso, Elìa, con i tuoi prodigi!

E chi può vantarsi di esserti uguale?

Tu hai fatto sorgere un defunto dalla morte e dagl'inferi, per la parola

dell'Altissimo; tu hai fatto precipitare re nella perdizione e uomini gloriosi

dal loro letto e hai annientato il loro potere.

Tu sul Sinai hai ascoltato parole di rimprovero, sull'Oreb sentenze di condanna.

Hai unto re per la vendetta e profeti come tuoi successori.

Tu sei stato assunto in un turbine di fuoco, su un carro di cavalli di fuoco; tu sei

stato designato a rimproverare i tempi futuri, per placare l'ira prima che divampi,

per ricondurre il cuore del padre verso il figlio e ristabilire le tribù di Giacobbe.

Beati coloro che ti hanno visto e si sono addormentati nell'amore, perché è certo

che anche noi vivremo ma dopo la morte la nostra fama non perdurerà.

Appena Elìa fu avvolto dal turbine, Elisèo fu ripieno del suo spirito; nei suoi

giorni non tremò davanti a nessun principe e nessuno riuscì a dominarlo.

Nulla fu troppo grande per lui, e nel sepolcro il suo corpo profetizzò.

Nella sua vita compì prodigi, e dopo la morte meravigliose furono le sue opere.

Parola di Dio.

Vangelo.

Voi dunque pregate così.

Dal Vangelo secondo Matteo (6,7-15) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole

come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole.

Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete

bisogno prima ancora che gliele chiediate.

Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo

nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma

liberaci dal male.

Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli

perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre

vostro perdonerà le vostre colpe».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Ogni uomo comprende (o dovrebbe comprendere) nell’intimo del suo cuore,

l’importanza della preghiera e, seppure in modi talvolta molto diversi,

tutti preghiamo.

Ma c’è modo e modo di pregare.

Gesù insegna ai suoi discepoli una maniera di pregare sicura, che certamente

trova il favore di Dio.

A Lui piace la semplicità e la confidenza dei figli, più che tante parole più

o meno con mille richieste, che finiscono col diventare noiose e vuote.

L’essenziale di ciò che un cristiano deve chiedere a Dio, dunque, è contenuto

nella preghiera del Padre nostro.

In essa noi chiediamo, tra le altre cose, che sia fatta la volontà di Dio soprattutto.

In questo modo, noi lasciamo campo libero, perchè possa disporre della

nostra vita e dei nostri desideri, per la sua maggior gloria.

Questa nostra fiducia nei suoi confronti, è per Lui fonte di gioia.

Ecco perché ogni giorno, alla fine del mio commenti sul Vangelo,

vi chiedo di pregare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.