sabato 19 marzo 2022

Il Vangelo di Domenica 20 Marzo 2022

 

Della 3° Domenica di Quaresima.

Prima Lettura

Io-Sono mi ha mandato a voi.

Dal libro dell'Èsodo (3,1-8a.13-15)

In quei giorni, mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero,

sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte

di Dio, l'Oreb.

L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto.

Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava.

Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché

il roveto non brucia?».

Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal

roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!».

Riprese: «Non avvicinarti oltre!

Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!».

E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco,

il Dio di Giacobbe».

Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.

Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito

il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze.

Sono sceso per liberarlo dal potere dell'Egitto e per farlo salire da questa terra

verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele».

Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: "Il Dio dei vostri

padri mi ha mandato a voi".

Mi diranno: "Qual è il suo nome?".

E io che cosa risponderò loro?».

Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!».

E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: "Io Sono mi ha mandato a voi"».

Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: "Il Signore, Dio dei vostri padri,

Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi".

Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato

di generazione in generazione».

Parola di Dio.

Seconda Lettura

La vita del popolo con Mosè nel deserto è stata scritta per nostro ammonimento.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (10,1-6.10-12)

Non voglio che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nube,

tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube

e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa

bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li

accompagnava, e quella roccia era il Cristo.

Ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati

nel deserto.

Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive,

come essi le desiderarono.

Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime

dello sterminatore.

Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte

per nostro ammonimento, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi.

Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere.

Parola di Dio.

Vangelo

Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9) anno C.

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei,

il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici.

Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più

peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte?

No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise,

credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?

No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi

nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò.

Allora disse al vignaiolo: "Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti

su quest'albero, ma non ne trovo.

Tàglialo dunque!

Perché deve sfruttare il terreno?".

Ma quello gli rispose: "Padrone, lascialo ancora quest'anno, finché gli avrò

zappato attorno e avrò messo il concime.

Vedremo se porterà frutti per l'avvenire; se no, lo taglierai"».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Stiamo vivendo una Quaresima triste, la pandemia non ci ha ancora lasciato

definitivamente o forse è il nostro attuale governo che ha interesse che duri a lungo.

Resa ancora più forte dalla mobilitazione che abbiamo ai confini dell’Europa

a causa di questa guerra fratricida.

Ma il deserto che stiamo affrontando ci dice, a noi e al mondo che il Dio in

cui crediamo è il Dio di Gesù, non quello frutto delle nostre paure e della

nostre distonie profonde, non quello acciaccato delle nostre approssimazioni,

non un dio che diventa la proiezione di quello che siamo.

Attraverso il deserto dell’autenticità siamo chiamati a lasciare la pianura

della mediocrità per fare esperienza della bellezza di Dio.

E in questo percorso la Parola, oggi, ci invita a riflettere su un tema scottante,

una domanda che emerge nel cuore di chi, nel proprio percorso, si scontra con

qualche difficoltà, più o meno grave.

La domanda che, spontanea, sorge nel cuore di tutti, anche dei più devoti.

Perché Dio ce l’ha con me?

Cosa ho fatto di male per meritarmi questo?

Alzi la mano chi non l’ha mai pensato.

La ragione della sofferenza, il senso del dolore, è una delle molle che ha

spinto l’uomo a cercare altrove, l’oltre, a pensare a Dio.

Perché il dolore sembra contraddire pesantemente il volto di Dio come

appare nella Bibbia.

Altre visioni della vita e della fede hanno trovato diverse soluzioni, una

divinità malvagia contrapposta a quella buona, ad esempio.

Ma la Bibbia si ostina a parlarci di un Dio misericordioso e compassionevole

cui anche il male è sottomesso.

Allora? Perché Dio permette la sofferenza?

Lungo la storia gli autori biblici hanno dato diverse risposte che cercavano,

in qualche modo, di salvaguardare Dio.

Finendo col massacrare l’uomo.

La sintesi del ragionamento era; se soffri è perché hai trasgredito alle

indicazioni divine.

Insomma; è colpa tua.

E il dolore dell’innocente, allora?

I rabbini avevano sentenziato; gli innocenti pagano gli errori dei genitori.

Il ragionamento fila via liscio ma Dio ne esce proprio male!

Poi era arrivato Giobbe che aveva sentenziato che anche il giusto soffre

e non sappiamo il perché.

Solo che i contemporanei di Gesù, e molti ancora oggi, erano convinti della

visione più semplice; se ti succede qualcosa è perché Dio ce l’ha con te.

Ecco, allora, la ragione della domanda rivolta a Gesù; di chi è la colpa per

la morte di quei tali sepolti dal crollo della torre di Siloe?

E di quei poveracci uccisi durante il culto dai soldati romani?

La risposta di Gesù è destabilizzante; non i loro peccati sono la ragione

della loro morte.

Ma l’imperizia del costruttore e la violenza dei romani.

Ma, aggiunge Gesù, approfittate di questi episodi per farvi i conti in tasca,

per capire che la vita è breve e instabile, che è essenziale trovare l’essenziale.

Non offre risposte, ma indica un percorso, vede nella sofferenza una opportunità.

Mi ribello in me stesso, io vorrei non soffrire, altro che storie!

Ma, alla fine mi arrendo; non ho in me tutte le risposte, non so la ragione

del dolore, almeno di quello dell’innocente (molta della sofferenza che vivo

me la sono creata io!).

Ma mi fido.

Sì, Signore, cerco di prendere le inevitabili fatiche della vita non come

una punizione ma come un’opportunità.

E no, non ce l’hai affatto con me, non scherziamo.

Io, spesso, ce l’ho con me, e gli altri, più raramente.

E Tu non sei l’assicuratore della mia vita, non sono eterodiretto, non sono

una marionetta.

Quanto vola alto Gesù!

Quanta dignità ritrovo in me stesso!

L’evangelista Luca osa andare oltre.

Dio è come il padrone che sa pazientare anche se il fico è sterile, anche se

si aspetta un abbondante raccolto e non trova nulla.

Invece di tagliare il fico e di piantarne un altro, come faremmo noi,

gli zappa intorno e lo concima, sperando che porti frutto.

Ha pazienza Dio, è un inguaribile ottimista, spera sempre che riusciamo

a cambiare, a dare il meglio di noi, a fiorire e portare frutti.

Quante vite aride incontro!

E quanto anche la mia vita, nonostante tutte le cure che ho sperimentato

in questo lunghi anni, rischia di inaridirsi!

La Quaresima mi è data come opportunità per guardare onestamente a me

stesso, per vedere se i frutti che produco sono gustosi o acerbi.

Per vedere se la cura che Dio rivolge nei miei confronti mi fa crescere rigoglioso

o se, piuttosto, rischio di richiudermi in me stesso, nutrendomi della linfa solo

per vegetare.

È così bello sperimentare le attenzioni di Dio!

Ma lo riusciamo a fare solo se, come dicevamo Domenica scorsa, il nostro

sguardo si spalanca oltre l’ovvio, oltre il quotidiano.

Anche il dolore, allora, può essere letto in una prospettiva diversa.

Nonostante la sofferenza, il Dio che Gesù è venuto a raccontare è buono.

E ha un solo desiderio; che fioriamo.

Santa 3° Domenica di Quaresima giardinieri del Signore, Fausto

venerdì 18 marzo 2022

Il Vangelo del Sabato 19 Marzo 2022

 

Della 4° settimana di Quaresima.       

San Giuseppe, Sposo della beata Vergine Maria.

Prima Lettura

Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre.

Dal secondo libro di Samuele (7,4-5.12-14.16)

In quei giorni, fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va' e di' al mio

servo Davide: Così dice il Signore: "Quando i tuoi giorni saranno compiuti

e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te,

uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno.

Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo

regno per sempre. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio.

La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono

sarà reso stabile per sempre"».

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza.

Dalla lettera di san Paolo ai Romani (4,13.16-18.22)

Fratelli, non in virtù della Legge fu data ad Abramo, o alla sua discendenza,

la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che

viene dalla fede.

Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in

tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per

quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di

Abramo, il quale è padre di tutti noi-come sta scritto: «Ti ho costituito padre

di molti popoli»-davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e

chiama all'esistenza le cose che non esistono.

Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre

di molti popoli, come gli era stato detto: «Così sarà la tua discendenza».

Ecco perché gli fu accreditato come giustizia.

Parola di Dio.

Vangelo

Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore.

Dal Vangelo secondo Matteo (1,16.18-21.24) anno pari.

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù,

chiamato Cristo.

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa

di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per

opera dello Spirito Santo.

Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla

pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un

angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di

prendere con te Maria, tua sposa.

Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà

alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo

dai suoi peccati».

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato

l'angelo del Signore.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Giuseppe non riesce a prendere sonno, si gira e si rigira sul giaciglio, come

fa la porta sui cardini, come dice argutamente la Scrittura (Pr 26,14).

Ma, oltre alla profonda ferita di un amore tradito, Giuseppe deve affrontare

l’incubo del futuro.

Cosa deve fare?

A norma di legge (Dt 22,21), Giuseppe deve svegliarsi e radunare altri

uomini della comunità dicendo che quel bambino non è suo, e subito

Maria sarà lapidata a morte.

Per essere un buon credente e un devoto, deve uccidere Maria.

Ma Giuseppe, che è un giusto, trova una soluzione. Mentirà.

Dirà che si è stancato di Maria, la ripudierà, salvandole l’onore.

Certo, nessuno prenderà più in sposa una donna che ha avuto un figlio da

un altro uomo, ma, almeno, girerà a testa alta nelle strade di Nazareth.

A volte la legge di Dio, quella autentica, passa attraverso la trasgressione

della legge degli uomini, quella attribuita a Dio.

Per questo, dobbiamo imparare da Giuseppe cos’è l’amore, facendoci

aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 17 marzo 2022

Il Vangelo del Venerdì 18 Marzo 2022

 

Della 4° settimana di Quaresima.

San Cirillo di Gerusalemme, vescovo e dottore della Chiesa.

Prima Lettura

Eccolo! E' arrivato il signore dei sogni! Orsù, uccidiamolo!

Dal libro della Genesi (37,3-4.12-13.17-28)

Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto

in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica con maniche lunghe.

I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli,

lo odiavano e non riuscivano a parlargli amichevolmente.

I suoi fratelli erano andati a pascolare il gregge del loro padre a Sichem.

Israele disse a Giuseppe: «Sai che i tuoi fratelli sono al pascolo a Sichem?

Vieni, ti voglio mandare da loro».

Allora Giuseppe ripartì in cerca dei suoi fratelli e li trovò a Dotan.

Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro, complottarono

contro di lui per farlo morire.

Si dissero l'un l'altro: «Eccolo!

È arrivato il signore dei sogni!

Orsù, uccidiamolo e gettiamolo in una cisterna!

Poi diremo: "Una bestia feroce l'ha divorato!".

Così vedremo che ne sarà dei suoi sogni!».

Ma Ruben sentì e, volendo salvarlo dalle loro mani, disse: «Non togliamogli la vita».

Poi disse loro: «Non spargete il sangue, gettatelo in questa cisterna che è nel

deserto, ma non colpitelo con la vostra mano»: egli intendeva salvarlo dalle

loro mani e ricondurlo a suo padre.

Quando Giuseppe fu arrivato presso i suoi fratelli, essi lo spogliarono della sua

tunica, quella tunica con le maniche lunghe che egli indossava, lo afferrarono

e lo gettarono nella cisterna: era una cisterna vuota, senz'acqua.

Poi sedettero per prendere cibo.

Quand'ecco, alzando gli occhi, videro arrivare una carovana di Ismaeliti

provenienti da Gàlaad, con i cammelli carichi di rèsina, balsamo e làudano,

che andavano a portare in Egitto.

Allora Giuda disse ai fratelli: «Che guadagno c'è a uccidere il nostro fratello

e a coprire il suo sangue?

Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di lui, perché

è nostro fratello e nostra carne».

I suoi fratelli gli diedero ascolto.

Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero Giuseppe

dalla cisterna e per venti sicli d'argento vendettero Giuseppe agli Ismaeliti.

Così Giuseppe fu condotto in Egitto.

Parola di Dio.

Vangelo

Costui è l’erede. Su, uccidiamolo!

Dal Vangelo secondo Matteo (21,33-43.45) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:

«Ascoltate un'altra parabola: c'era un uomo che possedeva un terreno

e vi piantò una vigna.

La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre.

La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.

Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini

a ritirare il raccolto.

Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero,

un altro lo lapidarono.

Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo

stesso modo.

Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: "Avranno rispetto per mio figlio!".

Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: "Costui è l'erede.

Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!".

Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.

Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».

Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la

vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».

E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: "La pietra che i

costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto

dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi"?

Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo

che ne produca i frutti».

Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro.

Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

I farisei non sono sprovveduti, e comprendono che, dietro la parabola di Gesù,

c’è una precisa lettura della loro storia di infedeltà a Dio, attraverso la persecuzione

attuata nei confronti dei profeti, ed adesso nel rifiuto del Figlio di Dio, Gesù Cristo.

Essi, con il loro comportamento ostentato e posticcio, possono ingannare gli altri,

ma non Dio, e non sono altro che falsi ed uccisori di profeti, ottusamente chiusi

nell’osservanza di una legge che ormai è ridotta a regole vuote e senza alcun senso.

Eppure, nemmeno di fronte alla verità che Gesù dice loro in forma di parabola,

essi sono disposti a redimersi e comprendere di essere fuori strada, ma si danno

da fare solo per eliminare il Cristo.

Anche se Gesù scopre le nostre incoerenze, non dobbiamo chiuderci alla sua

grazia, aiutandoci con la preghiera.

Altrimenti, moriremo lontani dalla sua misericordia.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 16 marzo 2022

Il Vangelo del Giovedì 17 Marzo 2022

 

Della 4° settimana di Quaresima.

San Patrizio, vescovo.

Prima Lettura

Maledetto chi confida nell'uomo; benedetto chi confida nel Signore.

Dal libro del profeta Geremia (17,5-10)

Così dice il Signore: «Maledetto l'uomo che confida nell'uomo, e pone nella

carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore.

Sarà come un tamerisco nella steppa; non vedrà venire il bene, dimorerà in

luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.

Benedetto l'uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia.

È come un albero piantato lungo un corso d'acqua, verso la corrente stende le

radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi, nell'anno

della siccità non si dà pena, non smette di produrre frutti.

Niente è più infido del cuore e difficilmente guarisce!

Chi lo può conoscere?

Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori, per dare a ciascuno secondo

la sua condotta, secondo il frutto delle sue azioni».

Parola di Dio.

Vangelo

Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora

lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.

Dal Vangelo secondo Luca (16,19-31) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C'era un uomo ricco, che indossava vestiti

di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti.

Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso

di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che

venivano a leccare le sue piaghe.

Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo.

Morì anche il ricco e fu sepolto.

Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo,

e Lazzaro accanto a lui.

Allora gridando disse: "Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a

intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro

terribilmente in questa fiamma".

Ma Abramo rispose: "Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi

beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece

sei in mezzo ai tormenti.

Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui

vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi".

E quello replicò: "Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio

padre, perché ho cinque fratelli.

Li ammonisca severamente, perché non vengano anch'essi in questo luogo

di tormento".

Ma Abramo rispose: "Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro".

E lui replicò: "No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro,

si convertiranno".

Abramo rispose: "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi

neanche se uno risorgesse dai morti"».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La durezza di cuore di questo ricco è davvero senza limiti; pur autocondannandosi

ad una perenne solitudine che lo imprigiona, egli continua tutta la vita ad incentrare

la sua felicità sull’egoismo e sul soddisfacimento del piacere.

Per questo, egli non capisce che anche i suoi fratelli, che vivono nella sua stessa

situazione, sono del tutto incapaci di comprendere la Parola che potrebbe salvarli,

aprendo loro gli occhi.

Essi, in fondo, non vogliono ascoltare la Parola ammonitrice del Signore,

e per questo anche se essi vedessero i morti camminare per proclamare loro

la verità, non crederebbero.

L’ostinazione nel peccato ci rende assolutamente incapaci di cogliere i segni

che Dio semina nella nostra vita, per cui persino i miracoli più eclatanti servono

solo ad aumentare la nostra responsabilità davanti a Dio.

Perciò, amici, non aspettiamo i vari miracoli, ma crediamo veramente

nella Parola del Signore, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.