sabato 5 giugno 2021

Il Vangelo di Domenica 6 Giugno 2021

 

Della 10° Domenica del Tempo Ordinario.

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo.

Prima lettura.

Ecco il sangue dell'alleanza che il Signore ha concluso con voi.

Dal libro dell’Èsodo (24,3-8) 

In quei giorni, Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme.

Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: «Tutti i comandamenti che il

Signore ha dato, noi li eseguiremo!».

Mosè scrisse tutte le parole del Signore.

Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici

stele per le dodici tribù d'Israele.

Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare

giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore.

Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l'altra metà sull'altare.

Quindi prese il libro dell'alleanza e lo lesse alla presenza del popolo.

Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto».

Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell'alleanza

che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!».

Parola di Dio.

Seconda lettura.

Il sangue di Cristo purificherà la nostra coscienza.

Dalla lettera agli Ebrei (9,11-15)

Fratelli, Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più

grande e più perfetta, non costruita da mano d'uomo, cioè non appartenente a questa creazione.

Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di

vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna.

Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli

che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue

di Cristo-il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio-purificherà

la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?

Per questo egli è mediatore di un'alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua

morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono

stati chiamati ricevano l'eredità eterna che era stata promessa.

Parola di Dio.

Vangelo.

Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue.

Dal Vangelo secondo Marco (14,12-16.22-26) anno B.

Il primo giorno degli àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero

a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».

Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà

incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo.

Là dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza,

in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?".

Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì

preparate la cena per noi».

I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e

prepararono la Pasqua.

Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede

loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo».

Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti.

E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti.

In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in

cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Provo gioia e dolore nello scrivere, oggi.

Gioia per la profonda fede che nutro nei confronti della presenza di Cristo nel mistero

dell’Eucaristia, per la consapevolezza che ho acquisito, in questi anni, della profondità

sconcertante di quel povero gesto, della bizzarria di Dio, dell’ingenuità di Gesù.

Gioia per l’amore che più di una volta mi ha travolto, partecipando all’Eucaristia

più da vicino come accolito.

Gioia per la presenza di Cristo tangibile, evidente, palpabile che ho avuto la grazia

immensa di sperimentare in alcuni momenti della mia vita, in un contesto di

preghiera e di ascolto della Parola.

Dolore acuto, imbarazzante, ostinato, perché, quando parlo di questa cosa alle persone

che con me condividono la fede nel Risorto, sento troppo spesso incomprensione.

Dolore per come i preti fatichino a lasciar celebrare la Messa a Cristo, pensando di

doverla gestire loro.

Dolore per il clima per niente fraterno che si respira nelle comunità stanche

e depresse, chiuse e impermeabili.

Dolore perché la sommità della montagna, che è l’Eucaristia e che dovrebbe essere

fonte e culmine della nostra vita di fede, rischia di essere l’unica flebile appartenenza

al cristianesimo per molte persone, una cima senza base.

Migliaia di volte ho partecipato alla Messa nella mia vita, migliaia di volte mi sono

reso presente, incredulo, indegno, distratto, all’immensità di Dio.

E ancora mi stupisco.

Ricordati dice Mosè al popolo, fa memoria del tuo cammino.

Della schiavitù e della libertà, e di quanto costi diventare liberi, di quanto deserto

occorra attraversare per spogliarsi di tutte le sovrastrutture-sociali, caratteriali,

religiose-che c’impediscono di credere e di amare nella nudità dell’essere.

Fa memoria, dice Mosè al popolo, della fame che hai patito e del pane che hai

ricevuto, il pane del cammino.

La Domenica ci raduniamo in obbedienza al comandamento del Signore,

a quell’imperioso “Fate questo in memoria di me” pronunciato durante la Cena,

per dare un senso alla nostra settimana, per orientarla verso il vero e il bene,

per leggere le mille vicende della nostra vita in una prospettiva di Vangelo.

Fare memoria significa aprire il tombino che sta sotto i nostri piedi per scorgere,

sotto il piano stradale, l’oceano.

Questo è anzitutto l’Eucaristia; una terapia contro la dimenticanza, una consapevole

ed energica scossa che ci permette di rientrare in noi stessi per trovare, in noi stessi,

il sorriso di Dio. Nonostante tutto.

E questa partecipazione, questo celebrare insieme, questo radunarsi, questo essere

convocati ci rende uno, perché uno è il pane che mangiamo, dice Paolo ai litigiosi Corinzi.

Vero, verissimo; niente e nessuno potrebbe radunare ogni domenica in Italia quasi

dieci milioni di persone, anziani, coppie, giovani (pochi), persone di cultura diversa,

di fede politica e calcistica diversa, tutti, in qualche modo, sedotti dal Nazareno.

Ci rende uno quello spezzare il pane, un’unità che non mi dispiacerebbe ritrovare,

almeno un poco, fuori, nel mondo, là dove l’Eucaristia diventa vita, là dove mettiamo

alla prova la verità del gesto che abbiamo fatto.

Il nostro mondo ha urgente bisogno, immenso bisogno di unità, di speranza, di diversità

armonizzata intorno a un sogno, il sogno del regno di Dio.

E i cristiani latitano, gli illuminati languono.

Facendo memoria, facendo unità, incontriamo interiormente, spiritualmente, l’immensità di Dio.

Quel pane che ci è donato, dice Gesù, è presenza di Dio, ci cristifica, ci fa nuovi,

ci unisce a Lui, avviene uno scambio intimo, profondo, misterioso, fra la nostra

povertà e la sua immensa grandezza.

Non possiamo fare a meno di partecipare all’Eucaristia; dicevano i martiri di Abitene

a uno sconcertato procuratore romano che li voleva salvare dalla pena di morte

invitandoli a non radunarsi alla Domenica.

Mio Dio, quanta distanza.

Forse ciò che abbiamo perso nelle nostre messe non è il fascino della ritualità o la

solennità delle funzioni, l’equilibrio o l’armonia del celebrare, o l’eccessiva enfasi

data dall’omelia, forse quello che manca è proprio solo la fede, cioè, credere che siamo

noi i veri celebranti dell’Eucaristia.

Non ci sono santi, se credo che davvero Dio è presente, non riesco a mancare

neanche sforzandomi.

Preghiamo per la nostra conversione, perché ogni discepolo si apra allo stupore,

perché ogni prete diventi trasparenza di Dio.

Preghiamo perché non “banalizziamo” l’Eucaristia, che sia una forza dirompente

all’interno della nostra settimana, un salubre stimolo a essere maggiormente discepoli,

più autentici e veri, più consapevoli dell’immensità di Dio.

In qualsiasi posto andiamo; l’Eucaristia resta il dono più misterioso e arricchente

della nostra vita interiore.

Non spegniamo lo Spirito in noi.

Lasciamo che la grazia ci raggiunga e ci cambi, attraverso l’Eucaristia.

Lasciamo che Gesù accenda la fiamma della speranza in ognuno di noi.

Santa Domenica del Corpus Domini da Fausto.

venerdì 4 giugno 2021

Il Vangelo del Sabato 5 Giugno 2021

 

Della 9° settimana del Tempo Ordinario.

San Bonifacio, vescovo e martire.

Prima lettura.

Ora benedite il Signore; ecco, io ritorno a colui che mi ha mandato.

Dal libro di Tobìa (12,1.5-15.20)

In quei giorni, terminate le feste nuziali, Tobi chiamò suo figlio Tobìa e gli

disse: «Figlio mio, pensa a dare la ricompensa dovuta a colui che ti ha

accompagnato e ad aggiungere qualcos’altro alla somma pattuita».

Fece dunque venire l’angelo e gli disse: «Prendi come tuo compenso la metà di

tutti i beni che hai riportato e va’ in pace».

Allora Raffaele li chiamò tutti e due in disparte e disse loro: «Benedite Dio e proclamate

davanti a tutti i viventi il bene che vi ha fatto, perché sia benedetto e celebrato il suo nome.

Fate conoscere a tutti gli uomini le opere di Dio, come è giusto, e non esitate a ringraziarlo.

È bene tenere nascosto il segreto del re, ma è motivo di onore manifestare

e lodare le opere di Dio.

Fate ciò che è bene e non vi colpirà alcun male.

È meglio la preghiera con il digiuno e l’elemosina con la giustizia, che la ricchezza

con l’ingiustizia.

Meglio praticare l’elemosina che accumulare oro.

L’elemosina salva dalla morte e purifica da ogni peccato.

Coloro che fanno l’elemosina godranno lunga vita.

Coloro che commettono il peccato e l’ingiustizia sono nemici di se stessi.

Voglio dirvi tutta la verità, senza nulla nascondervi: vi ho già insegnato che è bene

nascondere il segreto del re, mentre è motivo d’onore manifestare le opere di Dio.

Ebbene, quando tu e Sara eravate in preghiera, io presentavo l’attestato della vostra

preghiera davanti alla gloria del Signore. Così anche quando tu seppellivi i morti.

Quando poi tu non hai esitato ad alzarti e ad abbandonare il tuo pranzo e sei andato

a seppellire quel morto, allora io sono stato inviato per metterti alla prova.

Ma, al tempo stesso, Dio mi ha inviato per guarire te e Sara, tua nuora.

Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti a entrare alla presenza

della gloria del Signore.

Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie a Dio.

Ecco, io ritorno a colui che mi ha mandato.

Scrivete tutte queste cose che vi sono accadute».

E salì in alto.

Parola di Dio.

Vangelo.

Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.

Dal Vangelo secondo Marco (12,38-44) anno dispari.

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi

dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze,

avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti.

Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere.

Essi riceveranno una condanna più severa».

Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete.

Tanti ricchi ne gettavano molte.

Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.

Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova,

così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.

Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo.

Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto

aveva per vivere».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

I sacerdoti del tempio e la vedova; Gesù non ha timore di contrapporre i due

atteggiamenti che caratterizzano i protagonisti del Vangelo di oggi.

I sacerdoti hanno recuperato il potere perso da secoli; il nuovo tempio è diventato

il motore spirituale ed economico del paese, nel tempio i sacrifici e i riti si susseguono

a ritmi impressionanti e la nuova casta sacerdotale fa sentire la sua voce.

E, come sempre accade, accanto all’essenziale cresce anche la scenografia; vestiti,

palazzi, riti e denaro, tanto denaro, “santo”, che entra nelle casse del tempio e nelle

tasche dei sommi sacerdoti.

Forse è inevitabile, forse succede sempre così, ma è curioso il fatto che Gesù, invece,

proponga a noi discepoli il modello della vedova senza soldi che sacrifica i pochi

spiccioli che ha per la cassa del tempio.

Un’inezia, per l’economia del tempio.

Un grande sacrificio, per la donna costretta a vivere di elemosine.

Gesù richiama tutti all’essenziale, alla verità dei gesti, a non lasciare che l’apparenza

prevalga sulla sostanza come accade, a volte, anche nella nostra Chiesa.

Imitiamo la vedova, oggi, diamo a Dio ciò che ci è vitale e più caro e prezioso,

facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

giovedì 3 giugno 2021

Il Vangelo del Venerdì 4 Giugno 2021

 

Della 9° settimana del Tempo Ordinario.

San Francesco Caracciolo, Sacerdote.

Prima Lettura.

Dio mi ha colpito, ma ora io contemplo mio figlio.

Dal libro di Tobìa (11,5-17)

In quei giorni, Anna sedeva scrutando la strada per la quale era partito il figlio.

Quando si accorse che stava arrivando, disse al padre di lui: «Ecco, sta tornando

tuo figlio con l’uomo che l’accompagnava».

Raffaele disse a Tobìa, prima che si avvicinasse al padre: «Io so che i suoi occhi si apriranno.

Spalma il fiele del pesce sui suoi occhi; il farmaco intaccherà e asporterà come scaglie

le macchie bianche dai suoi occhi. Così tuo padre riavrà la vista e vedrà la luce».

Anna corse avanti e si gettò al collo di suo figlio dicendogli: «Ti rivedo, o figlio.

Ora posso morire!».

E si mise a piangere.

Tobi si alzò e, incespicando, uscì dalla porta del cortile. Tobìa gli andò incontro,

tenendo in mano il fiele del pesce.

Soffiò sui suoi occhi e lo trasse vicino, dicendo: «Coraggio, padre!».

Gli applicò il farmaco e lo lasciò agire, poi distaccò con le mani le scaglie bianche

dai margini degli occhi.

Tobi gli si buttò al collo e pianse, dicendo: «Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi!».

E aggiunse: «Benedetto Dio!

Benedetto il suo grande nome!

Benedetti tutti i suoi angeli santi!

Sia il suo santo nome su di noi e siano benedetti i suoi angeli per tutti i secoli.

Perché egli mi ha colpito, ma ora io contemplo mio figlio Tobìa».

Tobia entrò in casa lieto, benedicendo Dio con tutta la voce che aveva.

Poi Tobìa informò suo padre del viaggio che aveva compiuto felicemente, del denaro

che aveva riportato, di Sara, figlia di Raguèle, che aveva preso in moglie e che stava

venendo e si trovava ormai vicina alla porta di Nìnive.

Allora Tobi uscì verso la porta di Nìnive incontro alla sposa di lui, lieto e benedicendo Dio.

La gente di Nìnive, vedendolo passare e camminare con tutto il vigore di un tempo,

senza che alcuno lo conducesse per mano, fu presa da meraviglia.

Tobi proclamava davanti a loro che Dio aveva avuto pietà di lui e che gli aveva aperto gli occhi.

Tobi si avvicinò poi a Sara, la sposa di suo figlio Tobìa, e la benedisse

dicendole: «Sii la benvenuta, figlia!

Benedetto sia il tuo Dio, che ti ha condotto da noi, figlia!

Benedetto sia tuo padre, benedetto mio figlio Tobìa e benedetta tu, o figlia!

Entra nella casa, che è tua, sana e salva, nella benedizione e nella gioia; entra, o figlia!».

Parola di Dio.

Vangelo.

Come mai dicono che il Cristo è figlio di David?

Dal Vangelo secondo Marco (12,35-37) anno dispari.

In quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono

che il Cristo è figlio di Davide?

Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo: “Disse il Signore al mio

Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi”.

Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?».

E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La folla ascolta volentieri Gesù perché parla della Parola di Dio.

Non si addentra nelle questioni teologiche raffinate e incomprensibili.

Lo ascolta volentieri perché la conosce e la interpreta con intelligenza, questa Parola.

Non pone la Parola a servizio delle sue opinioni ma la accoglie con onestà e si fa

mettere in discussione.

Lo ascolta volentieri perché si interroga, ragiona, interloquisce.

Non parla per assoluti, non sa tutto Lui, non si appella all’autorità per far accettare

le sue opinioni.

E la folla, anche oggi ascolterebbe volentieri i predicatori e i preti se parlassero

della Parola di Dio, se la interpretassero con intelligenza, se si lasciassero interrogare

e facessero propri i dubbi degli astanti.

E la folla crederebbe maggiormente nella Chiesa se essa sapesse rimettersi in discussione

prima di pontificare e lasciasse intravvedere con maggiore credibilità di essere serva della Parola.

Che sia questa la soluzione semplice per uscire dal pantano in cui ci siamo infilati e non

riusciamo più a superare?

Speriamo proprio di si, preghiamo perché avvenga.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 2 giugno 2021

Il Vangelo del Giovedì 3 Giugno 2021

 

Della 9° settimana del Tempo Ordinario.

Santi Carlo Lwanga e compagni martiri.

Prima Lettura

Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia.

Dal libro Tobìa (6,10-11; 7,1.9-17; 8,4-9

In quei giorni, erano entrati nella Media e già erano vicini a Ecbàtana, quando

Raffaele disse al ragazzo: «Fratello Tobìa!».

Gli rispose: «Eccomi».

Riprese: «Questa notte dobbiamo alloggiare presso Raguèle, che è tuo parente.

Egli ha una figlia chiamata Sara».

Quando fu entrato in Ecbàtana, Tobìa disse: «Fratello Azarìa, conducimi diritto

dal nostro fratello Raguèle».

Egli lo condusse alla casa di Raguèle, che trovarono seduto presso la porta del cortile.

Lo salutarono per primi ed egli rispose: «Salute, fratelli, siate i benvenuti!».

Li fece entrare in casa.

 Si lavarono, fecero le abluzioni e, quando si furono messi a tavola, Tobìa disse a

Raffaele: «Fratello Azarìa, domanda a Raguèle che mi dia in moglie mia cugina Sara».

Raguèle udì queste parole e disse al giovane: «Mangia, bevi e sta’ allegro per questa sera,

poiché nessuno all’infuori di te, mio parente, ha il diritto di prendere mia figlia Sara,

come del resto neppure io ho la facoltà di darla a un altro uomo all’infuori di te, poiché

tu sei il mio parente più stretto.

Però, figlio, voglio dirti con franchezza la verità.

L’ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte in cui

entravano da lei.

Ora, figlio, mangia e bevi; il Signore sarà con voi».

Ma Tobìa disse: «Non mangerò affatto né berrò, prima che tu abbia preso una

decisione a mio riguardo».

Rispose Raguèle: «Lo farò!

Ella ti viene data secondo il decreto del libro di Mosè e come dal cielo è stato stabilito

che ti sia data.

Abbi cura di lei, d’ora in poi tu sei suo fratello e lei tua sorella.

Ti viene concessa da oggi per sempre.

Il Signore del cielo vi assista questa notte, o figlio, e vi conceda la sua misericordia

e la sua pace».

 Raguèle chiamò sua figlia Sara e, quando venne, la prese per mano e l’affidò a Tobìa

con queste parole: «Prendila; secondo la legge e il decreto scritto nel libro di Mosè lei

ti viene concessa in moglie.

Tienila e, sana e salva, conducila da tuo padre.

Il Dio del cielo vi conceda un buon viaggio e pace».

Chiamò poi la madre di lei e le disse di portare un foglio e stese l’atto di matrimonio, secondo

quale concedeva in moglie a Tobìa la propria figlia, in base al decreto della legge di Mosè.

Dopo di ciò cominciarono a mangiare e a bere.

Poi Raguèle chiamò sua moglie Edna e le disse: «Sorella mia, prepara l’altra camera

e conducila dentro».

Quella andò a preparare il letto della camera, come le aveva ordinato, e vi condusse la figlia.

Pianse per lei, poi si asciugò le lacrime e le disse: «Coraggio, figlia, il Signore del cielo

cambi in gioia il tuo dolore.

Coraggio, figlia!». E uscì.

 Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera.

Tobìa si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, àlzati!

Preghiamo e domandiamo al Signore nostro che ci dia grazia e salvezza».

Lei si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo:

«Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome!

Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli!

Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno.

Da loro due nacque tutto il genere umano.

Tu hai detto: “Non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui”.

Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con animo retto.

Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia».

E dissero insieme: «Amen, amen!».

Poi dormirono per tutta la notte.

Parola di Dio.

Vangelo.

Non c’è altro comandamento più grande di questi.

Dal Vangelo secondo Marco (12,28b-34)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo

di tutti i comandamenti?».

Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele!

Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo

cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza".

Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso".

Non c’è altro comandamento più grande di questi».

Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non

vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta

la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».

Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano

dal regno di Dio».

E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Erano seicentotredici i precetti da osservare, come ricordarseli?

La domanda posta dallo scriba era una di quelle che ponevano ai rabbini durante

lo studio della Scrittura.

E Gesù interroga chi lo interroga, uno scriba, quindi detentore della corretta

interpretazione della Legge.

E questi risponde così come andava di moda in una delle due maggiori scuole di pensiero

di Gerusalemme, quella di Rabbì Hillel; l’amore a Dio e l’amore al prossimo.

Fiumi di parole commentavano questa scelta, riflessioni, ragionamenti, distinzioni, sfumature.

Come amare Dio, fino a che punto?

Come amare il prossimo?

Chi è il prossimo?

Gesù ascolta la dotta risposta dello scriba e conclude; non sei lontano dal Regno.

Il povero scriba è spiazzato.

Nessuna discussione teologica, nessun duello in punta di fioretto, nessun dibattito

citando maestri di dottrina.

Si era preparato bene, era pronto a fare sfoggio della propria competenza, della propria cultura.

E invece; Gesù non ci sta, non accetta una discussione solo teorica.

La fede dello scriba è solo intellettuale, tutta chiusa nella sua testa, non contagia il suo

cuore, non lo spinge a cambiare le sue scelte.

Stiamo attenti a non fare come lui e, piuttosto, chiediamo aiuto alla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.