domenica 7 febbraio 2021

Il Vangelo del Lunedì 8 Febbraio 2021

 

Della 5° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Giuseppina Bakhita, vergine.

Prima lettura dal libro della Gènesi (1,1-19)

In principio Dio creò il cielo e la terra.

La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito

di Dio aleggiava sulle acque.

Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.

Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre.

Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte.

E fu sera e fu mattina: giorno primo.

Dio disse: «Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque».

Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle

acque che sono sopra il firmamento.

E così avvenne.

Dio chiamò il firmamento cielo.

E fu sera e fu mattina: secondo giorno.

Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo

e appaia l'asciutto».

E così avvenne. Dio chiamò l'asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare.

Dio vide che era cosa buona.

Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto,

che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie».

E così avvenne.

E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la

propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la

propria specie.

Dio vide che era cosa buona.

E fu sera e fu mattina: terzo giorno.

Dio disse: «Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno

dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni e siano fonti di luce

nel firmamento del cielo per illuminare la terra».

E così avvenne.

E Dio fece le due fonti di luce grandi: la fonte di luce maggiore per governare

il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle.

Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per governare

il giorno e la notte e per separare la luce dalle tenebre.

Dio vide che era cosa buona.

E fu sera e fu mattina: quarto giorno.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (6,53-56) anno dispari.

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra,

giunsero a Gennèsaret e approdarono.

Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione,

cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.

E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze

e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo

toccavano venivano salvati.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il mantello del Signore.

Chi lo sfiora guarisce, dice Marco.

La folla fa ressa attorno a Gesù per poterlo vedere, ascoltare, per guarire.

Alcuni lo scambiano per un santone guaritore, uno dei molti che calcano

le strade degli uomini, di tanto in tanto.

Ma a lui va bene anche così; richiama le persone all’essenziale, non spettacolarizza

ma fa della guarigione il segno della venuta del Regno in mezzo a noi.

Anch’io sono stato sfiorato dal mantello del Signore. Più volte.

Anche voi, amici.

Magari durante una messa che ci ha aperto il cuore, di fronte ad una parola

del Vangelo che ci ha scossi, durante un tramonto al mare e in montagna in

cui abbiamo misurato il limite delle nostre pretese, davanti ad gesto di amore

puro che ci ha commosso nell’intimo.

Continua a passare, il Signore, e ci sfiora col suo mantello, ci guarisce nel

profondo, ci rende uomini e donne nuovi.

E anche noi possiamo diventare mantello del Signore che sfiora gli ammalati

e gli scoraggiati, con le nostre parole, con la nostra pazienza, col nostro bene.

Non ci è dato di incontrare il Signore Gesù se non attraverso dei segni, sempre

eloquenti, spesso intensi e anche noi siamo chiamati a diventare sacramento

dell’attenzione di Dio, oggi, domani e sempre, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 6 febbraio 2021

Il Vangelo di Domenica 7 Febbraio 2021

 

Della 5° Domenica del Tempo Ordinario.

Beato Pio IX, Papa.

Prima lettura dal libro di Giobbe (7,1-4.6-7)

Giobbe parlò e disse: «L'uomo non compie forse un duro servizio sulla terra

e i suoi giorni non sono come quelli d'un mercenario?

Come lo schiavo sospira l'ombra e come il mercenario aspetta il suo salario, così

a me sono toccati mesi d'illusione e notti di affanno mi sono state assegnate.

Se mi corico dico: "Quando mi alzerò?".

La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all'alba.

I miei giorni scorrono più veloci d'una spola, svaniscono senza un filo di speranza.

Ricòrdati che un soffio è la mia vita: il mio occhio non rivedrà più il bene».

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (9, 16-19.22-23)

Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che

mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!

Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia

iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato.

Qual è dunque la mia ricompensa?

Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto

conferitomi dal Vangelo.

Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il

maggior numero.

Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto

per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno.

Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch'io.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (1,29-39) anno B.

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone

e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni.

La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei.

Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò

ed ella li serviva.

Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati.

Tutta la città era riunita davanti alla porta.

Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non

permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo

deserto, e là pregava.

Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce.

Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!».

Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi

anche là; per questo infatti sono venuto!».

E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È Marco ad accompagnare, quest’anno, la nostra riflessione.

È lui il primo ad avere scritto un Vangelo, probabilmente dietro la poderosa spinta di Pietro.

Ed ha iniziato, come ricorderete, parlandoci della prima guarigione operata da Gesù;

un indemoniato all’interno della sinagoga.

Per ricordare alla sua comunità, e a noi, che la prima guarigione che siamo

chiamati ad operare si svolge all’interno della Chiesa.

Siamo chiamati a superare una visione demoniaca della fede che considera

Gesù un avversario che non c’entra nulla con la nostra vita.

Una fede fatta solo di conoscenza e non di esperienza.

Non è sufficiente stare nella sinagoga. Anzi.

Nella nuova logica di Dio è la casa il luogo dell’incontro.

Gesù esce dalla sinagoga ed entra nella casa di Simone dove guarisce sua

suocera che si mette a servire i discepoli.

Dalla sinagoga alla casa; è questo il movimento che sperimenterà la comunità

cristiana, la contrapposizione che si crea con la nuova fede.

L’incontro con Dio non avviene più in un luogo sacro, pubblico e solenne in

cui matura l’incomprensione, ma nel luogo famigliare e intimo che accoglie.

E in questa casa Marco usa due verbi centrali; sorgere e servire.

La suocera di Pietro sorge, ormai guarita.

Un verbo che senz’altro fa riferimento alla resurrezione e insieme indica il

cammino che deve compiere il discepolo durante l’assemblea che si fa in

una casa; risorgere per mettersi a servizio.

Gesù è colui che fa risorgere, il discepolo è colui che si mette a servizio, dopo

essere stato guarito.

È la conversione che siamo chiamati ad operare; da una visione della fede “sacrale”

ad una quotidiana, da una fede solo di culto ad una di azione e si servizio.

La missione nasce dalla consapevolezza di avere qualcosa da donare, la Chiesa

è una comunità di guariti e riconciliati che sanno guarire e riconciliare.

Dopo la guarigione della suocera di Pietro, Marco ci parla di un Gesù che esce

anche di casa, sul cortile, fermandosi sulla soglia.

Di nuovo un luogo di confine.

È il passaggio che siamo chiamati a fare; dalla sinagoga alla casa che accoglie il Maestro.

Una casa da cui uscire per incontrare il mondo dolente sulla soglia.

Il movimento descritto da Marco è palpabile; sinagoga, casa, soglia.

Su questa soglia si concentra il ministero di Gesù e Marco usa un’espressione

esagerata; ora sono tutti gli ammalati e molti indemoniati a venire.

La soglia, il confine, diventa il luogo dell’incontro, il vero luogo dell’evangelizzazione.

Anche noi siamo chiamati ad uscire dalla visione della fede come di un rifugio 

sicuro per confrontarci col mondo reale.

La giornata del Maestro, intensa e frenetica, non è finita; la scena è spostata

di notte e Gesù esce a pregare.

La preghiera è il segreto di Gesù; è il prolungato e notturno colloquio col Padre

che gli dona la forza di farsi carico di tutta la sofferenza che lo circonda, di

affrontare le incomprensioni e le fatiche della sua vita apostolica.

Anzi, più la situazione si ingarbuglia, più la sua fama cresce, più gli impegni si

moltiplicano e più tempo Gesù dedica a questa preziosa attività.

Purtroppo, però (o per fortuna?) nulla sappiamo della sua segreta preghiera

notturna, non un manuale, non un libretto di istruzioni.

E allora naufraghiamo, un pò smarriti, un pò amareggiati.

Intendiamoci, amici; chi ha una bella vita di preghiera smetta di leggere, non si turbi.

Ma chi, come me, fatica a pregare, si perde appena inizia a recitare una formula,

abbia la pazienza di leggere.

La preghiera non è una lista di richieste a Dio, la preghiera non è uno sforzo

che ci imponiamo al fine di dirci ancora discepoli, la preghiera non è

necessariamente legata al desiderio e alle voglie.

La preghiera, ci suggerisce Gesù, è un misterioso e intimo incontro con

l’assoluto di Dio, è il silenzio che invade il cuore e ci dona la capacità di

leggere la nostra vita e la storia.

All’inizio è difficile, certo; si ha l’impressione di parlare con un muro,

ci si sente ridicoli.

L’arrivo di Simone ribalta nuovamente la prospettiva, la sua richiesta è un

vero e proprio rimprovero, ha una valenza assolutamente negativa.

Simone è scocciato; tutti stanno cercando il Maestro, per quale

ragione si fa desiderare?

Gesù non raccoglie la provocazione e rilancia; andranno da un’altra parte.

Se è vero che tutti cercano Gesù, bisogna stare attenti a non chiudere

l’orizzonte di riferimento di Dio.

Gesù svela la missione che non si chiude a Cafarnao e allarga gli orizzonti.

Il rischio di Pietro e degli abitanti di Cafarnao, e il nostro è quello di possedere

Dio per sé, dal chiuderlo nel recinto sacro.

Simone è chiamato a ridefinire la propria missione; non possediamo Dio, mai,

non possiamo chiuderlo in un luogo.

Egli appartiene al mondo, siamo noi a dover uscire!

Allarghiamo amici, la nostra visione di Chiesa, seguiamo le orme di Gesù,

impariamo da Lui ad amare il Padre e, tutto diventerà più reale e fantastico,

buona Domenica Fausto.

venerdì 5 febbraio 2021

Il Vangelo del Sabato 6 Febbraio 2021

 

Della 4° settimana del Tempo Ordinario.

San Paolo Miki e Compagni, Martiri.

Prima lettura dalla lettera agli Ebrei (13,15-17.20-21)

Fratelli, per mezzo di Gesù offriamo a Dio continuamente un sacrificio di

lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome.

Non dimenticatevi della beneficenza e della comunione dei beni, perché

di tali sacrifici il Signore si compiace.

Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi

e devono renderne conto, affinché lo facciano con gioia e non lamentandosi.

Ciò non sarebbe di vantaggio per voi.

Il Dio della pace, che ha ricondotto dai morti il Pastore grande delle pecore,

in virtù del sangue di un'alleanza eterna, il Signore nostro Gesù, vi renda

perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in

voi ciò che a lui è gradito per mezzo di Gesù Cristo, al quale sia gloria

nei secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (6,30-34) anno dispari.

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto

quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato.

Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'».

Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il

tempo di mangiare.

Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte.

Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi

e li precedettero.

Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché

erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È colmo di attenzioni, il Signore Gesù.

Anzitutto nei confronti dei suoi più stretti collaboratori che vede affaticati

dalle tante attività che compiono per seguirlo.

Vede che sono stanchi, generosi ma consumati dalle troppe cose da fare e, allora,

decide di dare un taglio all’agenda per restare e riposare con loro, per una specie

di week-end dell’anima che aiuti tutti a riprendere fiato.

Come sarebbe bello se, nella Chiesa, ci si accorgesse delle fatiche altrui!

Se i nostri Vescovi, almeno d’ogni tanto, si occupassero del benessere reale

dei loro collaboratori, i preti!

Se le comunità prestassero attenzione alla qualità della vita di chi ha consacrato

la vita per il vangelo e per loro stesse!

Poche attenzioni, concrete, legate alla vita quotidiana, al cibo, all’igiene, alla compagnia.

Succede, ed è uno strazio dell’anima, incontrare vecchi sacerdoti che hanno dato la vita

per il Regno e che finiscono la loro esistenza dimenticati da tutti.

E Gesù, una volta giunto nel luogo del riposo, si rimette a insegnare agli uomini,

perché vede che hanno bisogno di Lui.

Nemmeno il riposo per il Signore diventa un idolo, e lascia che la compassione

prevalga sul diritto alla vacanza.

Che bello, e per questo preghiamolo!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 4 febbraio 2021

Il Vangelo del Venerdì 5 Febbraio 2021

 

Della 4° settimana del Tempo Ordinario.

Sant’Agata, vergine e martire.

Prima lettura dalla lettera agli Ebrei (13,1-8)

Fratelli, l'amore fraterno resti saldo. Non dimenticate l'ospitalità; alcuni,

praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli.

Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli

che sono maltrattati, perché anche voi avete un corpo.

Il matrimonio sia rispettato da tutti e il letto nuziale sia senza macchia.

I fornicatori e gli adùlteri saranno giudicati da Dio.

La vostra condotta sia senza avarizia; accontentatevi di quello che avete,

perché Dio stesso ha detto: «Non ti lascerò e non ti abbandonerò».

Così possiamo dire con fiducia: «Il Signore è il mio aiuto, non avrò paura.

Che cosa può farmi l'uomo?».

Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunciato la parola di Dio.

Considerando attentamente l'esito finale della loro vita, imitatene la fede.

Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (6,14-19) anno dispari.

In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso.

Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi».

Altri invece dicevano: «È Elìa».

Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti».

Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto

decapitare, è risorto!».

Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in

prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l'aveva sposata.

Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello».

Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode

temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo

restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.

Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un

banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell'esercito

e i notabili della Galilea.

Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali.

Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò».

E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà

del mio regno».

Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?».

Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista».

E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi

dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».

Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle

opporle un rifiuto.

E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni.

La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio,

la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre.

I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo

posero in un sepolcro.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Ci sono dei potenti, ieri e oggi, che pensano di avere la Storia fra le mani, che si

illudono di contare, di pesare, di determinare il destino degli uomini.

E, purtroppo, a volte accade proprio così; la storia è piena di dittatori, di demagoghi,

di violenti che pensano di cambiare il corso degli eventi a partire dalle proprie

intuizioni politiche e sociali.

Re e vassalli, tutti convinti di passare alla storia.

Come Erode Antipa, il figlio incapace di Erode il grande, fratello di Filippo e Archelao.

A lui è toccata la Galilea e un titolo che non ha nulla a che vedere con la potenza

del padre despota.

Roma stessa gli toglierà ogni incarico a causa della sua condotta violenta e finirà

i suoi giorni in esilio nelle Gallie.

Per un attimo Erode sembra essere attirato dalla cruda predicazione del Battista

che non ha paura di condannare la sua condotta morale; Erode ha come amante

sua nuora e non pare preoccuparsene!

La storia la conosciamo; storia di un re pavido che si fa manipolare da una donna

gelosa e dalla paura di perdere la faccia davanti agli ospiti.

Piccolo despota che pensa di uccidere il più grande dei profeti e che, invece,

viene ricordato dalla storia solo grazie a Giovanni il precursore.

Purtroppo, ancora oggi ci sono di questi personaggi, anche fra gli uomini di Chiesa,

impariamo a conoscerli ed a evitarli, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 3 febbraio 2021

Il Vangelo del Giovedì 4 Febbraio 2021

 

Della 4° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Maria de Mattias, Vergine.

Prima lettura dalla lettera agli Ebrei (12, 18-19.21-24)

Fratelli, voi non vi siete avvicinati a qualcosa di tangibile né a un fuoco

ardente né a oscurità, tenebra e tempesta, né a squillo di tromba e a suono

di parole, mentre quelli che lo udivano scongiuravano Dio di non rivolgere

più a loro la parola.

Lo spettacolo, in realtà, era così terrificante che Mosè disse: «Ho paura e tremo».

Voi invece vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla

Gerusalemme celeste e a migliaia di angeli, all'adunanza festosa e all'assemblea

dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli

spiriti dei giusti resi perfetti, a Gesù, mediatore dell'alleanza nuova, e al sangue

purificatore, che è più eloquente di quello di Abele.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13) anno dispari.

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava

loro potere sugli spiriti impuri.

E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane,

né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.

E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì.

Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete

la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».

Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni,

ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Quando leggo questa pagina mi infiammo, per qualche secondo.

Poi, mi spengo.

Dov’è finito tutto l’ardore dell’annuncio che il Signore chiede?

Perché, invece di sentire vibrare “quell'andate” come se fosse un’urgenza impellente

(“L’amore per Cristo mi spinge”, scriveva san Paolo), ci accontentiamo di una

lamentazione insopportabile su come il mondo sia brutto sporco e cattivo e non

ci ascolti o, proprio al limite, sussurriamo “venite”?

No! Andate, dice il Cristo.

Non “aspettate che vengano!”, andate, a costo di bruciarvi, di farvi massacrare o

prendere in giro, (come succede spesso anche a me), a costo di non essere capiti

e di passare per idolatri e bestemmiatori.

Andate e gridate ad ogni uomo che Dio lo ama, lo cerca, lo sposa, lo abbraccia.

Andate senza mezzi, senza strumenti, senza strategie, senza manovre elettorali o calcoli

umani, andate nudi, spogli, come siete, con Gesù nel cuore e il Vangelo in mano.

Andate senza aspettarvi applausi o posti d’onore, senza riconoscimenti, senza

ambiguità o furberie.

Andiamo, amici, andiamo incontro a questa giornata, un po’ folli, un po’ inconsapevoli.

Andiamo in ufficio o a fare la spesa, a scuola o alla Messa.

Andiamo a dire Cristo con la vita, con la preghiera e con la Parola del Signore.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 2 febbraio 2021

Il Vangelo del Mercoledì 3 Febbraio 2021

 

Della 4° settimana del Tempo Ordinario.

San Biagio, Vescovo e martire.

Prima lettura dalla lettera agli Ebrei (12,4-7.11-15)

Fratelli, non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato

e avete già dimenticato l’esortazione a voi rivolta come a figli: «Figlio mio,

non disprezzare la correzione del Signore e non ti perdere d’animo quando

sei ripreso da lui; perché il Signore corregge colui che egli ama e percuote

chiunque riconosce come figlio».

È per la vostra correzione che voi soffrite!

Dio vi tratta come figli; e qual’è il figlio che non viene corretto dal padre?

Certo, sul momento, ogni correzione non sembra causa di gioia, ma di tristezza;

dopo, però, arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo

sono stati addestrati.

Perciò, rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate diritti con i

vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire.

Cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai

il Signore; vigilate perché nessuno si privi della grazia di Dio.

Non spunti né cresca in mezzo a voi alcuna radice velenosa, che provochi

danni e molti ne siano contagiati.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (6,1-6) anno dispari.

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.

Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga.

E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose?

E che sapienza è quella che gli è stata data?

E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?

Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses,

di Giuda e di Simone?

E le sue sorelle, non stanno qui da noi?».

Ed era per loro motivo di scandalo.

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i

suoi parenti e in casa sua».

E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi

malati e li guarì.

E si meravigliava della loro incredulità.

Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È un rincorrersi di meraviglie e di stupori il Vangelo di oggi.

Si meraviglia la folla per l’eloquenza di Gesù.

Si meravigliano alcuni concittadini perché Gesù, il figlio di Giuseppe,

fa il predicatore senza avere il patentino.

Si meraviglia il Signore della loro incredulità.

Nella vita ci possiamo stupire per cose positive, per eventi che ci cambiano

l’orizzonte, per alcune scoperte, come la fede, che ci mettono letteralmente le ali.

Ma, purtroppo, ci possiamo anche stupire per le cose negative, infarciti dai nostri

pregiudizi religiosi.

Gesù non è sufficientemente qualificato per dire le cose che stupiscono!

E invece di guardare la luna, gli sciocchi di sempre guardano il dito che la indica.

Anche noi, purtroppo, a volte ci fermiamo all’apparenza della Chiesa e di chi

parla del Vangelo.

Invece di ascoltare con stupore la buona notizia, ci lasciamo turbare dalle

inevitabili incoerenze che talora accompagnano l’annuncio.

Stupiamoci, oggi, per le tante cose belle che ci circondano e che riconosciamo

come immenso segno della bontà di Dio.

E che Dio non abbia a stupirsi, oggi, della nostra incredulità, della nostra poca

fede, perciò dobbiamo pregare.

Perché Dio non è quasi mai come ce lo immaginiamo.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.