giovedì 7 gennaio 2021

Il Vangelo del Venerdì 8 Gennaio 2021

 

Del Tempo di Natale dopo l’Epifania.

San Massimo di Pavia.

Prima lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (4,7-10)

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama

è stato generato da Dio e conosce Dio.

Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.

In questo si è manifestato l'amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il

suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di  lui.

In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato

noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (6,34-44) anno dispari.

In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione

di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare

loro molte cose.

Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli dicendo: «Il luogo

è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne

e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare».

Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare».

Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare

loro da mangiare?».

Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere».

Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci».

E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull'erba verde.

E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta.

Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione,

spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero loro; e divise

i due pesci fra tutti.

Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste

piene e quanto restava dei pesci.

Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La logica del Natale che abbiamo appena celebrato, logica dell’accoglienza del volto

inatteso di Dio, ci spinge a cambiare completamente il nostro modo di vedere la vita.

Fatichiamo a convertire la nostra vita alla luce del Vangelo e corriamo il rischio

di stravolgere anche la più evidente della verità di fede pur di non dover cambiare

la nostra mentalità.

Natale, dicevamo, è Dio che chiede accoglienza, che si fa bimbo, innocuo,

inerme e fragile.

E noi tutti, invece, continuiamo a cercare un Dio potente, muscoloso,

efficiente e miracolistico.

Così i dodici, nel Vangelo di oggi, sperimentano un altro paradosso cristiano;

davanti alla folla affamata Gesù chiede loro di mettere a disposizione il poco

che hanno, invece di aspettarsi una soluzione ai problemi.

Dio vuole salvare il mondo attraverso di noi, con le nostre fragili mani, riempiendo

i nostri fragili cuori della sua consolazione, affinché possiamo consolare coloro che

ci stanno vicini con la consolazione che ci proviene da Dio, come direbbe san Paolo.

Invece di passare il tempo a lamentarci delle cose che non funzionano, delle

ingiustizie che quotidianamente si consumano, delle solitudini che ci sfiorano,

rimbocchiamoci le maniche, mettiamo a disposizione del Signore quel poco

che siamo e la nostra preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 6 gennaio 2021

Il Vangelo del Giovedì 7 Gennaio 2020

 

Del Tempo di Natale dopo l’Epifania.

San Raimondo di Penyafort, sacerdote.

Prima lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3,22-4,6)

Carissimi, qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da Dio, perché osserviamo

i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.

Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo

e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato.

Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui.

In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti, per

saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono venuti

nel mondo.

In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo

venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio.

Questo è lo spirito dell'anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo.

Voi siete da Dio, figlioli, e avete vinto costoro, perché colui che è in voi è più grande

di colui che è nel mondo.

Essi sono del mondo, perciò insegnano cose del mondo e il mondo li ascolta.

Noi siamo da Dio: chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta.

Da questo noi distinguiamo lo spirito della verità e lo spirito dell'errore.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (4,12-17.23-25) anno dispari.

In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella

Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel

territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto

per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare,

oltre il Giordano, Galilea delle genti!

Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano

in regione e ombra di morte una luce è sorta».

Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei

cieli è vicino».

Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando

il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati

da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì.

Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme,

dalla Giudea e da oltre il Giordano.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Si realizza, l’epifania, da subito.

Gli steccati sono abbattuti, la Parola corre a consolare e a convertire i lontani,

gli abbandonati, gli impuri.

Il Battista è arrestato e Gesù, invece di scappare intimorito, inizia la sua missione!

Da un evento molto negativo il Signore ricava lo stimolo per andare oltre, per

dare inizio a una nuova vita.

Fossimo capaci anche noi di osare, di superare le nostre paure!

E la sua predicazione comincia a Nord, nell’Alta Galilea, in quei territori che

per primi caddero sotto la dominazione assira.

Un luogo di meticci, di contaminazione, anche religiosa, guardato con disprezzo

dai puri di Gerusalemme.

All’epoca di Gesù dare del galileo ad una persona era un insulto!

Dio preferisce i ragazzi di strada problematici ai bravi ragazzi devoti, vuole sporcarsi

le mani, stare con chi ha bisogno non con chi pensa di meritarsi l’amore di Dio!

E a queste persone, indurite dal giudizio altrui, Gesù propone una visione

radicalmente nuova, destabilizzante; è Dio che si fa vicino, è Lui che compie

il primo passo, non abbiamo bisogno di cambiare luogo, ma, solo, di accorgerci

della sua presenza.

Anche noi, suoi discepoli, sua Chiesa, suo sogno, siamo chiamati ad imitarlo.

E se facciamo fatica; facciamoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 5 gennaio 2021

Il Vangelo del Mercoledì 6 Gennaio 2021

 

Della 1° settimana del Tempo di Natale.

Epifania del Signore.

Prima lettura dal libro del profeta Isaia (60,1-6)

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te.

Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di

te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te.

Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere.

Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te.

I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio.

Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché

l'abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti.

Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti

verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (3,2-3.5-6)

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me

affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero.

Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora

è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti

sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso

corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (2,1-12) anno dispari.

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero

da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei?

Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».

All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.

Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul

luogo in cui doveva nascere il Cristo.

Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: "E

tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda:

da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele"».

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il

tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi 

accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché

anch'io venga ad adorarlo».

Udito il re, essi partirono.

Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò

sopra il luogo dove si trovava il bambino.

Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.

Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono

e lo adorarono.

Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero

ritorno al loro paese.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

I magi che arrivano dall’Oriente con i loro doni hanno davvero segnato la fantasia

degli uomini nella storia; forse per quel non so che di esotico che portano con sé,

tutti siamo rimasti affascinati da queste strane figure del Natale e nel cuore portiamo

l’immagine infantile delle statuine da aggiungere il giorno dell’Epifania, come

ultimo tocco al presepe.

Attenti, però, a non ridurre l’Epifania ad una favoletta edificante.

Prendiamo con grande serietà il racconto di Matteo, che è anzitutto sintesi teologica,

messaggio di fede, senza però dimenticare i parecchi appigli storici che vi si riscontrano.

A chi conosce bene la Bibbia (ah, se fossimo tra questi!) salta subito agli occhi

il mosaico di allusioni e di riferimenti che compongono questo testo.

L’intento di Matteo è chiaro.

Lui, ebreo, scrive il suo Vangelo per una comunità di ebrei-cristiani e desidera

spalancare loro lo sguardo; il Messia è venuto ed è veramente l’atteso delle genti,

non soltanto il pastore di Israele.

Come ogni piccola comunità che deve sopravvivere in mezzo a culture aggressive,

lungo la propria storia, Israele si era rinchiusa come minoranza blindata allergica

allo straniero, perdendo lo smalto primigenio e dimenticando di essere il popolo

che doveva portare a tutti i popoli il volto del Dio misterioso che si era raccontato

ad Abramo e ai padri.

E, stupore! Tra i primi ad accogliere il Messia sono sì gli israeliti, ma i dimenticati,

i poveri; Maria, Giuseppe e i pastori.

Dio non viene accolto dal potente partito dei sadducei, non dal Sommo Sacerdote

o dai farisei, i devoti tra i devoti.

E, stupore!, gli stranieri, i reietti, i “non-popolo”, i “cani” riconoscono il volto di Dio.

Dio vuole svelarsi a tutti, vuole raggiungere ogni uomo, ogni nazione.

L’intento di Matteo, dicevamo, è lineare; Gesù è venuto per essere riconosciuto

da ogni popolo, qui raffigurato dai misteriosi magi d’Oriente.

Ma c’è di più; il grande Levi pubblicano, diventato scriba del regno, riesce a tirar fuori

dalla sua penna alcune sottolineature per me che scrivo e per te che leggi con passione.

I magi erano degli astrologi orientali, probabilmente ricchi, in modo tale da potersi

permettere di seguire il proprio hobby, e proprio un evento cosmico (la nascita di una

stella? una congiunzione astrale?) li aveva fatti partire.

La teoria era semplice; ad un evento siderale doveva corrispondere un evento terreno.

Così il loro viaggio li porta naturalmente a cercare un re nella vicina terra di Palestina.

E qui incontrano il re-fantoccio Erode, tanto crudele e cinico da poter vivere suddito

di Roma e costruire comunque un piccolo impero.

Erode si sbalordisce; che ne sa lui delle vecchie teorie dei creduloni?

Il messia? Il nuovo Davide? Ma era lui adesso il re!

Erode diventa improvvisamente devoto e cerca una risposta in chi la Scrittura la

conosce bene.

Gli scribi danno la risposta esatta; il Messia doveva discendere dalla casa di Davide

e quindi nascere nella città del pane, Betlemme, pochi chilometri a sud di Gerusalemme.

Quale pensiero avrà attraversato la mente dei magi?

Un re, quindi, non c’era?

E cos’era questa storia del mandato da Dio?

La stella riappare e gioiscono!

Arrivano a Betlemme e si prostrano davanti alla madre e al bambino, offrendo

i loro doni perlomeno curiosi.

Matteo ci sta dicendo: “Se vuoi davvero scoprire la presenza devi metterti in viaggio,

anche se non è la fede che ti motiva”.

I magi sono non-credenti, cercano la verità, una risposta alle loro teorie, seguono

una stella che li porti a confermare la loro ricerca.

Sono onesti, si mettono in gioco, si lasciano interpellare anche da idee diverse (le

Scritture per loro erano; arabo!) e alla fine trovano Dio.

Sono l’immagine-questi strani orientali-di tutti quegli uomini e quelle donne che

vogliono scoprire il senso della loro vita, dei tanti che nella storia hanno cercato

 nell’arte, nel pensiero, nella civiltà, le tracce della verità.

E che alla fine trovano Dio.

È splendido ciò che Matteo afferma; una ricerca onesta e dinamica della verità ci

porta fin davanti alla grotta dove Dio svela il suo tenero volto di bambino.

Non troveranno mai il Messia Erode, i sacerdoti e gli scribi.

Erode considera Dio un avversario, un concorrente: se Dio c’è gli ruba il posto.

Quanti ne conosco di Erodi!

Quelli che pensano che Dio sia la negazione dell’uomo e il cristianesimo la morte

della felicità umana (noi cristiani qualche responsabilità ce l’abbiamo, ma questo

è un altro penoso discorso!).

E gli scribi?

Turisti del sacro, dotti conoscitori della Scrittura, vanno a Messa tutte le domeniche

(anzi più volte a settimana), fanno la preghiera quotidiana e seguono un corso biblico.

Sanno, conoscono tutto di Dio.

Da Gerusalemme a Betlemme ci sono pochi chilometri.

E boia se escono dal loro palazzo!

Conoscono Dio sulla carta, nella loro mente illuminata, ma non nel loro cuore.

Eccoli davanti alla grotta i cercatori di Dio, che offrono; che cosa?

Offrono all’infante dei regali improbabili (ci sarà dietro la forzatura teologica di

Matteo?), pieni di verità e di stupore; offrono l’oro per chi riconosce nel bambino

il re; l’incenso per chi riconosce nel bambino la presenza di Dio; e la mirra?

Che regalo di pessimo gusto!

L’unguento usato per imbalsamare i cadaveri!

Questo bambino già vive la contraddizione della morte, del rifiuto, del dono totale di sé.

E noi? Abbiamo voglia di essere un pò Magi?

Certo, prendiamo esempio da loro e, andiamo alla grotta anche se abbiamo le mani

vuote, l’importante è avere il cuore pieno di amore, facendoci aiutare dalla preghiera.

Santa festa dell’Epifania amici, Fausto.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 4 gennaio 2021

Il Vangelo del Martedì 5 Gennaio 2020

 

Del Tempo di Natale prima dell’Epifania.

Sant' Amelia, vergine e martire.

Prima lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3,11-21)

Figlioli, questo è il messaggio che avete udito da principio: che ci amiamo

gli uni gli altri.

Non come Caino, che era dal Maligno e uccise suo fratello.

E per quale motivo l'uccise?

Perché le sue opere erano malvagie, mentre quelle di suo fratello erano giuste.

Non meravigliatevi, fratelli, se il mondo vi odia.

Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli.

Chi non ama rimane nella morte.

Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida

ha più la vita eterna che dimora in lui.

In questo abbiamo conosciuto l'amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per

noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli.

Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità,

gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l'amore di Dio?

Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.

In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il

nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri.

Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.

Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,43-51) anno dispari.

In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!».

Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.

Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto

Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret».

Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?».

Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».

Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero

un Israelita in cui non c'è falsità».

Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?».

Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto

l'albero di fichi».

Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!».

Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi?

Vedrai cose più grandi di queste!».

Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli

di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

L’incontro col Messia è contagioso; l’evangelista Giovanni parla della chiamata

dei discepoli come di un dialogo fra amici, fra conoscenti.

Chi fa esperienza di Cristo non può tacere, non può più farne a meno, sente dentro

di sé il desiderio impellente di raccontare, di dire, di dare.

Anche Natanaele/Bartolomeo viene coinvolto.

Conosce la Scrittura, Bartolomeo, lo troviamo seduto sotto un fico, l’albero alla cui

ombra riflettevano i rabbini, conosce bene la Parola; Nazareth non viene mai citata

nella migliaia di pagine che descrivono tutti gli angoli più remoti della terra di Israele.

È un conoscitore della Bibbia ma la sua lingua è tagliente e il suo giudizio impietoso.

Ma non è feroce come appare; è amico di Filippo, il cui nome evoca un’origine

meticcia, non deve essere un esaltato tradizionalista come i farisei.

Bartolomeo ha un cattivo carattere, si sente.

Ma appena Gesù, di quel suo carattere irruento, sottolinea il lato positivo; che

almeno si sa sempre cosa pensa, egli si scioglie!

È stupito, Bartolomeo; mai nessuno gli aveva fatto un complimento del genere!

E professa, esagerando, la sua fede.

Ricordiamoci sempre che l’annuncio passa attraverso la relazione positiva fra le

persone, per riuscirvi, dobbiamo solo pregare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 3 gennaio 2021

Il Vangelo del Lunedì 4 Gennaio 2020

 

Tempo di Natale prima dell’Epifania.

Santa Angela da Foligno.

Prima lettura dal prima lettera di san Giovanni apostolo (3,7-10)

Figlioli, nessuno v'inganni.

Chi pratica la giustizia è giusto com'egli [Gesù] è giusto.

Chi commette il peccato viene dal diavolo, perché da principio il diavolo è peccatore.

Per questo si manifestò il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo.

Chiunque è stato generato da Dio non commette peccato, perché un germe divino

rimane in lui, e non può peccare perché è stato generato da Dio.

In questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chi non pratica la giustizia

non è da Dio, e neppure lo è chi non ama il suo fratello.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,35-42) anno dispari.

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo

su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!».

E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.

Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?».

Gli risposero: «Rabbì-che, tradotto, significa maestro-, dove dimori?».

Disse loro: «Venite e vedrete».

Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con

lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito,

era Andrea, fratello di Simon Pietro.

Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato

il Messia»-che si traduce Cristo-e lo condusse da Gesù.

Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni;

sarai chiamato Cefa»-che significa Pietro.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù passa e il Battista lo indica ai suoi due discepoli, probabilmente

Giovanni e Andrea di Cafarnao.

Sa di avere finito il suo compito, di avere adempiuto alla propria missione.

Ora deve diminuire e lasciare che sia lo sposo a prendere la scena.

Mi intenerisce meditare su questo gesto così libero, così adulto, così profondo.

La tentazione di diventare dei guru è sempre molto presente nei movimenti

religiosi, e anche nella nostra Chiesa.

Approfittare di un carisma, di una capacità, di un dono, per legare a sé stessi gli altri.

Il mondo è pieno di maestri, spesso cattivi maestri, più attenti al proprio ruolo che

al proprio mandato.

Giovanni no, non è così.

Ha dovuto cambiare completamente la sua prospettiva; ha vissuto tutta la sua

vita predicando la venuta di un Messia che, quando viene, è completamente

diverso da come l’aveva descritto.

Invece di arroccarsi nelle proprie posizioni, invece di insistere sulla propria prospettiva

aspettando un altro Messia, ha saputo piegarsi al potente soffio dello Spirito.

Ora lascia andare i suoi discepoli, ora sa che il suo compito è finito.

Dobbiamo imparare e molto da Giovanni, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.