lunedì 16 novembre 2020

Il Vangelo del Martedì 17 Novembre 2020

 

Della 33° settimana del Tempo Ordinario.

Sant'Elisabetta di Ungheria, religiosa.

Prima lettura dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo (3,1-6.14-22).

Io Giovanni, udii il Signore che mi diceva: «All'angelo della Chiesa che è a

Sardi scrivi: "Così parla Colui che possiede i sette spiriti di Dio e le sette stelle.

Conosco le tue opere; ti si crede vivo, e sei morto.

Sii vigilante, rinvigorisci ciò che rimane e sta per morire, perché non ho

trovato perfette le tue opere davanti al mio Dio.

Ricorda dunque come hai ricevuto e ascoltato la Parola, custodiscila e convèrtiti perché,

se non sarai vigilante, verrò come un ladro, senza che tu sappia a che ora io verrò da te.

Tuttavia a Sardi vi sono alcuni che non hanno macchiato le loro vesti; essi

cammineranno con me in vesti bianche, perché ne sono degni.

Il vincitore sarà vestito di bianche vesti; non cancellerò il suo nome dal libro

della vita, ma lo riconoscerò davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli.

Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese".

All'angelo della Chiesa che è a Laodicèa scrivi: "Così parla l'Amen, il Testimone

degno di fede e veritiero, il Principio della creazione di Dio.

Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo.

Magari tu fossi freddo o caldo!

Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca.

Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla.

Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo.

Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco,

e abiti bianchi per vestirti e perché non appaia la tua vergognosa nudità, e collirio

per ungerti gli occhi e recuperare la vista.

Io, tutti quelli che amo, li rimprovero e li educo.

Sii dunque zelante e convèrtiti.

Ecco: sto alla porta e busso.

Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui

ed egli con me.

Il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono, come anche io ho vinto e siedo

con il Padre mio sul suo trono.

Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese"».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (19,1-10) anno pari.

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando,

quand'ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava

di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era

piccolo di statura.

Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché

doveva passare di là.

Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi

subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua».

Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia.

Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».

Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che

possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».

Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli

è figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò

che era perduto».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Luca esagera, come sempre.

Pone al cuore del suo Vangelo la conversione impossibile, il discepolato

folle, la chiamata dell’impresentabile.

Gesù salva colui che nessuno voleva salvare, che nessuno poteva salvare,

che nessuno avrebbe saputo come salvare.

Eccetto Dio.

Non si aspettava nessuna salvezza, Zaccheo, abituato agli sguardi gonfi di odio

dei suoi concittadini, impassibile davanti agli sputi che i farisei gli rivolgevano.

Impassibile ed indurito finché non ha incontrato l’unico sguardo che non

lo giudicava, dimostrandogli amore.

Scende Zaccheo, scende in fretta perché il profeta vuole andare a casa sua.

Senza condizioni. Senza giudizi. Senza moralismi.

Scende perché si sente amato, accoglie perché si sente accolto.

E si scava la fossa con le sue mani; andrà in rovina restituendo tutto ciò che ha rubato.

Ma che gli importa, ora?

Così è quel folle di Dio; perdona prima che ci convertiamo.

Anzi; il suo perdono suscita la nostra conversione, la suscita, la fa fiorire e,

la preghiera la rende piena di gioia.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 15 novembre 2020

Il Vangelo del Lunedì 16 Novembre 2020

 

Della 33° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Margherita di Scozia, Regina Santa Geltrude, vergine.

Prima lettura dalla libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo( 1,1-4;2,1-5).

Rivelazione di Gesù Cristo, al quale Dio la consegnò per mostrare ai suoi servi

le cose che dovranno accadere tra breve.

Ed egli la manifestò, inviandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni,

il quale attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò

che ha visto.

Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e

custodiscono le cose che vi sono scritte: il tempo infatti è vicino.

Giovanni, alle sette Chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da Colui che è,

che era e che viene, e dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono, e da Gesù Cristo,

il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra.

[Io udii il Signore che mi diceva]:

«All'angelo della Chiesa che è a Èfeso scrivi:

"Così parla Colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo

ai sette candelabri d'oro.

Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua perseveranza, per cui non puoi

sopportare i cattivi.

Hai messo alla prova quelli che si dicono apostoli e non lo sono, e li hai trovati bugiardi.

Sei perseverante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti.

Ho però da rimproverarti di avere abbandonato il tuo primo amore.

Ricorda dunque da dove sei caduto, convèrtiti e compi le opere di prima"».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (18,35-43) anno pari.

Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare.

Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse.

Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».

Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!».

Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli

gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».

Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui.

Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?».

Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!».

E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».

Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio.

E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La fede è una luce che si accende nella stanza buia della nostra vita, una finestra

che spalanca le imposte e vediamo tutto in maniera diversa.

Seduti a mendicare, aspettando che qualcuno si occupasse di noi, abbiamo

sentito l’annuncio; passa Gesù il Nazareno!

Sì; passa il Nazareno, e la Chiesa è la comunità di coloro che ne annunciano il

passaggio, che dicono a tutti i mendicanti la buona notizia della sua presenza.

Grida, il cieco, come noi abbiamo gridato la nostra disperazione, il nostro dolore.

Grida e chiede pietà anche se non vede, anche se ancora non crede.

E molti gli dicono di tacere, come molti a noi hanno detto di non farci illusioni, di

lasciar perdere, che la fede è inganno e illusione, che la Chiesa è marciume e ipocrisia.

Ma abbiamo gridato più forte, come più forte grida il cieco.

E si ferma Gesù, si è fermato nella nostra vita e ci ha ridato la luce degli occhi

dell’anima e, pure la preghiera come aiuto.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 14 novembre 2020

Il Vangelo di Domenica 15 Novembre 2020

 

Della 33° Domenica del Tempo Ordinario.

Sant'Alberto Magno, Vescovo e Dottore della Chiesa

Prima lettura dal libro dei Proverbi (31,10-13.19-20.30-31)

Una donna perfetta chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore.

In lei confida il cuore del marito

e non verrà a mancargli il profitto.

Essa gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita. Si procura

lana e lino e li lavora volentieri con le mani.

Stende la sua mano alla conocchia e gira il fuso con le dita.

Apre le sue mani al misero, stende la mano al povero.

Fallace è la grazia e vana è la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare.

Datele del frutto delle sue mani e le sue stesse opere la lodino alle porte della città.

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi (5,1-6)

Fratelli, riguardo ai tempi e ai momenti, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti

voi ben sapete che come un ladro di notte, così verrà il giorno del Signore.

E quando si dirà: "Pace e sicurezza", allora d'improvviso li colpirà la rovina,

come le doglie una donna incinta; e nessuno scamperà.

Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno possa sorprendervi

come un ladro: voi tutti infatti siete figli della luce e figli del giorno; noi non

siamo della notte, né delle tenebre.

Non dormiamo dunque come gli altri, ma restiamo svegli e siamo sobrii.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (25,14-30) anno A.

[In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: "Un uomo,

partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.

A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo

la sua capacità, e partì.]

Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne

guadagnò altri cinque.

Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due.

Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca

nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.

[Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro.

Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore,

mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque.

Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco,

ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.]

Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai

consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due.

Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco,

ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che

sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai

sparso; per paura andai a nascondere il talento sotterra: ecco qui il tuo.

Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove

non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio

denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse.

Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti.

Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà

tolto anche quello che ha.

E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti".

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Stiamo per salutare Matteo, il pubblicano diventato discepolo del Regno,

per incontrare Marco, discepolo di Pietro e iniziare il percorso di avvento.

Ma, prima di lasciarci, Matteo vuole consegnarci alcune parabole impegnative,

rivolte non più all’uditorio di Gesù, ma alle comunità cristiane che da lui

prendono ispirazione ma che rischiano di addormentarsi, di non credere più

alla venuta del Signore, al suo ritorno nella gloria.

Di fare come le amiche della sposa che si abbioccano.

Invece, dice Matteo, siamo chiamati ad essere svegli, desti, operosi.

Siamo chiamati a rendere presente il Regno là dove viviamo finché egli venga.

Siamo chiamati a far fruttare i talenti che il Signore ci ha donato.

Diversamente da Luca, Matteo aggiunge alcune sfumature alla parabola che

la orientano verso la comunità che celebra questo vangelo.

Il talento, allora, non è più un dono che abbiamo ricevuto per il bene comune,

come ci verrebbe subito da pensare, ma un dono prezioso che il Signore fa a

ciascuno e che ciascuno di noi è chiamato a far fruttare secondo le proprie

capacità, capacità che, quindi, già possediamo.

Il padrone si fida dei servi; non dice come devono fare a far fruttare il talento

ed è la loro capacità operosa a farli fruttare e non, come invece lascia intendere

Luca, una qualità intrinseca al talento.

Talento che, ricordiamocelo, è una grande dono!

Per avere un ordine di grandezza, un talento corrisponde a vent’anni di lavoro

di un operaio, quindi fra centocinquanta e duecentomila euro!

Al primo servo viene consegnata la strabiliante cifra di 1,2 milioni di euro,

da farci un bell’investimento!

E così accade; i primi due servi fanno fruttare il talento, raddoppiandone il valore.

Nell’interpretazione Matteana cosa sono i talenti?

I doni preziosi che Gesù fa alla comunità cristiana; la Parola, i sacramenti,

la logica nuova del Vangelo, la Chiesa.

Doni preziosi che ci hanno cambiato la vita e che siamo chiamati a far

fruttare, non a lasciare irrancidire.

Che tristezza vedere le nostre comunità fare come il terzo servo che seppellisce

il talento del Signore sotto cumuli di prescrizioni e di ritualità esteriori.

Il terzo servo viene duramente punito, in maniera esagerata.

Dio si comporta con lui come lui immagina che sia Dio.

Il fedele che si immagina Dio come un orribile mostro fa di Dio un’esperienza orribile.

Se non convertiamo il nostro cuore alla novità del vangelo, alla fiducia di un

Dio che ci consegna i suoi tesori, fidandosi di noi, non faremo che portare

avanti, di Lui, un’idea piccina e sconfortante.

Troppo spesso, ancora!, Dio assomiglia alle nostre proiezioni, al Dio giudice

severo che mi controlla e mi fa tribolare.

Una fede fondata sulla paura non da nessun frutto.

Intimorito dalla sua idea di Dio, replica stizzito il padrone, avrebbe potuto

almeno dare il talento ad una banca (la comunità?) che lo avrebbe fatto rendere.

Il dramma, invece, è che alcuni servi, alcuni discepoli, pur avendo ricevuto

un grande tesoro, non lo fanno fruttare ed ostacolano chi lo farebbe fruttare.

Quant’è vero.

La liturgia, in maniera birichina, chiede al discepolo di essere virtuoso ed

operoso come una donna di casa.

La splendida pagina del libro dei Proverbi ci dipinge il modello di una

donna virtuosa secondo i canoni dell’antichità ebraica.

A noi, oggi, specialmente alle donne lettrici!, questa descrizione fa sorridere,

e, forse, urta.

Eppure c’è una profonda verità dietro il ritratto della donna virtuosa dedita al

Lavoro; se da una parte la Bibbia è intrisa di sentimenti tipici dell’epoca,

dall’altra, diversamente da come ci immaginiamo, valorizza il ruolo della donna

e chiede al marito (duemilatrecento anni fa!) e ai figli di riconoscerne il talento.

San Paolo ci invita a vegliare, a stare desti.

In un mondo narcotizzato e sazio, stanco e convulso, è già una gran cosa non

omologarsi, ragionare con la propria testa.

E con il vangelo in mano.

Nell’attesa del ritorno del Signore corriamo il rischio di stancarci, di tenere

basso il profilo, di attendere senza operare.

Come il servo idiota della parabola, spesso seppelliamo i nostri talenti o li

mettiamo in contrapposizione gli uni con gli altri.

La logica del mondo chiede di essere produttivi, aggressivi, decisi, forti, per

spaccare il mondo, per conquistare mercati e danari.

Nella logica del Regno ciò che conta è amare e ciascuno, anche la persona

anziana, anche il fratello inabile, diventa una risorsa estrema nel mercato del

cuore inaugurato dal Maestro, là dove sono beati i poveri e i sofferenti.

Gesù non sopporta un atteggiamento rinunciatario e lamentoso da parte delle

nostre comunità, ma ci invita ad essere operosi e fecondi, non nella logica

del mondo (non siamo una holding del sacro!) ma nella direzione della

condivisione evangelica e della Profezia.

È possibile, amici; le nostre Parrocchie, smarrite nelle profondità della

provincia o anonime tra anonimi caseggiati delle nostre periferie, sono

chiamate a diventare volto povero della presenza di Dio.

Povero perché fatto da noi, perché composto da fragili discepoli, ma piene

di speranza perché orientate alla venuta dello sposo.

Buona Domenica amici, intenti a far fruttare i talenti che il Signore ci dona!

venerdì 13 novembre 2020

Il Vangelo del Sabato 14 Novembre 2020

 

Della 32° settimana del Tempo Ordinario.

San Lorenzo O'Toole, Arcivescovo di Dublino.

Prima lettura dalla terza lettera di san Giovanni apostolo (1,5-8).

Carissimo [Gaio], tu ti comporti fedelmente in tutto ciò che fai in favore

dei fratelli, benché stranieri.

Essi hanno dato testimonianza della tua carità davanti alla Chiesa; tu farai

bene a provvedere loro il necessario per il viaggio in modo degno di Dio.

Per il suo nome, infatti, essi sono partiti senza accettare nulla dai pagani.

Noi perciò dobbiamo accogliere tali persone per diventare collaboratori della verità.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (18,1-8) anno pari.

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di

pregare sempre, senza stancarsi mai:

«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno.

In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: "Fammi

giustizia contro il mio avversario".

Per un po' di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: "Anche se non temo Dio

e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò

giustizia perché non venga continuamente a importunarmi"».

E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto.

E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui?

Li farà forse aspettare a lungo?

Io vi dico che farà loro giustizia prontamente.

Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il Signore troverà ancora la fede quando tornerà sulla terra?

Non dice; troverà le parrocchie, i dicasteri e la curia romana, la cultura cattolica,

le chiese, i campanili.

Troverà la fede?

Il dramma del nostro tempo, l’opera urgente di conversione che siamo

chiamati a compiere è il recupero della fede ormai diventata stanca abitudine,

innocua e vaga appartenenza.

La fede che brucia, che forgia i santi, che spinge i martiri a donare il proprio

sangue, langue nelle nostre comunità.

La fede di sapere che Dio è giusto, è un Padre che ascolta e accoglie, non

un despota annoiato che non sa che farsene di noi.

La fede di chi vede un mondo altro nascosto nelle pieghe di questo

vecchio mondo dolente.

La fede di chi sa che ogni gesto compiuto nel nome del Signore risorto

ci trasforma la vita concreta.

Il Regno avanza, ne siamo avvinti, ne facciamo parte, lo costruiamo nella

quotidianità in ufficio, a casa, a scuola e al lavoro.

Siamo noi a rendere possibile la fede, anche con la nostra preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 12 novembre 2020

Il Vangelo del Venerdì 13 Novembre 2020

 

Della 32° settimana del Tempo Ordinario.

Sant'Omobono Tucenghi, laico.

Prima lettura dalla seconda lettera di san Giovanni apostolo (1,3-9).

Io, il Presbìtero, alla Signora eletta da Dio e ai suoi figli, che amo nella verità:

grazia, misericordia e pace saranno con noi da parte di Dio Padre e da parte di

Gesù Cristo, Figlio del Padre, nella verità e nell'amore.

Mi sono molto rallegrato di aver trovato alcuni tuoi figli che camminano nella

verità, secondo il comandamento che abbiamo ricevuto dal Padre.

E ora prego te, o Signora, non per darti un comandamento nuovo, ma quello che

abbiamo avuto da principio: che ci amiamo gli uni gli altri.

Questo è l'amore: camminare secondo i suoi comandamenti.

Il comandamento che avete appreso da principio è questo: camminate nell'amore.

Sono apparsi infatti nel mondo molti seduttori, che non riconoscono Gesù

venuto nella carne.

Ecco il seduttore e l'anticristo!

Fate attenzione a voi stessi per non rovinare quello che abbiamo costruito e per

ricevere una ricompensa piena.

Chi va oltre e non rimane nella dottrina del Cristo, non possiede Dio.

Chi invece rimane nella dottrina, possiede il Padre e il Figlio.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (17,26-37) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè,

così sarà nei giorni del Figlio dell'uomo: mangiavano, bevevano, prendevano

moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca e venne

il diluvio e li fece morire tutti.

Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano,

vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma,

piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti.

Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo si manifesterà.

In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa,

non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro.

Ricordatevi della moglie di Lot.

Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.

Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l'uno verrà portato

via e l'altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l'una

verrà portata via e l'altra lasciata».

Allora gli chiesero: «Dove, Signore?».

Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Verrai, Signore.

Verrai alla fine dei tempi, nella pienezza, quando nessuno ci penserà più.

Quando penseremo che il tuo ritorno è ormai impossibile, verrai e allora saremo

spiazzati, non capiremo, non saremo pronti, come non siamo mai pronti agli eventi

improvvisi, alle sorprese inattese, alle cose grandi e piene di luce.

Vieni, Signore, nel cuore di ognuno, chiedi ospitalità, chiedi di essere accolto,

chiedi di osare, di credere.

Vieni, ma siamo troppi occupati, troppo presi, troppo tutto.

Vediamo passare Noè accanto a noi senza riconoscerlo e Lot, chiamato dall’angelo

ad uscire dalle tante Sodoma e Gomorra in cui abitiamo.

Li vediamo, ma non sappiamo più riconoscerli, non sappiamo più leggere

i sorrisi accennati dei profeti, non sappiamo più interpretare le immense

solitudini che essi riempiono.

Prendici, Signore.

Prendici, non lasciarci a vagare nella pochezza delle nostre vite.

Prendici con te, rendici discepoli da ora e per sempre e, noi ti ringrazieremo

con la nostra preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.