lunedì 14 settembre 2020

Il Vangelo del Martedì 15 Settembre 2020


Della 24° settimana del Tempo Ordinario.
Beata Vergine Maria addolorata. 
Prima lettura dalla lettera agli Ebrei (5,7-9)
Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti
grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno
abbandono a lui, venne esaudito.
Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto,
divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (19,25-28) anno pari.
In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua
madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse
alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!».
E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Maria sta sotto la croce.
Sta, dimora, non si muove, non fugge.
Non urla la sua rabbia verso un Dio che promette e non mantiene, non si ribella
come ci si attende all’epilogo assurdo e drammatico della vicenda del Nazareno.
Suo Figlio.
Dimora, irremovibile nella fede.
In quel momento solo lei e pochi altri rappresentano la Chiesa.
Si sono stancati i discepoli, sono fuggiti gli apostoli, la nascente Chiesa si è
sbriciolata al primo soffio di vento.
Maria no.
La prima che ha creduto non cede, dimora, resta ai piedi della croce.
E quel dimorare l’ha fatta diventare icona di speranza per quanti, nella storia,
hanno vissuto momenti tragici.
Quando il dolore ci interrompe la vita e sembra cancellare ogni cosa, Maria ci
sostiene e ci aiuta a non cedere, a dimorare, a credere.
A lei affidiamo la nostra vita nel momento della prova, per imparare ad attendere
la resurrezione, con l’aiuto della preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 13 settembre 2020

Il Vangelo del Lunedì 14 Settembre 2020


Della 24° settimana del Tempo Ordinario.
Esaltazione della Santa Croce.
Prima lettura dal libro dei Numeri (214-9)
In quei giorni, il popolo non sopportò il viaggio.
Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall'Egitto
per farci morire in questo deserto?
Perché qui non c'è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero».
Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano
la gente, e un gran numero d'Israeliti morì.
Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro
il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti».
Mosè pregò per il popolo.
Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un'asta; chiunque sarà
stato morso e lo guarderà, resterà in vita».
Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l'asta; quando un serpente
aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla lettera di san paolo Apostolo ai Filippesi (2,6-11)
Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio
l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente
fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché
nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni
lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (3,13-17) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non
colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo.
E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato
il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque
crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo,
ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Avete ragione, scusate.
La festa di oggi titola; Esaltazione della Santa Croce, come se la croce fosse da esaltare.
Non c’è nulla di bello nella croce, nulla di esaltante nel dolore, mai.
Ciò che oggi esaltiamo è la testimonianza d’amore che, da quella croce, Gesù ha
dimostrato verso di noi.
Gesù non ha amato la croce e per quanto fosse dipeso da Lui, ne avrebbe volentieri
fatto a meno.
Ma ad un certo punto, la croce si è rivelata necessaria per manifestare la
serietà delle sue intenzioni, la verità della sua predicazione.
La croce, da allora, è diventata simbolo dell’assoluto dono di se che Gesù ha
realizzato offrendosi alla sofferenza necessaria.
Cambiando radicalmente il suo significato la croce è diventata così il modo
drammatico che Dio ha avuto di manifestare il suo amore per noi.
Prendere la croce significa allora assumere lo stesso atteggiamento di dono da
parte del discepolo, che così imita Cristo nel suo amore, non nel suo dolore.
Siamo reduci da una improvvida retorica dolorista che ha esaltato la croce senza
capirne il limite e il profondo significato, come se Dio godesse nel farci penare!
La croce, che non è mai inviata da Dio ma viene fuori dalla vita, è opportunità
per tirare fuori il meglio che c’è in noi, aiutati dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 12 settembre 2020

Il Vangelo di Domenica 13 Settembre 2020


Della 24° Domenica del Tempo Ordinario.
San Giovanni Crisostomo, Vescovo e Dottore della Chiesa.
Prima lettura dal libro del Siracide (27,30-28,7)
Il rancore e l'ira sono un abominio, il peccatore li possiede.
Chi si vendica avrà la vendetta dal Signore ed egli terrà sempre presenti i suoi peccati.
Perdona l'offesa al tuo prossimo e allora per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.
Se qualcuno conserva la collera verso un altro uomo, come oserà chiedere
la guarigione al Signore?
Egli non ha misericordia per l'uomo suo simile, e osa pregare per i suoi peccati?
Egli, che è soltanto carne, conserva rancore; chi perdonerà i suoi peccati?
Ricordati della tua fine e smetti di odiare, ricordati della dissoluzione e della
morte e resta fedele ai comandamenti.
Ricordati dei comandamenti e non aver rancore verso il prossimo, ricordati
dell'alleanza con l'Altissimo e non far conto dell'offesa subita.
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (14,7-9)
Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché
se noi viviamo, viviamo per il Signore; se noi moriamo, moriamo per il Signore.
Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore.
Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore
dei morti e dei vivi.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (18,21-35) anno A.
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello
commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?
Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi.
Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli
doveva diecimila talenti.
Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto
lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito.
Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con me
e ti restituirò ogni cosa".
Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari.
Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: "Restituisci quello che devi!".
Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con me
e ti restituirò".
Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono
a riferire al loro padrone tutto l'accaduto.
Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: "Servo malvagio, io ti
ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato.
Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?".
Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito
tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore,
ciascuno al proprio fratello».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Perdonare è una debolezza, dice il mondo violento intorno a noi.
È ridicolo ammettere di avere dei difetti, meglio nasconderli, negarli o ostentarli
come un trofeo, in un delirio di crescente malvagità e ipocrisia.
È da deboli perdonare, salvo poi vedere il giornalista chiedere alla madre affranta;
perdona l’assassino di suo figlio?
Andiamoci piano, per cortesia, il perdono è una cosa maledettamente seria.
Lo sa chi è stato ferito. Lo sa chi ha ferito.
Se domenica scorsa la liturgia ci introduceva alla pratica del perdono all’interno
della comunità, oggi la Parola osa di più e ci invita a riflettere sulla ragione
stessa del perdono.
Perché perdonare? E quante volte?
Storicamente, nella Bibbia, il grido orribile di Lamech, figlio di Caino, che minaccia
di uccidere settanta volte sette per uno screzio (Gn 4), è attenuato dalla legge del
taglione che pone almeno un freno alla rabbia , introducendo un criterio di
proporzionalità nella vendetta; occhio per occhio, dente per dente.
Nel Pentateuco già troviamo qualche accenno alla misericordia, sempre però
limitata ai fratelli di fede.
Al tempo di Gesù i rabbini suggerivano di perdonare fino a tre volte un torto
subito, per manifestare clemenza.
Pietro, nel Vangelo di oggi, vuole esagerare, proponendo di perdonare fino a sette volte.
Ma ha fatto male i suoi conti.
Immaginatevi che, alla fine della lettura di questo testo, il vostro vicino di casa
vi cerchi per chiedervi scusa; ieri sera, durante una cena con amici, ha alzato il
gomito e ha parlato male di voi e ora si sente mortificato.
Fate i generosi, dite che non è nulla, vi ringrazia.
Salvo poi tornare un’ora dopo dicendo che ha fatto la stessa cosa col portinaio
e che vi richiede scusa.
Che fate, lo perdonate? O non vi sentite presi per il naso?
La proposta di Pietro è generosa ed eroica, quella di Gesù folle, che capiamo
solo nella logica divina.
Siamo chiamati a perdonare sempre perché siamo perdonati sempre.
Il piccolo credito che abbiamo verso i fratelli non è nulla rispetto al debito
mostruoso che abbiamo contratto verso Dio.
E che Egli ha cancellato.
Il debito del servo è volutamente assurdo; un talento equivale a 36 chili d’oro.
Diecimila talenti è una cifra inimmaginabile.
Quel debito viene condonato, non il debito dell’altro servo che, pur dovendo una
cifra consistente al collega, circa duecento giornate lavorative, non ha di che pagare.
La reazione del padrone è feroce; sei chiamato a perdonare perché ti è stato
condonato molto di più.
Ecco la ragione del perdono cristiano; perdono chi mi ha offeso perché io per
primo sono un perdonato.
Non perdono perché l’altro migliori, o si converta, o si intenerisca.
A volte l’altro non sa nemmeno di essere stato perdonato e può disprezzare il mio gesto.
Non perdono perché l’altro cambi, ma perché io ho urgente bisogno di cambiare!
Il perdono mi situa in una posizione nuova, diversa, mi rende simile a quel Dio
che fa piovere sopra i giusti e gli ingiusti.
Non perdoniamo perché siamo migliori e il perdono non è un’amnesia.
Dire perdono ma non dimentico fa sorridere.
Perdono perché scelgo di perdonare, perché voglio perdonare.
Vederti mi riapre le ferite, sto male come un cane, ma ho scelto la strada della libertà.
Per molte persone che hanno avuto la vita rovinata dalla superficialità e dalla
cattiveria altrui è già un grosso risultato non augurare la morte, ma la conversione
di chi mi ha ferito.
Ti perdono e prego che tu ti penta del male che mi hai fatto.
Non aspettiamo mai il perdono perfetto, quello angelico, straordinario.
Perdoniamo come riusciamo, al meglio delle nostre capacità e delle nostre forze.
Perdoniamo perché siamo perdonati, perché il perdono ci rende straordinariamente liberi.
Quanto è adulto e virile il perdono!
Quanto è forte e deciso!
Quanto è eroico e umano!
Abbiamo bisogno di donare e ricevere il perdono, di vivere da figli della riconciliazione.
Di accettare il perdono degli altri, senza rivendicazioni e ripicche.
Di chiedere perdono, ammettendo il nostro limite.
Le famiglie, le società, la Chiesa cambierebbero volto se vivessimo meglio il perdono!
Come ha intuito il grande Giovanni Paolo, riprendendo e ampliando Isaia;
non c’è pace senza giustizia.
Ma non c’è giustizia senza perdono.
Perdoniamo amici, ma prima dobbiamo perdonarci, altrimenti sarà difficile,
buona Domenica del perdono, Fausto.

venerdì 11 settembre 2020

Il Vangelo del Sabato 12 Settembre 2020


Della 23° settimana del Tempo Ordinario.
SS.mo Nome di Maria.
Prima lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (10,14-22)
Miei cari, state lontani dall'idolatria.
Parlo come a persone intelligenti.
Giudicate voi stessi quello che dico: il calice della benedizione che noi benediciamo,
non è forse comunione con il sangue di Cristo?
E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti
partecipiamo all'unico pane.
Guardate l'Israele secondo la carne: quelli che mangiano le vittime sacrificali non
sono forse in comunione con l'altare?
Che cosa dunque intendo dire?
Che la carne sacrificata agli idoli vale qualcosa? O che un idolo vale qualcosa?
No, ma dico che quei sacrifici sono offerti ai demòni e non a Dio.
Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demòni; non potete bere
il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa
del Signore e alla mensa dei demòni.
O vogliamo provocare la gelosia del Signore?
Siamo forse più forti di lui?
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (6,43-49) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non vi è albero buono che produca
un frutto cattivo, né vi è d'altronde albero cattivo che produca un frutto buono.
Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini,
né si vendemmia uva da un rovo.
L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l'uomo cattivo
dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal
cuore sovrabbonda.
Perché mi invocate: "Signore, Signore!" e non fate quello che dico?
Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò
a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto
profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia.
Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché
era costruita bene.
Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito
una casa sulla terra, senza fondamenta.
Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Possiamo pregare allo sfinimento, e fare servizi e avere responsabilità nella
comunità, ma se la nostra vita non si ispira alla Parola, a che giova?
Il Signore non ci chiede coerenza eroica e granitica, ma autenticità nei lasciare
che la Parola illumini e metta in discussione la nostra vita.
Animo, fratelli e sorelle!
Che bello vedere intorno a noi fratelli e sorelle che, senza saperlo, senza
professarsi cristiani, producono frutti di tolleranza, di amicizia, di generosità.
E noi, discepoli, stiamo attenti e guardiamo con umiltà la trave che c’è nel
nostro occhio, per poter portare frutti di concretezza ancorando la nostra
vita alla roccia salda del Vangelo.
Non misuriamo la nostra fede, non chiediamoci a che punto siamo della nostra
vita interiore, chiediamoci solo se siamo ancora dietro al Nazareno, sapendo
che seguendo Lui, inevitabilmente, si passa per il Calvario.
Ma non dobbiamo avere paura amici, la preghiera saprà aiutarci.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 10 settembre 2020

Il Vangelo del Venerdì 11 Settembre 2020

 


Della 23° settimana del Tempo Ordinario.

Maria Pierina De Micheli, Apostola del Santo Volto.

Prima lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (9,16-19.22-27)

Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità

che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!

Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di

mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato.

Qual è dunque la mia ricompensa?

Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo.

Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne

il maggior numero; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno.

Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch'io.

Non sapete che, nelle corse allo stadio, tutti corrono, ma uno solo conquista il premio?

Correte anche voi in modo da conquistarlo!

Però ogni atleta è disciplinato in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona che

appassisce, noi invece una che dura per sempre.

Io dunque corro, ma non come chi è senza mèta; faccio pugilato, ma non come chi

batte l'aria; anzi tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non

succeda che, dopo avere predicato agli altri, io stesso venga squalificato.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (6,39-42) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco

guidare un altro cieco?

Non cadranno tutti e due in un fosso?

Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato,

sarà come il suo maestro.

Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della

trave che è nel tuo occhio?

Come puoi dire al tuo fratello: "Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel

tuo occhio", mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita!

Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la

pagliuzza dall'occhio del tuo fratello».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Quanto è vero ciò che dice il Signore!

Istintivamente siamo sempre pronti a scusarci, ad essere molto indulgenti con noi

stessi, ad avere mille giustificazioni per attenuare le nostre responsabilità e molto

più severi nel guardare i difetti degli altri, a stigmatizzarli, amplificarli, evidenziarli.

I nuovi mezzi che abbiamo a disposizione poi, se possibile, hanno esasperato

questa possibilità: spesso protetti dall’anonimato siamo impietosi nell’esprimere

giudizi, quasi sempre temerari e affatto documentati, facciamo diventare l’orribile

vizio del pettegolezzo una quasi-virtù.

No; se discepoli seriamente invitati a ragionare in altro modo, a metterci dal punto

di vista di Dio che vede con misericordia ciascuno di noi, che non si sofferma sulla

miseria (che va riconosciuta e superata) ma sulla possibilità di conversione che ogni

ognuno di noi porta in se stesso.

Coraggio amici, convertiamoci, facendoci aiutare dalla preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 9 settembre 2020

Il Vangelo del Giovedì 10 Settembre 2020


Della 23° settimana del Tempo Ordinario.
Beata Maria Eutimia Uffing, vergine, delle suore della Misericordia.
Prima lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (8,2-7.11-13)
Fratelli, la conoscenza riempie di orgoglio, mentre l'amore edifica.
Se qualcuno crede di conoscere qualcosa, non ha ancora imparato come bisogna conoscere.
Chi invece ama Dio, è da lui conosciuto.
Riguardo dunque al mangiare le carni sacrificate agli idoli, noi sappiamo che non
esiste al mondo alcun idolo e che non c'è alcun dio, se non uno solo.
In realtà, anche se vi sono cosiddetti dèi sia nel cielo che sulla terra-e difatti ci
sono molti dèi e molti signori-, per noi c'è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto
proviene e noi siamo per lui; e un solo Signore, Gesù Cristo, in virtù del quale
esistono tutte le cose e noi esistiamo grazie a lui.
Ma non tutti hanno la conoscenza; alcuni, fino ad ora abituati agli idoli, mangiano
le carni come se fossero sacrificate agli idoli, e così la loro coscienza, debole
com'è, resta contaminata.
Ed ecco, per la tua conoscenza, va in rovina il debole, un fratello per il quale Cristo è morto! Peccando così contro i fratelli e ferendo la loro coscienza debole, voi peccate contro Cristo.
Per questo, se un cibo scandalizza il mio fratello, non mangerò mai più carne,
per non dare scandalo al mio fratello.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (6,27-38) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «A voi che ascoltate, io dico: amate
i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi
maledicono, pregate per coloro che vi trattano male.
A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l'altra; a chi ti strappa il mantello,
non rifiutare neanche la tunica.
Dà a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.
Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta?
Anche i peccatori amano quelli che li amano.
E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta?
Anche i peccatori fanno lo stesso.
E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta?
Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.
Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla,
e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell'Altissimo, perché egli
è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati;
perdonate e sarete perdonati.
Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata
nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Luca riprende e riassume il lungo discorso della montagna che Matteo
riporta per tre capitoli del suo Vangelo.
Ma è il finale che ci lascia sbalorditi; là dove Matteo conclude l’intera sezione
scrivendo siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli, Luca
corregge dicendo; siate misericordiosi come è misericordioso il Padre.
La perfezione del Padre consiste nella misericordia, non in una asettica
religiosità virtuosa e devota priva di ogni emozione e passione.
Dio è la sorgente di ogni misericordia; là dove la nostra miseria si
incontra nel suo cuore.
Da qui dobbiamo ripartire per annunciare con credibilità il Vangelo.
È dalla compassione e dalla misericordia che dobbiamo annunciare il volto di Dio!
Solo toccando il cuore delle persone potremo invitarle alla conversione, spingerle
ad abbracciare l’esigente logica evangelica.
Solo scoprendo quanto siamo amati possiamo diventare persone nuove, se ci
facciamo aiutare dalla preghiera!
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.