sabato 1 agosto 2020

Il Vangelo di Domenica 2 Agosto 2020


Della 18° Domenica del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (55,1-3)
Così dice il Signore: «O voi tutti assetati, venite all'acqua, voi che non avete
denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza
pagare, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per
ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti.
Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete.
Io stabilirò per voi un'alleanza eterna, i favori assicurati a Davide».
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,35.37-39)
Fratelli, chi ci separerà dall'amore di Cristo?
Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità,
il pericolo, la spada?
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati.
Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente
né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà
mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (14,13-21) anno A.
In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di
là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro
e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto
ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare».
Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare».
Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!».
Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i
due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li
diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene.
Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare
le donne e i bambini.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Abbiamo fame, tanta.
Non la fame di cibo.
Quella, almeno in occidente, è lasciata al passato.
Fame di significato, di senso, di pienezza, di felicità e di pace.
Fame che colmi i cuori, i nostri cuori, ogni cuore.
Possiamo interpretare la nostra vita come una ricerca di sazietà; affetti,
soddisfazioni, gioie; tutto quello che facciamo, a pensarci bene, serve a
colmare quella fame profonda, assoluta, che alberga nei nostri cuori.
Gesù vede la nostra fame profonda.
Sa che non abbiamo in noi stessi la risposta alle grandi domande.
Sa che corriamo il rischio, come i deportati in Babilonia della prima lettura,
di accontentarci dell’oggi, senza avere più sogni, senza desiderare più nulla.
Per sei volte gli evangelisti parlano della moltiplicazione dei pani.
È un miracolo fondamentale, non tanto per la potenza del gesto, quanto per
l’intensità del suo significato.
Gesù prova compassione per la folla, patisce insieme.
È un atteggiamento profondo, il termine greco soggiacente ha a che fare con
le viscere, un sentimento di profonda condivisione.
Bene-pensiamo-allora è fatta!
Se Dio prova compassione per noi certamente risolverà il problema!
Macché.
Isaia promette al popolo in esilio un pane gratis che sfamerà ogni cuore.
In realtà il popolo, in esilio da ormai cinquant’anni, ha la pancia piena.
Si è integrato, ha comperato case in Babilonia, nessuno pensa più seriamente
di tornare ad una terra che non ha mai visto.
Pochi torneranno, dopo l’editto di liberazione e non troveranno pane e miele,
ma difficoltà e odio.
Ma anche il vero volto di Dio.
Anche noi, a volte, ci accontentiamo delle piccole e temporanee sazietà che la vita ci offre. 
Pensiamo di avere capito e fatto tutto perché siamo riusciti a realizzare qualche sogno.
Quanto è difficile suscitare fame in chi ha la pancia piena!
La fame di senso, di felicità, di pace a chi si accontenta della piccole (legittime)
gioie che la vita ci offre!
Il primo passo verso la conversione è la consapevolezza del desiderio di felicità
profonda che portiamo nel cuore.
Molta gente si raduna attorno a Gesù.
Ha compassione, il Signore, ama il popolo, sa di cosa abbiamo bisogno.
Non è distratto il nostro Dio, non se ne sta sulle nuvole a governare le formichine.
Eppure, davanti alla folla, il Signore non agisce, ma chiede ai suoi di agire.
Con tanto buon senso i discepoli gli suggeriscono di ignorare il problema;
ognuno si arrangi.
Non è forse il messaggio che il mondo ci riporta ogni giorno? Certo!
I problemi sono tuoi, affrontali meglio che riesci.
Gesù non ci sta; la fame si può saziare, quella fisica e quella interiore,
ma ad una sola condizione; mettersi in gioco.
Non siamo capaci, non abbiamo i mezzi, non abbiamo sufficiente fede,
abbiamo troppa zizzania nel cuore.
Ogni scusa è buona per aggirare la richiesta.
Gesù insiste; a Lui serve ciò che sono, anche se ciò che sono è poco.
La sproporzione è voluta; pochi pani e pesci per una folla sterminata; è una
situazione che produce disagio, sconforto, la stessa sensazione che proviamo noi
quando cerchiamo di annunciare la Parola, di porre gesti di solidarietà, di bene.
Capisco che, vi annuncio il Vangelo e il bel modo di vivere che aveva Gesù.
La Domenica per 15 minuti siete lì a leggere, magari vi appassionate anche, poi per
un’intera settimana sentirete e vivrete il contrario; violenza, egoismo, opportunismo.
Vivo come uomo di pace e i miei colleghi d’ufficio ne approfittano e mi fregano.
Faccio della mia vita un amore al Vangelo, passo molto tempo a leggere e rileggere
il Vangelo anche per voi e, la gente pensa che io sia una specie di funzionario
di Dio e, per questo mi critica.
Occorre arrendersi?
No; il nostro è gesto fecondo se accompagna l’opera di Dio, è segno profetico
che imita l’ampio gesto del seminatore, è icona di speranza che imita la pazienza
verso la zizzania del padrone del campo.
Matteo, nel raccontare il gesto di Gesù, allude chiaramente all’Eucarestia della comunità.
Troviamo la forza per metterci in gioco, per condividere quel poco che siamo solo e
a condizione di attingere al gesto straordinario di Gesù che, Lui per primo diventa cibo.
L’Eucarestia diventa forza e modello del nostro agire.
Anche noi, come Cristo, possiamo diventare pane spezzato per gli altri!
Io amici, lo sto facendo da tempo per voi che frequentate il mio profilo facebbok,
cerco di spezzare la Parola del Signore nel miglior modo possibile, affinchè
possa essere il più possibile credibile, sicuramente anch’io faccio degli errori,
ma li faccio in buona fede e, se li faccio o vi ferisco senza volerlo,
vi chiedo scusa, Buona Domenica Fausto.

venerdì 31 luglio 2020

Il Vangelo del Sabato 1 Agosto 2020


Della 17° settimana del Tempo Ordinario.
Sant'Alfonso Maria de' Liguori, vescovo e dottore della Chiesa.
Prima lettura dal libro del profeta Geremia (26,11-16.24)
In quei giorni, i sacerdoti e i profeti dissero ai capi e a tutto il popolo: «Una
condanna a morte merita quest'uomo, perché ha profetizzato contro questa
città, come avete udito con i vostri orecchi!».
Ma Geremìa rispose a tutti i capi e a tutto il popolo: «Il Signore mi ha mandato a
profetizzare contro questo tempio e contro questa città le cose che avete ascoltato.
Migliorate dunque la vostra condotta e le vostre azioni e ascoltate la voce del
Signore, vostro Dio, e il Signore si pentirà del male che ha annunciato contro di voi.
Quanto a me, eccomi in mano vostra, fate di me come vi sembra bene e giusto;
ma sappiate bene che, se voi mi ucciderete, sarete responsabili del sangue innocente,
voi e tutti gli abitanti di questa città, perché il Signore mi ha veramente inviato
a voi per dire ai vostri orecchi tutte queste parole».
I capi e tutto il popolo dissero ai sacerdoti e ai profeti: «Non ci deve essere condanna
a morte per quest'uomo, perché ci ha parlato nel nome del Signore, nostro Dio».
La mano di Achikàm, figlio di Safan, fu a favore di Geremìa, perché non lo
consegnassero al popolo per metterlo a morte.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (14,1-12) anno pari.
In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù.
Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista.
È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in
prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo.
Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!».
Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo
considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico
e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello
che avesse chiesto.
Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa
di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le
venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione.
La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e
andarono a informare Gesù.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
I potenti hanno paura dei profeti, li considerano come gramigna, cercano di
estirparne con violenza la presenza, smorzano la forza delle loro parole,
li ostacolano in tutti i modi.
Erode, come tutti i potenti, usa la religione per il proprio tornaconto; poco gli
importa di Dio e di fede, accoglie i profeti e i sacerdoti solo se non gli danno
fastidio, se non gli creano imbarazzo.
Anche il Battista, all’inizio, è ascoltato volentieri, come un fenomeno
da baraccone, come succederà col Nazareno.
Il potere si fa dio di sè stesso, non sa accogliere la vera profezia, è incapace
di mettersi in discussione.
Giovanni viene ucciso per una stupida sfida di una donna infastidita dal suo
moralismo e perla paura di Erode di sfigurare davanti agli ospiti.
Ma, ora che la pratica “Giovanni Battista” è archiviata, eccone spuntare un altro.
È perplesso Erode, e fa bene ad esserlo.
Dio continua a mandare profeti, sempre, perciò, ringraziamolo con la nostra preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 30 luglio 2020

Il Vangelo del Venerdì 31 Luglio 2020


Della 17° settimana del Tempo Ordinario.
Sant'Ignazio di Loyola, Sacerdote
Prima lettura dal libro del profeta Geremia (26,1-9)
All'inizio del regno di Ioiakìm, figlio di Giosìa, re di Giuda, fu rivolta a
Geremìa questa parola da parte del Signore:
«Così dice il Signore: Va' nell'atrio del tempio del Signore e riferisci a tutte le
città di Giuda che vengono per adorare nel tempio del Signore tutte le parole che
ti ho comandato di annunciare loro; non tralasciare neppure una parola.
Forse ti ascolteranno e ciascuno abbandonerà la propria condotta perversa; in tal caso
mi pentirò di tutto il male che pensavo di fare loro per la malvagità delle loro azioni.
Tu dunque dirai loro: Dice il Signore: Se non mi ascolterete, se non camminerete
secondo la legge che ho posto davanti a voi e se non ascolterete le parole dei profeti,
miei servi, che ho inviato a voi con assidua premura, ma che voi non avete ascoltato,
io ridurrò questo tempio come quello di Silo e farò di questa città una maledizione
per tutti i popoli della terra».
I sacerdoti, i profeti e tutto il popolo udirono Geremìa che diceva queste parole nel
tempio del Signore.
Ora, quando Geremìa finì di riferire quanto il Signore gli aveva comandato di dire a tutto
il popolo, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo lo arrestarono dicendo: «Devi morire!
Perché hai predetto nel nome del Signore: "Questo tempio diventerà come Silo
e questa città sarà devastata, disabitata"?».
Tutto il popolo si radunò contro Geremìa nel tempio del Signore.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (13,54-58) anno pari.
In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la
gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi?
Non è costui il figlio del falegname?
E sua madre, non si chiama Maria?
E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda?
E le sue sorelle, non stanno tutte da noi?
Da dove gli vengono allora tutte queste cose?».
Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua
patria e in casa sua».
E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Nei Vangeli, Gesù è conosciuto con il mestiere trasmessogli dal padre, quello
di carpentiere abile nella lavorazione del legno ma capace, come si usava allora,
di fare altri lavori inerenti all’edilizia.
Stupisce il fatto che Dio abbia lavorato con le sue mani, scegliendo un’occupazione
impegnativa, da artigiano appunto, che ha svolto per gran parte della sua vita.
Nella Bibbia il lavoro dell’uomo aiuta Dio a completare la Creazione, diventa
il modo che l’uomo ha di assomigliare al Dio artigiano che costruisce il Cosmo.
Lavorare perciò, dona a noi la dimensione della dignità prima ancora che garantirci
il sostentamento col guadagno.
Oggi è il profitto a determinare la validità di un lavoro e le scelte, a volte drammatiche, dell’economia che, come vediamo, finiscono col determinare anche le scelte politiche.
Riappropriamoci del lavoro così come l’ha voluto Dio, anche se non sarà facile,
ma la preghiera ci può aiutare!
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 29 luglio 2020

Il Vangelo del Giovedì 30 Luglio 2020


Della 17° settimana del Tempo Ordinario.
San Pietro Crisologo, Vescovo e Dottore della Chiesa.
Prima lettura dal libro del profeta Geremìa (18,1-6)
Questa parola fu rivolta dal Signore a Geremìa: «Àlzati e scendi nella bottega
del vasaio; là ti farò udire la mia parola».
Scesi nella bottega del vasaio, ed ecco, egli stava lavorando al tornio.
Ora, se si guastava il vaso che stava modellando, come capita con la creta in mano
al vasaio, egli riprovava di nuovo e ne faceva un altro, come ai suoi occhi pareva giusto.
Allora mi fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Forse non potrei
agire con voi, casa d’Israele, come questo vasaio?
Oracolo del Signore.
Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa d’Israele».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (13,47-53) anno pari.
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Ancora, il regno dei cieli è simile
a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.
Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono
i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
Così sarà alla fine del mondo.
Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella
fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?».
Gli risposero: «Sì».
Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli,
è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Gli scribi erano gli unici in grado di ricopiare la Scrittura, ed erano conosciuti
ed apprezzati per la loro cultura biblica; spesso intervenivano nelle dispute
teologiche per dare opinioni autorevoli.
Appartengono, quindi, alla parte avversa, a quanti si oppongono risolutamente alle
novità destabilizzanti di Gesù, al suo modo poco tradizionale di interpretare la Scrittura.
Spesso nei Vangeli, gli scribi, assieme al farisei, sono annoverati fra i più ostinati
oppositori di Gesù; non in questo caso però; Gesù loda quegli scribi che lo hanno
accolto, paragonandoli ad un buon padrone di casa che sa estrarre dal proprio
tesoro cose nuove e cose antiche.
Anche nella Chiesa ci sono persone che sanno accogliere le novità con intelligenza,
sapendo distinguere cosa è essenziale alla fede e cosa è accessorio o secondario.
Persone, anche non più giovani, formate ad una vita cristiana precisa e rigorosa,
che capiscono e apprezzano i modi nuovi di dire lo stesso Vangelo, senza arroccarsi
sulle proprie posizioni, facendosi aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 28 luglio 2020

Il Vangelo del Mercoledì 29 Luglio 2020


Della 17° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dalla prima lettera di san Giovanni Apostolo (4,7-16)
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama
è stato generato da Dio e conosce Dio.
Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l'amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il
suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato
noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.
Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e
l'amore di lui è perfetto in noi. In questo si conosce che noi rimaniamo in lui
ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito.
E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio
come salvatore del mondo.
Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio.
E noi abbiamo conosciuto e creduto l'amore che Dio ha in noi.
Dio è amore; chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (10,38-42 anno pari.
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una
donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore,
ascoltava la sua parola.
Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi
abbia lasciata sola a servire?
Dille dunque che mi aiuti».
Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose,
ma di una cosa sola c'è bisogno.
Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Marta e Maria hanno accolto il Signore molte volte nella loro piccola abitazione
di Betania, sul monte degli ulivi, fornendo al Maestro, stanco della Gerusalemme
che uccide i profeti, un angolo di famiglia, un piccolo rifugio dove trovare
intimità e ascolto, un piatto caldo e qualche sorriso.
Ci intenerisce l’idea che Dio abbia bisogno di pace, come noi, che abbia
bisogno di riposo e di intimità!
E le due sorelle sono diventate famose per una scenetta in cui Maria ascoltava,
rapita, le parole di Gesù mentre Marta preparava un po' di cena.
Gesù, racconta Luca, rimprovero bonariamente Marta, salvo poi, ne sono certo,
far alzare Maria perché apparecchiasse la tavola assieme a sua sorella.
Marta è l’icona di una fede attiva, concreta, che vede il bisogno ed interviene,
che sa tradurre operativamente l’amore; di una fede che si concretizza nel servizio.
E quante “Marte” ci sono nelle nostre parrocchie!
Fortunatamente tante amici, perciò, prendiamo esempio da Marta,
facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 27 luglio 2020

Il Vangelo del Martedì 28 Luglio 2020


Della 17° settimana del Tempo Ordinario.
Beata Alfonsa Muttathupadam, martire
Prima lettura dal libro del profeta Geremia (14,17-22)
Il Signore ha detto: «I miei occhi grondano lacrime notte e giorno, senza
cessare, perché da grande calamità è stata colpita la vergine, figlia del mio
popolo, da una ferita mortale.
Se esco in aperta campagna, ecco le vittime della spada; se entro nella città,
ecco chi muore di fame.
Anche il profeta e il sacerdote si aggirano per la regione senza comprendere».
Hai forse rigettato completamente Giuda, oppure ti sei disgustato di Sion?
Perché ci hai colpiti, senza più rimedio per noi?
Aspettavamo la pace, ma non c'è alcun bene, il tempo della guarigione,
ed ecco il terrore!
Riconosciamo, Signore, la nostra infedeltà, la colpa dei nostri padri: abbiamo
peccato contro di te.
Ma per il tuo nome non respingerci, non disonorare il trono della tua gloria.
Ricòrdati! Non rompere la tua alleanza con noi.
Fra gli idoli vani delle nazioni c'è qualcuno che può far piovere?
Forse che i cieli da sé mandano rovesci?
Non sei piuttosto tu, Signore, nostro Dio?
In te noi speriamo, perché tu hai fatto tutto questo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (13,36-43) anno pari.
In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si
avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo.
Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno.
La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l'ha seminata è il diavolo.
La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli.
Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla
fine del mondo.
Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno
tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella
fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro.
Chi ha orecchi, ascolti!».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Esiste il male, e agisce, funziona e opera.
Spesso si parla del maligno, nella Bibbia, a lui si attribuivano gli aspetti negativi
della realtà ma anche le cose che non si riuscivano a spiegare come ad esempio
alcune manifestazioni di malattie neurologiche o psichiatriche.
L’approccio biblico è semplice; esiste una parte oscura della realtà, anch’essa
creata, non contrapposta a Dio, che è luce e bontà, come principio autonomo.
Questa realtà opera per intorbidire le acque, per allontanarci dal bene, dalla luce;
semina zizzania nella nostra vita a piene mani.
Ma, e questo è stupendo, nei vangeli il maligno è chiamato “avversario”, cioè
colui che si riesce a vincere.
Nulla a che vedere con l’eroe decadente che la nostra modernità ha creato,
facendolo diventare quasi un modello drammatico che suscita simpatia.
Quando parliamo di maligno, allora, lasciate perdere i film di horror e i libri che
raccontano di esorcismi; se viviamo una vita affidata al Signore, con semplicità
e fede, abbiamo in casa chi ci difende e protegge e nessuno può penetrare
nella nostra serenità.
Esiste il maligno e agisce ma noi confidiamo in Colui che ha sconfitto l’avversario,
facendoci sempre aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.