domenica 19 luglio 2020

Il Vangelo del Lunedì 20 Luglio 2020


Della 16° settimana del Tempo Ordinario.
Sant’Apollinare, Vescovo e Martire
Prima lettura dal libro del profeta Michea (6,1-4.6-8)
Ascoltate dunque ciò che dice il Signore: «Su, illustra la tua causa ai monti
e i colli ascoltino la tua voce!».
Ascoltate, o monti, il processo del Signore, o perenni fondamenta della terra,
perché il Signore è in causa con il suo popolo, accusa Israele.
«Popolo mio, che cosa ti ho fatto?
In che cosa ti ho stancato? Rispondimi.
Forse perché ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto, ti ho riscattato dalla
condizione servile e ho mandato davanti a te Mosè, Aronne e Maria?».
«Con che cosa mi presenterò al Signore, mi prostrerò al Dio altissimo?
Mi presenterò a lui con olocausti, con vitelli di un anno?
Gradirà il Signore migliaia di montoni e torrenti di olio a miriadi?
Gli offrirò forse il mio primogenito per la mia colpa, il frutto delle mie viscere
per il mio peccato?».
Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te:
praticare la giustizia, amare la bontà, camminare umilmente con il tuo Dio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (12,38-42) anno pari.
In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo
vedere un segno».
Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno!
Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta.
Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio
dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione
e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono.
Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona!
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione
e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare
la sapienza di Salomone.
Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Hanno appena decretato la morte di Gesù, i farisei, e ora chiedono un segno.
Chiedono delle prove quando, invece, nulla farà loro cambiare idea.
Hanno deciso che deve morire, intervengono solo per confermare la loro decisione.
E Gesù non ci sta, non porge l’altra guancia, non accetta la provocazione,
non dona le perle ai porci.
E indica un solo segno; quello di Giona.
Giona, il pavido profeta, il vigliacco, che fugge, invece di accogliere l’invito
di Dio a predicare a Ninive.
Ma che, alla fine, accetta con rassegnazione il compito e cammina fra le strade
della grande città per invitare a conversione.
Ci sono già stati i profeti, non abbiamo bisogno di ulteriori stimoli, di nuove prospettive.
Abbiamo tutte le risorse per credere, per non scoraggiarci, per restare discepoli.
Se la regina di Saba ha fatto tanta strada per vedere Salomone e la sua sapienza,
molto più di Salomone c’è quì, è che non la vogliamo vedere, non vogliamo
scomodarci per scoprire qualche cosa di più bello.
Diventiamo curiosi del Vangelo, amici, come ho fatto io; sicuramente ci stupirà,
se lo leggiamo con il cuore e con l’aiuto della preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 18 luglio 2020

Il Vangelo di Domenica 19 Luglio 2020


Della 16° Domenica del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal libro della Sapienza (12,13.16-19)
Non c'è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti
dall'accusa di giudice ingiusto.
La tua forza infatti è il principio della giustizia, e il fatto che sei padrone di tutti,
ti rende indulgente con tutti.
Mostri la tua forza quando non si crede nella pienezza del tuo potere, e rigetti
l'insolenza di coloro che pur la conoscono.
Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza,
perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.
Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli
uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati,
tu concedi il pentimento.
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,26-27)
Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti
come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti
inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché
egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (13,24-43) anno pari.
In quel tempo, Gesù espose alla folla un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei
cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo.
Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo
al grano e se ne andò.
Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania.
Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: "Signore, non hai
seminato del buon seme nel tuo campo?
Da dove viene la zizzania?".
Ed egli rispose loro: "Un nemico ha fatto questo!".
E i servi gli dissero: "Vuoi che andiamo a raccoglierla?". "No, rispose, perché
non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.
Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento
della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in
fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio"».
Espose loro un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello
di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo.
Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle
altre piante dell'orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono
a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un'altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna
prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se
non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del
profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin
dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per
dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo.
Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno.
La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l'ha seminata è il diavolo.
La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli.
Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà
alla fine del mondo.
Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno
tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella
fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro.
Chi ha orecchi, ascolti!».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Dio getta il seme della Parola a piene mani, con abbondanza, con l’intima
convinzione di riuscire sempre a fare breccia nel nostro cuore.
Ed è così; se, dopo più di duemila anni, siamo ancora qui ad ascoltare questa
Parola, è perché ha scavato nei nostri cuori, ha fecondato le nostre scelte,
ha cambiato la nostra vita.
Ma, allora, se la Parola si è diffusa e radicata nel cuore di milioni di persone,
perché assistiamo ancora al prevalere delle tenebre?
Perché abbiamo nel cuore la sgradevole sensazione che, nonostante più di
duemila anni di presenza cristiana, il mondo sia ancora immerso nelle tenebre?
Cosa è cambiato, di concreto, in questi duemila anni di storia?
Il seme è gettato con abbondanza, certo, e chi lo accoglie con onestà sa bene
quanto sia difficile farlo crescere.
Ma, a complicare le cose è il fatto che abbiamo l’impressione che Dio non
sia l’unico a seminare.
E abbiamo ragione.
Il maligno semina con tenacia la zizzania.
Vale la pena di ricordare che è seminato a buon grano, il mondo.
La meditazione del libro della Sapienza ce lo ricorda; se guardiamo con onestà
al creato concludiamo che Dio è l’artefice di tanta armonia e che, quindi,
Egli è giusto e mite.
Il mondo è bello, l’uomo è buono.
Difficile crederlo, in certi momenti.
Eppure Gesù lo dice con serenità e forza, forse abbiamo disimparato a guardare
bene, a leggere dietro le apparenze, a cogliere l’essenziale.
Un nemico semina la zizzania, di nascosto, di notte.
Il bene e il male crescono insieme, ce ne accorgiamo quando la realtà si gonfia,
cammina, si allarga. Quando cresciamo.
La saggezza del padrone ci stupisce; rimanda a casa propria gli zelanti servi che
volevano un bel prato all’inglese, devotamente motivati a strappare la zizzania.
«Usate pazienza», dice il padrone, per non correre il rischio di strappare il
grano buono nella foga risanatrice.
La Parola seminata domenica scorsa, il Regno di Dio cresce spartendo il campo
con la tenebra, l’oscurità, la zizzania.
È l’esperienza che tutti i figli della luce fanno prima o dopo; dopo più di duemila
anni di Vangelo l’erba malvagia sembra soffocare l’annuncio di salvezza.
A parole tutto funziona, ma nei fatti dobbiamo arrenderci all’evidenza; nonostante
Cristo ci abbia salvato, l’uomo stenta ad imparare.
La salvezza è cosa seria e il Maestro Gesù sa che luce e tenebra si affrontano
e che le tenebre fanno più rumore.
Non c’è che una cosa peggiore del male; abituarsi ad esso, renderlo quotidianità
ineluttabile, fingere di ignorarlo, pensare che fra luce e tenebre, in fondo,
sia meglio vivere in un bel nebbione.
Oppure fare i talebani, sostituirsi a Dio, essere più devoti di Dio, diventare
dei fustigatori volendo a tutti i costi fare pulizia, rimettere ordine, togliere
la zizzania costi quel che costi.
Anch’io, come i servi della parabola, vorrei chiarezza, soluzioni, immediatezza.
Vorrei far vincere il bene, vorrei credere in un Dio interventista che premi
i buoni e punisca i malvagi.
Il fatto che mi metta dalla parte dei buoni, ovviamente, è un particolare.
E invece no.
La zizzania e il grano crescono dentro di me, assieme.
In me, non nel mio antipatico capoufficio o il mio caposquadra. In me.
E il Signore anche a me chiede pazienza.
La pazienza richiama il dolore (il patire da cui deriva la parola) e l’attesa.
Pazientare è attendere con dolore, sapendo che il male avrà fine.
Viviamo sulla nostra pelle la contraddizione del male che coabita col bene,
anche nei nostri cuori, e il Signore ci chiede di lasciar fare a Lui.
Gesù insiste; l’importante è che il Regno, in me, in te, in tutti noi, sia un
granello di senape o una misura di lievito.
L’importante è che nel parlamento del nostro cuore la maggioranza ce l’abbia il Vangelo.
Pazienza figli del regno, pazienza, lasciate fare a Dio il suo mestiere.
Pazienza, discepoli del Maestro, viviamo tempi bui, in cui la ragione e la fede
devono farsi strada con fatica in mezzo all’indifferenza e all’insignificanza.
Pazienza, discepoli del Nazareno, la guerra è già vinta, il giorno è avanzato,
la verità-immensa-come torrente sotterraneo sta raggiungendo il mare.
E il Regno avanza.
Io credo che il Regno avanzi.
E mi stupisco nel crederlo, mi commuovo davanti al silenzioso grano che cresce
nello sguardo di chi ama, nel gioco puro del bambino, nel gesto generoso di
chi-in nome e per conto del Rabbì Figlio di Dio-pone gesti di luce nelle tenebre
fitte, mi commuovo e mi inginocchio di fronte alle orchidee selvatiche che
crescono solo per cantare la bellezza, senza che nessuno le veda o le colga.
Pazienza, discepoli di colui che è venuto a portare il fuoco, pazienza nelle nostre
povere e poco credibili comunità parrocchiali, pazienza quando scopriamo le
fragilità dei nostri compagni di viaggio, pazienza quando un connaturale istinto
di superiorità ci fa giudicare, con piglio tutto devoto, i fratelli più deboli e peccatori.
Dobbiamo avere pazienza con noi stessi, amici.
Sappiamo bene che la voglia di dividere il mondo in buoni (noi) e cattivi (loro)
ha portato, nel passato, i discepoli su orribili sentieri di violenza.
Per i cristiani il nemico non è mai l’altro, è dentro ciascuno di noi.
Guardiamo con serenità e disincanto dentro noi stessi la zizzania (per una volta
chiamiamola per nome!) e guardiamo al grano buono seminato dal Signore.
La contraddizione abita in ciascuno di noi, compreso in me che scrivo.
È pericoloso pensare di strappare definitivamente la zizzania prima che il
grano sia giunto alla sua piena maturazione.
Pazienza, amici che leggete, se vi sembra che troppe tenebre ancora rovinino
la vostra vita; abbiamo tutta la vita per imparare a vivere, per convertirci.
Pazienza, se pensavi di essere un uomo o una donna migliore, un catechista
migliore, un marito migliore; talvolta la bruciante esperienza del limite
(Pietro insegna) ci spalanca la diga della misericordia.
E ci rende simile a questo saggio padrone del campo.
Pazienza amici, ci dice il Signore, ogni cosa a suo tempo maturerà, anche noi
matureremo masticando la sua illuminante Parola, Buona Domenica Fausto.


venerdì 17 luglio 2020

Il Vangelo del Sabato 18 Luglio 2020


Della 15° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal libro del profeta Michèa (2,1-5)
Guai a coloro che meditano l'iniquità e tramano il male sui loro giacigli;
alla luce dell'alba lo compiono, perché in mano loro è il potere.
Sono avidi di campi e li usurpano, di case e se le prendono.
Così opprimono l'uomo e la sua casa, il proprietario e la sua eredità.
Perciò così dice il Signore: «Ecco, io medito contro questa genìa una sciagura
da cui non potranno sottrarre il collo e non andranno più a testa alta, perché
sarà un tempo di calamità.
In quel tempo si intonerà su di voi una canzone, si leverà un lamento e si
dirà: "Siamo del tutto rovinati; ad altri egli passa l'eredità del mio popolo,
non si avvicinerà più a me, per restituirmi i campi che sta spartendo!".
Perciò non ci sarà nessuno che tiri a sorte per te, quando si farà la
distribuzione durante l'assemblea del Signore».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (12,14-21) anno pari.
In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire.
Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là.
Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché
si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Ecco il mio servo,
che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia.
Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce.
Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché
non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Fugge i farisei che lo vogliono morto, ma noi continuiamo a dare la colpa a Giuda.
Non vuole lo scontro, non aizza i suoi discepoli, comunque fedeli e determinati,
a difenderlo con la violenza.
Non vuole nemmeno sollevare le folle sfruttando la sua notorietà e i miracoli
che ha compiuto; chiede ai guariti di tacere, di nascondere i prodigi.
Gesù interpreta correttamente un messianismo dimesso, compassionevole,
misericordioso, che sa aspettare.
Non valuta le conseguenze che ne possono scaturire; sarà la violenza ottusa
degli uomini di religione ad ucciderlo.
Ma Lui non contraddirà mai la sua visione pacificata di Dio.
E noi, suoi discepoli, come ci comportiamo?
Sempre arroccati sulle difensive, a volte ho paura che nella nostra inutile
severità spezziamo tante canne fragili e spegniamo mille lumini fumiganti.
Difendendo la verità Gesù non ha mai offeso o umiliato chi non l’aveva ancora scoperta.
Impariamo dal Signore, allora, ad avere pazienza, ad essere misericordiosi
come Lui è stato, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 16 luglio 2020

Il Vangelo del Venerdì 17 Luglio 2020


Della 15° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal libro del profeta Isaia (38,1-6.21-22.7-8)
In quei giorni Ezechìa si ammalò mortalmente.
Il profeta Isaìa, figlio di Amoz, si recò da lui e gli disse: «Così dice il Signore:
"Da' disposizioni per la tua casa, perché tu morirai e non vivrai"».
Ezechìa allora voltò la faccia verso la parete e pregò il Signore dicendo: «Signore,
ricòrdati che ho camminato davanti a te con fedeltà e con cuore integro e ho
compiuto ciò che è buono ai tuoi occhi».
Ed Ezechìa fece un gran pianto.
Allora la parola del Signore fu rivolta a Isaìa dicendo: «Va' e riferisci a Ezechìa:
"Così dice il Signore, Dio di Davide, tuo padre: Ho udito la tua preghiera e ho
visto le tue lacrime; ecco, io aggiungerò ai tuoi giorni quindici anni.
Libererò te e questa città dalla mano del re d'Assiria; proteggerò questa città"».
Isaìa disse: «Si vada a prendere un impiastro di fichi e si applichi sulla ferita,
così guarirà».
Ezechìa disse: «Qual è il segno che salirò al tempio del Signore?». «Da parte
del Signore questo ti sia come segno che il Signore manterrà questa promessa
che ti ha fatto.
Ecco, io faccio tornare indietro di dieci gradi l'ombra sulla meridiana, che è già
scesa con il sole sull'orologio di Acaz».
E il sole retrocesse di dieci gradi sulla scala che aveva disceso.
Parola di Dio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (12,1-8) anno pari.
In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi
discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello
che non è lecito fare di sabato».
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i
suoi compagni ebbero fame?
Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell'offerta, che né a lui né ai
suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti.
O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio
vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa?
Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio.
Se aveste compreso che cosa significhi: "Misericordia io voglio e non sacrifici",
non avreste condannato persone senza colpa.
Perché il Figlio dell'uomo è signore del sabato».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
No Signore, siamo onesti, proprio non abbiamo ancora capito cosa
significhi “misericordia io voglio e non sacrifici”.
Non lo hanno capito i farisei, non lo capiamo noi.
Meglio il sacrificio, meglio una visione lugubre e sanguinante della fede,
per poterti rinfacciare quanto abbiamo patito durante la vita e quanto Tu sia
stato poco attento a noi.
No, non abbiamo capito che Tu preferisci cento volte un gesto di compassione
autentica ad uno di devozione forzata.
Non abbiamo capito la Scrittura, che Tu citi e conosci in maniera sorprendente,
con intelligenza, vivendola al di là e al di dentro della lettera.
No, non abbiamo capito quanto sia liberante diventare tuoi discepoli, quanto sia
immensamente impegnativa la libertà accolta con intelligenza e consapevolezza.
No, Signore, proprio non abbiamo capito quanto sia esigente la libertà, quanto
più impegnativa sia la misericordia.
Non ti stancare di ripetercelo, Signore, e abbi pietà di noi.
E noi, Signore, cercheremo di capirlo, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 15 luglio 2020

Il Vangelo del Giovedì 16 Luglio 2020


Della 15° settimana del Tempo Ordinario.
Maria SS.ma del Monte Carmelo.
Prima lettura dal libro del profeta Isaia (26,7-9.12.16-19)
Il sentiero del giusto è diritto, il cammino del giusto tu rendi piano.
Sì, sul sentiero dei tuoi giudizi, Signore, noi speriamo in te; al tuo nome e al
tuo ricordo si volge tutto il nostro desiderio.
Di notte anela a te l'anima mia, al mattino dentro di me il mio spirito ti cerca, perché
quando eserciti i tuoi giudizi sulla terra, imparano la giustizia gli abitanti del mondo.
Signore, ci concederai la pace, perché tutte le nostre imprese tu compi per noi.
Signore, nella tribolazione ti hanno cercato; a te hanno gridato nella prova,
che è la tua correzione per loro.
Come una donna incinta che sta per partorire si contorce e grida nei dolori, così
siamo stati noi di fronte a te, Signore.
Abbiamo concepito, abbiamo sentito i dolori quasi dovessimo partorire: era solo
vento; non abbiamo portato salvezza alla terra e non sono nati abitanti nel mondo.
Ma di nuovo vivranno i tuoi morti.
I miei cadaveri risorgeranno!
Svegliatevi ed esultate voi che giacete nella polvere.
Sì, la tua rugiada è rugiada luminosa, la terra darà alla luce le ombre.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (11,28-30) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi,
e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile
di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Andiamo a Lui, cercatori di Dio.
Andiamo a Lui, noi che desideriamo davvero vivere il suo Vangelo nonostante
il nostro limite.
Andiamo a Lui per riformare la Chiesa a partire da noi stessi.
Andiamo a Lui per ridare speranza al mondo, per incendiarlo d’amore.
Andiamo a Lui perché il mondo occidentale sta morendo, strangolato dalle regole
che ci siamo imposti, soffocato d’egoismo e di benessere.
Andiamo a Lui come hanno saputo fare i pastori, i poveri del tempo, e i magi
curiosi per natura.
Andiamo a Lui proprio perché sentiamo la fatica e l’oppressione di un mondo
irrigidito e polemico, giudicante e feroce.
Andiamo al Signore con leggerezza e verità, con passione e speranza,
con fiducia e gioia interiore.
Andiamo a Lui perché Lui solo può colmare la nostra sete di bene, il nostro
grido di luce intima ed assoluta.
Andiamo a Lui in questo percorso di ricerca della verità smarrita attraverso
il Vangelo, solo lui può aiutarci a ridefinire quale Dio vogliamo far nascere
nella nostra vita.
Andiamo a Lui proprio perché sappiamo che Lui solo può darci sollievo e ristoro.
La fede è cammino, dinamismo, cambiamento.
Se restiamo dove siamo non incontreremo Dio.
Andiamo con Lui a pregare!
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.