sabato 11 luglio 2020

Il Vangelo di Domenica 12 Luglio 2020


Della 15° Domenica del Tempo Ordinario.
San Giovanni Gualberto, Abate.
Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (55,10-11)
Così dice il Signore: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non
vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta
germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così
sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata».
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,18-23)
Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili
alla gloria futura che sarà rivelata in noi.
L'ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione
dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità-non per sua volontà,
ma per volontà di colui che l'ha sottoposta-nella speranza che anche la stessa
creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella
libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie
del parto fino ad oggi.
Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo
interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (13,1-23) anno A
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare.
Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere,
mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole.
E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare.
Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono.
Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò
subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata
e, non avendo radici, seccò.
Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono.
Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno.
Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?».
Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli,
ma a loro non è dato.
Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha,
sarà tolto anche quello che ha.
Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo
non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: "Udrete, sì, ma non
comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati
duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non
comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!".
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano.
In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi
guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore.
Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene
il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme
seminato lungo la strada.
Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola
e l'accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché,
appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola,
egli subito viene meno.
Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione
del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto.
Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende;
questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Nel cuore dell’estate parliamo della Parola.
Parola che riempie, che scuote, che converte, che rianima, che scrolla, che consola.
Parola che penetra come una spada a doppio taglio fino nelle profondità di noi
stessi, fino negli abissi dei cuori, per giudicare e illuminare, per svelarci il vero
volto di Dio, per svelarci a noi stessi.
Parola che ascoltiamo tutte le domeniche, che ho fatto diventare mia luce, mio
modello di vita, che spezzo da questo mio profilo a molti curiosi e discepoli.
Parola solennemente riconsegnata al popolo di Dio dopo il Concilio ma che,
purtroppo, ancora resta sconosciuta ai più, anche ai credenti, anche ai cristiani.
Sconforta vedere così tante persone ignorare i Vangeli e seguire la profezia
dell’ultimo veggente di turno, rattrista ascoltare tante prediche che parlano di
tutto, fuorché commentare la Parola solennemente proclamata, inquieta vedere
la Chiesa citata per le sue impopolari posizioni etiche e non leggerla mai quando,
fedele al mandato ricevuto dal Signore, proclama la Buona notizia.
All’inizio dell’estate la Parola riflette sulla Parola, per ricordarci che Dio non
si stanca di noi, che l’efficacia delle sue parole non sono determinate dalla
nostra capacità di ripeterle, ma di accoglierle.
Isaia, il terzo Isaia, parla allo scoraggiato popolo di Israele profugo in Babilonia.
Sono passati molti decenni dalle promesse di ritorno fatte dal profeta Ezechiele,
nessuno pensa seriamente che si possa tornare a Gerusalemme, ormai.
La profezia, allora, si alza con fermezza; la pioggia e la neve fecondano la terra
e tornano in cielo solo dopo avere compiuto la propria missione.
Così sarà della Parola di Dio.
Certo; i tempi di Dio non sono i nostri, ma l’efficacia delle sue promesse è indiscutibile.
Isaia invita anche noi, esiliati dal Regno di Dio, a non scoraggiarci in questi tempi
difficili, frustrati dalla pandemia, ma a perseverare nella lettura e nella meditazione
quotidiana del Vangelo.
Forse la Parola che studiamo e ascoltiamo, che approfondiamo e preghiamo,
al momento, non ci dice nulla.
Ma, credetemi, l’ho sperimentato cento volte, una Parola accolta nel cuore
torna alla mente quando meno ce lo aspettiamo.
È efficace la Parola di Dio, ma se non la conosciamo, se la ignoriamo,
se la lasciamo accanto alle tante, troppe parole umane, non può fecondare
il nostro cuore e portare frutto.
La parabola del seminatore è una delle pochissime ad essere spiegata
direttamente dal Signore.
Che ne parla in un momento non semplice della sua missione, in cui davvero
ha la triste impressione che le sue parole siano travisate o scordate.
È una parabola dai tratti cupi, problematici, davvero sembra che l’efficacia
della sua predicazione sia sconfitta dalle distrazioni, dalle preoccupazioni,
dall’opera dell’avversario.
Ma la cosa che stupisce è che, nonostante questo, il padrone getti il seme
con abbondanza.
Anche sulle pietre, anche fra i cespugli.
È la memoria della tecnica di semina dell’epoca in cui prima si gettava il seme
e dopo si mischiava alla zolla con l’aratro.
Ma quello che resta di questa immagine è l’ottimismo di Dio che continua a
seminare la sua Parola in questo mondo che ci soffoca di parole, tante, troppe,
che la relega a testimonianza di una religiosità arcaica e popolare, come se
fossero parole inutili, che fanno sorridere per la loro disarmante ingenuità.
No, la Parola non è affatto ingenua e continua a illuminare, anche se cade sulla pietra.
Non ditelo a me!
Quante volte ho visto crescere degli imponenti larici in cima ad un masso di
granito, quante volte ho assistito allo spettacolo emozionante delle radici che
letteralmente spaccano in due la pietra più compatta d’Europa!
Ha ragione il Maestro quando dice che spesso la Parola è portata via dal nemico.
Un esempio?
Quale vangelo abbiamo letto domenica scorsa?
Ci vuole ostinazione e costanza per ricordarci della Parola e qualche trucco da
discepoli navigati (io tengo il Vangelo del giorno sotto il cuscino!).
Ha ragione quando dice che, spesso, la Parola deve fare i conti con le
preoccupazioni e le ansie della vita.
Quante persone cadono dalle nuvole quando cerco di illuminare le loro scelte con
le parole del Signore e mi rispondono, candidamente, che la vita è un’altra cosa!
Ma, grazie al cielo, la Parola porta anche frutto, e in abbondanza.
Porta frutto in chi, leggendo la parabola, si è riconosciuto nei terreni duri e sassosi.
Porta frutto in chi, con sofferenza, deve ammettere che troppo spesso la Parola
ascoltata è rubata o soffocata dalla vita.
Perché il suo dolore manifesta il desiderio di custodirla, quella Parola, di farla
crescere.
E quel desiderio è il terreno giusto.
Anch’io amici, mi lamento a volte quando vengo apostrofato sul mio profilo per
quello che scrivo, pazienza, intanto, anche se da fastidio, comunque lo hai letto;
poi non si sa mai che possa succedere qualche conversione.
Buona Domenica con la mia semina, amici, a voi raccoglierla Fausto.



venerdì 10 luglio 2020

Il Vangelo del Sabato 11 Luglio 2020


Della 14° settimana del Tempo Ordinario.
San. Benedetto, abate, patrono d’Europa.
Prima lettura dal libro dei Proverbi (2,1-9)
Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole e custodirai in te i miei precetti,
tendendo il tuo orecchio alla sapienza, inclinando il tuo cuore alla prudenza,
se appunto invocherai l'intelligenza e rivolgerai la tua voce alla prudenza, se la
ricercherai come l'argento e per averla scaverai come per i tesori, allora
comprenderai il timore del Signore e troverai la conoscenza di Dio, perché
il Signore dà la sapienza, dalla sua bocca escono scienza e prudenza.
Egli riserva ai giusti il successo, è scudo a coloro che agiscono con rettitudine,
vegliando sui sentieri della giustizia e proteggendo le vie dei suoi fedeli.
Allora comprenderai l'equità e la giustizia, la rettitudine e tutte le vie del bene.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (19,27-29) anno pari.
In quel tempo, Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti
abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il
Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del
mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele.
Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o
campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Benedetto, Benedetto.
Di nome e di fatto!
Il suo desiderio di rifugiarsi nel Signore, lontano dal mondo, quel bisogno assoluto
di galleggiare sulle macerie di un mondo in disfacimento attingendo e rielaborando
precedenti esperienze di vita comunitaria fatte da altri, hanno “inventato” il
monachesimo occidentale.
La sua regola, a distanza di un millennio, risplende per il suo equilibrio e il suo
buon senso e ancora attira migliaia di uomini e donne a lasciare tutto per vivere
sotto la guida di un abate sulle strade della sequela di Cristo.
Benedetto ricorda alla nostra società e alla nostra Chiesa, troppo spesso ridotta ad
agenzia di servizi religiosi, la priorità dell’interiorità, della meditazione e della preghiera.
I monaci, ancora oggi, sono lì a dimostrare all’umanità che vale la pena vivere
dedicando ogni energia alla ricerca di Dio e all’ascolto della Parola.
Imitiamone il cammino nella condizione in cui viviamo facendoci
aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 9 luglio 2020

Il Vangelo del Venerdì 10 Luglio 2020


Della 14° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal libro  del profeta Osèa (14,2-10)
Torna dunque, Israele, al Signore, tuo Dio, poiché hai inciampato nella tua iniquità.
Preparate le parole da dire e tornate al Signore; ditegli: «Togli ogni iniquità, accetta
ciò è bene: non offerta di tori immolati, ma la lode delle nostre labbra.
Assur non ci salverà, non cavalcheremo più su cavalli, né chiameremo più "dio
nostro" l'opera delle nostre mani, poiché presso di te l'orfano trova misericordia».
«Io li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò profondamente, poiché la mia ira
si è allontanata da loro.
Sarò come rugiada per Israele; fiorirà come un giglio e metterà radici come un
albero del Libano, si spanderanno i suoi germogli e avrà la bellezza dell'olivo
e la fragranza del Libano.
Ritorneranno a sedersi alla mia ombra, faranno rivivere il grano, fioriranno
come le vigne, saranno famosi come il vino del Libano.
Che ho ancora in comune con gl'idoli, o Èfraim?
Io l'esaudisco e veglio su di lui; io sono come un cipresso sempre verde, il tuo
frutto è opera mia».
Chi è saggio comprenda queste cose, chi ha intelligenza le comprenda; poiché rette
sono le vie del Signore, i giusti camminano in esse, mentre i malvagi v'inciampano.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (10,16-23) anno pari.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Ecco: io vi mando come pecore in
mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi
flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori
e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte,
perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a
parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad
accusare i genitori e li uccideranno.
Sarete odiati da tutti a causa del mio nome.
Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un'altra; in verità io vi dico: non
avrete finito di percorrere le città di Israele, prima che venga il Figlio dell'uomo».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Viviamo tempi difficili e nubi scure si addensano all’orizzonte.
In questi ultimi decenni il cristianesimo ha preso il primo posto nella triste
classifica delle religioni maggiormente perseguitate nel mondo.
Ogni giorno centinaia di discepoli subiscono minacce e violenze, anche fisiche,
a causa del Vangelo.
In alcuni paesi, inoltre, il radicalismo islamico, che nulla ha a che vedere col
Corano!, fomenta l’odio che giunge ad uccidere coloro che invece il testo sacro
dell’Islam protegge.
In Europa, invece, assistiamo al bizzarro fenomeno del diffondersi di un laicismo
che giustifica ogni opinione; purché non sia cristiana!
La Chiesa continua ad essere accusata di miopia e di chiusura semplicemente
perché, democraticamente, esprime le proprie opinioni, poco gradite agli ambienti
radicali che ormai hanno in pugno l’opinione pubblica.
A noi, per ora, non succede di dover rischiare la vita nel testimoniare il Signore,
ma essere aggrediti verbalmente, come è successo a me, quello sì.
Gesù, però, l’aveva previsto; il discepolo non è più grande del Maestro e può
essere chiamato a dare la vita per il Vangelo.
Scuotiamoci dal nostro cristianesimo di poltrona e pantofole e sentiamoci in
profonda comunione con chi, ancora oggi, si professa cristiano rischiando la pelle,
attraverso l’aiuto della preghiera!
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 8 luglio 2020

Il Vangelo del Giovedì 9 Luglio 2020


Della 14° settimana del Tempo Ordinario.
SS. Agostino Zhao Rong, sacerdote, e compagni martiri.
Prima lettura dal libro del profeta Osèa (11,1-4.8c-9)
Così dice il Signore: «Quando Israele era fanciullo, io l'ho amato e dall'Egitto
ho chiamato mio figlio.
Ma più li chiamavo, più si allontanavano da me; immolavano vittime ai Baal,
agli idoli bruciavano incensi.
A Èfraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano, ma essi non
Compresero che avevo cura di loro.
Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d'amore, ero per loro come chi solleva
un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare.
Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione.
Non darò sfogo all'ardore della mia ira, non tornerò a distruggere Èfraim, perché
sono Dio e non uomo; sono il Santo in mezzo a te e non verrò da te nella mia ira».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (10,7-15) anno pari.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo
che il regno dei cieli è vicino.
Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio,
né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi
finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto.
Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna,
la vostra pace ritorni a voi.
Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da
quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi.
In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà
trattata meno duramente di quella città».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Siamo chiamati, dicevamo a predicare, durante il percorso, strada facendo senza timore.
Quindi a non fermarci, come se fossimo arrivati.
E senza aspettare di saperne di più, di essere dei Maestri, di essere e sentirci pronti.
Quando annunciamo il Vangelo siamo comunque in strada, viandanti con i viandanti,
cercatori con i cercatori.
A volte è proprio questa tensione verso la pienezza ciò che manca alla nostra Chiesa,
che troppe volte si propone come si già sapesse, come se già avesse concluso,
guardando dall’alto i poveracci che non credono o credono male.
Per essere testimoni credibili dobbiamo davvero essere in costante tensione ideale,
desiderando anche noi crescere nella conoscenza del Signore.
E quello che dobbiamo dire è ciò che abbiamo sentito ed accolto; il regno di Dio
si è avvicinato, si è fatto vicino, è accanto.
La conversione, allora, consiste nel girare lo sguardo e vedere ed accorgersi, e convertirsi.
È gratuito l’annuncio, non è fonte di guadagno, ed è onesto se fatto con il cuore.
Vi ho chiesto mai qualche cosa amici, per quello che ogni giorno metto
sul mio profilo per voi?
No, se non qualche preghiera, tutto qui, la Parola del Signore è gratuita.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 7 luglio 2020

Il Vangelo del Mercoledì 8 Luglio 2020


Della 14° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal secondo libro del profeta Osèa (10,1-3.7-8.12)
Vite rigogliosa era Israele, che dava sempre il suo frutto; ma più abbondante
era il suo frutto, più moltiplicava gli altari; più ricca era la terra, più belle
faceva le sue stele.
Il loro cuore è falso; orbene, sconteranno la pena!
Egli stesso demolirà i loro altari, distruggerà le loro stele.
Allora diranno: «Non abbiamo più re, perché non rispettiamo il Signore.
Ma anche il re, che cosa potrebbe fare per noi?».
Perirà Samarìa con il suo re, come un fuscello sull'acqua.
Le alture dell'iniquità, peccato d'Israele, saranno distrutte, spine e cardi cresceranno
sui loro altari; diranno ai monti: «Copriteci» e ai colli: «Cadete su di noi».
Seminate per voi secondo giustizia e mieterete secondo bontà; dissodatevi un
campo nuovo, perché è tempo di cercare il Signore, finché egli venga e diffonda
su di voi la giustizia.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (10,1-7)
In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli
spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo
fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo;
Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone
il Cananeo e Giuda l'Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e
non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute
della casa d'Israele.
Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
È l’evangelista Marco a redigere per primo quell’elenco.
Gesù che chiama a sé quelli che Egli volle per stare con Lui.
È l’iniziativa libera del Maestro che contraddice la prassi dei rabbini della sua
epoca; è Lui che chiama, non i discepoli che lo scelgono.
Ma a questa libera chiamata, iniziativa di Dio, corrisponde una libera risposta.
Questa è Chiesa; l’insieme di coloro che hanno accolto l’invito del Signore
a far parte del suo gruppo.
Non ci siamo scelti, è il Cristo che ci ha scelti e che ci ha chiesto e ci chiede
di restare con Lui, di dimostrare nella sua Parola, di portare il Vangelo e di
guarire gli indemoniati.
La Chiesa non è il club di coloro che si appassionano alle cose religiose,
ma l’esperienza faticosa, spesso, della compagnia di Dio agli uomini.
Vogliamo farne parte amici, di questa compagnia?
Benissimo, io ho formato un gruppo di amicizie, ed ogni giorno ci troviamo
per parlare con il Signore, attraverso la Parola del Vangelo, ed è molto gratificante
dialogare con tante persone, che come me, si sono innamorate a questa iniziativa,
se volete farne parte basta cliccare su “La Parola del Signore ogni giorno”.
Ed è questo di cui ho parlato pocanzi, non l’ho voluta io questa iniziativa,
ma è stato il Signore, attraverso diversi imput che ho ricevuto ed a persone
di Chiesa, che mi hanno spronato ad avviare questa iniziativa, ma soprattutto,
con l’aiuto della preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.