sabato 13 giugno 2020

Il Vangelo di Domenica 14 Giugno 2020


Della 11° Domenica del Tempo Ordinario.
Santissimo Corpo e Sangue di Cristo.
Prima lettura dal libro del Deuteronòmio (8,2-3.14b-16a)
Mosè parlò al popolo dicendo: «Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore,
tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto, per umiliarti
e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti
osservato o no i suoi comandi.
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna,
che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti
capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto
esce dalla bocca del Signore.
Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto,
dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e
spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz'acqua;
che ha fatto sgorgare per te l'acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti
ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (10,16-17)
Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse
comunione con il sangue di Cristo?
E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti
partecipiamo all'unico pane.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (6,51-58) anno A.
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.
Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia
carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui
darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del
Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò
nell'ultimo giorno.
Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così
anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono
i padri e morirono.
Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Una domenica per riflettere su chi è Dio.
Parliamone, allora.
Parliamo di quello che è successo anche se ora, con qualche titubanza,
con prudenza, distanziati e mascherati, il peggio sembra essere passato.
Per due mesi non abbiamo celebrato l’eucarestia.
È stata una sorta di lunga quaresima che è continuata nel tempo pasquale.
Non abbiamo celebrato il cuore dell’anno liturgico che è il Triduo pasquale.
Abbiamo assistito a messe in streaming, magari mentre facevamo le pulizie di casa.
Poi il dibattito acceso, a tratti eccessivamente acceso, sulla ripartenza, sul poter
celebrare nuovamente quell’Eucarestia senza cui, come dicevano i martiri di
Abitene, non possiamo vivere.
E riflessioni di liturgisti, teologi, pastoralisti, sulle condizioni minime affinché
quel gesto fosse davvero la cena del Signore.
Ma, soprattutto, quel lungo digiuno ha messo a fuoco inequivocabilmente due
aspetti dello stato di salute della nostra Chiesa italiana.
Uno positivo; l’eucarestia rimane il centro della nostra azione pastorale e ne
abbiamo sentito la mancanza con inattesa nostalgia, almeno si spera.
Niente a che vedere con le cerimonie come sono state definite dal nostro
Presidente del Consiglio (che tristezza).
Uno negativo; l’Eucarestia, nella realtà dei fatti di molte comunità, rimane
l’unica presenza del cristianesimo e i nostri bravi cristiani, tolta, quella,
sono affogati nella paura e nella solitudine della quarantena.
Parliamone, allora. Riflettiamo su quanto accaduto.
Una domenica per riflettere su cosa facciamo ogni Domenica.
Abbiamo bisogno di molto Spirito Santo per capire, per non banalizzare,
per lasciarci convertire. Molto.
Perché il cuore della presenza di Cristo, quella doppia mensa della Parola e
dell’Eucarestia, l’incontro gioioso col Risorto che faceva dire ai primi martiri
di Abitene; non possiamo non celebrare il giorno del Signore, l’inizio della
settimana, il pane del cammino, la cena del Signore ripetuta con fedeltà in
obbedienza dai primi secoli, oggi è diventata, quando va bene, stanca abitudine,
reiterata cerimonia, perdendo il senso dell’incontro con Dio, la consapevolezza
dell’immensa fortuna che abbiamo nell’avere in mezzo a noi la presenza stessa
del Signore che si fa pane spezzato e che si dona.
Cosa ci è successo?
Perché è così difficile partecipare ad una celebrazione in cui si respiri la fede?
Perché i nostri preti, invece di parlare della Parola, ci inondano di inutili parole
e di astratti concetti teologici, o giocano a fare gli intrattenitori simpaticoni?
Perché le persone che abbiamo intorno, troppo spesso, sono solo degli anonimi
spettatori con i quali non abbiamo nulla da spartire?
Oggi è giorno per tornare all’essenziale, per ridire la fede della Chiesa; noi
crediamo nella presenza di Cristo in mezzo alla sua comunità, nel segno
efficace dell’Eucarestia, nella Parola che riecheggia nei nostri cuori.
Un altro cibo è stato dato al popolo in fuga dall’Egitto.
Un cibo che non aveva più nulla a che vedere con le cipolle degli egiziani.
Un cibo inatteso e misterioso che il popolo riconosce come donato direttamente da Dio.
Abbiamo bisogno di nutrirci.
Di cibo, ovvio, ma anche di affetto, di luce, di senso, di felicità e di libertà.
E questo cibo manca; quante persone muoiono per inedia spirituale!
Si spengono interiormente!
Manca il cibo che ci permette di camminare, di capire il grande mistero che
resta l’esistenza di ognuno di noi!
È Dio che ci dona il pane del cammino verso la pienezza, verso l’eternità, verso la luce.
E noi ci hanno costretti in questo periodo a rimanerne senza e, rimanere senza Dio.
Perché è Dio che si fa pane.
Un pane capace di renderci uniti.
È una comunità vivace, quella di Corinto, ma anche molto rissosa.
Persone di carattere diverso, di condizione sociale diversa faticano, dopo avere
incontrato il Signore, a trovare sufficienti ragioni per costruire comunione.
Proprio come accade oggi, quando la Chiesa Italiana, troppo spesso, dà
l’impressione di un’appartenenza esteriore, di una crescente rissosità (politica,
anzitutto), di una contrapposizione fra esperienze diverse, fra entusiasti e
prudenti, fra conservatori ed innovatori.
Fatevi un giro su Internet o partecipate a un pranzo fra preti per accorgervi,
purtroppo, che anche fra cristiani si alzano i toni, si assegnano patentini di
ortodossia, si difendono papi o Concili, riti o leader carismatici.
E Paolo ha una felice intuizione; se ci frammentiamo così tanto, prendiamo
il frammento che ci unisce. Bravo Paolo.
Il pane spezzato riporta all’unità, all’essenziale, al centro.
Siamo cristiani perché Cristo ci ha chiamato, ci ha scelto.
La Chiesa non è il club dei bravi ragazzi che pregano Dio, ma la comunità
dei diversi radunati nell’unico.
L’Eucarestia, allora, diventa il catalizzatore dell’unità.
Nell’impegnativo discorso fatto da Gesù dopo la moltiplicazione dei pani in
Giovanni, Gesù parla esplicitamente della sua carne da mangiare e del
suo sangue da bere.
Discorso scandaloso, incomprensibile, che pure preannuncia il gesto che, da lì
a qualche tempo, compirà come ultimo dono fatto alla comunità.
In Israele la carne è segno della debolezza e della fragilità umana; non dobbiamo
scandalizzarci per la povertà delle nostre comunità, per la pochezza del Vangelo
così come viene vissuto dai cristiani.
Il Verbo si fa carne, si consegna alle mani di un povero prete.
In Israele il sangue porta la vita, è impensabile cibarsi di animali soffocati nel
proprio sangue.
Gesù chiede ai discepoli di condividere la sua stessa vita.
Ecco cos’è l’Eucarestia.
Non è un problema di lingua o di rito, ma di fede.
Certo; sarebbe cento volte meglio se le nostre assemblee fossero più accoglienti,
cantassero canti più belli e intonati, e se le nostre Chiese fossero davvero luoghi
ospitali che invitano ad alzare lo sguardo.
Ma è inutile illudersi; quello che ancora manca alle nostre liturgie è la certezza
che il Signore si rende presente.
Manca la fede purtroppo, quella vera.
Se solo sapessimo capire che alla Domenica, quando andiamo a Messa,
non è una cosa da fare per abitudine, ma un invito che il Signore ci fa per
far parte del suo convitto, siamo invitati alla sua mensa di nozze, le sue
nozze che fa con noi suoi figli.
Buona Domenica del Corpus Domini e buon Matrimonio con il Signore amici, Fausto.


venerdì 12 giugno 2020

Il Vangelo del Sabato 13 Giugno 2020


Della 10° settimana del Tempo Ordinario.
S. Antonio di Padova, sacerdote e dottore della Chiesa.
Prima lettura dal primo libro dei Re (19,19-21)
In quei giorni, Elìa, [disceso dal monte di Dio, l’Oreb] trovò Elisèo, figlio di Safat.
Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo.
Elìa, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello.
Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elìa, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre
e mia madre, poi ti seguirò».
Elìa disse: «Va’ e torna, perché sai che cosa ho fatto per te».
Allontanatosi da lui, Elisèo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo
dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse.
Quindi si alzò e seguì Elìa, entrando al suo servizio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (5,33-37) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete anche inteso che fu detto agli
antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”.
Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per
la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città
del grande Re.
Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco
o nero un solo capello.
Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”; “No, no”; il di più viene dal Maligno».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Quanto è difficile essere sinceri!
E quanto è impegnativo essere autentici nella nostra vita!
Il nostro mondo ci spinge sempre all’esterno, a dare un’immagine di noi
stessi modellata sui desideri delle persone e sulle convenzioni sociali.
Siamo così poco liberi di essere veramente noi stessi.
E poche persone vogliono veramente esserlo davvero.
Gesù chiede ai discepoli un atteggiamento di trasparenza, di assoluta verità,
un linguaggio che non sia arrogante ma che non ceda a compromessi, che
non sia opportunista.
Un linguaggio diretto e schietto, un linguaggio che affondi le sue radici nell’anima.
No, non abbiamo bisogno di giurare, siamo sufficientemente adulti per dire la
verità anche quando è scomoda, anche quando ci giudica.
Parlare chiaro non significa dare le perle ai porci, non significa che tutti devono
sapere tutto di noi.
Siamo sinceri sempre, ma non sempre diamo fiducia a chi non se lo merita.
Perché la fiducia è una cosa seria, a volte possiamo avere dei dubbi che solo
la preghiera ci può dissolvere.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 11 giugno 2020

Il Vangelo del Venerdì 12 Giugno 2020


Della 10° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal primo libro dei Re (19,9a.11-16)
In quei giorni, [Elìa, giunto al monte di Dio, l’Oreb,] entrò in una caverna per
passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore: « Esci e férmati
sul monte alla presenza del Signore».
Ed ecco che il Signore passò.
Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce
davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento.
Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.
Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco.
Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera.
Come l’udì, Elìa si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò
All’ingresso della caverna.
Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: «Che cosa fai qui, Elìa?».
Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché
gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari,
hanno ucciso di spada i tuoi profeti.
Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita».
Il Signore gli disse: «Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco;
giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram.
Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Elisèo, figlio
di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (5,27-32) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Non
commetterai adulterio”.
Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso
adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te:
ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo
corpo venga gettato nella Geènna.
E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te:
ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo
corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”.
Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione
illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata,
commette adulterio».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
È esigente Gesù, forse.
Quante volte ci avviciniamo alla fede come se Dio fosse l’Agenzia delle Entrate;
le tasse bisogna pur pagarle, ma meno se ne pagano e meglio è.
Negli affetti, ad esempio; qualche pensiero osceno non fa certo male, qualche
fantasia non procura danni, tanto poi resto fedele al mio coniuge.
Gesù propone un atteggiamento diverso; Dio ha voluto sin dall’inizio la coppia,
un uomo e una donna (per buona pace dei pro gay), che si amassero per tutta la
vita, compagni di viaggio verso la pienezza.
L’interpretazione riduttiva e maschilista del rapporto di coppia non è il sogno
di Dio, non è il progetto che Egli ha voluto.
Gesù ce lo ricorda, dicendo che vale la pena di sacrificare ogni cosa per perseguire
questo sogno, per realizzare questo progetto, ricordando all’uomo che, la donna,
non è un suo oggetto da trattare a suo piacimento, ma da amare di un amore vero.
Prendiamo sul serio le parole del Maestro; la fede può davvero illuminare e cambiare
radicalmente la nostra vita, anche quando si tratta della vita affettiva e di coppia.
Che bello poterlo dire in questi fragili tempi in cui si ha paura di amare!
Amiamo amici, fino all’inverosimile, perché, quando si arriva ad una certo età,
come sono arrivato io, se hai amato veramente, la tua anima sarà veramente
in pace, con te stesso e soprattutto con il Signore, se vi è difficile, fatevi
aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 10 giugno 2020

Il Vangelo del Giovedì 11 Giugno 2020


Della 10° settimana del Tempo Ordinario.
S. Bàrnaba, apostolo.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (11,21b-26;13,1-3)
In quei giorni, [in Antiòchia], un gran numero credette e si convertì al Signore.
Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono
Bàrnaba ad Antiòchia.
Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare,
con cuore risoluto, fedeli al Signore, da uomo virtuoso qual era e pieno di
Spirito Santo e di fede.
E una folla considerevole fu aggiunta al Signore.
Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo: lo trovò e lo condusse 
ad Antiòchia. Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente.
Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani.
C'erano nella Chiesa di Antiòchia profeti e maestri: Bàrnaba, Simeone detto Niger,
Lucio di Cirene, Manaèn, compagno d'infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo.
Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo
disse: «Riservate per me Bàrnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho chiamati».
Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (10,7-13) anno pari.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo
che il regno dei cieli è vicino.
Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio,
né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi
finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto.
Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne
è degna, la vostra pace ritorni a voi».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Barnaba, che celebriamo oggi, è una delle figure di riferimento della primitiva
comunità cristiana.
La sua storia coinvolge e commuove ancora; Barnaba è diventato discepolo,
ha venduto un campo per aiutare la comunità, è l’unico ad avere avuto il
coraggio di andare a cercare Saulo e a garantire per lui.
Lo ha accompagnato durante i suoi primi viaggi missionari e, soprattutto,
è passato alla storia per essere un grande incoraggiatore.
Figlio dell’esortazione, Barnaba ha saputo sostenere le neonate comunità cristiane
pagane guardate con parecchia diffidenza da Gerusalemme.
Di quanti “Barnaba” abbiamo bisogno, oggi.
Nella Chiesa, anzitutto, dove è frequente incontrare persone severe, censori
implacabili, spara sentenze che, in nome dell’ortodossia e della presunta tradizione
rilasciano patentini di cattolicità.
Perciò, imitiamo Barnaba, facciamo vedere al mondo che non abbiamo bisogno
di patentini per essere dei discepoli del Maestro, ma solo il fuoco nel nostro cuore,
innamorati del Risorto, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 9 giugno 2020

Il Vangelo del Mercoledì 10 Giugno 2020


Della 10° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal primo libro dei Re (18,20-39)
In quei giorni, [il re] Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti [di Baal]
sul monte Carmelo.
Elìa si accostò a tutto il popolo e disse: «Fino a quando salterete da una parte all'altra?
Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!».
Il popolo non gli rispose nulla.
Elìa disse ancora al popolo: «Io sono rimasto solo, come profeta del Signore,
mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta.
Ci vengano dati due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo
pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco.
Io preparerò l'altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco.
Invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore.
Il dio che risponderà col fuoco è Dio!».
Tutto il popolo rispose: «La proposta è buona!».
Elìa disse ai profeti di Baal: «Sceglietevi il giovenco e fate voi per primi, perché voi
siete più numerosi. Invocate il nome del vostro dio, ma senza appiccare il fuoco».
Quelli presero il giovenco che spettava loro, lo prepararono e invocarono il nome
di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: «Baal, rispondici!».
Ma non vi fu voce, né chi rispondesse.
Quelli continuavano a saltellare da una parte all'altra intorno all'altare che avevano eretto.
Venuto mezzogiorno, Elìa cominciò a beffarsi di loro dicendo: «Gridate a gran voce,
perché è un dio!
È occupato, è in affari o è in viaggio; forse dorme, ma si sveglierà».
Gridarono a gran voce e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade
e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue.
Passato il mezzogiorno, quelli ancora agirono da profeti fino al momento dell'offerta
del sacrificio, ma non vi fu né voce né risposta né un segno d'attenzione.
Elìa disse a tutto il popolo: «Avvicinatevi a me!».
Tutto il popolo si avvicinò a lui e riparò l'altare del Signore che era stato demolito.
Elìa prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, al quale
era stata rivolta questa parola del Signore: «Israele sarà il tuo nome».
Con le pietre eresse un altare nel nome del Signore; scavò intorno all'altare un
canaletto, della capacità di circa due sea di seme.
Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna.
Quindi disse: «Riempite quattro anfore d'acqua e versatele sull'olocausto e sulla legna!».
Ed essi lo fecero.
Egli disse: «Fatelo di nuovo!».
Ed essi ripeterono il gesto.
Disse ancora: «Fatelo per la terza volta!».
Lo fecero per la terza volta.
L'acqua scorreva intorno all'altare; anche il canaletto si riempì d'acqua.
Al momento dell'offerta del sacrificio si avvicinò il profeta Elìa e disse: «Signore,
Dio di Abramo, di Isacco e d'Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io
sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola.
Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore,
sei Dio e che converti il loro cuore!».
Cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere,
prosciugando l'acqua del canaletto.
A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: «Il Signore è Dio!
Il Signore è Dio!».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (5,17-19) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad
abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo
iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri
a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli.
Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
In questo brano, Matteo solleva il problema del rapporto tra Gesù e la Legge,
tra il Vangelo e le norme morali.
La frase “avete inteso che fu detto; io invece vi dico”, che scandisce come un
ritornello questa pagina del Vangelo, potrebbe indurre a pensare che si riferisca
ad una sorta di abolizione della Legge.
Ma Gesù fin dall’inizio chiarisce: “Non sono venuto ad abolire, ma a compiere”.
Ed è proprio il “compimento” della Legge il centro di questo brano evangelico.
E il compimento è l’amore.
Siate perfetti come perfetto è il vostro Padre che è nei cieli; dice Gesù ai discepoli.
Egli stesso è il completamento della Parola di Dio, che risuona sulla terra sin
dal tempo di Abramo.
Gesù, infatti, non cancella le disposizioni date da Dio, semmai le esalta nel loro
senso più pieno; non cambia, infatti, neppure uno “iota” (la lettera più piccola
dell’alfabeto ebraico), perché nessuna parola della Scrittura va disattesa, anche
la più piccola.
Il discepolo, seguendo il Maestro, deve anche lui portare a compimento nella
vita di ogni giorno quanto è scritto nella Bibbia.
Certo amici, io non sono perfetto, ma cerco nelle mie possibilità a portare a
compimento il dono che il Signore, tanto tempo fa mi ha fatto “mia moglie”,
ed ora, che purtroppo, a causa della sua malattia non riesce più a darmi quello
che mi dava quando stava bene, io con amore la accudisco e le faccio sentire
tutto l’amore che ho ancora per lei, non è facile credetemi, e solo la
preghiera mi sta aiutando.    
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.