sabato 28 marzo 2020

Il Vangelo di Domenica 29 Marzo 2020


Della 5° Domenica di Quaresima.
Prima lettura dal libro del profeta Ezechièle (37,12-14)
Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle
vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d'Israele.
Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò
uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio.
Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra.
Saprete che io sono il Signore.
L'ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,8-11)
Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento
che lo Spirito di Dio abita in voi.
Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito
è vita per la giustizia.
E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui
che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali
per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (11,1-45) anno A.
In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta
sua sorella, era malato.
Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con
i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato.
Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è
per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato».
Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro.
Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava.
Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».
I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu
ci vai di nuovo?».
Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno?
Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo;
ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s'è addormentato;
ma io vado a svegliarlo».
Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà».
Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del
riposo del sonno.
Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per
voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!».
Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche
noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro.
Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano
venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello.
Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece
stava seduta in casa.
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!
Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».
Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà».
Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno».
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore,
vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno.
Credi questo?».
Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui
che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le
disse: «Il Maestro è qui e ti chiama».
Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio,
ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro.
Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in
fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi
dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».
Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con
lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?».
Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!».
Gesù scoppiò in pianto.
Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!».
Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche
far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era
una grotta e contro di essa era posta una pietra.
Disse Gesù: «Togliete la pietra!».
Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì
da quattro giorni».
Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?».
Tolsero dunque la pietra.
Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato.
Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno,
perché credano che tu mi hai mandato».
Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».
Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario.
Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva
compiuto, credettero in lui.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
È splendido, Dio.
Disseta l’anima, ridona luce alla nostra cecità.
La Quaresima è il tempo in cui riscoprire l’essenziale della fede, entrando nel
deserto delle nostre giornate ingombre di cose da fare, ed ora, però, con l’incubo
del coronavirus e sigillati in casa.
Un tempo per lasciare che l’anima ci raggiunga e, quanto tempo abbiamo.
E oggi, alla fine di questo breve percorso, troviamo un Vangelo da brividi,
il racconto di un’amicizia travolta dalla morte e dalla disperazione.
È lì, a Betania, il piccolo villaggio che sorge sul monte degli ulivi, nel declivio
opposto a quello che sovrasta Gerusalemme, che Gesù volentieri si rifugia,
in casa di questi tre suoi coetanei, Lazzaro, Marta e Maria, per ritrovare un
pò del clima famigliare di casa.
Per fuggire dalla Gerusalemme che uccide i profeti.
Che bello pensare che anche Dio ha bisogno di una famiglia.
Che bello fare della nostra vita una piccola Betania, in particolar modo,
ora che siamo chiusi in casa!
E in questo contesto che avviene il dramma; Lazzaro si ammala e muore,
e Gesù non c’è.
Come succede anche a noi, a volte, e davanti alla malattia e alla morte di
una persona che amiamo, scopriamo che Gesù è distante.
La resurrezione di Lazzaro è posta poco prima della Passione di Gesù.
È l’ultimo e il più clamoroso dei segni, quello che determina la decisione,
da parte del Sinedrio, della pericolosità di Gesù e la necessità di un suo
immediato arresto, senza indugiare ulteriormente; come in questo momento
di crisi e di terrore, quante persone le sento incolpare il Signore per questo
virus; (poi noi diamo la colpa a Giuda, forse per pulirci la coscienza;
ma questa è un’altra cosa).
Come se Giovanni volesse dirci che la vita di Lazzaro determina la morte di Gesù.
Immagine di uno scambio che, da lì a poco, sarà per ogni uomo.
La vicenda di Lazzaro, allora, è la vicenda di ognuno di noi.
Gesù ci disseta.
Gesù ci dona luce.
Gesù dona la sua vita per me, per te e, per tutti noi.
Nello straordinario e complesso racconto giovanneo, esiste un passaggio
che voglio sottolineare.
Quando Marta e Maria, sorelle di Lazzaro, abituate ad accogliere il Signore
nella loro casa a Betania, sanno della presenza di Gesù, escono di casa,
disperate, si affidano all’amico e Maestro.
Il racconto è un crescendo di emozioni, di testimonianze di fede delle sorelle,
ma anche di umanissimo sconforto e pena.
Quando Gesù vede la disperazione delle sorelle e della folla, resta turbato,
e scoppia in pianto.
All’inizio del Vangelo a Giovanni e Andrea, discepoli del Battista, che, su
indicazione del profeta, lo avevano seguito e gli chiedevano dove abitasse,
Gesù aveva risposto “venite e vedrete” (Gv 1,39).
Ora è Gesù che si fa discepolo, che è invitato ad andare.
Come se, fino ad allora, non avesse visto fino in fondo quanto dolore provoca la morte.
Come se fino ad allora Dio non avesse ancora capito quanto male ci fa la morte,
quanto sconforto porta con sé il lutto.
Come se Dio non sapesse.
Come se Dio imparasse cos’è il dolore.
Dio piange, davvero.
E quel pianto ci lascia interdetti.
Quel pianto ci sconcerta, ci scuote, ci smuove.
Dio, ora, sa finalmente cos’è il dolore.
Fra poche ore andrà fino in fondo, portando su di sé tutto il dolore del mondo.
Dio e il dolore si incontrano.
Non è bastato che Dio diventasse uomo per condividere con noi la vita.
Ha voluto imparare a soffrire, per redimere ogni pena.
Ci basta? Veramente non lo so.
Davanti ad un Dio che condivide, non sempre il nostro cuore si convince, si converte.
Come coloro che vedono il pianto di Gesù.
Alcuni notano l’amore di Gesù per Lazzaro, la sua compassione.
Altri, cinicamente, obiettano, come facciamo noi; Lui, che ha aperto gli occhi al cieco,
non poteva anche far sì che costui non morisse? Ipocriti!
In queste parole abbiamo tutta la contraddizione dell’essere umano.
Preferiamo un Dio che condivide il nostro dolore o un Dio che ci evita il dolore?
Bella domanda amici, ma io preferisco un Dio che condivide il mio dolore,
perché, dal dolore, ho imparato cos’è l’amore e, soprattutto, riesco a capire
quanto stia soffrendo una persona che incontro e ho così, l’opportunità di
offrirgli la mia comprensione ed il mio aiuto, Santa Domenica di clausura, Fausto. 


venerdì 27 marzo 2020

Il Vangelo del Sabato 28 Marzo 2020


Della 4° settimana di Quaresima.
Prima lettura dal libro del profeta Geremìa (11,18-20)
Il Signore me lo ha manifestato e io l'ho saputo; mi ha fatto vedere i loro intrighi.
E io, come un agnello mansueto che viene portato al macello, non sapevo che
tramavano contro di me, e dicevano: «Abbattiamo l'albero nel suo pieno vigore,
strappiamolo dalla terra dei viventi; nessuno ricordi più il suo nome».
Signore degli eserciti, giusto giudice, che provi il cuore e la mente, possa io
vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (7,40-53) anno pari.
In quel tempo, all'udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui
è davvero il profeta!».
Altri dicevano: «Costui è il Cristo!».
Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea?
Non dice la Scrittura: "Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio
di Davide, verrà il Cristo"?».
E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.
Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui.
Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero
loro: «Perché non lo avete condotto qui?».
Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!».
Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi?
Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei?
Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro,
disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di
sapere ciò che fa?».
Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea?
Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!».
E ciascuno tornò a casa sua.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Il Sinedrio è diviso sul giudizio da esprimere su Gesù.
Ognuno se ne torna a casa sua, con la propria idea, senza mettersi in discussione,
chi ha già deciso che Gesù è un impostore non cambierà opinione su di Lui.
Fingerà, troverà delle ragioni a sostegno della propria tesi, ma non cambierà idea.
Come è bello, invece, incontrare persone che cambiano idea!
Che ammettono di avere sbagliato, che ascoltano e ragionano prima di
prendere una decisione!
Ancora oggi, purtroppo, molti sono atei a prescindere.
O credenti, a prescindere.
Per abitudine, per noia, senza interrogarsi, arroccati sulle proprie posizioni,
pro e contro.
Ma a chi ha il coraggio di ascoltare nel profondo, Gesù spalanca nuovi orizzonti.
Se riusciamo a togliere la benda che ci impedisce di vedere, la verità si fa chiara
e si impone lentamente ma inesorabilmente.
Che dire allora, amici, a me l’hanno levata la benda, anche se a dir la verità,
io volevo tenerla per comodità, ma ora mi chiamo fortunato e contento dei nuovi
orizzonti che mi si sono aperti davanti agli occhi e, continuo a pregare il Signore
per ringraziarlo. 
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 26 marzo 2020

Il Vangelo del Venerdì 27 Marzo 2020


Della 4° settimana di Quaresima.
Prima lettura dal libro della Sapienza (2,1a.12-22)
Dicono [gli empi] fra loro sragionando: «Tendiamo insidie al giusto, che per
noi è d'incomodo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe contro
la legge e ci rinfaccia le trasgressioni contro l'educazione ricevuta.
Proclama di possedere la conoscenza di Dio e chiama se stesso figlio del Signore.
È diventato per noi una condanna dei nostri pensieri; ci è insopportabile solo
al vederlo, perché la sua vita non è come quella degli altri, e del tutto diverse
sono le sue strade.
Siamo stati considerati da lui moneta falsa, e si tiene lontano dalle nostre
vie come da cose impure.
Proclama beata la sorte finale dei giusti e si vanta di avere Dio per padre.
Vediamo se le sue parole sono vere, consideriamo ciò che gli accadrà alla fine.
Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto e lo libererà dalle
mani dei suoi avversari.
Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, per conoscere la sua mitezza
e saggiare il suo spirito di sopportazione.
Condanniamolo a una morte infamante, perché, secondo le sue parole,
il soccorso gli verrà».
Hanno pensato così, ma si sono sbagliati; la loro malizia li ha accecati.
Non conoscono i misteriosi segreti di Dio, non sperano ricompensa per
la rettitudine né credono a un premio per una vita irreprensibile.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (7,1-2.10.25-30) anno pari.
In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più
percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne.
Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente,
ma quasi  di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere?
Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla.
I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo?
Ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete
e sapete di dove sono.
Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero,
e voi non lo conoscete.
Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercarono allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui,
perché non era ancora giunta la sua ora.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Molti sono scettici rispetto al fatto che Gesù sia Dio.
Sostengono che sono stati i discepoli a divinizzarlo e che Gesù fosse solo
un buon uomo che ha avuto fortuna.
I Vangeli testimoniano che la ragione principale per cui Gesù è stato ucciso è
proprio la sua presunzione di chiamare Dio come Padre, facendosi uguale a Dio.
Noi crediamo (almeno si spera), che Gesù è il Figlio di Dio, lo professiamo
manifestazione del Padre.
Perciò non dobbiamo più cercare altrove le risposte; Gesù ci ha definitivamente
manifestato chi è veramente Dio.
Non un despota capriccioso o indifferente che si fa gli affari suoi dall’altro
della sua potenza, ma un Padre che ha a cuore i suoi figli, che li accudisce.
Oggi Gesù dice che credere che Lui è il rivelatore del Padre ci dona la vita
eterna, cioè una vita piena che è già iniziata, una vita intensa e colma di senso
che non avrà mai fine.
Conoscere il Dio di Gesù ci fa passare dalla morte alla pienezza di vita,
ma se abbiamo dei dubbi, facciamoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 25 marzo 2020

Il Vangelo del Giovedì 26 Marzo 2020


Della 4° settimana di Quaresima.
Prima lettura dal libro dell’Esodo (32,7-14)
In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va', scendi, perché il tuo popolo,
che hai fatto uscire dalla terra d'Egitto, si è pervertito.
Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato!
Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostràti dinanzi, gli
hanno offerto sacrifici e hanno detto: Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti
ha fatto uscire dalla terra d'Egitto».
Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un
popolo dalla dura cervìce.
Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori.
Di te invece farò una grande nazione».
Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si
accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra
d'Egitto con grande forza e con mano potente?
Perché dovranno dire gli Egiziani: Con malizia li ha fatti uscire, per farli
perire tra le montagne e farli sparire dalla terra?
Desisti dall'ardore della tua ira e abbandona il proposito di fare del male
al tuo popolo.
Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato
per te stesso e hai detto: Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle
del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti
e la possederanno per sempre».
Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (5,31-47) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Se fossi io a testimoniare di me stesso,
la mia testimonianza non sarebbe vera.
C'è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli
dà di me è vera.
Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza
alla verità.
Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati.
Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete
voluto rallegrarvi alla sua luce.
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che
il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo,
testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.
E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me.
Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e
la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio
esse che danno testimonianza di me.
Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini.
Ma vi conosco: non avete in voi l'amore di Dio.
Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro
venisse nel proprio nome, lo accogliereste.
E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate
la gloria che viene dall'unico Dio?
Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi
accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza.
Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me.
Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù afferma di essere il definitivo rivelatore del Padre, i farisei e i sadducei
non gli credono e lo aggrediscono con veemenza, Gesù tenta un’ultima difesa,
indica tre testimoni che sostengono la sua relazione col Padre, la sua vera
identità; il Battista, le opere che compie, cioè i miracoli, e la Scrittura
che parla di Lui.
Anche noi, per riconoscere la vera identità di Gesù, compiamo lo stesso percorso;
arriviamo a Lui attraverso la testimonianza di qualche discepolo, riconoscendo
la sua presenza nella nostra vita; meditando (come sto facendo ogni giorno),
la Parola che colma il nostro cuore.
Certo; riconoscere che Gesù è Dio non è frutto di un ragionamento, ma una
professione di fede, un abbandonarsi ragionevole alla testimonianza di chi ha
riconosciuto in Lui il sorriso definitivo di Dio.
I suoi avversari non possono riconoscerlo, sono troppo attenti all’immagine
che hanno di loro stessi, prendono gloria gli uni dagli altri, non vogliono
perdere la faccia riconoscendo un Messia totalmente diverso da quello
che ci si aspettava.
E noi, amici?
Non è sempre facile anche per noi, per me il cammino è stato lungo e faticoso,
ma attraverso la preghiera ci sono riuscito.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 24 marzo 2020

Il Vangelo del Mercoledì 25 Marzo 2020


Della 4° settimana di Quaresima.
Annunciazione del Signore.
Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (7,10-14;8,10c)
In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore,
tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall'alto».
Ma Acaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore».
Allora Isaìa disse: «Ascoltate, casa di Davide!
Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio?
Pertanto il Signore stesso vi darà un segno.
Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele,
perché Dio è con noi».
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla lettera agli Ebrei (10,4-10)
Fratelli, è impossibile che il sangue di tori e di capri elimini i peccati.
Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: «Tu non hai voluto né sacrificio
né offerta, un corpo invece mi hai preparato.
Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato.
Allora ho detto: "Ecco, io vengo-poiché di me sta scritto nel rotolo del libro-per
fare, o Dio, la tua volontà"».
Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte,
né olocausti né sacrifici per il peccato», cose che vengono offerte secondo la
Legge, soggiunge: «Ecco, io vengo a fare la tua volontà».
Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo.
Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell'offerta del
corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38) anno pari.
In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea,
chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di
Davide, di nome Giuseppe.
La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un
saluto come questo.
L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il
trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo
regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?».
Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo
ti coprirà con la sua ombra.
Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco,
Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio
e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
E l'angelo si allontanò da lei.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
L’incontro fra il principe degli angeli e una ragazzina adolescente figlia del
popolo mette i brividi.
Con quanta dignità Maria sostiene il dialogo, chiedendo spiegazioni,
mostrando disponibilità.
Non si spaventa di fronte al mistero, la ragazzina di Nazareth, sa che in
quel momento tutta la storia è nelle sue piccole mani.
Anche noi, oggi, come Maria, possiamo mettere la nostra vita nelle mani
di Dio, per diventare, porta d’ingresso per Dio nel mondo.
Attraverso di noi, attraverso la nostra disponibilità, il nostro sorriso, la nostra
pazienza, la nostra capacità di perdonare e di chiedere scusa, il Signore entra
nel mondo e incontra gli uomini che cercano pace.
Lasciamoci fare al Signore, come Maria seppe fare e anche noi vedremo
grandi cose, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 23 marzo 2020

Il Vangelo del Martedì 24 Marzo 2020


Della 4° settimana di Quaresima.
Prima lettura dal libro del profeta Ezechèle (47,1-9.12)
In quei giorni [l'angelo] mi condusse all'ingresso del tempio [del Signore] e vidi
che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del
tempio era verso oriente.
Quell'acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell'altare.
Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all'esterno, fino alla
porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l'acqua scaturiva dal lato destro.
Quell'uomo avanzò verso oriente e con una cordicella in mano misurò mille cùbiti,
poi mi fece attraversare quell'acqua: mi giungeva alla caviglia.
Misurò altri mille cùbiti, poi mi fece attraversare quell'acqua: mi giungeva al ginocchio.
Misurò altri mille cùbiti, poi mi fece attraversare l'acqua: mi giungeva ai fianchi.
Ne misurò altri mille: era un torrente che non potevo attraversare, perché le acque
erano cresciute; erano acque navigabili, un torrente che non si poteva passare a guado.
Allora egli mi disse: «Hai visto, figlio dell'uomo?».
Poi mi fece ritornare sulla sponda del torrente; voltandomi, vidi che sulla sponda
del torrente vi era una grandissima quantità di alberi da una parte e dall'altra.
Mi disse: «Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell'Aràba
ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque.
Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà 
abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà
il torrente tutto rivivrà.
Lungo il torrente, su una riva e sull'altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui
foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno,
perché le loro acque sgorgano dal santuario.
I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (5,1-16) anno pari.
Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in
ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero
di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato.
Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così,
gli disse: «Vuoi guarire?».
Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina
quando l'acqua si agita.
Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me».
Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina».
E all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato.
Dissero dunque i Giudei all'uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti
è lecito portare la tua barella».
Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi la tua
barella e cammina"».
Gli domandarono allora: «Chi è l'uomo che ti ha detto: "Prendi e cammina?"».
Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era
allontanato perché vi era folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito!
Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio».
Quell'uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo.
Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Vuoi guarire?
Che domanda idiota!
Che provocazione, qui e altrove!
Ovvio che vogliamo guarire!
Ne siete proprio sicuri?
Gesù, ponendo questa sconcertante domanda al paralitico della porta di Beztatà,
ci pone davanti alle nostre responsabilità.
Per il paralitico, abituato a mendicare per tutta la sua vita, guarire significa
cambiare radicalmente, e non necessariamente in meglio.
Come il cieco nato può essere accusato di avere ingannato tutti fino ad allora,
guarire significa imparare in età adulta un lavoro, rimboccarsi le maniche.
No, non è affatto scontato voler guarire.
Quante volte coltiviamo inconsciamente il nostro dolore che, in qualche modo,
ci dona un’identità, suscita commiserazione e attenzione da parte degli altri.
Voler guarire è un affare impegnativo, che ci riguarda, che ci obbliga a conversione,
e non sempre ne siamo entusiasti, ma se ci facciamo aiutare dalla preghiera, forse
riusciamo a diventare adulti nella fede.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.