sabato 14 marzo 2020

Il Vangelo di Domenica 15 Marzo 2020


Della 3° Domenica di Quaresima.
Prima lettura dal libro dell’Esodo (17,3-7)
In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo
mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall'Egitto per
far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?».
Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo?
Ancora un poco e mi lapideranno!».
Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni
anziani d'Israele.
Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va'!
Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull'Oreb; tu batterai sulla roccia:
ne uscirà acqua e il popolo berrà».
Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d'Israele.
E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché
misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (5,1-2.5-8)
Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore
nostro Gesù Cristo.
Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l'accesso a questa grazia
nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri
cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi.
Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe
morire per una persona buona.
Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo
ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (4,5-42) anno A.
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina
al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era un
pozzo di Giacobbe.
Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo.
Era circa mezzogiorno.
Giunge una donna samaritana ad attingere acqua.
Le dice Gesù: «Dammi da bere».
I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi.
Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da
bere a me, che sono una donna samaritana?».
I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice:
Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva».
Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da
dove prendi dunque quest'acqua viva?
Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne
bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi
berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno.
Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che
zampilla per la vita eterna». «Signore-gli dice la donna-, dammi quest'acqua,
perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».
Le dice: «Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui».
Gli risponde la donna: «Io non ho marito».
Le dice Gesù: «Hai detto bene: Io non ho marito.
Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo
hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta!
I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a
Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a
Gerusalemme adorerete il Padre.
Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché
la salvezza viene dai Giudei.
Ma viene l'ora-ed è questa-in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito
e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano.
Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando
egli verrà, ci annuncerà ogni cosa».
Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse
con una donna.
Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?».
La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite
a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto.
Che sia lui il Cristo?».
Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo
pregavano: «Rabbì, mangia».
Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete».
E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno gli ha forse portato
da mangiare?».
Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato
e compiere la sua opera.
Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura?
Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano
per la mietitura.
Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi
semina gioisca insieme a chi miete.
In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l'altro miete.
Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato
e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna,
che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto».
E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed
egli rimase là due giorni.
Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più
per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito
e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
L’immagine è zero, la sete è tutto. Ascolta la tua sete.
Così recitava un’efficace slogan pubblicitario di una nota bevanda gassata,
qualche anno fa.
Copiando il vangelo, ovvio. E senza diritti d’autore.
La sete è tutto e tremenda.
Lo sa bene chi ha acqua una volta a settimana, nelle proprie case, o chi affronta
cinque piani di scale per portare in casa qualche litro d’acqua in bottiglia.
La sete è tutto; lo sa bene chi abita nei paesi caldi o, chi sale in alta montagna
e ha bisogno di molti liquidi per reidratarsi.
La sete è tutto, quella materiale, fatta d’acqua, l’oro del futuro che sarà l’origine
dei nuovi conflitti fra i popoli, certo, ma anche la sete del cuore, quella che
ti inaridisce la vita, se non incontriamo nulla che possa dissetare il bisogno
di felicità che portiamo nel cuore.
Non ditelo alla Samaritana.
Non ditelo a Dio. Ha sete, Dio.
Stanco, siede al pozzo di Giacobbe, a Sicar, nell’ora più calda della giornata,
nella brulla Samaria.
Ha sete d’acqua, ma, molto di più, ha sete della fede della donna che viene a
prendere acqua in quell’ora improbabile, per non essere vista dai suoi concittadini.
Dio è stanco.
Stanco di cercare un uomo che lo fugge.
Stanco di cercare un uomo che si disseta ad acqua salata, che crede di sapere,
che vaga cercando risposte.
Che muore di sete a pochi metri dalla sorgente chiara e limpida.
È stanco, Dio.
Ma non importa; aspetta la donna, simbolo della Samaria, terra di mezzo, residuo
della gloria del Regno del Nord di Israele, raso al suolo dagli Assiri nel 722 e,
da allora, diventato terra meticcia, dalle molte fedi.
Il Dio dei confini si spinge nella difficile terra dei samaritani, rischiando la vita,
pur di riconquistare la sposa. Riottosa.
Da quando in qua un maschio ebreo rivolge la parola ad una donna samaritana?
La durezza e la diffidenza della samaritana si spiegano per due ragioni storiche
ed una personale; c’è odio fra ebrei e samaritani, una lunga storia fatta di dispetti
e di diffidenza; una donna, poi, non è autorizzata a parlare in pubblico e, infine,
lei non ha voglia di ricevere ulteriori attenzioni da un maschio.
Pensa, la donna, che quest’uomo la stia abbordando.
Ha perfettamente ragione; lo Sposo vuole riconquistare la sposa ferita.
Lo sa, Gesù, e insiste, con delicatezza, proponendo un dialogo che è un
capolavoro di pedagogia.
Lui non è solo un maschio ebreo, dice, è uno che la può dissetare nel profondo.
La donna, diffidente, chiede lumi, e li riceve.
Sì, questo straniero si propone come qualcuno che nasconde un segreto.
L’ambiguità fra l’acqua di fonte e l’acqua interiore permane; Gesù giunge
a dire che invece dell’acqua stagnante può donare acqua di sorgente, anzi,
che la donna può diventare essa stessa una sorgente. Folle. O vero?
Bene, è fatta, la donna chiede l’acqua che disseta.
E Gesù, bruscamente, cambia discorso; torna con tuo marito.
Non ha marito, la donna, vive una vita affettiva frammentata; ha avuto
cinque mariti.
In Israele solo l’uomo può divorziare; questa donna è stata abbandonata quattro volte.
Non è un moralista, il Signore; vuole portare questa donna a capire che ha
cercato di dissetarsi all’acqua salata di un’affettività possessiva ed illusoria,
di rapporti inautentici e frettolosi.
Come facciamo anche noi e questo mondo idiota che pensa che l’amore sia
una merce di scambio, una panacea alle solitudini, una scorciatoia.
Se l’amore non proviene e porta a Dio, spesso diventa un idolo che lo sostituisce.
È scossa, la donna; lo Sposo le chiede ragione del suo tradimento.
E fugge. La butta sul religioso!
Quante volte mi è successo!
Davanti alla fede, preferiamo discutere di religione.
E Gesù ci sta, la asseconda.
No, non è Garizim il luogo dove adorare Dio.
E forse nemmeno Gerusalemme.
Dio va adorato nello spirito e in verità.
Domanda ingenua, quella della Samaritana; il tempio dei samaritani era stato
raso al suolo dagli ebrei un secolo prima.
E, comunque, lei, pubblica peccatrice, non avrebbe potuto mettervi piede.
E Gesù la rassicura; Dio la sta cercando ovunque, anche se non può fare la comunione.
Vacilla, la donna.
Chi è questo maschio ebreo che le promette il dono della felicità, che le offre
rispetto, che esige autenticità assoluta?
La risposta gliela dà Gesù stesso. Io sono. Jahwé.
La brocca resta a terra, vuota.
Il cuore, invece, è pieno.
La pubblica peccatrice, la ragazza fragile, la donna facile, ora corre dalle
persone che fuggiva e il suo limite diventa occasione di annuncio; c’è uno
che mi ha letto la vita, che sia lui il Messia?
I samaritani sono straniti; che dice questa poco di buono?
Vanno, e vedono.
E credono; anche i nostri limiti diventano occasione di annuncio!
Non serve essere dei sapiente, amici, per credere ed annunciare che
Cristo Gesù è Dio, serve solo essere riusciti a riceve amore dal Signore.
Ed in questa Domenica senza Eucaristia per colpa del coronavirus, almeno
cerchiamo di dissetare la nostra sete con il Vangelo, al momento è l’unica
cosa che possiamo avere.
Santa Domenica amanti del Signore, Fausto.

venerdì 13 marzo 2020

Il Vangelo del Sabato 14 Marzo 2020


Della 2° settimana di Quaresima.
Prima lettura dal libro del profeta Michèa (7,14-15.18-20)
Pasci il tuo popolo con la tua verga, il gregge della tua eredità, che sta solitario nella
foresta tra fertili campagne; pascolino in Basan e in Gàlaad come nei tempi antichi.
Come quando sei uscito dalla terra d'Egitto, mostraci cose prodigiose.
Quale dio è come te, che toglie l'iniquità e perdona il peccato al resto della sua eredità?
Egli non serba per sempre la sua ira, ma si compiace di manifestare il suo amore.
Egli tornerà ad avere pietà di noi, calpesterà le nostre colpe.
Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati.
Conserverai a Giacobbe la tua fedeltà, ad Abramo il tuo amore, come hai giurato
ai nostri padri fin dai tempi antichi.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (15,1-3.11-32) anno pari.
In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.
I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli.
Il più giovane dei due disse al padre: Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta.
Ed egli divise tra loro le sue sostanze.
Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un
paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli
cominciò a trovarsi nel bisogno.
Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo
mandò nei suoi campi a pascolare i porci.
Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno
gli dava nulla.
Allora ritornò in sé e disse: Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza
e io qui muoio di fame!
Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti
a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio.
Trattami come uno dei tuoi salariati.
Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro,
gli si gettò al collo e lo baciò.
Il figlio gli disse: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più
degno di essere chiamato tuo figlio.
Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo
indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi.
Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché
questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.
E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi.
Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei
servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo.
Quello gli rispose: Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello
grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo.
Egli si indignò, e non voleva entrare.
Suo padre allora uscì a supplicarlo.
Ma egli rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai
disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far
festa con i miei amici.
Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze
con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso.
Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo;
ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed
è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
È un padre prodigo, il Dio di Gesù, che accetta di essere messo in discussione
dai due figli irrequieti che di lui hanno una pessima idea.
Dal fratello minore che pensa di essere soffocato nella casa paterna, di non avere
libertà, icona dei tanti che pensano che Dio sia un ostacolo alla loro felicità.
Padre messo in discussione dal fratello maggiore che pensa di essere a servizio
di un padrone avaro e che non capisce la sua logica, icona dei tanti che credono
per dovere, che di Dio hanno un’idea piccina come sono loro.
Il padre, invece, è così diverso.
Lascia partire il figlio senza fargli violenza, senza ricattarlo, sperando che
stando lontano, forse cambierà idea.
Osserva da lontano l’orizzonte sperando di rivederlo, gli corre incontro
(cosa sconveniente), non gli chiede ragione delle sue scelte.
Esce per rendere ragione al fratello maggiore sperando di convincerlo.
Che Dio un Dio così, amici, ho avuto anch’io un’esperienza del genere e, so cosa
vuol dire aspettare una chiamata, giorno e notte, ti sembra che la testa possa
scoppiare, ma fortunatamente la preghiera mi ha aiutato.
Di questa parabola ho una meditazione, che ho fatto quando mi ero trovato in
questa esperienza tremenda, ma purtroppo, è troppo lunga e forse vi annoierebbe,
perciò, accontentatevi di questa.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 12 marzo 2020

Il Vangelo del Venerdì 13 Marzo 2020


Della 2° settimana di Quaresima.
Prima lettura dal libro della Gènesi (37,3-4.12-13a.17b-28)
Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto in
vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica con maniche lunghe.
I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli,
lo odiavano e non riuscivano a parlargli amichevolmente.
I suoi fratelli erano andati a pascolare il gregge del loro padre a Sichem.
Israele disse a Giuseppe: «Sai che i tuoi fratelli sono al pascolo a Sichem?
Vieni, ti voglio mandare da loro».
Allora Giuseppe ripartì in cerca dei suoi fratelli e li trovò a Dotan.
Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro, complottarono
contro di lui per farlo morire.
Si dissero l’un l’altro: «Eccolo! È arrivato il signore dei sogni! Orsù,
uccidiamolo e gettiamolo in una cisterna!
Poi diremo: “Una bestia feroce l’ha divorato!”.
Così vedremo che ne sarà dei suoi sogni!».
Ma Ruben sentì e, volendo salvarlo dalle loro mani, disse: «Non togliamogli la vita».
Poi disse loro: «Non spargete il sangue, gettatelo in questa cisterna che è nel
deserto, ma non colpitelo con la vostra mano»: egli intendeva salvarlo dalle
loro mani e ricondurlo a suo padre.
Quando Giuseppe fu arrivato presso i suoi fratelli, essi lo spogliarono della sua
tunica, quella tunica con le maniche lunghe che egli indossava, lo afferrarono
e lo gettarono nella cisterna: era una cisterna vuota, senz’acqua.
Poi sedettero per prendere cibo.
Quand’ecco, alzando gli occhi, videro arrivare una carovana di Ismaeliti
provenienti da Gàlaad, con i cammelli carichi di rèsina, balsamo e làudano,
che andavano a portare in Egitto.
Allora Giuda disse ai fratelli: «Che guadagno c’è a uccidere il nostro fratello
e a coprire il suo sangue?
Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di lui, perché
è nostro fratello e nostra carne».
I suoi fratelli gli diedero ascolto.
Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero Giuseppe
dalla cisterna e per venti sicli d’argento vendettero Giuseppe agli Ismaeliti.
Così Giuseppe fu condotto in Egitto.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (21,33-43.45-46) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate
un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna.
La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre.
La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini
a ritirare il raccolto.
Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero,
un altro lo lapidarono.
Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”.
Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede.
Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”.
Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la
vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i
costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto
dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che
ne produca i frutti».
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro.
Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Non sa che fare, il Signore Gesù.
Ha raccontato il vero volto di Dio, ha accompagnato le sue parole con
gesti profetici ed eclatanti, con una commovente coerenza.
Ma non è servito; una crescente ostilità sta mettendo in discussione ogni sua
parola, ogni sua scelta.
La rinata classe sacerdotale e i devoti del tempo, lo contrastano perché non
amano mettersi in discussione.
La tensione nei confronti del Nazareno cresce, giorno per giorno, fino a far
presagire una tragica fine come, purtroppo, avverrà.
Non si aspettava una tale reazione il Maestro, e si interroga su cosa fare.
Prende in prestito la tragica parabola della vigna, che il suo uditorio conosce
bene, e chiede loro un consiglio; cosa deve fare il padrone?
Stolti! Non si accorgono che proprio di loro e della loro durezza sta parlando,
che sono proprio loro i vignaioli che non riconoscono né i servi, né il figlio.
Attenzione amici, è facile fare come loro, anche noi a volte, non siamo in grado
di riconoscere il Signore, perciò, facciamoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 11 marzo 2020

Il Vangelo del Giovedì 12 Marzo 2020


D
ella 2° settimana di Quaresima.
Prima lettura dal libro del profeta Geremìa (17,5-10)
Così dice il Signore: «Maledetto l'uomo che confida nell'uomo, e pone nella
carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore.
Sarà come un tamerisco nella steppa; non vedrà venire il bene, dimorerà in
luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.
Benedetto l'uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia.
È come un albero piantato lungo un corso d'acqua, verso la corrente stende
le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi,
nell'anno della siccità non si dà pena, non smette di produrre frutti.
Niente è più infido del cuore e difficilmente guarisce!
Chi lo può conoscere?
Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori, per dare a ciascuno secondo
la sua condotta, secondo il frutto delle sue azioni».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (16,19-31) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C'era un uomo ricco, che indossava
vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti.
Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso
di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che
venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo.
Morì anche il ricco e fu sepolto.
Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo,
e Lazzaro accanto a lui.
Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro
a intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro
terribilmente in questa fiamma.
Ma Abramo rispose: Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi
beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece
sei in mezzo ai tormenti.
Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui
vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi.
E quello replicò: Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio
padre, perché ho cinque fratelli.
Li ammonisca severamente, perché non vengano anch'essi in questo
luogo di tormento.
Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro.
E lui replicò: No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro,
si convertiranno.
Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi
neanche se uno risorgesse dai morti».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
In tutte le parabole che racconta Gesù, mai un protagonista è chiamato
per nome, solo una volta, qui.
Dio conosce per nome Lazzaro, mentre non ha nome il ricco gaudente (questo
il significato di “epulone”) che passa la sua vita facendo i suoi affari, non
provando per il mendicante che muore alla sua porta la pietà che, pure,
gli riconoscono i cani inteneriti dalla sua condizione.
Non si dice che sia particolarmente malvagio, il ricco, è solo indifferente,
distratto dalle sue molte attività; ha creato un abisso fra sé e il resto del mondo
un abisso che purtroppo gli impedisce, in vita e in morte, di raggiungere Dio.
Abramo, che stringe a sé il povero Lazzaro, è sinceramente dispiaciuto di non
potere accogliere il ricco, l’abisso da lui creato è incolmabile anche per Dio.
Non facciamo come il ricco epulone, anche noi amici, per non trovarci come
lui, ma piuttosto, lasciamoci aiutare dal Signore per rimanere accorti e premurosi
verso chi è in difficoltà e nella sofferenza, facendoci aiutare dalla preghiera.
Ed ora con questa epidemia, rimaniamo in casa a pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 10 marzo 2020

Il Vangelo del Mercoledì 11 Marzo 2020


Della 2° settimana di Quaresima.
Prima lettura dal libro del profeta Geremìa (18,18-20)
[I nemici del profeta] dissero: «Venite e tramiamo insidie contro Geremìa,
perché la legge non verrà meno ai sacerdoti, né il consiglio ai saggi né la
parola ai profeti.
Venite, ostacoliamolo quando parla, non badiamo a tutte le sue parole».
Prestami ascolto, Signore, e odi la voce di chi è in lite con me.
Si rende forse male per bene?
Hanno scavato per me una fossa.
Ricòrdati quando mi presentavo a te, per parlare in loro favore,
per stornare da loro la tua ira.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (20,17-28) anno pari.
In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici
discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme
e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo
condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso
e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».
Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò
per chiedergli qualcosa.
Egli le disse: «Che cosa vuoi?».
Gli rispose: «Di' che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno
alla tua sinistra nel tuo regno».
Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete.
Potete bere il calice che io sto per bere?».
Gli dicono: «Lo possiamo».
Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia
sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli.
Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni
dòminano su di esse e i capi le opprimono.
Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro
servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo.
Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire
e dare la propria vita in riscatto per molti».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù si sta avvicinando a Gerusalemme e, per la terza volta, ora più lungamente
che nelle altre, confida ai discepoli quello che lo attende; il dramma della morte,
ma poi verrà la risurrezione.
I discepoli, come spesso accade anche a noi, non lo stanno a sentire, oppure
pensano esageri.
E, comunque, di fronte al dramma che Gesù sta vivendo, non sanno fare altro che
accampare ambizioni e privilegi, mostrando qual è la loro vera preoccupazione.
Egli pensa alla morte, loro e noi con loro, pensiamo al nostro posto.
Gesù va verso la croce e loro, con noi, pensiamo ai “troni di gloria”.
Infatti, quel che fa la madre dei figli di Zebedeo, è un po’ quello che vorremmo tutti.
E Gesù ci dice: “Non sapete quel che chiedete”.
E ancora una volta con grande pazienza, Gesù torna ad ammaestrarci indicandoci
la via che dobbiamo seguire.
La via è quella del servizio, della disponibilità, come Lui è venuto a fare su
questo mondo.
Riusciamo a capirlo, i discepoli hanno fatto tanta fatica; e noi?
Certamente, se hanno faticato loro, per noi sarà peggio, perciò, per riuscirci,
facciamoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.