domenica 9 febbraio 2020

Il Vangelo del Lunedì 10 Febbraio 2020

Della 5° settimana del Tempo Ordinario.
S. Scolastica, vergine.
Prima lettura dal primo libro dei Re (8,1-7.9-13)
In quei giorni, Salomone convocò presso di sé in assemblea a Gerusalemme
gli anziani d’Israele, tutti i capitribù, i prìncipi dei casati degli Israeliti, per fare
salire l’arca dell’alleanza del Signore dalla Città di Davide, cioè da Sion.
Si radunarono presso il re Salomone tutti gli Israeliti nel mese di Etanìm,
cioè il settimo mese, durante la festa.
Quando furono giunti tutti gli anziani d’Israele, i sacerdoti sollevarono l’arca
e fecero salire l’arca del Signore, con la tenda del convegno e con tutti gli oggetti
sacri che erano nella tenda; li facevano salire i sacerdoti e i levìti.
Il re Salomone e tutta la comunità d’Israele, convenuta presso di lui, immolavano
davanti all’arca pecore e giovenchi, che non si potevano contare né si potevano
calcolare per la quantità.
 I sacerdoti introdussero l’arca dell’alleanza del Signore al suo posto nel sacrario
del tempio, nel Santo dei Santi, sotto le ali dei cherubini.
Difatti i cherubini stendevano le ali sul luogo dell’arca; i cherubini, cioè,
proteggevano l’arca e le sue stanghe dall’alto.
Nell’arca non c’era nulla se non le due tavole di pietra, che vi aveva deposto
Mosè sull’Oreb, dove il Signore aveva concluso l’alleanza con gli Israeliti
quando uscirono dalla terra d’Egitto.
Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario, la nube riempì il tempio del Signore,
e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube,
perché la gloria del Signore riempiva il tempio del Signore.
Allora Salomone disse: «Il Signore ha deciso di abitare nella nube oscura.
Ho voluto costruirti una casa eccelsa, un luogo per la tua dimora in eterno».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (6,53-56) anno pari.
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra,
giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione,
cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze
e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo
toccavano venivano salvati.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Alla gente basta toccare il lembo del mantello di Gesù per sperimentare la sua
forza di guarigione.
Certo, non è ancora fede piena, ma intanto Gesù vuole dimostrare che quelle
guarigioni sono segno di un messaggio più grande.
Esse sono infatti simbolo di una salvezza molto più profonda, che non tocca
solo il corpo, ma anzitutto lo spirito; il Messia è colui che porta la guarigione
dal peccato, che è l’unica vera malattia mortale da cui guardarsi con attenzione.
La gente, però, non capisce e chiede una salvezza a buon mercato, immediata.
Quando Dio non esaudisce certe nostre richieste, è perché vuole che noi
capiamo che anche le malattie servono per comprendere più in profondità
il suo amore e la sua grazia.
Non sarà facile per nessuno e, solo la preghiera ci può aiutare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 8 febbraio 2020

Il Vangelo di Domenica 9 Febbraio 2020

Della 5° Domenica del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (58,7-10)
Così dice il Signore: «Non consiste forse [il digiuno che voglio] nel dividere
il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire
uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti?
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà.
Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”.
Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio,
se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà
fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio».
Parola di Dio.
2° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (2,1-5)
Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero
di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza.
Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo,
e Cristo crocifisso.
 Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione.
La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi
di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché
la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (5,13-16) anno A.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra;
ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?
A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra
un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul
candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre
opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Sono assolutamente d’accordo con voi.
Che stridore leggere le parole sulle beatitudini in queste settimane in cui
passiamo il tempo a spiare dal buco della serratura.
Che disagio farlo in un momento in cui tutti danno il peggio.
Dobbiamo forse rassegnarci e lasciar perdere?
Tenere la fede chiusa in una scatoletta da tirare fuori la domenica e il resto
della settimana “si salvi chi può”?
Ha senso, davvero, realisticamente, tenere nel cuore una pagina come quella
delle beatitudini e cercare di orientare la propria vita alla luce di quella Parola?
Domande spinose, certo.
Domande che si sono posti anche i primi cristiani, che hanno fatto i conti con
la fatica della quotidianità, con le incomprensioni della comunità nascente,
schiacciati fra una religiosità tradizionale totalizzante (l’ebraismo) o ininfluente
(la religione romana tradizionale) e una vita sociale e politica aggressiva e decadente.
Proprio come oggi.
Gesù vive le beatitudini che proclama.
E ci svela il volto di un Dio diverso dalle nostre paure, e di un uomo che
è all’opposto di ciò che vorremmo.
Se il mondo esalta i belli, i forti, gli arroganti, gli spregiudicati, i falsi, gli ambiziosi,
Dio ci svela che un cuore mite, sincero, fiducioso, pronto a portare le conseguenze
delle proprie azioni costruisce una nuova umanità.
Gesù, dicevamo, non esalta la sfortuna, ma proclama beati coloro che piangono
e i poveri e i perseguitati, perché proprio a loro Dio destina il suo messaggio e,
come diceva magnificamente Dostoiewskj, nella sofferenza la verità si fa più chiara.
Beati noi, se cerchiamo di imitare le scelte del Signore.
Beati noi, se non ci spaventiamo di quello che accade, beati noi se non ci lasciamo
prendere dallo sconforto perché il mare che attraversiamo è agitato e ci manca la fede.
Ma davanti alla perplessità, alla fatica di vivere questa pagina Gesù, invece di
abbassare il tiro, lo alza.
Non mette dei bemolle, non cerca compromessi.
Alza la posta in gioco; se il sale perde il sapore, con che cosa lo possiamo salare?
La fede insaporisce la vita, il Vangelo è un pizzico di sale che dona sapore a tutto il resto.
È vero; chi fra noi ha fatto esperienza della bellezza di Dio sa che la sua vita è
cambiata, che è stata illuminata dalla Parola, che vede sè e gli altri in maniera
diversa, che possiede una chiave di lettura della storia, della grande Storia e della
propria, piccola storia, innovativa; il mondo non è un susseguirsi di eventi violenti ed
inesplicabili, ma la manifestazione del grande progetto d’amore che Dio ha sull’umanità.
Ma, ammonisce Gesù, il terribile rischio è che il sale prenda umidità.
Ero molto piccolo ma l’aneddoto me lo ricordo bene.
Durante la crisi di Cuba, quando la Russia portò dei missili sull’isola e l’America instaurò
un blocco navale, per quattordici giorni il mondo fu sull’orlo della guerra nucleare.
Il nonno di un mio amico, che ben si ricordava quanto aveva patito negli anni della
guerra, prese il suo motocarro e corse a comperare una decina di quintali di sale,
che rimasero in soffitta fino a quasi tutti gli anni novanta.
Per lui l’assenza del sale era stata una sofferenza inaudita, e non voleva ripeterla.
È prezioso il sale; non per niente era dato come paga ai soldati romani, il salario, appunto.
Abbiamo ricevuto sale, sapore dal Vangelo.
Ma siamo anche chiamati, dice il Signore, a diventare sale.
La sensazione, però, è che siamo diventati insipidi.
Non c’è bisogno di molto sale per insaporire una pietanza, non abbiamo bisogno
di folle di cristiani per insaporire la società.
Non necessitiamo di molti cristiani, ma di cristiani che amino molto e che credano
in ciò che dicono.
Il dramma del nostro tempo, in occidente, è proprio quello di sperimentare un
cristianesimo senza Cristo, di una religione senza fede, di un culto senza celebrazione.
Dobbiamo pagare un prezzo alto ad un cristianesimo culturale e sociale che ancora
permea la nostra società, ma che non è più sufficiente a creare discepoli.
Un cristianesimo che si riduce ad abitudine, a tradizione, a etica, a solidarietà,
ma che non dona più sapore alla vita.
Luce sotto lo sgabello siamo diventati, timorosi di essere trasparenza di Dio,
attenti a proporci con un cristianesimo “politicamente corretto” con tutti
i distinguo e le precisazioni.
Ci vergogniamo, troppo spesso, di essere appartenenti ad una Chiesa che
presta il fianco a facili critiche ed ironie, purtroppo.
Io ne so qualche cosa amici, perciò, non vergogniamoci di essere cristiani,
ma parliamo apertamente del Signore Gesù, che ci ama, nonostante tutto.
Teniamo sempre una scorta di sale amici, che se manca sono disastri,
Santa Domenica e che sia veramente saporita, Fausto.

venerdì 7 febbraio 2020

Il Vangelo del Sabato 8 Febbraio 2020

Della 4° settimana del Tempo Ordinario.
S. Giuseppina Bakhita, vergine.
Prima lettura dal libro dei Re (3,4-13)
In quei giorni, Salomone andò a Gàbaon per offrirvi sacrifici, perché ivi sorgeva
l’altura più grande. Su quell’altare Salomone offrì mille olocausti.
A Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte.
Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda».
Salomone disse: «Tu hai trattato il tuo servo Davide, mio padre, con grande
amore, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e
con cuore retto verso di te.
Tu gli hai conservato questo grande amore e gli hai dato un figlio che siede
sul suo trono, come avviene oggi.
Ora, Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre.
Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi.
Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per
quantità non si può calcolare né contare.
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo
popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo
tuo popolo così numeroso?».
Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa.
Dio gli disse: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te
molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei
tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco,
faccio secondo le tue parole.
Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te
né sorgerà dopo di te.
Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come
a nessun altro fra i re, per tutta la tua vita».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (6,30-34) anno pari.
In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello
che avevano fatto e quello che avevano insegnato.
Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un pò».
Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il
tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte.
Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi
e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché
erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Il Signore è attento alla salute dei suoi discepoli, al sovraccarico di lavoro che
può svuotarli, è attento a che abbiano del tempo per riposarsi, per stare con Lui,
per riprendere in mano la propria interiorità.
È attento e offre ristoro, uno spazio di silenzio e di interiorità che può consolare
e riempire, dare la forza di ricominciare.
E non perde le staffe quando vede la gente che già lo aspetta dall’altra parte del
lago, perché sa che sono talmente assetati di Parola e di speranza da seguire
chiunque li aiuti ad avere una Parola e una speranza.
E penso ai tanti che si sentono senza un pastore, che hanno accanto solo persone
che li usano, che non si occupano mai di loro.
Per loro, per noi, il Signore si propone come l’unico che consola, perciò,
il nostro compito è solo quello di pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 6 febbraio 2020

Il Vangelo del Venerdì 7 Febbraio 2020\

Della 4° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal libro del Siràcide (47,2-13)
Come dal sacrificio di comunione si preleva il grasso, così Davide fu scelto
tra i figli d’Israele.
Egli scherzò con leoni come con capretti, con gli orsi come con agnelli.
Nella sua giovinezza non ha forse ucciso il gigante e cancellato l’ignominia dal popolo,
alzando la mano con la pietra nella fionda e abbattendo la tracotanza di Golìa?
Egli aveva invocato il Signore, l’Altissimo, che concesse alla sua destra la forza
di eliminare un potente guerriero e innalzare la potenza del suo popolo.
Così lo esaltarono per i suoi diecimila, lo lodarono nelle benedizioni del
Signore offrendogli un diadema di gloria.
Egli infatti sterminò i nemici all’intorno e annientò i Filistei, suoi avversari;
distrusse la loro potenza fino ad oggi.
In ogni sua opera celebrò il Santo, l’Altissimo, con parole di lode; cantò inni
a lui con tutto il suo cuore e amò colui che lo aveva creato.
Introdusse musici davanti all’altare e con i loro suoni rese dolci le melodie.
Conferì splendore alle feste, abbellì i giorni festivi fino alla perfezione, facendo
lodare il nome santo del Signore ed echeggiare fin dal mattino il santuario.
Il Signore perdonò i suoi peccati, innalzò la sua potenza per sempre, gli
concesse un’alleanza regale e un trono di gloria in Israele.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (6,14-29) anno pari.
In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome
era diventato famoso.
Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere
di fare prodigi».
Altri invece dicevano: «È Elìa».
Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti».
Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto
decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in
prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata.
Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello».
Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode
temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo
restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto
per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea.
Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali.
Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò».
E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà
del mio regno».
Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?».
Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista».
E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia
adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle
opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni.
La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede
alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre.
I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere
e lo posero in un sepolcro.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
È inquieto, Erode, e fa bene ad esserlo.
Il fantasma del Battista lo tiene sveglio, non riesce a capacitarsi della fama che
ancora attornia Giovanni il profeta, l’aveva anche ascoltato volentieri, quel folle
che abitava il deserto e si negava il cibo e ogni comodità.
Lo ascoltava volentieri Giovanni, fino al giorno maledetto in cui si era trovato
messo all’angolo dall’astuzia e dalla perfidia di una donna rancorosa ce non
aveva mai digerito la severità con cui il Battista l’aveva accusata di fronte ai sudditi.
E così il grande Battista è stato sacrificato all’altare dell’apparenza e della sensualità.
Storia tritata e ritritata, di bambini viziati mai cresciuti, di passioni pericolose,
di verità annegate nel sangue.
Eppure, oggi, Erode lo ricordiamo solo per avere ucciso il più grande dei profeti,
suo oscuro suddito.
Logica strabiliante di Dio, ma, attenzione, anche oggi succedono queste cose inquiete,
chi ti parla di Dio è un nemico da annientare, da mettere in difficoltà.
Perciò, preghiamo per quanti sputano sulla vera fede nel Signore, facendoci aiutare
dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 5 febbraio 2020

Il Vangelo del Giovedì 6 Febbraio 2020


Della 4° settimana del Tempo Ordinario.
SS. Paolo Miki e compagni, martiri.
Prima lettura dal libro dei Re (2,1-4.10-12)
I giorni di Davide si erano avvicinati alla morte, ed egli ordinò a Salomone,
suo figlio: «Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra.
Tu sii forte e móstrati uomo.
Osserva la legge del Signore, tuo Dio, procedendo nelle sue vie ed eseguendo
le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e le sue istruzioni, come sta scritto
nella legge di Mosè, perché tu riesca in tutto quello che farai e dovunque ti
volgerai, perché il Signore compia la promessa che mi ha fatto dicendo: “Se i
tuoi figli nella loro condotta si cureranno di camminare davanti a me con fedeltà,
con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima, non ti sarà tolto un discendente
dal trono d’Israele”».
Davide si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide.
La durata del regno di Davide su Israele fu di quarant’anni: a Ebron regnò
sette anni e a Gerusalemme regnò trentatré anni.
Salomone sedette sul trono di Davide, suo padre, e il suo regno si consolidò molto.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13) anno pari.
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava
loro potere sugli spiriti impuri.
E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane,
né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì.
Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e
scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni,
ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Solo un bastone ci è concesso, è l’unico strumento ammesso per l’annuncio.
Un bastone cui appoggiarsi quando si è stanchi, per difendersi quando qualche
cane randagio digrigna i denti e ci abbaia contro, un bastone d’appoggio per
aiutarsi quando si guada un torrente.
Solo un bastone ci è concesso, e un paio di sandali.
E una tunica.
Non si diventa professionisti dell’annuncio, non esiste una divisa d’ordinanza.
Solo poche cose ci sono necessarie; non è attraverso i grandi palazzi e le
organizzazioni che salviamo il mondo e se una qualche struttura ci deve stare
è tollerata solo per potere essere indipendente dalle pressioni del mondo.
Guai se diventano peso che ci trascina in fondo, guai se la struttura soffoca
lo Spirito, ne limita il battito d’ala.
Solo un bastone ci è concesso; ma il Signore per me ha fatto un’eccezione,
mi ha concesso una matita ed un notes, una tastiera per scrivere
e la preghiera per illuminarmi, tutto qui, amici.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


martedì 4 febbraio 2020

Il Vangelo del Mercoledì 5 Febbraio 2020


Della 4° settimana del Tempo Ordinario.
S. Agata, vergine e martire.
Prima lettura dal secondo libro di Samuèle (24,2.9-17)
In quei giorni, il re Davide disse a Ioab, capo dell’esercito a lui affidato: «Percorri tutte le
tribù d’Israele, da Dan fino a Bersabea, e fate il censimento del popolo, perché io
conosca il numero della popolazione».
Ioab consegnò al re il totale del censimento del popolo: c’erano in Israele ottocentomila
uomini abili in grado di maneggiare la spada; in Giuda cinquecentomila.
Ma dopo che ebbe contato il popolo, il cuore di Davide gli fece sentire il rimorso ed egli
disse al Signore: «Ho peccato molto per quanto ho fatto; ti prego, Signore, togli la colpa
del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza».
Al mattino, quando Davide si alzò, fu rivolta questa parola del Signore al profeta Gad,
veggente di Davide: «Va’ a riferire a Davide: Così dice il Signore: “Io ti propongo tre
cose: scegline una e quella ti farò”».
Gad venne dunque a Davide, gli riferì questo e disse: «Vuoi che vengano sette anni di
carestia nella tua terra o tre mesi di fuga davanti al nemico che ti insegue o tre giorni
di peste nella tua terra?
Ora rifletti e vedi che cosa io debba riferire a chi mi ha mandato».
Davide rispose a Gad: «Sono in grande angustia!
Ebbene, cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande,
ma che io non cada nelle mani degli uomini!».
Così il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan
a Bersabea morirono tra il popolo settantamila persone.
E quando l’angelo ebbe stesa la mano su Gerusalemme per devastarla, il Signore si pentì
di quel male e disse all’angelo devastatore del popolo: «Ora basta! Ritira la mano!».
L’angelo del Signore si trovava presso l’aia di Araunà, il Gebuseo.
Davide, vedendo l’angelo che colpiva il popolo, disse al Signore: «Io ho peccato, io ho
agito male; ma queste pecore che hanno fatto?
La tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre!».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (6,1-6) anno pari.
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga.
E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose?
E che sapienza è quella che gli è stata data?
E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?
 Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses,
di Giuda e di Simone?
E le sue sorelle, non stanno qui da noi?».
Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria,
tra i suoi parenti e in casa sua».
E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani
a pochi malati e li guarì.
E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
È un rincorrersi di meraviglie e di stupori il Vangelo di oggi.
Si meraviglia la folla per l’eloquenza di Gesù.
Si meravigliano alcuni concittadini perché Gesù, il figlio di Giuseppe, fa il
predicatore senza averne il patentino, (come se servisse, per parlare del Signore).
Si meraviglia il Signore della loro incredulità.
Nella vita ci possiamo stupire per cose positive, per eventi che ci cambiano
l’orizzonte, per alcune scoperte, come la fede, che ci mettono letteralmente la ali.
Ma, purtroppo, ci possiamo anche stupire per le cose negative, infarciti dai
nostri pregiudizi religiosi.
Gesù non è sufficientemente qualificato per dire le cose che stupiscono.
E invece di guardare la luna, gli sciocchi di sempre guardano il dito che la indica.
Stupiamoci, oggi, per le tante cose belle che ci circondano e che riconosciamo
come immenso segno della bontà di Dio.
E che Dio non abbia a stupirsi, oggi, della nostra incredulità, della nostra poca fede.
Speriamo di no amici, se abbiamo qualche perplessità, facciamoci
aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.