mercoledì 29 gennaio 2020

Il Vangelo del Giovedì 30 Gennaio 2020


Della 3° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal secondo libro di Samuèle (7,18-19.24-29)
Dopo che Natan gli ebbe parlato, il re Davide andò a presentarsi davanti al
Signore e disse: «Chi sono io, Signore Dio, e che cos’è la mia casa, perché tu
mi abbia condotto fin qui?
E questo è parso ancora poca cosa ai tuoi occhi, Signore Dio: tu hai parlato
anche della casa del tuo servo per un lontano avvenire: e questa è legge per
l’uomo, Signore Dio!
Hai stabilito il tuo popolo Israele come popolo tuo per sempre, e tu, Signore,
sei diventato Dio per loro.
Ora, Signore Dio, la parola che hai pronunciato sul tuo servo e sulla sua casa
confermala per sempre e fa’ come hai detto.
Il tuo nome sia magnificato per sempre così: “Il Signore degli eserciti è il
Dio d’Israele!”.
La casa del tuo servo Davide sia dunque stabile davanti a te!
Poiché tu, Signore degli eserciti, Dio d’Israele, hai rivelato questo al tuo servo
e gli hai detto: “Io ti edificherò una casa!”.
Perciò il tuo servo ha trovato l’ardire di rivolgerti questa preghiera.
Ora, Signore Dio, tu sei Dio, le tue parole sono verità.
Hai fatto al tuo servo queste belle promesse.
Dégnati dunque di benedire ora la casa del tuo servo, perché sia sempre
dinanzi a te!
Poiché tu, Signore Dio, hai parlato e per la tua benedizione la casa del tuo
servo è benedetta per sempre!».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (4,21-25) anno pari.
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: "Viene forse la lampada per essere
messa sotto il moggio o sotto il letto?
O non invece per essere messa sul candelabro?
Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di
nascosto che non debba essere messo in luce.
Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!".
Diceva loro: "Fate attenzione a quello che ascoltate.
Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più.
Perchè a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha".
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Ci è stato donato tanto perché ciò che ci è stato donato lo possiamo condividere
con i tanti che oggi incontreremo e che non conoscono il volto del Dio di Gesù Cristo.
La lampada che arde nel nostro cuore va posta sopra il lucerniere della nostra vita,
non sotto lo sgabello.
Non dobbiamo ritagliare uno spazio alla fede quasi che questa debba occupare
solo alcuni aspetti della vita, ma l’incontro con Dio, inesorabilmente, contagia
ogni angolo della nostra vita, anche e soprattutto quegli aspetti più oscuri, più
torbidi, che spesso teniamo lontano dall’influenza divina.
E se la nostra vita si lascia tutta illuminare dalla Parola, allora anche chi ci sta
accanto se ne accorge; per la qualità della nostra vita, per la serietà del nostro
impegno, per il buonumore perdurante fondato sulla speranza in Cristo,
non sul bioritmo, quello lasciamolo a Facebook.
Perciò, amici, lasciamoci illuminare dalla Parola del Signore Gesù, aiutandoci
con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


martedì 28 gennaio 2020

Il Vangelo del Mercoledì 29 Gennaio 2020


Della 3° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal secondo libro di Samuèle (7,4-17)
In quei giorni, fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo
Davide: Così dice il Signore: “Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti?
Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele dall’Egitto
fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda, in un padiglione.
Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme con tutti gli Israeliti, ho forse
mai detto ad alcuno dei giudici d'Israele, a cui avevo comandato di pascere il mio
popolo Israele: Perché non mi avete edificato una casa di cedro?”.
Ora dunque dirai al mio servo Davide: Così dice il Signore degli eserciti: “Io ti
ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio
popolo Israele.
Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti
a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra.
Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non
tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in
cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele.
Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa.
Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò
un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno.
Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo regno
per sempre. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio.
Se farà il male, lo colpirò con verga d’uomo e con percosse di figli d’uomo,
ma non ritirerò da lui il mio amore, come l’ho ritirato da Saul, che ho rimosso
di fronte a te.
La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono
sarà reso stabile per sempre”».
Natan parlò a Davide secondo tutte queste parole e secondo tutta questa visione.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (4,1-20) anno pari.
In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare.
Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca,
si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate.
Ecco, il seminatore uscì a seminare.
Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono.
Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito
germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata
e, non avendo radici, seccò.
Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto.
Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero
il trenta, il sessanta, il cento per uno».
E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo
interrogavano sulle parabole.
Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli
che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non
vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e
venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere
tutte le parabole?
Il seminatore semina la Parola.
Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma,
quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro.
Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola,
subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti
e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della
Parola, subito vengono meno.
Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la
Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della
ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto.
Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano
la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Semina, il seminatore.
Semina senza avarizia, semina anche sul terreno sassoso e improduttivo,
semina senza selezionare un terreno in particolare, semina perché spera.
Dio non si stanca di spargere la sua Parola, non ci tratta come bambini da
indottrinare, ma come persone da far maturare, come adulti che scelgono
se far fiorire in sé l’abbondanza della Parola.
Ma, lo sappiamo bene, le preoccupazioni di ogni giorno soffocano i teneri germogli.
Se abbiamo consapevolezza del nostro limite, se, almeno un poco, ci riconosciamo
nei terreni poveri della parabola, diventiamo terreno buono che produce.
Ammettendo il nostro limite, riconoscendolo, dissodiamo la scorza del nostro
orgoglio interiore e portiamo frutto attraverso la nostra preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 27 gennaio 2020

Il Vangelo del Martedì 28 Gennaio 2020


Della 3° settimana del Tempo Ordinario.
S. Tommaso d’Aquinio, sacerdote e dottore della Chiesa.
1° Lettura dal secondo libro di Samuèle (6,12b-15.17-19)
In quei giorni, Davide andò e fece salire l’arca di Dio dalla casa di Obed-Edom
alla Città di Davide, con gioia.
Quando quelli che portavano l’arca del Signore ebbero fatto sei passi, egli
immolò un giovenco e un ariete grasso.
Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore.
Davide era cinto di un efod di lino.
Così Davide e tutta la casa d’Israele facevano salire l’arca del Signore con
grida e al suono del corno.
Introdussero dunque l’arca del Signore e la collocarono al suo posto, al centro
della tenda che Davide aveva piantato per essa; Davide offrì olocausti e sacrifici
di comunione davanti al Signore.
Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide
benedisse il popolo nel nome del Signore degli eserciti e distribuì a tutto il
popolo, a tutta la moltitudine d’Israele, uomini e donne, una focaccia di pane
per ognuno, una porzione di carne arrostita e una schiacciata di uva passa.
Poi tutto il popolo se ne andò, ciascuno a casa sua.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (3,31-35) anno pari.
In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori,
mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi
fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».
Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia
madre e i miei fratelli!
Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù osa affermare che esiste la possibilità di costruire relazioni fra i discepoli
che diventano più forti di quelle famigliari.
Gesù pretende di essere più di una madre, di un padre, di una moglie, di un
figlio; in Lui possiamo intessere relazioni fra di noi più autentiche e profonde
di quelle nate dai legami di sangue.
E quanto è vero.
Conosco persone che hanno trovato in una comunità cristiana attenzione, ascolto,
verità, profondità come non hanno nemmeno sognato di riceve dai propri famigliari.
Così dovrebbe/potrebbe diventare la Chiesa; una famiglia incentrata sulla stessa
esperienza di fede, sulla stessa esperienza di Dio, con l’aiuto della preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 26 gennaio 2020

Il Vangelo del Lunedì 27 Gennaio 2020


Della 3° settimana del Tempo Ordinario.
Sant’Angela Merici, vergine.
1° Lettura dal secondo libro di Samuèle (5,1-7.10)
In quei giorni, vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero:
«Ecco noi siamo tue ossa e tua carne.
Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele.
Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”».
Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse
con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.
Davide aveva trent’anni quando fu fatto re e regnò quarant’anni.
A Ebron regnò su Giuda sette anni e sei mesi e a Gerusalemme regnò trentatré
anni su tutto Israele e su Giuda.
Il re e i suoi uomini andarono a Gerusalemme contro i Gebusei che abitavano
in quella regione.
Costoro dissero a Davide: «Tu qui non entrerai: i ciechi e gli zoppi ti respingeranno»,
per dire: «Davide non potrà entrare qui».
Ma Davide espugnò la rocca di Sion, cioè la Città di Davide.
Davide andava sempre più crescendo in potenza e il Signore, Dio degli eserciti,
era con lui.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (3,22-30) anno pari.
In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è
posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana?
Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa
è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi.
Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in
piedi, ma è finito.
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima
non lo lega.
Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche
tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo
non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Stupisce ed emoziona ancora una volta questo Gesù che tenta di convincere
gli scribi sul valore della sua missione.
Scribi venuti appositamente da Gerusalemme, che conoscono bene la Scrittura,
che ne studiano ogni interpretazione e sfumatura, e che, pure, sono talmente
ciechi da non vedere cosa sta succedendo davanti ai loro occhi.
E invece di ignorarli, cosa più che legittima visto il tenore delle loro assurde accuse.
Gesù cerca di argomentare, di stare al loro piano, di convincerli attraverso il
ragionamento che usano per misconoscere l’opera del Nazareno.
Imparassimo da Gesù ad essere accoglienti e tolleranti con chi, spesso in maniera
grossolana e inopportuna critica la fede della Chiesa.
E per questo dobbiamo pregare, per la loro conversione.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


sabato 25 gennaio 2020

Il Vangelo di Domenica 26 Gennaio 2020


Della 3° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (8,23b-9,3)
In passato il Signore umiliò la terra di Zabulon e la terra di Neftali, ma in futuro
renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano e il territorio dei Gentili.
Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che
abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si gioisce quando
si spartisce la preda.
Poiché tu, come al tempo di Madian, hai spezzato il giogo che l'opprimeva,
la sbarra che gravava le sue spalle e il bastone del suo aguzzino.
Parola di Dio.
2° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1,10-13.17)
Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti
unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta
unione di pensiero e d'intenti.
Mi è stato segnalato infatti a vostro riguardo, fratelli, dalla gente di Cloe, che
vi sono discordie tra voi.
Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece
sono di Apollo», «E io di Cefa», «E io di Cristo!».
Cristo è stato forse diviso?
Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati?
Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il vangelo; non però con
un discorso sapiente, perché non venga resa vana la croce di Cristo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (4,12-23) anno A.
Gesù, avendo saputo che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea
e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio
di Zabulon e di Neftali, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo
del profeta Isaia: "Il paese di Zabulon e il paese di Neftali, sulla via del mare,
al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo immerso nelle tenebre ha visto
una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata".
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato
Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori.
E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini».
Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello,
che nella barca insieme con Zebedeo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò.
Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.
Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando
la buona novella del Regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
L’inizio della predicazione di Gesù è legata ad un evento drammatico; l’arresto
di Giovanni il battezzatore.
Gesù torna sui suoi passi, ma decide di non andare più a Nazareth, il piccolo
borgo che lo ha visto crescere.
È cambiato, Gesù, il battesimo gli ha dato maggiore consapevolezza della
propria missione.
Si trasferisce a Cafarnao, piccola cittadina sul mare di Tiberiade, posta al confine
fra due regioni, un cittadina importante, con la guarnigione romana, con la
sinagoga, con gli esattori del pedaggio.
Una città che diventerà il cuore dell’apostolato del Signore in Galilea.
Non sempre gli eventi negativi sono tali.
A volte momenti difficili ci aprono prospettive che mai ci saremmo immaginati.
Così nella storia della Chiesa, così nella storia personale di ognuno di noi.
Dio scrive diritto sulle righe storte.
Gesù, costretto a tornare in Galilea, avrà l’opportunità di iniziare a predicare
dai confini, dagli ultimi, dai perdenti.
Da Zabulon e Neftali, le prime due tribù di Israele a cadere sotto la dominazione
assira, molti secoli prima.
Nel 733 a.C. le due tribùdi Zabulon e Neftali erano state brutalmente annesse
all’impero assiro.
Abbandonate al loro destino, nei secoli avevano conosciuto vicende alterne,
ma una cosa era certa: la Galilea era diventata il luogo della promiscuità, del
meticciato, della fede approssimativa.
I galilei erano guardati con disprezzo dai puri di Gerusalemme, nulla di buon
poteva venire da quelle città contaminate.
Al tempo di Gesù da quei territori proveniva il movimento estremista degli
zeloti, al punto che “Galileo” era sinonimo di “terrorista”.
Esattamente da quel luogo Gesù inizia la sua predicazione.
Dio è sempre così, preferisce i discoli ai bravi ragazzi, invita i primi della classe
ad uscire e sporcarsi le mani, obbliga chi lo segue ad andare verso le inquiete
frontiere della storia, piuttosto che serrare i recinti delle false certezze della fede.
Dio è così, ama il rischio, vuole sporcarsi le mani, parte ad annunciare il Regno
là dove nessuno lo aspetta.
Né lo desidera.
E così può e deve diventare la comunità cristiana, capace di uscire dalle chiese
per ridare Dio al popolo, per condividere con esso il cammino.
E così possiamo e diventare noi, a imitazione del Maestro, noi che viviamo nella
città, nei luoghi in cui del cristianesimo sono rimaste pallide tracce culturali, fra
le persone che credono di credere, che vivono lontane da Dio, pur desiderando
conoscere il senso senza saperlo.
Così siamo noi, meticci, imbastarditi, fragili perché figli di questo tempo,
discepoli sì, ma più nel desiderio che nella coerenza di vita.
A loro, a noi, Gesù rivolge la Parola. Bruciante.
“Convertitevi perché il Regno si è fatto vicino”.
Sì, così scrive Matteo; è il Regno ad essersi avvicinato, è lui, Dio, che prende
l’iniziativa, è suo il primo passo.
A noi chiede di accorgerci, di girare lo sguardo (convertirsi, appunto).
Dio non esordisce con qualche reprimenda morale, con qualche sensato
discorso teso a suscitare pentimento e cambiamento di condotta.
Lui, lui per primo si offre, si dona, rischia.
Dice: “Io ti sono vicino, non te ne accorgi?”.
Accorgersi significa davvero mollare tutto, lasciar andare i molti affari,
le molte cose, per recuperare l’essenziale, come Pietro, come Andrea, che
diventano-finalmente-pescatori di uomini.
Il Regno è la consapevolezza della presenza entusiasmante e sorridente di Dio.
Il Regno è là dove Dio regna, dove lui è al centro.
E la Chiesa, comunità di chiamati e di discepoli appartiene al regno anche
se non lo esaurisce.
A Zabulon e Neftali siamo chiamati a dire: “Dio ti è vicino”.
Non hai nessun merito perché ciò accada: è iniziativa libera di Dio, tu, allarga il cuore.
Rilassatevi, discepoli che prestate un difficile servizio ecclesiale con i ragazzi
o con le coppie, tranquilli, amici che vi giocate nel sociale, là dove l’uomo è
meno uomo e dove il dolore domina: il Regno, lui si avvicina.
Non dobbiamo salvare il mondo, è già salvo!
È che non lo sa di essere salvo. E vive nella disperazione.
A noi di renderlo presente, questo Regno, a noi di vivere da salvati, a noi di
diventare uomini-sandwich del Regno, farne pubblicità, vivere nella luce della
fede in mezzo alle tenebre che avvolgono Neftali e Zabulon.
Per annunciare che il Regno è vicino, Dio ha bisogno di noi, proprio là dove siamo.
Chiamati a fare esperienza di fraternità (la parola “fratello” viene ripetuta quattro
volte in tre versetti!), possiamo lasciare le reti che ci trattengono (paure, affari,
logica mondana) per diventare pescatori di uomini e di umanità.
Siamo chiamati a tirar fuori da noi stessi e dagli altri tutta l’umanità che Dio
ha seminato nei nostri cuori.
I cristiani non sono a parte, non migliori, né diversi: hanno lasciato uscire dal
loro cuore l’aspetto più autentico dell’uomo.
E ogni uomo è chiamato a fare un’esperienza di comunione e di autentica umanità.
Capiamo allora l’energica protesta di Paolo (e poi ci lamentiamo del brutto
carattere di certi cristiani!), che ammonisce le sue comunità a non diventare
degli ultras da stadio.
Ogni esperienza (movimento, parrocchia, spiritualità) è strumento e non esaurisce
il Regno, il Regno è oltre, cominciamo a farne parte che va già bene.
Lasciamo le reti che ci trattengono, i pregiudizi e le paure che ci tengono legati,
le incomprensioni che ci impediscono di essere e raccontare il Regno, abbiamo
ben di meglio da fare!
Certo, amici, dobbiamo far comprendere a chi incontriamo, quanto è bello il
Regno di Dio, perciò, diamoci da fare, Buona Domenica della Parola Fausto.