sabato 14 dicembre 2019

Il Vangelo di Domenica 15 Dicembre 2019


Della 3° Domenica di Avvento.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (35,1-6a.8a.10)
Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa.
Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo.
Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron.
Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio.
Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti.
Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi».
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto.
Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa.
Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo;
felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e
fuggiranno tristezza e pianto.
Parola di Dio.
2° Lettura dalla lettera di san Giacomo apostolo (5,7-10)
Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore.
Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra
finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge.
Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta
del Signore è vicina.
Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco,
il giudice è alle porte.
Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno
parlato nel nome del Signore.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (11,2-11) anno A.
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere
del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve
venire o dobbiamo aspettare un altro?».
Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi
riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi
odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo.
E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che
cosa siete andati a vedere nel deserto?
Una canna sbattuta dal vento?
Allora, che cosa siete andati a vedere?
Un uomo vestito con abiti di lusso?
Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re!
Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta?
Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta.
Egli è colui del quale sta scritto: "Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero,
davanti a te egli preparerà la tua via".
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni
il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Possiamo celebrare cento natali senza che, mai, Dio nasca nei nostri cuori.
Perciò ci dedichiamo del tempo, perciò ci concentriamo in questo breve
tempo di avvento.
Siamo qui per essere presi, strappati al turbinio della quotidianità, per fare
come Maria e dimorare nell’ascolto, per riconoscere i tanti profeti che stanno
intorno a noi e ci indicano il Cristo.
Il finto Natale che scorre davanti ai nostro occhi senza il festeggiato sfodera
il suo vuoto; le luminarie addobbano le nostre città, le vetrine si riempiono di
seducenti (e spesso inavvicinabili) doni, il piccolo Bambinello è ormai definitivamente
dimenticato in nome di una distorta visione del rispetto delle fedi altrui.
(Su un mensile ho trovato due-pagine-ben fatte di spiegazione dei simboli di Natale;
la ragione della data, l’albero, i doni. Mai menzionato il Nazareno!)
L’aria, però, è grave.
La crisi continua a togliere prospettive, le rivelazioni diplomatiche tanto attese
ci dicono che gli ambasciatori americani potrebbero aprire un bel sito di gossip,
lo scenario politico è inquietante, la quasi totalità dei miei amici, e anch’io, stringe
alleanze coi famigliari chiedendo di non fare regali per non doverli fare e non
gettare dalla finestra la preziosa tredicesima.
Dopo più di duemila anni di natali, non abbiamo l’impressione che poco o nulla
sia cambiato?
Dio è venuto, bene, e allora?
I forti continuano a fare i prepotenti, le logiche dell’egoismo prevalgono (a volte
anche nella Chiesa), le miserie abbondano, alla faccia del radioso futuro per
l’umanità (sento stamani alla radio che ogni giorno muoiono diecimila bambini di
fame, meno dello scorso anno, dice rassicurante il giornalista. Mi sento molto meglio).
Il Giovanni che incontriamo oggi è ben diverso di quello esaltato e scontroso delle
scorse settimane.
Giovanni è in carcere e sa che sta per essere giustiziato a causa della sorda rabbia
di una stizzita e isterica femmina fatale e dalla debolezza di un re-fantoccio.
Giovanni ha vissuto tutta la sua urticante vita solo per preparare la strada al Messia,
lo ha riconosciuto il Messia, nascosto tra la folla dei penitenti che giungevano a
farsi battezzare, lo ha accolto, stupito e frastornato per l’atteggiamento nascosto
e umile del Salvatore del mondo.
Ma ora è perplesso, Giovanni, dubbioso.
Le notizie che gli giungono dai suoi discepoli lo lasciano costernato; il Messia
non sta seguendo le sue orme, non incita con veemenza la gente, ha assunto un
profilo basso, mediocre.
Giovanni (ricordate?) minacciava la vendetta di Dio, il fuoco divorante.
Gesù, invece, propone un perdono incondizionato, rimette le colpe, non minaccia
né attua vendetta, dice che quel fuoco lo vuole accendere, certo, ma a partire
dall’amore, non certo dal timore.
È troppo diverso questo Messia dal Messia atteso da Giovanni e da Israele,
troppo diverso.
Diverso dal Dio che vorremmo noi, che vorrei io, che magari vorreste voi.
Dio ci spiazza sempre, è sempre radicalmente diverso da come ce lo immaginiamo.
Anche le persone che, come Giovanni, vivono la radicalità della fede, rischiano
di costruirsi un Dio a propria immagine e somiglianza.
La venuta di Dio che Giovanni-e noi-si aspetta, è una venuta evidente, un irrompere
nella storia con fragore assordante e schiere di angeli trionfanti.
Gesù, invece, ci svela il volto di un Dio celato, evidente, sì, ma non banale, pieno
di ogni tenerezza e sensibilità.
Siamo abituati, come Giovanni, a dividere il mondo in buoni e cattivi, i buoni
(spesso noi!) da salvare e i cattivi da punire, per rimettere un pò in sesto il palese
squilibrio di questo mondo, che premia gli arroganti e bastona i giusti.
Gesù ci spiazza svelandoci che Dio, invece, divide il mondo in chi ama, o cerca
di amare, o almeno si lascia amare, e chi no.
E l’amore è una possibilità immensa, l’unica cosa che tutti ci lega.
Non i risultati, non gli sforzi, non le buone azioni ci salvano, ma la volontà di
amare nella fragilità di ciò che siamo o che vorremmo essere.
Siete certi di Dio?
Riprendiamo in mano il Vangelo e chiediamo nella preghiera, a Dio, di condurci
nell’autenticità, sempre.
Siamo pieni di dubbi?
Anche il più grande degli uomini, l’ultimo dei profeti, è stato assalito dai dubbi.
E Gesù, ovvio, non dà una risposta ai discepoli del Battista.
La fede non è evidente, Dio non è il risultato di un ragionamento scientifico,
niente “prove” nella fede, con buona pace di quei simpaticoni scettici che fanno
le radiografie e non trovano l’anima.
Ci sono dati, indizi, solo deboli indizi che lasciano intatta l’ambiguità del segno.
Non è Dio che deve dimostrare qualcosa, sono io che devo cambiare ed accorgermi.
Gesù elenca i segni messianici profetizzati da Isaia e dice a suo cugino: “Guardati
intorno, Giovanni”.
Guardiamoci intorno e riconosciamo i segni della presenza di Dio; quanti amici
hanno incontrato Dio, gente disperata che ha convertito il proprio cuore, persone
sfregiate dal dolore che hanno imparato a perdonare, fratelli accecati dall’invidia
o dalla cupidigia che hanno messo le ali e ora sono diventati gioia, bene e amore
quotidiano, crocefisso donato.
Guarda, Giovanni, guarda i segni della vittoria silenziosa della venuta del Messia.
Anch’io li ho visti, quei segni.
Anch’io-credetemi-ho visto la forza dirompente del Vangelo, ho visto persone
cambiare, guarire, scoprire.
Anch’io ho visto nelle pieghe del nostro mondo corrotto e inquieto gesti di totale
gratuità, vite consumate nel dono e nella speranza, squarci di fraternità in inferni
di solitudine ed egoismo.
Ho visto, amici, i tanti segni del Regno.
Ho visto, anche recentemente, costruire comunità dal nulla, persone che non si
arrendono alla disperazione e combattono per la giustizia, ho visto genitori mettere
al centro la famiglia e i propri figli, ho visto persone vere.
Che sia questo il nostro problema principale?
Una miopia interiore che ci impedisce di godere della nascosta e sottile presenza di Dio?
Prepararsi al Natale significa, allora, convertire lo sguardo, accorgersi che il Regno
avanza, è presente, che io posso renderlo presente.
Impariamo a riconoscere i segni della presenza di Dio, alziamo lo sguardo dal nostro
dolore per accorgerci della salvezza che si attua nelle nostre soffocate città.
Guardiamo meglio.
Poco più di dieci giorni al Natale, per guardare oltre, altrove, riconoscere i segni,
magari diventare segno di speranza per i tanti (troppi, sempre di più) che a Natale
si sentono soli come cani.
E lo sono davvero.
Dieci giorni per dire a chi non sa se Dio c’è ed è amore e si chiede se anche il
Nazareno, in fondo, sia solo un grande bidone: «Dio invece c’è, guarda come
ha cambiato la mia vita, guarda come il dolore non mi ha sfiancato, guarda che,
guarda come sorride, contento, tuo figlio, guarda quanto ti voglio bene, guarda
quanto amore emana».
Buona 3° Domenica di Avvento, amici, si, guardiamo con gli occhi del Signore
la nostra vita, magari ci saranno dei dolori, che è inevitabile, ma ci sono sempre
anche delle cose belle, come l’amore che Lui ha per noi, Fausto.


venerdì 13 dicembre 2019

Il Vangelo del Sabato 14 Dicembre 2019


Della 2° settimana di Avvento.
S. Giovanni della Croce, sacerdote e dottore della Chiesa.
C'è qualcuno che spunta la freccia?
1° Lettura dal libro del Siràcide (48,1-4.9-11)
In quei giorni, sorse Elìa profeta, come un fuoco; la sua parola bruciava
come fiaccola.
Egli fece venire su di loro la carestia e con zelo li ridusse a pochi.
Per la parola del Signore chiuse il cielo e così fece scendere per tre volte il fuoco.
Come ti rendesti glorioso, Elìa, con i tuoi prodigi!
E chi può vantarsi di esserti uguale?
Tu sei stato assunto in un turbine di fuoco, su un carro di cavalli di fuoco; tu sei
stato designato a rimproverare i tempi futuri, per placare l'ira prima che divampi,
per ricondurre il cuore del padre verso il figlio e ristabilire le tribù di Giacobbe.
Beati coloro che ti hanno visto e si sono addormentati nell'amore.
Parola di Dio,
Dal Vangelo secondo Matteo (17,10-13) anno pari.
Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché
dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa.
Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto
di lui quello che hanno voluto.
Così anche il Figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Qualcuno dovrà spiegarci perché nella vita chi fa del bene deve sempre soffrire
e pagare, perché ci si accanisce contro di lui, perchè prima o poi debba vedersi
contro qualcuno.
Non si tratta di un vittimismo di maniera, di quella convinzione di sentirsi
sempre perseguitati, perché troviamo giusto difficoltà a realizzare ciò che
pensiamo, ma di una oscura lotta del male contro il bene.
La nostra fede cristiana non accetta che nel mondo ci siano due principi; quello
del bene e quello del male che si combattono uno contro l’altro.
Da una parte il bene, Dio, dall’altra il male, Satana, in perenne lotta tra di loro,
a farsi dispetti, ad alternarsi alla guida del mondo.
È una concezione della vita molto pagana, tipica degli dei dell’Olimpo,
di concezioni sacrali del mondo.
Noi non siamo le vittime di una lotta tra il principio del bene e il principio del male.
Per la fede cristiana esiste solo Dio come principio superiore di tutto.
Satana è una creatura decaduta che non può niente contro Dio, ne è stato sconfitto.
Non siamo in balia di forze misteriose che ci rubano la vita.
La vita la possiamo buttare solo noi.
Nel mistero del male ci sta la nostra libertà.
Siamo noi che non scegliamo bene, che ci lasciamo incantare, che di fronte
al bene opponiamo la comodità, l’egoismo e l’interesse.
E questo si scatena contro ogni tentativo di scalfirne il dominio.
Non è vero che chi fa il bene sia innocuo; chi fa il bene intacca sempre il potere
Dell’egoismo e chi ha impostato la vita solo per sé, per i suoi interessi lo elimina.
Così è stato di Giovanni il Battista, così sarà di Gesù più tardi, dopo che ne ha
preso il posto nella società ebraica di allora.
Il figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro.
Non c`è speranza allora per chi vuol vivere bene?
Assolutamente sì.
Perché Gesù è proprio venuto a dimostrare che si possono spuntare le frecce
della morte con la fiducia in Dio.
La speranza è sempre sostenuta da una certezza.
Ma dove la trovo?
Nella certezza che siamo stati salvati da Gesù e, nella preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

La mia letterina a Gesù Bambino, perchè anch'io voglio un regalo.


Sta per arrivare il Natale e come ogni bambino, anch’io voglio
scrivere la mia letterina a Gesù Bambino, ma cosa chiedergli?
Ho tante cose che mi girano nella testa, tante domande o
richieste da fare a Gesù, ma la mia paura è che leggendole,
Lui mi blocchi come fa facebook, perché, perché sono molto
cattive, ma purtroppo come faccio di solito, devo dire solo la
verità e, quella, a certe persone fa molto male, ma pazienza
se prenderò anche per Natale dei rimproveri.
Caro Gesù Bambino, non ci portare l’amore.
E nemmeno la misericordia perché ne abbiamo a vagoni, tonda e paffuta,
dolciastra e appiccicosa, ci sprofondiamo dentro fino al ginocchio.
Caro Gesù Bambino, non disturbarti, non abbiamo bisogno di nulla.
Non abbiamo bisogno di onestà.
Giudici divorzisti e avvocati divorzisti si guadagnano i loro soldi con
onestà, impiegando tutta la buona volontà possibile perché diventi fango
ogni molecola di quello che, almeno per un attimo, era stato un amore.
Espertissimi e onestissimi sessuologi insegnano che la sessualità è un bel
giocattolo, uno strofinio da cui si ricavano sensazioni, da vivere senza nessun
senso di colpa, per carità, che se per caso qualcosa scappa, non sia mai, se per
caso un bimbetto comincia a formarsi, un comodo aborto a spese della comunità
rimetterà le cose a posto, spostando il piccolino nel bidone dell’aspiratore o nel
cesto delle garze sporche.
Medici abortisti guadagnano onestamente il loro stipendio, su cui pagano le
tasse fino all’ultimo centesimo ed è questo che conta.
Non abbiamo bisogno di amore.
Per carità, amore basta, ci stiamo sprofondando dentro, una robaccia dolciastra
e molle con fiocchetti e cuoricini.
In nome dell’amore bimbi vengono fabbricati, ovuli vengono ceduti, anzi
venduti, con una temibile e a volte mortale sindrome da iperstimolazione
ovarica, ma che importa?
La gravidanza la porta una donna povera, spesso indiana o indonesiana,
ma anche ucraina, un bimbo ordinato e pagato viene tolto alla donna che lo
ha portato in grembo, di cui ha imparato a riconoscere la voce mesi prima
di nascere, perché abbia gli ormoni da stress alti per tutta la vita, ma pare
che chi gli ha fatto questo simpatico scherzo lo ami.
Figuriamoci se lo odiavano.
Altri bambini nascono senza padre, come se il padre e la necessità di averlo
fossero due stantii e insulsi luoghi comuni.
Anche questi li amano; perciò, niente amore grazie, ci stiamo annegando.
Gesù Bambino, non ci portare la misericordia.
Ne abbiamo a vagoni, tonda e paffuta, dolciastra e appiccicosa,
ci sprofondiamo dentro fino al ginocchio.
A me pareva dovessimo essere il sale della terra, non lo zucchero filato.
La nostra vomitevole misericordia.
Siamo misericordiosi con i pretini tanto carini che ci presentano i loro
fidanzatini ancora più carini di loro, siamo misericordiosi con gli spacciatori
nigeriani e senegalesi, badando che possano fare indisturbati il loro lavoro.
La nostra misericordia avvolge sempre Caino, infischiandocene di Abele,
ed è per non offendere, per non essere scortesi che ci siamo tappati le
orecchie e non sentiamo le voci dei cristiani perseguitati e assassinati nelle
terre dell’islam e in quelle del comunismo reale.
Gesù Bambino non ci portare niente.
Ti chiedo solo di tornare.
Ormai siamo arrivati a un punto di follia, di negazione della realtà, nessuno
insegna più che gli uomini sono nati per amare le donne, che le donne sono
nate per amare gli uomini e entrambi per amare i bambini che metteranno
al mondo con il loro amore e, che proteggeranno stando insieme per tutta la
vita sostenendosi e amandosi di un amore vero, non confezionato all’occorrenza.
Solo Tu, tornando, mettendo di nuovo i tuoi passi uno dopo l’altro sulla terra
della Galilea, o dell’Afghanistan, o di Mosul, o della Nigeria puoi salvarci.
O se proprio non puoi tornare, dacci le uniche cose di cui abbiamo bisogno,
la giustizia e il coraggio, il coraggio per affermare la giustizia.
Per favore, non festeggiate il Natale.
Voi che siete a favore “dell’amore è amore”, poi chi se ne frega delle
conseguenze, non sono affari miei, l’importante è divertirsi.
delle “nozze” gay, dello sterminio di decine di milioni di figli nel
grembo della propria madre, non festeggiate il Natale.
Voi che siete obiettori di coscienza al buon senso e non volete che un
bambino cresca con un padre e una madre, non festeggiate il Natale.
Voi che plaudite all’industria dell’uomo in provetta e alle incubatrici
di carne, non festeggiate il Natale.
Voi che vi battete per divorzi sempre più brevi e di vite sempre più
brevi con l’eutanasia, non festeggiate il Natale.
Voi sposi che amoreggiate con la contraccezione e voi uomini che
amoreggiate con l’amante, a volte resa presentabile in società come
nuova moglie, non festeggiate il Natale.
Voi che non mettete mai piede in una Chiesa e che irridete i sacramenti
perché riti magici, non festeggiate il Natale.
Voi che dite di credere a modo vostro e non al modo di Dio e che pensate
che quello che dice la Chiesa siano tutte fesserie, non festeggiate il Natale.
Siate coerenti almeno una volta all’anno.
Non potete, ahivoi, festeggiarlo perché non siete cristiani.
Perché il credente è colui che crede in ciò che Dio ha comandato di
credere e tenta con tutto se stesso di metterlo in pratica.
Ma prima di agire bene occorre pensare bene.
Dirsi cristiano ed essere a favore di divorzio e omosessualità, è come
dirsi ambientalista ed essere a favore del riscaldamento globale
e della desertificazione.
Il Natale non è vostro, ma dei cristiani.
Si fa festa a Natale per un unico motivo; nasce Colui che ci dà una
chance di non finire all’Inferno.
Ora alzi la mano chi crede nell’Inferno.
Solo quelli possono festeggiare il Natale.
Gli altri non ne hanno motivo.
Senza un motivo per essere felici è da stupidi essere felici.
Quindi per favore, niente abeti, niente presepi, niente luminarie,
niente regali, niente auguri, niente di niente.
Il 25 Dicembre, come ogni altro giorno incolonnatevi sulla statale in auto
o pressatevi negli scompartimenti di un treno per andare a lavorare.
Lasciate che l’intima gioia del Natale sia un delirio di pochi.
Ci avete emarginato in tutto, nella politica, nei media, nell’istruzione e nell’arte.
I credenti sono gli intoccabili esclusi dalla vita pubblica.
E dunque anche in questo caso siate coerenti; emarginateci e lasciateci
in pace, lasciate il Natale a noi, che ci crediamo veramente.
Voi continuate nel vostro sabbath secolare, gaudenti e nevrotici come sempre.
Non vi disturberemo.
Tenetevi pure l’inclusività, la responsabilità e solidarietà e lasciate a noi
la redenzione, il merito e la carità.
Giù le mani dal Natale che è stato acquistato a caro prezzo da Cristo e
non comprato a buon mercato su Amazon nel Black Friday.
E non veniteci a dire che il Natale ormai è la festa dei buoni sentimenti
ricchi di glucosio.
Lo sanno tutti che, grattando, dietro i buoni sentimenti si nasconde il business.
Il Natale è solo l’occasione più propizia durante l’anno per dar la stura al
nostro desiderio di possedere.
Il Natale è stato da tempo sequestrato dall’anonima atea, è stato espropriato
dalle mani dei credenti per utilità commerciale pubblica.
Ci hanno rubato il Natale e manco ce ne siamo accorti.
Ma a voi in fondo non importa.
Importa stare a casa con ferie retribuite.
E a questo proposito, dove sono ora i sindacati, le Bonino e le Boldrini
a rivendicare la laicità dello Stato, a berciare che non si può festeggiare
pubblicamente per una solennità che è invece squisitamente ed
esclusivamente cristiana?
Perché ora non valgono quei principi laicissimi per i quali dovremmo
spogliare ogni edificio pubblico, comprese le tombe dei nostri cari dei
crocefissi, come ha paventato l’onorevole Moretti?
Perché la croce no e la mangiatoia sì?
Perché il Natale dovrebbe manifestare valori condivisi anche dai non
credenti e non il crocefisso?
Siate coerenti; chi non è cristiano vada a lavorare il 25 Dicembre,
a Pasqua e nelle altre feste cattoliche, domenica compresa.
Noi volentieri salteremo a piè pari la festa del 1° maggio.
E poi, a ben vedere, il Natale è una ricorrenza drammatica, altro che
magia natalizia.
Si festeggia la volontà di Gesù di sottomettersi alle frustate, agli insulti,
agli sputi, alle botte e al supplizio della croce per noi.
Ricordiamoci che, sotto il tetto della capanna sono tre gli animali;
il bue, l'asinello e l’Agnello sacrificale.
Fanno fatica a festeggiare:
-chi tradisce il coniuge, ma sente un macigno sul cuore;
-chi ruba non facendo il proprio lavoro, ma si vede come un infame;
-chi lotta, piange e si dispera perché non si sente uomo o donna sino in fondo;
-chi ha ucciso il proprio figlio prima di vederlo in volto perché le tenebre
fitte in cui era avvolto il suo cuore non le ha permesso di prendere in mano
la lanterna della verità ed ora si sente il ventre vuoto e il cuore gonfio
di disperazione;
-chi prova una fitta nell’anima nell’ascoltare il proprio figlio dire “mamma
e papà non stanno più insieme perché non si vogliono più bene”;
-chi ha steso matasse di filo spinato tra sé e il figlio, la madre, la suocera,
lo zio, ma poi è rimasto impigliato lui stesso tra le spine e si è ferito;
-chi ha giocato la propria vita sulla roulette russa e ha capito che, ad ogni
gettone ingoiato da quelle macchinette, veniva ingoiata anche una quota
della sua umanità;
-chi non riesce proprio a dirsi credente perché c’è il male nel mondo, perché
i fedeli si comportano da infedeli, perché il suo dolore gli pare un disabile
gravissimo tanto è cieco e sordo, ma non smette di credere che una risposta
ci deve essere e forse la risposta giusta è proprio nel suo dolore;
-chi non ammazza, né ruba ma annega nella mediocrità del quotidiano;
eppure in lui palpita ancora un vago desiderio di infinito;
-chi vive per sé perché vuole essere indipendente e libero, ma si è accorto
che la solitudine è un vestito troppo stretto per muoversi liberamente;
-chi pensa che ha fallito, che ha mancato il bersaglio una volta per sempre
con l’ultima freccia che aveva nella faretra, ma a guardar il presepe si accorge
di tornare bambino, un bambino capace ancora di sognare;
-chi insomma compie il male, ma sente la nostalgia del tepore del bene.
Festeggino tutti costoro, perché tutta questa zavorra è già il preludio di un futuro
riscatto, a patto che costoro abbiano l’umiltà e la speranza di mettersi in fila
insieme ai Re Magi e porgerla come dono al Bambino Gesù.
Lì c’è la risposta a tanta inquietudine, a tanto non senso, a tanta noia, a tanta
sofferenza, a tanta disperazione.
Festeggiamo tutti noi, ammassati come pecore sotto il tetto di quella capanna
in cui il Dio Bambino ci ha promesso che un giorno Lui asciugherà ogni
lacrima da tutti i nostri volti.
Mi dispiace amici, come letterina concordo con voi che è un pò cattivella,
ma l’ho scritta con le lacrime agli occhi, pensando a tutte le confidenze che
ho avuto dalle tante persone che sono venuto in contatto in questo 2019.
Ma vi chiedo un favore: Si, festeggiamo il Natale noi credenti, perché in
quella grotta c’è il vero amore e, io voglio copiarlo per trasmetterlo alla
mia famiglia, corriamo allora amici, entriamo tutti assieme in  quella grotta
a festeggiare il vero Natale dell’amore, Fausto.