martedì 2 aprile 2019

Il Vangelo del Mercoledì 3 Aprile 2019


Della 4° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (49,8-15)
Dal Vangelo secondo Giovanni (5,17-30) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora
e anch'io agisco».
Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto
violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio
da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello
che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo.
Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà
opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita
a chi egli vuole.
Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio,
perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre.
Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che
mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato
dalla morte alla vita.
In verità, in verità io vi dico: viene l'ora-ed è questa-in cui i morti udranno
la voce del Figlio di Dio e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio
di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché
è Figlio dell'uomo.
Non meravigliatevi di questo: viene l'ora in cui tutti coloro che sono nei
sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una
risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Da me, io non posso far nulla.
Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non
cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù non si lascia intimidire dalle minacce dei Giudei che vogliono
eliminarlo, perché, secondo loro, bestemmia.
Piuttosto, il Signore dice loro una frase importantissima, anche per noi.
Il Cristo dice che chi ascolta la sua Parola passa dalla morte alla vita.
Ciò non ha soltanto un significato spirituale astratto, ma significa realmente
ciò che afferma; ascoltare la Parola del Signore significa fare l’esperienza
della vita nuova.
Non soltanto nel senso che essa ci fa vivere un rapporto nuovo e più bello
con Dio e con gli altri, ma soprattutto nel senso che essa pone in noi la caparra
per la vita di eterna comunione tra noi, Gesù e il Padre nello Spirito Santo.
Questo, nella nostra vita, avviene anzitutto come promessa e anticipazione,
ma questa promessa di vita è reale e incomincia a realizzarsi fin da ora.
Ascoltare o leggere, la Parola di Gesù è già esperienza di risurrezione,
se riusciamo anche a capirla e metterla in pratica, ancora meglio, per questo,
facciamoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 1 aprile 2019

Il Vangelo del Martedì 2 Aprile 2019


Della 4° settimana di Quaresima.
S. Francesco da Paola.
1° Lettura dal libro del profeta Ezechièle (47,1-9.12)
Dal Vangelo secondo Giovanni (5,1-16) anno dispari.
Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata
in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande
numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato.
Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli
disse: «Vuoi guarire?».
Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella
piscina quando l'acqua si agita.
Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me».
Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina».
E all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato.
Dissero dunque i Giudei all'uomo che era stato guarito: «È sabato e non
ti è lecito portare la tua barella».
Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi la tua
barella e cammina"».
Gli domandarono allora: «Chi è l'uomo che ti ha detto: "Prendi e cammina?"».
Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era
allontanato perché vi era folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito!
Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio».
Quell'uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo.
Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Le parole di Gesù ci invitano a pensare che ci sono certi peccati che hanno
conseguenze deleterie non soltanto per la nostra anima, ma anche per
il nostro corpo.
L’indicazione di Gesù data all’uomo di non peccare più, effettivamente,
ci fa riflettere; vivere in grazia di Dio ci rende non solo più santi, ma
anche più sani.
Questo è dovuto al fatto che il maligno vorrebbe distruggere tutt odi noi;
sia l’anima che il corpo.
Allora fuggire il peccato e vivere una vita all’insegna dell’amore e della
grazia di Dio ci aiuta a stabilire un rapporto corretto anche con il nostro corpo.
L’esempio più chiaro è quello della Vergine; proprio perché non ha conosciuto
il peccato-neanche il più piccolo-il suo corpo è stato assunto alla gloria del
cielo così com’era.
Vivere in grazia di Dio significa quindi rispettare anche il tempio dello Spirito,
che è il nostro corpo.
Sicuramente no sarà sempre facile, per questo abbiamo la preghiera che
ci può aiutare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 31 marzo 2019

Il Vangelo del Lunedì 1 Aprile 2019


Della 4° settimana di Quaresima.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (65,17-21)
Dal Vangelo secondo Giovanni (4,43-54) anno dispari.
In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea.
Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore
nella propria patria.
Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano
visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch'essi
infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino.
Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao.
Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli
chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete».
Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia».
Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive».
Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!».
Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio.
Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato».
Il padre riconobbe che proprio a quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive»,
e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
L’atto di fede del funzionario del re è grande.
Sicuramente la fama di taumaturgo di Gesù era giunta anche a lui; egli aveva
saputo che il Signore guariva semplicemente toccando gli ammalati o con
una parola potente pronunciata con autorità dinanzi a loro.
Ma qui, il Signore gli dice semplicemente di andare a vedere suo figlio,
che è guarito.
Non un segno, non una conferma immediata; soltanto la fiducia cieca nella
parola di Gesù.
L’uomo comprende a quale sfida lo chiamo il Maestro, e accetta.
Egli si pone sulla strada del ritorno a casa, e, soltanto dopo qualche ora ha la
conferma che la Parola di Gesù, ancora una volta, ha fatto il suo effetto.
Se solo avessimo più fede nelle parole di Cristo anche noi vedremmo miracoli
ben più grandi; la fede in Gesù e nella sua potenza ottiene tutto, a patto che
sappiamo credere senza porre alcuna condizione a Dio e al suo operato,
ma semplicemente, pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 30 marzo 2019

Il Vangelo di Domenica 31 Marzo 2019


Della 4° Domenica di Quaresima.
1° Lettura dal libro di Giosuè (5,9a.10-12)
2° Lettura dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (5,17-21)
Dal Vangelo secondo Luca (15,1-3.11-32) anno C.
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i
peccatori per ascoltarlo.
I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie
i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli.
Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte
di patrimonio che mi spetta”.
Ed egli divise tra loro le sue sostanze.
Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un
paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia
ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.
Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione,
che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci.
Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma
nessuno gli dava nulla.
Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in
abbondanza e io qui muoio di fame!
Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo
e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio.
Trattami come uno dei tuoi salariati”.
Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione,
gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti
a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”.
Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo
indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi.
Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché
questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.
E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi.
Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei
servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo.
Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il
vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”.
Egli si indignò, e non voleva entrare.
Suo padre allora uscì a supplicarlo.
Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai
disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far
festa con i miei amici.
Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze
con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”.
Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo;
ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed
è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Nel deserto della Quaresima diventiamo capaci di accogliere la novità assoluta
del vangelo, del volto di Dio che emerge dalla rivelazione di Gesù.
Un Dio bellissimo ci attende sul Tabor, quando riusciamo a lasciare la
pianura della quotidianità e della mediocrità.
Un Dio che non manda le disgrazie e che non teniamo buono sennò chissà
che disgrazia ci colpisce.
Un Dio che è un padre affettuoso che ci ama e ci rispetta.
Luca costruisce il suo vangelo intorno a tre parabole.
Concentra in questi tre capolavori la sintesi del suo annuncio, la logica
stringente della sua vita.
Una di queste parabole, forse la più conosciuta del vangelo, è quella
erroneamente chiamata del “figliol prodigo”.
I due figli protagonisti della parabola hanno una pessima idea di Dio.
Entrambi.
Il primo figlio, scapestrato, pensa che Dio sia un concorrente, un avversario;
se c’è io non posso realizzarmi, pensa lui.
Dio è un censore, un preside severo, uno che non mi aiuta.
Gli chiedo il mio, quello che mi deve (e da quando un padre “deve” l’eredità?),
quello che mi spetta.
Chiedere l’eredità significa augurare la morte.
E il figlio va e conosce la vita.
Ha molti amici, sperpera tutto il patrimonio.
Quando finiscono i soldi gli amici se ne vanno, ovvio.
È tutta qui la vita?
In pochi mesi ha già conosciuto tutto, bruciato tutto?
Si ritrova a pascolare i porci.
I porci; l’animale impuro per eccellenza. E patisce la fame.
Rientra in sé stesso e ragiona: “Sono un idiota. Certamente! Perché?
In casa di mio padre anche il più umile dei servi ha pane in abbondanza!
Ora torno e mi trovo una scusa”.
Sì, avete letto bene; contesto radicalmente l’interpretazione buonista del brano.
Il figlio non è affatto pentito; è affamato e ancora pensa che il padre sia un
tontolone da manipolare.
L’altro figlio invece, torna dal lavoro stanco e si offende della festa che il
padre ha fatto in onore del figlio minore.
Come dargli torto?
Il suo cuore è piccolo ma la sua giustizia grande; sì, è vero, il Padre si
comporta ingiustamente nei suoi confronti.
Giusto; lui lavora da anni e non ha mai osato chiedere nulla.
Il figlio maggiore pensa che Dio sia uno da tenere buono, che ora fatichiamo
ed obbediamo ma che, alla fine, avremo il premio, ci verrà riconosciuta la
fatica che abbiamo vissuto e tutte le messe che ci siamo sciroppate.
Lui è uno mortificato, senza grilli per la testa, lui è il bravo figlio che tutti
Vorrebbero; perché il padre si comporta in quel modo?
Bene, fermatevi qui, ora.
Niente bei finali, Luca si stoppa.
Non dice se il primo figlio apprezzò il gesto del Padre e, finalmente, cambiò idea.
Né dice se il fratello, inteneritosi, entrò a far festa.
No, la parabola finisce aperta, senza scontate soluzioni, senza facili
moralismi e finali da Principe Azzurro.
Possiamo stare col Padre senza vederlo, possiamo lavorare con lui senza
gioirne, possiamo lasciare che la nostra fede diventi ossequio rispettoso
senza che ci faccia esplodere il cuore di gioia.
Il Vangelo ci dice ancora una volta che Dio ci considera adulti, che affida alle
nostre mani le decisioni, che non si sostituisce alle nostre scelte.
E ora, per favore, smettiamola di guardare questi due idioti, così simili a noi.
Piccoli e meschini, come noi.
E guardiamo al Padre, per favore.
Io vedo un Padre che lascia andare il figlio anche se sa che si farà del male
(l’avremmo lasciato andare?).
Vedo un Padre che scruta l’orizzonte ogni giorno.
Vedo un Padre che non rinfaccia né chiede ragione dei soldi spesi (“te l’avevo
detto io!”), che non accusa, che abbraccia, che smorza le scuse (e non le vuole),
che restituisce dignità e che fa festa.
Vedo un Padre ingiusto, esagerato, che ama un figlio che gli augurava la
morte (“dammi l’eredità!”) che vaneggiava nel delirio (“mi spetta!”), un Padre
che sa che questo figlio ancora non è guarito dentro ma pazienta e fa già festa.
Vedo un Padre che esce a pregare lo stizzito fratello maggiore, che tenta di
giustificarsi, di spiegare le sue buone ragioni.
Ecco, vedo questo Padre che accetta la libertà dei figli, che pazienta,
che indica, che stimola.
Lo vedo e impallidisco.
Dunque; Dio è così? Fino a qui? Così tanto?
Sì, amici. Dio è questo e non altro.
Dio è così e non diversamente.
E il Dio in cui credo è finalmente questo?
Gesù sta per morire per affermare questa verità, è disposto a farsi
scannare pur di non rinnegare questa inattesa rivelazione.
Dio è prodigo, scialacquone, sciupone, non il figlio.
Perché di esagerato, di eccessivo, in questa storia, c’è solo l’amore di Dio.
Santa Domenica amici, ricordiamoci che abbiamo un Dio che ci ama, perché
una storia così io l’ho vissuta, ed ora posso parlarne serenamente, Fausto.

venerdì 29 marzo 2019

Il Vangelo del Sabato 30 Marzo 2019


Della 3° settimana di Quaresima.
1° Lettura dal libro del profeta Osèa (6,1-6)
Dal Vangelo secondo Luca (18,9-14) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano
l'intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini
salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: "O Dio, ti ringrazio perché
non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come
questo pubblicano.
Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo".
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi
al cielo, ma si batteva il petto dicendo: "O Dio, abbi pietà di me peccatore".
Io vi dico: questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché
chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Per quante belle preghiere possiamo fare, esse non arrivano nemmeno a sfiorare
Dio, se non sono accompagnate da un atteggiamento necessario; l’umiltà.
È meglio essere infedeli e peccatori, ma umili e consapevoli del proprio peccato,
che essere perfetti davanti a Dio, ma superbi nel cuore e orgogliosi nella mente.
Infatti, ciò che c’impedisce di godere pienamente del perdono di Dio non è tanto
la sua lontananza, quanto il fatto che spesso, le nostre preghiere sono piene di
indubbia superbia.
Tale superbia si manifesta nella nostra convinzione di essere giusti e che, tutto
sommato, non siamo molto peggio di tanti altri.
È qui l’errore; Dio non fa paragoni tra i suoi figli, per cui non abbiamo bisogno
di confrontarci con nessuno per sentirci più o meno giusti.
Dio vede il cuore e sa se vogliamo pregare davvero o soltanto fare un elenco
delle nostre presunte virtù.
Lasciamo fare gli elenchi agli altri, noi preghiamo veramente con il cuore.   
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 28 marzo 2019

Il Vangelo del Venerdì 29 Marzo 2019


Della 3° settimana di Quaresima.
1° Lettura dal libro del profeta Osèa (14,2-10)
Dal Vangelo secondo Marco (12,28b-34) anno dispari.
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual’è
il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele!
Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il
tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza".
Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso".
Non c'è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è
unico e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta
l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale
più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano
dal regno di Dio».
E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
La Quaresima è il periodo in cui tornare all’essenzialità, anche nei confronti
della Parola di Dio.
Essa, infatti, è riassumibile nel comandamento dell’amore, verso Dio e verso
gli altri.
Gesù, di fronte alla risposta sincera dello scriba, gli dice una frase emblematica;
se avesse continuato nella sua ricerca sincera della verità, alla fine avrebbe
incontrato il Signore stesso, che gli avrebbe aperto le porte del regno dei cieli.
L’elemento discriminante, dunque, è proprio questo; capire che l’essenza di
tutta la nostra vita sta nell’amare Dio e gli altri.
Solo se facciamo in questo modo siamo certi di essere sulla strada giusta;
altrimenti, il rischio è quello dell’illusione.
Proprio come coloro i quali, al tempo di Gesù, credevano di salvarsi semplicemente
perché discutevano riguardo la Parola di Dio, senza metterla poi in pratica.
Ecco perciò, quello che dobbiamo fare, non discutiamo sulla Parola del Signore,
ascoltiamola, mettiamola in pratica attraverso l’amore e la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata con l’amore verso il Signore, Fausto.