domenica 6 gennaio 2019

Il Vangelo del 7 Gennaio 2019


Feria propria del 7 Gennaio.
S. Raimondo di Penyafort, sacerdote.
1° Lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3,22 - 4,6)
Dal Vangelo secondo Matteo (4,12-17.23-25) anno dispari.
In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò
nella Galilea, lasciò Nàzareth e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare,
nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto
per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del
mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che
abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno
dei cieli è vicino».
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe,
annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di
infermità nel popolo.
La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati,
tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici;
ed egli li guarì. 
Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli,
da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Le prime parole che Gesù pronuncia nel Vangelo di Matteo sintetizzano il
programma di tutta la sua predicazione e il senso della sua missione; l’invito
pressante alla conversione e all’accoglienza del regno di Dio che è vicino.
Matteo accosta l’inizio della missione di Gesù con una profezia di Isaìa;
la luce ha iniziato a splendere per tutte le genti, per mezzo della persona
e della parola del Cristo.
Le guarigioni e le liberazioni sono segno di una grande realtà; è arrivato
Colui che annuncia la presenza di Dio in mezzo al suo popolo, e Dio libera
e guarisce con il suo amore.
Il Signore ci chiama alla conversione con urgenza, perché ha bisogno di noi,
perché vuole fare di noi un segno della sua presenza in mezzo ai fratelli.
Come dire: “Se io ti dono qualche cosa che ti piace, non essere egoista
e condividilo con i tuoi amici.
Perciò, se vi piacciono i miei commenti sul Vangelo, non tenerli come
fossero tua proprietà, ma condividilo con i tuoi amici, se fai fatica,
fatti aiutare dalla preghiera.  
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 5 gennaio 2019


Il Vangelo di Domenica 6 Gennaio 2019.
Epifania del Signore.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (60,1-6)
2° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (3,2-3a.5-6)
Dal Vangelo secondo Matteo (2,1-12) anno C.
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi
vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov'è colui che è nato,
il re dei Giudei?
Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».
All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.
Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro
sul luogo in cui doveva nascere il Cristo.
Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo
del profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle
città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del
mio popolo, Israele"».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza
il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate
e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo
sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono.
Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse
e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.
Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono
e lo adorarono.
Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero
ritorno al loro paese.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
I magi che arrivano dall’Oriente con i loro doni hanno davvero segnato la
fantasia degli uomini nella storia; forse per quel non so che di esotico che
portano con sé, tutti siamo rimasti affascinati da queste strane figure del
Natale e nel cuore portiamo l’immagine infantile delle statuine da aggiungere
il giorno dell’Epifania, come ultimo tocco al presepe.
Attenti, però, a non ridurre l’Epifania ad una favoletta edificante.
Prendiamo con grande serietà il racconto di Matteo, che è anzitutto sintesi
teologica, messaggio di fede, senza però dimenticare i parecchi appigli storici
che vi si riscontrano.
A chi conosce bene la Bibbia, salta subito agli occhi il mosaico di allusioni
e di riferimenti che compongono questo testo.
L’intento di Matteo è chiaro.
Lui, ebreo, scrive il suo Vangelo per una comunità di ebrei-cristiani e desidera
spalancare loro lo sguardo, il Messia è venuto ed è veramente l’atteso delle
genti, non soltanto il pastore di Israele.
Come ogni piccola comunità che deve sopravvivere in mezzo a culture
aggressive, lungo la propria storia Israele si era rinchiusa come minoranza
blindata allergica allo straniero, perdendo lo smalto primigenio e dimenticando
di essere il popolo che doveva portare a tutti i popoli il volto del Dio misterioso
che si era raccontato ad Abramo e ai padri.
E, stupore!, Tra i primi ad accogliere il Messia sono sì gli israeliti, ma i
dimenticati, i poveri, Maria, Giuseppe, i pastori.
Dio non viene accolto dal potente partito dei sadducei, non dal Sommo
Sacerdote o dai farisei, i devoti tra i devoti.
E, stupore!, gli stranieri, i reietti, i “non-popolo”, i “cani” riconoscono
il volto di Dio.
Dio vuole svelarsi a tutti, vuole raggiungere ogni uomo, ogni nazione.
L’intento di Matteo, dicevamo, è lineare, Gesù è venuto per essere
riconosciuto da ogni popolo, qui raffigurato dai misteriosi magi d’Oriente.
Ma c’è di più; il grande Levi pubblicano, diventato scriba del regno, riesce a
tirar fuori dalla sua penna alcune sottolineature per me che scrivo e per te che
leggi con passione.
I magi erano degli astrologi orientali, probabilmente ricchi, in modo tale da
potersi permettere di seguire il proprio hobby, e proprio un evento cosmico
(la nascita di una stella? una congiunzione astrale?) li aveva fatti partire.
La teoria era semplice, ad un evento siderale doveva corrispondere un evento terreno.
Così il loro viaggio li porta naturalmente a cercare un re nella vicina terra di Palestina.
E qui incontrano il re-fantoccio Erode, tanto crudele e cinico da poter vivere
suddito di Roma e costruire comunque un piccolo impero.
Erode si sbalordisce, che ne sa lui delle vecchie teorie dei creduloni?
Il messia? Il nuovo Davide? Ma era lui adesso il re!
Erode diventa improvvisamente devoto e cerca una risposta in chi la Scrittura
la conosce bene.
Gli scribi danno la risposta esatta, il Messia doveva discendere dalla casa di
Davide e quindi nascere nella città del pane, Betlemme, pochi chilometri a
sud di Gerusalemme.
Quale pensiero avrà attraversato la mente dei magi?
Un re, quindi, non c’era?
E cos’era questa storia del mandato da Dio?
La stella riappare e gioiscono!
Arrivano a Betlemme e si prostrano davanti alla madre e al bambino,
offrendo i loro doni perlomeno curiosi.
Matteo ci sta dicendo: “Se vuoi davvero scoprire la presenza devi metterti in
viaggio, anche se non è la fede che ti motiva”.
I magi sono non-credenti, cercano la verità, una risposta alle loro teorie,
seguono una stella che li porti a confermare la loro ricerca.
Sono onesti, si mettono in gioco, si lasciano interpellare anche da idee
diverse (le Scritture per loro erano… arabo!) e alla fine trovano Dio.
Sono l’immagine–questi strani orientali–di tutti quegli uomini e quelle donne
che vogliono scoprire il senso della loro vita, dei tanti che nella storia hanno
cercato nell’arte, nel pensiero, nella civiltà, le tracce della verità.
E che alla fine trovano Dio.
È splendido ciò che Matteo afferma, una ricerca onesta e dinamica della verità
ci porta fin davanti alla grotta dove Dio svela il suo tenero volto di bambino.
Non troveranno mai il Messia Erode e i sacerdoti e gli scribi.
Erode considera Dio un avversario, un concorrente, se Dio c’è gli ruba il posto.
Quanti ne conosco di Erodi!
Quelli che pensano che Dio sia la negazione dell’uomo e il cristianesimo la
morte della felicità umana (noi cristiani qualche responsabilità ce l’abbiamo,
ma questo è un altro penoso discorso!).
E gli scribi?
Turisti del sacro, dotti conoscitori della Scrittura, vanno a Messa tutte le
domeniche (anzi più volte a settimana), fanno la preghiera quotidiana e
seguono un corso biblico.
Sanno, conoscono tutto di Dio.
Da Gerusalemme a Betlemme ci sono pochi chilometri.
E boia se escono dal loro palazzo!
Conoscono Dio sulla carta, nella loro mente illuminata, ma non nel loro cuore.
Eccoli davanti alla grotta i cercatori di Dio, che offrono… che cosa?
Offrono all’infante dei regali improbabili (ci sarà dietro la forzatura teologica
di Matteo?), pieni di verità e di stupore, offrono l’oro per chi riconosce nel
bambino il re; l’incenso per chi riconosce nel bambino la presenza di Dio;
e… la mirra?
Che regalo di pessimo gusto!
L’unguento usato per imbalsamare i cadaveri!
Questo bambino già vive la contraddizione della morte, del rifiuto,
del dono totale di sé.
E noi?
Abbiamo voglia di essere un pò Magi?
Speriamo veramente di si, se fatichiamo; facciamoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Santa Domenica dell’Epifania cercatori di Dio, con affetto, Fausto.

venerdì 4 gennaio 2019

Il Vangelo del Sabato 5 Gennaio 2019


Tempo di Natale prima dell’Epifania.
1° Lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3,11-21)
Dal Vangelo secondo Giovanni (1,43-51) anno dispari.
In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!».
Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno
scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret».
Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?».
Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco
davvero un Israelita in cui non c'è falsità».
Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?».
Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando
eri sotto l'albero di fichi».
Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!».
Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero
di fichi, tu credi?
Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli
di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Nonostante il periodo liturgico di Natale, il brano evangelico odierno
presenta un Gesù già adulto, che chiama i primi discepoli.
Grazie a Natanaèle, il Signore promette ai suoi discepoli la possibilità di
fare un’esperienza molto particolare di Dio.
Ma qual è questa esperienza?
Gli angeli che scendono e salgono ci ricordano la visione della scala di
Giacobbe narrata nel libro della Genesi, che simboleggia la presenza
e la benevolenza di Dio sul Patriarca fuggiasco.
I discepoli vedranno scendere su Gesù la benevolenza di Dio, e in Lui
potranno sperimentare la massima rivelazione del Padre.
Anche noi siamo chiamati a fissare gli occhi della fede su Gesù, che vuole
introdurci nel mistero di Dio e della sua benevolenza per i suoi figli.
Se facciamo fatica, facciamoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 3 gennaio 2019

Il Vangelo del Venerdì 4 Gennaio 2019


Tempo di Natale prima dell’Epifania.
1° Lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3,7-10)
Dal Vangelo secondo Giovanni (1,35-42) anno dispari.
In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo
sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!».
E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro:
«Che cosa cercate?».
Gli risposero: «Rabbì  che, tradotto, significa maestro, dove dimori?».
Disse loro: «Venite e vedrete».
Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con
lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito,
era Andrea, fratello di Simon Pietro.
Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato
il Messia», che si traduce Cristo,  e lo condusse da Gesù.
Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio
di Giovanni; sarai chiamato Cefa», che significa Pietro.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Quando si fa un’esperienza forte di Gesù, anche a distanza di anni si ricorda
persino l’ora in cui questa è avvenuta: Giovanni ricorda che il suo primo
incontro con il Maestro avvenne alle quattro del pomeriggio.
In questo primo incontra, Giovanni e Andrea rimasero affascinati dalla persona
di Gesù, tanto che accettarono persino di seguirlo intuendo che era davvero
colui che aspettavano, colui di cui avevano bisogno.
Eppure, quando essi accettarono di seguirlo fidandosi, di Lui, scoprirono nuovi
orizzonti che mai avrebbero immaginato.
Gesù fissa ogni giorno lo sguardo su di noi e ci chiama per nome e ci invita
ad andare con Lui lungo lo scorrere dei giorni, lasciando che ogni cosa trovi
senso solo in Lui.
Non importa cosa facciamo o cosa siamo nella vita; Egli ci invita a seguirlo
per sperimentare la sua benevolenza e il suo amore.
Perciò, seguiamolo senza timore facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 2 gennaio 2019

Il Vangelo del Giovedì 3 Gennaio 2019


Tempo di Natale prima dell’Epifania.
SS.mo Nome di Gesù.
1° Lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (2,29-3,6)
Dal Vangelo secondo Giovanni (1,29-34) anno dispari.
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco
l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!
Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti
a me, perché era prima di me".
Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli
fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come
una colomba dal cielo e rimanere su di lui.
Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare
nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito,
è lui che battezza nello Spirito Santo".
E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Giovanni il Battista riconosce in Gesù il Figlio di Dio, anche se Egli, confuso
tra la folla, viene a chiedere il battesimo di penitenza che il Precursore
impartiva nel fiume Giordano; Giovanni riconosce il Signore con il titolo
di agnello, che è l’animale sacrificale per eccellenza.
Quel bambino adorato dai pastori e dagli angeli è l’agnello, cioè, la vittima
mansueta e silenziosa, che offrirà se stesso per la salvezza di tutti gli uomini.
Eppure l’agnello mite e senza colpa è colui che dona lo Spirito senza misura;
non si può riconoscere il passaggio del mite Gesù nella propria vita se non si
chiede continuamente il dono dello Spirito Santo.
Riscopriamo la presenza dello Spirito nella nostra vita, per essere anche noi
testimoni del Figlio di Dio, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 1 gennaio 2019

Il Vangelo del Mercoledì 2 Gennaio 2019


Tempo di Natale prima dell’Epifania.
SS. Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno, vescovi e dottori della Chiesa.
1° Lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (2,22-28)
Dal Vangelo secondo Giovanni (1,19-28) anno dispari.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da
Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?».
Egli confessò e non negò.
Confessò: «Io non sono il Cristo».
Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque?
Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose.
Gli dissero allora: «Chi sei?
Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato.
Che cosa dici di te stesso?».
Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via
del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei.
Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei
il Cristo, né Elìa, né il profeta?».
Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell'acqua.
In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me:
a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Giovanni Battista è consapevole che la sua missione è più importante
della sua identità.
In altri termini, non è importante per la gente conoscere il suo nome, quanto
piuttosto sapere qual è l’incarico che Dio gli ha affidato.
Anzi, nella sua persona identità e missione si identificano, fino al punto che
egli dirà di sé di essere semplicemente una voce che parla a nome del Signore.
Come sarebbe bello se ogni cristiano potesse far splendere, attraverso il suo
comportamento, la missione che Dio gli ha affidato!
Essere voce che parla a nome di un altro, senza volere che i fratelli si attacchino
a noi, ma solo a Gesù Cristo; non importa se poi si dimenticano di noi, essi si
sono avvicinati a Lui, e questa è l’unica cosa che conta davvero.
Come dire; Fausto ci dà ogni giorno il Vangelo perciò, per noi, è una
persona insostituibile.
Non è così; io vi dono ogni giorno la Parola del Signore, ma voi dovete solo
ringraziare il Signore per questo dono attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.