sabato 5 gennaio 2019


Il Vangelo di Domenica 6 Gennaio 2019.
Epifania del Signore.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (60,1-6)
2° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (3,2-3a.5-6)
Dal Vangelo secondo Matteo (2,1-12) anno C.
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi
vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov'è colui che è nato,
il re dei Giudei?
Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».
All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.
Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro
sul luogo in cui doveva nascere il Cristo.
Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo
del profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle
città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del
mio popolo, Israele"».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza
il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate
e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo
sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono.
Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse
e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.
Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono
e lo adorarono.
Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero
ritorno al loro paese.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
I magi che arrivano dall’Oriente con i loro doni hanno davvero segnato la
fantasia degli uomini nella storia; forse per quel non so che di esotico che
portano con sé, tutti siamo rimasti affascinati da queste strane figure del
Natale e nel cuore portiamo l’immagine infantile delle statuine da aggiungere
il giorno dell’Epifania, come ultimo tocco al presepe.
Attenti, però, a non ridurre l’Epifania ad una favoletta edificante.
Prendiamo con grande serietà il racconto di Matteo, che è anzitutto sintesi
teologica, messaggio di fede, senza però dimenticare i parecchi appigli storici
che vi si riscontrano.
A chi conosce bene la Bibbia, salta subito agli occhi il mosaico di allusioni
e di riferimenti che compongono questo testo.
L’intento di Matteo è chiaro.
Lui, ebreo, scrive il suo Vangelo per una comunità di ebrei-cristiani e desidera
spalancare loro lo sguardo, il Messia è venuto ed è veramente l’atteso delle
genti, non soltanto il pastore di Israele.
Come ogni piccola comunità che deve sopravvivere in mezzo a culture
aggressive, lungo la propria storia Israele si era rinchiusa come minoranza
blindata allergica allo straniero, perdendo lo smalto primigenio e dimenticando
di essere il popolo che doveva portare a tutti i popoli il volto del Dio misterioso
che si era raccontato ad Abramo e ai padri.
E, stupore!, Tra i primi ad accogliere il Messia sono sì gli israeliti, ma i
dimenticati, i poveri, Maria, Giuseppe, i pastori.
Dio non viene accolto dal potente partito dei sadducei, non dal Sommo
Sacerdote o dai farisei, i devoti tra i devoti.
E, stupore!, gli stranieri, i reietti, i “non-popolo”, i “cani” riconoscono
il volto di Dio.
Dio vuole svelarsi a tutti, vuole raggiungere ogni uomo, ogni nazione.
L’intento di Matteo, dicevamo, è lineare, Gesù è venuto per essere
riconosciuto da ogni popolo, qui raffigurato dai misteriosi magi d’Oriente.
Ma c’è di più; il grande Levi pubblicano, diventato scriba del regno, riesce a
tirar fuori dalla sua penna alcune sottolineature per me che scrivo e per te che
leggi con passione.
I magi erano degli astrologi orientali, probabilmente ricchi, in modo tale da
potersi permettere di seguire il proprio hobby, e proprio un evento cosmico
(la nascita di una stella? una congiunzione astrale?) li aveva fatti partire.
La teoria era semplice, ad un evento siderale doveva corrispondere un evento terreno.
Così il loro viaggio li porta naturalmente a cercare un re nella vicina terra di Palestina.
E qui incontrano il re-fantoccio Erode, tanto crudele e cinico da poter vivere
suddito di Roma e costruire comunque un piccolo impero.
Erode si sbalordisce, che ne sa lui delle vecchie teorie dei creduloni?
Il messia? Il nuovo Davide? Ma era lui adesso il re!
Erode diventa improvvisamente devoto e cerca una risposta in chi la Scrittura
la conosce bene.
Gli scribi danno la risposta esatta, il Messia doveva discendere dalla casa di
Davide e quindi nascere nella città del pane, Betlemme, pochi chilometri a
sud di Gerusalemme.
Quale pensiero avrà attraversato la mente dei magi?
Un re, quindi, non c’era?
E cos’era questa storia del mandato da Dio?
La stella riappare e gioiscono!
Arrivano a Betlemme e si prostrano davanti alla madre e al bambino,
offrendo i loro doni perlomeno curiosi.
Matteo ci sta dicendo: “Se vuoi davvero scoprire la presenza devi metterti in
viaggio, anche se non è la fede che ti motiva”.
I magi sono non-credenti, cercano la verità, una risposta alle loro teorie,
seguono una stella che li porti a confermare la loro ricerca.
Sono onesti, si mettono in gioco, si lasciano interpellare anche da idee
diverse (le Scritture per loro erano… arabo!) e alla fine trovano Dio.
Sono l’immagine–questi strani orientali–di tutti quegli uomini e quelle donne
che vogliono scoprire il senso della loro vita, dei tanti che nella storia hanno
cercato nell’arte, nel pensiero, nella civiltà, le tracce della verità.
E che alla fine trovano Dio.
È splendido ciò che Matteo afferma, una ricerca onesta e dinamica della verità
ci porta fin davanti alla grotta dove Dio svela il suo tenero volto di bambino.
Non troveranno mai il Messia Erode e i sacerdoti e gli scribi.
Erode considera Dio un avversario, un concorrente, se Dio c’è gli ruba il posto.
Quanti ne conosco di Erodi!
Quelli che pensano che Dio sia la negazione dell’uomo e il cristianesimo la
morte della felicità umana (noi cristiani qualche responsabilità ce l’abbiamo,
ma questo è un altro penoso discorso!).
E gli scribi?
Turisti del sacro, dotti conoscitori della Scrittura, vanno a Messa tutte le
domeniche (anzi più volte a settimana), fanno la preghiera quotidiana e
seguono un corso biblico.
Sanno, conoscono tutto di Dio.
Da Gerusalemme a Betlemme ci sono pochi chilometri.
E boia se escono dal loro palazzo!
Conoscono Dio sulla carta, nella loro mente illuminata, ma non nel loro cuore.
Eccoli davanti alla grotta i cercatori di Dio, che offrono… che cosa?
Offrono all’infante dei regali improbabili (ci sarà dietro la forzatura teologica
di Matteo?), pieni di verità e di stupore, offrono l’oro per chi riconosce nel
bambino il re; l’incenso per chi riconosce nel bambino la presenza di Dio;
e… la mirra?
Che regalo di pessimo gusto!
L’unguento usato per imbalsamare i cadaveri!
Questo bambino già vive la contraddizione della morte, del rifiuto,
del dono totale di sé.
E noi?
Abbiamo voglia di essere un pò Magi?
Speriamo veramente di si, se fatichiamo; facciamoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Santa Domenica dell’Epifania cercatori di Dio, con affetto, Fausto.

venerdì 4 gennaio 2019

Il Vangelo del Sabato 5 Gennaio 2019


Tempo di Natale prima dell’Epifania.
1° Lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3,11-21)
Dal Vangelo secondo Giovanni (1,43-51) anno dispari.
In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!».
Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno
scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret».
Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?».
Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco
davvero un Israelita in cui non c'è falsità».
Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?».
Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando
eri sotto l'albero di fichi».
Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!».
Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero
di fichi, tu credi?
Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli
di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Nonostante il periodo liturgico di Natale, il brano evangelico odierno
presenta un Gesù già adulto, che chiama i primi discepoli.
Grazie a Natanaèle, il Signore promette ai suoi discepoli la possibilità di
fare un’esperienza molto particolare di Dio.
Ma qual è questa esperienza?
Gli angeli che scendono e salgono ci ricordano la visione della scala di
Giacobbe narrata nel libro della Genesi, che simboleggia la presenza
e la benevolenza di Dio sul Patriarca fuggiasco.
I discepoli vedranno scendere su Gesù la benevolenza di Dio, e in Lui
potranno sperimentare la massima rivelazione del Padre.
Anche noi siamo chiamati a fissare gli occhi della fede su Gesù, che vuole
introdurci nel mistero di Dio e della sua benevolenza per i suoi figli.
Se facciamo fatica, facciamoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 3 gennaio 2019

Il Vangelo del Venerdì 4 Gennaio 2019


Tempo di Natale prima dell’Epifania.
1° Lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3,7-10)
Dal Vangelo secondo Giovanni (1,35-42) anno dispari.
In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo
sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!».
E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro:
«Che cosa cercate?».
Gli risposero: «Rabbì  che, tradotto, significa maestro, dove dimori?».
Disse loro: «Venite e vedrete».
Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con
lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito,
era Andrea, fratello di Simon Pietro.
Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato
il Messia», che si traduce Cristo,  e lo condusse da Gesù.
Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio
di Giovanni; sarai chiamato Cefa», che significa Pietro.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Quando si fa un’esperienza forte di Gesù, anche a distanza di anni si ricorda
persino l’ora in cui questa è avvenuta: Giovanni ricorda che il suo primo
incontro con il Maestro avvenne alle quattro del pomeriggio.
In questo primo incontra, Giovanni e Andrea rimasero affascinati dalla persona
di Gesù, tanto che accettarono persino di seguirlo intuendo che era davvero
colui che aspettavano, colui di cui avevano bisogno.
Eppure, quando essi accettarono di seguirlo fidandosi, di Lui, scoprirono nuovi
orizzonti che mai avrebbero immaginato.
Gesù fissa ogni giorno lo sguardo su di noi e ci chiama per nome e ci invita
ad andare con Lui lungo lo scorrere dei giorni, lasciando che ogni cosa trovi
senso solo in Lui.
Non importa cosa facciamo o cosa siamo nella vita; Egli ci invita a seguirlo
per sperimentare la sua benevolenza e il suo amore.
Perciò, seguiamolo senza timore facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 2 gennaio 2019

Il Vangelo del Giovedì 3 Gennaio 2019


Tempo di Natale prima dell’Epifania.
SS.mo Nome di Gesù.
1° Lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (2,29-3,6)
Dal Vangelo secondo Giovanni (1,29-34) anno dispari.
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco
l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!
Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti
a me, perché era prima di me".
Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli
fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come
una colomba dal cielo e rimanere su di lui.
Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare
nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito,
è lui che battezza nello Spirito Santo".
E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Giovanni il Battista riconosce in Gesù il Figlio di Dio, anche se Egli, confuso
tra la folla, viene a chiedere il battesimo di penitenza che il Precursore
impartiva nel fiume Giordano; Giovanni riconosce il Signore con il titolo
di agnello, che è l’animale sacrificale per eccellenza.
Quel bambino adorato dai pastori e dagli angeli è l’agnello, cioè, la vittima
mansueta e silenziosa, che offrirà se stesso per la salvezza di tutti gli uomini.
Eppure l’agnello mite e senza colpa è colui che dona lo Spirito senza misura;
non si può riconoscere il passaggio del mite Gesù nella propria vita se non si
chiede continuamente il dono dello Spirito Santo.
Riscopriamo la presenza dello Spirito nella nostra vita, per essere anche noi
testimoni del Figlio di Dio, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 1 gennaio 2019

Il Vangelo del Mercoledì 2 Gennaio 2019


Tempo di Natale prima dell’Epifania.
SS. Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno, vescovi e dottori della Chiesa.
1° Lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (2,22-28)
Dal Vangelo secondo Giovanni (1,19-28) anno dispari.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da
Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?».
Egli confessò e non negò.
Confessò: «Io non sono il Cristo».
Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque?
Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose.
Gli dissero allora: «Chi sei?
Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato.
Che cosa dici di te stesso?».
Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via
del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei.
Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei
il Cristo, né Elìa, né il profeta?».
Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell'acqua.
In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me:
a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Giovanni Battista è consapevole che la sua missione è più importante
della sua identità.
In altri termini, non è importante per la gente conoscere il suo nome, quanto
piuttosto sapere qual è l’incarico che Dio gli ha affidato.
Anzi, nella sua persona identità e missione si identificano, fino al punto che
egli dirà di sé di essere semplicemente una voce che parla a nome del Signore.
Come sarebbe bello se ogni cristiano potesse far splendere, attraverso il suo
comportamento, la missione che Dio gli ha affidato!
Essere voce che parla a nome di un altro, senza volere che i fratelli si attacchino
a noi, ma solo a Gesù Cristo; non importa se poi si dimenticano di noi, essi si
sono avvicinati a Lui, e questa è l’unica cosa che conta davvero.
Come dire; Fausto ci dà ogni giorno il Vangelo perciò, per noi, è una
persona insostituibile.
Non è così; io vi dono ogni giorno la Parola del Signore, ma voi dovete solo
ringraziare il Signore per questo dono attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 31 dicembre 2018

Il Vangelo del Martedì 1 Gennaio 2019


Maria Santissima Madre di Dio.
1° Lettura dal libro dei Numeri (6, 22-27)
2° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (4,4-7)
Dal Vangelo secondo Luca (2,16-21) anno dispari.
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria
e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia.
E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria,
da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che
avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione,
gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che
fosse concepito nel grembo.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Un neonato che, con gli occhi chiusi, cerca il seno acerbo della madre
adolescente; un bambino che riceve la visita notturna dei pastori, loschi
personaggi dediti al furto e alla menzogna, una grotta nella pianura della
splendida Betlemme, adibita a rifugio contro il freddo; un giovane e
promettente falegname, finalmente rasserenato dopo una notte tragica,
che cerca cibo e legna per la propria giovane sposa.
Immagini di Natale, amici, l’inaudito di Dio, il vero volto dell’Altissimo che,
per amore, mette da parte la sua divinità, la sua onnipotenza e diventa
accessibile, incontrabile.
Natale è Dio che si racconta, Dio evidente.
In questo clima ci prepariamo ad affrontare la solennità di san Capodanno martire.
Ops, pardon, di Santa Maria madre di Dio.
Un cambio d’anno, un evento banale, in fondo, e che pure la disperata speranza
degli uomini ha riempito di una ritualità laica, fatta di fuochi d’artificio e di
brindisi, con l’augurio che i giorni futuri ci preparino gioia e serenità.
Cristianamente, senza mandarvi di traverso il panettone, vi annuncio che, con
molta probabilità, il 2019 sarà molto simile al 2018, anzi, un pò peggio, pare.
Forse usciremo dalla crisi, forse, ma spiegatelo ai milioni di persone che
sono rimaste senza lavoro o senza casa.
Mi piace, però, questo bisogno che abbiamo di sperare, di aspettarci sempre
qualcosa di migliore.
Per i cristiani il tempo è sacro, da quando Dio lo abita.
Il tempo, la storia, la nostra storia, non è una serie di avvenimenti che si
susseguono senza senso ma, al contrario, lo spazio che ci è dato per realizzare
il progetto che Dio ha su di noi, un ritaglio di infinito in cui diventare uomini.
Certo, ci sono anni più belli, fatti di soddisfazioni lavorative, di gioie immense
come la nascita di un figlio, ed altri più difficili in cui sperimentiamo il
fallimento affettivo o il lutto di una persona cara.
Entrambi sono abitati dalla tenerezza di Dio.
L’augurio migliore che vi posso fare per il nuovo anno è quello formulato
dalla benedizione del libro dei Numeri che abbiamo letto, vi auguro che,
nel corso dei prossimi mesi, Dio faccia splendere il suo volto su di voi.
Far splendere il volto, splendido, che indica il sorriso di una persona.
Quando sorridiamo il nostro volto si illumina.
Questo vi auguro, cordialmente, amici, qualunque cosa accada in questi
mesi, che possiate cogliere il volto sorridente di Dio.
Dio sorride, ovvio.
Chi ama, anche nelle avversità, sorride.
Il volto di Dio sorridente ci viene svelato dal neonato Gesù.
Dio sorride, non è imbronciato, né impenetrabile, né scostante,
né innervosito, macchè.
Dio sorride, sempre.
Il problema, semmai, siamo noi.
Nei momenti di fatica e di dolore non guardiamo verso Dio, siamo travolti
dall’emozione, dalla rabbia e non riconosciamo in Dio nessun sorriso.
Non aspettatevi che Dio vi risolva i problemi, né che vi appiani la vita
o ve la semplifichi.
La vita è mistero e come tale va accolta e rispettata.
Ma se Dio ci sorride, sempre, significa che esiste un trucco che non vediamo,
una ragione che ignoriamo, e allora fidiamoci.
Qualunque cosa succeda nella nostra vita, quest’anno, che Dio ci sorrida.
Per accorgersi del sorriso di Dio occorre imitare l’adolescente Maria.
Maria, che festeggiamo con il titolo di “Madre di Dio”, è turbata dai troppi
eventi che hanno caratterizzato l’ultima settimana; il parto da sola, l’essere
lontana dalla sua casa, la sistemazione più che provvisorio, la visita
dei loschi pastori.
Cosa fa? Serba tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
Luca scrive che “prendeva i vari pezzi e cercava di ricomporli”.
Manca un centro nella nostra vita, siamo travolti dalla vita vissuta.
Come il bucato ammucchiato nella bacinella, ci serve un filo a cui appendere
tutte le cose ad asciugare.
Questo centro unificatore che è la fede ci è prezioso.
Perché non assumerci l’impegno in questo anno che inizia, di ripartire da Dio,
di mettere l’ascolto della Parola e la meditazione al centro della nostra giornata?
Solo così ci accorgeremo che Dio ci sorride.
Il primo Gennaio, infine, da molti anni è dedicato alla preghiera per la pace.
Noi pacifisti siamo quasi disillusi da tutto ciò che accade, violenza, guerre,
arroganza, un’economia che alimenta ingiustizia, l’uomo sembra non imparare
dalla propria storia, dai propri errori, forse non cambierà mai.
La lezione che ci viene dalla fede è semplice, solo un cuore pacificato può
diventare pacifista.
Il pacifismo cristiano non è una moda da cavalcare, un atteggiamento
istintivo, ma la scelta consapevole di chi ha incontrato la pace profonda
che solo l’amore di Dio può dare.
Sono pacifista perché Dio ha convertito la mia violenza e la mia rabbia e se,
talora, l’uomo vecchio emerge nelle mie azioni e in me, so che Dio solo è
all’origine dell’accoglienza e della tolleranza.
Per accorgermi di questo devo continuamente convertire il mio cuore,
troppa gente usa Dio per giustificare le proprie scelte di violenza.
Buon Anno, amici.
Dio fa nuove tutte le cose, ci vuole tra i suoi discepoli, vuole amarci.
Lasciamoci raggiungere, ve ne prego.
Buon san Capodanno, martire, per alcune persone, sappiate che non siete soli,
anch’io faccio parte di quelle, ma ho scoperto che il Signore mi sorride ed
allora sono più sereno.
Comunque, Buon Anno che sia pieno di serenità, a tutti voi amici, Fausto


domenica 30 dicembre 2018

Il Vangelo del Lunedì 31 Dicembre 2018


7° giorno fra l’ottava di Natale.
S. Silvestro 1° papa.
1° Lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (2,18-21)
Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18) anno dispari.
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle
tenebre e le tenebre non l'hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti
credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo
non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli
che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né
da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo
contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal
Padre, pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui
che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero
per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno
del Padre, è lui che lo ha rivelato.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il prologo di Giovanni ci dà la possibilità di puntare gli occhi della fede per
guardare direttamente nel mistero di Dio e della sua volontà di salvezza
per tutti i popoli.
Mosè è stato l’uomo più mite della terra, colui attraverso il quale Dio ha
trasformato Israele da insieme sparuto di persone a popolo, con una dignità
e una legge.
Ma egli fu soltanto il precursore di Colui che doveva venire e portare la grazia
divina nel cuore dell’uomo.
Il Natale che stiamo celebrando deve aiutarci a capire il grande dono che Dio
ci ha concesso; quello di partecipare alla sua stessa vita divina per mezzo
del suo Figlio.
Di fronte a Gesù Bambino, il Verbo incarnato, rinnoviamo la nostra adesione
di fede a questo mistero così grande, dal quale dipende la nostra salvezza,
facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.