sabato 22 dicembre 2018

Il Vangelo di Domenica 23 Dicembre 2018


Della 4° Domenica di Avvento.
1° Lettura dal libro del profeta Michèa (5,1-4a)
2° Lettura dalla lettera agli Ebrei (10,5-10)
Dal Vangelo secondo Luca (1,39-45) anno C.
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa,
in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta.
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò
nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta
tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!
A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?
Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato
di gioia nel mio grembo.
E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Poche ore e celebreremo l’inaudito di Dio.
No, non siamo qui a far finta che poi Gesù nasce.
Dio è già nato, è morto ed è risorto e vive glorioso.
A noi, in questo tempo che ci è dato, in questa vita più o meno soddisfacente,
il compito di lasciar nascere Dio nei nostri cuori.
Di lasciarlo nascere non come eravamo un anno fa, non come stavamo
tre anni fa, ma ora; in questo giorno.
L’idea (falsa), che coltiviamo è quella di doverci preparare con devozione e
buone maniere alla festa della venuta di Dio.
E così aggiungiamo dolore a dolore; chi non è pronto perché distratto, chi non
c’è perché travolto e, soprattutto i tanti (troppi) che vivono Natale come una
lama che uccide, non possono in alcun modo prepararsi.
Penso a te, Marco, e a tua moglie che se n’è andata e passerà Natale con i suoi
e le tue due bambine.
Penso a quanto è terribile vedere piangere disperato un adulto, come hai fatto
Qualche giorno fa, chiedendomi pure scusa. (Ma scusa di che?).
Penso a voi Cinzia e Franco e al vostro matrimonio in bilico, alle scenate
e le cose brutte che vi siete detti, al fatto che la nostra libertà ce la possiamo
giocare davvero tanto male.
Se avessimo il coraggio di vedere davvero cosa sta per accadere!
Vedere che Dio si fa spazio in mezzo al letame e sceglie di nascere nell’aria
acre di una piccola stalla.
Vedere che la gioia è una tristezza superata, che Dio si schiera dalle parti degli
ultimi, davvero, per sempre.
Vedere che anche Dio, quest’anno, non farà il Natale che vediamo raggiungerci
(terribilmente imbarazzante) dagli schermi della insopportabile strategia di marketing.
La piccola Maria sente il grembo crescere, in quella poesia e magia che solo le
donne, somiglianti a Dio, possono vivere.
Il Verbo cresce dentro di lei e con la Parola fatta carne crescono anche i tentennamenti.
Maria sale da Elisabetta; forse lei saprà darle una risposta definitiva, forse lei
saprà dirle che sì, è tutto vero.
E accade, Elisabetta si asciuga le mani nel grembiule e riconosce la piccola
Maria (ormai si è fatta donna) e capisce.
La pagina di Luca è un capolavoro; l’incontro fra le due donne nel Vangelo
è tutto un sussulto, un complimento, Giovanni Battista che riconosce il Messia
dal grembo e scalcia; Elisabetta, anziana donna che vede imprevedibilmente
realizzato il suo agognato sogno di maternità fa i complimenti alla piccola Maria.
Maria, ancora scossa da quanto le è successo, comincia a ballare e a fare i
complimenti a Dio che salva lei e noi.
Nelle loro parole avvertiamo la tensione, lo stupore, l’inaudito che si realizza.
È vero, allora, Dio ha scelto di venire, Dio si rende presente, Dio-il Dio
d’Israele-è qui.
Non sono solo stanche promesse ascoltate dalla bocca del vecchio rabbino
di Nazareth che sospirava, il Sabato, seguendo con il dito la pergamena
consumata del rotolo di Isaia.
È vero, è tutto vero, Dio viene, infine.
E le due donne urlano e cantano e danzano e piangono nell’assolato cortile di
casa della vecchia Elisabetta.
Lo splendido pancione col bimbo che scalcia è la presenza del profeta che
indica il Messia.
E tutto accade, accade, come il più inatteso e improbabile dei sogni che si
realizza, come se la storia, la vita e l’universo danzassero nel vedere queste
donne cantare l’assoluta follia di Dio.
E questo scatena la gioia, contagia e stupisce.
Ecco Dio
Ecco, questa sì che è una buona notizia, possiamo essere felice anche se poveri
e sfortunati, possiamo realizzare la nostra vita anche se abitiamo in un paese
arido e senza poesia, possiamo essere ricolmi più di un re perché ascoltiamo
la Parola che Dio ci vuole dare.
Dio viene per colmare il nostro cuore, questa è una buona notizia.
Se vi dicessi; hai una vita riuscita, un lavoro che ti realizza e che ti dà
vagonate di soldi, una casa da sogno, una splendida moglie, figli educati
e sensibili, il salone di casa con l’alberone e le luci e il clima di festa giusto
perciò sii felice, cosa dico di straordinario?
Che buona notizia è?
Un Dio che dona pace alle persone già felici?
L’inaudito è proprio il contrario, la felicità è altrove, è la salvezza di un Dio che
ci ama talmente da consegnarsi come un neonato, è una felicità accessibile anche
al povero, anzi forse più ancora al povero perché più disposto, più accogliente.
La buona notizia è che Dio è accessibile, è semplice, è diverso.
Diverso dalle nostre paure, diverso dai fantasmi che ci perseguitano. Diverso.
E Maria e Elisabetta ora lo sanno e cantano, dicono e raccontano.
Raccontano dell’opera di Dio, la leggono scolpita nella storia degli uomini, la
rintracciano nelle pieghe della fedeltà di un popolo di salvati-Israele-cui noi
e l’umanità deve moltissimo.
La loro gioia dilaga perché ora vedono chiaro, luminoso, evidente, mozzafiato
il pensiero di Dio disegnarsi nella loro piccola storia, usarle e coinvolgerle.
La gioia è la dimensione essenziale del Natale.
La gioia di sentirsi ed essere veramente salvati da Dio.
Siamo veramente nel cuore e nel desiderio di Dio!
Un suggerimento, amici, regaliamoci, in questo Natale, dieci minuti di orologio
per fermarci e aprire lo sguardo-finalmente!-su ciò che Dio sta compiendo
nella storia, nella nostra storia.
Animo, amici, arrivano buone notizie, aspettiamole pregando.
Santa 4° Domenica di Avvento, aspettando Natale amici, da Fausto.
PS. I nomi delle persone sopra citate sono di fantasia.

venerdì 21 dicembre 2018

Il Vangelo del Sabato 22 Dicembre 2018


Feria propria di Avvento del 22 Dicembre.
1° Lettura dal primo libro di Samuèle (1,24-28)
Dal Vangelo secondo Luca (1,46-55) anno dispari.
In quel tempo, Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato
l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del
loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come
aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il Magnificat è il canto di chi ha compreso che, quando nella propria vita
si lascia agire il Signore, si può vivere nella gioia e nel ringraziamento.
Le parole di questo canto di Maria, però, ci lasciano un pò perplessi; come
avviene che il Signore confonde i superbi e i ricchi, se poi, guardandoci
attorno, nella storia sembra succeda proprio il contrario?
Eppure, questa è la forza della fede.
Maria è voce di tutti i piccoli e gli ultimi della storia, i quali lasciano il
giudizio e la salvezza a Dio senza giudicare nessuno.
Chi si affida a Dio ha già vinto, e ha già visto la sua vittoria su ogni
sopruso e cattiveria.
Se anche noi lodassimo più spesso il Signore, ci accorgeremmo che in Lui
anche noi abbiamo già ottenuto salvezza e giustizia.
Logicamente no sarà facile, ma abbiamo la preghiera che ci può aiutare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 20 dicembre 2018

Il Vangelo del Venerdì 21 Dicembre 2018


Feria propria di Avvento del 21 Dicembre di Avvento.
1° Lettura dal Cantico dei Cantici (2,8-14)
Dal Vangelo secondo Luca (1,39-45) anno dispari.
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa,
in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta.
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò
nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta
tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!
A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?
Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato
di gioia nel mio grembo.
E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Elisabetta, per opera dello Spirito, comprende una realtà fondamentale;
Maria è beata perché ha creduto alla Parola del Signore.
Ciò significa che la Vergine di Nazareth non ha dubitato nemmeno per un
istante sul fatto che quando le aveva detto l’angelo potesse non essere vero;
e questo, nonostante le promesse fattele andassero al di là di qualsiasi
previsione umana.
Certe volte, nella nostra vita, ci sembra che Dio non possa veramente amarci
o mantenere le promesse che ci ha fatto, semplicemente perché ci sembra
impossibile che Egli si ricordi davvero di noi.
Eppure, Maria sta a ricordarci che, quando si crede a Dio, non gli si pone
nessun limite di azione nella nostra vita.
Egli può davvero fare quello che vuole e perciò vediamo miracoli.
Tante volte purtroppo, siamo noi che non riusciamo a vederli, ed allora
predisponiamoci come fece Maria, aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 19 dicembre 2018

Il Vangelo del Giovedì 20 Dicembre 2018


Feria propria di Avvento del 20 Dicembre.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (7,10-14)
Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38) anno dispari.
Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea,
chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di
Davide, di nome Giuseppe.
La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di
grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un
saluto come questo.
L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà
il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe
e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?».
Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo
 ti coprirà con la sua ombra.
Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.
Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un
figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo
la tua parola».
E l'angelo si allontanò da lei.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Maria capisce una cosa molto importante; da adesso in poi la sua vita sarà
guidata dalla Parola di Dio che le viene rivolta dall’angelo.
Da ora in poi, ha come compito fondamentale quello di meditare nel cuore la
Parola che Dio, attraverso le situazioni, le persone e gli eventi, gli rivolgerà.
Per questo motivo la Vergine diventa assoluta accoglienza del mistero; la parola
diventa in Lei la Parola, cioè carne della sua carne.
Il Figlio di Dio nasce da Lei, così abituata a fare spazio alla parola di salvezza,
proprio perché non sa concepire la sua vita se non in relazione intima con Lui.
Chiediamo a Maria, in questo periodo così importante dell’anno liturgico, che
ci dia la stessa capacità di accogliere la Parola del Signore perché porti frutto
anche in noi, facendoci aiutare dalla meditazione e dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 18 dicembre 2018

Il Vangelo del Mercoledì 19 Dicembre 2018


Feria propria di Avvento del 19 Dicembre.
1° Lettura dal libro dei Giudici (13,2-7.24-25a)
Dal Vangelo secondo Matteo (1,5-25) anno dispari.
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa,
della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne,
di nome Elisabetta.
Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi
e le prescrizioni del Signore.
Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano
avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti
al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l'usanza
del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l'offerta dell'incenso.
Fuori, tutta l'assemblea del popolo stava pregando nell'ora dell'incenso.
Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell'altare dell'incenso.
Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore.
Ma l'angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita
e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni.
Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché
egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti,
sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti
figli d'Israele al Signore loro Dio.
Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre
i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al
Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all'angelo: «Come potrò mai conoscere questo?
Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni».
L'angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato
mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio.
Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose
avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo
indugiare nel tempio.
Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva
avuto una visione.
Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa.
Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per
cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni
in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Zaccaria viene privato dell’uso della parola per un motivo molto semplice;
egli deve imparare ad ascoltare, visto che dimostra all’arcangelo di non
saperlo fare.
È strano; è un sacerdote, quindi è abituato a stare alla presenza del Signore,
eppure non sa ascoltare la sua voce e la sua parola.
Questo succede anche a tanti cristiani che, seguendo una logica umana,
pensano che l’essenza del cristianesimo consista nell’impegnarsi
nella solidarietà, nell’assistenzialismo e nell’aiuto fattivo, e non capiscono
che essere cristiani significa anzitutto dare spazio alla voce di Gesù che parla.
Se non si capisce questo, si rischia di fare una serie di cose-anche belle
e importanti-rimanendo sterili.
Nella vita cristiana la sterilità può essere vinta solo da un supplemento di
amore e di fiducia; “Nulla è impossibile a Dio”.
L’importante è ascoltare la sua Parola, facendoci illuminare da essa,
aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 17 dicembre 2018

Il Vangelo del Martedì 18 Dicembre 2018


Feria propria di Avvento del 18 Dicembre.
1° Lettura dal libro del profeta Geremìa (23,5-8)
Dal Vangelo secondo Matteo (1,18-24) anno dispari.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa
di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per
opera dello Spirito Santo.
Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla
pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un
angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di
prendere con te Maria, tua sposa.
Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà
alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo
dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal
Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce
un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa «Dio con noi».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo
del Signore e prese con sé la sua sposa.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Questo brano dell’Evangelista Matteo esalta in pienezza la statura morale di
Giuseppe, il quale manifesta due caratteristiche importanti per ognuno di noi.
Di fronte alla volontà di Dio, che egli non comprende affatto, non parla e obbedisce.
Nessuna sua parola ci viene riportata; non un commento né un’obiezione.
Egli obbedisce alla parola di un sogno frettoloso ed evanescente, anche se
è un angelo di Dio a parlargli; silenzio e obbedienza sono due espressioni della
stessa santità.
Per questo motivo Giuseppe diventa modello per tutti coloro che si impegnano
a camminare per le vie del Vangelo.
Non si tratta di capire tutto e subito, nelle proposte di Dio; piuttosto, ci viene
richiesto di accoglierle nel silenzio adorante, per poi metterle in pratica senza
obiezioni, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 16 dicembre 2018

Il Vangelo del Lunedì 17 Dicembre 2018


Feria di Avvento, propria del 17 Dicembre.
1° Lettura dal libro della Gènesi (49,2.8-10)
Dal Vangelo secondo Matteo (1,1-17) anno dispari.
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda
e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom,
Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn,
Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed
da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone
generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò
Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm,
Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse
generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli,
al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò
Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm
generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd,
Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe
generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide
fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia
a Cristo quattordici.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
L’Evangelista Matteo considera molto importante la genealogia di Gesù,
dietro questo lungo elenco di nomi si nasconde una storia ricca e a volte
contradditoria, nella quale la grazia di Dio spesso si adatta alle scelte, spesso
incoerenti e difficili, degli uomini.
Gesù nasce proprio in questa storia e la porta a compimento; proprio nella
contraddizione e nell’apparente lontananza da Dio e dai suoi piani, si manifesta
quella benevolenza del Signore che viene in mezzo a noi nella pienezza dei tempi.
Il mezzo attraverso cui tutto questo si compie è proprio l’umile Vergine di
Nazareth e il suo sposo Giuseppe.
Essi, con la loro rettitudine interiore, rappresentano la pienezza e il compimento
dell’attesa dei giusti d’Israele.
Uniamoci a loro, in questo momento così particolare dell’anno liturgico, per
godere della grazia della venuta del Salvatore; ricordiamoci, in questa giornata,
che Dio, riempie di salvezza la nostra piccola storia, la nostra quotidianità, noi
intanto riempiamola con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.