martedì 6 febbraio 2024

Il Vangelo del Mercoledì 7 Febbraio 2024

 

Della 5° settimana del Tempo Ordinario.

San Riccardo, Re degli Inglesi,

Prima lettura.

La regina di Saba vide tutta

la sapienza di Salomone.

Dal primo libro dei Re (10,1-10)

In quei giorni, la regina di Saba, sentita

la fama di Salomone, dovuta al nome del

Signore, venne per metterlo alla prova

con enigmi.

Arrivò a Gerusalemme con un corteo

molto numeroso, con cammelli carichi

di aromi, d’oro in grande quantità e di

pietre preziose.

Si presentò a Salomone e gli parlò di

tutto quello che aveva nel suo cuore.

Salomone le chiarì tutto quanto ella gli

diceva; non ci fu parola tanto nascosta

al re che egli non potesse spiegarle.

La regina di Saba, quando vide tutta la

sapienza di Salomone, la reggia che egli

aveva costruito, i cibi della sua tavola,

il modo ordinato di sedere dei suoi servi,

il servizio dei suoi domestici e le loro

vesti, i suoi coppieri e gli olocausti che

egli offriva nel tempio del Signore,

rimase senza respiro.

Quindi disse al re: «Era vero, dunque,

quanto avevo sentito nel mio paese sul

tuo conto e sulla tua sapienza!

Io non credevo a quanto si diceva, finché

non sono giunta qui e i miei occhi non

hanno visto; ebbene non me n’era stata

riferita neppure una metà!

Quanto alla sapienza e alla prosperità,

superi la fama che io ne ho udita.

Beati i tuoi uomini e beati questi tuoi

servi, che stanno sempre alla tua presenza

e ascoltano la tua sapienza!

Sia benedetto il Signore, tuo Dio, che si

è compiaciuto di te così da collocarti sul

trono d’Israele, perché il Signore ama

Israele in eterno e ti ha stabilito re per

esercitare il diritto e la giustizia».

Ella diede al re centoventi talenti d’oro,

aromi in gran quantità e pietre preziose.

Non arrivarono più tanti aromi quanti ne

aveva dati la regina di Saba al re Salomone.

Parola di Dio.

Vangelo.

Ciò che esce dall'uomo è quello

che rende impuro l'uomo.

Dal Vangelo secondo Marco (7,14-23) anno pari.

In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo

la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti

e comprendete bene!

Non c'è nulla fuori dell'uomo che,

entrando in lui, possa renderlo impuro.

Ma sono le cose che escono dall'uomo

a renderlo impuro».

Quando entrò in una casa, lontano dalla

folla, i suoi discepoli lo interrogavano

sulla parabola.

E disse loro: «Così neanche voi siete

capaci di comprendere?

Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo

dal di fuori non può renderlo impuro,

perché non gli entra nel cuore ma nel

ventre e va nella fogna?».

Così rendeva puri tutti gli alimenti.

E diceva: «Ciò che esce dall'uomo è

quello che rende impuro l'uomo.

Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli

uomini, escono i propositi di male:

impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità,

malvagità, inganno, dissolutezza, invidia,

calunnia, superbia, stoltezza.

Tutte queste cose cattive vengono fuori

dall'interno e rendono impuro l'uomo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È possibile nascondersi dietro la devozione

e l’osservanza scrupolosa dei precetti e

scordarsi l’essenza del Vangelo?

Certo, allora come oggi.

Gesù rimette a posto le cose, ristabilisce

un ordine di valori nella fede, di ogni fede.

La stessa cosa farà san Paolo con una

personale sofferenza interiore, uomo

ligio e rispettoso fino allo zelo derivatogli

dalla sua formazione culturale

e religiosa farisaica.

Ancora oggi, purtroppo, assistiamo ad una

latente schizofrenia del popolo cristiano

(anche italiano) pronto a correre dietro

al miracolo di turno o al santo più in voga

(che disgusto vedere le soubrette che vanno

a farsi fotografare sulla tomba di Padre Pio

che le avrebbe cacciate a calci nel sedere!)

ma restio a calare i princìpi evangelici

nella propria vita.

Sono rimasto turbato nel leggere che i

camorristi che confezionano le dosi di

cocaina, ogni trentatré minuti di lavoro

fanno una pausa in onore di Cristo!

O che alcune feste popolari religiose in

onore dei santi nel Sud Italia sono gestiti

direttamente dai clan mafiosi al potere!

Eccessi, certo, ma tragica sentinella di

come può finire la fede se non viene

continuamente evangelizzata e convertita.

Quante persone hanno tanto bisogno di pregare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 5 febbraio 2024

Il Vangelo del Martedì 6 Febbraio 2024

 

Della 5° settimana del Tempo Ordinario.

Santi Paolo Miky, presbitero e compagni, martiri.

Prima lettura.

Tu hai detto, Signore: «Lì porrò il mio nome!».

Ascolta la supplica del tuo popolo Israele.

Dal primo libro dei Re (8,22-23.27-30)

In quei giorni, Salomone si pose davanti

all’altare del Signore, di fronte a tutta

l’assemblea d’Israele e, stese le mani

verso il cielo, disse:

«Signore, Dio d’Israele, non c’è un Dio

come te, né lassù nei cieli né quaggiù

sulla terra!

Tu mantieni l’alleanza e la fedeltà verso

i tuoi servi che camminano davanti a te

con tutto il loro cuore.

 Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra?

Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono

contenerti, tanto meno questa casa che

io ho costruito!

 Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla

sua supplica, Signore, mio Dio, per ascoltare

il grido e la preghiera che il tuo servo oggi

innalza davanti a te! Siano aperti i tuoi

occhi notte e giorno verso questa casa,

verso il luogo di cui hai detto: “Lì porrò

il mio nome!”.

Ascolta la preghiera che il tuo servo

innalza in questo luogo.

 Ascolta la supplica del tuo servo e del

tuo popolo Israele, quando pregheranno

in questo luogo.

Ascoltali nel luogo della tua dimora,

in cielo; ascolta e perdona!».

Parola di Dio.

Vangelo.

Trascurando il comandamento di Dio,

voi osservate la tradizione degli uomini.

Dal Vangelo secondo Marco (7,1-13) anno pari.

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù

i farisei e alcuni degli scribi, venuti

da Gerusalemme.

Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli

prendevano cibo con mani impure, cioè

non lavate-i farisei infatti e tutti i Giudei

non mangiano se non si sono lavati

accuratamente le mani, attenendosi alla

tradizione degli antichi e, tornando dal

mercato, non mangiano senza aver fatto

le abluzioni, e osservano molte altre cose

per tradizione, come lavature di bicchieri,

stoviglie, di oggetti di rame e di letti-, quei

farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i

tuoi discepoli non si comportano secondo

la tradizione degli antichi, ma prendono

cibo con mani impure?».

Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato

Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:

"Questo popolo mi onora con le labbra,

ma il suo cuore è lontano da me.

Invano mi rendono culto, insegnando

dottrine che sono precetti di uomini".

Trascurando il comandamento di Dio,

voi osservate la tradizione degli uomini».

E diceva loro: «Siete veramente abili nel

rifiutare il comandamento di Dio per

osservare la vostra tradizione.

Mosè infatti disse: "Onora tuo padre e

tua madre", e: "Chi maledice il padre o

la madre sia messo a morte".

Voi invece dite: "Se uno dichiara al padre

o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti

è korbàn, cioè offerta a Dio", non gli

consentite di fare più nulla per il

padre o la madre.

Così annullate la parola di Dio con la

tradizione che avete tramandato voi.

E di cose simili ne fate molte».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù si comporta nei confronti delle

tradizioni con fare a dir poco sconcertante

e destabilizzante.

I pii devoti di Israele, numerosi dopo

l’avvenuta e attesissima ricostruzione

del Tempio, sono turbati dal fatto che

questo presunto Rabbì si comporti in

maniera così disinvolta rispetto alle

tante prescrizioni rituali.

Capiamoci; Gesù non è venuto a cambiare

un iota della Legge di Dio, non è un

anarchico, come sembra, ma sa distinguere

benissimo quelle che sono le (sane e sante)

tradizioni degli uomini dai precetti di Dio.

Gesù riconduce all’essenziale la Legge di

Dio e smaschera l’ipocrisia nascosta

dietro norme spacciate per divine e che,

invece, nascondono una imponente

quantità di ipocrisia.

Il fatto di consacrare parte del proprio

patrimonio al Tempio pur di non occuparsi

dei genitori bisognosi, ad esempio, è

duramente stigmatizzato da Gesù.

L’amore è il nuovo metro della Legge,

un amore adulto, maturo, esigente.

San Paolo farà di questo tema uno dei

punti centrali della sua predicazione,

giungendo a definire una forma di schiavitù

l’osservanza rituale della Legge.

Se imparassimo anche noi a non nasconderci

dietro le regole per scoprire quanto siamo liberi

di amare, facendoci aiutare dalla preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 4 febbraio 2024

Il Vangelo del Lunedì 5 Febbraio 2024

 

Della 5° settimana del Tempo Ordinario.

Sant’Agata, vergine e martire.

Prima lettura.

Introdussero l'arca dell'alleanza nel

Santo dei Santi e la nube riempì il

tempio del Signore.

Dal primo libro dei Re (8,1-7.9-13)

In quei giorni, Salomone convocò presso

di sé in assemblea a Gerusalemme gli

anziani d’Israele, tutti i capitribù, i prìncipi

dei casati degli Israeliti, per fare salire

l’arca dell’alleanza del Signore dalla

Città di Davide, cioè da Sion.

Si radunarono presso il re Salomone tutti

gli Israeliti nel mese di Etanìm, cioè il

settimo mese, durante la festa.

Quando furono giunti tutti gli anziani

d’Israele, i sacerdoti sollevarono l’arca

e fecero salire l’arca del Signore, con la

tenda del convegno e con tutti gli oggetti

sacri che erano nella tenda; li facevano

salire i sacerdoti e i levìti.

Il re Salomone e tutta la comunità d’Israele,

convenuta presso di lui, immolavano davanti

all’arca pecore e giovenchi, che non si

potevano contare né si potevano calcolare

per la quantità.

 I sacerdoti introdussero l’arca dell’alleanza

del Signore al suo posto nel sacrario del

tempio, nel Santo dei Santi, sotto le ali

dei cherubini.

Difatti i cherubini stendevano le ali sul

luogo dell’arca; i cherubini, cioè,

proteggevano l’arca e le sue stanghe dall’alto.

Nell’arca non c’era nulla se non le due

tavole di pietra, che vi aveva deposto

Mosè sull’Oreb, dove il Signore aveva

concluso l’alleanza con gli Israeliti

quando uscirono dalla terra d’Egitto.

Appena i sacerdoti furono usciti dal

santuario, la nube riempì il tempio del

Signore, e i sacerdoti non poterono

rimanervi per compiere il servizio a

causa della nube, perché la gloria del

Signore riempiva il tempio del Signore.

Allora Salomone disse: «Il Signore ha

deciso di abitare nella nube oscura.

Ho voluto costruirti una casa eccelsa,

un luogo per la tua dimora in eterno».

Parola di Dio.

Vangelo.

Quanti lo toccavano venivano salvati.

Dal Vangelo secondo Marco (6,53-56) anno pari.

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli,

compiuta la traversata fino a terra,

giunsero a Gennèsaret e approdarono.

Scesi dalla barca, la gente subito lo

riconobbe e, accorrendo da tutta quella

regione, cominciarono a portargli sulle

barelle i malati, dovunque udivano che

egli si trovasse.

E là dove giungeva, in villaggi o città

o campagne, deponevano i malati nelle

piazze e lo supplicavano di poter toccare

almeno il lembo del suo mantello;

e quanti lo toccavano venivano salvati.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Almeno la frangia del mantello, le persone

vogliono toccare almeno la frangia del

mantello del maestro Gesù.

Davanti a questo gesto così semplice,

pieno di ingenua devozione, che rasenta

la superstizione, percepiamo la forza che

emanava la persona di Gesù, il suo carisma

assoluto, la sua autorevolezza.

La folla lo vuole toccare, sfiorare,

avvicinarsi fino a sentirne l’odore.

E Gesù si lascia fare; solo chi ha fede

attinge da Lui una forza capace di guarire,

come la donna emorroissa.

Anche oggi il Signore si fa accanto ad

ogni uomo, a noi, e ci sfiora con la

sua presenza.

Lo sguardo luminoso di un neonato,

la bellezza radiosa di una persona

sconosciuta che abbiano incontrato

andando al lavoro, una mail da un

amico, la Parola che abbiamo appena

gustato; per chi ama tutto diventa segno

della presenza del Maestro.

Anche il suo silenzio.

E ciascuno di noi può diventare la frangia

del mantello del Signore Gesù per le

persone che incontreremo, per coloro

che incroceranno il nostro sguardo.

Il Signore, oggi, si affida a noi, alle nostre

poche parole, alle nostre fragili mani per

raggiungere le persone che vivono nella

solitudine e nel dolore.

Siamo mantello del Signore con la nostra

preghiera, per l’uomo affaticato e stanco.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.

Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.

Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

sabato 3 febbraio 2024

Il Vangelo di Domenica 4 Febbraio 2024

 

Della 5° Domenica del Tempo Ordinario.

Sant'Eutichio, martire.

Prima lettura.

Notti di affanno mi sono state assegnate.

Dal libro di Giobbe (7,1-4.6-7)

Giobbe parlò e disse: «L'uomo non compie

forse un duro servizio sulla terra e i suoi

giorni non sono come quelli d'un mercenario?

Come lo schiavo sospira l'ombra e come

il mercenario aspetta il suo salario,  così a

me sono toccati mesi d'illusione e notti

di affanno mi sono state assegnate.

Se mi corico dico: "Quando mi alzerò?".

La notte si fa lunga e sono stanco di

rigirarmi fino all'alba.

I miei giorni scorrono più veloci d'una

spola, svaniscono senza un filo di speranza.

Ricòrdati che un soffio è la mia vita:

il mio occhio non rivedrà più il bene».

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 146 (147)

Ripetiamo. Risanaci, Signore, Dio della vita.

 

È bello cantare inni al nostro Dio,

è dolce innalzare la lode.

Il Signore ricostruisce Gerusalemme,

raduna i dispersi d'Israele. R.

 

Risana i cuori affranti

e fascia le loro ferite.

Egli conta il numero delle stelle

e chiama ciascuna per nome. R.

 

Grande è il Signore nostro,

grande nella sua potenza;

la sua sapienza non si può calcolare.

Il Signore sostiene i poveri,

ma abbassa fino a terra i malvagi. R.

 

Seconda Lettura

Guai a me se non annuncio il Vangelo.

Dalla prima lettera di san Paolo

apostolo ai Corìnzi (9,16-19.22-23)

Fratelli, annunciare il Vangelo non è per

me un vanto, perché è una necessità che

mi si impone: guai a me se non annuncio

il Vangelo!

Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto

alla ricompensa; ma se non lo faccio di

mia iniziativa, è un incarico che mi è

stato affidato.

Qual è dunque la mia ricompensa?

Quella di annunciare gratuitamente il

Vangelo senza usare il diritto conferitomi

dal Vangelo.

Infatti, pur essendo libero da tutti, mi

sono fatto servo di tutti per guadagnarne

il maggior numero.

Mi sono fatto debole per i deboli, per

guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto

per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno.

Ma tutto io faccio per il Vangelo, per

diventarne partecipe anch'io.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

 

Cristo ha preso le nostre infermità e si

è caricato delle nostre malattie. (Cf. Mt 8,17)

 

Alleluia, alleluia.

 

Vangelo

Guarì molti che erano affetti da varie malattie.

Dal Vangelo secondo Marco (1,29-39) anno B.

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga,

andò subito nella casa di Simone e Andrea,

in compagnia di Giacomo e di Giovanni.

La suocera di Simone era a letto con la

febbre e subito gli parlarono di lei.

Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola

per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.

Venuta la sera, dopo il tramonto del sole,

gli portavano tutti i malati e gli indemoniati.

Tutta la città era riunita davanti alla porta.

Guarì molti che erano affetti da varie

malattie e scacciò molti demòni; ma non

permetteva ai demòni di parlare, perché

lo conoscevano.

Al mattino presto si alzò quando ancora

era buio e, uscito, si ritirò in un luogo

deserto, e là pregava.

Ma Simone e quelli che erano con lui,

si misero sulle sue tracce.

Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!».

Egli disse loro: «Andiamocene altrove,

nei villaggi vicini, perché io predichi anche

là; per questo infatti sono venuto!».

E andò per tutta la Galilea, predicando nelle

loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il primo miracolo nel Vangelo di Marco

è la guarigione di un indemoniato che

siede tra le fila dei credenti della

sinagoga di Cafarnao.

Il forte, destabilizzante messaggio che

Marco/Pietro vogliono lanciare all’inizio

del loro Vangelo è l’invito a guardare

all’interno della comunità dei credenti,

per vedere se vi siano degli atteggiamenti

di fede ‘demoniaci’.

Demoniaca è una fede che non vuole che

il Vangelo esca dalle chiese per entrare

nella vita (che c’entri con noi, Nazareno?),

demoniaca una fede che resta solo teorica

(so chi sei) senza diventare impulso

d’amore, demoniaca una fede che vede in

Dio un concorrente (sei venuto per rovinarci!).

Gesù, con la sua Parola autorevole,

è venuto per guarire nel profondo

ciascuno di noi.

Subito dopo la guarigione dell’indemoniato,

Marco sintetizza la giornata di Gesù; è un

susseguirsi di impegni, di predicazione,

di guarigione, una giornata frenetica

dedicata all’annuncio del Regno e

all’amore verso i fratelli, che però si tiene

insieme grazie alla preghiera notturna di Gesù.

La seconda guarigione nel Vangelo di

Marco è quella della suocera di Pietro,

colpita dalla febbre.

Una volta guarita, si mette a servire Gesù

e gli apostoli, preparando loro il pranzo.

Gesù si presenta subito come colui che

libera dal dolore, dando risposta alla

caustica invocazione di Giobbe che

vede la vita come un inutile sovrapporsi

di sofferenze.

Molte persone, purtroppo, fanno esperienza

del dolore come elemento determinante

della propria vita, arrivando alla

conclusione di Giobbe e di molti altri

grandi del passato (Buddha, ad esempio);

la vita è un susseguirsi di eventi dolorosi.

Come uscirne?

Come credere nella bontà di Dio in un

contesto di continua sofferenza?

Qual è il senso della vita se il dolore

e la sofferenza negano questo senso?

La Parola non dona risposte semplici

e i tentativi di ‘capire’ il dolore si

rivelano sempre fallimentari, anche

per i credenti.

Come Giobbe siamo chiamati a tacere

di fronte all’immenso mistero del male,

sapendo che Dio condivide questo

male e lo salva.

Non abbiamo bisogno di sapere le ragioni

della sofferenza, abbiamo bisogno di

non soffrire.

Marco dona del dolore una lettura nuova,

profetica, sconcertante; il Signore Gesù

ci salva dal dolore perché possiamo

metterci gli uni al servizio degli altri.

In un contesto di dolore e di fatica, spesso

l’amicizia e l’affetto dei vicini diventano

sorgente di speranza.

Il senso della nostra vita, come dicevo

altrove, è quello di imparare ad amare;

in questo neppure il dolore può annientarci.

Gesù porta su di sé il dolore del mondo,

lo salva, lo redime, senza cancellarlo,

anche Dio fa l’esperienza del dolore.

La gente è stupita della predicazione di

Gesù, ma anche della sua attività; Egli

consacra la sua vita all’amore, al dono di sé.

In tempi come i nostri, avari di gratuità,

monetizzati e frenetici, ancora stupisce

l’attivismo del Nazareno che passa il

suo tempo a predicare la Parola e a

porre gesti di salvezza.

Attenti, però; i miracoli di Gesù sono pochi

e limitati, Gesù chiede ai guariti di tacere.

E’ il cosiddetto ‘segreto messianico’ in

Marco, il fatto, cioè, che Gesù non vuole

troppa pubblicità intorno ai suoi miracoli.

Si sente, in filigrana, la cocente delusione

di Pietro che dopo avere professato la

messianicità di Cristo, si è trovato a

rimangiarsi tutto di fronte alla Passione.

Gesù non ama l’eccessiva popolarità

perché sa che nasconde un’euforia

ingannevole, Gesù preferisce il rapporto

diretto, personale, schietto, che mette

a nudo fatica e autenticità.

Come riesce Gesù a vivere sereno in

questo delirio?

La preghiera è il segreto di Gesù; è il

prolungato e notturno colloquio col

Padre che gli dona la forza di farsi

carico di tutta la sofferenza che lo

circonda, di affrontare le incomprensioni

e le fatiche della sua vita apostolica.

Anzi, più la situazione si ingarbuglia, più

la sua fama cresce, più gli impegni si

moltiplicano e più tempo Gesù dedica

a questa preziosa attività.

Purtroppo, però (o per fortuna?) nulla

sappiamo della sua segreta preghiera

notturna, non un manuale, non un

libretto di istruzioni.

E allora naufraghiamo, un pò smarriti,

un pò amareggiati.

Intendiamoci, amici; chi ha una bella vita

di preghiera smetta di leggere, non si turbi.

Ma chi, come me, fatica a pregare, si perde

appena inizia a recitare una formula,

abbia la pazienza di leggere.

La preghiera non è una lista di richieste

a Dio, la preghiera non è uno sforzo che

ci imponiamo al fine di dirci ancora

discepoli, la preghiera non è

necessariamente legata al desiderio

e alle voglie.

La preghiera, ci suggerisce Gesù, è un

misterioso e intimo incontro con l’assoluto

di Dio, è il silenzio che invade il cuore

e ci dona la capacità di leggere la nostra

vita e la storia.

All’inizio è difficile, certo; si ha

l’impressione di parlare con un muro,

ci si sente ridicoli.

Bisogna insistere, con umiltà, lasciare

che la Parola di Dio faccia breccia nei

nostri mille pensieri, riesca a perforare la

scorza dell’abitudine e allora accade.

Accade, amici, promesso.

Accade che quel brano di Vangelo

ascoltato mille volte canti nel tuo cuore

e ci faccia sgorgare un fiume di lacrime.

Accade di non avere parole per esprimere

il nostro scoraggiamento e di recitare un

salmo che ci affiora dal profondo

della memoria.

Accade di udire la parola giusta al

momento giusto, in una parola la

preghiera diventa silenziosa presenza

che riempie e motiva la vita.

All’inizio è un pò difficile e faticoso,

ma non scoraggiatevi; la preghiera ha

bisogno di un luogo, di un tempo, di una

parola detta e ricevuta, di una comunità

in cui celebrarla.

Di un luogo, anzitutto; perché non prendere

la bella abitudine, in casa nostra, di

ritagliare un luogo di deserto; la bibbia,

una candela, un’icona possono bastare

per fare di quella mensola una

piccola Cattedrale.

Un tempo; cinque minuti al giorno di

orologio vissuti nel silenzio, con la Parola

di Dio in mano, nel momento più

opportuno (chi al mattino presto, chi

alla sera, chi sulla panchina del parco

in pausa pranzo).

Una parola detta; la mia giornata, il mio

stato d’animo, il mio ‘grazie’, l’importante

è che sia autentica e rivolta al Padre che

sa ciò di cui ho bisogno.

Una parola ricevuta; leggendo un salmo,

la Parola ascoltata alla Domenica, un brano

di Vangelo-breve-da leggere due o tre volte

invocando lo Spirito e concludo-sempre!-con

la preghiera insegnataci dal Maestro e con

un’invocazione alla prima dei discepoli,

Maria di Nazareth.

Infine la tensione verso la comunità; nella

celebrazione gioiosa e festosa della

Domenica, se possibile, nel partecipare

ad un incontro infrasettimanale, nel

sapere che mentre sto pregando,

certamente da qualche parte del pianeta

un altro fratello cristiano sta pregando

con me (una globalizzazione dell’amore!).  

È possibile, amici, credetemi, la preghiera

può cambiare la vita, renderla più

autentica e felice.

La preghiera può scaturire dal cuore

quando meno te l’aspetti; un requiem se

al telegiornale sentiamo di qualche

uccisione, un augurio segreto (terroristi

dello Spirito!) a quel tale imbronciato

seduto di fronte a me sulla metro, una

lode insieme a frate Francesco ai primi

tepori della primavera.

E voi coppie cristiane, non esitate a pregare

insieme, almeno un Padre Nostro recitato

insieme, per affidare a Dio la vostra famiglia.

Il segreto della vita di Gesù è il suo

intimo colloquio col Padre.

Perché non imitarlo con l’aiuto della preghiera?

Buona Domenica, Fausto.