martedì 9 gennaio 2024

Il Vangelo del Mercoledì 10 Gennaio 2024

 

Della 1° settimana del Tempo Ordinario.

Sant' Aldo, Eremita.

Prima lettura.

Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta.

Dal primo libro di Samuèle (3,1-10.19-20)

In quei giorni, il giovane Samuèle serviva

il Signore alla presenza di Eli.

La parola del Signore era rara in quei

giorni, le visioni non erano frequenti.

E quel giorno avvenne che Eli stava

dormendo al suo posto, i suoi occhi

cominciavano a indebolirsi e non

riusciva più a vedere.

La lampada di Dio non era ancora spenta

e Samuèle dormiva nel tempio del Signore,

dove si trovava l'arca di Dio.

Allora il Signore chiamò: «Samuèle!»

ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da

Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!».

Egli rispose: «Non ti ho chiamato,

torna a dormire!».

Tornò e si mise a dormire.

Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuèle!»;

Samuèle si alzò e corse da Eli dicendo:

«Mi hai chiamato, eccomi!».

Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho

chiamato, figlio mio, torna a dormire!».

In realtà Samuèle fino ad allora non aveva

ancora conosciuto il Signore, né gli era

stata ancora rivelata la parola del Signore.

Il Signore tornò a chiamare: «Samuèle!»

per la terza volta; questi si alzò nuovamente

e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!».

Allora Eli comprese che il Signore

chiamava il giovane.

Eli disse a Samuèle: «Vattene a dormire

e, se ti chiamerà, dirai: "Parla, Signore,

perché il tuo servo ti ascolta"».

Samuèle andò a dormire al suo posto.

Venne il Signore, stette accanto a lui e lo

chiamò come le altre volte: «Samuèle, Samuèle!».

Samuèle rispose subito: «Parla, perché il

tuo servo ti ascolta». Samuèle crebbe e il

Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto

una sola delle sue parole.

Perciò tutto Israele, da Dan fino a Bersabea,

seppe che Samuèle era stato costituito

profeta del Signore.

Parola di Dio.

Vangelo.

Gesù guarì molti che erano afflitti

da varie malattie.

Dal Vangelo secondo Marco (1,29-39) anno paei.

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga,

subito andò nella casa di Simone e Andrea,

in compagnia di Giacomo e Giovanni.

La suocera di Simone era a letto con la

febbre e subito gli parlarono di lei.

Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola

per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.

Venuta la sera, dopo il tramonto del sole,

gli portavano tutti i malati e gli indemoniati.

Tutta la città era riunita davanti alla porta.

Guarì molti che erano affetti da varie malattie

e scacciò molti demòni; ma non permetteva

ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

Al mattino presto si alzò quando ancora era

buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto,

e là pregava.

Ma Simone e quelli che erano con lui,

si misero sulle sue tracce.

Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!».

Egli disse loro: «Andiamocene altrove,

nei villaggi vicini, perché io predichi anche

là; per questo infatti sono venuto!».

E andò per tutta la Galilea, predicando

nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Dopo avere guarito un indemoniato

presente in sinagoga, forte immagine

per dire che dobbiamo cominciare

dall’interno della Chiesa la conversione

dei cuori, Gesù guarisce la suocera di

Pietro, che si mette a servirli.

Se siamo guariti nel cuore, se abbiamo

incontrato il Signore, se abbiamo ricevuto

la luce interiore, non è per crogiolarci

nella nostra nuova identità spirituale,

ma per servire i fratelli.

Gesù, alla fine di una giornata intensa

e frenetica, ruba del tempo al sonno per

pregare in solitudine il Padre.

Gli apostoli capiscono che è proprio

nella preghiera solitaria di Gesù che

si trova il segreto della sua forza e

del suo dinamismo.

Solo nella preghiera continua possiamo

trovare le energie per annunciare il

Vangelo, per servire i fratelli.

Animo, cercatori di Dio, imitiamo il

Maestro; tante più cose da fare ci sono,

tanta più pressione riceviamo, tanto più

ci è urgente ritagliarci uno spazio interiore

per stare col Padre, a costo di rubare

qualche minuto al sonno.

Ci è talmente indispensabile restare legati

alla tenerezza di Dio, ci è talmente

fondamentale attingere continuamente

all’oceano di pace del suo cuore, da capire

che la preghiera interiore, la meditazione,

la presa di consapevolezza della volontà

di Dio ci sono vitali.

Costi quel che costi.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 8 gennaio 2024

Il Vangelo del Martedì 9 Gennaio 2024

 

Della 1° settimana del Tempo Ordinario.

San Marcellino di Ancona, Vescovo.

Prima lettura

Il Signore si ricordò di Anna

ed ella partorì Samuèle.

Dal primo libro di Samuèle (1,9-20)

In quei giorni Anna si alzò, dopo aver

mangiato e bevuto a Silo; in quel momento

il sacerdote Eli stava seduto sul suo seggio

davanti a uno stipite del tempio del Signore.

Ella aveva l'animo amareggiato e si mise a

pregare il Signore, piangendo dirottamente.

Poi fece questo voto: «Signore degli eserciti,

se vorrai considerare la miseria della tua

schiava e ricordarti di me, se non dimenticherai

la tua schiava e darai alla tua schiava un

figlio maschio, io lo offrirò al Signore per

tutti i giorni della sua vita e il rasoio non

passerà sul suo capo».

Mentre ella prolungava la preghiera davanti

al Signore, Eli stava osservando la sua bocca.

Anna pregava in cuor suo e si muovevano

soltanto le labbra, ma la voce non si udiva;

perciò Eli la ritenne ubriaca.

Le disse Eli: «Fino a quando rimarrai ubriaca?

Smaltisci il tuo vino!».

Anna rispose: «No, mio signore; io sono

una donna affranta e non ho bevuto né vino

né altra bevanda inebriante, ma sto solo

sfogando il mio cuore davanti al Signore.

Non considerare la tua schiava una donna

perversa, poiché finora mi ha fatto parlare

l'eccesso del mio dolore e della mia angoscia».

Allora Eli le rispose: «Va' in pace e il Dio

d'Israele ti conceda quello che gli hai chiesto».

Ella replicò: «Possa la tua serva trovare

grazia ai tuoi occhi».

Poi la donna se ne andò per la sua via,

mangiò e il suo volto non fu più come prima.

Il mattino dopo si alzarono e dopo essersi

prostrati davanti al Signore, tornarono a

casa a Rama. Elkanà si unì a sua moglie

e il Signore si ricordò di lei.

Così al finir dell'anno Anna concepì e

partorì un figlio e lo chiamò Samuèle,

«perché-diceva-al Signore l'ho richiesto».

Parola di Dio.

Vangelo.

Gesù insegnava come uno che ha autorità.

Dal Vangelo secondo Marco (1,21b-28) anno pari.

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella

sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava.

Ed erano stupìti del suo insegnamento:

egli infatti insegnava loro come uno

che ha autorità, e non come gli scribi.

Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un

uomo posseduto da uno spirito impuro

e cominciò a gridare, dicendo: «Che

vuoi da noi, Gesù Nazareno?

Sei venuto a rovinarci?

Io so chi tu sei: il santo di Dio!».

E Gesù gli ordinò severamente:

«Taci! Esci da lui!».

E lo spirito impuro, straziandolo e

gridando forte, uscì da lui.

Tutti furono presi da timore, tanto che si

chiedevano a vicenda: «Che è mai questo?

Un insegnamento nuovo, dato con autorità.

Comanda persino agli spiriti impuri e

gli obbediscono!».

La sua fama si diffuse subito dovunque,

in tutta la regione della Galilea

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Ogni volta che leggo questo Vangelo

mi vengono i brividi.

Marco osa dire, iniziando il suo Vangelo,

che il primo miracolo di Gesù, la prima

manifestazione pubblica del suo intento,

è la guarigione di un indemoniato.

In sinagoga, durante la preghiera.

Coem se Marco (Pietro dietro di lui)

dicesse; prima di guardarci intorno,

prima di vedere i limiti degli altri,

prima di distinguere i devoti dai pagani,

guardiamoci dentro.

L’indemoniato vive una fede fatta solo

di nozioni, sa bene chi è Gesù, e vede la

fede come un rischio, sa che Dio è un

concorrente; se Gesù c’è, lui è rovinato.

Eresia sempre presente nei cristiani,

quella di dividere la vita e la fede,

quella di ridurre la fede ad una serie

di nozioni da mandare a memoria e

di devozioni da attuare per tenere Dio

buono al suo posto.

La guarigione deve iniziare da noi stessi,

dalle nostre comunità, togliendo ciò che

di demoniaco c’è, lasciando che il Vangelo

scardini ogni presunta certezza.

Gesù parla con autorevolezza, non con

autorità o, peggio, con autoritarismo.

Sia Lui il nostro unico riferimento,

impariamo da Lui a non nasconderci

dietro i nostri ruoli.

Come fece san Paolo, diventato tutto a

tutti, greco con i greci ed ebreo con gli

ebrei, pur di conquistare qualcuno a Cristo.

Certo, amici, non nascondiamo la nostra

fede, ma facciamola segno di appartenenza

a Cristo, con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 7 gennaio 2024

Il Vangelo del Lunedì 8 Gennaio 2024

 

Della 1° settimana del Tempo Ordinario.

S. Lorenzo Giustiniani.

Prima lettura.

La sua rivale affliggeva Anna perché

il Signore aveva reso sterile il suo grembo.

Dal primo libro di Samuèle (1,1-8)

C'era un uomo di Ramatàim, un Sufita

delle montagne di Èfraim, chiamato

Elkanà, figlio di Ierocàm, figlio di Elìu,

figlio di Tocu, figlio di Suf, l'Efraimita.

Aveva due mogli, l'una chiamata Anna,

l'altra Peninnà. Peninnà aveva figli,

mentre Anna non ne aveva.

Quest'uomo saliva ogni anno dalla sua

città per prostrarsi e sacrificare al Signore

degli eserciti a Silo, dove erano i due figli

di Eli, Ofni e Fineès, sacerdoti del Signore.

Venne il giorno in cui Elkanà offrì il sacrificio.

Ora egli soleva dare alla moglie Peninnà

e a tutti i figli e le figlie di lei le loro parti.

Ad Anna invece dava una parte speciale,

poiché egli amava Anna, sebbene il

Signore ne avesse reso sterile il grembo.

La sua rivale per giunta l'affliggeva con

durezza a causa della sua umiliazione,

perché il Signore aveva reso sterile il

suo grembo.

Così avveniva ogni anno: mentre saliva

alla casa del Signore, quella la mortificava;

allora Anna si metteva a piangere e non

voleva mangiare.

Elkanà, suo marito, le diceva: «Anna,

perché piangi?

Perché non mangi?

Perché è triste il tuo cuore?

Non sono forse io per te meglio di dieci figli?».

Parola di Dio.

Vangelo.

Convertitevi e credete nel Vangelo.

Dal Vangelo secondo Marco (1,14-20) anno pari.

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù

andò nella Galilea, proclamando il

vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo

è compiuto e il regno di Dio è vicino;

convertitevi e credete nel Vangelo».

Passando lungo il mare di Galilea, vide

Simone e Andrea, fratello di Simone,

mentre gettavano le reti in mare; erano

infatti pescatori.

Gesù disse loro: «Venite dietro a me,

vi farò diventare pescatori di uomini».

E subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando un poco oltre, vide Giacomo,

figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello,

mentre anch'essi nella barca riparavano le reti.

Subito li chiamò.

Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo

nella barca con i garzoni e andarono

dietro a lui.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Chiuso il tempo di Natale riprendiamo il

tempo ordinario, il tempo dell’abitudinarietà,

della quotidianità, del solito ‘tran tran’ in

attesa, a breve, di entrare nel tempo di

Quaresima e poi in quello, lunghissimo,

di Pasqua.

Sembra quasi una parentesi, il tempo

ordinario e invece, per un cristiano,

non esistono tempi banali.

Discuto spesso con dei miei amici, brave

persone, che, però, vivono la settimana

come una condanna in carcere, e il sabato

sera come la vita vera, lo sballo, la

fiera dell’eccesso.

Sorrido (e mi preoccupo) guardando alla

loro intemperanza e auguro loro di

scoprire la straordinarietà del quotidiano,

come ci ha insegnato Cristo,

Signore del tempo.

Esiste forse un giorno ‘normale’ se è

abitato da Dio?

No, tutto è luminoso, anche il lavoro,

anche la ripresa della scuola, anche la fatica.

Come sanno bene Pietro e Andrea,

chiamati all’avventura straordinaria di

essere discepoli di Dio proprio mentre

stanno riassettando le reti.

Riprendiamo il lavoro e la scuola, iniziamo

la nostra settimana nella consapevolezza

che Dio viene a chiamarci proprio là dove

siamo, in coda sulla tangenziale o in metro,

mentre facciamo delle fotocopie e spediamo

una mail, mentre riassettiamo casa o

prepariamo pranzo per i nostri famigliari.

Ogni luogo e ogni tempo, in cui c’è Cristo,

sono sacri, perché abitati da Dio, preghiamo.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 6 gennaio 2024

Il Vangelo di Domenica 7 Gennaio 2024

 

Battesimo del Signore.

Prima lettura.

Venite all'acqua: ascoltate e vivrete.

Dal libro del profeta Isaìa (55,1-11)

Così dice il Signore: «O voi tutti assetati,

venite all'acqua, voi che non avete denaro,

venite; comprate e mangiate; venite,

comprate senza denaro, senza pagare,

vino e latte.

Perché spendete denaro per ciò che non

è pane, il vostro guadagno per ciò che

non sazia?

Su, ascoltatemi e mangerete cose buone

e gusterete cibi succulenti.

Porgete l'orecchio e venite a me,

ascoltate e vivrete.

Io stabilirò per voi un'alleanza eterna,

i favori assicurati a Davide.

Ecco, l'ho costituito testimone fra i

popoli, principe e sovrano sulle nazioni.

Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi;

accorreranno a te nazioni che non ti

conoscevano a causa del Signore, tuo Dio,

del Santo d'Israele, che ti onora.

Cercate il Signore, mentre si fa trovare,

invocatelo, mentre è vicino.

L'empio abbandoni la sua via e l'uomo

iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore

che avrà misericordia di lui e al nostro

Dio che largamente perdona.

Perché i miei pensieri non sono i vostri

pensieri, le vostre vie non sono le mie vie.

Oracolo del Signore.

Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le

mie vie sovrastano le vostre vie, i miei

pensieri sovrastano i vostri pensieri.

Come infatti la pioggia e la neve scendono

dal cielo e non vi ritornano senza avere

irrigato la terra, senza averla fecondata

e fatta germogliare, perché dia il seme

a chi semina e il pane a chi mangia,

così sarà della mia parola uscita dalla

mia bocca: non ritornerà a me senza

effetto, senza aver operato ciò che

desidero e senza aver compiuto ciò

per cui l'ho mandata».

Parola di Dio

 

Salmo Responsoriale 12,1-6

Ripetiamo. Attingeremo con gioia

alle sorgenti della salvezza.

 

Ecco, Dio è la mia salvezza; io avrò

fiducia, non avrò timore, perché

mia forza e mio canto è il Signore;

egli è stato la mia salvezza. R.

 

Rendete grazie al Signore e invocate

il suo nome, proclamate fra i popoli

le sue opere, fate ricordare che il

suo nome è sublime. R.

 

Cantate inni al Signore, perché ha fatto

cose eccelse, le conosca tutta la terra.

Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,

perché grande in mezzo a te

è il Santo d'Israele. R.

 

Seconda Lettura

Lo Spirito, l'acqua e il sangue.

Dalla prima lettera di san

Giovanni apostolo (5,1-9)

Carissimi, chiunque crede che Gesù

è il Cristo, è stato generato da Dio;

e chi ama colui che ha generato, ama

anche chi da lui è stato generato.

In questo conosciamo di amare i figli di

Dio: quando amiamo Dio e osserviamo

i suoi comandamenti.

In questo infatti consiste l'amore di Dio,

nell'osservare i suoi comandamenti; e i

suoi comandamenti non sono gravosi.

Chiunque è stato generato da Dio vince

il mondo; e questa è la vittoria che ha

vinto il mondo: la nostra fede.

E chi è che vince il mondo se non chi

crede che Gesù è il Figlio di Dio?

Egli è colui che è venuto con acqua e

sangue, Gesù Cristo; non con l'acqua

soltanto, ma con l'acqua e con il sangue.

Ed è lo Spirito che dà testimonianza,

perché lo Spirito è la verità.

Poiché tre sono quelli che danno

testimonianza: lo Spirito, l'acqua e il

sangue, e questi tre sono concordi.

Se accettiamo la testimonianza degli

uomini, la testimonianza di Dio è

superiore: e questa è la testimonianza

di Dio, che egli ha dato riguardo

al proprio Figlio.

Parola di Dio

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

 

Giovanni, vedendo Gesù venire verso

di lui, disse: "Ecco l'agnello di Dio,

colui che toglie il peccato del

mondo!" (Cf. Gv 1,29)

 

Alleluia, alleluia.

 

Vangelo

Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho

posto il mio compiacimento.

Dal Vangelo secondo Marco (1,7-11) anno B.

In quel tempo, Giovanni proclamava:

«Viene dopo di me colui che è più forte

di me: io non sono degno di chinarmi

per slegare i lacci dei suoi sandali.

Io vi ho battezzato con acqua, ma egli

vi battezzerà in Spirito Santo».

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da

Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel

Giordano da Giovanni.

E, subito, uscendo dall'acqua, vide

squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere

verso di lui come una colomba.

E venne una voce dal cielo: «Tu sei il

Figlio mio, l'amato: in te ho posto il

mio compiacimento».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

I magi tornano nel proprio paese dopo

un’entusiasmante avventura interiore;

partiti per verificare la veridicità di una

loro intuizione scientifica, hanno visto

vacillare tutte le loro certezze, giungendo

a fare esperienza di Dio davanti ad un

Neonato che hanno riconosciuto, loro,

pagani, come il volto stesso di Dio.

Tornano, ora, ma con un cuore diverso,

per un’altra strada.

Come i pastori, la notte della nascita,

sono tornati alle loro occupazioni col

cuore pieno della gloria del Signore.

Un mestiere misero, un finale di storia

affatto edificante, ma la quotidianità,

ora, è riempita dei racconti di quella notte.

Anche da noi si torna alla normalità.

Chiudiamo il tempo natalizio, lo chiudiamo

grati al Signore per averci donato dei

giorni in cui la Creazione ha cantato

a squarciagola la gloria di Dio.

Mi auguro che il ritorno sia come quello

compiuto dai magi; per un’altra strada,

e come quello dei pastori, con un cuore

alleggerito dalla consapevolezza della

compagnia di Dio.

Giovanni, vestito da una pelle di animale,

i fianchi cinti da un pezzo di corda,

immerge nel Giordano quanti vengono da lui.

L’acqua gli arriva al ginocchio e rinfresca

lui e i penitenti nell’assolato deserto.

Ogni tanto il profeta leva lo sguardo;

la folla è variegata e numerosa.

Sono giunti dalla capitale e dal Nord per

farsi battezzare, lavare via la vita che

uno non vorrebbe, irrigare quella che

invece desidera, dissetare la sete

infinita di Dio.

Tutti colgono la forza di quel gesto che

chiede autenticità e coraggio.

A un certo punto, guardando i volti, al di

sopra del mormorio della gente che prega,

piange o chiede perdono, Giovanni lo vede.

È in fila come tutti, la tunica arrotolata

ai fianchi, aspetta di essere battezzato.

Lo vede e lo riconosce con lo

sguardo del cuore.

Giovanni si ferma per un istante;

non può essere!

Che buffo; tutta la sua vita si è consumata

ad aspettare quell’incontro, a desiderarlo,

a immaginare il volto di colui a cui

preparava la strada.

Ora Egli è lì; non per insegnare, non per

benedire, non per manifestare la sua vera

natura, ma per farsi battezzare, come

ogni fragile figlio di Adamo.

Gesù si mette in fila per il battesimo.

Non ne ha bisogno, il suo cuore non è

oscurato dalla tenebra, in Lui la presenza

di Dio è assoluta.

Eppure vuole condividere il bisogno

intimo dell’uomo di liberazione e di pace.

Non fa finta, Gesù, non accetta vantaggi,

in tutto è simile all’uomo.

In tutto eccetto nel peccato che,

appunto, è l’anti-umanità.

Questa sua vicinanza all’uomo si manifesterà

ancora durante la sua vita pubblica.

Dio non approfitta del suo essere Dio; vuole

fare esperienza di umanità, senza trucco.

Luca aggiunge una coloritura particolare

a questa pagina.

Dopo il Battesimo Gesù prega (!) e, nella

preghiera, fa esperienza di essere abitato

dallo Spirito Santo e tutti sentono la voce

del Padre; Tu sei il mio figlio bene-amato,

in te mi sono compiaciuto, come

preferisco tradurre.

Nella preghiera, esperienza interiore di

Dio, scopriamo di essere amati bene.

Nella preghiera, sussurro di Dio, scopriamo

che Dio è proprio contento di noi.

Sin da piccoli siamo invitati a essere buoni

alunni, buoni figli, buoni fidanzati, buoni

sposi, buoni genitori, buoni parroci.

Il mondo premia le persone capaci, che

riescono, e in noi si è insinuata l’idea che

anche Dio ci ami, certo, ma a certe condizioni.

Siamo onesti; a volte ricattiamo i bambini

manifestando loro apprezzamento se

fanno ciò che vogliamo noi!

L’idea finale che ci resta nel cuore è che,

se ci comportiamo bene, come premio

avremo la possibilità di incontrare Dio.

(Se non qui, nell’aldilà)

Che fregatura.

Tutta la nostra vita diventa allora

l’elemosina di un apprezzamento,

di un riconoscimento.

Molte persone diventano ciò che gli

altri si aspettano che loro siano.

Anzi, se una persona ci contraddice, ci

accusa, reagiamo, ma, in fondo, pensiamo

che abbia ragione; ci diciamo: “Devi

arrenderti all’evidenza, tu non vali”.

Il primo impulso potrebbe essere allora

quello di difenderci, di aggredire, di

ignorare le critiche, di dare il massimo,

oppure, a volte, ci assale la disperazione;

non ho meritato l’amore di nessuno,

non sono affatto amabile.

Gesù inizia la sua vita pubblica smentendo

clamorosamente quest’idea; Dio non mi

ama se me lo merito, mi ama e basta.

Dio mi ama gratis poiché egli è la sorgente

stessa dell’amore e ‘Dio non può che amare’,

come dice sant’Isacco di Ninive.

Dio, contraddicendo il mio inconscio,

superando le convenzioni sociali,

forzando le semplificazioni etiche, mi

dice che io sono amato bene, dall’inizio,

prima di agire; Dio non mi ama perché

sono buono ma-amandomi-mi rende buono.

Dio si compiace di me perché vede il

capolavoro che sono, l’opera d’arte che

posso diventare, la dignità di cui egli

mi ha rivestito.

Allora, ma solo allora, potrò guardare al

percorso da fare per diventare opera

d’arte, alle fatiche che mi frenano, alle

fragilità che devo superare, ai legami

malsani da allentare e sciogliere.

Il cristianesimo è tutto qui.

Dio mi ama per ciò che sono, Dio mi svela

in profondità ciò che sono; bene-amato.

È difficile amare ‘bene’.

L’amore è grandioso e ambiguo, può

costruire e distruggere, può far vivere

o tarpare le ali.

Intendiamoci; tutti vorremmo amare

e l’amore è il desiderio assoluto e

intangibile che abita in ciascuno di noi.

Un amore non maturo, un amore che

possiede, un amore che ricatta produce

dolore e frustrazione.

Quanti genitori generano e coltivano nei

figli giganteschi sensi di colpa e pensano

di amarli!

Quanti sposi intendono l’amore come un

legame soffocante che impedisce all’altro

di sbocciare!

Quanti rapporti con Dio e tra cristiani si

sviluppano in un clima malsano, che

vincola invece di liberare, che uccide

invece di far crescere, che mortifica

invece di vivificare!

Dio, al contrario, mi ama ‘bene’: senza

ricatti, senza suscitare sensi di colpa,

desiderando davvero il mio bene e

lavorando per ottenerlo. Magnifico.

Buona Domenica del Battesimo,

amici, ricordando il nostro, Fausto.