martedì 21 novembre 2023

Il Vangelo del Mercoledì 22 Novembre 2023

 

Della 33° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Cecilia, Vergine e martire.

Prima Lettura

Il Creatore dell’universo vi restituirà

di nuovo il respiro e la vita.

Dal secondo libro dei Maccabèi (7,1.20-31)

In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli

che, presi insieme alla loro madre, furono

costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate,

a cibarsi di carni suine proibite.

Soprattutto la madre era ammirevole e

degna di gloriosa memoria, perché,

vedendo morire sette figli in un solo

giorno, sopportava tutto serenamente

per le speranze poste nel Signore.

Esortava ciascuno di loro nella lingua dei

padri, piena di nobili sentimenti e,

temprando la tenerezza femminile con

un coraggio virile, diceva loro: «Non so

come siate apparsi nel mio seno; non io

vi ho dato il respiro e la vita, né io ho

dato forma alle membra di ciascuno di voi.

Senza dubbio il Creatore dell’universo,

che ha plasmato all’origine l’uomo e ha

provveduto alla generazione di tutti, per

la sua misericordia vi restituirà di nuovo

il respiro e la vita, poiché voi ora per le

sue leggi non vi preoccupate di voi stessi».

Antioco, credendosi disprezzato e

sospettando che quel linguaggio fosse

di scherno, esortava il più giovane che

era ancora vivo; e non solo a parole, ma

con giuramenti prometteva che l’avrebbe

fatto ricco e molto felice, se avesse

abbandonato le tradizioni dei padri,

e che l’avrebbe fatto suo amico e gli

avrebbe affidato alti incarichi.

Ma poiché il giovane non badava per

nulla a queste parole, il re, chiamata la

madre, la esortava a farsi consigliera di

salvezza per il ragazzo.

Esortata a lungo, ella accettò di persuadere

il figlio; chinatasi su di lui, beffandosi

del crudele tiranno, disse nella lingua

dei padri: «Figlio, abbi pietà di me, che

ti ho portato in seno nove mesi, che ti ho

allattato per tre anni, ti ho allevato, ti ho

condotto a questa età e ti ho dato il nutrimento.

Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo

e la terra, osserva quanto vi è in essi e

sappi che Dio li ha fatti non da cose

preesistenti; tale è anche l’origine del

genere umano.

Non temere questo carnefice, ma,

mostrandoti degno dei tuoi fratelli,

accetta la morte, perché io ti possa

riavere insieme con i tuoi fratelli nel

giorno della misericordia».

Mentre lei ancora parlava, il giovane

disse: «Che aspettate?

Non obbedisco al comando del re, ma

ascolto il comando della legge che è stata

data ai nostri padri per mezzo di Mosè.

Tu però, che ti sei fatto autore di ogni male

contro gli Ebrei, non sfuggirai alle mani di Dio».

Parola di Dio.

Vangelo

Perché non hai consegnato il mio

denaro a una banca?

Dal Vangelo secondo Luca (19,11-28) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse una parabola,

perché era vicino a Gerusalemme ed essi

pensavano che il regno di Dio dovesse

manifestarsi da un momento all’altro.

Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia

partì per un paese lontano, per ricevere il

titolo di re e poi ritornare.

Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò

loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele

fruttare fino al mio ritorno”.

Ma i suoi cittadini lo odiavano e

mandarono dietro di lui una delegazione

a dire: “Non vogliamo che costui venga

a regnare su di noi”.

Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli

ritornò e fece chiamare quei servi a cui

aveva consegnato il denaro, per sapere

quanto ciascuno avesse guadagnato.

Si presentò il primo e disse: “Signore,

la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”.

Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti

sei mostrato fedele nel poco, ricevi il

potere sopra dieci città”.

Poi si presentò il secondo e disse: “Signore,

la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”.

Anche a questo disse: “Tu pure sarai a

capo di cinque città”.

Venne poi anche un altro e disse: “Signore,

ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto

nascosta in un fazzoletto; avevo paura

di te, che sei un uomo severo: prendi

quello che non hai messo in deposito e

mieti quello che non hai seminato”.

Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti

giudico, servo malvagio!

Sapevi che sono un uomo severo, che

prendo quello che non ho messo in

deposito e mieto quello che non ho

seminato: perché allora non hai

consegnato il mio denaro a una banca?

Al mio ritorno l’avrei riscosso con

gli interessi”.

Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta

d’oro e datela a colui che ne ha dieci”.

Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”.

“Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a

chi non ha, sarà tolto anche quello che ha.

E quei miei nemici, che non volevano che

io diventassi loro re, conduceteli qui e

uccideteli davanti a me”».

Dette queste cose, Gesù camminava

davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Riprendiamo, in forma leggermente diversa,

la parabola dei talenti letta qualche giorno fa.

Ma la lezione è la stessa, un invito ai

discepoli a far fruttare le proprie qualità.

Troppe volte mi sento dire dalle

persone ‘Non valgo a niente’.

È un paradosso, ma in eguale misura, nella

mia vita semplice di accolito, trovo gente

che si esalta e si nasconde dietro

un’apparenza pesante e sciocca e

altrettante persone che si macerano

amplificando a dismisura la propria fragilità.

Dire che non si vale a niente, non è

umiltà, ma depressione.

Il padrone di oggi contesta duramente

questo atteggiamento vittimista che

produce, come unico risultato,

l’inabilità permanente.

Ognuno ha dei talenti, ognuno ha dei

doni, a ciascuno di scoprire quali sono

per metterli a servizio del Signore e

del Regno, smettiamola di pensare che

la nostra vita è inutile e che siamo

una specie di sbaglio della Creazione!

Certo, forse il dono che possiedo non è

evidente o clamoroso, ma c’è, garantito.

Forse ho il dono dell’ascolto degli altri,

o della pazienza, o di potare le rose.

Credete forse che queste cose valgano

meno di un premio Nobel?

Animo allora, amici, Dio ci ha donato

dei doni da mettere a servizio della

comunità, non lasciamo perdere ciò

che siamo nel profondo!

La nostra giornata sia vissuta all’insegna

della preghiera e del lasciar crescere i

doni che il Signore ci ha dato, lasciando

crescere anche quelli degli altri!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 20 novembre 2023

Il Vangelo del Martedì 21 Novembre 2023

 

Della 33° Domenica del Tempo Ordinario.

Presentazione della Beata Vergine Maria,

dedicazione di Maria al Signore.

Prima Lettura

Gioisci, figlia di Sion, perché, ecco, io vengo.

Dal libro del profeta Zaccarìa (2,14-17)

Rallégrati, esulta, figlia di Sion, perché,

ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te.

Oracolo del Signore.

Nazioni numerose aderiranno in quel giorno

al Signore e diverranno suo popolo, ed egli

dimorerà in mezzo a te e tu saprai che il

Signore degli eserciti mi ha inviato a te.

Il Signore si terrà Giuda come eredità nella

terra santa ed eleggerà di nuovo Gerusalemme.

Taccia ogni mortale davanti al Signore,

poiché egli si è destato dalla sua santa dimora.

Parola di Dio.

Vangelo

Tendendo la mano verso i suoi discepoli,

disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli!»

Dal Vangelo secondo Matteo (12,46-50) anno dispari.

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora

alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli

stavano fuori e cercavano di parlargli.

Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i

tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Ed egli, rispondendo a chi gli parlava,

disse: «Chi è mia madre e chi sono

i miei fratelli?».

Poi, tendendo la mano verso i suoi

discepoli, disse: «Ecco mia madre

e i miei fratelli!

Perché chiunque fa la volontà del Padre

mio che è nei cieli, egli è per me fratello,

sorella e madre».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Apparentemente questo brano lascia delle

grandi perplessità.

Ma cerchiamo di approfondirlo bene;

Gesù sta parlando alla folla, quando sua

madre e i suoi fratelli arrivano e cercano

di parlargli.

Per la gran calca di gente, non riescono

a raggiungerlo.

L’Evangelista nota che i parenti stanno

‘fuori’, non sono cioè, tra coloro che

lo ascoltano.

Così accade a chi si sente talmente

parente di Gesù, da non sentire più il

bisogno di ascoltarlo.

Gesù risponde che sua madre e i suoi

parenti, sono quelli che lo ascoltano,

ossia, coloro che stanno ‘dentro’ la

predicazione del Vangelo.

Per un mondo, come quello ebreo, che

considerava i rapporti di sangue, un fattore

determinante per l’appartenenza religiosa,

questo misconoscimento dei familiari,

risulta davvero sconcertante.

Gesù, in verità, indica la sua nuova

famiglia; quella composta dai suoi

discepoli, da coloro che lo seguono,

che hanno fiducia in Lui.

Il legame del sangue e del clan, il

vincolo di nazione o di patria, non

sono decisivi per il regno di Dio.

Anzi, dentro di essi, per quanto profondi,

passano come una spada le esigenze della

Parola di Dio, perché siano giudicati e

se necessario purificati.

La comunità cristiana, diventa la famiglia

di Gesù, ed è molto più larga e salda di

quella naturale, appunto perché fondata

sulla Parola di Dio e sulla preghiera.

Per alcuni, (i soli, i poveri, gli abbandonati)

è spesso l’unica famiglia che sa accoglierli;

per tutti è esempio di vita fraterna.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 19 novembre 2023

Il Vangelo del Lunedì 20 Novembre 2023

 

Della 33° settimana del Tempo Ordinario.

Sant' Edmondo, Re degli Angli Orientali, martire.

Prima Lettura

Grandissima fu l’ira sopra Israele.

Dal primo libro dei Maccabèi (1,10-15.41-43.54-57.62-64)

In quei giorni, uscì una radice perversa,

Antioco Epìfane, figlio del re Antioco,

che era stato ostaggio a Roma, e cominciò

a regnare nell’anno centotrentasette del

regno dei Greci.

In quei giorni uscirono da Israele uomini

scellerati, che persuasero molti dicendo:

«Andiamo e facciamo alleanza con le

nazioni che ci stanno attorno, perché,

da quando ci siamo separati da loro,

ci sono capitati molti mali».

Parve buono ai loro occhi questo

ragionamento.

Quindi alcuni del popolo presero

l’iniziativa e andarono dal re, che

diede loro facoltà d’introdurre le

istituzioni delle nazioni.

Costruirono un ginnasio a Gerusalemme

secondo le usanze delle nazioni,

cancellarono i segni della circoncisione

e si allontanarono dalla santa alleanza.

Si unirono alle nazioni e si vendettero

per fare il male.

Poi il re prescrisse in tutto il suo regno

che tutti formassero un solo popolo e

ciascuno abbandonasse le proprie usanze.

Tutti i popoli si adeguarono agli ordini del re.

Anche molti Israeliti accettarono il suo

culto, sacrificarono agli idoli e

profanarono il sabato.

Nell’anno centoquarantacinque, il

quindici di Chisleu, il re innalzò

sull’altare un abominio di devastazione.

Anche nelle vicine città di Giuda eressero

altari e bruciarono incenso sulle porte

delle case e nelle piazze.

Stracciavano i libri della legge che

riuscivano a trovare e li gettavano nel fuoco.

Se presso qualcuno veniva trovato il

libro dell’alleanza e se qualcuno obbediva

alla legge, la sentenza del re lo

condannava a morte.

Tuttavia molti in Israele si fecero forza e

animo a vicenda per non mangiare cibi

impuri e preferirono morire pur di non

contaminarsi con quei cibi e non

disonorare la santa alleanza, e per

questo appunto morirono.

Grandissima fu l’ira sopra Israele.

Parola di Dio.

Vangelo

Che cosa vuoi che io faccia per te?

Signore, che io veda di nuovo!

Dal Vangelo secondo Luca (18,35-43) anno dispari.

Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un

cieco era seduto lungo la strada a mendicare.

Sentendo passare la gente, domandò

che cosa accadesse.

Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».

Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di

Davide, abbi pietà di me!».

Quelli che camminavano avanti lo

rimproveravano perché tacesse; ma

egli gridava ancora più forte: «Figlio

di Davide, abbi pietà di me!».

Gesù allora si fermò e ordinò che lo

conducessero da lui.

Quando fu vicino, gli domandò: «Che

cosa vuoi che io faccia per te?».

Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!».

E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista!

La tua fede ti ha salvato».

Subito ci vide di nuovo e cominciò a

seguirlo glorificando Dio.

E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

“Passa Gesù Nazareno”; all’umanità

cieca siamo chiamati, noi che abbiamo

trovato in Lui, il Nazareno, la luce del

cuore, ad annunciare questa straordinaria

buona notizia.

Passa Gesù Nazareno, quando meno ce

lo aspettiamo, quando proprio non ci

pensiamo, quando crediamo che il buio

sia la nostra condizione normale, proprio

allora irrompe il Signore, si ferma, ci guarisce.

Ecco cos’è il cristiano; colui che avverte

gli altri del passaggio del Rabbì, colui

che racconta agli altri, accecati, la

presenza del Maestro.

Non siamo noi a dare la luce, né siamo

noi a salvare; il Signore salva, Lui dona

luce, Lui ci ha salvati.

E non prendiamocela con chi è nelle

tenebre, non importa l’origine della

cecità, piantiamola di pensare che se

uno è nei guai-in fondo-se l’è

andata a cercare.

Se abbiamo avuto la straordinaria

opportunità di essere illuminati è per

grazia, mai per merito.

Aiutiamo, semplicemente, i fratelli che

sono nel buio della disperazione, diciamo

loro: “Passa Gesù Nazareno”, passa nella

vita di ogni uomo, passa senza porre

condizioni, passa nella totale ed assoluta

libertà, passa e dona luce, fa rialzare,

dona dignità e la forza di ripartire.

Stiamo vigili, amici, perché davvero il

Signore passa nelle nostre vite.

Con questo spirito iniziamo la giornata,

con questo spirito viviamo la settimana.

Che il Signore non ci trovi mai distratti

od occupati a fare altro, ma a pregare!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 18 novembre 2023

Il Vangelo di Domenica 19 Novembre 2023

 

Della 33° Domenica del Tempo Ordinario.

Santa Matilde di Hackeborn, Monaca.

Prima Lettura         

La donna perfetta lavora volentieri con le sue mani.

Dal libro dei Proverbi (31,10-13.19-20.30-31)

Una donna forte chi potrà trovarla?

Ben superiore alle perle è il suo valore.

In lei confida il cuore del marito e non

verrà a mancargli il profitto.

Gli dà felicità e non dispiacere per tutti

i giorni della sua vita.

Si procura lana e lino e li lavora volentieri

con le mani.

Stende la sua mano alla conocchia e le

sue dita tengono il fuso.

Apre le sue palme al misero, stende la

mano al povero.

Illusorio è il fascino e fugace la bellezza,

ma la donna che teme Dio è da lodare.

Siatele riconoscenti per il frutto delle sue

mani e le sue opere la lodino alle porte

della città.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 127 (128)

Ripetiamo. Beato chi teme il Signore.

 

Beato chi teme il Signore

e cammina nelle sue vie.

Della fatica delle tue mani ti nutrirai,

sarai felice e avrai ogni bene. R.

 

La tua sposa come vite feconda

nell'intimità della tua casa;

i tuoi figli come virgulti d'ulivo

intorno alla tua mensa. R.

 

Ecco com'è benedetto l'uomo

che teme il Signore.

Ti benedica il Signore da Sion.

Possa tu vedere il bene di Gerusalemme

tutti i giorni della tua vita! R.

 

Seconda Lettura

Non siete nelle tenebre, cosicché quel

giorno possa sorprendervi come un ladro.

Dalla prima lettera di san Paolo

apostolo ai Tessalonicési (5,1-6)

Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli,

non avete bisogno che ve ne scriva; infatti

sapete bene che il giorno del Signore

verrà come un ladro di notte.

E quando la gente dirà: «C'è pace e

sicurezza!», allora d'improvviso la

rovina li colpirà, come le doglie una

donna incinta; e non potranno sfuggire.

Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre,

cosicché quel giorno possa sorprendervi

come un ladro.

Infatti siete tutti figli della luce e figli

del giorno; noi non apparteniamo alla

notte, né alle tenebre.

Non dormiamo dunque come gli altri,

ma vigiliamo e siamo sobri.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

 

Rimanete in me e io in voi, dice

il Signore, chi rimane in me

porta molto frutto. (Gv 15,4a.5b)

 

Alleluia, alleluia.

 

Vangelo

Sei stato fedele nel poco, prendi parte

alla gioia del tuo padrone.

Dal Vangelo secondo Matteo (25,14-30) anno A.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli

questa parabola: «Avverrà come a un

uomo che, partendo per un viaggio,

chiamò i suoi servi e consegnò loro

i suoi beni.

A uno diede cinque talenti, a un altro

due, a un altro uno, secondo le capacità

di ciascuno; poi partì.

Subito colui che aveva ricevuto cinque

talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò

altri cinque.

Così anche quello che ne aveva ricevuti

due, ne guadagnò altri due.

Colui invece che aveva ricevuto un solo

talento, andò a fare una buca nel terreno

e vi nascose il denaro del suo padrone.

Dopo molto tempo il padrone di quei servi

tornò e volle regolare i conti con loro.

Si presentò colui che aveva ricevuto cinque

talenti e ne portò altri cinque, dicendo:

"Signore, mi hai consegnato cinque

talenti; ecco, ne ho guadagnati altri

cinque". "Bene, servo buono e fedele-gli

disse il suo padrone-, sei stato fedele nel

poco, ti darò potere su molto; prendi

parte alla gioia del tuo padrone".

Si presentò poi colui che aveva ricevuto

due talenti e disse: "Signore, mi hai

consegnato due talenti; ecco, ne ho

guadagnati altri due". "Bene, servo buono

e fedele-gli disse il suo padrone-, sei stato

fedele nel poco, ti darò potere su molto;

prendi parte alla gioia del tuo padrone".

Si presentò infine anche colui che aveva

ricevuto un solo talento e disse: "Signore,

so che sei un uomo duro, che mieti dove

non hai seminato e raccogli dove non

hai sparso.

Ho avuto paura e sono andato a nascondere

il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo".

Il padrone gli rispose: "Servo malvagio

e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho

seminato e raccolgo dove non ho sparso;

avresti dovuto affidare il mio denaro ai

banchieri e così, ritornando, avrei ritirato

il mio con l'interesse.

Toglietegli dunque il talento, e datelo a

chi ha i dieci talenti.

Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà

nell'abbondanza; ma a chi non ha, verrà

tolto anche quello che ha.

E il servo inutile gettatelo fuori nelle

tenebre; là sarà pianto e stridore di denti"».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Verrà, il Signore, nella pienezza dei tempi.

Tornerà solo quando noi tiepidi discepoli

saremo riusciti a costruire un pezzo di

Regno, senza presunzione, senza chiusure,

senza arroccamenti.

Verrà e regnerà nella pienezza, su di noi

che ora viviamo nella parzialità.

In questo tempo fra ora e allora, possiamo

diventare succursali del Regno, testimoni

del Risorto.

Mettendo a frutto i doni che ci sono stati

donati, mettendo a frutto i nostri talenti.

La parabola di oggi ci svela come il

Vangelo abbia talmente inciso il pensiero

occidentale da modificarne il linguaggio.

Quando una persona è capace, ha delle

risorse, diciamo che ha ‘talento’, senza

sapere che il talento è la famosa moneta

affidata ai servi della parabola.

Abbiamo dei talenti, dunque, e questa è

una bellissima notizia, chi più, chi meno,

ad ognuno è affidato un capitale da far

fruttare, una risorsa da mettere a disposizione.

Tutti, senza eccezioni, possediamo dei

talenti, anche quelle persone che non

riescono ad accorgersene o che-peggio-

passano il tempo ad invidiare i talenti

degli altri nascondendo il proprio sottoterra.

È difficile accorgersi dei propri talenti,

siamo tutti pronti a sottolineare i nostri

difetti, ma facciamo fatica a guardare

con obiettività alle nostre qualità.

Eppure il Signore è categorico,

su questo tema.

È ovvio che possediamo dei talenti,

non ci sono ragioni per dubitarne.

Spesso, tra i cattolici, trovo persone che

confondono l’umiltà con la depressione,

e che giocano a fare i modesti seppellendo,

di fatto, il proprio talento nel terreno.

Il Signore ci chiede di prendere coscienza

delle nostre qualità per metterle a servizio

degli altri, per metterle a servizio del

Regno che avanza.

Mettiamo a frutto i nostri talenti,

individuiamoli e poi doniamoli ai fratelli.

Non si tratta di diventare dei premi

Nobel della medicina, per carità!

Magari riconosco come un dono la

capacità di pazientare, o di ascoltare,

o di perdonare, il mio buonumore, la mia

sincerità, la mia capacità di accorgermi

degli altri, e, con semplicità, ne faccio

dono agli altri.

Ricordate Giovanni il Battista?

Il più grande tra gli uomini (giudizio di

Gesù!) dice di sé, interrogato dai farisei:

“Io sono voce”. Un pò pochino, no?

No; Giovanni ha scoperto di essere “voce”,

voce prestata alla Parola di Dio, voce

messa a sua disposizione. Bellissimo!

La splendida pagina del libro dei Proverbi

ci dipinge il modello di una donna virtuosa

secondo i canoni dell’antichità ebraica.

A noi, oggi, specialmente alle donne

lettrici!, questa descrizione fa sorridere,

e, forse, urta.

Eppure c’è una profonda verità dietro il

ritratto della donna virtuosa dedita al

lavoro; il mondo ebraico, diversamente

da come ci immaginiamo, valorizza il

ruolo della donna e chiede al marito

(duemilatrecento anni fa!) e ai figli

di riconoscerne il talento.

Di più; i talenti da far fruttificare non

consistono solo in eventi strepitosi,

in gesti eclatanti.

Ci sono persone completamente assorbite

dalla propria vita che non hanno la

possibilità o la capacità di mettersi a

servizio dei poveri e dei malati, nel loro

modesto impegno quotidiano, dice la

Scrittura, realizzano il proprio talento.

Possiamo realizzare il Regno senza

compiere nulla di strepitoso, perché,

agli occhi di Dio, vale il cuore,

non il risultato.

Animo amica che hai vissuto tutta

la vita per i figli!

Coraggio amica inchiodata ad un

letto di sofferenza!

Gioisci amico che hai sempre dovuto

accettare gli scarti dalla vita!

Il nostro mondo, falso e ipocrita, ci fa

credere di contare, di potere, di riuscire.

E i giovani spesso si illudono, credendo

che il futuro e il mondo siano loro.

Si sbagliano; il futuro e il mondo sono

di quattro arroganti che non vogliono

cederne neanche un millimetro.

La Parola, allora, ci sprona; metticela

tutta per riuscire a realizzare il tuo sogno,

ma sia che tu ci riesca, sia che tu lo fallisca,

sarai giudicato sull’amore.

E tutti possiamo amare. Tutti.

È significativo il fatto che la pagina del

Vangelo di oggi precede quel gigantesco

affresco che è il giudizio universale,

dove Gesù chiede di essere riconosciuto

nell’affamato, nel povero, nel carcerato.

È un talento enorme quello di riconoscere

Gesù nel volto dei fratelli!

Di più; san Paolo ci invita a vegliare,

a stare desti.

In un mondo narcotizzato e sazio, stanco

e convulso, è già una gran cosa non

omologarsi, ragionare con la propria testa.

E con il Vangelo in mano.

Nell’attesa del ritorno del Signore

corriamo il rischio di stancarci, di tenere

basso il profilo, di attendere senza operare.

Come il servo idiota della parabola,

spesso seppelliamo i nostri talenti o li

mettiamo in contrapposizione gli uni

con gli altri.

Siamo ancora lontani dal valorizzare,

nelle nostre stanche comunità,

i talenti di ognuno.

La logica del mondo chiede di essere

produttivi, aggressivi, decisi, forti, per

spaccare il mondo, per conquistare

mercati e danari.

Nella logica del Regno ciò che conta è

amare e ciascuno, anche la persona

anziana, anche il fratello inabile, diventa

una risorsa estrema nel mercato del cuore

inaugurato dal Maestro, là dove sono

beati i poveri e i sofferenti.

Gesù non sopporta un atteggiamento

rinunciatario e lamentoso da parte delle

nostre comunità, ma ci invita ad essere

operosi e fecondi, non nella logica del

mondo (non siamo una holding del sacro!)

ma nella direzione della condivisione

evangelica e della Profezia.

È possibile, amici; le nostre Parrocchie,

smarrite nelle profondità della provincia

o anonime tra anonimi caseggiati delle

nostre periferie, sono chiamate a diventare

volto povero della presenza di Dio.

Povero perché fatto da noi, perché

composto da fragili discepoli, ma piene

di speranza perché orientate alla venuta

dello sposo, Buona Domenica Fausto.