martedì 15 novembre 2022

Il Vangelo del Mercoledì 16 Novembre 2022

 

Della 33° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Gertrude la Grande, Vergine.

Prima Lettura

Santo il Signore Dio, l'Onnipotente, Colui che era, che è e che viene!

Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo (4,1-11)

Io, Giovanni, vidi: ecco, una porta era aperta nel cielo.

La voce, che prima avevo udito parlarmi come una tromba, diceva: «Sali

quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito».

Subito fui preso dallo Spirito.

Ed ecco, c'era un trono nel cielo, e sul trono Uno stava seduto.

Colui che stava seduto era simile nell'aspetto a diaspro e cornalina.

Un arcobaleno simile nell'aspetto a smeraldo avvolgeva il trono.

Attorno al trono c'erano ventiquattro seggi e sui seggi stavano seduti

ventiquattro anziani avvolti in candide vesti con corone d'oro sul capo.

Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni; ardevano davanti al trono sette

fiaccole accese, che sono i sette spiriti di Dio.

Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo.

In mezzo al trono e attorno al trono vi erano quattro esseri viventi, pieni

d'occhi davanti e dietro.

Il primo vivente era simile a un leone; il secondo vivente era simile a un

vitello; il terzo vivente aveva l'aspetto come di uomo; il quarto vivente era

simile a un'aquila che vola.

I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati

di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere: «Santo, santo, santo il

Signore Dio, l'Onnipotente, Colui che era, che è e che viene!».

E ogni volta che questi esseri viventi rendono gloria, onore e grazie a Colui

che è seduto sul trono e che vive nei secoli dei secoli, i ventiquattro anziani

si prostrano davanti a Colui che siede sul trono e adorano Colui che vive nei

secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo: «Tu sei

degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza,

perché tu hai creato tutte le cose, per la tua volontà esistevano e furono create».

Parola di Dio.

Vangelo

Perché non hai consegnato il mio denaro a una banca?

Dal Vangelo secondo Luca (19,11-28) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed

essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all'altro.

Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano,

per ricevere il titolo di re e poi ritornare.

Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d'oro,

dicendo: "Fatele fruttare fino al mio ritorno".

Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione

a dire: "Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi".

Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui

aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato.

Si presentò il primo e disse: "Signore, la tua moneta d'oro ne ha fruttate dieci".

Gli disse: "Bene, servo buono!

Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città".

Poi si presentò il secondo e disse: "Signore, la tua moneta d'oro ne ha

fruttate cinque".

Anche a questo disse: "Tu pure sarai a capo di cinque città".

Venne poi anche un altro e disse: "Signore, ecco la tua moneta d'oro, che ho

tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo:

prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato".

Gli rispose: "Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio!

Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in

deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato

il mio denaro a una banca?

Al mio ritorno l'avrei riscosso con gli interessi".

Disse poi ai presenti: "Toglietegli la moneta d'oro e datela a colui che ne ha dieci".

Gli risposero: "Signore, ne ha già dieci!". "Io vi dico: A chi ha, sarà dato;

invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha.

E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli

qui e uccideteli davanti a me"».

Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Queste parole dure, specifica Luca, Gesù le dice mentre sale a Gerusalemme.

Mentre sta andando a morire col volto indurito, cioè determinato, deciso.

Non sta scherzando, è una cosa seria la fede, una cosa seria la sua scelta.

Gesù sta andando a morire e lo sa bene.

Sa che riceverà incomprensione e insulti, sa che è disposto a bere il calice

pur di testimoniare l’autentico volto di Dio.

Allora capiamo la durezza delle sue parole; ai discepoli che hanno capito questo

percorso, a quanti, liberamente, hanno accettato di camminare insieme al Nazareno,

Gesù chiede di dare tanto, di dare di più, di osare, come Egli sta facendo.

Abbiamo ricevuto tanto, siamo chiamati a dare tanto.

È una parabola rivolta a chi crede, a chi ha capito, a chi si è convertito; il dono

ricevuto è per essere messo a disposizione degli altri, non per nasconderlo sotto terra.

Il mondo, la Chiesa, hanno urgente bisogno di testimoni credibili, di uomini

e donne che vivono in mezzo agli altri e che illuminano la propria e l’altrui

vita col dono della Parola.

Abbiamo ricevuto tanto, amici.

Doniamo altrettanto.

Facciamo in modo che la nostra vita sia luogo abitato dal Dio che incontra

gli uomini per salvarli.

Per salvarci.

Ecco, amici, perché mi sono messo a sua disposizione, perché sono stato

salvato, ma mi è servita tanta preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 14 novembre 2022

Il Vangelo del Martedì 15 Novembre 2022

 

Della 33° settimana del Tempo Ordinario.

Sant' Alberto Magno, Vescovo e dottore della Chiesa.

Prima Lettura

Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (3,1-6.14-22)

Io Giovanni, udii il Signore che mi diceva: «All’angelo della Chiesa che è a

Sardi scrivi: “Così parla Colui che possiede i sette spiriti di Dio e le sette stelle.

Conosco le tue opere; ti si crede vivo, e sei morto.

Sii vigilante, rinvigorisci ciò che rimane e sta per morire, perché non ho trovato

perfette le tue opere davanti al mio Dio.

Ricorda dunque come hai ricevuto e ascoltato la Parola, custodiscila e convèrtiti

perché, se non sarai vigilante, verrò come un ladro, senza che tu sappia a che

ora io verrò da te.

Tuttavia a Sardi vi sono alcuni che non hanno macchiato le loro vesti; essi

cammineranno con me in vesti bianche, perché ne sono degni.

Il vincitore sarà vestito di bianche vesti; non cancellerò il suo nome dal libro

della vita, ma lo riconoscerò davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli.

Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”.

All’angelo della Chiesa che è a Laodicèa scrivi:

“Così parla l’Amen, il Testimone degno di fede e veritiero, il Principio

della creazione di Dio. Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo.

Magari tu fossi freddo o caldo!

Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti

dalla mia bocca.

Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla.

Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo.

Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco,

e abiti bianchi per vestirti e perché non appaia la tua vergognosa nudità,

e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista.

Io, tutti quelli che amo, li rimprovero e li educo.

Sii dunque zelante e convèrtiti.

Ecco: sto alla porta e busso.

Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò

con lui ed egli con me.

Il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono, come anche io ho vinto

e siedo con il Padre mio sul suo trono.

Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”».

Parola di Dio.

Vangelo

Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.

Dal Vangelo secondo Luca (19,1-10) anno pari.

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando,

quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava

di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era

piccolo di statura.

Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché

doveva passare di là.

Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi

subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua».

Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia.

Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».

Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che

possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».

Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli

è figlio di Abramo.

Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Luca esagera, come sempre.

Pone al cuore del suo Vangelo la conversione impossibile, il discepolato

folle, la chiamata dell’impresentabile.

Gesù salva colui che nessuno voleva salvare, che nessuno poteva salvare,

che nessuno avrebbe saputo come salvare.

Eccetto Dio.

Accade, certo che accade.

Accade che Zaccheo, capo dei peccatori, curioso, salga su un albero per

vedere senza essere visto.

E Gesù lo stana come si stana un predatore nascosto.

Non si aspettava nessuna salvezza, Zaccheo, abituato agli sguardi gonfi di odio

dei suoi concittadini, impassibile davanti agli sputi che i farisei gli rivolgevano.

Impassibile e indurito finché non ha incontrato l’unico sguardo che non lo

giudicava, dimostrandogli amore.

Scende Zaccheo, scende in fretta perché il profeta vuole andare a casa sua.

Senza condizioni. Senza giudizi. Senza moralismi.

Scende perché si sente amato, accoglie perché si sente accolto.

E si scava la fossa con le sue mani; andrà in rovina restituendo tutto

ciò che ha rubato.

Ma che gli importa, ora?

Così è quel folle di Dio; perdona prima che ci convertiamo.

Anzi; il suo perdono suscita la nostra conversione, la suscita, la fa fiorire.

Che bellissimo fioraio che è il Signore, e a noi insegna il modo per poter

rifiorire, “la preghiera”.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

domenica 13 novembre 2022

Il Vangelo del Lunedì 14 Novembre 2022

 

Della 33° settimana del Tempo Ordinario.

San Lorenzo O'Toole, Arcivescovo di Dublino.

Prima Lettura

Ricorda da dove sei caduto e convèrtiti.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (1,1-5a;2,1-5a)

Rivelazione di Gesù Cristo, al quale Dio la consegnò per mostrare ai suoi

servi le cose che dovranno accadere tra breve.

Ed egli la manifestò, inviandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni,

il quale attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò

che ha visto.

Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e

custodiscono le cose che vi sono scritte: il tempo infatti è vicino.

Giovanni, alle sette Chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da Colui che è,

che era e che viene, e dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono, e da Gesù

Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra.

[Io udii il Signore che mi diceva]: «All’angelo della Chiesa che è a Èfeso

scrivi: “Così parla Colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina

in mezzo ai sette candelabri d’oro.

Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua perseveranza, per cui non puoi

sopportare i cattivi.

Hai messo alla prova quelli che si dicono apostoli e non lo sono,

e li hai trovati bugiardi.

Sei perseverante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti.

Ho però da rimproverarti di avere abbandonato il tuo primo amore.

Ricorda dunque da dove sei caduto, convèrtiti e compi le opere di prima”».

Parola di Dio.

Vangelo

Che cosa vuoi che io faccia per te? Signore, che io veda di nuovo!

Dal Vangelo secondo Luca (18,35-43) anno pari.

Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare.

Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse.

Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».

Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!».

Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli

gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».

Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui.

Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?».

Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!».

E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista!

La tua fede ti ha salvato».

Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio.

E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La fede è una luce che si accende nella stanza buia della nostra vita, una finestra

che spalanca le imposte e vediamo tutto in maniera diversa.

Seduti a mendicare, aspettando che qualcuno si occupasse di noi, abbiamo

sentito l’annuncio; passa Gesù il Nazareno!

Sì; passa il Nazareno, e la Chiesa è la comunità di coloro che ne annunciano il

passaggio, che dicono a tutti i mendicanti la buona notizia della sua presenza.

Grida, il cieco, come noi abbiamo gridato la nostra disperazione, il nostro dolore.

Grida e chiede pietà anche se non vede, anche se ancora non crede.

E molti gli dicono di tacere, come molti a noi hanno detto di non farci illusioni, di

lasciar perdere, che la fede è inganno e illusione, che la Chiesa è marciume e ipocrisia.

Ma abbiamo gridato più forte, come più forte grida il cieco.

E si ferma Gesù, si è fermato nella nostra vita e ci ha ridato la luce degli occhi

dell’anima e, pure la preghiera come aiuto.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 12 novembre 2022

Il Vangelo di Domenica 13 Novembre 2022

 

Della 33° settimana del Tempo Ordinario.

San Niccolò I, Papa.

Prima Lettura

Sorgerà per voi il sole di giustizia.

Dal libro del profeta Malachìa (3,19-20a)

Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno.

Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come

paglia; quel giorno, venendo, li brucerà-dice il Signore degli eserciti-fino a

non lasciar loro né radice né germoglio.

Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il

sole di giustizia.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Chi non vuole lavorare, neppure mangi.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (3,7-2)

Fratelli, sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non siamo

rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di

alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di

peso ad alcuno di voi.

Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare.

E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa

regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi.

Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare

nulla e sempre in agitazione.

A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi

il pane lavorando con tranquillità.

Parola di Dio.

Vangelo

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.

Dal Vangelo secondo Luca (21,5-19) anno C.

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre

e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete,

non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale

sarà il segno, quando esse staranno per accadere?».

Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare.

Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”.

Non andate dietro a loro!

Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima

devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno,

e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche

fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno,

consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e

governatori, a causa del mio nome.

Avrete allora occasione di dare testimonianza.

Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò

parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere

né controbattere.

Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici,

e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome.

Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Meglio lasciar perdere, siamo onesti.
Leggere o ascoltare le notizie di cronaca o di politica induce alla depressione.

La rissosità e il vuoto interiore sono assurti a stile di vita.

La crisi è reale, subdola, inchioda le famiglie alle proprie fatiche, impedisce

di immaginare un futuro.
Ma quello che più scoraggia è la generale disillusione, la cattiveria dilagante,

l’aria che tira.
Come da fine impero, come a Pompei prima dell’eruzione, come nel più

cupo medioevo. 
Tecnologico e buio.
Sapremo di andare a fondo leggendo la notizia su un tablet, bel progresso.
Dalle risse politiche ai femminicidi, dai giochi d’azzardo che svuotano le tasche

degli italiani regalando un’amara illusione alle cupe previsioni economiche,

dalla guerra “commerciale” in atto, alle problematiche energetiche create ad

arte (ancora prima della guerra) per destabilizzare l’umanità, per la prima

volta sperimentiamo sul serio (e non, come spesso accade in Italia, per

abitudine scaramantica alla lamentela) la fatica ad andare avanti. 
Come nel dopoguerra, siamo alla stessa stregua. 
In questi tempi cupi un pò ci si affida alla fede, molto di più ai cartomanti

e ai santoni, vivi o imbalsamati.
E, ovviamente, qualche veggente cattolico ci assicura che siamo negli ultimi tempi.

Ma dai! Che scoperta!

Dalla resurrezione in avanti siamo alla fine dei tempi.
State a sentire Luca, allora.

In questa penultima domenica dell’anno liturgico Luca parla alla sua e alla

nostra comunità degli ultimi tempi.

Quelli che sono già iniziati.
Non parla della fine ma del fine.

Non della clamorosa implosione del mondo ma del senso della storia.
A capirla e saperla leggere.
Sta evangelizzando una comunità perseguitata, impressionata dalla distruzione

di Gerusalemme e del tempio, impaurita dall’ondata di odio scatenata da Nerone.
Siamo perduti?, si chiedono i suoi parrocchiani, È la fine?
Non ve lo chiedete mai? Io sì.
E se Dio si fosse sbagliato?

E se la vita fosse davvero un garbuglio inestricabile di luce e di tenebre che

mastica e tritura ogni emozione e ogni sogno?

E se Dio-tenero!-avesse esagerato con l’idea della libertà degli uomini

e del fatto che l’uomo può farcela da solo? 
Me lo chiedo quando sento le famiglie che non sanno più cosa fare,

che pensano che, forse, hanno vinto i malvagi.
Me lo chiedo quando vedo un giovane papà andare all’estero a cercare

lavoro, con una laurea in tasca e un ex-lavoro da dirigente.
Me lo chiedo quando vedo persone sane, trasparenti, volenterose venire offese,

turlupinate, ingannate e restano seduti nella sala d’aspetto delle opportunità

(sociali, lavorative, economiche) vedendosi passare davanti persone

ignoranti e arroganti.
È la fine? Dobbiamo arrenderci?

No, dice Gesù, state sereni.
Non sono questi i segni della fine, come qualche predicatore radiofonico

insiste nel dire.

Non sono questi i segnali di un mondo che precipita nel caos.
E, sorridendo, il Maestro ci dice; cambia il tuo sguardo.

Cambia te stesso. Cambia il mondo.
Guarda alle cose positive, al tanto amore che l’umanità, nonostante tutto,

riesce a produrre, allo stupore che suscita il Creato e che tutto ridimensiona,

al Regno che avanza nei cuori, timido, discreto, pacifico, disarmato.

Guardiamo a noi stessi, amici, a quanto il Signore è riuscito a compiere

in tutti gli anni della nostra vita, nonostante tutto. 
A tutto l’amore che abbiamo donato e ricevuto, nonostante tutto. 
Guardiamoa a noi e all’opera splendida di Dio, alla sua manifestazione

solare, al bene e al bello che ha creato in noi.

Guardiamo e non scoraggiamoci.
Di più; la fatica può essere l’occasione di crescere, di credere.

La fede si affina nella prova, diventa più trasparente, il nostro sguardo si rende

più trasparente, diventiamo testimoni di Dio quando ci giudicano, diventiamo

santi davvero (non quelli zuccherosi della nostra malata devozione!) e non ce

ne accorgiamo, ci scopriamo credenti.
Se il mondo ci critica e ci giudica, se ci attacca, non mettiamoci sulle difensive,

non ragioniamo con la logica di questo mondo; affidiamoci allo Spirito. 
Quando il mondo parla troppo della Chiesa, la Chiesa deve parlare

maggiormente di Cristo!

Lo dico ufficialmente e pubblicamente; a me questa cosa non piace affatto. 
Preferisco crogiolarmi nelle mie vere o presunte disgrazie, preferisco

lamentarmi di tutto e di tutti, vivere nella rabbia cronica. 
Preferisco cento volte lamentarmi del mondo brutto sporco e cattivo ed

eventualmente costruirmi una piccola setta cattolica molto devota in cui ci

troviamo bene (Almeno all’inizio poi, è statistico, facciamo come il mondo cattivo!). 
Preferisco fare a modo mio, accipicchia!
Mi affatica l’idea di dover cambiare me stesso.

E il mio sguardo. E il mio cuore.
Ma se proprio devo fare come vuoi tu, Signore, allora libera il mio cuore dal

peso del peccato, dall’incoerenza profonda, dalla tendenza all’autolesionismo

che mi contraddistingue e rendimi libero, in attesa del tuo Regno.

Liberi, amici, dobbiamo essere per incontrare Cristo, santa Domenica Fausto.