martedì 25 ottobre 2022

Il Vangelo del Mercoledì 26 Ottobre 2022

 

Della 30° settimana del Tempo Ordinario.

San Folco Scotti, vescovo.

Prima Lettura

Prestando servizio volentieri, come chi serve il Signore e non gli uomini.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (6,1-9)

Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto.

«Onora tuo padre e tua madre!».

Questo è il primo comandamento che è accompagnato da una promessa: «perché

tu sia felice e goda di una lunga vita sulla terra».

E voi, padri, non esasperate i vostri figli, ma fateli crescere nella disciplina

e negli insegnamenti del Signore.

Schiavi, obbedite ai vostri padroni terreni con rispetto e timore, nella semplicità

del vostro cuore, come a Cristo, non servendo per farvi vedere, come fa chi vuole

piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, facendo di cuore la volontà di Dio,

prestando servizio volentieri, come chi serve il Signore e non gli uomini.

Voi sapete infatti che ciascuno, sia schiavo che libero, riceverà dal Signore

secondo quello che avrà fatto di bene.

Anche voi, padroni, comportatevi allo stesso modo verso di loro, mettendo da

parte le minacce, sapendo che il Signore, loro e vostro, è nei cieli e in lui non

vi è preferenza di persone.

Parola di Dio.

Vangelo

Verranno da oriente e da occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (13,22-30) anno pari.

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era

in cammino verso Gerusalemme.

Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».

Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti,

io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.

Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori,

comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”.

Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”.

Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza

e tu hai insegnato nelle nostre piazze”.

Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete.

Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.

Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco

e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.

Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e

siederanno a mensa nel regno di Dio.

Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù sta andando verso Gerusalemme, luogo in cui si compirà il suo

destino di morte e di risurrezione.

Per questo motivo, di fronte alla domanda così diretta del tale, risponde

sottolineando un ulteriore aspetto.

Il Signore richiama a Lui-e anche a noi-la necessità di impegnarci per

entrare nel Regno.

È emblematico il fatto che l’ascolto e la conoscenza di Gesù, non siano

garanzia dell’ingresso in esso; se a questi non segue poi un autentico

cammino di cambiamento e conversione, non servono a nulla.

Non bisogna ritenersi a posto soltanto perché si frequentano il Signore

e la Parola di Dio, se poi non vi è nessun cambiamento nella nostra vita.

Ma non dobbiamo nemmeno vivere con angoscia; il Signore ci aiuta nel

cammino quotidiano, dandoci la grazia di impegnarci con gioia nell’itinerario

verso il Regno, se però noi ci aiutiamo con la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 24 ottobre 2022

Il Vangelo del Martedì 25 Ottobre 2022

 

Della 30° settimana del Tempo Ordinario.

Santi Crisante e Daria, martiri.

Prima Lettura

Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (5,21-33)

Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano

ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come

Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo.

E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro

mariti in tutto.

E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa

e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro

dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta

gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata.

Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo:

chi ama la propria moglie, ama se stesso.

Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come

anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo.

Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due

diventeranno una sola carne.

Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!

Così anche voi: ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso,

e la moglie sia rispettosa verso il marito.

Parola di Dio.

Vangelo

Il granello crebbe e divenne un albero.

Dal Vangelo secondo Luca (13,18-21) anno pari.

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che

cosa lo posso paragonare?

È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino;

crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra

i suoi rami».

E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio?

È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina,

finché non fu tutta lievitata».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Entrambe le immagini che Gesù utilizza per parlare del regno dei cieli,

giocano sul rapporto piccolo-grande.

Il piccolo seme di senape e la piccola quantità di lievito, producono un risultato

sorprendente e imprevedibile; un grande albero e una grande quantità di

farina lievitata.

Così, ci dice Gesù, è il Regno di Dio; solo un piccolo seme e un pizzico di

lievito, ben poca cosa nell’immensa vicenda umana; eppure è una realtà che

ha una vitalità tale, che è capace di crescere a dismisura e di far crescere la

realtà dentro la quale si trova.

Non spaventiamoci allora se, apparentemente, il male sembra essere presente

in maniera così importante nella storia del mondo.

Gesù ci incoraggia, assicurandoci che il Regno di Dio, sta comunque crescendo

e arriverà alla sua piena manifestazione, a noi intanto il compito di pregare

aspettando il suo compimento.     

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 23 ottobre 2022

Il Vangelo del Lunedì 24 Ottobre 2022

 

Della 30° settimana del Tempo Ordinario.

Sant' Antonio Maria Claret, Vescovo.

Prima Lettura

Camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (4,32-5,8)

Fratelli, siate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi

a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.

Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità,

nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi

a Dio in sacrificio di soave odore.

Di fornicazione e di ogni specie di impurità o di cupidigia neppure si parli fra

voi-come deve essere tra santi-né di volgarità, insulsaggini, trivialità, che sono

cose sconvenienti.

Piuttosto rendete grazie!

Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro-cioè nessun

idolatra-ha in eredità il regno di Cristo e di Dio.

Nessuno vi inganni con parole vuote: per queste cose infatti l’ira di Dio

viene sopra coloro che gli disobbediscono.

Non abbiate quindi niente in comune con loro.

Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore.

Comportatevi perciò come figli della luce.

Parola di Dio.

Vangelo

Questa figlia di Abramo non doveva essere liberata da questo legame

nel giorno di sabato?

Dal Vangelo secondo Luca (13,10-17) anno pari.

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato.

C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva

e non riusciva in alcun modo a stare diritta.

Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia».

Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.

Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione

di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve

lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».

Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi

slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi?

E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni,

non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».

Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre

la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù compie uno straordinario gesto d’amore nei confronti di una donna

inferma, liberandola dalla malattia.

È sorprendente constatare come il capo della sinagoga, anziché gioire per

l’accaduto, si sdegna perché Gesù ha operato quella guarigione in giorno

di sabato, violando così un comandamento di Dio.

Al capo della sinagoga, sta a cuore solo la rigida osservanza della Legge

e non gli importa di quella donna malata.

Il Maestro, approfitta di questa reazione per sollevare il velo dell’ipocrisia,

costante minaccia nel cammino di fede di ogni uomo.

A che serve infatti l’osservanza della Legge di Dio, se questa resta solo un

fatto esteriore e non ci apre il cuore, conducendoci ad amare Dio e i fratelli

con più intensità e generosità?

Purtroppo è così, amici, se amiamo veramente il Signore, dobbiamo amare

i fratelli e le sorelle in difficoltà con la stessa intensità, non è facile, ma ci

possiamo riuscire con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 22 ottobre 2022

Il Vangelo di Domenica 23 Ottobre 2022

 

Della 30° Domenica del Tempo Ordinario.

San Giovanni da Capestrano, sacerdote.

Prima Lettura

La preghiera del povero attraversa le nubi

Dal libro del Siràcide (35,15b-17.20-22a)

Il Signore è giudice e per lui non c’è preferenza di persone.

Non è parziale a danno del povero e ascolta la preghiera dell’oppresso.

Non trascura la supplica dell’orfano, né la vedova, quando si sfoga nel lamento.

Chi la soccorre è accolto con benevolenza, la sua preghiera arriva fino alle nubi.

La preghiera del povero attraversa le nubi né si quieta finché non sia arrivata;

non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto e abbia reso soddisfazione

ai giusti e ristabilito l’equità.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Mi resta soltanto la corona di giustizia.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (4,6-8.16-18)

Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento

che io lasci questa vita.

Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.

Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto,

mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che

hanno atteso con amore la sua manifestazione.

Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi

hanno abbandonato.

Nei loro confronti, non se ne tenga conto.

Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare

a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così

fui liberato dalla bocca del leone.

Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo

regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio

Vangelo

Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.

Dal Vangelo secondo Luca (18,9-14) anno C.

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano

l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:

«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.

Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono

come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.

Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi

al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.

Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché

chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non si può pregare Dio e disprezzare il fratello.

Non ci si può rivolgere a Lui e giudicare il peccatore.

Non si può entrare nel tempio ed adorare il proprio ego spirituale.

Non si può stare al cospetto di Dio e non riconoscerlo e amarlo nel volto

del peccatore.

Non si può dirsi discepoli e augurare la morte ai profughi che annegano

nel nostro mare Mediterraneo.

Non scherziamo.

Siamo tutti lebbrosi e tutti chiediamo la compassione che troppo spesso

il mondo ci rifiuta.

La crisi che addenta l’occidente ha fatto una prima vittima; la speranza.

La lotta quotidiana (in questi tempi di guerra) per andare avanti rischia di

inaridire il nostro cuore, di renderlo indurito e rabbioso.

Come accade nella nostra Italia alle prese con il problema energetico,

è sempre più aggressiva.

Siamo tutti lebbrosi e Cristo ci guarisce.

Non andando al tempio, non rifugiandoci in una religiosità della cerimonia

e della devozione, ma andando direttamente a Cristo la Parola incarnata.

Allora diventiamo capaci di ringraziare (letteralmente eucaristizzare,

di scoprire in Cristo lo sposo dell’umanità).

Ma per tornare indietro, per convertirci, dobbiamo fare spazio nel cuore.

Riconoscere l’abisso che ci abita.

Ma non ditelo al fariseo.

I farisei erano devoti alla legge, cercavano di contrastare il generale

rilassamento del popolo di Israele, osservando con scrupolo ogni

piccolissima direttiva della legge di Dio.

Bella gente, poche storie.

Certo, il fariseo ci sembra arrogante ma, in realtà, è solo pieno di zelo.

L’elenco che il fariseo fa, di fronte a Dio, è corretto; per zelo il fariseo paga

la decima parte dei suoi introiti, non soltanto, come tutti, dello stipendio,

ma finanche delle erbe da tisana e delle spezie da cucina!

La legge prevede un giorno di digiuno all’anno, ma lui digiuna per due giorni

a settimana, anche per coloro che non digiunano.

Ogni buon parroco vorrebbe avere, tra i suoi parrocchiani, almeno un fariseo;

il decimo dello stipendio riempirebbe in fretta le casse della Parrocchia!

Qual è, allora il problema del fariseo?

Semplice, dice Gesù, è talmente pieno della sua nuova e scintillante identità

spirituale, talmente consapevole della sua bravura, talmente riempito del suo ego

(quello spirituale, il più difficile da superare), che Dio non sa proprio dove mettersi.

Non ha bisogno di essere salvato, non riconosce la lebbra ma ostenta davanti

a Dio il suo luccicante stato di buona salute spirituale.

Peggio; invece di confrontarsi con il progetto (splendido) che Dio ha su di lui

(e su ciascuno di noi), si confronta con chi fa peggio, con quel pubblicano, lì in

fondo, che non dovrebbe neanche permettersi di entrare in Chiesa.

Questo è il nocciolo della questione; avviene che ci mettiamo-sul serio!-alla

ricerca di Dio.

Desideriamo profondamente conoscerlo, diventare discepoli, ma non riusciamo

a creare uno spazio interiore sufficiente perché egli possa manifestarsi.

Con la testa e il cuore ingombri di preoccupazioni, di desideri, di pensieri,

concretamente non riusciamo a fargli spazio.

Oppure accade che, dopo un’esperienza fulminante, che so, un ritiro, un

pellegrinaggio, sentiamo forte la sua presenza, ma, una volta tornati a casa,

la nostra testa viene riempita dalle preoccupazioni di questo mondo.

Non è solo il problema dell’orgoglio.

È proprio una complicazione dell’esistere, una vita che non riesce ad uscir

fuori dal buco nero in cui si è infilata.

Diventerò (ancora più) antipatico a qualcuno, pazienza.

Ma devo necessariamente darvi, per deontologia professionale, alcuni

suggerimenti da pubblicano.

Se non riesco a ritagliare nella mia giornata un quarto d’ora di assoluto relax,

di vuoto mentale, magari dopo una bella corsetta, o una passeggiata nel parco,

se non faccio silenzio intorno (spengo la tivù, stacco il cellulare), se non

prevedo, almeno d’ogni tanto, una pausa di una giornata non passata, al solito,

in coda in autostrada per andare a riposare farò fatica a trovare un luogo in cui Dio sta.

Lo so, coppie che leggete, oggi resistere costa fatica; la giornata è stracolma di

impegni indispensabili per sopravvivere e i figli piccoli complicano ulteriormente

le cose.

Non abbiamo spazio per l’interiorità, questo è il problema.

Il pubblicano, invece, di spazio ne ha tanto.

Il denaro che ha guadagnato con disonestà, l’odio dei suoi concittadini

(è un collaborazionista!), l’impressione di avere fallito le sue scelte, creano

un vuoto dentro di lui, un vuoto che Dio saprà riempire.

Consapevole dei suoi limiti, li affida al Signore, chiede con verità e dolore,

che Dio lo perdoni. E così accade.

Esiste un modo di vivere e di essere discepoli pieno di arroganza e di ego

smisurato, pieno di certezze da sbattere in faccia agli altri (basta vedere il

livello dello scontro politico ed ideologico che viviamo e non solo!)

Esiste un modo di vivere e di essere discepoli colmo di ricerca e di umiltà,

di voglia di ascoltare e di capire, di continuare a cercare, pur avendo già

trovato il Signore.

Il Vangelo di oggi ci ammonisce a lasciare un pò di spazio al Signore, a non

presumere, a non pretendere, a non passare il tempo a elencare le nostre virtù.

Siamo tutti nudi difronte a Dio, tutti mendicanti, tutti peccatori.

Ci è impossibile giudicare, se non a partire dal limite, se non dall’ultimo

posto che il Figlio di Dio ha voluto abitare.

Ancora una volta, il Signore chiede a ciascuno di noi l’autenticità, la capacità

di presentarci di fronte a Lui senza ruoli, senza maschere, senza paranoie.

Dio non ha bisogno di bravi ragazzi che si presentano da Lui per avere una

pacca consolatoria sulle spalle, ma di figli che amano stare col padre,

nell’assoluta e (a volte) drammatica autenticità.

Questa è la condizione per ottenere, come il pubblicano, la conversione del cuore.

Certo, amici, se vogliamo essere davvero dei veri discepoli, diventiamo pubblicani,

gettiamo la maschera e affidiamoci a Lui con umiltà, santa Domenica Fausto.

 

venerdì 21 ottobre 2022

Il Vangelo del Sabato 22 Ottobre 2022

 

Della 29° settimana del Tempo Ordinario.

San Giovanni Paolo II, Papa.

Prima Lettura

Cristo è il capo: da lui tutto il corpo cresce.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (4,7-16)

Fratelli, a ciascuno di noi, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo.

Per questo è detto: «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito

doni agli uomini».

Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra?

Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per

essere pienezza di tutte le cose.

Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri

ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare

i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo,

finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio,

fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi

vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore.

Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in

ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo.

Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di

ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da

edificare se stesso nella carità.

Parola di Dio.

Vangelo

Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9) anno pari.

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei,

il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici.

Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più

peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte?

No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise,

credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?

No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi

nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò.

Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti

su quest’albero, ma non ne trovo.

Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”.

Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò

zappato attorno e avrò messo il concime.

Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La parabola del fico va capita bene, onde evitare fraintendimenti.

Dio, nel racconto di Gesù, non è l’impaziente che quasi non vede l’ora di

sradicare l’albero di fichi.

Piuttosto, Egli è il vignaiolo che accetta di aspettare ancora un anno e, di

correre il rischio di un’ennesima delusione.

Così Dio fa con noi.

Anche se non portiamo frutti, e nulla lascia sperare che possano esserci

nell’immediato futuro, il Signore accetta di scommettere ancora su di noi.

Questo è davvero consolante; Dio è colui che vuole darci sempre un’altra possibilità.

Quando ci sentiamo frustrati e ci sembra che nulla possa mai cambiare in noi,

quando ci sembra di essere sempre allo stesso punto, non dobbiamo ascoltare

il nemico che suggerisce al nostro cuore pensieri di sconfitta e disfatta, ma iniziamo

a pregare, perché, Dio è pronto ancora una volta a darci fiducia.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.