sabato 22 ottobre 2022

Il Vangelo di Domenica 23 Ottobre 2022

 

Della 30° Domenica del Tempo Ordinario.

San Giovanni da Capestrano, sacerdote.

Prima Lettura

La preghiera del povero attraversa le nubi

Dal libro del Siràcide (35,15b-17.20-22a)

Il Signore è giudice e per lui non c’è preferenza di persone.

Non è parziale a danno del povero e ascolta la preghiera dell’oppresso.

Non trascura la supplica dell’orfano, né la vedova, quando si sfoga nel lamento.

Chi la soccorre è accolto con benevolenza, la sua preghiera arriva fino alle nubi.

La preghiera del povero attraversa le nubi né si quieta finché non sia arrivata;

non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto e abbia reso soddisfazione

ai giusti e ristabilito l’equità.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Mi resta soltanto la corona di giustizia.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (4,6-8.16-18)

Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento

che io lasci questa vita.

Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.

Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto,

mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che

hanno atteso con amore la sua manifestazione.

Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi

hanno abbandonato.

Nei loro confronti, non se ne tenga conto.

Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare

a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così

fui liberato dalla bocca del leone.

Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo

regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio

Vangelo

Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.

Dal Vangelo secondo Luca (18,9-14) anno C.

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano

l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:

«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.

Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono

come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.

Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi

al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.

Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché

chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non si può pregare Dio e disprezzare il fratello.

Non ci si può rivolgere a Lui e giudicare il peccatore.

Non si può entrare nel tempio ed adorare il proprio ego spirituale.

Non si può stare al cospetto di Dio e non riconoscerlo e amarlo nel volto

del peccatore.

Non si può dirsi discepoli e augurare la morte ai profughi che annegano

nel nostro mare Mediterraneo.

Non scherziamo.

Siamo tutti lebbrosi e tutti chiediamo la compassione che troppo spesso

il mondo ci rifiuta.

La crisi che addenta l’occidente ha fatto una prima vittima; la speranza.

La lotta quotidiana (in questi tempi di guerra) per andare avanti rischia di

inaridire il nostro cuore, di renderlo indurito e rabbioso.

Come accade nella nostra Italia alle prese con il problema energetico,

è sempre più aggressiva.

Siamo tutti lebbrosi e Cristo ci guarisce.

Non andando al tempio, non rifugiandoci in una religiosità della cerimonia

e della devozione, ma andando direttamente a Cristo la Parola incarnata.

Allora diventiamo capaci di ringraziare (letteralmente eucaristizzare,

di scoprire in Cristo lo sposo dell’umanità).

Ma per tornare indietro, per convertirci, dobbiamo fare spazio nel cuore.

Riconoscere l’abisso che ci abita.

Ma non ditelo al fariseo.

I farisei erano devoti alla legge, cercavano di contrastare il generale

rilassamento del popolo di Israele, osservando con scrupolo ogni

piccolissima direttiva della legge di Dio.

Bella gente, poche storie.

Certo, il fariseo ci sembra arrogante ma, in realtà, è solo pieno di zelo.

L’elenco che il fariseo fa, di fronte a Dio, è corretto; per zelo il fariseo paga

la decima parte dei suoi introiti, non soltanto, come tutti, dello stipendio,

ma finanche delle erbe da tisana e delle spezie da cucina!

La legge prevede un giorno di digiuno all’anno, ma lui digiuna per due giorni

a settimana, anche per coloro che non digiunano.

Ogni buon parroco vorrebbe avere, tra i suoi parrocchiani, almeno un fariseo;

il decimo dello stipendio riempirebbe in fretta le casse della Parrocchia!

Qual è, allora il problema del fariseo?

Semplice, dice Gesù, è talmente pieno della sua nuova e scintillante identità

spirituale, talmente consapevole della sua bravura, talmente riempito del suo ego

(quello spirituale, il più difficile da superare), che Dio non sa proprio dove mettersi.

Non ha bisogno di essere salvato, non riconosce la lebbra ma ostenta davanti

a Dio il suo luccicante stato di buona salute spirituale.

Peggio; invece di confrontarsi con il progetto (splendido) che Dio ha su di lui

(e su ciascuno di noi), si confronta con chi fa peggio, con quel pubblicano, lì in

fondo, che non dovrebbe neanche permettersi di entrare in Chiesa.

Questo è il nocciolo della questione; avviene che ci mettiamo-sul serio!-alla

ricerca di Dio.

Desideriamo profondamente conoscerlo, diventare discepoli, ma non riusciamo

a creare uno spazio interiore sufficiente perché egli possa manifestarsi.

Con la testa e il cuore ingombri di preoccupazioni, di desideri, di pensieri,

concretamente non riusciamo a fargli spazio.

Oppure accade che, dopo un’esperienza fulminante, che so, un ritiro, un

pellegrinaggio, sentiamo forte la sua presenza, ma, una volta tornati a casa,

la nostra testa viene riempita dalle preoccupazioni di questo mondo.

Non è solo il problema dell’orgoglio.

È proprio una complicazione dell’esistere, una vita che non riesce ad uscir

fuori dal buco nero in cui si è infilata.

Diventerò (ancora più) antipatico a qualcuno, pazienza.

Ma devo necessariamente darvi, per deontologia professionale, alcuni

suggerimenti da pubblicano.

Se non riesco a ritagliare nella mia giornata un quarto d’ora di assoluto relax,

di vuoto mentale, magari dopo una bella corsetta, o una passeggiata nel parco,

se non faccio silenzio intorno (spengo la tivù, stacco il cellulare), se non

prevedo, almeno d’ogni tanto, una pausa di una giornata non passata, al solito,

in coda in autostrada per andare a riposare farò fatica a trovare un luogo in cui Dio sta.

Lo so, coppie che leggete, oggi resistere costa fatica; la giornata è stracolma di

impegni indispensabili per sopravvivere e i figli piccoli complicano ulteriormente

le cose.

Non abbiamo spazio per l’interiorità, questo è il problema.

Il pubblicano, invece, di spazio ne ha tanto.

Il denaro che ha guadagnato con disonestà, l’odio dei suoi concittadini

(è un collaborazionista!), l’impressione di avere fallito le sue scelte, creano

un vuoto dentro di lui, un vuoto che Dio saprà riempire.

Consapevole dei suoi limiti, li affida al Signore, chiede con verità e dolore,

che Dio lo perdoni. E così accade.

Esiste un modo di vivere e di essere discepoli pieno di arroganza e di ego

smisurato, pieno di certezze da sbattere in faccia agli altri (basta vedere il

livello dello scontro politico ed ideologico che viviamo e non solo!)

Esiste un modo di vivere e di essere discepoli colmo di ricerca e di umiltà,

di voglia di ascoltare e di capire, di continuare a cercare, pur avendo già

trovato il Signore.

Il Vangelo di oggi ci ammonisce a lasciare un pò di spazio al Signore, a non

presumere, a non pretendere, a non passare il tempo a elencare le nostre virtù.

Siamo tutti nudi difronte a Dio, tutti mendicanti, tutti peccatori.

Ci è impossibile giudicare, se non a partire dal limite, se non dall’ultimo

posto che il Figlio di Dio ha voluto abitare.

Ancora una volta, il Signore chiede a ciascuno di noi l’autenticità, la capacità

di presentarci di fronte a Lui senza ruoli, senza maschere, senza paranoie.

Dio non ha bisogno di bravi ragazzi che si presentano da Lui per avere una

pacca consolatoria sulle spalle, ma di figli che amano stare col padre,

nell’assoluta e (a volte) drammatica autenticità.

Questa è la condizione per ottenere, come il pubblicano, la conversione del cuore.

Certo, amici, se vogliamo essere davvero dei veri discepoli, diventiamo pubblicani,

gettiamo la maschera e affidiamoci a Lui con umiltà, santa Domenica Fausto.

 

venerdì 21 ottobre 2022

Il Vangelo del Sabato 22 Ottobre 2022

 

Della 29° settimana del Tempo Ordinario.

San Giovanni Paolo II, Papa.

Prima Lettura

Cristo è il capo: da lui tutto il corpo cresce.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (4,7-16)

Fratelli, a ciascuno di noi, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo.

Per questo è detto: «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito

doni agli uomini».

Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra?

Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per

essere pienezza di tutte le cose.

Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri

ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare

i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo,

finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio,

fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi

vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore.

Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in

ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo.

Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di

ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da

edificare se stesso nella carità.

Parola di Dio.

Vangelo

Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9) anno pari.

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei,

il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici.

Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più

peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte?

No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise,

credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?

No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi

nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò.

Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti

su quest’albero, ma non ne trovo.

Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”.

Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò

zappato attorno e avrò messo il concime.

Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La parabola del fico va capita bene, onde evitare fraintendimenti.

Dio, nel racconto di Gesù, non è l’impaziente che quasi non vede l’ora di

sradicare l’albero di fichi.

Piuttosto, Egli è il vignaiolo che accetta di aspettare ancora un anno e, di

correre il rischio di un’ennesima delusione.

Così Dio fa con noi.

Anche se non portiamo frutti, e nulla lascia sperare che possano esserci

nell’immediato futuro, il Signore accetta di scommettere ancora su di noi.

Questo è davvero consolante; Dio è colui che vuole darci sempre un’altra possibilità.

Quando ci sentiamo frustrati e ci sembra che nulla possa mai cambiare in noi,

quando ci sembra di essere sempre allo stesso punto, non dobbiamo ascoltare

il nemico che suggerisce al nostro cuore pensieri di sconfitta e disfatta, ma iniziamo

a pregare, perché, Dio è pronto ancora una volta a darci fiducia.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 20 ottobre 2022

Il Vangelo del Venerdì 21 Ottobre 2022

 

Della 29° settimana del Tempo Ordinario.

Beato Giuseppe Puglisi, sacerdote vittima della mafia.

Prima Lettura

Un solo corpo, un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (4,1-6)

Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera

degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità,

sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello

spirito per mezzo del vincolo della pace.

Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete

stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede,

un solo battesimo.

Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti

ed è presente in tutti.

Parola di Dio.

Vangelo

Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo

tempo non sapete valutarlo?

Dal Vangelo secondo Luca (12,54-59) anno pari.

In quel tempo, Gesù diceva alle folle: «Quando vedete una nuvola salire

da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade.

E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti!

Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non

sapete valutarlo?

E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?

Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca

di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il

giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione.

Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Discernere e valutare la vita secondo la volontà di Dio.

Questo è l’invito che Gesù ci rivolge nel Vangelo di oggi.

Il tempio è pieno di segni della presenza di Dio, che dobbiamo saper leggere

e interpretare, per capire che la storia, sia personale che dell’umanità, cammina

verso una direzione, ha un senso.

Come il saper leggere gli eventi atmosferici ci porta a fare previsioni affidabili,

così dobbiamo saper fare anche con la dimensione spirituale dell’esistenza,

capaci di cogliere avvenimenti e situazioni che possono diventare, per noi,

occasioni di crescita e di salvezza.

Il tempo presente, l’unico veramente in nostro possesso, è il tempo nel quale

decidiamo del nostro futuro; quando saremo davanti al Signore, raccoglieremo

i frutti dell’amore che abbiamo seminato in vita.

Perciò, amici, amiamo e preghiamo per essere sempre pronti alla chiamata. 

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 19 ottobre 2022

Il Vangelo del Giovedì 20 Ottobre 2022

 

Della 29° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Maria Bertilla Boscardin, vergine.

Prima Lettura

Radicati e fondati nella carità, siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (3,14-21)

Fratelli, io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ha origine ogni

discendenza in cielo e sulla terra, perché vi conceda, secondo la ricchezza

della sua gloria, di essere potentemente rafforzati nell’uomo interiore

mediante il suo Spirito.

Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e

fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale

sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere

l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di

tutta la pienezza di Dio.

A colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo

domandare o pensare, secondo la potenza che opera in noi, a lui la

gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei

secoli dei secoli! Amen.

Parola di Dio.

Vangelo

Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.

Dal Vangelo secondo Luca (12,49-53) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco

sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!

Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché

non sia compiuto!

Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra?

No, io vi dico, ma divisione.

D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre

contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro

padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora

contro suocera».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Queste parole di Gesù, sono indiscutibilmente dure e sembrano stonate

sulle labbra di chi ha sempre parlato di amore e di perdono.

Ma sono parole che esprimono bene la consapevolezza che Gesù ha della sua

missione e delle conseguenze, che la scelta di essere dei suoi comporta nei

rapporti interpersonali.

Si tratta, infatti, di una scelta totalizzante, che porta a mettere la fedeltà al

Vangelo al di sopra di qualunque altra cosa, fossero anche i rapporti famigliari.

Tanto più siamo coerenti con la nostra scelta di fede, tanto più corriamo il

rischio di incomprensioni e di divisioni.

Come discepoli, siamo chiamati ad amare e perdonare tutti, ma ci è chiesto

anche di essere fermi e convinti nella nostra adesione di fede al Signore,

senza patteggiamenti e compromessi.

Non sarà facile, amici, per questo dobbiamo sempre farci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 18 ottobre 2022

Il Vangelo del Mercoledì 19 Ottobre 2022

 

Della 29° settimana del Tempo Ordinario.

San Paolo della Croce, sacerdote.

Prima Lettura

Il mistero di Cristo è stato manifestato: le genti sono chiamate

a condividere la stessa eredità.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (3,2-12)

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio,

a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il

mistero, di cui vi ho già scritto brevemente.

Leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione

che io ho del mistero di Cristo.

Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come

ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito:

che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità,

a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per

mezzo del Vangelo, del quale io sono divenuto ministro secondo il dono

della grazia di Dio, che mi è stata concessa secondo l’efficacia della sua potenza.

A me, che sono l’ultimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia:

annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti

sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell’universo,

affinché, per mezzo della Chiesa, sia ora manifestata ai Principati e alle

Potenze dei cieli la multiforme sapienza di Dio, secondo il progetto eterno

che egli ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, nel quale abbiamo la

libertà di accedere a Dio in piena fiducia mediante la fede in lui.

Parola di Dio.

Vangelo

A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto.

Dal Vangelo secondo Luca (12,39-48) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone

di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa.

Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il

Figlio dell’uomo».

Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».

Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il

padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito?

Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così.

Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.

Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire” e

cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi,

il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora

che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.

Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito

secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non

conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.

A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto,

sarà richiesto molto di più».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

L’immagine del ladro che arriva di notte, che Gesù utilizza per stimolare

in noi l’atteggiamento della vigilanza, è significativa.

Ognuno di noi tiene molto alle cose che possiede, ed è pronto a difenderle

dall’assalto del ladro.

Allo stesso modo, dobbiamo saper attendere il Signore che viene, come

chi cerca di proteggere qualcosa a cui tiene in modo particolare e che non

vuole farsi portare via.

Il Signore desidera trovarci al nostro posto, svegli, cioè, intenti a fare ciò

per cui ci ha chiamati.

In concreto, essere vigilanti, vuol dire essere fedeli; fedeli nell’amore e nel

servizio ai fratelli.

L’impegno ad amare il prossimo non è, infatti, lo slancio di un momento,

ma deve essere l’impegno di una vita.

Questo vuol dire essere amministratori fidati e prudenti e, la preghiera può aiutarci.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.