mercoledì 10 agosto 2022

Il Vangelo del Giovedì 11 Agosto 2022

 

Della 19° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Chiara d’Assisi, Vergine.

Prima Lettura

Di giorno, davanti ai loro occhi, emigrerai.

Dal libro del profeta Ezechièle (12,1-12)

Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, tu abiti in mezzo

a una genìa di ribelli, che hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi

per udire e non odono, perché sono una genìa di ribelli.

Tu, figlio dell’uomo, fatti un bagaglio da esule e di giorno, davanti ai loro

occhi, prepàrati a emigrare; davanti ai loro occhi emigrerai dal luogo dove

stai verso un altro luogo.

Forse comprenderanno che sono una genìa di ribelli.

Davanti ai loro occhi prepara di giorno il tuo bagaglio, come fosse il

bagaglio di un esule.

Davanti a loro uscirai però al tramonto, come partono gli esiliati.

Fa’ alla loro presenza un’apertura nel muro ed esci di lì.

Alla loro presenza mettiti il bagaglio sulle spalle ed esci nell’oscurità.

Ti coprirai la faccia, in modo da non vedere il paese, perché io ho fatto

di te un simbolo per gli Israeliti».

Io feci come mi era stato comandato: preparai di giorno il mio bagaglio

come quello di un esule e, sul tramonto, feci un foro nel muro con le mani.

Uscii nell’oscurità e sotto i loro occhi mi misi il bagaglio sulle spalle.

Al mattino mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, non ti

ha chiesto la casa d’Israele, quella genìa di ribelli, che cosa stai facendo?

Rispondi loro: Così dice il Signore Dio: Questo messaggio è per il principe

di Gerusalemme e per tutta la casa d’Israele che vi abita.

Tu dirai: Io sono un simbolo per voi.

Quello che ho fatto io, sarà fatto a loro; saranno deportati e andranno in schiavitù.

Il principe che è in mezzo a loro si caricherà il bagaglio sulle spalle,

nell’oscurità, e uscirà per la breccia che verrà fatta nel muro per farlo

partire; si coprirà il viso, per non vedere con gli occhi il paese».

Parola di Dio.

Vangelo

Non ti dico di perdonare fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Dal Vangelo secondo Matteo (18,21-19,1) anno pari.

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello

commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».

E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi.

Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli

doveva diecimila talenti.

Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto

lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito.

Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con

me e ti restituirò ogni cosa”.

Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari.

Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”.

Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con

me e ti restituirò”.

Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse

pagato il debito.

Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti

e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto.

Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio,

io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato.

Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto

pietà di te?”.

Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse

restituito tutto il dovuto.

Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore,

ciascuno al proprio fratello».

Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione

della Giudea, al di là del Giordano.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Anche per noi la cifra di diecimila talenti è spropositata.

Valutando questa somma con i nostri sistemi monetari, risulta una quantità di

denaro enorme, che probabilmente nessuno, né allora né oggi, possederebbe.

Attraverso questo esempio iperbolico, Gesù vuole farci comprendere quanto

siamo debitori nei confronti di Dio e quanto Egli sia indulgente, condonandoci

questo debito che abbiamo contratto con Lui a causa del peccato.

La seconda cifra è davvero irrisoria, eppure, colui che ha ricevuto l’enorme

condono, non è in grado di essere compassionevole, nei confronti del suo debitore.

Gesù vuole darci un grande insegnamento; anche se abbiamo ricevuto grandi

torti e umiliazioni, profonde sofferenze e ingiustizie, esse saranno sempre poca

cosa, rispetto all’amore che Dio ci ha dimostrato, tutte le volte che abbiamo peccato.

Perché, allora, non provare anche noi a perdonare chi ci ha fatto del male?

Attenti, amici, non vi dico che è facile e solo la preghiera ci può aiutare!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 9 agosto 2022

Il Vangelo del Mercoledì 10 Agosto 2022

 

Della 19° settimana del Tempo Ordinario.

San Lorenzo, diacono e martire.

Prima Lettura

Dio ama chi dona con gioia.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (9,6-10)

Fratelli, tenete presente questo: chi semina scarsamente, scarsamente

raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà.

Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza

né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia.

Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre

il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene.

Sta scritto infatti: «Ha largheggiato, ha dato ai poveri, la sua giustizia

dura in eterno».

Colui che dà il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, darà e moltiplicherà

anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia.

Parola di Dio.

Vangelo

Se il chicco di grano muore, produce molto frutto.

Dal Vangelo secondo Giovanni (12,24-26) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico:

se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece

muore, produce molto frutto.

Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo,

la conserverà per la vita eterna.

Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore.

Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Leggere queste Parole di Gesù, comporta sempre un cambio di prospettiva che

richiede fede.

Infatti, siamo veramente fecondi soltanto quando accettiamo di perderci, di

restare nel buio e nel silenzio, consapevoli del fallimento di ogni mezzo umano.

In una parola, si diventa fertili soltanto quando si accetta di morire.

Fidarsi di Dio, rimettendo la nostra vita e le nostre scelte nelle sue mani con

amore di figli, è già dare la nostra vita per Lui.

A quel punto, dobbiamo soltanto attendere in preghiera; i primi frutti non

tarderanno a farsi vedere.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 8 agosto 2022

Il Vangelo del Martedì 9 Agosto 2022

 

Della 19° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Teresa Benedetta della Croce, vergine e martire, patrona d’Europa.

Prima Lettura

Ti farò mia sposa per sempre.

Dal libro del profeta Osèa (2,16b.17b.21-22)

Così dice il Signore: «Ecco, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore.

Là mi risponderà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì

dal paese d’Egitto.

Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto,

nell’amore e nella benevolenza, ti farò mia sposa nella fedeltà e tu

conoscerai il Signore».

Parola di Dio.

Vangelo

Ecco lo sposo! Andategli incontro!

Dal Vangelo secondo Matteo (25,1-13) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade

e uscirono incontro allo sposo.

Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade,

ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade,

presero anche l’olio in piccoli vasi.

Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.

A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”.

Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade.

Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre

lampade si spengono”.

Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate

piuttosto dai venditori e compratevene”.

Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini

che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.

Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore,

signore, aprici!”.

Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.

Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Edith Stein, comprese che non avrebbe mai trovato nella filosofia o nella sapienza

umana, per quanto profonda, la risposta alla sua ricerca interiore di verità.

Soltanto nella persona di Cristo, trovò la risposta a tutte le sue domande; era

convinta che chi cerca la verità, senza saperlo cerca Cristo e, se lo cerca con

onestà e desiderio, prima o poi lo trova.

Quante persone, oggi, stanno cercando il Signore e nemmeno se ne rendono conto?

E dove lo cercano?

Forse, grazie alla nostra testimonianza e alla nostra coerenza, potrebbero

ricevere la luce che serve per iniziare a camminare sulla via della vita.

Perciò, amici, imitiamo Edith Stein, cerchiamo Cristo e troveremo tutto,

facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 7 agosto 2022

Il Vangelo del Lunedì 8 Agosto 2022

 

Della 19° settimana del Tempo Ordinario.

San Domenico di Guzman, Sacerdote e fondatore dei Predicatori.

Prima Lettura

Così percepii in visione la gloria del Signore.

Dal libro del profeta Ezechièle (1,2-5.24-28c)

Era l’anno quinto della deportazione del re Ioiachìn, il cinque del mese:

la parola del Signore fu rivolta al sacerdote Ezechièle, figlio di Buzì, nel

paese dei Caldèi, lungo il fiume Chebar.

Qui fu sopra di lui la mano del Signore.

Io guardavo, ed ecco un vento tempestoso avanzare dal settentrione, una grande

nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva

come un balenare di metallo incandescente.

Al centro, una figura composta di quattro esseri animati, di sembianza umana.

Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di

grandi acque, come il tuono dell’Onnipotente, come il fragore della tempesta,

come il tumulto d’un accampamento.

Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali.

Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste.

Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve qualcosa come una pietra

di zaffìro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle

sembianze umane.

Da ciò che sembravano i suoi fianchi in su, mi apparve splendido come metallo

incandescente e, dai suoi fianchi in giù, mi apparve come di fuoco.

Era circondato da uno splendore simile a quello dell’arcobaleno fra le nubi in

un giorno di pioggia.

Così percepii in visione la gloria del Signore.

Quando la vidi, caddi con la faccia a terra.

Parola di Dio.

Vangelo

Lo uccideranno, ma risorgerà. I figli sono liberi dal tributo.

Dal Vangelo secondo Matteo (17,22-27) anno pari.

In quel giorno, mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse loro: «Il Figlio

dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno,

ma il terzo giorno risorgerà».

Ed essi furono molto rattristati.

Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio

si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?».

Rispose: «Sì».

Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone?

I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi?

Dai propri figli o dagli estranei?».

Rispose: «Dagli estranei».

E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi.

Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo

pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento.

Prendila e consegnala loro per me e per te».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il quadretto che ci viene proposto nel brano evangelico odierno, è davvero simpatico.

Gesù è stato pienamente e perfettamente uomo, calato nelle vicende e nelle

situazioni del suo tempo.

Egli non si è sottratto nemmeno ai suoi doveri di cittadino, rendendosi così,

pienamente solidale con ciascuno di noi.

Però, il Signore, mostra a Pietro che Egli è veramente Figlio di Dio, per cui è suo

Padre, in modo davvero originale, a fornirgli il danaro per pagare la tassa.

Cosa avrà pensato Pietro, quando, aprendo la bocca del pesce, avrà trovato la moneta?

Il Vangelo non lo dice, ma certamente possiamo immaginare lo stupore del pescatore.

Gesù ha voluto compiere un segno particolare, perché il pescatore di Galilea,

non fosse sopraffatto dalla tristezza per l’annuncio della passione che aveva

appena fatto il Signore.

Quanti piccoli grandi miracoli Dio compie nella nostra vita per confortarci?

Riusciamo a vederli?

Non è sempre facile, amici, ma la preghiera può aiutarci a scorgerli.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 6 agosto 2022

Il Vangelo di Domenica 7 Agosto 2022

 

Della 19° Domenica del Tempo Ordinario.

San Gaetano Thiene, sacerdote.

Prima Lettura

Come punisti gli avversari, così glorificasti noi, chiamandoci a te.

Dal libro della Sapienza (18,6-9)

La notte [della liberazione] fu preannunciata ai nostri padri, perché avessero

coraggio, sapendo bene a quali giuramenti avevano prestato fedeltà.

Il tuo popolo infatti era in attesa della salvezza dei giusti, della rovina dei nemici.

Difatti come punisti gli avversari, così glorificasti noi, chiamandoci a te.

I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto e si imposero, concordi,

questa legge divina: di condividere allo stesso modo successi e pericoli,

intonando subito le sacre lodi dei padri.

Parola di Dio.

Seconda Lettura.

Aspettava la città il cui architetto e costruttore è Dio stesso.

Dalla lettera agli Ebrei (11,1-2.8-19)

Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede.

Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.

Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva

ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.

Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera,

abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della

medesima promessa.

Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto

e costruttore è Dio stesso.

Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di

diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso.

Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una

discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova

lungo la spiaggia del mare e non si può contare.

Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li

videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e

pellegrini sulla terra.

Chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria.

Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto la possibilità

di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste.

Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio.

Ha preparato infatti per loro una città.

Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva

ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato

detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza».

Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti:

per questo lo riebbe anche come simbolo.

Parola di Dio.

Vangelo

Anche voi tenetevi pronti.

Dal Vangelo secondo Luca (12,32-48) anno C.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non temere, piccolo gregge,

perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.

Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano,

un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma.

Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a

quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che,

quando arriva e bussa, gli aprano subito.

Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io

vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.

E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!

Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro,

non si lascerebbe scassinare la casa.

Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene

il Figlio dell’uomo».

Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».

Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il

padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a

tempo debito?

Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così.

Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.

Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e

cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi,

il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che

non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.

Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito

secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non

conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.

A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà

richiesto molto di più».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Nel cuore dell’estate Gesù-tenero!-ci rassicura; anche se siamo un piccolo

gregge di pecore sperdute ed impaurite, al Padre è piaciuto darci il suo Regno.

Fidandoci di Gesù pastore, evitando di seguire i tanti finti pastori che ci

affittano il pascolo e si disinteressano di noi, seguiamo il pastore bello delle

pecore che, solo, ci può condurre alla pienezza della vita.

Seguire Lui è la più bella avventura della vita, l’unica cosa per cui valga

davvero la pena di investire.

Lasciamo stare le ansie del possesso (economico, affettivo, relazionale),

ragioniamo bene prima di investire energie e sogni in cose che non possono

colmare il cuore.

L’ho visto mille volte nella mia sgangherata vita di cercatore di Dio; uomini

e donne inseguire sogni, arrampicarsi su pareti verticali, prendersi ceffoni

sonanti pur di conquistare un obiettivo di lavoro, di denaro, di relazione.

Salvo poi, passato l’entusiasmo e l’euforia, restare con l’amaro in bocca;

il cuore ancora reclama emozioni, passione, scoperte.

Come quando si va in montagna, spesso un colle nasconde un’altra salita,

un’altra vetta.

No, siamo onesti, non è affatto semplice colmare l’inquietudine che abita

nei nostri cuori.

State pronti, ammonisce Gesù.

Pronti a viaggiare, pronti a mettere in discussione ogni risultato, ogni certezza,

tanto più se derivante dalla fede e dalla religiosità.

Se abbiamo capito che il nostro cuore è fatto per l’infinito e l’infinito

cerchiamo, stiamo pronti a cercare all’infinito.

È il salubre atteggiamento del discepolo, la consapevolezza del “già e non ancora”.

Già conosco Dio, eppure non lo possiedo ancora.

Già ho vissuto una splendida esperienza affettiva, eppure so che nessun amore

colma il mio cuore definitivamente.

Già ho scoperto, alla luce del Vangelo, quanta grazia e luce interiore ricolmano

il mio cuore, ancora vivo momenti di sconforto e di buio.

Già ho capito chi sono, ma ancora non so chi sarò.

Una tensione sana, bella, che ci conduce all’essenziale, che ci stacca dalla

pesantezza della quotidianità, che ci restituisce al realismo.

State pronti, ci chiede il Maestro.

E noi vegliamo nella notte.

Quanta fede ci chiedi, Signore!

Come Israele, le cui gesta, enfatizzate e mitizzate, abbiamo letto nella prima

lettura, anche noi siamo chiamati ad uscire dalla schiavitù, da ogni schiavitù,

per imparare, nel deserto, a fidarci di Dio.

Schiavi dell’idea che abbiamo di noi stessi, schiavi e preoccupati dell’immagine

che dobbiamo restituire agli altri, schiavi dei finti bisogni che la pubblicità ci

suscita, possiamo riscoprire, alla luce della Parola, che o l’uomo è cercatore o

non è, o l’uomo è mendicante o non è, o l’uomo è in cammino interiore o non è.

Che la vita, che ogni vita.

È progressiva liberazione interiore.

Quanta fede ci chiedi, Signore!

Abramo ascolta la sua voce interiore.

Non è un giovane preso da deliri mistici; è un uomo realizzato, non travolto da

impetuose passioni.

Egli è l’uomo provato dalla vita, disilluso e che-pure-sente un appello

irrefrenabile all’interiorità.

Vai, sente nel cuore, Vai a te stesso.

Folle Abramo che lascerà ogni certezza e ruolo sociale per seguire un

istinto interiore, per ritrovare se stesso!

E questo suo gesto sarà immensamente fecondo; egli è il padre di tutti i cercatori di Dio.

Vai a te stesso, amico e amica che leggete, scopritevi viandanti, sul serio.

Anche se pensi di avere vissuto a sufficienza, o troppo sofferto, o fatto le tue scelte.

Siamo tutti straordinariamente liberi, resi capaci di iniziare percorsi nuovi anche

quando tutto sembra deciso, sbagliato, irremovibile.

Vai a te stesso.

La vita, allora, diventa inquieta attesa, l’attesa del ritorno, l’attesa

dell’incontro del padrone che torna dalle nozze.

Attesa; la mia vita, la vostra vita è attesa.

Di un senso, del superamento del dolore, della chiave per capire la nostra vita,

di una persona da amare, di un figlio da stringere e baciare, di un mondo migliore,

della luce infinita che illumini le nostra paure, di Dio. Attesa.

L’uomo è l’unico essere vivente capace di attendere, di vegliare,

di insistere e di credere.

Nella notte, spesso, nel lungo e corposo silenzio della notte, sentiamo crescere

la nostra fede, abbandonarci al nostro cuore, capiamo cosa ci è essenziale.

Nella notte, come le sentinelle che aspettano l’aurora, diventiamo dei

credenti, dei discepoli.

Quando le ginocchia vacillano, quando la fatica è tanta, quando ci sembra

di non farcela ad attendere, quando la disperazione fa pressione alla porta

del cuore, possiamo guardare ai testimoni, guardare ai padri della fede, ai tanti,

tantissimi che hanno, come noi creduto nella notte, e visto la luce, infine.

La fede è questo misterioso già e non ancora, questo silenzio assordante,

questa notte luminosa.

Vegliamo in preghiera, dunque, amici, solo così troveremo l’immenso amore

del Signore, Santa Domenica, Fausto.