mercoledì 18 maggio 2022

Il Vangelo del Giovedì 19 Maggio 2022

 

Della 5° settimana del Tempo di Pasqua.

San Celestino V, eremita e Papa.

Prima Lettura

Ritengo che non si debbano importunare quelli che dalle nazioni

si convertono a Dio.

Dagli Atti degli Apostoli (15,7-21)

In quei giorni, poiché era sorta una grande discussione, Pietro si alzò e disse

loro: «Fratelli, voi sapete che, già da molto tempo, Dio in mezzo a voi ha scelto

che per bocca mia le nazioni ascoltino la parola del Vangelo e vengano alla fede.

E Dio, che conosce i cuori, ha dato testimonianza in loro favore, concedendo

anche a loro lo Spirito Santo, come a noi; e non ha fatto alcuna discriminazione

tra noi e loro, purificando i loro cuori con la fede.

Ora dunque, perché tentate Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo

che né i nostri padri né noi siamo stati in grado di portare?

Noi invece crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati,

così come loro».

Tutta l'assemblea tacque e stettero ad ascoltare Bàrnaba e Paolo che riferivano

quali grandi segni e prodigi Dio aveva compiuto tra le nazioni per mezzo loro.

Quando essi ebbero finito di parlare, Giacomo prese la parola e disse: «Fratelli,

ascoltatemi.

Simone ha riferito come fin da principio Dio ha voluto scegliere dalle genti

un popolo per il suo nome.

Con questo si accordano le parole dei profeti, come sta scritto: "Dopo queste

cose ritornerò e riedificherò la tenda di Davide, che era caduta; ne riedificherò

le rovine e la rialzerò, perché cerchino il Signore anche gli altri uomini e tutte

le genti sulle quali è stato invocato il mio nome, dice il Signore, che fa queste

cose, note da sempre".

Per questo io ritengo che non si debbano importunare quelli che dalle nazioni

si convertono a Dio, ma solo che si ordini loro di astenersi dalla contaminazione

con gli idoli, dalle unioni illegittime, dagli animali soffocati e dal sangue.

Fin dai tempi antichi, infatti, Mosè ha chi lo predica in ogni città, poiché

viene letto ogni sabato nelle sinagoghe».

Parola di Dio.

Vangelo

Rimanete nel mio amore, perché la vostra gioia sia piena.

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,9-11) anno pari.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me,

anche io ho amato voi.

Rimanete nel mio amore.

Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io

ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.

Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non è strano che Gesù parli di gioia poche ore prima della sua tragica morte?

Eppure, il Maestro, vuole comunicare ai suoi un insegnamento fondamentale;

quando si rimane in Dio e ci si sforza di fare la sua volontà, tutta la nostra vita

viene avvolta da una gioia che cambia definitivamente il nostro modo di vedere

la vita, le relazioni, le sofferenze e persino la morte.

È questa la gioia di Gesù; è una gioia che non può essere confusa con nessun

altro tipo di sentimento o sensazione simile; non è l’euforia o l’esaltazione, ma

è una consapevolezza profonda che nasce dal sapere, che nulla mai potrà dividerci

da Colui che ci ama infinitamente.

Gesù, del resto, sapeva che nulla avrebbe mai potuto dividerlo dal Padre

e dal suo amore; per questo, anche la sua gioia era piena e duratura.

Perciò, amici, lo può essere anche la nostra se solo lo vogliamo, non è facile,

ma la preghiera ci può dare un grande aiuto.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 17 maggio 2022

Il Vangelo del Mercoledì 18 Maggio 2022

 

Della 5° settimana del Tempo di Pasqua.

San Giovanni I, Papa e martire.

Prima Lettura

Fu stabilito che salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani

per tale questione.

Dagli Atti degli Apostoli (15,1-6)

In quei giorni, alcuni, venuti [ad Antiòchia] dalla Giudea, insegnavano ai fratelli:

«Se non vi fate circoncidere secondo l'usanza di Mosè, non potete essere salvati».

Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro,

fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme

dagli apostoli e dagli anziani per tale questione.

Essi dunque, provveduti del necessario dalla Chiesa, attraversarono la Fenìcia

e la Samarìa, raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia

in tutti i fratelli.

Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli

anziani, e riferirono quali grandi cose Dio aveva compiuto per mezzo loro.

Ma si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti,

affermando: «È necessario circonciderli e ordinare loro di osservare la legge

di Mosè».

Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema.

Parola di Dio.

Vangelo

Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto.

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8) anno pari.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio

è l'agricoltore.

Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto,

lo pota perché porti più frutto.

Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi.

Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite,

così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci.

Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non

potete far nulla.

Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo

raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete

e vi sarà fatto.

In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate

miei discepoli».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Può sembrare strano che Gesù parli ai suoi dicendo che essi devono diventare

suoi discepoli.

Non erano con Lui già da diverso tempo?

E non li aveva chiamati, Lui stesso, apostoli?

Ciò, evidentemente, significa che l’esperienza del discepolato non è mai data

una volta per tutte.

Non basta essersi dichiarati amici di Cristo solo una volta, se poi all’atto pratico,

non facciamo di tutto per restare uniti a Lui, con una vita santa e ricca di amore,

Eppure, quando perseveriamo nella nostra scelta di essere suoi, sappiamo

che il Padre si compiace di noi e viene da noi glorificato.

Allora, portiamo molto frutto e conosciamo una fecondità straordinaria;

è quello che Gesù vuol dire quando ci invita a rimanere in Lui.

Si tratta di un legame profondo ed intimo, che cambia la nostra vita e le dà

un significato tutto nuovo.

Attenzione però, anche gli apostoli hanno dovuto fatica, perciò, non sarà

facile neanche per noi, ma noi, abbiamo la preghiera che ci può aiutare.   

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 16 maggio 2022

Il Vangelo del Martedì 17 Maggio 2022

 

Della 5° settimana del Tempo di Pasqua.

San Pasquale Baylon, Religioso francescano.

Prima Lettura

Riferirono alla Chiesa quello che Dio aveva fatto per mezzo loro.

Dagli Atti degli Apostoli (14,19-28)

In quei giorni, giunsero [a Listra] da Antiòchia e da Icònio alcuni Giudei,

i quali persuasero la folla. Essi lapidarono Paolo e lo trascinarono fuori

della città, credendolo morto.

Allora gli si fecero attorno i discepoli ed egli si alzò ed entrò in città.

Il giorno dopo partì con Bàrnaba alla volta di Derbe.

Dopo aver annunciato il Vangelo a quella città e aver fatto un numero

considerevole di discepoli, ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia, confermando

i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché-dicevano-dobbiamo

entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni».

Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere

pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto.

Attraversata poi la Pisìdia, raggiunsero la Panfìlia e, dopo avere proclamato

la Parola a Perge, scesero ad Attàlia; di qui fecero vela per Antiòchia, là dove

erano stati affidati alla grazia di Dio per l'opera che avevano compiuto.

Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva

fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede.

E si fermarono per non poco tempo insieme ai discepoli.

Parola di Dio.

Vangelo

Vi do la mia pace.

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,27-31a) anno pari.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace.

Non come la dà il mondo, io la do a voi.

Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.

Avete udito che vi ho detto: "Vado e tornerò da voi".

Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me.

Ve l'ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.

Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di

me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come

il Padre mi ha comandato, così io agisco».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù non perde la vita; piuttosto la dona di sua spontanea volontà.

Il principe di questo mondo, il diavolo, prepara le sue trame malvagie e, di lì a

poco, il Maestro sarà alla mercè dei suoi nemici, i quali lo manderanno a morte.

Ma Gesù, vuole che i suoi discepoli, sappiano che ciò fa parte della sua offerta

d’amore al Padre.

Nemmeno il demonio può distruggere il valore infinito di questo dono d’amore,

che Cristo fa al Padre, attraverso il suo sacrificio.

L’amore costa, questo forse lo abbiamo sperimentato già tante volte; eppure,

proprio in quel prezzo che dobbiamo pagare, c’è la garanzia che nulla va sprecato

davanti agli occhi di Dio, e anche se ci sembra che stiamo perdendo lo stesso,

in realtà stiamo vincendo con Gesù, e nemmeno il diavolo può impedircelo.

Non è facile, amici, e solo la preghiera ci può aiutare a non andare alla deriva.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 15 maggio 2022

Il Vangelo del Lunedì 16 Maggio 2022

 

Della 5° settimana del Tempo di Pasqua.

Sant' Isidoro l'agricoltore, laico.

Prima Lettura

Vi annunciamo che dovete convertirvi da queste vanità al Dio vivente.

Dagli Atti degli Apostoli (14,5-18)

In quei giorni, a Icònio ci fu un tentativo dei pagani e dei Giudei con i loro capi

di aggredire e lapidare Paolo e Bàrnaba; essi lo vennero a sapere e fuggirono nelle

città della Licaònia, Listra e Derbe, e nei dintorni, e là andavano evangelizzando.

C'era a Listra un uomo paralizzato alle gambe, storpio sin dalla nascita, che non

aveva mai camminato.

Egli ascoltava Paolo mentre parlava e questi, fissandolo con lo sguardo e vedendo

che aveva fede di essere salvato, disse a gran voce: «Àlzati, ritto in piedi!».

Egli balzò in piedi e si mise a camminare.

La gente allora, al vedere ciò che Paolo aveva fatto, si mise a gridare, dicendo,

in dialetto licaònio: «Gli dèi sono scesi tra noi in figura umana!».

E chiamavano Bàrnaba «Zeus» e Paolo «Hermes», perché era lui a parlare.

Intanto il sacerdote di Zeus, il cui tempio era all'ingresso della città, recando

alle porte tori e corone, voleva offrire un sacrificio insieme alla folla.

Sentendo ciò, gli apostoli Bàrnaba e Paolo si strapparono le vesti e si

precipitarono tra la folla, gridando: «Uomini, perché fate questo?

Anche noi siamo esseri umani, mortali come voi, e vi annunciamo che dovete

convertirvi da queste vanità al Dio vivente, che ha fatto il cielo, la terra, il mare

e tutte le cose che in essi si trovano.

Egli, nelle generazioni passate, ha lasciato che tutte le genti seguissero la loro

strada; ma non ha cessato di dar prova di sé beneficando, concedendovi dal cielo

piogge per stagioni ricche di frutti e dandovi cibo in abbondanza per la letizia

dei vostri cuori».

E così dicendo, riuscirono a fatica a far desistere la folla dall'offrire loro un sacrificio.

Parola di Dio.

Vangelo

Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome vi insegnerà ogni cosa.

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,21-26) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti

e li osserva, questi è colui che mi ama.

Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Gli disse Giuda, non l'Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi

manifestarti a noi, e non al mondo?».

Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio

lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.

Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate

non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi.

Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi

insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Perché il Signore si è fatto conoscere da noi e non da altri?

Perché mi succede di incontrare persone mille volte migliori di me, che cercano

Dio con passione e non trovano la fede?

Gesù non offre una risposta netta e precisa.

Specifica solo che se abbiamo conosciuto il Padre non è per tenercelo nel cuore,

per nasconderlo in una cassaforte, ma per annunciarlo al mondo.

Siamo chiamati a portare Dio nel mondo con credibilità e passione,

con coerenza e forza.

Poi è nel gioco delle singole libertà accogliere o meno l’annuncio.

E, in questo percorso, non siamo soli, ci accompagna lo Spirito Santo che mette sulle

nostre labbra le parole necessarie, che ci suggerisce, che ci incoraggia.

Non sappiamo perché a noi è dato di fare questa esperienza mentre ad altri sembra

negata; sappiamo che se abbiamo accolto la luce è per metterla sul lucerniere,

non per nasconderla sotto il moggio.

Eccovi la spiegazione amici, del perché, qualche anno fa ho cominciato a scrivere

del Signore e della sua Parola, ma oltre all’aiuto dello Spirito Santo,

mi è servita tanta preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 14 maggio 2022

Il Vangelo di Domenica 15 Maggio 2022

 

Della 5° Domenica del Tempo di Pasqua.

San Pacomio, Padre dei monaci.

Prima Lettura

Riferirono alla comunità tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro.

Dagli Atti degli Apostoli (14,21b-27)

In quei giorni, Paolo e Bàrnaba ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia,

confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede

«perché-dicevano-dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso

molte tribolazioni».

Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere

pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto.

Attraversata poi la Pisìdia, raggiunsero la Panfìlia e, dopo avere proclamato

la Parola a Perge, scesero ad Attàlia; di qui fecero vela per Antiòchia, là dove

erano stati affidati alla grazia di Dio per l'opera che avevano compiuto.

Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva

fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi.

Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo (21,1-5a)

Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima

infatti erano scomparsi e il mare non c'era più.

E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio,

pronta come una sposa adorna per il suo sposo.

Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: «Ecco la tenda

di Dio con gli uomini!

Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con

loro, il loro Dio.

E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto

né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate».

E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose».

Parola di Dio.

Vangelo

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri.

Dal Vangelo secondo Giovanni (13,31-33a.34-35) anno C.

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo

è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui.

Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua

e lo glorificherà subito.

Figlioli, ancora per poco sono con voi.

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri.

Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore

gli uni per gli altri».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù ha appena detto ai suoi che uno di loro sta per consegnarlo.

È turbato, il Maestro.

Ora che l’ora sta per compiersi sente nel suo cuore tutta la fatica del gesto

immenso che sta per fare.

Gli apostoli si guardano l’un l’altro, pensano che il traditore sia di fronte a loro.

In realtà il traditore è dentro ciascuno di loro.

Dentro ciascuno di noi.

Giovanni l’evangelista, il padrone di casa, reclina il capo sul cuore di Gesù

e gli chiede: «Chi è, Signore?»

Gesù intinge il pane e lo offre a Giuda che lo mangia e si irrigidisce.

Dare il pane è il più bel segno di accoglienza nel popolo di Israele.

Giuda lo interpreta come un’offesa.

Come succede quando un nostro gesto carico di affetto viene drammaticamente

preso per il verso contrario.

Gesù sta svelando a Giuda che è lui il discepolo più amato.

Vorrebbe stringerlo al proprio petto perché senta la misura dell’amore.

Giuda è scosso, esce nella tenebra.

La tenebra che ora lo invade.

Ma con sé, nel suo cuore, porta il pane, l’eucarestia.

Gesù si è appena consegnato alla tenebra.

Ma la luce spezzerà il buio più fitto.

E Gesù insiste, esagera; ora sono stato glorificato, dice.

Ora che Giuda sta andando a tradirlo, ora che il suo cuore è tenebroso

e ostile, Dio potrà manifestare quanto lo ama.

Nel tradimento di Giuda vediamo la misura dell’amore di Gesù.

Giuda si è perso, ma il Signore non è venuto proprio a salvare chi era perduto?

La perdizione non è, appunto, il luogo teologico della salvezza?

Non veniamo salvati proprio perché, prima, ci siamo smarriti?

Con Giuda Gesù potrà dimostrare qual è la misura dell’amore di Dio;

l’assenza di misura.

Ogni uomo che prende coscienza di sé si pone la domanda; sono perduto o salvato?

Gesù risponde; sei perduto e sei salvato.

Gli apostoli non capiscono, come non hanno capito il gesto della lavanda dei piedi.

Pietro, poco dopo, dirà che egli è disposto a dare la vita per Gesù.

Pietro, ormai, si prende per Dio.

Gesù gli ricorderà che è Lui a dare la vita per i suo i discepoli.

Un gallo urlerà ricordando a Pietro il suo limite.

Non per Dio deve morire, ma con Lui.

Tutto ciò che può fare il discepolo è imitare il Maestro, non sostituirlo.

Tutti dicono, intorno a noi, che la gloria consiste nel successo e nell’applauso.

Gesù, nel momento più fallimentare della sua vita afferma di essere al vertice

della sua glorificazione.

La gloria è poter dimostrare il proprio amore.

Poco importa se diventeremo premi Nobel o grandi personaggi, splendidi genitori

o grandi santi.

Importa quanto avremo amato, o desiderato amare.

Ecco la vera gloria, quella che il mondo non conosce.

E che nessuno ci può togliere.

E se, invece di passare la vita ad elemosinare un applauso iniziassimo a voler amare?

Tra Giuda e Pietro gli altri evangelisti pongono l’ultima Cena.

Giovanni salta il racconto della cena per sostituirlo con la lavanda; la liturgia

è falsa se non diventa servizio al fratello debole.

Giovanni osa di più; tra i due tradimenti e le due salvezze (Giuda è salvato dal

male, Pietro dal finto bene) inserisce l’unico comandamento dell’amore.

Gesù chiede di amarci (amare me, amare te) dell’amore con cui egli ci ha amato.

Del suo amore, col suo amore.

Non con l’amore di simpatia, di scelta, di sforzo, di virtù.

Con l’amore che, provenendo da Cristo, può riempire il nostro cuore per

poi defluire verso il cuore degli altri.

Io, Fausto, non riesco ad amare le persone antipatiche, né quelle che mi

fanno del male.

Solo l’amore che viene da Dio, un amore teologico, mi permette di poter

amare al di sopra dei sentimenti e delle emozioni.

La Chiesa non è il club dei bravi ragazzi, delle facili consolazioni, di quelli

che hanno Gesù come hobby; la Chiesa è la compagnia di coloro che sono

stati incontrati ed amati da Cristo.

Perciò diventano capaci di amare come splendidamente ci ricorda il papa

venuto dai confini del mondo.

Ma dal cuore del cuore.

Dall’amore dobbiamo essere conosciuti.

Non dalle devozioni, non dalle preghiere, non dai segni esteriori, non

dall’organizzazione caritative, ma dall’amore.

L’amore è ciò che maggiormente deve stare a cuore nella Chiesa.

Che sia vero, che sia libero, che diventi evidente.

Un amore in equilibrio tra emozione e scelta, tra enfasi e volontà, che diventi

concreto e fattivo, tollerante e paziente, autentico e accessibile, che sappia

manifestarsi nel momento della prova e del tradimento.

Celebrando oggi l’eucarestia, memoria del Risorto, cerchiamo anzitutto di

amare di più e meglio, perché chi ci vede si accorga che in mezzo a noi

dimora il Cristo.

Per glorificare anche noi il Padre.

Certo amici, non è facile amare, solo se abbiamo Cristo nel cuore possiamo

riuscirci, proviamoci, buona festa dell’amore Fausto.