mercoledì 4 maggio 2022

Il Vangelo del Giovedì 5 Maggio 2022

 

Della 3° settimana del Tempo Ordinario.

Sant’Ilario di Arles, vescovo..

Prima Lettura

Ecco, qui c'è dell'acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?

Dagli Atti degli Apostoli (8,26-40)

In quei giorni, un angelo del Signore parlò a Filippo e disse: «Àlzati e va'

verso il mezzogiorno, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza;

essa è deserta».

Egli si alzò e si mise in cammino, quand'ecco un Etíope, eunùco, funzionario

di Candàce, regina di Etiòpia, amministratore di tutti i suoi tesori, che era

venuto per il culto a Gerusalemme, stava ritornando, seduto sul suo carro,

e leggeva il profeta Isaìa.

Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va' avanti e accòstati a quel carro».

Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaìa, gli disse: «Capisci

quello che stai leggendo?».

Egli rispose: «E come potrei capire, se nessuno mi guida?».

E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui.

Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo: "Come una pecora egli

fu condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa,

così egli non apre la sua bocca.

Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, la sua discendenza chi

potrà descriverla?

Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita".

Rivolgendosi a Filippo, l'eunùco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta

dice questo?

Di se stesso o di qualcun altro?».

Filippo, prendendo la parola e partendo da quel passo della Scrittura,

annunciò a lui Gesù.

Proseguendo lungo la strada, giunsero dove c'era dell'acqua e l'eunùco disse:

«Ecco, qui c'è dell'acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?».

Fece fermare il carro e scesero tutti e due nell'acqua, Filippo e l'eunùco,

ed egli lo battezzò.

Quando risalirono dall'acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l'eunùco non

lo vide più; e, pieno di gioia, proseguiva la sua strada.

Filippo invece si trovò ad Azoto ed evangelizzava tutte le città che attraversava,

finché giunse a Cesarèa.

Parola di Dio.

Vangelo

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,44-51) anno pari.

In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Nessuno può venire a me, se non lo attira

il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.

Sta scritto nei profeti: "E tutti saranno istruiti da Dio".

Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me.

Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre.

In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.

Io sono il pane della vita.

I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il

pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia

carne per la vita del mondo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La promessa di Gesù è davvero esaltante; chi si nutrirà della sua carne

vivrà in eterno.

Cioè, non conoscerà la morte e il suo effetto deleterio.

Ma chi, oggi, accoglie con serietà questa promessa e questo invito?

Quanti cristiani si nutrono del Corpo di Cristo con una superficialità

davvero scandalosa?

Tanti purtroppo.

Eppure, dovremmo riflettere su un dato di fatto; noi, che abbiamo la possibilità

di nutrirci di Lui, abbiamo un privilegio che molti non hanno; pensiamo solo

ai cristiani che vivono nei paesi islamici!

E anche, quante persone, in tante parti del mondo, desidererebbero partecipare

a una Eucaristia e nutrirsi di Lui, ma non possono, per tanti motivi?

Allora, almeno noi, dimostriamo di dare la giusta importanza a questo dono

che ci viene fatto e ringraziamo con la vita e con la preghiera.

Consapevoli del dono e del privilegio che noi abbiamo e, che tanti non hanno.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 3 maggio 2022

Il Vangelo del Mercoledì 4 Maggio 2022

 
San Floriano.

Della 3° settimana del Tempo di Pasqua.

Prima Lettura

Andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.

Dagli Atti degli Apostoli (8,1b-8)

In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di

Gerusalemme; tutti, ad eccezione degli apostoli, si dispersero nelle

regioni della Giudea e della Samarìa.

Uomini pii seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. Sàulo

intanto cercava di distruggere la Chiesa: entrava nelle case, prendeva

uomini e donne e li faceva mettere in carcere.

Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo,

annunciando la Parola.

Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava loro il Cristo.

E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo

parlare e vedendo i segni che egli compiva.

Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida,

e molti paralitici e storpi furono guariti.

E vi fu grande gioia in quella città.

Parola di Dio.

Vangelo

Questa è la volontà del Padre: che chiunque vede il Figlio e crede in lui

abbia la vita eterna.

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,35-40) anno pari.

In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Io sono il pane della vita; chi viene

a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!

Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete.

Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò

fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà

di colui che mi ha mandato.

E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di

quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno.

Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede

in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il pane è un alimento che, almeno nella nostra cultura, ha qualcosa di

davvero familiare e quotidiano.

Lo si trova su tutte le tavole, ogni giorno, e dà sostanza ai nostri pasti.

Gesù, dicendo di essere il pane della vita, vuole dirci anche questo: “Egli vive

nella nostra vita quotidiana con la stessa familiarità e vicinanza con cui il

pane abita le nostre tavole”.

Gesù è intimo alla nostra vita, proprio come quando si consuma nell’intimità

della nostra casa il pasto della convivialità e della condivisione familiare.

Non ci sarà mai nessuno, nella nostra vita, che sarà così familiare e vicino

a noi come Gesù.

Ci accorgeremo che, per un motivo o per un altro, prima o poi tutti ci

lasceranno, ma Lui no.

Sarà sempre vicino a noi, pronto a sfamarci con la sua amicizia e il suo amore.

Se facciamo fatica a comprendere questo, chiediamo aiuto alla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 2 maggio 2022

Il Vangelo del Martedì 3 Maggio 2022

 

Della 3° settimana del Tempo di Pasqua.

Santi Filippo e Giacomo, Apostoli.

Prima Lettura

Il Signore apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (15,1-8a)

Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto,

nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come

ve l'ho annunciato.

A meno che non abbiate creduto invano!

A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto, cioè

che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto

e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa

e quindi ai Dodici.

In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior

parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti.

Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli.

Ultimo fra tutti apparve anche a me.

Parola di Dio.

Vangelo

Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,6-14) anno pari.

In quel tempo, disse Gesù a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita.

Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo

conoscete e lo avete veduto».

Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».

Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai

conosciuto, Filippo?

Chi ha visto me, ha visto il Padre.

Come puoi tu dire: "Mostraci il Padre"?

Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?

Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre,

che rimane in me, compie le sue opere.

Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me.

Se non altro, credetelo per le opere stesse.

In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che

io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.

E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia

glorificato nel Figlio.

Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Come biasimare il povero Filippo?

A volte Gesù supera davvero il limite, spinge davvero troppo l’acceleratore!

Per un ebreo era già una rivoluzione quasi impossibile cambiare la propria

idea su Dio.

Ma i Dodici l’avevano fatto, avevano lentamente convertito il proprio cuore al

volto di Dio così come Gesù, durante i tre anni di predicazione, l’aveva raccontato.

Ora, alla fine della storia di Gesù, il desiderio di vedere il Padre, il Dio di Gesù,

è forte e crescente.

Ma Gesù compie un ulteriore salto in avanti; chi ha visto Lui ha visto il Padre.

Quindi, afferma il Maestro, non solo Egli è venuto a parlare in maniera

innovativa di Dio, non è solo un grande profeta, un uomo spirituale con una

grande intimità con Dio.

Non è solo col Padre ma del Padre, perché Lui e il Padre sono una cosa sola.

Ci vorrà ancora del tempo e molto Spirito Santo per capire l’enormità di questa

affermazione, per definire l’identità di Gesù, ma la direzione è tracciata.

Solo dopo la resurrezione i discepoli capiranno che Gesù è la presenza stessa

di Dio, che è più del Messia, è il figlio stesso di Dio.

Guardando Gesù noi già intravediamo il volto del Padre, ed allora, preghiamo.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 1 maggio 2022

Il Vangelo del Lunedì 2 Maggio 2022

 

Della 3° settimana del Tempo di Pasqua.

Sant'Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa.

Prima Lettura

Non potevano resistere alla sapienza e allo Spirito con cui Stefano parlava.

Dagli Atti degli Apostoli (6,8-15)

In quei giorni, Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi

e segni tra il popolo.

Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenèi, degli Alessandrini

e di quelli della Cilìcia e dell'Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non

riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava.

Allora istigarono alcuni perché dicessero: «Lo abbiamo udito pronunciare

parole blasfeme contro Mosè e contro Dio».

E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso,

lo catturarono e lo condussero davanti al sinedrio.

Presentarono quindi falsi testimoni, che dissero: «Costui non fa che parlare

contro questo luogo santo e contro la Legge.

Lo abbiamo infatti udito dichiarare che Gesù, questo Nazareno, distruggerà

questo luogo e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato».

E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro

il suo volto come quello di un angelo.

Parola di Dio.

Vangelo

Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane

per la vita eterna.

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,22-29) anno pari.

Il giorno dopo, la folla, rimasta dall'altra parte del mare, vide che c'era soltanto

una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi

discepoli erano partiti da soli.

Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato

il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.

Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli,

salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù.

Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».

Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché

avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati.

Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la

vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà.

Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».

Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?».

Gesù rispose loro: «Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli

ha mandato».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Fugge, il Maestro.

La folla lo vuole fare re.

Giusto, e ci mancherebbe altro!

Chi di noi non vorrebbe un governo che ci dà da mangiare invece di

bastonarci con le tasse?

Lo vuole fare re.

Poco importa cosa Gesù dice, cosa chiede, poco importa chi dice di essere;

facciamolo re e risolviamo ogni problema.

Gesù fugge, stordito dalla reazione della folla.

Il più eclatante fra i suoi miracoli, raccontato sei volte dagli evangelisti,

diventa il peggiore dei suoi segni, l’inizio del declino del Signore.

Aveva sperato, con quel gesto di compassione, che i discepoli e la folla

infine capissero.

Per superare la miseria e la ristrettezza occorre imitare il gesto

dell’adolescente che condivide quello che possiede.

La folla, invece, ha capito l’esatto contrario; ecco qualcuno che ci risolve

i problemi senza bisogno di chiederglielo!

È stordito, il Signore, rattristato.

Capirà mai l'uomo?

Ora Gesù viene raggiunto dalla folla quasi offesa, ma non ha nessuna

voglia di parlare.

Si convince e tenta ancora una volta; cerca di ragionare, di spiegare.

Dobbiamo capire, amici, che Dio non va cercato perché ci riempie la pancia

ma perché colma il cuore, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 30 aprile 2022

Il Vangelo di Domenica 1 Maggio 2022

 

Della 3° Domenica del Tempo di Pasqua.

San Giuseppe, Lavoratore.

Prima Lettura

Di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo.

Dagli Atti degli Apostoli (5,27b-32.40b-41)

In quei giorni, il sommo sacerdote interrogò gli apostoli dicendo: «Non vi

avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome?

Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far

ricadere su di noi il sangue di quest'uomo».

Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece

che agli uomini.

Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo

a una croce.

Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele

conversione e perdono dei peccati.

E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli

che gli obbediscono».

Fecero flagellare [gli apostoli] e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù.

Quindi li rimisero in libertà.

Essi allora se ne andarono via dal Sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni

di subire oltraggi per il nome di Gesù.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

L’Agnello, che è stato immolato, è degno di ricevere potenza e ricchezza.

Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni Apostolo (5,11-14)

Io, Giovanni, vidi, e udii voci di molti angeli attorno al trono e agli esseri viventi

e agli anziani.

Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran

voce: «L'Agnello, che è stato immolato, è degno di ricevere potenza e ricchezza,

sapienza e forza, onore, gloria e benedizione».

Tutte le creature nel cielo e sulla terra, sotto terra e nel mare, e tutti gli esseri

che vi si trovavano, udii che dicevano: «A Colui che siede sul trono e all'Agnello

lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli».

E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen».

E gli anziani si prostrarono in adorazione.

Parola di Dio.

Vangelo

Viene Gesù, prende il pane e lo dà loro, così pure il pesce.

Dal Vangelo secondo Giovanni (21,1-19) anno C.

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade.

E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo,

Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli.

Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare».

Gli dissero: «Veniamo anche noi con te».

Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti

che era Gesù.

Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?».

Gli risposero: «No».

Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete».

La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci.

Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!».

Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi,

perché era svestito, e si gettò in mare.

Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di

pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.

Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso ora».

Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di

centocinquantatré grossi pesci.

E benché fossero tanti, la rete non si squarciò.

Gesù disse loro: «Venite a mangiare».

E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano

bene che era il Signore.

Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.

Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di

Giovanni, mi ami più di costoro?».

Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene».

Gli disse: «Pasci i miei agnelli».

Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?».

Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene».

Gli disse: «Pascola le mie pecore».

Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?».

Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?»,

e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene».

Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore.

In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi

dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà

e ti porterà dove tu non vuoi».

Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio.

E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù è risorto.

Bene. Evviva.

Complimenti vivi. Un applauso.

Ma molti sono ancora nel sepolcro.

Irrigiditi come cadaveri.

Travolti dal dolore, come se l’anima si fosse indurita, senza emozioni,

senza desideri, senza sussulti.

Come se la resurrezione riguardasse altri, come se non fosse davvero per me.

Ne conosco molte di persone che vivono così la Pasqua.

Ancora, in questi giorni, da questo mio blog da cui medito il Vangelo, ho letto

delle pacate sofferenze di chi, travolto dagli eventi, o dal proprio limite, o dal

dolore fisico o spirituale, hanno vissuto una Pasqua solo di fede, solo di

ostinata volontà, solo di sforzo, solo di sangue.

Rimasti indietro, inesorabilmente.

Con l’anima claudicante.

Travolti, come se la resurrezione, in cui credono, e fermamente, non fosse per loro.

Proprio come è accaduto a Pietro.

L’ultimo degli apostoli ad essersi convertito.

Pietro arriva alla resurrezione con un macigno nel cuore.

La sua storia, la conosciamo tutti; Simone il pescatore chiamato a diventare

discepolo del falegname di Nazareth, i tre anni di entusiasmante sequela con

un crescendo di fama e di popolarità, la promessa fatta a Simone (a lui!) di

essere il referente del gruppo, il custode della fede, le gaffes incredibili di

Pietro che non riesce a moderare il suo temperamento troppo impulsivo e

sanguigno e, infine, la catastrofe della croce.

Pietro, nel cortile del Sinedrio, aveva negato di conoscere l’uomo che credeva

di amare e di servire fedelmente, senza incrinature, l’uomo e il Messia per

cui-diceva-avrebbe dato la vita.

Era bastata la domanda di una serva, di una pettegola, per far crollare le

fragili certezze del principe degli apostoli.

Poi l’arresto, il processo sommario, l’uccisione.

Anche Pietro, come tutti, era fuggito.

Riusciamo solo vagamente a capire quanto dolore, quanta desolazione,

quanto strazio aveva scosso la vita degli apostoli.

Pietro, sanguinante per la morte del Maestro e per la propria morte di

discepolo, era stato travolto dal suo peccato. E lì era rimasto.

Ma Gesù ora è risorto.

Ed è apparso ai discepoli; Pietro, insieme a Giovanni, è stato il primo a correre

alla tomba, ed è presente al Cenacolo alla sera di Pasqua, diversamente da

Tommaso; Luca accenna anche ad una apparizione privata a Pietro di cui non

abbiamo alcuna traccia.

Probabilmente non era andata granché bene.

Pietro è stato il più presente alle apparizioni del Risorto.

Ma nulla è accaduto, in lui, il suo cuore è rimasto duro e arido.

Gesù è vivo certo, ma non per lui.

Gesù è risorto e glorioso, vivo, ma lui, Pietro, è rimasto in quel cortile.

Pietro crede, certo.

Ma la sua fede non riesce a superare il suo fallimento.

Come succede a molti di noi, amici, io per primo.

L’inizio del Vangelo di oggi, descrive uno dei più tristi momenti del

Cristianesimo; Pietro torna a pescare.

L’ultima volta, tre anni prima, aveva incontrato sulla riva quel perdigiorno

che parlava del Regno di Dio.

Torna a pescare; come a dire; fine dell’avventura, della parentesi mistica,

si torna alla dura realtà.

Gli altri apostoli-teneri!-lo accompagnano sperando di risollevargli il morale.

E invece nulla, pesca infruttuosa; il sordo dolore di Pietro allontana anche i pesci.

Ma Gesù, come spesso accade, aspetta Pietro alla fine della notte.

Gesù ci aspetta sempre alla fine della notte. Di ogni notte.

Il clima è pesante.

Nessuno fiata mentre riassettano le reti.

Un silenzio rotto solo da quel rompiscatole che si avvicina per attaccare

bottone e chiede notizie sulla pesca.

Nessuno ha voglia di parlare la schiena curva, il capo chino, il cuore asciutto

e sanguinante.

«Riprendete il largo e gettate le reti»

Tutti si fermano.

Andrea guarda Giovanni che guarda Tommaso che guarda Pietro.

Come scusa? Cos’ha detto? Cosa?

Nessuno fiata, riprendono il largo, gettano le reti dalla parte debole e accade.

È Lui. Amami, Pietro

Il silenzio, ora, è gravido.

Gesù si comporta con naturalezza, scherza, ride, mangia con loro.

Poi tenta il tutto per tutto e prende da parte Pietro.

L’ultima volta che si erano visti era stato al sinedrio.

«Mi ami, Simone?»

«Come faccio ad amarti, Rabbì, come oso ancora dirtelo, come faccio?» pensa Pietro.

«Ti voglio bene» risponde Simone.

«Mi ami, Simone?»

«Basta, basta Signore, lo sai che non sono capace, piantala!» pensa Pietro.

«Ti voglio bene» risponde Simone.

«Mi vuoi bene, Simone?»

Pietro tace, ora. È scosso, ancora una volta.

È Gesù che abbassa il tiro, è Lui che si adegua alle nostre esigenze.

Pietro ha un groppo in gola.

A Gesù non importa nulla della fragilità di Pietro, né del suo tradimento,

non gli importa se non è all’altezza, non gli importa se non sarà capace.

Chiede a Pietro solo di amarlo come riesce.

«Cosa vuoi che ti dica, Maestro?

Tu sai tutto, tu mi conosci, sai quanto ti voglio bene».

Sorride, ora, il Signore. Sorride.

Pietro è pronto; saprà aiutare i fratelli poveri ora che ha accettato la sua

povertà, sarà un buon Papa.

Sorride il Signore e gli dice, come anche a tutti noi: «Seguimi».

È così amici, dopo una notte terribile, il Signore ci chiede se lo amiamo,

rispondiamogli di sì anche se abbiamo la morte nel cuore: “Seguiamolo nella

sua avventura, io l’ho fatto amici e non me ne pento, Santa Domenica Fausto.