sabato 8 gennaio 2022

Il Vangelo di Domenica 9 Gennaio 2022

 

Domenica del Battesimo del Signore.

San Gregorio di Nissa, vescovo.

Prima Lettura

Dal libro del profeta Isaia (40,1-5.9-11)

«Consolate, consolate il mio popolo [dice il vostro Dio].

Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta

la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio

per tutti i suoi peccati».

Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa

la strada per il nostro Dio.

Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno

accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata.

Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno,

perché la bocca del Signore ha parlato».

Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion!

Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme.

Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio!

Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio.

Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede.

Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna;

porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri».

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito (2,11-14;3,4-7)

Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci

insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo

con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell'attesa della beata speranza e della

manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo.

Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé

un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.

Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli

uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua

misericordia, con un'acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio

ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro,

affinché, giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi

della vita eterna.

Parola di Dio.

Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca (3,15-16.21-22) anno C.

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni,

si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose

a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte

di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali.

Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».

Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il

battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo

in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il

Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Picchia forte il sole del deserto.

L’aspro panorama lunare declina nei canneti vicini alla riva del Giordano.

Giovanni alza gli occhi; centinaia di persone attendono il loro turno.

Alcuni pregano, altri parlano sottovoce, altri ancora, in silenzio, piangono.

Attendono, ci spiega Luca.

Giovanni è stanco; consumato dal deserto e dal sole, dal vento sottile del Nord

e dalla luce abbagliante, dai digiuni e dalle privazioni, ora il suo compito

volge al termine.

Da tre secoli tacciono i profeti e la fede si è incupita, irrigidita, riempita di

regole e di intransigenze.

La gente è venuta da lontano, dalla capitale.

Ha fuggito il tempio per trovare un testimone credibile.

Come accade ancora oggi.

E mentre lo sguardo si posa sulla fila che attende di scendere nell’acqua,

Giovanni ha un tuffo al cuore. Lo vede.

Cammina con i peccatori, penitente con i penitenti.

Non ha da chiedere perdono, non ha ombra nel suo cuore ma non ne fa un privilegio.

Lui che è senza tenebra accetta di condividere la nostra tenebra per illuminarla

con la sua presenza.

Non il Giordano laverà le sue colpe, ma la sua presenza santificherà le sue acque.

No, non brucerà né punirà come predica il Battista.

Sarà solidale con i peccatori e cercherà la pecora smarrita.

Isaia, nella prima lettura, deportato in Babilonia con molti ebrei dopo la disfatta di

Gerusalemme, incoraggia un popolo smarrito e fragile parlando della venuta di Dio.

Anche la gloria di Dio, come dice altrove Geremia, lascia il Tempio ormai

distrutto e parte in catene per stare con il suo popolo.

Gesù è il Dio-con-noi, senza riserve, senza compromessi.

Lo abbiamo lasciato in braccio alla madre, adorato dai magi.

Lo ritroviamo ora adulto, determinato, solidale.

Inizia la vita pubblica di Dio.

Dopo il battesimo Gesù prega; solo nell’interiorità prendiamo consapevolezza

di ciò che accade nei sacramenti.

E nella preghiera fa esperienza del Padre.

Il cielo chiuso si apre, la colomba, animale mite, scende su di Lui.

Sono immagini, segni spirituali che indicano la realtà di ciò che è avvenuto.

Gesù scopre di essere amato, di piacere al Padre.

Solo nell’interiorità coltivata con determinazione possiamo fare esperienza

di quanto siamo amati.

Solo nella preghiera scopriamo che la presenza di Dio è fuoco che divora,

che illumina, che consuma.

Lo Spirito è fuoco, questo ci abita, non la noia, non la mediocrità, non la paura,

non il peccato.

Lo Spirito è fuoco per far divampare, all’inizio di questo nuovo anno,

la fiamma della presenza di Dio nei nostri cuori!

La maggioranza di noi ha ricevuto il battesimo da neonati; i nostri genitori

(più o meno coscientemente) hanno voluto donarci tutto il loro cuore e la

loro passione per Dio appena nati.

Purtroppo, però, l’esperienza fisica sensibile (non quella teologica) è rimasta

sepolta nel passato e non abbiamo coscienza di ciò che è accaduto nelle

nostre profondità.

Siamo diventati figli di Dio, concittadini dei santi, liberi di amare.

Figli di Dio; forse possiamo aspirare a diventare delle grandi pop-star o dei

premi Nobel, ma più che figli di Dio non potremo mai essere; e lo siamo già!

Concittadini dei santi, appartenendo al grande sogno di Dio che è la Chiesa

fatta di poveri peccatori (noi) ma anche di grandi testimoni.

Possiamo vantarci e contare sull’aiuto dei grandi santi, chiedere la fede a

Pietro o il buonumore a san Filippo o lo spirito di pace a frate Francesco.

Liberi di amare; liberati dal laccio del peccato, delle tenebre, del grande

inganno delle origini, salvati da Cristo possiamo, con l’aiuto del suo amore

e della sua grazia, imparare ad amare come Egli ha fatto.

Riprendere la nostra vita consueta, le attività, la scuola, il lavoro.

Ma con la consapevolezza di portare nel cuore il seme della presenza di Dio,

seme da far crescere.

E ricordando il nostro Battesimo, uniamoci a quello di Cristo, Santa Domenica Fausto.

venerdì 7 gennaio 2022

Il Vangelo del Sabato 8 Gennaio 2022

 

Feria propria del 8 Gennaio dopo l’Epifania.

San Massimo di Pavia.

Prima Lettura

Dio è amore.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (4,7-10)

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama

è stato generato da Dio e conosce Dio.

Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.

In questo si è manifestato l'amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo

il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di  lui.

In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato

noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.

Parola di Dio.

Vangelo

Moltiplicando i pani, Gesù si manifesta profeta.

Dal Vangelo secondo Marco (6,34-44) anno pari.

In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione

di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare

loro molte cose.

Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli dicendo: «Il luogo

è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne

e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare».

Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare».

Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare

loro da mangiare?».

Ma egli disse loro: «Quanti pani avete?

Andate a vedere».

Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci».

E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull'erba verde.

E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta.

Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione,

spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero loro; e divise

i due pesci fra tutti.

Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene

e quanto restava dei pesci.

Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Ha compassione di noi, il Maestro.

Vede che siamo come pecore senza pastore, smarrite e deluse.

Quanto è vero!

Il nostro mondo, che tanto è cresciuto nel benessere e nella cura delle malattie,

nel progresso tecnologico e nelle conquiste sociali, si è dimenticato dell’essenziale.

Siamo smarriti, come negarlo?

Crollate le ideologie, delusi dai politici, assetati di verità profonda, nemmeno

dai pulpiti sentiamo più parlare con forza della verità di Dio.

Verità che non è un insieme di norme da rispettare, di contenuti da professare,

ma una persona, il Signore Gesù, che professiamo essere Dio e uomo.

E Lui, ancora, vede il nostro smarrimento e ne prova compassione.

Compassione; capisce il nostro dolore, capisce e non ci accusa.

Ma ci sprona e ci invita a condividere, a non farci assistere mentre

aspettiamo che qualcun altro trovi la soluzione.

La fame che portiamo nel cuore va affrontata con decisione, fidandoci di Lui,

mettendo ancora in gioco quello che siamo, ciò che abbiamo.

La soluzione allo sbandamento è la condivisione in Dio, la consapevolezza che

facciamo parte di un immenso progetto cui possiamo collaborare nel nostro piccolo.

L’umanità attende pastori.

Noi ne abbiamo seguito uno, l’unico, che può colmare ogni desiderio.

Raccontiamolo, amici, a tutti quelli che incontriamo e preghiamo.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 6 gennaio 2022

Il Vangelo del Venerdì 7 Gennaio 2022

 

Feria propria del 7 Gennaio dopo l’Epifania.

San Raimondo di Penyafort, sacerdote.

Prima Lettura

Mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono da Dio.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3,22-4,6)

Carissimi, qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da Dio, perché osserviamo

i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.

Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo

Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato.

Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui.

In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti,

per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono

venuti nel mondo.

In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce

Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce

Gesù, non è da Dio.

Questo è lo spirito dell'anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo.

Voi siete da Dio, figlioli, e avete vinto costoro, perché colui che è in voi è più

grande di colui che è nel mondo.

Essi sono del mondo, perciò insegnano cose del mondo e il mondo li ascolta.

Noi siamo da Dio: chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta.

Da questo noi distinguiamo lo spirito della verità e lo spirito dell'errore.

Parola di Dio.

Vangelo

Il regno dei cieli è vicino.

Dal Vangelo secondo Matteo (4,12-17.23-25) anno pari.

In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò

nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare,

nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto

per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del

mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti!

Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che

abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».

Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno

dei cieli è vicino».

Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando

il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati

da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì.

Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da

Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Fugge, il Signore.

Hanno arrestato il Battista, Erode non sopporta più di essere sbeffeggiato

dal profeta di fuoco.

Meglio cambiare aria, tornare al Nord.

Ma, invece di nascondersi, Gesù inizia la sua predicazione.

Non sempre un evento nefasto ha conseguenze negative.

Così come la persecuzione della prima comunità a Gerusalemme avrà, come

inattesa conseguenza, l’annuncio del Vangelo ai pagani.

E il ministero pubblico di Gesù inizia dall’estremo nord, dalle terre che per

prime, caddero sotto la dominazione assira, settecento anni prima.

Terre perdute, per i puri di Gerusalemme, terre pagane e immonde, fatte di

meticci e di promiscuità.

L’annuncio del Vangelo inizia nelle piazze, non nelle Chiese.

Dalle periferie della storia, non dai convegni che radunano i fervidi discepoli.

Così, la Chiesa, se vuole restare fedele al mandato del suo Maestro, deve osare.

Gesù si sporca le mani, si mischia alla folla considerata perduta dai religiosi

della capitale.

E il suo annuncio è semplice; Dio ti si è fatto vicino, accorgitene e cambia vita.

Fossimo capaci di tornare a tanta disarmante semplicità!

A dire le parole di Dio senza elucubrazioni teologiche e ansie moralistiche!

Iniziamo la settimana, e l’anno, col desiderio, in questo anno, di tornare a

dire l’essenziale, aiutandoci con la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 5 gennaio 2022

Il Vangelo del Giovedì 6 Gennaio 2022

 

Della 1° settimana del Tempo di Natale.

Epifania del Signore.

Prima Lettura

La gloria del Signore brilla sopra di te.

Dal libro del profeta Isaia (60,1-6)

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla

sopra di te.

Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma

su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te.

Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere.

Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te.

I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio.

Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché

l'abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti.

Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno

da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Ora è stato rivelato che tutte le genti sono chiamate, in Cristo Gesù,

a condividere la stessa eredità.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (3,2-3.5-6)

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me

affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero.

Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora

è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le

genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo

stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

Parola di Dio.

Vangelo

Siamo venuti dall'oriente per adorare il re.

Dal Vangelo secondo Matteo (2,1-12) anno pari.

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero

da oriente a Gerusalemme e dicevano: "Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei?

Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo".

All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.

Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul

luogo in cui doveva nascere il Cristo.

Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del

profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città

principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio

popolo, Israele"".

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza

il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: "Andate e

informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo

sapere, perché anch'io venga ad adorarlo".

Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare,

li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.

Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.

Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono

e lo adorarono.

Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno

al loro paese.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La paura bussò alla porta della nostra vita.

Andò ad aprire la fede; non c’era nessuno.

E quanta fede occorre in questo inizio d’anno per restare ancorati all’essenziale,

per non lasciarsi travolgere dalla follia collettiva dei contagi dal virus e il nostro

governo non sa fare leggi adeguate per sconfiggerlo, anzi, si fa in quattro per

creare ancora più confusione, vediamo la mancanza delle mascherine FFP2.

Mai come in questi tempi siamo chiamati a metterci in strada, a seguire il

desiderio di pienezza che ci abita, l’arsura di felicità che ci tormenta.

Il desiderio muove il cuore degli uomini.

Oggi è la festa del desiderio che non si arrende, la festa che vede protagonisti

alcuni cercatori che passano il proprio tempo a scoprire nuove teorie e a verificarle.

Oggi è la festa dell’essenza dell’essere umano che, in fondo, spogliato di ogni

condizionamento, si riscopre, semplicemente, un cercatore.

La Parola insiste, esagera, scardina, scuote; non veniamo giudicati dai risultati,

dalla devozione, dalla coerenza, ma dal desiderio di andare oltre.

E, per noi discepoli di lungo corso, che già abbiamo trovato (siamo stati trovati?),

questa festa è un invito a superare le nostre certezze bonsai, per assumere lo

sguardo di Dio.

Natale sconcerta, illumina e interroga.

Malgrado lo scempio che ne abbiamo fatto, riducendolo a iperglicemica fiera

dei buoni sentimenti, il mistero della piccolezza infinita di Dio che si restringe

nel grembo acerbo di un’adolescente ci riempie di quieta meraviglia, ancora fa

scaturire dai cuori feriti calde lacrime di fiera consolazione.

Dio è diverso, amici.

Una vergine partorisce, un giovanotto semplice e generoso rinuncia ai suoi sogni

per accudire ad una sposa e a un figlio non suoi, Dio nasce viandante, accolto in

una grotta, solo dei personaggi ambigui, i pastori, si accorgono della sua nascita,

due anziani devoti e scoraggiati, Simeone e Anna, riconoscono nel Tempio la

luce delle nazioni e, oggi, sono gli atei i primi a riconoscere in quel bambino

l’Assoluto di Dio.

I Magi non sono né tre né re, come recita il proverbio popolare; i magoi,

probabilmente, hanno a che fare con il mondo persiano, iranico e con la

fede zoroastriana.

Anch’essi attendevano un Salvatore, anch’essi sperimentavano la divisione fra

bene e male, fra luce e tenebra, anch’essi, come molti, nell’antichità, legavano

eventi astrali ad eventi storici.

E desiderano capire cosa ha a che fare una stella con i loro vicini ebrei, conosciuti

dal tempo del re Ciro e da lui benevolmente protetti in quel di Babilonia.

Si mettono in strada per cercare il re alla corte di Erode, l’evento astrale che

hanno scoperto indica la Palestina come luogo di una felice nascita.

Ma accade l’imprevisto; i figli di Erode sono già grandi, i figli della sua prima

moglie li ha fatti sgozzare il crudele re idumeo; nessun allegro vagito s’ode tra

le mura dello spietato e abile sovrano.

I magi riprendono il cammino, attoniti.

Lo stravolgimento del Natale continua; Gesù è riconosciuto da pagani che

con tenacia cercano la verità e viene ignorato dal popolo della Promessa,

così annota l’ebreo Matteo.

Ed è il rischio che anche le nostre comunità cristiane corrono; quello di vedere

dei non credenti incontrare Dio, di essere talmente assuefatti alla fede da non

avere più il coraggio di cercare.

I Magi sono l’immagine dell’uomo che cerca, che indaga, che si muove

e segue la stella.

La scienza e la fede non si oppongono, entrambe cercando un senso alla loro

ricerca intellettuale, i Magi si trovano di fronte all’assoluto di Dio, tanto più

sconcertante quanto inatteso.

Non fanno come Erode e i sacerdoti del Tempio che, pur sapendo, restano

ai loro posti.

Per riconoscere Gesù occorre smuoversi, indagare, seguire, lasciarsi

Provocare e cercare.

Dio si lascia trovare, certo.

Ma solo da chi lo desidera, non da chi lo ignora.

La fede non è solo “sapere” (i dottori della legge conoscono la profezia di

Michea!) ma (s)muoversi.

Gerusalemme e Betlemme distano pochi chilometri; dai palazzi del potere

religioso e politico nessuno si prende la briga di andare a verificare; una

piccola distanza diventa un abisso interiore.

I Magi sono l’immagine di tutti quegli uomini che, spinti dal desiderio e dalla

sete della verità, hanno finito con “l’incontrare un segno” della presenza di Dio;

una testimonianza, un avvenimento, una parola di un cristiano e, seguendolo,

hanno scoperto il volto di Dio.

E noi possiamo diventare la stella che conduce a Dio come altri sono stati

il segno luminoso che ci ha portato alle soglie del mistero.

I Magi rimettono in discussione le proprie teorie; riprendono a cercare la

stella che li conduce nella città del pane, Bethleem.

Cercatori, ora sono loro ad essere trovati.

Si fidano e giungono di fronte ad una giovane e stupita coppia che accudisce

il proprio primogenito.

Offrono all’infante dei regali improbabili (ci sarà dietro la forzatura teologica

di Matteo?), pieni di verità e di stupore; l’oro per chi riconosce nel bambino

il re; l’incenso per chi riconosce nel bambino la presenza di Dio; e…la mirra?

Che regalo di pessimo gusto!

L’unguento usato per imbalsamare i cadaveri!

Questo bambino già vive la contraddizione della morte, del rifiuto, del dono

totale di sé.

Non suscita tenerezza questo bambino, ma sconcerto e rabbia.

Così diverso dall’idea di Dio che ci siamo fatti, come accade a Erode,

questo bambino suscita violenza, un Dio così è da eliminare.

Narra una leggenda che ci fosse un quarto re, che portava in dono la pace.

Gesù bambino, pare, rimase molto deluso per quest’assenza.

Da allora il dono della pace è quello che Dio desidera con maggiore

forza dagli uomini.

Pare che il quarto re si attardò lungo la via, fermandosi da persone bisognose,

ammalate, a portare la pace.

Forse anche a voi è successo di incontrarlo.

Forse siete voi il quarto re.

Eccoci alla fine del più breve e incompreso tempo liturgico.

Un breve percorso interiore che ci ha fatto scoprire e vedere la meraviglia

di un Dio che si consegna.

Che ci ha fatti rinascere.

Alcuni, i dolenti, ne sono certo, sono ben contenti di finire questi insopportabili

giorni di felicità a comando.

Li invito, come fanno i pastori, a tornare al proprio lavoro con gioia raccontando

tutto ciò che hanno visto.

Incontrare Dio non ha migliorato la condizione di semi-schiavitù e di

sofferenza reiterata dei pastori.

Ma il loro cuore, ora canta; hanno visto Dio vagire.

Che bello, amici, anche Dio ha pianto per avere più attenzione dai suoi

genitori, il Signore, non è diverso da noi, anche Lui cerca le nostra coccole,

Santa Festa dell’Epifania, Fausto.